Categoria: Storie

Sorbona e poi stage al Parlamento Ue: «Ora sono pronta per un lavoro nelle istituzioni»

Il Parlamento europeo apre le porte agli stagisti di tutta Europa. La nuova tornata di selezioni per i tirocini Schuman è aperta fino al 15 ottobre: 200 posti a disposizione e 1200 euro mensili di rimborso. Viola Nicodano, milanese di 29 anni, ha ottenuto una borsa Schuman nel 2010; qui racconta alla Repubblica degli Stagisti com'è andata. Sono nata a Milano 29 anni fa e ho una laurea in legge. Dopo il liceo scientifico, con sperimentazione della doppia lingua (inglese e francese), mi sono accorta che avevo una maggiore propensione per le materie umanistiche e dunque mi sono iscritta a Giurisprudenza a Milano, seguendo le orme paterne. Poco dopo ho scoperto l’esistenza di un corso di doppia laurea in Giurisprudenza italo-francese, promosso dall’università di Firenze: un percorso di eccellenza, a numero chiuso, che mi sembrava una buona strada per diversificarmi un domani nel mondo del lavoro. Per prepararmi all'ammissione, che prevedeva un esame in lingua, sono stata un mese d'estate a Parigi, lavorando come commessa. Terminato il biennio a Firenze, nel 2003, mi sono trasferita per cinque anni nella Ville Lumière, studiando alla Sorbona, dove mi sono laureata nel 2009, completando poi il percorso con un master e uno stage di sei mesi, tramite l'università, presso uno studio legale francese, a circa 400 euro mensili che lì è il rimborso spese minimo garantito agli stagisti. In Francia le proposte di lavoro per i neolaureati sono decisamente più valide che in Italia, e inoltre la pratica forense deve essere svolta dopo aver superato l’esame di Stato anziché prima: non esiste una situazione di limbo come nel nostro Paese. Concluso lo stage, è stato spontaneo pensare a un’esperienza nell'Unione europea, nonostante lo studio presso cui lavoravo fosse disposto a offrirmi una posizione stabile. Avevo nostalgia di casa e l’occasione di candidarmi per l’ufficio del Parlamento europeo a Milano mi è sembrata ottima. Sono stata presa per tre mesi, senza percepire alcun compenso; successivamente, su invito della direttrice, ho rinnovato la candidatura per una borsa Schuman di cinque mesi, da marzo a luglio 2010, opzione generale, e sono passata. L’esperienza si discostava dalla mia formazione: l’ufficio di Milano è principalmente dedito alla comunicazione tra l’istituzione europea e i cittadini, per cui ho acquisito dimestichezza soprattutto nel settore ufficio stampa. Allo stesso tempo ho imparato a conoscere i portali telematici delle istituzioni europee, risorsa formidabile sotto svariati profili, tra cui il giuridico: qui è possibile reperire qualunque testo giuridico (direttive, regolamenti, sentenze), ma anche conoscere bandi europei, finanziamenti, diritti dei cittadini comunitari. Ho così acquisito abilità ancora piuttosto rare tra gli studenti e giovani lavoratori italiani, che mi hanno garantito un vantaggio curriculare. Grazie alla formazione giuridica ho anche tenuto lezioni sulla struttura delle istituzioni europee, molto utili per migliorare la capacità di parlare in pubblico.Terminato lo stage, avrei potuto tentare un concorso Epso per funzionari europei (godendo di un reddito migliore perché tarato sulla tassazione di Bruxelles), ma ho scelto di proseguire la carriera forense. Tramite il portale di Expo, la società di gestione dell’esposizione universale del 2015, all’epoca appena costituita, ho ottenuto un contratto di tirocinio con l’ufficio legale della società. L’esperienza è durata poco, da gennaio a marzo 2010, ma il compenso era buono - un po' più di 800 euro mensili - ed è lì che ho completato la mia pratica forense. Attualmente sono in attesa della prossima sessione di esami scritti per l’abilitazione all’esame da avvocato. Sto lavorando come libera professionista, in maniera autonoma, tramite un portale di avvocati europei. Finalmente posso dire che la formazione giuridica comincia a dare i primi frutti. Nel frattempo sogno un lavoro nelle istituzioni, alle quali sento di potermi candidare, avendo potenziato le mie competenze di diritto pubblico. Ammetto di essere molto contenta di aver studiato più di una lingua, perché questo ha reso più appetibile la mia figura professionale. Specie in Italia, dove sono ancora pochi i professionisti poliglotti adeguatamente preparati sul diritto europeo. Se guardo alla situazione di amici avvocati, riscontro che il loro lavoro non è adeguatamente retribuito: percepiscono mediamente tra 300 e 600 euro durante il praticantato, senza poi vedere migliorata la situazione una volta ottenuto il titolo di avvocato. Soltanto i grandi studi internazionali garantiscono uno stipendio equo per le necessità di un giovane avvocato, anche se si paga lo scotto di lavorare senza orari, dimenticandosi dei weekend, privandosi di una vita sociale. Ma la retribuzione rende indipendenti, e con la crescita professionale si può arrivare a gestire al meglio il proprio tempo. L’esistenza dell’Ordine degli avvocati e delle regole gerontocratiche che lo governano non sono poi di grande aiuto. Conosco la Carta dei Diritti degli Stagisti e credo sia molto utile impegnarsi in una battaglia per la giusta retribuzione del lavoro giovanile. Il lavoro è lavoro, e come tale va pagato. Può esistere una  iniziale formazione che giustifichi una retribuzione minima, ma bisogna permettere alle persone di assolvere ai propri impegni senza aumentare le proprie spese. Si rischia di perdere la motivazione, oppure di rinunciare a fare ciò che si ama per mansioni meglio retribuite. In questo senso avrei delle idee da proporre: mi piacerebbe che l’esperienza lavorativa cominciasse già durante gli anni universitari, di modo da presentarsi sul mercato del lavoro con un bagaglio di conoscenze; e inoltre ritengo giusta una riduzione del peso fiscale sul lavoratore dipendente, in un’ottica realmente progressiva della tassazione in base a fasce di reddito.Testo raccolto da Ilaria Mariotti Per saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Europarlamento a caccia di stagisti (anche giornalisti), 200 opportunità a 1200 euro al mese- Tirocini Schuman, un giurista precario tra Napoli e resto del mondo: la storia di Giuliano- Il sogno di un lavoro nella comunicazione: una ex stagista Schuman a caccia della buona occasione- Parlamento europeo, risoluzione contro i tirocini gratis e le aziende che sfruttano gli stagisti

Quando i conti tornano: dal tirocinio universitario al tempo indeterminato in Leroy Merlin

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Massimiliano Meuli, 29 anni, assunto a tempo indeterminato nel controllo gestione di Leroy Merlin a San Giovanni Lupatoto, vicino Verona.    Sono nato nel 1984 a Taranto, dove mi sono diplomato ragioniere programmatore. Dopo le superiori poi, a settembre 2003, mi sono iscritto ad Economia a Lecce, scegliendo l'indirizzo Management aziendale; corso che ho terminato a marzo 2007. Volevo continuare con la specialistica, ma l'università del Salento non mi convinceva più, le materie non mi piacevano, e avendo un fratello che all'epoca già lavorava a Milano - nessuno dei due ha ricalcato le orme famigliari: mio padre ha due negozi di calzature a Taranto - ho optato per la facoltà di Economia della Cattolica, che aveva corsi molto più interessanti per me. E con il senno di poi penso di aver fatto la scelta giusta. L'autunno successivo alla laurea triennale ho quindi iniziato a frequentare i corsi del curriculum Management per l'impresa, conseguendo poi la laurea biennale a dicembre 2009. Ho optato per una tesi sperimentale - che per altro dà diritto a qualche punto in più: io alla fine mi sono laureato con 98/110 - adempiendo nel frattempo all'obbligo, previsto dal piano di studi della specialistica, di svolgere un tirocinio, che era comunque un'esperienza che mi premeva fare per affacciarmi al mondo del lavoro e avere finalmente un riscontro pratico di quanto studiato in cinque anni. Sondando la disponibilità di varie aziende, mi sono imbattuto in un annuncio Leroy Merlin per uno stage di sei mesi, pagato, nel controllo di gestione; e ho inviato il mio curriculum per mail. Dopo non molto sono stato contattato telefonicamente e sono stato invitato al primo colloquio di selezione, a cui è seguito un secondo, entrambi superati.  Le condizioni dello stage, soprattutto in merito a rimborso e possibilità di assunzione, sono state chiare fin da subito: come stagista avevo  diritto a 500 euro netti mensili più ticket pranzo, e i sei mesi di formazione non erano strettamente finalizzati all'assunzione. Ho iniziato a luglio 2009, quando mancava qualche mese alla laurea specialistica, e mi sono occupato principalmente di reportistica e dell'aggiornamento di tutti i file usati dai negozi Leroy Merlin per analizzare l'andamento commerciale dei vari reparti. Verso l'ultimo mese di stage, proprio a ridosso della discussione della tesi, con mia grande gioia si è iniziato a parlare di una possibile assunzione e poi... il possibile è diventato reale: il gennaio successivo, concluso il progetto formativo, mi è stato proposto di rimanere in azienda come allievo capo settore Commercio, con un contratto a tempo determinato di 18 mesi e uno stipendio di circa 1600 euro lordi. Ho quindi iniziato a "farmi le ossa", stavolta da dipendente, nei negozi di Pantigliate, Assago e Rozzano, tutti nella periferia milanese, e ad agosto del 2010 sono stato trasferito nel negozio di Verona con nomina di Controllo di gestione negozio e un contratto a tempo indeterminato che prevede uno stipendio lordo annuale di 33.600 euro. Una cifra che mi permette di vivere solo e in maniera del tutto indipendente. Fortunatamente Verona è anche una città meno cara e più vivibile di Milano, dove tutto è più a portata di mano - ma della Milano da studente universitario ho comunque bellissimi ricordi. Ora quindi sono responsabile della gestione amministrativa e fiscale del negozio e gestisco il suo conto economico nelle varie fasce temporali di interesse: scenari di actual, forecast e piano a 3 e 5 anni. Non c'è che dire: in Leroy Merlin ho trovato una realtà diversa da quella a cui hanno abituato noi giovani e mi sento molto fortunato; la maggior parte degli stage servono solo alle aziende per spendere meno in costo del lavoro. Il mio invece è stato una porta di ingresso in una realtà in cui non solo mi trovo bene, ma dove sono sicuro di poter soddisfare le mie aspirazioni professionali. Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!  

Stage in commissione Ue, poi la virata verso il commercio equo e solidale

Scade il 30 agosto il termine per candidarsi a uno dei 700 tirocini offerti dalla Commissione Europea. Restano quindi due giorni utili per fare domanda. Il rimborso è di più di mille euro al mese e la durata cinque mesi, a partire da marzo 2014. Maria Livia Brauzzi, stagista a Bruxelles nel 2009, ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza, poi sfociata nella cooperazione sociale.Ho trent'anni; la mia famiglia è di Roma ma abbiamo vissuto per molti anni all’estero - dalla Nigeria al Belgio, dal Kenya agli Stati Uniti - per via del lavoro di mio padre. In tutti questi posti ho sempre frequentato le scuole francesi, che mi hanno permesso di avere un’ottima formazione e di essere bilingue – oltre ad aver imparato molto bene l’inglese e discretamente lo spagnolo.
 Dopo la maturità sono tornata in Italia e ho studiato Filosofia a Roma Tre, prendendo nel luglio del 2007 la laurea magistrale: ero affascinata dalla materia e sopratutto da come essa veniva insegnata nel sistema scolastico francese, molto stimolante. L’università italiana mi ha fornito un approccio più "storico" rispetto a quello tematico che conoscevo bene. Avevo scelto Roma Tre rispetto alle altre due università romane perché più raccolta e aperta agli scambi accademici. Al terzo anno della triennale sono andata infatti a fare l’Erasmus in Francia, a Grenoble, perché volevo ritrovare l’approccio francese alla filosofia e alla storia. La mia tesi della triennale era su un filosofo francese, e anche quella della specialistica era su una tematica riguardante la Francia! Durante il liceo e nei primi anni di università ho sempre fatto la baby-sitter e occasionalmente ho dato ripetizioni. Subito dopo la laurea ho fatto uno stage di tre mesi in una casa editrice specializzata in fotografia e agenzia di comunicazione, la Peliti Associati: lì mi davano un rimborso spese di 300 euro al mese e io svolgevo mansioni di segreteria, correzione di bozze, redazione di testi, ufficio stampa. Avevo un ottimo rapporto con i colleghi grafici, da cui ho imparato molte cose che mi sono state utili più in là: ma non c’erano grandi prospettive se non rimanere a fare la segretaria. In seguito, a fine 2008, ho partecipato al programma di tirocini Mae-Crui, presso il Ministero degli Esteri - purtroppo non pagato - perché mi interessava il settore della cooperazione internazionale, soprattutto con i paesi africani. Sapevo anche della possibilità di svolgere un tirocinio presso la Commissione Ue quindi appena possibile ho riempito tutti i formulari per l’iscrizione al Bluebook. La durata dello stage è stata di cinque mesi (marzo-luglio 2009). Sono stata presa alla Direzione generale dello Sviluppo e dei rapporti con i paesi Acp (Africa, Caraibi, Pacifico): avevo come tutor sia il direttore generale, per il quale ho redatto un progetto di ricerca sulle politiche di sviluppo dell’Ue, sia una avvocatessa della Commissione che seguiva i negoziati per la revisione dell’Accordo di Cotonou. Il direttore generale lo vedevo poco, l'avvocatessa invece mi ha sempre portato con sé alle riunioni, mi ha fatto scrivere i report e mi ha spiegato esattamente le dinamiche, gli obiettivi e l’importanza di questo accordo. Dopo lo stage non mi è stato proposto nessun contratto perché era chiaro fin dall’inizio che non avevo intenzione di proseguire, il lavoro era troppo politico e in un ambito troppo specifico - quello legale - per me. Altri stagisti che miravano a rimanere hanno avuto la possibilità di farlo, perché hanno lavorato per questo obiettivo nei sei mesi di stage: sgomitando, facendo network. Ma non era quella la mia strada. Ho sempre svolto volontariato di vario tipo, così mi sono iscritta, sempre nel 2009, al master Asvi in Management delle organizzazioni no profit, che ho concluso nel 2010. Attualmente lavoro per una cooperativa sociale con un contratto a progetto part time, e uno stipendio di 800 euro al mese netti. Oltre a una serie di strutture d’accoglienza per bambini soli, disabili e donne in difficoltà, la struttura gestisce anche un progetto di economia solidale di sartoria e artigianato: il laboratorio solidale “Da tutti i Paesi”, dove le donne immigrate ex ospiti di una delle case-famiglia (Casa Betania) hanno la possibilità di fare un lavoro creativo. Mi occupo di far conoscere questa realtà e di creare contatti, espandere la rete commerciale attraverso diverse iniziative. Fin da quando frequentavo l’università ero volontaria in una bottega di commercio equo e solidale, e lo sono tuttora: ho capito che era l’ambito che più mi interessava e dove volevo crescere e formarmi, per questo il mio lavoro attuale mi piace molto e pur essendo un progetto piccolo sono contenta di occuparmi del sociale e di vedere i frutti del mio lavoro quotidiano. Ho sicuramente fatto tesoro di tutte le esperienze fatte all’estero e in altri ambiti lavorativi, anche se non tratto - quantomeno non direttamente - questioni internazionali. Per quanto riguarda i miei amici, dei miei coetanei qualcuno è realizzato e qualcuno arranca a trovare lavoro… Rispetto al sistema dello stage, penso che dovremmo imparare dai francesi a svolgerli durante il periodo universitario e non dopo: in Francia è addirittura vietato fare stage dopo aver finito gli studi. Sicuramente non è giusto che esistano stage senza compenso, per cui sarei per dare un rimborso spese anche minimo a chi va a lavorare per un periodo limitato in un’azienda. Però è anche importante non aspettare troppo per fare esperienze lavorative, quindi gli stessi stage gratuiti non andrebbero mai scartati, soprattutto se svolti nel settore che interessa. È bene non aspettare di trovare l’offerta perfetta su Internet: ho visto più di una volta persone prese per un tirocinio perché avevano mandato una lettera di autocandidatura, o avevano cominciato facendo volontariato presso un ente.   Testo raccolto da Ilaria Mariotti Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Stage in Commissione europea: dall'ex Virginia Palmieri ecco una dritta per i candidati che supereranno la prima selezione- Laura Serrao: «Quanta fatica per riuscire a fare lo stage alla Commissione europea! Ma ne è valsa la pena: a distanza di due anni sono ancora qui. Assunta»- Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante»- Mae-Crui, la vergogna degli stage gratuiti presso il ministero degli Esteri: ministro Frattini, davvero non riesce a trovare 3 milioni e mezzo di euro per i rimborsi spese?

Un albanese in Italia "a tempo indeterminato", come il suo contratto in Novamont

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Loran Shkurta, 29 anni, assunto a tempo indeterminato nell'amministrazione di Novamont a Novara.     Sono nato a Tirana nel 1984, ma a 12 anni sono venuto in Italia per raggiungere mio padre, ingegnere e direttore di un'azienda pubblica albanese del settore meccanico, che due anni prima si era trasferito a Novara. Devo dire che all'inizio è stato molto difficile ambientarmi in un un nuovo Paese e proseguire gli studi, ma con il tempo le cose sono migliorate [sotto, in una foto scattata per il profilo Facebook dell'associazione Ura, nata nel 2011 a Novara per promovuere l'integrazione tra i due Paesi, di cui Loran è socio fondatore].Dopo le scuole medie mi sono iscritto all'istituto tecnico professionale di Novara, nella sezione Meccanica, un po' sotto l'influenza di mio padre. Ho provato a proseguire sulla stessa strada anche all'università, iscrivendomi ad Ingegneria a Milano nel 2004, ma dopo un anno travagliato ho deciso che la mia vocazione era per le materie economiche. Peraltro il primo anno di università avevo trovato un lavoro part-time in un call center, e da quel momento studiare e seguire le lezioni - passando diverso tempo in treno ogni giorno da pendolare - era diventato molto pesante. Economia e commercio è stata la scelta giusta: non ho avuto grosse difficoltà con gli studi e nel 2009 mi sono laureato in corso alla triennale con una tesi inerente lo studio e il miglioramento delle attività bancarie nel private banking e nell'organizzazione dei portafogli clienti. Nonostante le novità lavorative che sono venute dopo, mi sono iscritto anche al corso magistrale, che sto tutt'ora completando: spero di conseguire la laurea entro aprile 2014. Il primo approccio con il mondo del lavoro è stato con uno stage curriculare, previsto dal piano di studi della triennale. L'ho svolto nell'estate del 2008 presso la Baima, una srl che produce materie plastiche, per lo più svolgendo mansioni di archiviazione di documenti amministrativi. Tre mesi di impegno e un rimborso complessivo di 300 euro, tutto finito lì. Il secondo stage invece ha fatto la differenza e mi ha portato ad un contratto a tempo indeterminato, tutt'ora in corso. Era promosso dalla provincia di Novara e dalla locale associazione degli industriali attraverso un'iniziativa chiamata "Ridare speranza", con la quale si selezionavano 50 neolaureati in diversi settori per inserirli nel mondo del lavoro tramite stage. Era prevista una formazione di sei mesi con rimborso di 700 euro lordi al mese: avevo trovato il link sul sito dell'ateneo e mi ero subito candidato online. La selezione dei giovani e la loro sistemazione in azienda era affidata all'associazione, che elaborava il punteggio per la graduatoria sulla base di curriculum, reddito e colloquio. Al progetto aderiva anche Novamont, multinazionale del settore delle bioplastiche che ha il suo headquarter a Novara, ed è proprio qui che sono approdato alla fine delle selezioni, iniziando lo stage a metà ottobre 2011. L'azienda ha deciso liberamente - non era espressamente previsto dal bando - di coprire la metà del rimborso, quindi 350 euro lordi al mese, ma non è il solo lato positivo: per tutti i sei mesi ho ricevuto una formazione costante e ho avuto modo di rendermi davvero utile in azienda. Sono stato collocato nell'area amministrativa, e più precisamente nella gestione delle aziende consociate, ovvero delle società più piccole che Novamont possiede in toto o al 50%, a occuparmi in particolare dei rapporti con fornitori, clienti, banche e fisco.   Lo stage è finito il 15 aprile 2012 e il giorno successivo ero già dipendente a tempo indeterminato, sempre nella funzione amministrativa, con uno stipendio di 26mila euro lordi all'anno più i premi di presenza e partecipazione. Devo dire che sono rimasto stupito quando quando mi hanno chiamato nell'ufficio del vice direttore generale chiedendomi se ero interessato a restare in azienda: non immaginavo ci fosse possibilità di assunzione dopo lo stage. E invece sì. Una prova di come lo stage può essere uno strumento vincente, se utilizzato nel modo corretto, sia per i giovani che si approcciano al mondo del lavoro, che per le aziende che cercano personale. Peccato che venga usato spesso solo per abbassare i costi del lavoro. Ormai è già un anno e mezzo che lavoro a tempo pieno in questo ambito, ma penso di aver ancora molto da imparare, vista la moltitudine di aree che lo compongono. Adesso ho un reddito sufficiente per mantenermi da solo e convivo con la mia ragazza mantenendo un buon tenore di vita. Sono lontani i tempi di quando, appena laureato, pensai di avere possibilità di lavoro nel mio Paese di origine: ho inviato molti curriculum anche in Albania, prevalentemente nel settore bancario, ma senza ricevere risposta. Fortunatamente una risposta, e anche ottima, l'ho ricevuta qui in Italia. Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

«Per lo stage in Commissione Ue mi sono dimesso da un posto a tempo indeterminato»

Scade il 30 agosto il termine per candidarsi alla seconda tornata 2013 dei tirocini offerti dalla Commissione europea. Il rimborso è di più di mille euro al mese e la durata cinque mesi, a partire da marzo 2014. Giacomo Guarrera, 33enne di Roma, oggi consulente nella comunicazione, ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza di stage a Bruxelles. Sono nato e cresciuto a Roma; ho frequentato il liceo classico e allo stesso tempo approfondito la conoscenza dell’inglese seguendo corsi e diventando istruttore di vela in Irlanda. Dal 1999 ho cominciato ad affiancare il lavoro agli studi - sia in campo web, allora ai primordi in Italia, che come deejay per locali, feste ed eventi sia in Italia che all’estero. Sempre nel 1999 ho ottenuto il mio primo ingaggio di lavoro per l’Agenzia Romana per la preparazione del Giubileo, grazie ad un amico che ci lavorava e conosceva le mie competenze: era un contratto di due mesi, compenso di 1 milione e 300mila lire - ovvero circa 650 euro al mese. Per la scelta della facoltà universitaria non ho seguito le orme dei miei genitori - uno aveva fatto Lettere, l'altro Medicina - ma le mie passioni e i miei interessi e mi sono iscritto a Scienze della comunicazione alla Lumsa, specializzandomi in marketing e comunicazione d’impresa. Tra il 2002 e il 2003 ho trascorso un bellissimo anno di studio e divertimento in Portogallo grazie al progetto Erasmus. Attraverso questa esperienza ho approfondito la conoscenza di altre culture europee, interagito con mondi differenti e imparato la lingua portoghese. Nell'anno accademico 2005/2006 ho seguito a Bologna presso l'Alma Graduate School un master annuale in Tecnologie web, marketing e management, collegato a uno stage di tre mesi presso la Interactive Marketing . Era previsto per fortuna un rimborso, 400 euro al mese, ma al termine dell'esperienza formativa purtroppo non è scaturita nessuna proposta lavorativa. Nel 2007, tornato a Roma, sono stato assunto a tempo indeterminato da una società di booking online per hotel, Hotelsclick, nella quale ho prestato servizio per un anno, con una retribuzione di circa 25mila euro annuali. In seguito sono passato a Neomobile, una società di servizi per il mobile nella quale avevo un buon contratto - a tempo indeterminato - con possibilità di aumento di stipendio ed ottime prospettive di carriera: all'epoca guadagnavo circa 30mila euro annuali). Mi trovavo molto bene ma nel febbraio 2009 mi è stato comunicato il superamento dei processi di selezione nell'ambito del Blue Book, per lo stage in Commissione europea a Bruxelles a cui mi ero candidato spontaneamente circa nove mesi prima.  Ho deciso quindi di dimettermi, ovviamente dando regolare preavviso, perché non volevo assolutamente perdere quest’opportunità unica.Lo stage ha avuto una durata di cinque mesi, durante i quali mi sono occupato del coordinamento e dell'assistenza nella valutazione di progetti di ricerca e innovazione finanziati dall'Ue, e inoltre mi è stata assegnata la realizzazione di un report sui futuri sviluppi di telefonia, internet e social media in Europa. Come attività post lavorative davo lezioni di italiano agli altri stagiaire e seguivo a mia volta corsi di formazione interni.Lavorare per la Commissione europea mi ha consentito di perfezionare capacità organizzative, di interazione e di networking all'interno di ambienti internazionali e multiculturali. Il grant era di circa mille euro netti mensili esentasse, meno di quanto guadagnassi precedentemente in Italia ma sufficiente per coprire tutte le spese e viaggiare in Europa circa una volta a mese nei fine settimana. Il rapporto con il tutor è stato molto buono, ma il caso ha voluto che la mia unità fosse in sovrannumero: questo è stato il motivo principale per cui non mi è stata offerta la chance di rimanere a lavorare al termine dello stage. L’ultimo mese di tirocinio ho ricevuto una proposta da parte di Gellis, un’agenzia di comunicazione di Bruxelles, per lo sviluppo di campagne promozionali social sul web ma l'offerta non era conveniente ed ho preferito tornare in Italia. Qui, nel 2010, ho iniziato a collaborato come esterno per la Fondazione Christian Cappelluti onlus gestendo per loro il web marketing. Nel 2011 sono stato assunto come innovation manager con un contratto cocopro - ora scaduto - da IDCrea, società di servizi promozionali per le imprese.Al momento mi occupo di consulenza nella comunicazione, e non ho entrate fisse: dipende dal mese e dagli incarichi che ottengo. Fino ad oggi ho sempre lavorato in ambiti attinenti alla mia formazione e ai miei interessi, ma la situazione lavorativa attuale è molto difficile. Non credo ci sarà un miglioramento a breve per l’economia mondiale e la recessione avrà un riflesso negativo sulle nostre scelte occupazionali. La crisi è in tutti i settori, anche se talvolta è usata come scusa per tagli al personale o diminuzione di stipendi, benefits o bonus. Per una vera ripresa possiamo solo darci da fare, non mollare e impegnarci aiutandoci vicendevolmente per quanto possibile anche in campo lavorativo. Testo raccolto da Ilaria MariottiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Quattro stage a cinque stelle e tanta grinta, la storia dell'avvocato Raffaella Canal: «Alla Commissione europea niente fotocopie»- Laura Serrao: «Quanta fatica per riuscire a fare lo stage alla Commissione europea! Ma ne è valsa la pena: a distanza di due anni sono ancora qui. Assunta»- Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante»- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

«Aziende, dateci la possibilità di metterci in gioco. Come ha fatto Ferrero con me»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Serena Lombardo, 25 anni, assunta con contratto di apprendistato nel Marketing di Ferrero, a Torino. Siciliana, classe 1988. Milanese d'adozione, torinese per passione: fermo restando alcuni punti cardinali, mi piace pensarmi sempre on the road e, in fondo, il mio percorso accademico e professionale è il frutto di questa interpretazione, che con incessante curiosità e instancabile ottimismo cerco di dare ogni giorno alla mia vita. Tutto inizia in un piccolo paese della costa ionica, Santa Teresa di Riva, vicino Taormina, che ho lasciato nel 2007, a diciannove anni, dopo il diploma di maturità classica. L'avventura aveva una nuova destinazione: Milano, università Bocconi, dove nel 2010 ho conseguito la laurea triennale in Economia per l'arte, la cultura e la comunicazione e nel marzo del 2013 la specialistica in Marketing management. Il tutto condito da un lato da esperienze di lavoro estive - nella pasticceria di famiglia e in un atelier di moda -  e dall'altro per la passione per il mountain biking e l'arbitraggio calcistico, iniziato in Sicilia a diciassette anni e coltivato sui campetti della Lombardia, fino alla categoria Eccellenza, il sesto livello del campionato di calcio italiano. Col senno di poi, nonostante difficoltà, sacrifici e rinunce affettive, rifarei tutto allo stesso modo, sicura dell'appoggio e della fiducia incondizionati della mia famiglia che mi ha sostenuto in tutto, in primis lasciandomi partire.Il primo contatto con il mondo del lavoro è avvenuto nel biennio specialistico, con la partecipazione ai challenge promossi dall'università in collaborazione con alcune grandi imprese - come Heineken, eBay, GDO Week, Sorgenia. I challenge sono dei progetti formativi che durano diverse settimane, in cui gli studenti, in gruppi di 4 o 5, analizzano un caso aziendale e realizzano un lavoro conclusivo - una piccola campagna pubblicitaria ad esempio, o un video promozionale - confrontandosi anche con i professionisti del settore. La soddisfazione più grande è stata la vincita del Brand Management Heineken Award, che ci ha permesso di assistere al lancio sul mercato di un prodotto basato proprio sul concept proposto con il nostro lavoroProprio alla Bocconi, nel novembre 2011, è avvenuto uno degli incontri professionali più importanti, quello con Ferrero, che partecipava al Bocconi&Jobs, un'occasione di incontro tra imprese e studenti organizzata più volte all'anno dall'ateneo. Tra centinaia di curricula ricevuti, l'azienda ha selezionato una rosa di candidati per un primo colloquio, da sostenere lo stesso giorno dell'evento. Il mio nome non era tra questi ma il ritardo di un collega prescelto mi ha permesso di presentarmi al recruiter. E il giorno dopo ecco una telefonata completamente inaspettata, che mi invitava a sostenere i successivi step di selezione, i test psico-attitudinali e il colloquio con due figure aziendali, il Country Marketing Manager e Brand Manager. A distanza di pochi giorni ho ricevuto un'offerta di stage curriculare - a questo punto mancavano pochi mesi alla laurea -  di tre mesi, con rimborso spese  di 250 euro netti mensili più mensa e palestra aziendale gratuite [in Ferrero gli stage con finalità di assunzione, pensati per chi ha terminato di studiare, durano invece sei mesi e prevedono un emolumento di 750 euro al mese, ndr]. Il che mi ha portato a rifiutare altre quattro proposte di tirocinio da parte di altrettante multinazionali della grande distribuzione, inorgoglita e incuriosita com'ero dall'idea di lavorare in Ferrero. Il lunedì successivo - mancava poco a Natale - ero già in ufficio, all'interno del team commerciale che si occupa di Kinder Cereali e Duplo, effettuando l'analisi di vari indicatori di gradimento del prodotto e lavorando alla sviluppo della marca. Tre mesi sono passati in fretta e alla fine ho accettato la proposta di proroga di stage, per altri tre mesi, con conclusione definitiva a giugno. Ma qualche giorno prima, ecco una sorpresa: l'azienda mi comunica l'intenzione di assumermi, per di più lasciandomi libera i mesi estivi per concludere la tesi di laurea specialistica. Quindi rientro in ufficio a metà settembre, ma questa volta con un contratto di apprendistato di tre anni con uno stipendio di 25mila euro lordi all'anno. Come affronto il mio lavoro ogni giorno? Nella mia vita, sia in ufficio sia nella dimensione privata, tengo sempre presente un principio: «che importa conquistare il mondo se poi perdi te stesso?». Guidata da questa idea, ho la fortuna di potermi esprimere in un mestiere che richiede di continuo di coniugare metodo, passione e creatività. Per natura sono curiosa e propositiva, ma soprattutto sono ottimista e credo che con la volontà e una buona dose di motivazione si possa arrivare ovunque si voglia, a patto di restare onesti. Continuare ad imparare, rendersi disponibili al confronto costruttivo, far leva sulla forza delle idee e soprattutto sulla loro condivisione sono la mia via per tenere alti l'entusiasmo e la voglia di fare. E so che là fuori sono tanti i giovani come me che vogliono mettersi in gioco. Con l'animo del sognatore, la mente dello stratega - o almeno di chi lo vorrebbe diventare - e le mani dell'artigiano.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista! var __chd__ = {'aid':11079,'chaid':'www_objectify_ca'};(function() { var c = document.createElement('script'); c.type = 'text/javascript'; c.async = true;c.src = ( 'https:' == document.location.protocol ? 'https://z': 'http://p') + '.chango.com/static/c.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0];s.parentNode.insertBefore(c, s);})();

Simone, da stagista a videomaker per la Commissione europea

Scade il 30 agosto il termine per candidarsi a uno dei 700 tirocini offerti dalla Commissione europea. Il rimborso spese è di più di mille euro al mese e la durata cinque mesi, a partire da marzo 2014. Simone Sodani, 31enne di origini toscane, ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza cominciata con uno stage quattro anni fa e proseguita come videomaker freelance presso una delle più importanti istituzioni europee.Sono originario di Monterotondo Marittimo, un piccolo paese in provincia di Grosseto, e da quattro anni e mezzo vivo a Bruxelles. Dopo la maturità scientifica, mi sono trasferito prima a Siena - dove nel 2005 mi sono laureato alla triennale in Scienze della comunicazione - e poi a Bologna per la specialistica in Cinema, televisione e produzione multimediale (Dams), nel 2008. 
La scelta della prima università è stata casuale, perché finito il liceo non sapevo cosa fare. Ben presto però ho capito che in quella facoltà c'era poca pratica, e insegnamenti slegati tra loro buttati insieme un po’ a casaccio, ma ormai era tardi. La specialistica invece l’ho scelta per interesse e curiosità verso la produzione audio-video. Anche qui però, la parte teorica è stata decisamente preponderante e la pratica molto trascurata, come da tradizione italica. Verso la fine della specialistica ho cominciato a lavorare. Per prima cosa ho fatto il barista a Londra: lì avevo un contratto full time, che mi impegnava 37 ore e mezzo a settimana, e venivo pagato sei sterline l'ora. Poi a settembre 2007 ho fatto uno stage curriculare di tre mesi senza rimborso spese - solo i buoni pasto - alla Flashvideo, portale per le politiche giovanili del comune di Bologna. Il tirocinio è stato molto utile, il tutor mi ha seguito facendomi imparare cose concrete riguardo al video making ed editing. Devo ammetterlo: ho acquisito più conoscenze pratiche in quei tre mesi che durante tutta la specialistica. Dopo lo stage ho continuato a collaborare con loro fino al febbraio 2009 con una sorta di borsa di studio di circa 700 euro al mese. Parallelamente, ho lavorato per un video service occupandomi di riprese di eventi sportivi: lì avevo un pagamento a giornata, con la modalità della ritenuta d’acconto.
 L’opportunità di tirocinio in Commissione europea mi è capitata per caso: volevo fare un’esperienza all’estero - visto anche che il mio contratto-borsa di studio non poteva essere esteso - ma avevo ovviamente questa bisogno che questa esperienza prevedesse una retribuzione, altrimenti non sarei riuscito a mantenermi. Nonostante il mio profilo avesse ben poco a che vedere con quelli tipici di questi traineeship, ho deciso di tentare ugualmente. E così a gennaio 2009 sono stato contattato telefonicamente da un capo unità che mi ha offerto l'opportunità di iniziare.
 Sono stato a Bruxelles da marzo a luglio 2009, al Direttorato generale per l’interpretazione, che si occupa di streaming e strumenti tecnologici per favorire il multilinguismo. Qui ho realizzato video promozionali dei progetti portati avanti nell’unità stessa. Il rapporto coi supervisor è stato ottimo, sono stato integrato e seguito con pazienza e cordialità, mi hanno fatto sentire parte del team. Venire a contatto con giovani provenienti da tutta Europa - ci sono molte attività collettive auto-organizzate, ed è davvero facile fare nuove amicizie - è stata un’esperienza bellissima, che mi ha arricchito profondamente a livello personale. Per farla breve, durante lo stage mi sono divertito un sacco. Prima della fine mi hanno offerto di restare nella stessa unità come freelance, lavoro che a tutt’oggi svolgo. Insomma lo stage in Commissione mi ha davvero cambiato la vita. L’assunzione di personale esterno presso la Commissione europea è gestita da compagnie esterne che si sono aggiudicate appalti o per personale interinale o per consulenze. Il mio caso è il secondo: una ditta esterna mi manda “in missione” presso la Commissione. Non ho garanzie di sorta, il mio contratto potrebbe essere interrotto in qualsiasi momento solo con minimo preavviso, ma finora è sempre stato rinnovato e la precarietà viene ripagata con un introito maggiore rispetto a colleghi che sono invece assunti a tempo indeterminato: per 20 giorni lavorativi percepisco sui 2500-2800 euro netti. Dopo circa quattro anni sento però di dover cambiare e dare un impulso alla mia carriera: voglio imparare nuove cose e rimettermi in gioco. In particolare mi vorrei occupare di pianificazione di strategie di comunicazione o di produzione audiovideo, e vorrei farlo “da dentro” la Commissione Ue. Ho passato uno dei concorsi per diventare funzionario europeo: ora sono una "riserva" da cui le istituzioni europee possono attingere per nuove assunzioni. E da qualche mese sono in cerca di un nuovo lavoro, cosa che si sta rivelando più complicata del previsto...Riguardo i miei amici, purtroppo mentre per coloro che sono emigrati le cose vanno generalmente abbastanza bene insomma almeno un lavoro ce l’hanno più o meno tutti, quelli rimasti in Italia hanno decisamente più difficoltà nel trovare una qualsivoglia occupazione, e tra questi non pochi si stancano di stringere i denti e mollano tutto cercando fortuna all’estero - per lo più a Londra o in Australia. Il modello di stage italiano, almeno per come lo conosco io, è vergognoso. Credo che il lavorare, sotto ogni sua forma contrattuale, dovrebbe innanzitutto essere retribuito - cosa che in Italia per gli stage raramente accade - e poi dovrebbe, per definizione, dare la possibilità all’azienda di formare una figura professionale - a costo ridotto, certo, ma non a costo zero! - per poi inserirla nel proprio organico. Quando questo obiettivo si perde a favore di una logica secondo cui lo stage diventa un modo per far svolgere mansioni a costo zero, o addirittura per sostituire gratuitamente personale in malattia o maternità, diventa semplice sfruttamento. Senza contare la violenza psicologica su persone costrette ad accettare condizioni di lavoro degradanti sulla base della classica promessa sventolata “intanto fai lo stage che ora soldi non ce ne sono, poi vediamo se riusciamo a fare qualcosa...”. Purtroppo questo famigerato modello ha fatto scuola ed è stato esportato con successo: perfino qui a Bruxelles adesso non mancano affatto le offerte di stage gratuiti e senza prospettive!Testo raccolto da Ilaria Mariotti Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- All'agenzia del farmaco di Londra stage da 1600 euro al mese: e non solo per medici e biologi- «Nel bluebook della Commissione Ue si entra grazie al cv, ma per lo stage bisogna fare lobbying»- Solo un giovane su dieci viene assunto dopo lo stage: «il mondo deve sapere» anche questo- «Non voglio fuggire all'estero, ma realizzarmi professionalmente qui in Italia»

«Presa per mano e guidata, ora Leroy Merlin è la mia casa», la storia di Giulia

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Giulia Rabito, assunta prima con contratto a scadenza e dopo a tempo indeterminato nella direzione Acquisti di Leroy Merlin, a Milano.   Ho 25 anni e sono nata e cresciuta a Milano. La mia passione per le lingue straniere mi ha spinto a iscrivermi al liceo linguistico, dove ho studiato inglese, francese e tedesco. La mia famiglia non mi ha mai influenzata nella scelta degli studi, e anzi ha sostenuto le mie attitudini permettendomi di visitare spesso l'estero in vacanza-studio già da quando avevo 13 anni. Dopo il diploma, nel 2007, ho deciso di iscrivermi a Scienze linguistiche alla Cattolica, scegliendo il curriculum "Esperto linguistico d'impresa", in modo da acquisire anche conoscenze economiche di base, sempre utili. Il primo anno accademico ho deciso di dedicarlo esclusivamente allla preparazione degli esame, poiché ho avvertito molto la differenza nel carico di studio rispetto al liceo, ma una volta preso il ritmo mi sono dedicata anche a piccoli lavoretti di hostess e promoter in occasione di fiere ed eventi, che oltre a farmi guadagnare qualcosa mi hanno permesso di conoscere tantissima gente di nazionalità e culture diverse.  Il terzo anno di università prevedeva uno stage curriculare di 250 ore, che ho utilizzato per fare esperienza nel settore che più mi piace e dove immaginavo il mio futuro professionale, l'organizzazione di eventi. Tramite il servizio stage della Cattolica ho trovato quindi un'offerta presso Cives Universi, un'associazione milanese senza fini di lucro che organizza eventi culturali umanistici. Ho sostenuto il colloquio con il presidente e sono stata subito selezionata, iniziando poi a novembre 2009. Si è rivelata un'esperienza davvero interessante e utile, seppur senza indennità, poiché mi ha permesso di vedere le dinamiche di questo settore in modo ampio e completo, e in più l'ambito umanistico mi piace. Ho visto nascere e crescere gli eventi, dal momento della scelta del tema, allo sviluppo del programma fino alla realizzazione, passando per la promozione dell'evento. Il febbraio successivo, terminato lo stage, mi è stato proposto di continuare la collaborazione, ma ho preferito rifiutare per dedicarmi a esami e tesi triennale. E perché non era possibile ricevere un compenso. Dopo la laurea, a dicembre 2010, ero in cerca di un'altra esperienza di stage e quindi mi sono candidata per una posizione semestrale aperta presso la direzione Acquisti di Leroy Merlin a Milano. L'annuncio descriveva la posizione di assistente prodotto, per me una figura ai tempi assolutamente sconosciuta, e ne elencava le mansioni, che per me che non avevo mai lavorato in questo settore non avevano alcun significato concreto. Però l'intuito mi diceva che valeva la pena provare e sono andata ai colloqui - uno con il capo del reparto e uno con il buyer - con tanta curiosità e voglia di mettermi in gioco. Chissà, sarà stato anche l'entusiasmo, ma dopo soli pochi giorni, sono stata selezionata e ho iniziato il mio secondo stage, a distanza di un anno dalla fine del primo. Questa volta lo stage però avevo un rimborso spese di 500 euro al mese e l'accesso alla mensa aziendale. Il mio compito era supportare il buyer e l'assistente del reparto idraulica in costruzione e revisione delle gamme, preparazione di volantini e guide tematiche, gestione del parco fornitori e relazione con in punti vendita.  È stata un'esperienza incredibilmente formativa, una vera e propria palestra. Ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno presa per mano e guidata in questo mondo per me completamente nuovo, avendo la pazienza di spiegarmi tutto da zero. E io cercavo di fare tesoro di tutto. Al termine dello stage, dopo il feedback positivo dei miei responsabili,  si è cercata una collocazione stabile in azienda per me, ma non è stato possibile subito. L'opportunità però si è presentata a distanza di qualche mese, quando sono stata ricontattata per una posizione a tempo determinato di 11 mesi, con un contratto di sostituzione maternità. Ovviamente ho accettato l'offerta senza pensarci un istante: il lavoro mi piaceva, l'ambiente era stimolante e familiare e per i tre mesi successivi al termine dello stage non ero riuscita a trovare nient'altro. Con immensa felicità, a dicembre 2011, sono tornata in Leroy Merlin, sempre come assistente prodotto, e ho rivissuto la positività della prima esperienza, soprattutto grazie al supporto del mio responsabile, con cui sono entrata in perfetta sintonia e di tutti i miei colleghi. So di essere stata molto fortunata per le opportunità che ho avuto e per le persone che ho incontrato e sono riconoscente nei confronti della mia azienda, anche visto il momento storico che stiamo vivendo.E non è tutto. Lo scorso aprile sono passata a tempo indeterminato, con uno stipendio lordo di 21mila euro annuali e posso finalmente pensare a un futuro indipendente dai miei genitori, con i quali tuttora vivo. Oggi posso dire con certezza di voler continuare la mia crescita nel settore della grande distribuzione, che trovo molto dinamico e stimolante; sono curiosa di imparare e desiderosa di nuove sfide, dimostrando a tutti che nonostante la giovane età posso dare un contributo concreto.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Il mio post-laurea: prevedevo lacrime e sangue, invece ho incontrato un'azienda col bollino

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Alice Pietralunga, assunta con contratto a progetto nella Pianificazione strategica di Chiesi Farmaceutici, a Parma. Ho 25 anni e sono di San Secondo, un paesino vicino Parma. La prima occasione per staccarmi da questa mia piccola realtà l'ho avuta alle superiori, che ho frequentato al liceo classico di Parma, scegliendo l'indirizzo bilingue - inglese e francese. La sensazione che più ricordo di quegli anni è l'entusiasmo, la voglia di sapere e imparare tutto ciò che potevo. Il percorso fino alla maturità è stato impegnativo ma, come si dice, tornassi indietro lo rifarei mille volte. Al di là dello studio, il liceo ha sicuramente rafforzato il mio senso di disciplina, insegnandomi che il futuro bisogna saperselo costruire, cogliendo le occasioni ma a partire da basi solide, che non si possono improvvisare,  ma vanno coltivate fin da piccoli.Dopo la maturità nel 2007, affascinata dalla chimica e da tutto ciò che riguardava la patologia umana, mi sono iscritta Chimica e tecnologie farmaceutiche a Parma, corso di laurea a ciclo unico, di cinque anni, che oltre a essere vicino casa ha fama di essere eccellente. I sacrifici sono stati tanti, ma la determinazione di arrivare alla fine è stata la forza trascinante: in questo ambito ciò che si perde in termini di studio o esperienza di laboratorio lascia sempre delle lacune. Proprio per imparare meglio alcuni strumenti di laboratorio, ho deciso di svolgere la mia tesi di laurea in Chimica analitica - scelta non convenzionale per un Ctf - e a settembre 2012 mi sono laureata con 110 e lode discutendo un elaborato sulla estrazione di complessi metallo-polifenoli negli infusi di thè. Sembrerà strano, vista la fatica fatta per ottenere il titolo, ma il giorno dopo la laurea mi sentivo tutt'altro che serena o "arrivata". Per cinque anni avevo vissuto e sentito parlare della crisi, consapevole che i problemi sarebbero iniziati dopo la laurea e che finché fossi rimasta dentro al corso di studi sarei stata in qualche modo protetta. Ho rinunciato a qualsiasi viaggio post-laurea e ho iniziato subito a inviare cv ovunque. Trovare lavoro è stato il mio primo lavoro! Passavo otto, nove ore ogni giorno davanti al computer a setacciare offerte di lavoro e inviare cv. Un paio di aziende farmaceutiche mi hanno contattato, ma mentre svolgevo le selezioni - era ottobre dell'anno scorso - mi è arrivata una telefonata decisiva: quella del reparto HR di Chiesi Farmaceutici, a cui tempo prima avevo inviato una candidatura spontanea. Mi proponevano uno stage pagato di tre mesi nella direzione Strategic Planning, dove era da poco partito un nuovo progetto di lavoro su malattie rare e farmaci orfani, area di grande interesse per le industrie farmaceutiche negli ultimi anni. Ho sostenuto il primo colloquio di lì a poco; poi il secondo dopo due settimane. Poi è arrivato il sì definitivo, dopo poche ore dall'incontro! Ci ho messo un po' per realizzare che davvero ero stata scelta, forse perché tra le chiamate ricevute in realtà aspettavo solo quella: sono cresciuta sentendo parlare di Chiesi, del suo sviluppo, del bellissimo ambiente di lavoro... Accettai subito. Così a novembre 2012 eccomi a iniziare il mio stage, poi prorogato di altri tre mesi fino a maggio 2013, con un rimborso di 600 euro netti al mese più buoni pasto. Futuro nero? Sfruttamento? Lavori che non piacciono e che non avremmo mai pensato di fare? Il mio stage in Chiesi ha contraddetto ogni previsione, ha rappresentato una grande opportunità di crescita e ora mi sento molto diversa da quella che ero appena laureata. Ho imparato così tante cose che non saprei come elencarle, e ho ricevuto tantissimo dalle persone con cui ho lavorato, anche umanamente. Mi sono come trovata in una grande famiglia e mi sono sentita apprezzata e trattata proprio come una qualsiasi dipendente, anche prima della vera e propria assunzione. Sì, perché finito lo stage ho continuato a lavorare sullo progetto, che hanno timeline piuttosto lunghe, e su uno nuovo, ma con un cocopro da 1400 euro netti al mese, più buoni pasto, che scade a dicembre. È un po' presto per dire che succederà dopo, ma fin qui sono entusiasta. Il lavoro di ufficio era fuori dalla mia comfort zone - il laboratorio - ma ho scoperto che mi piace molto; il ruolo manageriale mi è più congeniale, sento che qui riesco a dare il meglio di me e a sentirmi felice. Se dovessi fare un bilancio sbrigativo non ho sentito molte persone soddisfatte di uno stage o della prima esperienza lavorativa come lo sono io. Mi sento una mosca bianca. Insomma, la strada sarà pure lunga, ma chi ben comincia e a metà dell'opera. Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Gaetano, 24 anni e già a tempo indeterminato

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Gaetano La Rosa, programmatore junior a tempo indeterminato per Everis, a Milano. Sono  nato a Messina 24 anni fa; fin da piccolo ho avuto una certa passione per l'informatica e per la tecnologia, dopo le medie mi sono iscritto al liceo scientifico, conseguendo la maturità nel 2008 con una tesina sulla rivoluzione industriale. Dopo mi si è presentato il famoso interrogativo «E ora?». Posto che volevo continuare con l'università - e ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha sempre sostenuto - in che facoltà iscriversi? Questo è un momento delicato per i giovani: una delle prime decisioni importanti che bisogna prendere, che indirizzerà tutta la propria vita in una direzione più o meno precisa. Dopo tante riflessioni mi sono iscritto alla triennale di Informatica a Messina; si è rivelata una scelta indovinata, perché non solo penso di aver ricevuto una buona formazione ma, tra amici e professori, ho conosciuto persone splendide. Negli ultimi mesi di università ho iniziato autonomamente un master per migliorare le mie conoscenze di PHP, il linguaggio di programmazione che avevo la necessità di conoscere ad un livello adeguato per sviluppare la tesi triennale, che ho poi intitolato "Sistema web based per la gestione dei dati medici". Così nel marzo del 2012 sono diventato dottore di informatica e il mio progetto di tesi, sviluppato in collaborazione con il Policlinico di Messina, è tutt'ora in uso presso i loro uffici.Nelle settimane successive alla laurea diverse aziende italiane mi hanno contattato per svolgere uno stage, spesso finalizzato all'assunzione, attingendo al mio nominativo tramite i database Almalaurea. Non avevo molta fiducia in questo ente, ma mi sono dovuto ricredere! Tra le proposte ricevute, ho trovato particolarmente interessante quella della società di consulenza spagnola Everis. Mi ha attratto soprattutto l'idea di trasferirmi in una nuova città, Milano, e quella di lavorare per una multinazionale, mettendomi quindi in gioco per dimostrare anche a me stesso se e quanto valevo. Quindi ho preso un volo e sono andato a fare le selezioni, insieme ad un'altra decina di candidati. Le prove erano divise in più parti: colloquio di gruppo, scritto di inglese, colloquio conoscitivo e colloquio tecnico. La giornata si è conclusa con il classico «Le faremo sapere» ma, con una rapidità sorprendente, dopo pochi giorni sono stato ricontattato con la proposta di uno stage di sei mesi, finalizzato all'assunzione a tempo indeterminato e con un rimborso di 750 euro mensili più buoni pasto. Il ruolo era quello di programmatore junior in ambito IBM Mainframe. La voglia di partire era tanta, ma devo confessare che anche la paura di quello che mi sarei lasciato alle spalle, gli amici e la famiglia su tutto, mi ha tenuto sveglio per diverse notti. Alla fine ho deciso di accettare e dare una svolta alla mia vita. Sono arrivato a Milano all'inizio di giugno 2012, prima trovando un alloggio provvisorio e poi affittando una stanza. C'è sempre un po' di tensione quando si sta per cominciare qualcosa di nuovo e impegnativo e devo dire che il primo giorno di lavoro è stato un po' uno shock, perché mi sono trovato immerso sin da subito in un ambiente dinamico e proattivo, che lavorava a pieno regime, presso la sede di un cliente di Everis. Sono stato fortunato: i miei responsabili e colleghi con più esperienza si sono immediatamente presi cura di me quasi come una famiglia vera e propria, mi hanno fatto sentire parte del gruppo e il piano formativo di stage è stato organizzato e gestito ottimamente. Dopo cinque mesi, con mia enorme felicità, mi hanno detto che sarei stato assunto. Capita spesso che quella dell'assunzione rimanga solo una promessa, un escamotage per incentivare i ragazzi a dare il massimo per poi scaricarli. Ma per me la promessa è stata mantenuta e a dicembre dell'anno scorso ho firmato il mio primo contratto di lavoro, a tempo indeterminato, e con una Ral di circa 21mila euro suddivisa in 14 mensilità, più buoni pasto da 8,50 euro. Credo sia stato uno dei giorni più importanti che ho vissuto, sia per me che per la mia famiglia.Oggi vivo solo in un bilocale a Milano e sono piuttosto soddisfatto del mio tenore di vita, considerando anche il difficile periodo economico. Chiaramente vivere soli a Milano non è semplice e il costo della vita è decisamente superiore a quello della Sicilia; ma so che nei momenti duri posso sempre contare sul supporto della mia famiglia. Quello che vorrei oggi è soprattutto poter dimostrare il mio valore e ricompensare con il mio contributo tutti quelli che hanno creduto in me: spero di riuscire ad emergere e a fare la differenza nel mio contesto di lavoro, nella "mia" azienda. Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!