Categoria: Storie

Ferrero, stage senza assunzione. Anzi sì: avvio di carriera a sorpresa per Luca

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Luca Graziano, assunto nel Sale Services & Customer Care di  Ferrero a Pino Torinese.  Mi chiamo Luca, ho 25 anni e vivo in provincia di Torino. Ho frequentato il liceo scientifico, dove ho ottenuto anche la patente informatica europea Ecdl e il certificato di inglese Fce, esercitando la lingua sul campo con un breve periodo di studio presso il Presentation College di Bray, vicino Dublino. Finito il liceo, nel 2006 sono iscritto a Scienze politiche a Torino e... ho iniziato a lavorare sodo: ho conseguito la laurea triennale a luglio 2009, alla prima sessione utile, e quella magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione esattamente due anni dopo, con la votazione di 110 e lode e menzione di stampa. Negli anni universitari ho anche lavorato occasionalmente come stand promoter e come bracciante per un'azienda vitivinicola del Monferrato. Il che mi ha permesso di avere un minimo di indipendenza economica e, allo stesso tempo, di non trascurare gli studi. Aprile 2011 - erano gli ultimi mesi del percorso biennale - è stato il mese della svolta: ho iniziato le 150 ore di collaborazione studentesca retribuita nell'ufficio Orientamento e tutorato della mia facoltà, e due settimane dopo, ho risposto ad un annuncio Ferrero per uno stage pagato di sei mesi nell'Amministrazione del personale di Chieri, vicino Torino. Il giorno dopo sono stato contattato dalla sede di Alba per iniziare le selezioni e, passato il primo colloquio, ne ho sostenuto un secondo, individuale. Dopo solo una settimana è arrivato il sì. Lo stage prevedeva un rimborso di 750 euro mensili, più l'utilizzo gratuito della mensa e della palestra aziendale: un'opportunità straordinaria per me, il primo vero passo nel mondo del lavoro, prima ancora della laurea biennale.Durante lo stage mi sono occupato per la prima volta di contrattistica, cedolini, Tftr, 730, infortuni, maternità, dichiarazioni per il personale dipendente, in contatto quotidiano con vari enti pubblici, soprattutto le direzioni provinciali del lavoro. Sono stati mesi eccezionali dal punto di vista professionale ed umano - per quanto faticosi, visto che era tutto nuovo per me e nel frattempo stavo preparando la tesi di laurea. Nonostante fossi alla mia prima vera esperienza lavorativa, mi è stata concessa ampia fiducia e un buon grado di autonomia. La mia tutor in particolare, responsabile dell'unità, è stata una guida straordinaria. Sapevo dall'inizio che non si trattava di uno stage finalizzato espressamente all'assunzione, ma l'ambiente positivo e stimolante mi hanno spinto a dare il meglio di me. Ad ottobre 2011, scaduti i sei mesi, ecco però una sorpresa: l'Amministrazione del personale non aveva posti vacanti, ma il Sales Service & Customer Care di Pino Torinese sì, e ho potuto partecipare subito alle selezioni. Ho sostenuto un colloquio individuale con il diretto dell'unità e con il Field / Account services manager, che sarebbe diventato poi il mio capo. Già, perché la mia candidatura è stata andata a buon fine e mi è stato proposto un contratto di apprendistato di quattro anni di circa 1.400 euro mensili come Front office agent, che ho accettato con entusiasmo. Adesso sono il referente di supporto logistico-amministrativo di sede per i punti vendita di quattro imprese della grande distribuzione, che raccolgono circa duemila piccoli venditori sparsi su tutto il territorio italiano. Gestisco ogni tipo di richiesta, reclamo o segnalazione relativa a tutte le fasi degli ordini, dalla presa in carico all'incasso. È un lavoro molto stimolante e interessante, che mi permette di confrontarmi quotidianamente con tutti i rami interni all'azienda - ad esempio Demand planning, Supply chain, Trade marketing, Vendite - ma anche di avere un contatto diretto con i clienti, che vuol dire anche visitare periodicamente le loro sedi per discutere eventuali problematiche. Insomma, sono entusiasta del lavoro che svolgo, anche se so di avere ancora molto da imparare. Lo stage in Ferrero è stata un'ottima opportunità: la facoltà di Scienze politiche non forma per una specifica professione - i miei colleghi universitari oggi ricoprono posizioni molto diverse: alcuni di loro sono impiegati in ong, altri fanno i business analyst, ce ne sono poi in tirocinio in studi di consulenza del lavoro e poi ovviamente molti fanno stage su stage -  ma ciò che conta credo sia la capacità di adattamento e la voglia di fare. E qualche buona opportunità, appunto. Testimonianza raccolta da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

In Italia? Difficile aver voglia di tornarci, dopo aver lavorato all'estero

C'è tempo fino al 19 aprile per candidarsi ai 40 tirocini offerti dalla Nato, che prevedono un'esperienza di sei mesi nelle sedi dell'organizzazione e 800 euro al mese di rimborso spese. Piero Soave, veronese, ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza di stage alla Nato. «Io non mi sento Italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono» diceva Gaber, una frase che credo la maggior parte degli italiani all'estero si trovi a pensare più volte al giorno. Ho 29 anni e da quasi 3 sono uno dei tanti (tantissimi) italiani a Bruxelles, dove lavoro in una società di consulenza nella comunicazione. Sono arrivato qui tramite un percorso non necessariamente classico o prevedibile, ma che mi ha insegnato che ogni esperienza conta, e che il lavoro richiede merito, fortuna e passione.Dopo aver fatto il liceo nella mia città, Verona, mi sono iscritto alla triennale in Scienze Politiche a Bologna - in parte perché interessato, in parte per andarmene da Verona, e in parte per mancanza di idee migliori. Al momento di scegliere la specialistica, ancora poco deciso sul da farsi, sono passato alla laurea in Scienze internazionali e diplomatiche di Forlì. Durante i due anni ho passato sei mesi in Erasmus a Parigi, all'Institut d'Ètudes politiques (SciencesPo), dove sono arrivato sapendo a malapena il francese. Non era la mia prima esperienza all'estero ma senz'altro è stata una delle più formative a livello personale: e lì ho avuto la prima intuizione di uno dei problemi dell'università italiana, ovvero la mancanza di contatto con il mondo del lavoro. Dopo la laurea, Forlì mi ha portato la prima opportunità professionale. Durante gli studi avevo partecipato al Nato Model organizzato a Washington Dc, un gioco di simulazione della Nato sulle decisioni da prendere nelle situazioni di crisi, e nel 2008 la facoltà aveva appena firmato una convenzione per stage con il Comando Nato per la Trasformazione (Allied Command Transformation Act). Sono stato uno dei primi a fare domanda, e sono stato preso. Nell'attesa di ricevere il security clearance - il nulla osta di sicurezza - necessario per iniziare, ho passato un mese al Cairo studiando arabo, e nell'agosto 2009 sono partito per Norfolk, Virginia. Grazie a un ottimo sistema di accoglienza l'inserimento è stato semplice - una volta superati gli inevitabili fastidi iniziali: documenti, trovare casa, una macchina usata... Essendo pagato intorno ai 700 euro al mese, è stato un investimento da parte dei miei genitori, mamma insegnante di scuola elementare e papà rappresentante commerciale - uno dei tanti per cui sono riconoscente. In un ambiente che è prevalentemente militare - di cui però non ho sentito il peso - mi sono occupato di ricerca e analisi in vari ambiti, dalla cooperazione civile-militare alla comunicazione strategica. I sei mesi iniziali sono stati prorogati, per cui ho trascorso un totale di 9 mesi a Norfolk. Ci sarebbe stata l'opportunità di rimanere con contratti esterni, ma ho deciso di tornare nel Vecchio Continente. A quel punto avevo capito che, sebbene mi interessasse la politica internazionale, lavorare in ricerca o nella burocrazia delle organizzazioni internazionali non faceva per me. Nel frattempo però la comunicazione strategica mi aveva appassionato e ho quindi deciso di andare a Bruxelles per occuparmi di comunicazione politica (i cosiddetti Public Affairs). Ho colto al volo l'opportunità di una Summer school sulle istituzioni europee offerta dalla Regione Veneto a Bruxelles, e ho trovato uno stage di tre mesi, ahimé senza indennità, all'Ufficio regionale di informazione dell'Onu. Questi tre mesi, sebbene interessanti, hanno confermato la mia decisione. Dopo il lavoro passavo il tempo sui siti delle agenzie di comunicazione, inviavo decine e decine di cv, e ho fatto qualche colloquio.Nel gennaio 2011, dopo aver per coerenza rifiutato uno stage alla Commissione Europea, ne ho iniziato uno presso la Harwood Levitt Consulting, dove il tirocinio è velocemente diventato un contratto a tempo indeterminato per il quale ricevevo uno stipendio intorno ai 24mila euro netti annui. I nostri clienti sono multinazionali di tutti i settori - farmaceutico, dispositivi medici, beni di consumo, bevande, energia... - ma anche fondazioni e organizzazioni no profit. Li aiutiamo a preparare la loro strategia di comunicazione su questioni di politica pubblica che possono influenzare la loro attività commerciale - e di conseguenza la vita di tutti i cittadini europei. Il vantaggio della consulenza è che espone a tematiche, settori, aziende e modi di pensare completamente diversi - impagabile nei primi anni di carriera. Inoltre lavorare per una piccola agenzia mi ha permesso di essere coinvolto sin dall'inizio in ogni aspetto dell'attività dell'ufficio, dalla gestione di progetti e clienti alla direzione strategica, dallo sviluppo commerciale alla gestione di budget e personale.La mia traiettoria mi ha forse allontanato dagli studi universitari, ma mi ha insegnato molto. Se tornassi indietro, farei un master all'estero e diversificherei il mio profilo con studi più commerciali; ma ho anche imparato che i corsi di studio contano fino a un certo punto. Mi rendo conto ora che non è necessario avere a 18 anni un piano preciso di quello che si farà nei 20 anni successivi. Le esperienze che si fanno lungo la strada insegnano tutte qualcosa, aiutano a scoprire le proprie passioni, e con la necessaria dose di fortuna portano sempre da qualche parte - anche se non sempre per la via più breve. Guardando avanti, penso che specializzarsi non sia sempre la scelta migliore, e i profili più richiesti nel medio termine sono quelli più ricchi ed eterogenei - il che a ben vedere non dovrebbe sorprendere.Quando penso all'Italia, non mi vedo rientrare a breve. Non è solo la mancanza di lavoro dignitosamente retribuito, ma forse più ancora una forma mentale che sento paradossalmente ormai "straniera": la rigidità sociale, lo sfruttamento della precarietà - che è una cosa diversa dalla mobilità o flessibilità -, l'amore per le gerarchie che spesso maschera la consapevolezza di non meritarsi la propria posizione, il clientelismo...Vedo molti miei amici lavorare, fortunatamente, ma a condizioni e in ambienti ben inferiori alle loro capacità e legittime aspirazioni.Non mi sento più completamente, solamente, italiano e credo sia un bene. Se dovessi dare un consiglio a chi si appresta a lasciare l'università, direi: imparate seriamente le lingue e fate più esperienze che potete, senza paura di sbagliare.Testo raccolto da Ilaria MariottiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Nato, cercasi 40 stagisti: 800 euro al mese di compenso, bando aperto fino al 19 aprile- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»- «Non molliamo: in Italia c'è spazio anche per i laureati!»- Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante»

Il primo vero lavoro di Martina? In ALD grazie alla Repubblica degli Stagisti

La Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità, e la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito. Di seguito quella di Martina Sgobbo, giovane Sales Consultant in ALD Automotive a Milano. NB: al momento della pubblicazione di questo articolo ALD Automotive faceva parte dell'RdS network; dall'aprile del 2014 non ne fa più parte. Ho 25 anni e sono di origini toscane. Nella mia città, Prato, mi sono diplomata come perito tecnico aziendale corrispondente in lingue estere. Le lingue sono sempre state la mia passione e per questo, una volta diplomata, mi sono iscritta alla vicina università di Firenze per studiare inglese e... portoghese, innamorata com’ero dei suoi bellissimi suoni. Sapevo che questo tipo di facoltà non offriva grandi sbocchi professionali, ma decisi allora di seguire il mio istinto ed oggi non me ne pento.  Non mi è mai piaciuto dipendere completamente dai miei genitori e durante gli studi ho sempre svolto qualche lavoretto: durante il periodo scolastico facevo ripetizioni d’inglese, mentre d’estate lavoravo in un’azienda di import-export, con una paga di sette euro l’ora. Ma devo ammettere che è stato soltanto grazie ai miei genitori che ho potuto passare il mio secondo anno universitario a Lisbona con un Erasmus: la borsa di studio era di soli 250 euro al mese, che bastavano a malapena per l’affitto. A distanza di quattro anni se mi guardo indietro non fatico a considerare questa come l’esperienza più stimolante, formativa e divertente della mia vita; stare un anno lontano da casa, a vent’anni, ti rende indipendente, ti fa sentire “grande” e ti allena al confronto. Rientrata a casa a luglio 2009, mi sono dedicata agli ultimi esami e alla scrittura della tesi e l’anno seguente mi sono laureata, con lode. Con tanta soddisfazione e una laurea triennale in mano ho valutato che una specialistica, considerando il mio indirizzo di studi, non sarebbe servita a molto se non a ritardare il mio ingresso nel mondo del lavoro. Però volevo perfezionare il mio inglese e sono partita alla volta di Londra, senza una casa né un lavoro, poi trovati entrambi nel giro di una settimana. All’inizio ho trovato lavoro come cameriera a cinque sterline all’ora, meno di sei euro - cifra irrisoria considerando il costo della vita a Londra - e poi ho iniziato come hostess in uno showroom di moda, per 10 euro all’ora; a regime, riuscivo a guadagnare 250 sterline a settimana. Appena arrivata mi ero armata di molta pazienza e molti cv cartacei, che portavo ogni giorno in tutti i bar e ristoranti che trovavo per strada. La casa invece l’avevo trovata su internet: condividevo un appartamento insieme ad altre quattro persone, spendendo grosso modo 80 sterline a settimana - l’equivalente,  all’epoca, di circa 1440 euro al mese!Anche Londra mi ha insegnato tantissimo, ma trascorsi otto mesi era giunta l’ora di tornare a casa per cercare il mio primo vero impiego. Ed è così che mi sono trasferita a Milano: mi è sempre piaciuta molto come città e in fatto di lavoro aveva sicuramente molto di più da offrire rispetto a Prato.  Non sapendo bene da dove iniziare mi sono iscritta a diverse agenzie di recruiting, ho partecipato ai vari job day ed inviato tanti curricula su internet. Ma è stato grazie alla Repubblica degli Stagisti che sono entrata in contatto con ALD Automotive, società specializzata nel noleggio a lungo termine e nella gestione delle flotte auto aziendali. Dopo qualche giorno dall’invio del curriculum sono stata contatta dall’ufficio del personale, e due giorni dopo ho sostenuto il colloquio. La proposta era allettante: sei mesi di stage come Sales Consultant con un rimborso di 750 euro mensili più buoni pasto da oltre 6 euro e 50 l’uno. Considerando che avevo ricevuto proposte di stage senza un minimo di rimborso spese, non ho esitato ad accettare. Sono stati sei mesi molto importanti per la mia formazione. Sono stata sempre seguita e ci ho messo poco ad entrare nella logica del lavoro e diventare autonoma. Mi occupavo principalmente di elaborare preventivi e car policy per i clienti e il fatto che non avessi una specifica formazione commerciale non è stato di ostacolo, né nella selezione né durante i sei mesi.Finito lo stage mi hanno proposto un contratto di sostituzione maternità di otto mesi e a maggio 2012 è arrivato il contratto di apprendistato: due anni come Sales Consultant nel team Large Account, con 1300 euro netti al mese e un preciso portafoglio clienti da seguire. Mi ritengo decisamente fortunata: anche vivendo lontana da casa riesco a mantenermi  - a Milano! - senza dover rinunciare ai miei hobby. Non so dove sarò tra un anno o due, ma credo che la cosa più importante sia essere felice delle scelte fatte sino ad oggi, ed io lo sono. Testimonianza raccolta da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello Stagista Vai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Un buon consiglio, ottimismo e un pizzico di fortuna: così Nino arriva (e rimane) in Nestlé

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Nino Spitalieri, Demand & Supply Planner in Nestlé.     «Io non mi trasferirò mai a Milano!». Mi chiamo Nino, ho 27 anni e da quasi tre lavoro in Nestlé, a Milano. Sono nato e cresciuto a Palermo, e quando dopo il liceo scientifico ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Ingegneria Gestionale della mia città, sapevo che dopo gli studi avrei dovuto abbandonarla alla ricerca di un posto di lavoro. Con un po' di preconcetto avevo escluso Milano, troppo caotica mi dicevo, ma col senno di poi devo ammettere che non è così male! Già nel 2008, finita la triennale, avrei voluto iscrivermi al suo Politecnico - o a quello di Torino - per avvicinarmi subito al mondo aziendale, ma il piano di studi di Palermo era molto diverso da quelli "nordici" e trasferirsi avrebbe significato un anno di crediti non riconosciuti da recuperare. Unico ulteriore neo del mio percorso universitario - che per il resto mi è piaciuto molto - è stata la scarsa disponibilità delle aziende locali a ospitare gli studenti in tirocinio: sia il triennio che il biennio ne prevedevano uno obbligatorio. Nel primo caso sono stato io a sollecitare la convenzione tra l'ateneo e l'azienda: era la Metalmeccanica meridionale S.p.a, una società palermitana che progettava rotori  per le centrali elettriche [chiusa a fine 2008 in seguito alla bocciatura della richiesta di accesso al Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle aziende in crisi, ndr]. Per quattro mesi ho lavorato nell'ufficio tecnico, pianificando gli ordini di uno dei componenti prodotti, ma senza prendere una lira. Per la specialistica invece mi è valso un Leonardo a Praga: altri quattro mesi in cui ho gestito il catalogo online e organizzato pacchetti vacanze dalla Repubblica Ceca alla Sicilia - ironia della sorte - per una tour operator internazionale. Il tirocinio era promosso dall'ong palermiatana Arces, che ha erogato un contributo forfettario di 350 euro totali e pagato viaggio, alloggio e trasporti locali. Una bellissima esperienza, che mi ha fatto conoscere persone fantastiche con le quali ancora oggi organizziamo delle rapide rimpatriate per ricordare i bei tempi andati.  La mia avventura in Nestlé invece è cominciata a giugno del 2010, giusto un paio di mesi dopo aver conseguito la laurea magistrale e aver intasato di miei curriculum le inbox delle principali aziende italiane e non. Ed è cominciata grazie alla Repubblica degli Stagisti! È stata mia cugina a suggerirmi di dare un'occhiata al sito, sul quale venivano [e vengono, ndr] pubblicate molte offerte di stage "protetti", così ho saputo di un'opportunità Nestlé in ambito Supply Chain. Ho subito presentato la mia candidatura: uno stage con un rimborso di 700 euro più ristorante e palestra aziendale gratuite non capita tutti i giorni... I tre colloqui di selezione si sono svolti nel giro di due giorni - l'azienda cerca di concentrarli per minimizzare gli spostamenti dei fuorisede: il primo, di gruppo, si è svolto con la società di recruiting di cui si serve Nestlé, che somministra test logico-matematici individuali e case study; lo stesso pomeriggio poi c'è stato quello individuale con il reparto HR e il mattino seguente quello con il line manager. Il sì finale non si è fatto attendere molto e il 21 giugno, a un mese e mezzo dall'ultimo colloquio, è iniziata la mia vita milanese. Con un paio di settimane di posticipo in realtà, chieste da me per prepararmi alle prove d'esame per l'abilitazione alla professione di ingegnere. Nonostante qualche preconcetto, il trasferimento non è stato particolarmente traumatico e i sei mesi di stage sono stati un continuo crescere di responsabilità e fiducia. Tant'è che alla fine sono stato assunto con un contratto di apprendistato professionalizzante di due anni, con uno stipendio lordo di circa 28mila euro ricoprendo, stavolta da assunto, il ruolo di Demand and Supply Planner della categoria bevande - caffè, orzi, cioccolati solubili -  e prodotti da scaffale  - dadi, purè, sughi. Collaboro all'interno con i reparti Marketing e Vendite, per pianificare la domanda di prodotti, e all'esterno con le fabbriche europee, per coordinare le produzioni alle politiche di stock e al rispetto degli standard qualitativi per i nostri clienti, cioè grande distribuzione e dettaglianti. Sono ormai tre anni che lavoro nel Demand & Supply Planning e ho capito di aver fatto la scelta giusta. E anche di aver avuto un pizzico di fortuna: sfido chiunque a beccare al primo colpo un lavoro che non ti faccia pesare il fatto di passare buona parte della tua giornata seduto ad una scrivania. Adesso vorrei fare esperienza all'estero, memore dei quattro splendidi mesi trascorsi a Praga. Il piano di sviluppo concordato con il mio line manager prevede nel futuro prossimo, spero entro il 2013, un periodo di soggiorno in Europa dai dodici mesi ai tre anni. Magari in Germania o in Scandinavia; o in un paese anglofono, così da poter anche migliorare il mio inglese, che miei fantastici colleghi amano definire anglo-siculo! Probabilmente è anche grazie a loro se questi tre anni trascorsi lontano da casa sono sembrati volare [sopra, una foto del team]. Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Un tarantino a Cambridge: «Qui in Inghilterra se vali ti assumono, perché in Italia no?»

Ci sono ancora pochi giorni, fino al 28 marzo, per candidarsi ai tirocini Leonardo Unipharma: 82 borse di studio per uno stage di 24 settimane presso un centro di ricerca europeo. Mario Iurlaro ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza all'università di Bologna e poi quella a Cambridge.   Ho 26 anni e sono nato e cresciuto a Taranto, città dei due mari... e dell'Ilva. Mi sono diplomato al liceo scientifico e sono "emigrato" a Bologna per studiare Biotecnologie. Ho sempre avuto una passione per la biologia, e nonostante qualche tentennamento, principalmente a causa dei dubbi sugli eventuali sbocchi lavorativi, Biotech è stata la mia prima e unica scelta. Andare via da Taranto è stata una mossa obbligata e il desiderio di indipendenza ha fatto il resto. A Bologna ho trascorso anni fantastici da un punto di vista personale e formativo. I miei genitori sono entrambi insegnanti di scuola, quindi non posso dire di aver seguito le loro orme - anche se mia madre è laureata in Biologia, e quindi in questo senso è riuscita a trasmettermi questa passione. A eccezione di qualche lavoretto occasionale, non ho mai avuto un impiego vero e proprio durante gli anni universitari e ho potuto mantenermi solo grazie al supporto dei miei genitori, che ho cercato di ripagare almeno in parte mantenendomi in linea con gli esami. Dopo la laurea triennale ho continuato con la magistrale in Biotecnologie molecolari. Questa è strutturata in maniera tale per cui la maggior parte degli esami sono concentrati nel primo anno, mentre il secondo è lasciato quasi interamente all'internato in laboratorio per la preparazione di una tesi scientifica. Dopo aver svolto i quattro mesi di internato richiesti per la triennale in un ottimo laboratorio di biologia molecolare a Bologna - un'esperienza molto positiva che mi ha fornito le basi della vita quotidiana in laboratorio - ho approfittato della possibilità di svolgere un ulteriore periodo di internato per la magistrale all'estero e mi sono trasferito per quasi un anno a Oxford, dove ho lavorato al dipartimento di Biochimica di un laboratorio che si occupa di genetica molecolare. È stata un'esperienza fondamentale per la mia formazione e che ha in parte indirizzato le mie decisioni, perché mi ha permesso di migliorare sensibilmente l'inglese, di conoscere un modo di lavorare diverso, di confrontarmi con culture differenti e di avere a che fare per la prima volta con la ricerca scientifica targata Uk. L'internato non era retribuito, e dall'università ho ricevuto una borsa di studio di mille euro complessivi per l'intera durata della tesi. Ho imparato molto durante quel periodo, avendo totale indipendenza lavorativa e responsabilità completa sul mio progetto di ricerca. Avrei avuto la possibilità di restare anche per il dottorato, ma non ero convinto al 100% di voler fare ricerca in quel particolare campo e quindi ho preferito rientrare in Italia e cercare altre alternative. Tornato a Bologna, mi sono laureato nel marzo del 2011, una settimana prima della scadenza per presentare domanda per la borsa Leonardo Unipharma Graduates, di cui avevo saputo tramite amici e anche attraverso servizio dell'università (AlmaLaurea). Mi hanno scelto e ho ottenuto una borsa di 4200 euro, per andare in un laboratorio a Cambridge specializzato in epigenetica. Prima di partire nuovamente per l'Inghilterra, nell'agosto del 2011, ho passato circa due mesi nello stesso laboratorio bolognese in cui avevo svolto il mio internato per la triennale, cercando per quanto possibile di dare una mano su un progetto che scaturiva dalla mia precedente esperienza lì. A Cambridge mi sono ambientato molto velocemente, anche grazie alla cospicua comunità italiana presente costituita anche da ex o nuovi vincitori di borsa Leonardo. Ho avuto un rapporto ottimo con il mio tutor, il group leader e con gli altri colleghi di laboratorio. Il progetto che mi è stato affidato era in linea con le attese e fortunatamente è stato molto positivo da un punto di vista scientifico. L'Inghilterra è un ottimo posto per fare ricerca perché è ben finanziata, il clima è stimolante, il lavoro è molto intenso ma non eccessivamente frenetico o competitivo. È per questo che durante questi mesi ho inviato alcune domande per borse di dottorato nell'area di Cambridge e Londra, tra cui una per la borsa Marie Curie che mi avrebbe consentito di rimanere nel laboratorio in cui mi trovavo. Ho avuto la fortuna di vincere, e la doppia fottuna che - poiché la borsa di dottorato aveva come inizio ottobre 2012 e la borsa Leonardo terminava invece parecchi mesi prima, a febbraio - mi venisse offerto un contratto di sei mesi con una retribuzione di circa 1400 sterline mensili, per rimanere nel laboratorio coprendo così i mesi tra le due borse e permettendomi di continuare a lavorare sul mio progetto di ricerca. In generale consiglio a tutti i neolaureati il progetto Leonardo perché permette di fare un'esperienza in un paese straniero, conoscere lingua e culture diverse, e apre molte porte a livello lavorativo. Attualmente sono al mio primo anno del PhD all'università di Cambridge, un'opportunità grandiosa che voglio sfruttare al massimo. La mia aspirazione è di continuare a lavorare nell'ambito della ricerca accademica e infatti tutte le mie decisioni sono state prese in funzione di questo desiderio. Allo stato attuale credo che essere qui sia la cosa migliore per la mia formazione e per la mia carriera. Mi piacerebbe un giorno tornare in Italia, ma solo a determinate condizioni - che purtroppo il sistema di ricerca italiano al momento non consente.  Molti dei miei amici sono o sono stati coinvolti in stage, e dai loro commenti deduco che la situazione non è delle più rosee. Uno stage dovrebbe essere un periodo di formazione con lo scopo finale dell'assunzione dello stagista, ma troppo spesso diventa invece un modo per le aziende di avere lavoro a costo basso (se non nullo) da rimpiazzare poi con un successivo stagista, a prescindere dal suo valore e dalle sue qualità. Il problema non è avere il posto fisso perché quella è una mentalità superata che non è più conciliabile con il mondo lavorativo attuale, bensì ottenere una vera mobilità lavorativa in cui contratti possano essere anche brevi, ma ci sia la consapevolezza che chi vale trova qualcuno disposto ad assumerlo in base alle sue competenze. Molti dei ragazzi che hanno fatto il Leonardo a Cambridge in azienda sono stati assunti, con contratti di un anno o anche a tempo indeterminato, perché hanno dimostrato qualità che diventano poi valore aggiunto per l'azienda. Perché mandare via un buon dipendente? È talmente logico che c'è da stupirsi che le cose troppo spesso non funzionino in questa maniera nel nostro Paese. Nel campo della ricerca la situazione è ancora diversa, perché in Italia la maggior parte viene realizzata nell'università e tutto viene gestito a livello di concorsi statali: ci sarebbe da scrivere un libro sui problemi del sistema e sulle possibili soluzioni...Testo raccolto da Ilaria MariottiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Leonardo Unipharma, 80 tirocini ben pagati nei centri di ricerca europei- Università, ricerca al collasso: e il paradosso è che i dottorandi vengono considerati studentiE anche: - Enrico Florio, da stagista a "scienziato in azienda" in Dompé Farmaceutici- Laura, ingegnere chimico in Chemtex Italia    

Tirocini Unipharma, il salto di Ester dall'università di Bologna a Cambridge passando per Barcellona

C'è tempo fino al 28 marzo per candidarsi ai tirocini Leonardo Unipharma: 82 borse di studio per uno stage di 24 settimane presso un centro di ricerca europeo. Ester Cannizzaro ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza all'università di Barcellona e poi a quella di Cambridge.   Vengo da Avellino e ho 27 anni. Ho frequentato il liceo classico - indirizzo europeo - nella mia città natale, e poi il corso di laurea triennale e poi magistrale in Biotecnologie all'università di Bologna, laureandomi nel 2011. La mia esperienza scolastica con le materie scientifiche non è stata delle migliori per cui la scelta universitaria non è stata facile, ma dopo lunghi tentennamenti ho deciso di provare perché ne ero affascinata, pur mantenendo molti dubbi sopratutto sugli sbocchi professionali che l'Italia avrebbe potuto offrire. I miei genitori sono laureati in Legge e in Medicina, e così ho tentato i test a Medicina con l'intento di cimentarmi nell'ambito biomedico. Il test per il numero chiuso in Medicina non è andato bene, mentre quello per biotecnologie sì. Non posso dire di avere avuto l'aspirazione per la ricerca scientifica da subito o che mi provenisse dai miei studi scolastici, ma piuttosto di aver seguito un interesse che è poi maturato col tempo e con gli studi universitari.Non ho avuto altre esperienze lavorative vere e proprie prima dello stage Uniphama. L'unica piccola esperienza è stata in un laboratorio di Genetica molecolare all'università di Bologna dopo la laurea magistrale, come "laureato frequentatore", per circa 3 mesi. Il laureato frequentatore non è retribuito ma semplicemente impara qualche aspetto pratico del mestiere che ovviamente non è ancora in grado di fare. Nel mio caso, seguivo i progetti di ricerca correnti in laboratorio cercando di imparare le tecniche che venivano usate. Non c'è stato nessun particolare colloquio, ho semplicemente chiesto alla group leader se poteva farmi frequentare il laboratorio. C'era ovviamente la possibilità di partecipare a un concorso di dottorato nell'università, ma per ragioni personali che mi avevano impedito di essere fisicamente presente al concorso, e perché non ero completamente convinta di voler fare il mio dottorato a Bologna, avevo deciso di non iscrivermi. Mentre ero lì mi hanno assegnato la borsa Unipharma e sono partita: era il dicembre del 2011. Il bando del concorso Leonardo da Vinci-Unipharma è pubblicizzato dall'università attraverso Alma welcome. Il concorso consiste in una doppia selezione, la prima secondo curriculum e la seconda mediante colloquio in inglese. Sono diversi i centri di ricerca disponibili e i gruppi di ricerca che vi prendono parte possono provenire da aziende, enti di ricerca privati o pubblici e università. Dopo essere stata ripescata sono stata assegnata a un laboratorio dell'Istituto di Biologia molecolare di Barcellona, un centro affiliato dall'università di Barcellona, con una borsa di 4200 euro. Una dottoranda è stata incaricata di seguirmi e mostrarmi l'aspetto pratico del lavoro che avrei dovuto svolgere, il che è molto vantaggioso e non sempre accade. Questo mi ha permesso di imparare, oltre alle tecniche, anche a gestire il mio lavoro autonomamente.Alla fine dello stage - era maggio dell'anno scorso - mi è stato proposto di rimanere per il dottorato ma il laboratorio non aveva fondi propri con cui pagare la mia posizione e avrei quindi dovuto richiedere borse di studio spagnole: una prospettiva troppo competitiva e in qualche modo sconveniente per studenti stranieri.Per ragioni personali e anche perché avevo interesse a provare qualcosa di meglio per me, ho cercato lavoro all'università di Cambridge partecipando a varie selezioni. Ho sostenuto diversi colloqui e alla fine, appena terminato il tirocinio Unipharma, ho ottenuto un posto da research assistant con un contratto di due anni, a 1.470 sterline nette al mese [pari a circa 1.700 euro], come impiegato di ricerca dell'università. Grazie a questo posto molto probabilmente comincerò il dottorato di ricerca a Cambridge il prossimo autunno, che rappresenta la mia aspirazione lavorativa nell'immediato futuro - anche se la retribuzione sarà probabilmente più bassa di quella attuale.Non racconto questa storia per soddisfazione personale - anche se è un buon esempio di quanto certe cose vadano tanto lisce all'estero quanto in Italia non andrebbero mai - ma perché un anno prima dello stage, come neolaureata, avevo fatto domanda per concorsi che bandivano posti di lavoro molto simili, ma non avevo riscosso nessun risultato positivo. Grazie all'esperienza del progetto Leonardo si sono aperte possibilità che restando in Italia non avrei avuto. Il tirocinio Unipharma del progetto Leonardo è una preziosa opportunità di trascorrere un periodo di formazione all'estero entrando in contatto con la realtà lavorativa di un altro Paese che permette di arricchire il proprio curriculum e sopratutto di fare confronti e prendere decisioni in un momento molto delicato come la fase appena dopo la laurea. Nel settore scientifico è particolarmente importante, dal momento che la ricerca è completamente basata su un flusso di informazioni che viaggiano per tutto il pianeta. Ho alcuni amici che hanno fatto esperienze di stage in aziende italiane. Nessuno di loro ha avuto una proposta di lavoro alla fine dello stage. Probabile che il periodo storico sia particolarmente infelice, ma uno stage dovrebbe avere proprio la funzione di aprirti le porte di un'azienda e la possibilità di un salto verso un contratto più sicuro.Se il sistema degli stage in Italia è ancora quello che mi hanno raccontato, che vuol dire approfittare delle prestazioni lavorative di neolaureati sottopagandoli con il pretesto di un contratto da stagista per poi mollarli a fine termine, non riesco a vedere davvero come possa rappresentare un vantaggio per dei "neo-disoccupati" mentre riesco a vedere molto chiaramente il vantaggio dell'azienda.  Le persone che hanno svolto il tirocinio Unipharma in azienda qui a Cambridge sono state assunte con contratti rinnovabili di sei mesi in sei mesi, e in alcuni casi a tempo indeterminato. E immagino questo sia il modo in cui dovrebbe funzionare.Testo raccolto da Ilaria MariottiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Leonardo Unipharma, 80 tirocini ben pagati nei centri di ricerca europei- Università, ricerca al collasso: e il paradosso è che i dottorandi vengono considerati studenti- Giovani in fuga, ecco l'ebook che aiuta a dire una volta per tutte «Goodbye mamma»

Quando lo spirito di iniziativa premia: dalla tesi al contratto in PwC

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Pietro Brambilla, assunto con contratto di apprendistato in PricewaterhouseCoopers, a Milano. Sono un 24enne di Milano che da poco si è affacciato al mondo del lavoro. Ripercorrendo le tappe che mi hanno portato qui, non posso che partire da luglio 2006 quando, finito il quarto anno di liceo scientifico, sono partito per la stupenda Londra. Ogni mattina, per poco più di un mese, ho indossato il mio abito nuovo e mi sono recato a Canary Wharf, distretto finanziario dell'East End. Era la mia prima esperienza lavorativa: uno stage non retribuito - fortunatamente ero ospite di un mio amico che viveva lì - nella Barclays, per il quale mi ero autocandidato qualche mese prima. L'esperienza di quell'estate, oltre ad aver migliorato il mio inglese, mi ha aperto gli occhi su quello che avrei voluto che fosse il mio futuro. Per la banca curavo le presentazioni dei prodotti finanziari che poi sarebbero state proposte ai clienti e, seppure solo 18enne, il sentirmi responsabilizzato in vere e proprie attività lavorative mi ha consentito di dare una sbirciatina a quello che sarebbe potuto essere lo sbocco dei miei studi. È stato grazie a questa esperienza che, da studente indeciso, sono diventato un appassionato di finanza e ho scelto di iscrivermi per l'anno successivo in Economia e gestione aziendale alla Cattolica di Milano, scegliendo naturalmente il curriculum finanziario. Nel primi tre anni di università poi lo studio di materie aziendalistiche, giuridiche e contabili ha reindirizzato il mio interesse su ambiti economici diversi da quello finanziario. E dopo aver discusso la mia  tesi triennale  - mi sono occupato di “Corporate Bond nel sistema bancario italiano” - ad ottobre 2010 ho proseguito con la magistrale in Economia e legislazione d'impresa, curriculum Auditing. Proprio durante il biennio, in uno dei corsi di Revisione aziendale, ho avuto come professore un partner di PricewaterhouseCoopers e, considerato il mio interesse per la materia, mi sono proposto per sviluppare con lui una tesi sull'indipendenza del revisore legale nello svolgimento della propria attività. Ricevendo poi una controproposta: uno stage trimestrale nell'Audit della società. Ho subito accettato con grande entusiasmo, nonostante il mio piano di studi non prevedesse tirocini: questa opportunità mi avrebbe consentito non solo di elaborare la tesi sul campo, incentrandola su tematiche molto concrete, ma soprattutto di entrare in contatto diretto con una grande realtà aziendale come PwC. Il mio stage, pagato 800 euro lordi al mese più buoni pasto, è iniziato a gennaio 2012, e si è concluso a maggio dopo un mese di proroga concordato con l'azienda per completare un progetto iniziato con i colleghi senior. È stata un'esperienza davvero positiva, durante la quale l'intenzione fortemente formativa di PwC e il supporto concreto dei colleghi mi hanno permesso di apprendere moltissimo e di sentirmi immediatamente parte del gruppo. Fin da prima che lo stage terminasse, avevo manifestato il mio desiderio di rimanere, ricevendo un forte incoraggiamento. Quindi mi sono candidato personalmente presso le Risorse umane e a giugno 2012, un mese prima di laurearmi e dopo aver superato gli step di selezione - un colloquio  tecnico con un manager e uno con un partner -  ho firmato un contratto di apprendistato biennale con uno stipendio di 23.500 euro lordi all'anno, più buoni pasto, straordinari retribuiti  e rimborso trasferte, con inizio dopo l'estate.  A settembre, primo mese di lavoro, ho partecipato al corso formativo di tre settimane previsto per tutti i neoassunti e subito dopo ho iniziato l'attività presso i clienti: in pochi mesi ho già conosciuto diverse realtà aziendali e di viaggiare molto. I ritmi di lavoro talvolta sono serrati ed è richiesta grande flessibilità, ma anche questo fa parte dell'incredibile arricchimento personale e professionale che sto ricevendo ogni giorno da questa esperienza.Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Primi sei mesi da dipendente Leaf, la venticinquenne Carlotta: «Non potevo chiedere di meglio»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Carlotta Merusi, 25 anni, assunta a tempo determinato in Leaf a Cremona. Sono nata e cresciuta a Parma, dove nel 2006 mi sono diplomata al liceo linguistico. Dopo, con un po' di incertezza, mi sono iscritta alla facoltà di Scienze della comunicazione e dell'economia di Reggio Emilia, corso di laurea in Comunicazione e marketing. Per tre anni ho fatto la pendolare, ogni giorno, con grande fatica ma anche con la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta: più frequentavo le lezioni più mi rendevo conto che ciò che stavo studiando mi appassionava. Nonostante la distanza casa-università e l'impegno degli studi, ho sempre cercato di mantenere una minima indipendenza dai miei genitori e come tanti altri studenti ho svolto diversi lavori che mi hanno permesso di imparare, crescere ed anche di divertirmi parecchio: dalla raccolta dell'uva alla hostess per le partite di calcio, e poi barista, commessa, promoter, impiegata comunale. Insomma, non sono mai stata con le mani in mano! Tra un esame ed un lavoretto, nell'ottobre 2009 ho conseguito la laurea triennale e ho deciso di proseguire con la nuova magistrale in Trade Marketing e strategie commerciali all'università di Parma: una scelta ben ponderata, perché sapevo che il corso era ottimo e coordinato da professori molto competenti. Non sono stata affatto delusa, e in questi altri due anni si è rafforzato il mio desiderio di avere un'esperienza lavorativa importante nell'ambito del marketing, magari di una grande azienda. Nel novembre 2011 ho terminato il mio percorso universitario con il massimo dei voti ed esattamente dal giorno dopo la proclamazione ho iniziato ad inviare cv e a cercare proposte di stage in ambito marketing. Le prime settimane dopo la laurea non sono state facili: tante aspettative ma nessuna chiamata, e soprattutto tante persone che mi ricordavano quanto fosse difficile oggi trovare un lavoro per un laureato, senza essere sfruttato. Ho passato giornate intere davanti al computer a cercare offerte di stage, visitare i siti aziendali, inviare curriculum, senza mai avere una risposta. Poi finalmente il mio telefono ha iniziato a squillare e ho cominciato a fare colloqui. Una delle chiamate arrivava da Leaf, un'azienda che conoscevo e apprezzavo da sempre, alla quale avevo subito mandato il mio curriculum dopo aver letto la loro proposta di stage in marketing, che l'università  di Parma mi aveva inoltrato. Ho sostenuto prima un colloquio di gruppo a Cremona e poi due colloqui individuali, uno con le Risorse umane ed uno con la Group brand manager, che sarebbe poi diventata la mia tutor. Fin dal primo momento l'impatto è stato davvero positivo e durante i colloqui ho cercato di far trasparire in ogni modo il mio entusiasmo e la mia voglia di far parte della realtà aziendale. Con grandissima gioia, a fine gennaio 2012 ho saputo di aver superato tutto l'iter di selezione e all'inizio di febbraio, a soli due mesi dalla laurea, ho iniziato la mia esperienza semestrale di stage come Marketing assistant in uno dei brand storici di Leaf, Saila, con un rimborso di 500 euro al mese più buoni pasto.Nei sei mesi di stage ho scoperto un mondo nuovo, che all'università avevo conosciuto solo sui libri: fin da subito sono stata coinvolta direttamente nelle attività di marketing e mi è stata data la possibilità di imparare davvero.  Da parte mia ce l'ho messa tutta  e il mio impegno è stato ripagato: lo scorso agosto mi è stato offerto un contratto a tempo determinato di un anno come Junior brand manager della categoria dolcificanti, tra cui Dietor e Fruttil, in affiancamento al Product manager. Oggi guadagno un buonissimo stipendio, circa 25mila euro lordi all'anno, e riesco ad essere completamente indipendente dai miei genitori, seppure continui a vivere con loro Parma, viaggiando ogni giorno da e per Cremona - circa due ore di viaggio al giorno, una situazione piuttosto comune oggi. Fino ad oggi Leaf mi ha regalato grandi soddisfazioni, e sono certa che continuerà a farlo. Lavoro esattamente nell'ambito per cui ho studiato,  in un'azienda che investe tantissimo sui giovani, in un team che mi ha fatto subito sentire a mio agio: non potevo chiedere di meglio. Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Esplorando una professione: i primi (sicuri) passi di Roberta in Thun

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Roberta Bona, 26 anni, assunta a tempo determinato in Thun, a Bolzano. Sono Roberta, ho 26 anni e vivo a Bronzolo, un piccolo paese nelle vicinanze di Bolzano. Ho frequentato il liceo scientifico europeo, una scuola privata salesiana, e poi mi sono iscritta in Biotecnologie a Padova. A 18 anni però non è sempre facile decidere cosa si vuole fare "da grandi" e dopo il primo anno di studi ho capito che il mio futuro non era in laboratorio. Così nel 2006 sono passata a Lingue e letterature moderne, sempre presso lo stesso ateneo. E questa volta non me ne sono pentita. Padova poi mi è rimasta nel cuore, ci torno spesso a trovare le mie amiche.  All'università ho partecipato ad un Erasmus di sei mesi in Germania, all'università Karls-Ruprecht di Heidelberg, non lontano dal confine con la Francia. È stata un'esperienza molto importante: ho seguito i corsi in tedesco e in inglese, con metodologie didattiche molto diverse dalle nostre, ma sono anche maturata tanto a livello personale. Consiglio a tutti di di fare un'esperienza all’estero, aiuta ad ampliare lo sguardo e a non rimanere focalizzati solo su ciò che ci circonda. Sempre in Germania, questa volta a Coblenza, ho anche fatto uno stage, presso  una struttura ospedaliera privata. Ci sono arrivata grazie a dei contatti personali: il responsabile che affiancavo è un amico di famiglia, e anche per questo, pur non ricevendo rimborso, ero ospitata gratuitamente nella sua famiglia. È stato uno stage un po' atipico, e non credo fosse rappresentativo dello "stage medio" in Germania: essendo rimasta solo un mese, l'agosto 2007, non saprei dire quale sia lì la situazione per i ragazzi [leggi il focus della Repubblica degli Stagisti]. In ospedale comunque svolgevo mansioni da segretaria: gestione della corrispondenza, fotocopie, fax, organizzazione degli appuntamenti. Più che altro è stata una buona opportunità per migliorare la lingua tedesca. A fine 2009 ho discusso la tesi triennale e poi per un po' ho lavorato nella piccola azienda agricola di famiglia, che produce succo di mele e vino. Svolgevo attività d'ufficio, gestione dei contatti con la clientela italiana, tedesca ed inglese via e-mail e via telefono, sponsorizzazione e promozione dei prodotti, controllo contabilità. Però volevo fare esperienza in una azienda più grande, slegata dalla sfera familiare e che mi permettesse di crescere professionalmente. Quindi mi sono candidata per uno stage in Thun: una mia amica in quel periodo ci stava lavorando e me ne parlava molto bene. Dopo qualche settimana e due colloqui, nell'ottobre 2010 ero a bordo: settore Amministrazione vendite. Nel primo periodo di stage ho contribuito all'organizzazione di un importante progetto per la catena retail: due maxi sessioni di formazione che hanno coinvolto circa 500 persone tra personale dei punti vendita, colleghi di sede e docenti. Nonostante fossi in azienda da poco e non avessi esperienza, mi sono subito sentita parte del team. Ho anche lavorato all'organizzazione delle molte riunioni aziendali, interne ed esterne, che Thun prevede ogni anno. E ho gestito il Consumer Service, rispondendo alle segnalazioni e alle richieste dei nostri clienti. Ogni mese ricevevo un rimborso di 500 euro netti più buoni pasto, sufficienti a coprire le mie piccole spese, visto che vivo con i miei.Finito lo stage, ad agosto 2011 Thun mi ha offerto un primo contratto annuale nell'Amministrazione vendite, che mi è stato poi rinnovato per un altro anno con la proposta di cambio reparto. Ora lavoro nell'ufficio Risorse umane e collaboro all'organizzazione e progettazione dei percorsi formativi sia per i dipendenti di sede che per il personale dei punti vendita sul territorio, con uno stipendio di 1250 euro netti al mese e straordinari pagati. È un incarico del tutto nuovo, sono solo all'inizio, ma penso che mi piacerebbe occuparmi di selezione del personale. Vedremo. Purtroppo, a differenza di Thun, le aziende disposte ad insegnare sono ben poche, è uno dei problemi principali dello stage. Però si deve sempre cercare di imparare il più possibile da questa esperienza: usciti dall’università non si sa quasi nulla del mondo del lavoro, e magari si hanno anche le idee confuse su cosa si vuole fare: lo stage può aiutare molto. Certo va scelto con cura. Per me Thun è stata decisamente un'ottima scelta! Testimonianza raccolta da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello Stagista

«Nel bluebook della Commissione Ue si entra grazie al cv, ma per lo stage bisogna fare lobbying»

C'è tempo fino al 31 gennaio per candidarsi a uno dei seicentocinquanta tirocini amministrativi o per traduttori offerti dalla Commissione europea, con rimborso di 1070 euro mensili. Edoardo Troina, 25enne di Catania ma ormai londinese a tutti gli effetti, ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua storia di ex eurostagista.  Ho lasciato l’Italia nel settembre del 2005, subito dopo il diploma di liceo classico, per proseguire gli studi in Inghilterra. Studiare in un’università anglosassone era stato un mio sogno fin da piccolo e non potendo andare negli Stati Uniti per via dei costi astronomici, ho optato per i loro “zii” inglesi.Ho intrapreso il corso di laurea in Politics and International Relations alla Royal Holloway, un college dell’Università di Londra. Durante il mio percorso accademico – che nel Regno Unito dura solo 3 anni – ho anche lavorato part-time per racimolare un po' di quattrini: prima come pizza-delivery boy e come cassiere vicino l’università e poi come assistente parlamentare di un deputato tory inglese (per due anni). Un lavoro che ho trovato per caso: ho incontrato il mio futuro datore di lavoro a una festa e lui mi ha proposto di fare esperienza da lui. A Westminster percepivo però solo un rimborso spese (avevo pranzo, cena e biglietti del treno/tube pagati). Per il resto, nei miei tre anni alla Holloway, ho fatto anche due stage a Bruxelles: uno alla Regione Sicilia e uno nell’ufficio di un europarlamentare inglese. Dei due, solo il secondo prevedeva un emolumento. La scelta della mia facoltà si è rivelata felice vista la bravura dei professori, la duttilità della laurea nel mondo del lavoro e il corpo studentesco – molto internazionale. Mi sono laureato nel luglio del 2008 con una tesi sulla politica estera italiana.Quando sono andato io, studiare in Inghilterra costava poco più che in Italia, visto che le tasse universitarie ammontavano a 1750 sterline per anno accademico (circa 2100 euro). Oggi purtroppo – dopo una riforma del governo Cameron – laurearsi nel Regno Unito costa 9mila l’anno (circa 10800 euro) mentre Galles e Scozia rimangono abbordabili. In Inghilterra, tutte le mie spese sono state coperte dalla mia famiglia. Subito dopo la laurea, ho iniziato un master in Studi interdisciplinari europei al College d'Europe, nel campus di Natolin, in Polonia, dove ho studiato diritto e governance dell’Unione Europea e ho fatto una tesi sul rapporto tra efficienza amministrativa nelle amministrazioni locali e utilizzo dei fondi regionali europei. Qui ho usufruito di unaborsa di studio completa del Rotary International che ha coperto sia la retta che le mie spese.  Subito prima di iniziare in Commissione Europea, ho fatto anche uno stage di 2 mesi in uno studio legale a Wall Street.Nell’aprile del 2009 ho fatto domanda per entrare nel bluebook della Commissione Europea e una volta entrato ho iniziato a fare “lobbying” per una posizione. Le istituzioni europee hanno infatti una selezione ufficiale organizzata in due step: il primo consiste in una scrematura fatta dagli specialisti delle risorse umane che selezionano i "possibili assunti". Una volta entrati in questo pool (stiamo parlando del 10/20% dei candidati) i candidati aspettano che uno dei servizi della Commissione li contatti per offrirgli una posizione. Spessissimo sono proprio i partecipanti a sollecitare i servizi della Commissione ai quali sono interessati: ecco cosa intendo per "lobbying". In sostanza ho iniziato a fare telefonate e a utilizzare tutti i contatti a mia disposizione finché non ho trovato qualcuno che mi desse la possibilità di un colloquio. Quella persona è stata Antonio Preto – allora capo di gabinetto del vicepresidente della Commissione Antonio Tajani e oggi commissario Agcom – con il quale ho fatto un colloquio che l’ha poi spinto a offrirmi il posto di stagiaire nel gabinetto Tajani. Così ho iniziato il mio stage, pagato più di mille euro al mese. Ho trovato persone stupende e la mia esperienza è stata molto positiva. Mi sono state affidate mansioni e un livello di responsabilità davvero alti e trattandosi del gabinetto di un commissario – piuttosto che una normale direzione generale – il tipo di lavoro era molto vario e interessante, passando dal policy-making puro al discorso politico. La mia fortuna è stata anche quella di trovare una squadra di livello altissimo, efficiente e affiatata. Il mio mentore si è trasformato con l’andare del tempo in un vero e proprio amico.Verso la fine dell'esperienza in Commissione i miei colleghi si sono dati da fare per aiutarmi a continuare il mio percorso nelle istituzioni europee e il loro aiuto si è rivelato determinante per il proseguio della mia – poi breve – carriera a Bruxelles. Mi è stato infatti offerto uno stage – rimborsato con circa 1000 euro al mese – nell’ufficio di un’europarlamentare italiana: Lara Comi. Questo stage di sei mesi offriva la prospettiva di un contratto come assistente parlamentare. Alla fine ho però deciso di accettare una borsa di studio offertami dal governo cinese per andare a vivere a Pechino e studiare la lingua per un anno. Durante il mio soggiorno oltre-muraglia ho fatto uno stage che non prevedeva alcun rimborso all’Istituto del Commercio Estero.Ad oggi, sono rimasto molto amico dei parlamentari di Bruxelles e faccio ancora dei lavoretti occasionali per loro. Inoltre, dopo lo stage, ho svolto alcuni servizi di consulenza per lo studio legale.In questo momento sono sotto contratto con uno studio legale angloamericano – SNR Denton  – che mi ha assunto come “trainee solicitor”. In pratica, mi stanno sponsorizzando per un’extra laurea in diritto a Londra presso il College of Law of England and Wales che converta la mia laurea in Scienze politiche prima di farmi iniziare a lavorare. In questo momento, stanno pagando i miei studi e mi danno anche uno “stipendio” che copre le mie spese qui a Londra: 12mila sterline l'anno - più o meno 14mila euro - per i miei studi e 7mila l'anno - 8mila euro - per il mantenimento. A partire da agosto, quando prenderò la seconda laurea e inizierò a lavorare, percepirò uno stipendio intorno alle 40mila sterline (48mila euro) e mi occuperò di diritto transazionale internazionale.Devo ammettere di essere stato molto fortunato in quasi tutte le mie esperienze visto che ho sempre trovato persone pronte a scommettere su di me e pure (quasi sempre) a pagarmi, aspetto non secondario. Mi è sempre stata data fiducia e ho svolto mansioni che normalmente uno stagiaire non svolgerebbe.La situazione in Italia e specialmente al sud, è invece drammatica. C'è una mancanza totale di opportunità e di speranza per i nostri giovani. Quello che mi fa rabbia è vedere quante opportunità sono a disposizione dei giovani britannici o francesi o statunitensi mentre noi - grazie alla nostra classe dirigente - siamo costretti o a scappare o a vivere una vita più povera di quella dei nostri genitori. Testo raccolto da Ilaria Mariotti Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Stage UE, oltre 800 occasioni da più di mille euro al mese- Commissione Ue, non sempre gli stage sono pagati- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»- Dalla metafisica al trattato di Lisbona: la storia di Mauro Pedruzzi, filosofo stagista alla Commissione europea E anche:- Giulia, passi da gigante nel marketing Neomobile: destinazione Londra