Categoria: Storie

A 26 anni il lusso di scegliere tra due offerte di contratto a tempo indeterminato

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Massimiliano Vigoni, assunta con contratto a tempo indeterminato in Bip.   Ho conosciuto Bip durante un Career Day al Sole 24 ore nel maggio 2011 e subito è scattato dentro di me il desiderio di far parte della loro grande famiglia. Il motivo è semplice: sono una realtà italiana, di grandi dimensioni e soprattutto aspirazioni, proprio come me. Quel giorno, nonostante ci fossero molte aziende a cui lasciare il curriculum, io lo lasciai solo a Bip. Fa parte del mio carattere: non ho mai voluto sparare nel mucchio e cercare qualcuno che mi assumesse, ho sempre voluto essere io a scegliere mettendocela tutta a raggiungere il mio obiettivo.Ma partiamo dal principio. Ho 27 anni e sono nato e cresciuto a Domodossola. Dopo aver frequentato il liceo scientifico ho deciso di iscrivermi a economia alla  Cattolica di Milano andando ad abitare in affitto per tutto il mio percorso universitario. Pagavo 350 euro per una stanza doppia in centro a Milano: durante gli studi ho svolto lavori saltuari come il cameriere (guadagnavo 7 euro all’ora) per potermi mantenere e togliermi qualche sfizio, ma anche per imparare a gestire le relazioni interpersonali. Fino a qualche anno fa ritornavo al mio paese il fine settimana perché giocavo in una squadra di pallavolo di serie D. Ora non torno spesso visto che il posto di lavoro «fisso» mi ha dato la possibilità di andare a vivere con la mia ragazza in zona Rogoredo: abbiamo affittato un appartamento, che ci costa 700 euro al mese. Durante l‘università non ho fatto esperienze di studio all’estero; però tutte le estati durante le superiori soggiornavo per due mesi in una famiglia in Galles insieme a ragazzi di diverse nazionalità. Quest’esperienza mi ha permesso di imparare una lingua divertendomi. La scelta di studiare Economia dei mercati e strategie internazionali era stata dettata da un profondo interesse per il mondo della managerialità e della consulenza in generale. Per un certo periodo ho anche collaborato con il mio professore di tesi e la sua piccola società di consulenza nello spin-off di una funzione della sua società afferente al campo delle energie rinnovabili. La mia tesi sperimentale sulle energie alternative con applicazione pratica su una grossa azienda siderurgica delle mie parti, la Duferdofin, mi ha permesso di laurerarmi con 108/110.L’anno precedente con un progetto chiamato «The university best practice designed challenge ll» condotto dall‘università Cattolica con la collaborazione di Accenture, Ubi Banca e Tns, io e il mio team di tre persone avevamo sviluppato un modello di analisi per il supporto delle piccole e medie imprese nell'identificazione delle conseguenze sociali delle attività aziendali sulla competitività delle imprese, con il focus sul tema energetico vincendo il primo premio. Il primo posto nel concorso, oltre ad una vincita di 2500 euro complessive, ci ha permesso di veder pubblicato il nostro articolo su numerose riviste tra cui Il Sole 24 Ore, Finanza e Mercati e Bloomberg. Questo progetto mi ha permesso di acquisire molte nozioni nel campo dell’energia rinnovabile e, una volta laureato, ho deciso di collaborare con il mio professore per continuare su questa strada. Il mio compito era sia di tipologia commerciale che tecnico. Non avevo un contratto e non ero retribuito. Il nostro accordo era che dopo un periodo di mia formazione personale avrei potuto proseguire per la mia strada oppure entrare nella sua società.Nel giugno 2011, interessato a un’esperienza in una realtà più grande, ho però deciso di cercare una via alternativa. Ed è a questo punto che mi sono candidato in Bip. Qualche giorno dopo l’incontro al career day mi hanno chiamato per il colloquio di gruppo e successivamente per quello individuale. Lo stesso giorno sono stato contattato da un’azienda farmaceutica che aveva reperito il mio cv sul sito dell’università per un colloquio e per curiosità ci sono andato e mi hanno subito preso. Non ho nemmeno chiesto a che condizioni: la mia volontà era di entrare in Bip!Ho subito telefonato in azienda chiedendo se era possibile anticipare il colloquio finale con il manager alla giornata stessa, perché la società farmaceutica premeva per una risposta in giornata.Hanno accettato, il colloquio è stato fantastico, addirittura divertente, con mille ragionamenti logici e simulazioni di business plan.Una volta uscito dalla sede in piazza San Babila ho fatto in tempo a fare cento metri a piedi e mi è arrivata la telefonata che attendevo (anche se non così presto): ero stato scelto! La cosa divertente è stata il mio Sì repentino alla segretaria che mi diceva di prendermi fino al giorno dopo per riflettere. Non mi interessava il pagamento iniziale, io avevo raggiunto il mio obiettivo.Il mio rimborso spese era di 700 euro. Dico era perché dal novembre 2011, dopo soli cinque mesi di stage, sono passato al contratto a tempo indeterminato. A fine ottobre sono stato avvicinato da una società di consulenza finanziaria e per non chiudere la porta alle cieca ho deciso di presentarmi al colloquio, dato che era in orario serale. Dopo un paio di incontri, nonostante cercassero una persona senior, mi hanno presentato un’offerta difficile da rifiutare, sia in termini economici (un mio ufficio, un cellulare aziendale e 28mila euro lordi l'anno) che di contratto (a tempo indeterminato).Ammetto di essere stato un po’ confuso quella sera ma sempre forte delle mie convinzioni di voler continuare il mio percorso in Bip. Il giorno dopo dunque ho chiamato il senior manager, spiegando la mia situazione e sottolineando il mio desiderio di rimanere comunque lì.Detto, fatto: hanno subito dimostrato stima nei miei confronti e in neanche una settimana il mio contratto di stagista è diventato a tempo indeterminato, con retribuzione di 25mila euro lordi all’anno.Mi capita spesso di raccontare la mia storia alle persone che conosco che stanno per portare a termine il mio stesso percorso universitario e rimangono incredule soprattutto quando dico che mi hanno dato l’indeterminato senza il periodo di prova. Non ritengono possibile che esistano società che al giorno d’oggi investano ancora tanto sulle persone senza sfruttarle.Il mio sogno è vivere alla giornata e continuare a raggiungere i miei obiettivi che oggi sono allineati con quelli di Bip e visto la filosofia comune penso proprio che i nostri destini seguano la stessa strada. Voglio crescere con loro professionalmente. Ok, la crisi c’è, ma se si hanno una buona preparazione e una volontà ferrea il lavoro si trova. Bip è un esempio in questo. Sa fare delle persone il suo tesoro, perché è consapevole che sono le persone a dare valore alla società!Testo raccolto da Giulia Cimpanelli Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Una giurista nell'ufficio risorse umane: il percorso di Mariangela in Parmalat

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Mariangela Leone, assunta a tempo determinato nell'amministrazione del personale di Parmalat, a Collecchio.Mi chiamo Mariangela e ho 26 anni. Sono originaria di un paesino della Basilicata, nell'Irpinia, ma vivo in Emilia dal 2004 quando, dopo il diploma in ragioneria, mi sono iscritta a Scienze giuridiche a Parma. Il mio è stato un percorso di studi piuttosto lineare, almeno fino all'ultimo anno della triennale. A settembre 2007 infatti ho iniziato a lavorare in un ufficio di marketing in outsourcing - un impiego a cui sono arrivata tramite un semplice annuncio online e due colloqui - dove mi occupavo di individuare un target di aziende, contattarle e porre domande sull'andamento dell'attività, per poi redigere una relazione finale. Per un impegno part time percepivo 550 euro mensili, con un contratto a progetto. Dopo cinque mesi però ho lasciato, più che altro perché volevo concludere la triennale rispettando i requisiti dell'azienda per il diritto il studio per continuare a beneficiare della borsa di studio, 5mila euro netti, che insieme all'esonero della tasse mi facevano comodo.Dopo la laurea triennale, conseguita a inizio 2008, mi sono subito iscritta alla specialistica in Giurisprudenza, sempre a Parma. Ero ormai una laureanda quando, a marzo 2011, ho ricevuto una chiamata importante, da Parmalat, che mi invitava a fare un colloquio conoscitivo con possibilità di iniziare uno stage trimestrale nell'amministrazione del personale. Un'opportunità nata grazie ad un annuncio dell'ufficio tirocini dell'ateneo, a cui mi ero candidata qualche tempo prima. E l'opportunità è diventata subito concreta: dopo due colloqui e poche settimane dalla candidatura sono entrata in ufficio, con un rimborso di  700 euro mensili più mensa aziendale. Ero molto contenta: la passione per il mondo delle risorse umane c'è sempre stata, rafforzandosi con lo studio di alcuni esami come Diritto del Lavoro; ho anche frequentato dei corsi sui contratti ex lege e diversi seminari organizzati dall'Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Parma.Dopo i primi tre mesi di stage, ci siamo accordati per una proroga di altri sei mesi, che ho concluso giusto a ridosso della mia laurea specialistica, nel luglio 2011. Per la mia tesi ho scelto un tema a me vicino: il ruolo della Protezione civile durante il terremoto che colpì l'Irpinia nel 1980. È stata un po' la prosecuzione dell'elaborato di primo livello, per il quale ho svolto una dettagliata disamina dei cosiddetti «provvedimenti contingibili ed urgenti» presi all'epoca dagli enti locali. L'obiettivo in sostanza è stato quello di rendere un po' più chiare tematiche che di chiaro, purtroppo, legislativamente hanno ben poco, in quanto lasciano ampi poteri discrezionali a soggetti coinvolti. Chi l'avrebbe mai detto che il terremoto mi avrebbe seguita anche in Emilia! Qui le scosse del maggio scorso per fortuna si sono fatte sentire in maniera decisa solo un paio di volte e, a parte la paura, che non va ancora via, non si percepisce troppo allarmismo. La sede Parmalat di Collecchio per altro non ha subito alcun danno; solo in due circostanze abbiamo evacuato gli uffici per precauzione.Nel frattempo infatti gli uffici di Collecchio sono diventati il mio luogo di lavoro. Al rientro dai giorni di permesso per la laurea sono stata convocata per un colloquio con il responsabile della gestione del personale, che mi annunciava la volontà di assumermi a supporto dell'HR manager e del responsabile delle Relazioni sindacali e contenzioso.  Avrei svolto compiti di redazione e mantenimento di report per valutazioni e decisioni strategiche nella gestione delle risorse umane. Ed eccomi assunta a tempo determinato, fino a fine luglio, presso una delle aziende che ha fatto la storia italiana e che, oltre ad essersi risollevata da una grave condizione finanziaria, oggi assicura anche ai giovani, come la sottoscritta, la possibilità di iniziare a lavorare e crescere professionalmente. La mia Ral ammonta - come da contratto nazionale alimentaristi - a poco più di 23mila euro all'anno. È un impiego a tempo - è anzi in scadenza - e questo non mi permette di fare progetti a lungo termine, ma per il momento sono soddisfatta di quello che ho imparato e in generale della mia vita. In Basilicata i miei amici, come tutti, per lo più sono alla ricerca di un lavoro che dia le sicurezze sperate, ma è molto difficile. Io mi sono trasferita a Parma e alla fine sono rimasta qui. Mi ritengo fortunata ad aver fatto esperienza in Parmalat. Del resto è in Italia che mi piacerebbe acquisire le giuste competenze, motivo per cui non ho mai pensato di mandare il mio curriculum all'estero. Ci vado solo in vacanza!Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

«In Nestlé il dovere è piacere», anche perchè ben contrattualizzato e ben pagato

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Maria Chiara Poggio, assunta con contratto di apprendistato in Nestlè.     Ho venticinque anni e sono felice. Perché fino ad oggi la vita mi ha regalato tantissime esperienze positive. La prima? Certamente trascorrere il periodo universitario come studentessa fuorisede a Pavia, alla facoltà di economia. La scelta della città è stata guidata dai miei genitori e da mio fratello che ha quattro anni più di me e studiava lì: mi hanno convinta con i loro racconti di «città-universitaria-a-misura-di-studente» e così ad inizio ottobre del 2005 è cominciata la mia avventura. Durante l’università non ho lavorato, i miei mi mantenevano e vivevo in un appartamento con mio fratello. Ma dall’estate della maturità in poi l’obiettivo era lo stesso: finire gli esami al meglio a giugno per poter partire tre mesi d’estate a lavorare come animatrice nei villaggi turistici Club Med. Si sa, la paga non è alta in quel settore, ma mi ha permesso di potermi togliere qualche sfizio: era un contratto di tre mesi cocopro con una retribuzione netta di 800 euro più vitto e alloggio. L'esperienza in villaggio è stata per me una palestra: ho imparato il significato delle gerarchie e di ritmo di lavoro intensi. I villaggi Club Med, così come altri, sono molto ben strutturati. Non esistono tempi morti, ci si sente parte di un team che, anziché creare un prodotto, spingerne le rotazioni o cercare di far crescere la market share, deve far divertire i clienti trasformando la loro vacanza in un sogno. Certo i ritmi sono abbastanza serrati perché tutto deve funzionare alla perfezione... non importa a che ora si concluderà la preparazione dello spettacolo della sera successiva o altro, tutto deve essere perfetto! È stata un’esperienza che mi ha aiutata a maturare, che mi ha fatto crescere, mi ha fatto conoscere un ambiente internazionale e che mi è piaciuta così tanto da ripeterla per tre estati.La seconda grande fortuna è che attualmente, a soli 25 anni, lavoro in Nestlé come assistant project manager Baci Perugina. Prima di ricoprire questa posizione ho fatto uno stage sempre in Nestlé nella come assistant market research per il marchio Buitoni, con un rimborso spese di 700 euro al mese più palestra e ristorante aziendale completamente gratuiti. Quindi durante l’università non ho fatto stage: ho utilizzato il lavoro estivo come “palestra pratica” e gli altri nove mesi tutti per lo studio: così sono riuscita a finire presto la specialistica, nel luglio 2010. Avevo 23 anni. A quel punto ho cominciato a mandare il mio cv a banche, aziende e società di consulenza. Non conoscendo il mondo del lavoro non volevo essere io a pormi dei limiti nella scelta; ho preferito che fossero i vari step dei colloqui fatti a definire quale potesse essere il mio primo stage. Avevo inviato il cv a Nestlè dopo aver trovato sul sito un elenco di posizioni aperte. Dopo pochi giorni sono stata contattata per il primo colloquio di gruppo cui è seguito il colloquio con la persona della società interinale con cui collabora l'azienda. A questo primo step è seguito il colloquio con quella che sarebbe poi diventata la mia responsabile ed ancora il colloquio con l'HR di riferimento di divisione. Il meccanismo che deve essere seguito prima di potere iniziare uno stage in Nestlé è sicuramente indice della serietà dell'azienda stessa. Sono stata fortunata: lo stage è stata un'esperienza unica dal punto di vista formativo, lavorativo ed umano. La mia tutor è stata per me un vero esempio; il team delle persone con cui lavoravo in poche settimane è diventato un gruppo di lavoro in cui mi sentivo perfettamente integrata. Ho avuto la possibilità di conoscere l'azienda, di cominciare a comprenderne il funzionamento, e a sviluppare competenze a 360 gradi. Il rimborso spese percepito durante i sei mesi di stage è sicuramente stato un riconoscimento importante, un vanto, vista la condizione economica attuale.Alla fine dello stage, dopo un mese, ho iniziato un nuovo iter di selezione, e due mesi dal termine del tirocinio ho avuto la fortuna di poter firmare un contratto di apprendistato della durata di due anni. Attualmente lavoro nel marketing della divisione dolciaria dell’azienda. Sono responsabile digital di Baci Perugina e del canale Bar e tabacchi e percepisco 24mila lordi per 14 mensilità.Da ormai un anno ricopro questa posizione, in un team affiatato in cui la collaborazione è la base del rapporto lavorativo. Spero di potere, anche in futuro, continuare a vivere esperienze come quelle attuali che mi diano soddisfazioni continue e che mi facciano sentire entusiasta di quello che faccio, di quello che è il mio dovere, un dovere che si presenta, ogni giorno, come un piacere.Ora il mio obiettivo primario è quello di terminare il contratto di apprendistato nella speranza di un passaggio al’indeterminato; rimanere in Nestlé fino a quando l’azienda mi permetterà di crescere a livello di competenze professionali. Lavorare in una multinazionale è sicuramente una fortuna dal punto di vista dell’apprendimento.Testo raccolto da Giulia Cimpanelli Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

A 26 anni manager di un team di otto persone: in Procter&Gamble

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Lorenzo Bologna, assunta a tempo indeterminato in Procter&Gamble.Ad un passo dal compimento del mio 26esimo anno posso guardarmi alle spalle e ritenermi felice e soddisfatto dei risultati raggiunti: nonostante la mia giovane età sono manager di primo livello in Procter&Gamble e dirigo un team di otto persone. Mi sembra di aver vissuto questi 12 mesi tanto intensamente da essere maturato il doppio: come sono arrivato fino qui? La strada percorsa è stata breve ma impegnativa e ci è voluta una buona dose di determinazione, ma anche un pizzico di fortuna!Mi chiamo Lorenzo Bologna, sono nato a L’Aquila ma all’età di 19 anni mi sono trasferito a Milano per frequentare l’università, ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Ho scelto il corso di laurea in virtù del mio intuito tecnico-matematico e l’interesse per le dinamiche economiche che ben si sposavano con la preparazione sinergica tecnico-economica offerta dal Politecnico.Cinque anni sono passati in fretta, scanditi dalla laurea triennale: per questo motivo ho deciso di passare un semestre in Erasmus in Spagna, a Bilbao, per imparare lo spagnolo e svolgere una parte della mia tesi della specialistica. Durante l’università ho deciso di concentrarmi sugli studi e sull’ampliamento del mio curriculum grazie al sostegno economico dei miei genitori che ha fatto sì che non fosse necessario svolgere lavoretti serali. Il mio primo stage, trovato grazie ad una candidatura spontanea all’azienda, l’ho fatto a 21 anni, nel 2007, presso la società “Smc Italia” a Milano, rappresentante italiana della giapponese Smc Corporation, produttrice leader di cilindri e componentistica per la pneumatica. Si è trattato di uno stage estivo, della durata di due mesi. Sono stato affiancato agli ingegneri che si occupavano della gestione della produzione e dell’assemblaggio dei componenti. Il rapporto con i tutor è stato eccellente, era la mia prima esperienza lavorativa vera, in un ambiente profondamente internazionale. Percepivo un rimborso spese di oltre 600 euro lordi.L’estate successiva sono stato ricontattato dalla stessa azienda per prendere parte ad una task force che avesse l’obiettivo di ristrutturare alcune aree del magazzino; tuttavia ho dovuto rifiutare perché era in arrivo la tesi triennale che non mi avrebbe lasciato spazio per dedicarmi ad altro. Il mio percorso di studi specialistico si è concluso nel dicembre 2010: il giorno successivo alla mia laurea avevo in tasca già tre offerte di stage ed il cellulare squillava spesso per richieste di colloqui da parte delle aziende che ottenevano il mio cv tramite l’ufficio placement del Politecnico.L’impegno profuso dal Politecnico nell’integrare le aziende col mondo accademico si è rivelato decisivo per la mia crescita professionale: durante un evento organizzato dal Career Service ho assistito ad una presentazione della P&G ed in quella sede ho deciso di presentare la mia candidatura. Da subito ho avuto la percezione di un’azienda positiva, con persone molto diverse, attente al merito, attente a valorizzare i propri dipendenti e a prendersene cura, circondate da un ambiente stimolante, innovativo, molto aperto ai giovani talenti. Nel contempo il telefono squillava ed una Banca di affari mi aveva proposto un’offerta di stage in un ambito di lavoro inerente ai miei interessi ed alla mia tesi, che ho accettato.Dopo due settimane, ho ricevuto l’offerta di stage da P&G. Dopo una serie di tormentate riflessioni anche sulle possibili prospettive future, ho rifiutato la banca ed ho scelto Procter&Gamble. Presso l’ufficio centrale di Roma ho fatto sei mesi di stage; ero nel reparto Market Planning, deputato alla previsione della domanda dei prodotti e quindi alla pianificazione delle produzioni degli stessi. Ho avuto un rapporto con i miei tutor straordinario, sono stato seguito e spronato al tempo stesso. Il secondo giorno di stage ero già in conference call con i colleghi europei che ricoprivano il mio stesso ruolo nelle altre nazioni  operativo al 100% con una responsabilità ampia ed atipica per uno stagista. Il compenso era di 775 euro lordi al mese più alloggio ed utilizzo gratuito della mensa.Al termine dello stage ho ricevuto un’offerta di assunzione da P&G ed un’ulteriore proposta da Banca Intesa: senza nemmeno chiedere alla Banca il trattamento contrattuale ed economico  per la seconda volta ho scelto P&G.Ho avuto un contratto a tempo indeterminato nel ruolo di Customer operations leader nella divisione Salon Professional, a Castiglione delle Stiviere (in provincia di Mantova); mi sono trasferito a Desenzano del Garda dove vivo da solo e sto benissimo. Lavorativamente, poi, sono davvero soddisfatto: oltre a un guadagno lordo di 31mila euro all’anno, sono junior manager e gestisco un team di otto fantastiche persone, tutte più grandi di me ma con cui ho creato un rapporto collaborativo al massimo. Una sfida vera: per me perché avere un ruolo delicato con persone che ti riportano fin dal primo incarico non è un gioco da ragazzi; per l’azienda che ha deciso di investire sul mio talento nonostante fossi un ‘esordiente’. Il mio obiettivo futuro è certamente quello di proseguire la carriera da manager e mi piacerebbe molto intraprendere un’esperienza all’estero, magari in Gran Bretagna per il prossimo incarico. P&G, infatti, utilizza il concetto della job rotation nella gestione delle risorse ed ogni due o tre anni è normale cambiare incarico. Un’altra prospettiva potrebbe essere nel campo delle energie rinnovabili: l'azienda ha intrapreso azioni in questo senso a livello globale, sarebbe bellissimo contribuire a rendere sempre più green una delle multinazionali più grandi al mondo. Sono perfettamente consapevole della difficoltà che spesso molti miei coetanei incontrano a trovare un lavoro soddisfacente, tuttavia mi sento di consigliare a tutti di non darsi mai per vinti e cercare di investire le proprie energie nel fare cose che sposino le abilità e le conoscenze con le proprie passioni. La passione è una carta vincente e motivante, rende le cose piacevoli e toglie il 50% della fatica. Memento audere semper!Testo raccolto da Giulia Cimpanelli Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Borse di studio per giovani di valore: in Africa con il premio Lorenzin per un'agricoltura sostenibile

È necessario investire sulla meritocrazia, a partire dal (sempre più lungo) periodo della formazione. La Repubblica degli Stagisti ne è convinta e periodicamente raccoglie tutti i più interessanti bandi per borse di studio e  premi di laurea che riconoscono l'eccellenza sui banchi universitari - e non solo. Di seguito la testimonianza di Carlo Tacconelli, oggi 27 anni, vincitore del premio "Giovanni Lorenzin", promosso dall'omonima associazione in provincia di Venezia - che oggi chiude il bando per il 2012. Sono nato nel 1985 e ho vissuto a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, fino a diciotto anni; poi nel 2004, dopo la maturità scientifica, mi sono trasferito a Roma per studiare Ingegneria per l'ambiente e il territorio alla Sapienza. In quegli anni, tramite il Cirps - Centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile d'ateneo, ho partecipato a due missioni volontarie di ricerca e cooperazione internazionale: per la tesi triennale nel 2007 sono stato un mese nel deserto del Sahara, tra Algeria e Mauritania, per un progetto di irrigazione solare. Per la tesi specialistica invece ho partecipato ad una iniziativa di autocostruzione di pannelli solari termici in Venezuela, nel dicembre del 2008. E con la Protezione civile sono partito per le missioni di emergenza post terremoto all'Aquila e ad Haiti - questa volta con rimborso spese. In particolare, nel 2007 mi ero occupato della gestione di orti solari familiari irrigati goccia a goccia da pompa fotovoltaica nel campo rifugiati Saharawi di Dakhla, in Algeria. I campi esistono da più di trent'anni e dal punto di vista alimentare la popolazione è fortemente dipendente dagli aiuti umanitari.  La distribuzione dei generi però incontra non pochi problemi, legati soprattutto alle condizioni climatiche e al trasporto, poiché i campi sono nel cuore del deserto. Da qui è nata l'idea di rendere possibili piccole coltivazioni locali che possano sopperire ai bisogni alimentari con prodotti freschi. Lo scopo del progetto era quindi quello di favorire un'agricoltura sostenibile basata sullo sfruttamento dell'energia solare, prevedendo sia la costruzione degli orti sia la diffusione delle competenze per poterli gestire da personale locale. Pensando che fosse importante dare visibilità e seguito al progetto, ho partecipato al premio "Giovanni Lorenzin" [che ogni anno premia tre giovani esperti in gestione delle risorse idriche con una somma di 2mila euro ciascuno, come contributo spese alla partecipazione di un progetto in un Paese dell'Africa, ndr] con la mia tesi triennale. Avevo trovato casualmente il bando in rete, googlando le parole «cooperazione internazionale» se non ricordo male... E ho vinto! Ho ritirato il premio il 20 novembre 2010... Anche grazie al premio Lorenzin oggi nel campo di Dakhla sono stati installati diversi orti comunitari in tutto il villaggio. La somma mi ha rimborsato retroattivamente della missione nei Saharawi, ma ha anche contribuito a diffondere la stessa tecnologia in Venezuela: sono infatti riuscito a pagarmi parte delle spese della mia seconda missione universitaria con il Cirps, nelle Ande venezuelane. Ho finito gli studi della specialistica nel gennaio 2010, ma a quel punto lavoravo già da diverso tempo in uno studio di Roma del settore energie rinnovabili. I primi sei mesi avevo un part-time da 500 euro al mese; dal 2009 un contratto di apprendistato a circa 800 euro; e infine dal 2010 ho lavorato con il solito escamotage di "libero professionista consulente" a partita iva, con un netto di circa mille euro al mese. Le prospettive in azienda non erano molto allettanti, i soci si stavano avviando verso l'età pensionabile, non c'era molto spirito di iniziativa né tanto meno possibilità per me di crescere all'interno dell'azienda: dopo qualche mese dalla laurea ho iniziato a guardarmi intorno. Con i soliti motori di ricerca online sono riuscito a guadagnare un colloquio con una multinazionale spagnola del settore fotovoltaico, con base a Roma. Superata la selezione, ad ottobre sono stato assunto con contratto a tempo indeterminato e uno stipendio lordo annuo di 26mila euro, ma dopo 8-9 mesi sentivo che le cose per la società non andavano bene, il mercato si stava sgonfiando e iniziavano i primi licenziamenti. Mi sono messo nuovamente alla ricerca e ho trovato un altro impiego, questa volta in Sorgenia Solar, con contratto di somministrazione di un anno come project manager nella costruzione di impianti fotovoltaici su tutto il territorio italiano e uno stipendio lordo annuale di 32mila euro.Ma evidentemente il destino aveva altri piani per me. Sì, perché nell'ottobre 2011, mentre ero in Sorgenia da appena un mese, è arrivata una prestigiosa chiamata dall'Onu: ero stato selezionato per un programma di volontariato internazionale di un anno, in Honduras, su temi di conservazione ambientale, strategie di adattamento al cambio climatico ed energie rinnovabili. Tra l'altro non era il mio primo contatto con le Nazioni Unite: da agosto a novembre 2009 avevo già svolto uno stage nell'ufficio Protezione ambientale di Nairobi, in Kenya, a mie spese. L'UNV - United Nation Volunteers, è invece spesato dal governo. Non mi sono lasciato sfuggire l'occasione ed è così che dallo scorso febbraio mi ritrovo felicemente in Centro America con l'opportunità di mettere le mie conoscenze a disposizione di questo Paese in via di sviluppo. Ricevo un rimborso mensile di 1500 dollari e l'ufficio locale dell'Honduras mi copre gran parte delle spese locali - notevolmente inferiori rispetto ai 500 euro di affitto che pagavo a Roma.Durante gli svariati colloqui lavorativi sostenuti in Italia non ho percepito molto interesse per il mio curriculum: non è assolutamente facile fare breccia presso i direttori delle risorse umane. Molti dei miei ex colleghi di facoltà pur di entrare nel mondo del lavoro si trovano costretti ad accettare stage gratuiti, contratti a progetto senza sicurezze, collaborazioni da "liberi professionisti" a partita Iva, part-time con apprendistato, ecc... Laddove il mercato richiede contraddittoriamente figure di neolaureati a pieni voti, che siano giovani ma con esperienza, non ho visto il minimo interesse da parte delle imprese nello sviluppare e accrescere il potenziale degli ottimi laureati che escono dalle università, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei. Ed è cosi che il termine risorse umane si svuota del suo significato. Io personalmente sono a favore della flessibilità lavorativa attraverso contratti a tempo, purché ci sia mobilità nel mondo del lavoro e crescita professionale. Ma oggi piú che mai le prospettive lavorative nel Bel Paese mi sembrano proprio buie. Testimonianza raccolta da Annalisa Di PaloPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Legalità, cooperazione, pari opportunità: 50mila euro per le migliori tesi di laurea- Tirocini UNV e programma Fellowship, due opportunità formative ben pagate nel mondo della cooperazione internazionale- La lista dei tirchi: la "black list" degli organismi internazionali che non pagano gli stagistiE anche: - False partite Iva, con la riforma 350mila sono a rischio assunzione... o estinzione- Se potessi avere mille euro al mese, il libro che racconta l'Italia sottopagata

«La mia crescita professionale in Philips, cominciata con uno stage»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Federica Pistochini, assunta con contratto di inserimento in Philips. Philips mi ha “svezzata” e cresciuta in ambito professionale, e di questo mi ritengo fortunata. Il mio percorso in questa azienda è iniziata con uno stage subito dopo la laurea specialistica: la mia prima vera esperienza nel mondo del lavoro. Durante gli studi avevo avuto qualche esperienza ma si trattava di lavoretti indipendenti dalla facoltà che frequentavo e dalle mie aspirazioni personali: per anni ho fatto la cameriera in un ristorante e la hostess nelle fiere, così riuscivo a racimolare qualche soldo per pagarmi le uscite e gli sfizi. Altre spese non ne avevo, visto che ancora abitavo a Milano a casa dei miei genitori.Ho 28 anni e nel 2009 mi sono laureata in scienze dell’economia, marketing e analisi di mercato alla Bicocca di Milano. Subito mi sono candidata per alcune posizioni di stage reperite sul portale d’ateneo e mi hanno chiamata per un colloquio in Philips. Il mio tirocinio nell’area vendite è iniziato subito dopo, lo stage prevedeva un rimborso di 700 euro e l’uso gratuito della mensa.Dopo un anno l’azienda mi ha assunta per sei mesi con contratto a progetto e il mio compenso mensile è passato a 1.100 euro netti. Una fantastica opportunità visto che dalle vendite sono passata al marketing, avendo quindi la possibilità di imparare un nuovo lavoro e vivere una nuova realtà.Dopo sei mesi Philips mi ha proposto un contratto di inserimento di un anno e mezzo che ho accettato con grande entusiasmo. Il mio stipendio è salito a 1.600 euro e, considerando che divido le spese dell’alloggio milanese con un’altra persona, non ho alcun problema a mantenermi.Ora sono product manager per prodotti dell’area cucina e mi occupo di tutto quel che gira intorno ad essi, dal lancio alle analisi di mercato. Il mio contratto scadrà a dicembre e spero tanto che mi riconfermino: Philips è un’azienda che permette di crescere e imparare molto e offre grandi opportunità ai giovani.Durante il periodo accademico ero stata alcuni mesi a Granada con il progetto Erasmus: mi è piaciuto così tanto vivere all’estero che spero di poter ripetere l’esperienza al più presto. Ho già fatto richiesta in Philips ma al giorno d’oggi non è facile essere mandato in trasferta da un’azienda. Non voglio comunque abbandonare l’idea di un’esperienza di lavoro oltreconfine: la conoscenza delle lingue straniere è fondamentale e gli altri Paesi offrono ai giovani più possibilità rispetto all’Italia.Per queste ragioni consiglierei a tutti in neolaureati in cerca di occupazione di cercare lavoro all’estero: l’Italia è statica e andare lontano da casa, oltre a formare professionalmente, aiuta a crescere e a diventare persone migliori!Testo raccolto da Giulia Cimpanelli Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Quando un contratto ti riporta a casa: viaggio al contrario targato «Ok Stage»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Alberto Parisi, 25 anni, assunto a tempo determinato come business analyst in Chiesi Farmaceutici, a Parma.   Ho 25 anni e sono di Parma. Ho frequentato il liceo scientifico e poi nel 2005 mi sono iscritto ad Economia e management all'università della mia città.  All'inizio la scelta è stata motivata principalmente dalle migliori prospettive lavorative che offriva il corso, ma con il passare del tempo mi sono accorto gli studi economici facevano davvero per me. Quindi dopo la laurea triennale, a ottobre 2008,  ho deciso di trasferirmi a Milano per studiare Management in un'università prestigiosa come la Bocconi. Non conoscendo molto bene Milano mi sono appoggiato all'ateneo, che mi ha trovato un alloggio presso uno dei suoi residence con altri tre ragazzi. Il costo era intorno ai 600 euro mensili, pulizie e cambio biancheria compresi. Il supporto dei miei genitori ovviamente è stato fondamentale.  Sono stati due anni molto intensi e qualitativamente in linea con i migliori standard internazionali. Gli esami del secondo anno ad esempio li ho sostenuti in inglese - l'ultimo anno può essere personalizzato - e ho anche avuto anche la grande opportunità di partecipare per diversi anni a un programma di scambi giovanili in Nuova Zelanda, Usa e Sud Africa, organizzati dal club dei Lions. La cosa bellissima è che, essendo ospitati da delle famiglie locali per circa un mese, ho vissuto la cultura del Paese dall'interno, cosa impossibile da fare in una semplice vacanza. Si è trattato quindi di vivere insieme a queste persone la loro tipica giornata. Come costi ho sostenuto solo quello del viaggio aereo, per il resto era la famiglia ospitante che si faceva spesso carico delle tue spese. A nostra volta poi abbiamo ospitato due ragazzi americani, uno messicano e uno svedese a Parma. Sono state esperienze fantastiche che mi hanno aiutato tantissimo a crescere caratterialmente e mi hanno dato la possibilità di imparare l'inglese.Il piano di studi prevedeva anche un tirocinio di almeno tre mesi in azienda, che io ho fatto in Colussi, a Milano. La scelta è stata influenzata dalle mie origini: Parma ancora oggi è un importante polo alimentare, in grado di offrire diverse opportunità lavorative, e nel mio immaginario il settore alimentare è sempre stato il più interessante. Lo stage era semestrale, con un rimborso di 500 euro mensili. Ho lavorato nell'ufficio Marketing come product manager junior per il brand Agnesi; il lavoro più entusiasmante è stato sicuramente l'elaborazione di un business plan, ma ho anche svolto attività di gestione delle leve di marketing mix. Dopo quattro dei sei mesi previsti però ho interrotto lo stage, in accordo con l'azienda. È stata una decisione sofferta, perché avevo trovato un'azienda in cui lavoro significava soddisfazione e passione. Il mio obiettivo numero uno era chiudere in tempo e al meglio con l'università. Del resto il team HR mi aveva prospettato la possibilità di inserimento a studi completati. Infatti subito dopo la laurea sono tornato, sempre come stagista, ma questa volta sotto il brand Misura.Questa nuova esperienza comunque è stata piuttosto breve, perché nel frattempo era arrivata un'offerta per me irrinunciabile da Chiesi Farmaceutici, a cui avevo inoltrato il curriculum qualche settimana prima [a fianco, l'azienda riceve il premio Top Employer, conferito quest'anno per la quarta volta consecutiva]. Lavorando per Chiesi avrei ricoperto un ruolo migliore, con buone prospettive di crescita e la possibilità di avere un vero contratto di lavoro. E sarei tornato nella mia città natale. Quindi ho sostenuto i due colloqui di selezione, il primo con il personale risorse umane e il secondo con il responsabile di funzione. Ed è andata bene. Ad aprile 2011 sono tornato a Parma dalla mia famiglia e ho iniziato uno stage trimestrale come business analyst nel dipartimento Pianificazione strategica, con un rimborso di 600 euro più buoni pasto. Mi sono occupato di analisi del mercato farmaceutico, ho collaborato alla realizzazione del piano strategico delle filiali estere e contribuito alla gestione dei progetti nella  filiera produttiva. Chiesi - come pure Colussi - accoglie stagisti per formare potenziali future risorse, non come tappabuchi o per sbrigare mansioni di basso profilo come spesso avviene altrove. E infatti dopo soli tre mesi di stage mi è stato offerto un contratto di un anno, che scadrà a giugno 2012, con uno stipendio lordo annuo di circa 26mila euro, che varia leggermente in base a straordinari e trasferte. Sono molto soddisfatto di questo lavoro. Il settore farmaceutico ha grande complessità e dinamismo, è molto affascinante. Il mio obiettivo di carriera è diventare un manager di buon livello, e so che  saranno necessari tanti sacrifici, abilità, tempo e anche un pizzico di fortuna. Essere ambiziosi è una caratteristica fondamentale per affrontare con maggiore determinazione le difficoltà, per guardare al futuro in un'ottica più ottimistica e trovare continuamente nuovi stimoli, evadendo il rischio del tram tram lavorativo.  In futuro mi piacerebbe anche fare un po' di esperienza all'estero - Chiesi è presente in più di 20 Paesi. Alcuni miei amici che stanno lavorando in Europa  mi raccontano che la  situazione è molto diversa da quella italiana: stipendi più elevati, contratti a tempo indeterminato, maggiori benefit. Non c’è da meravigliarsi dell'esodo. La mia intenzione però è quella di tornare Normal 0 14 false false false IT ZH-TW HE MicrosoftInternetExplorer4 : è nel mio Paese che voglio mettere le mie radici.Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Quando l'amore per i numeri è una tradizione tramandata di padre in figlia

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Elisa Barbaresco, assunta a tempo indeterminato in Ceva Logistic.  Tale padre tale figlia: ho seguito le orme paterne perchè come mio padre amo la matematica ed è stato proprio lui ad infondermi il «mito» del politecnico di Milano, dove si è laureato in ingegneria. Per questa ragione dopo il liceo scientifico non ho avuto dubbi e mi sono subito iscritta alla facontà di ingegneria gestionale. Gli anni universitari sono stati molto intensi, ma anche i più belli della mia vita nonostante abbia fatto la pendolare, con tutti i disagi che questo può comportare, perché sono sempre rimasta a vivere a Marnate, un piccolo paese in provincia di Varese, a 30 chilometri da Milano. Nell’estate 2006 ho conseguito la laurea triennale e nel dicembre 2008 la magistrale, indirizzo supply chain management. Durante tutti questi anni ho sempre continuato a studiare pianoforte, la mia passione e nel 2007 mi sono diplomata al Conservatorio Ghidini di Cuneo.Durante il Career Day del Politecnico di Milano nell’estate del 2008 ho «incontrato» per la prima volta Ceva Logistic, a cui ho lasciato il moi curriculum vitae. Dopo qualche settimana sono stata contattata dall’ufficio risorse umane per un colloquio conoscitivo, a cui è seguito un secondo colloquio più specifico con quello che poi sarebbe stato (ed è tuttora) il mio capo. Un mese prima della laurea ho iniziato il tirocinio a Ceva Logistic. Sono stata inserita nell’area ingegneria logistica, in uno staff che si occupa della cosiddetta gestione straordinaria. Inizialmente il contratto di stage era di tre mesi, 600 euro mensili netti con rimborso spese. Alla scadenza mi è stato rinnovato di altri sei mesi, alle medesime condizioni. Normalmente il periodo di stage in Ceva non è così lungo, purtroppo la crisi economica del momento aveva portato al blocco delle assuzioni. Nell’ottobre 2009 ho firmato un contratto a tempo determinato di un anno con una retribuzione annua lorda (Ral) di 20mila euro, con straordinari pagati e rimborso spese; da ottobre 2010 il mio contratto è diventato a tempo indeterminato. Nella primavera del 2011 ho avuto un passaggio dal terzo al secondo livello contrattuale, e la mia ral è passata a circa 24.600 euro.Durante lo stage non ho avuto un solo tutor, il mio capo mi ha affiancato a diversi miei colleghi più senior. Ciò mi ha permesso di fare esperienze sul campo molto diverse tra loro. Fin da subito ho notato che in Ceva l’ambiente è molto informale, l’età media è bassa e non c’è competizione tra colleghi, mentre è forte lo spirito di gruppo.Per quanto riguardo la mia vita privata ho deciso di continuare ad essere pendolare: viaggio molto, non faccio il tipico lavoro da ufficio, e questo ha inciso sulla scelta di non vivere nella caotica Milano, ma di rimanere fuori dalla città, nei luoghi dove sono nata e cresciuta. Un anno fa ho comprato casa a Marnate: i miei genitori, fortunatamente, mi danno una mano - non ce la farei infatti a sostenere autonomamente un mutuo e tutte le spese che la gestione di una casa propria comporta.Mi piace davvero il mio lavoro e spero che questo si possa riscontrare nell’impegno e nella passione che metto quotidinamento in ciò che faccio. Credo che tre anni e mezzo in un’azienda come Ceva, in cui la logistica è core, valgano dieci anni in un’azienda di produzione in cui esiste anche la logistica! È un mondo molto dinamico, la competizione tra providers è molto forte e questo è anche l’aspetto più sfidante e interessante. Penso di essere cresciuta in questi anni: ho acquisito sicurezza, competenze e soft skills che solo con la quotidianità puoi apprendere. Un rimpianto ce l’ho. Nonostante parli bene l’inglese e un po’ di arabo, non ho mai fatto esperienze all’estero. Vorrei poterne fare una: l’occasione non è ancora arrivata, ma credo che un’azienda multinazionale come Ceva possa aiutare in questo senso. Tre miei cari amici lavorano all’estero - due in Spagna e uno a Londra - e sono molto soddisfatti dell’esperienza che stanno facendo: si tratta infatti non solo di un’esperienza lavorativa ma anche di vita. Testo raccolto da Giulia Cimpanelli Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

«Non molliamo: in Italia c'è spazio anche per i laureati!»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Irene Porrari, assunta a tempo determinato nell'ufficio Marketing del gruppo Reti, a Busto Arsizio.Vivo in provincia di Varese, a Somma Lombardo, una cittadina a ridosso dell'aeroporto di Malpensa e distante una quindicina di chilometri da Busto Arsizio. Ho sempre avuto un particolare interesse per l'economia, sotto ogni suo aspetto e sfumatura, e sulla base di questa passione ho costruito il mio percorso di studi, sin dalla scelta delle scuole superiori. Dopo la maturità ITC nel 2004 mi sono iscritta all'università Statale di Milano, al corso di laurea triennale in Scienze internazionali e istituzioni europee - curriculum Commercio internazionale - laureandomi a dicembre 2007 con una tesi intitolata "Mafie ed economia". Mentre aspettavo la discussione, ho iniziato a frequentare le lezioni della specialistica in Economia e finanza internazionale, alla quale ho avuto accesso con degli esami di debito, non essendo la prosecuzione "naturale" della mia triennale. E marzo 2010, con 110 e lode, ho salutato definitivamente l'università. Durante questi anni ho cercato di essere il più indipendente possibile e ho svolto tutta una serie di lavoretti che si incastrassero bene tra lezioni universitarie e ore di studio. Ho fatto così la promoter di cosmetici all'aeroporto di Malpensa, la gelataia, la ricercatrice per un sindacato, la babysitter, e ovviamente la classica "ragazza delle ripetizioni". Dopo la laurea specialistica ho iniziato a guardarmi intorno. Non sapevo bene da dove iniziare, quindi mi sono iscritta a diverse agenzie di recruiting, ho partecipato ai vari job day della Borsa, delle università, di associazioni, enti… Uno dei colloqui fatti in queste occasioni mi ha portato al mio primo stage: un'agenzia mi proponeva sei mesi in una banca finanziaria a Milano con un contributo di 750 euro mensili e tickets restaurant da 5 euro. Ho passato le tre fasi di colloquio, due in agenzia e uno presso la sede della banca, e a maggio 2010 ho iniziato. Nel frattempo però non ho smesso di cercare. Ho mandato il curriculum anche al gruppo Reti e dopo un paio di settimane sono stata contattata dalla mia attuale responsabile per il primo colloquio. Poi ne è seguito un altro, dopo una settimana, questa volta anche in presenza del presidente del gruppo. Un'altra settimana ancora ed ecco la proposta: sei mesi di stage nell'ufficio Marketing&Sales con un rimborso di 500 euro al mese. Lo stage che stavo facendo in banca non mi entusiasmava più di tanto e le possibilità di assunzione erano praticamente nulle, quindi l'ho lasciato per passare a Reti. Era l'ottobre 2010. Ero molto incuriosita da questa nuova esperienza. Reti si presentava come un'azienda giovane e dinamica, con una bella idea di stage: non un modo per avere una persona in più per far numero, da pagare meno rispetto a un dipendente, tenere finché la legge lo permette e poi mandare a casa. Per Reti quelli dello stage sono mesi importanti, di formazione e investimento. Il risultato infatti è che dopo quel semestre sono stata assunta a tempo determinato per otto mesi, con uno stipendio lordo di quasi 1.500 euro al mese. E il contratto mi è appena stato rinnovato per altri nove mesi! Per adesso vivo ancora con la mia famiglia: ma dato che ormai ho 26 anni, molto probabilmente valuterò la possibilità di andare a vivere da sola una volta ottenuto il tempo indeterminato, che teoricamente dovrebbe permettermi di accendere un mutuo. Tra i miei amici ed ex compagni di università questo tipo di contratto è una rarità, a differenza di quanto succede ai miei amici diplomati: secondo me hanno 5 anni "di vantaggio"! Non che l'università sia una perdita di tempo, ma ora come ora il gioco non sembra valere la candela, e l'impegno nello studio spesso non viene ripagato. Non per questo bisogna mollare però: anche qui in Italia noi laureati possiamo realizzarci nel lavoro; è più difficile, ma non impossibile!   Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

«Non solo bamboccioni: i giovani hanno voglia di riscatto». La testimonianza di un'ex stagista di Chiesi

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Krizia Palazzolo, adesso nel team Risorse umane di Chiesi Farmaceutici, a Parma.  Ho 26 anni e vengo da un paesino della provincia di Bari. Dopo la maturità scientifica nel 2004 mi sono iscritta a Giurisprudenza d'impresa all'università della mia città, attratta dalle applicazioni pratiche del diritto, al mondo dell'impresa ad esempio. Durante il secondo anno ho sentito il bisogno di recidere il cordone ombelicale e ho fatto domanda per un Erasmus alla Universitat Abat Oliba Ceu di Barcellona: così nell'autunno 2005 sono partita per i sei mesi più belli della mia vita. È stata un'esperienza che mi ha aperto la mente e ha stimolato il mio spirito di adattamento. Ho imparato una nuova lingua, sperimentato un'impostazione universitaria diversa - molto più orientata al mondo lavorativo. Ho anche imparato a gestire le mie risorse finanziarie, contando prevalentemente sulla borsa di studio, non proprio cospicua: circa 3mila euro in tutto, sufficienti a  malapena a pagare l'affitto mensile dell'appartamento che condividevo. Se non ci fossero stati i miei genitori a supportarmi economicamente avrei cercato un lavoretto serale... Durante il giorno ero impegnatissima: l'università che ho frequentato era privata, con frequenza obbligatoria e test scritti e orali ogni settimana.In generale sono sempre stata una studentessa costante e rigorosa. Ho dedicato molto tempo allo studio e questo non mi ha consentito di avere significative esperienze di lavoro. Tra un esame e l’altro ho svolto più che altro lavori come promoter e hostess, pagati pochissimo, che però mi consentivano un minimo di indipendenza economica. Ho finito l'università ad aprile 2010, discutendo una tesi in diritto penale sul reato d'immigrazione clandestina e l'autunno successivo ho iniziato un master in General management e sviluppo imprenditoriale organizzato da Spegea, una business school di Bari. Aveva un costo di 10mila euro, ma ho potuto richiedere un finanziamento parziale, che sto coprendo ora. Il master prevedeva lo studio delle diverse aree funzionali di un'azienda. Abbiamo studiato marketing, amministrazione finanza e controllo, legal business, business english. E risorse umane: per me, amore a prima vista. Alla fine dei sei mesi di lezione, ho deciso di fare in questo ambito lo stage semestrale previsto dal corso. Sentivo che quella era la mia strada e così è stato. È in quell'occasione che sono entrata in contatto con Chiesi Farmaceutici. Aveva posizioni aperte di stage in Risorse umane e mi sono candidata. Ricordo bene il giorno delle selezioni, un assessment con tredici candidati; ero molto motivata e ho tirato fuori tutta la grinta che avevo. La risposta è arrivata dopo un paio di giorni,  ed è stata un sì. Era fine maggio 2011 e avrei avuto due settimane di tempo per organizzare il mio trasferimento da Bari a Parma. Le mie future colleghe mi hanno persino aiutato a trovare alloggio!L’accoglienza è stata perfetta e, in generale, la prima esperienza lavorativa che definirei positiva in tutto e per tutto. Sin da subito mi sono sentita parte integrante della squadra e sono stata coinvolta nelle loro attività. La formazione è stata costante: supportavo le colleghe nello screening dei cv, nei colloqui di selezione, nella decodifica dei questionari di gradimento [a fianco, una foto dell'intero team di lavoro]. Dopo tre mesi mi è stata affidata la prima selezione da svolgere in completa autonomia. Un'emozione. La selezione è andata a buon fine e da quel momento in poi me ne sono state affidate altre, alcune in completa autonomia. E arriviamo ad oggi. Quando ho sostenuto il colloquio mi avevano detto che si trattava di uno stage non finalizzato all’assunzione. Questo non mi ha demotivato, anche perché il mio obiettivo era fare esperienza e il rimborso spese era piuttosto buono, 600 euro. Alla fine però si è presentata l’occasione di rimanere in azienda, sempre nella direzione Risorse Umane, con un contratto a tempo determinato di sei mesi da 27mila euro lordi all'anno, e adesso ricopro il ruolo di HR assistant. Mi  ritengo davvero fortunata perché, se mi guardo attorno, la realtà è scoraggiante. Chiesi invece è un'isola felice che mi sta dando la possibilità di imparare e di crescere. Credo proprio di aver trovato la mia strada, per cui per il momento il mio obiettivo è quello di accrescere le mie competenze in ambito HR. Non escludo anche di fare un'esperienza all’estero ma il mio futuro lo vedo in Italia: anzi un domani vorrei tornare nella mia Puglia! Quello che noto parlando con i miei amici è che la mia generazione ha davvero voglia di fare, ha voglia di imparare e di realizzarsi. Ha voglia di riscattarsi dall'etichetta di bamboccioni che in più occasioni ci è stata attribuita. Ingiustamente.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!