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Emilia Romagna, 11 milioni per dare un sussidio agli stagisti rimasti fermi per il Coronavirus

Qualcuno nel mondo della politica pensa finalmente agli stagisti. Con un annuncio apparso a fine marzo sul sito ufficiale della Regione, l'Emilia Romagna ha annunciato di aver stanziato sette milioni di euro destinati ai tirocinanti colpiti dall'emergenza Covid-19 «per assicurare un sostegno economico a coloro che hanno dovuto interrompere i  tirocini». Circa una settimana dopo, la Giunta dell'Emilia Romagna fa un passo ulteriore e fa sapere con un comunicato che il fondo è salito a 11 milioni. A beneficiarne non saranno però gli stagisti più fortunati per così dire, quelli cioè che hanno proseguito lo stage con la formula dello smart working e hanno di fatto continuato a percepire il rimborso spese, bensì la platea di coloro che dall'oggi al domani si sono ritrovati con il tirocinio interrotto loro malgrado, magari per causa di forza maggiore perché il tipo di attività non consentiva l'applicazione del lavoro da remoto. E che quindi hanno perso quell'unica entrata con cui probabilmente si sostentavano, senza poter contare su tutele di nessun tipo. Sul sito dell'Emilia Romagna si mettono da subito alcuni paletti. «I fondi servono a  garantire la quota mensile che viene a mancare a chi ha interrotto il tirocinio» si legge «nell’ambito dei percorsi avviati attraverso i centri di formazione accreditati a causa dell’emergenza Coronavirus e le misure restrittive introdotte per fermare il contagio». Vale a dire che una delle condizioni da rispettare per percepire gli importi sarà quella di fare riferimento a un «centro di formazione accreditato» come recita l'articolo, ma su cui nulla di più dettagliato è dato sapere.Il comunicato successivo specifica poi che i soggetti coperti saranno in primis i disabili e agli appartenenti alle categorie svantaggiate, circa 3.500 persone, a cui andrà un bonus una tantum di 900 euro. Per tutti gli altri stagisti che avranno potenzialmente accesso all'indennità, circa 14.600 soggetti, la cifra sarà intorno ai 450 euro. Manca però ancora qualsiasi precisazione riguardo le modalità di versamento e la definizione esatta di importi e destinatari degli undici milioni.L'atto deve ancora essere formalizzato, fa sapere il collaboratore della vicepresidente della Regione Elly Schlein Giovanni Gaspare Righi. Anche se della certezza degli stanziamenti dà conferma alla Repubblica degli Stagisti l'assessore regionale al Lavoro Vincenzo Colla, senza però aggiungere nessun ulteriore elemento: «Le tempistiche sono in fase di definizione». In più «sono in corso di predisposizione le procedure per garantire la corresponsione delle risorse nei tempi più celeri e riducendo gli oneri a carico dei potenziali beneficiari». Positivo il giudizio di Confindustria Emilia Romagna: «Questa decisione dell'Emilia Romagna offre una importante opportunità ai tirocinanti, che devono poter ricevere in tempi veloci e in modo diretto queste risorse» è il commento di Corrado Beldì, vicepresidente regionale [nella foto sotto]. Si deve però contemporaneamente cominciare a guardare avanti, «pensare alla ripartenza, a interventi innovativi in linea con i cambiamenti che il mondo produttivo dovrà adottare, tra cui la digitalizzazione e lo smart working».Più cauta la voce della Cgil Emilia Romagna. «Parlerò solo quando avremo l'ufficialità, adesso non mi sembra serio» taglia corto con la Repubblica degli Stagisti Diana Luisa, esponente locale di Nidil Cgil, il ramo del sindacato che si occupa dei lavoratori atipici. «Mancano ancora tutte le circolari operative» le fa eco il suo collega Maurizio Lunghi, coordinatore regionale della Cgil: «Non sappiamo come funzionerà». Pur giudicando positivo l'intervento «come tutto ciò che va nella direzione di chi aiutare chi ha bisogno», ci sarebbe, a suo dire, «anche un problema tecnico perché, non essendo i tirocini rapporti di lavoro, si dovrebbe emanare una legge regionale apposita affinché gli stagisti possano usufruire del sussidio». In più, a restare fuori, «sarebbe un'altra categoria di soggetti come colf, badanti e occasionali, per cui ci stiamo battendo perché a loro volta non hanno assicurate tutele di nessun tipo».  Gli undici milioni si inseriscono in un pacchetto complessivo da 24 milioni che contiene misure adottate dalla Regione per fronteggiare le conseguenze sociali e economiche dell’emergenza Coronavirus – una parte delle risorse è destinata a affitti e scuola. Fondi in più che la Regione si è procurata grazie agli stanziamenti del Governo a favore dei Comuni per la solidarietà alimentare. «Di concerto con Comuni e Province abbiamo convenuto di impiegare in questa fase gli ulteriori stanziamenti regionali per ampliare la platea dei benficiari e rispondere alle necessità essenziali» si legge nel comunicato del presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini. «Penso alla scuola, per creare condizioni stabili e per tutti di accesso alle nuove tecnologie, all'impegno sugli stagionali o a chi vede interrotti percorsi formativi».Se la misura andasse in porto, come tutto lascia supporre, l'Emilia Romagna si attesterebbe come prima regione di Italia a approntare un provvedimento a favore degli stagisti colpiti dalla pandemia. I sussidi contenuti nel Decreto Cura Italia sono infatti pensati esclusivamente per i lavoratori veri e propri, quelli che versano quote nelle casse previdenziali. Nessuna previsione invece per gli stagisti, a meno che non vadano in porto alcuni degli emendamenti al decreto presentati in Parlamento negli ultimi giorni.In Emilia Romagna come in molte altre regioni italiane i tirocini sono al momento sospesi, e la disposizione è obbligatoria, a meno che non sia attuabile l'opzione dello smart working. Sospensione che arriva per ora fino al 13 aprile, «o a data successiva se le misure di contenimento verranno ulteriormente prorogate da disposizioni nazionali o regionali» specifica la delibera dell'Emilia Romagna. Saranno giorni di attesa dunque, anche per capire chi – e quando – potrà beneficiare dello stanziamento che copra il mancato incasso delle indennità di tirocinio. Ilaria Mariotti 

Il paradosso: aziende pronte a dare opportunità e soldi ai giovani, le Regioni mettono il veto

“Siamo lieti di informarla che ha superato brillantemente la selezione, e che desideriamo offrirle un tirocinio extracurricolare presso la nostra azienda; se accetterà, il tirocinio avrà inizio lunedì 6 aprile”. E invece… no. Perché la Regione Lombardia ha bloccato, a partire dal 30 marzo, tutte le attivazioni di nuovi stage. Dunque le opportunità che erano sulla griglia di partenza sono state sospese. Rimandate a data da destinarsi, nella migliore delle ipotesi. Ma per gli “stagisti mancati” si tratta di opportunità andate (per ora) in fumo: di poter impiegare proficuamente questo tempo di lockdown per acquisire nuove competenze, di poter guadagnare dei soldi. Anche solo, semplicemente, di avere qualcosa da fare dentro casa. Che succede? Diverse delle virtuose del network della Repubblica degli Stagisti ci hanno contattato, negli ultimi giorni, per raccontarci tante versioni della stessa storia: avevamo dei tirocini in partenza, la Regione ci ha bloccato tutto. Ma come, la Regione Lombardia non aveva autorizzato già a fine febbraio la possibilità di svolgere i tirocini da casa, in modalità “smart internshipping”? Certo. Ma era un’autorizzazione prevista sopratutto per poter far proseguire gli stage già in essere: quelli cioè attivati in precedenza. Anziché sospenderli tout-court (come hanno fatto altre Regioni come il Lazio e il Piemonte, per intenderci), la Lombardia aveva espressamente previsto fin dall'inizio questa modalità. E muovendosi per analogia, alcuni soggetti promotori in Lombardia avevano, nel corso del mese di marzo (a partire dal 10 marzo e fino al 30), attivato qualche nuovo tirocinio direttamente in modalità smart: «Nelle ultime settimane abbiamo effettuato otto attivazioni di nuovi stage, tutti in Lombardia» aveva per esempio raccontato all'inizio di aprile alla Repubblica degli Stagisti Adriana Zerboni, direttrice della Divisione Politiche Attive del Lavoro dello Studio Santagostino, specificando di aver gestito «le nuove attivazioni da remoto, con tutte le attenzioni della modalità di svolgimento in smart working». «A marzo abbiamo attivato uno stage in ambito dati per un progetto bancario» conferma Francesca Muscillo del dipartimento People di everis, società di consulenza di matrice spagnola con uffici a Roma, Milano e Torino: «Questo stage è partito in modalità smartworking: il ragazzo ha firmato l’addendum fornito dall’ente promotore. Abbiamo creato una pagina web ad hoc con tutti i documenti e le informazioni necessarie per lo svolgimento della sua attività lavorativa e avviato i colloqui di monitoraggio con l’ufficio HR in modo da verificare strada facendo l’andamento dello stage e la qualità della formazione a distanza». Il neostagista quindi riceve fin dal primo giorno il supporto e l’attenzione del tutor direttamente da casa: attraverso efficienti strumenti tecnologici può essere costantemente in contatto con gli altri membri del team, fare domande, essere guidato nel suo percorso. Come fosse in ufficio? Non proprio. Ma quasi. E a fronte di questo, il ragazzo sta avendo una opportunità di imparare, e contemporaneamente riceve 1000 euro al mese. Eh sì, perché everis è un’azienda virtuosa: fa parte dell’RdS network da oltre un decennio, e ai suoi stagisti offre condizioni ottime. Tra cui una percentuale di assunzione post stage superiore al 90% e una indennità mensile tra le più alte sul mercato. Peccato che quello accolto a marzo sarà, per non si sa quanto, l’ultimo stagista di everis. Perché a molti ragazzi questa esperienza – e questo trattamento economico di tutto rispetto, specialmente considerando la situazione attuale! – è stata preclusa. A causa di una decisione della Regione Lombardia: «Le Regioni hanno concordato di sospendere lo svolgimento dei tirocini extracurriculari. E quindi non possono esserne attivati di nuovi fino al permanere delle attuali restrizioni» si legge in un comunicato datato 30 marzo. «Prevedevamo di attivare sei stage, tutti extracurricolari, tra la prima e la seconda settimana di aprile, per attività di sviluppo software e per attività di application maintenance per progetti in ambito bancario e delle telecomunicazioni» dice ancora Muscillo: «Sembrava tutto a posto, anche perché il soggetto promotore che utilizziamo per attivare i nostri tirocini era tranquillo: dopo un passaggio col loro ufficio legale e addirittura un consulto con un soggetto promotore competitor, erano giunti alla conclusione che si potessero ancora attivare tirocini, direttamente in modalità smart working». Questa interpretazione derivava dall’avverbio “tuttavia” con cui comincia il secondo paragrafo del comunicato del 30 marzo della Regione Lombardia. Che recita: «Tuttavia, laddove le specificità del soggetto ospitante […] consentano una modalità di svolgimento dello stesso mediante forme alternative alla presenza in azienda, le Regioni concordano sulla possibilità di valorizzare la sperimentazione di tali modalità».  Quel “tuttavia” aveva creato un po’ di confusione e non poche aspettative, sia nelle fila delle aziende sia nelle fila dei ragazzi: il 2 aprile, per esempio, il lettore Mnl aveva scritto sul Forum della Repubblica degli Stagisti “dal comunicato della Regione Lombardia sembra che vi sia possibilità di attivare nuovi tirocini in smart working”, citando proprio quel famoso secondo paragrafo del comunicato.  Ma non è così. La parte che fa fede, all’interno di quel documento, sta inequivocabilmente nel primo paragrafo: «non possono esserne attivati di nuovi».  «La referente del nostro soggetto promotore ha chiesto un riscontro diretto da parte della Regione Lombardia, che purtroppo ha confermato l’impossibilità di attivare nuovi tirocini fino al permanere delle attuali restrizioni» prosegue ancora Muscillo di everis. E quindi, dato questo stop, tre ragazzi e tre ragazze – tutti tra i ventidue e i ventinove anni – laureati chi in Matematica, chi in Informatica, chi Editoria e Comunicazione, più un diplomato in ambito informatico, si sono trovati dall’oggi al domani privati della prospettiva di poter iniziare uno stage. «Addirittura due di loro stavano già svolgendo un tirocinio in altre società, e l’hanno interrotto per poter intraprendere il nuovo percorso in everis». La decisione della Regione ha dunque addirittura danneggiato doppiamente queste persone, che avevano lasciato precedenti attività proprio per poter cogliere questa opportunità. Che è... svanita. In realtà non proprio svanita, sia ben chiaro: «Li abbiamo contattati telefonicamente in questi giorni spiegando loro la situazione» dice Muscillo: «I ragazzi erano dispiaciuti, però consci del fatto che non è una responsabilità di everis e che è grande il desiderio di inserirli al più presto nella nostra azienda. Attendono con ansia nostre nuove e incoraggianti disposizioni». Come i sei stagisti mancati di everis ce ne sono tanti altri. E non solo in Lombardia: il Lazio già in una circolare del 12 marzo aveva disposto «la sospensione di tutte le attività di tirocinio attualmente in corso, per causa di forza maggiore» specificando che «le attività inerenti ai tirocini progettati, ma non ancora avviati, riprenderanno successivamente alla data di sospensione». Una posizione rigida basata sull’assunto che «in qualità di istituto formativo, il tirocinio non configura un rapporto di lavoro» e che quindi «non è prevista la possibilità di condurre il tirocinio in remoto (es. FAD) o in modalità “agile”, ossia tramite la configurazione organizzativa tipica del telelavoro e dello smartworking». Interpretazione condivisa, purtroppo, anche da altre regioni: invece la Regione Lombardia aveva preso la strada giusta – non vietare i tirocini a distanza. Ma poi ha sterzato bruscamente, fino a fare quasi dietrofront. I tirocini da remoto già in essere possono proseguire, ma niente nuove attivazioni. In generale la domanda da porsi è solo una: è davvero questo il momento giusto per bloccare delle opportunità per i giovani di avere una attività e di poter portare un po’ di soldi a casa ogni mese? Vietando la prosecuzione dei tirocini già in corso, oppure bloccando l’attivazione di nuovi tirocini, quando sarebbe possibile svolgerli da remoto? E anche la risposta secondo noi della Repubblica degli Stagisti è solo una: no.[L'immagine a corredo di questo articolo è di SupportPDX tratta da Flickr in modalità CreativeCommons]

Il 16 aprile riparte il servizio civile: ammesso per la prima volta l’impiego dei volontari “da remoto”

A partire dal prossimo 16 aprile i progetti di servizio civile universale attualmente sospesi saranno riattivati e quelli non ancora iniziati potranno essere avviati. Lo ho stabilito il 4 aprile, con una circolare, il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale. Resta il fatto che gli operatori volontari saranno chiamati a esprimere il proprio consenso a prestare il servizio. Sono pronti a ripartire, in particolare, 3.600 progetti e 30mila volontari già in servizio prima della sospensione, a cui si aggiungeranno i 10mila il cui avvio era stato rinviato per l'emergenza. «Ho ricevuto i messaggi di centinaia di giovani» ha fatto sapere Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità, politiche giovanili e servizio civile universale «che avevano voglia di continuare la loro esperienza, voglia di mettersi in gioco al servizio della propria comunità». E così, scaduto il periodo di sospensione dei progetti fissato, il Dipartimento ha deciso che la cosa più giusta da fare fosse dar spazio e voce a questa voglia di contribuire. I giovani «si occuperanno di dare informazioni, gestire donazioni e comunicazioni,» si legge nel messaggio di Spadafora «cureranno il welfare sociale attraverso l’assistenza domiciliare ai più fragili. Saranno linfa vitale per la nostra ripresa, la nostra leva per risollevare il Paese».Ma come funzionerà la nuova fase? Per quanto riguarda i progetti avviati nei mesi scorsi e rimasti attivi anche dopo la sospensione del 10 marzo, essi proseguiranno e ai volontari attualmente in regime di permesso straordinario sarà chiesto di rientrare non oltre il 16 aprile. I progetti attualmente sospesi, invece, dovranno essere riattivati entro il 16 aprile, anche prevedendo una eventuale rimodulazione: fino ad allora i volontari non attivi resteranno in permesso straordinario. «Insieme alle organizzazioni e agli enti chiameremo ognuno di voi» comunica ai volontari in una lettera Enrico Maria Borrelli, presidente del Forum nazionale servizio civile: «Valuteremo insieme cosa ciascuno può e sa fare, organizzeremo le attività nel rispetto delle condizioni imposte dall'emergenza. Ci aspetta uno sforzo come nessuno di noi se lo aspettava, ma abbiamo l'occasione di vivere la più grande esperienza di servizio civile che giovani ed enti abbiano mai affrontato». Gli enti che non ritengono di trovarsi nelle condizioni di riattivare i progetti potranno disporre una interruzione temporanea. Anche in tal caso, in considerazione del momento di difficoltà generale, il Dipartimento ha stabilito che l’assegno mensile continuerà a essere erogato durante il periodo di inattività, come una sorta di “anticipo” sul servizio che sarà successivamente prestato dai volontari. Per gli enti impossibilitati a ripartire con i propri progetti sarà in alternativa possibile optare per un “gemellaggio”, ovvero impiegare i propri volontari in attività di altri enti accreditati sullo stesso territorio, presso istituzioni pubbliche che segnalano esigenze specifiche o organizzazioni private senza scopo di lucro non accreditate. Quanto ai progetti non ancora avviati, essi potranno essere attivati secondo quanto originariamente programmato oppure rimodulati in funzione dell’emergenza Covid-19. Le attività potranno essere realizzate “sul campo”, nel rispetto delle norme sugli spostamenti, il distanziamento sociale e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale oppure, qualora non fosse possibile garantire queste condizioni, “da remoto”, novità assoluta per il servizio civile.Sarà consentito inoltre, in via eccezionale, riarticolare l’orario di servizio sia nel numero di giorni che di ore di impiego, anche prevedendo ad esempio attività a orario intermittente nel corso di una stessa giornata. E ancora, è stata concessa una proroga per le attività di formazione generale e specifica degli operatori volontari e autorizzata, anche in questo caso, la formula “a distanza”.Le nuove disposizioni sono estese anche ai progetti all’estero e a quelli relativi ai Corpi civili di pace (Ccp), salvo valutazione caso per caso, in raccordo con gli enti titolari. Considerato che la quasi totalità dei volontari ha fatto rientro sul territorio nazionale, sarà assicurata a tutti – anche a chi non aveva ancora avviato il servizio – la possibilità di svolgere una parte del periodo in Italia e poi di procedere a una eventuale interruzione temporanea.I volontari i cui progetti saranno riattivati e che decideranno tuttavia di non riprendere il servizio dovranno comunicare l’ordinaria interruzione, con conseguente rescissione del contratto di servizio civile universale. Novità anche per il bando 2020. Il 30 marzo il Dipartimento ha disposto una nuova proroga del termine per la presentazione dei programmi di intervento – che era stato rinviato inizialmente al 16 aprile – al 29 maggio 2020, per permettere agli enti di servizio civile di dare priorità alla riattivazione dei progetti attualmente sospesi e alla loro rimodulazione. Intanto, anche alla luce del ruolo prezioso dei volontari in questo delicato momento storico, la Conferenza nazionale enti per il servizio civile in un documento del 2 aprile ha manifestato l’esigenza di «uscire da questa emergenza con un servizio civile universale stabilizzato e rinnovato», innanzitutto attraverso «risorse per avviare la programmazione triennale con un contingente di almeno 80mila persone nel 2021», ovvero il doppio rispetto ai posti messi a bando per il 2020.  Rossella Nocca

Almeno 24mila tirocini sospesi da Aosta a Bari causa Coronavirus

Era il 10 marzo quando per la prima volta la Repubblica degli Stagisti ha dato conto dello stravolgimento che il Coronavirus stava portando anche nel mondo degli stage. Tre settimane dopo, il numero totale di tirocini extracurricolari sospesi è certamente superiore ai 24mila, un numero peraltro largamente sottostimato, perché di molte Regioni non sono disponibili i dati. Allo stesso tempo, però, lo smart internshipping – ovvero la prosecuzione dello stage da casa – è al momento autorizzato anche se con applicazioni diverse in Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Sicilia. Ai 24mila tirocini sospesi bisogna poi aggiungere il numero di quelli che erano in corso in Lombardia, dove si svolge ogni anno ben un sesto di tutti gli stage extracurricolari d'Italia. Al momento non è stato possibile avere i dati, ma i numeri degli stage sospesi in questa Regione dovrebbero oscillare tra i 10 e i 20mila. Per avere una cifra certa bisognerà aspettare i dati dell'Osservatorio regionale. Ma ipotizzando che i numeri lombardi siano questi, e aggiungendo anche quelli delle altre Regioni di cui non si hanno dati, vuol dire che in totale gli stage sospesi potrebbero essere intorno ai 45-50mila.Ricapitolando. Gli stage extracurricolari non rientrano nelle attività formative elencate nella prima ordinanza del Ministero della Salute per cui era stata prevista la sospensione ed essendo la loro disciplina di competenza regionale, avevano portato fin dall’inizio a un’interpretazione diversa da nord a sud.Venti giorni fa le Regioni che non avevano permesso lo smart internshipping – ovvero la prosecuzione dello stage da casa – interrompendo o sospendendo gli stage erano: Piemonte, Sardegna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. A queste bisogna aggiungere: Valle d’Aosta e Molise, che non avevano dato indicazioni in merito, la Liguria che dopo aver optato per la prosecuzione poi il 12 marzo aveva cambiato idea e sospeso tutti i tirocini extra curriculari, e Friuli Venezia Giulia, Veneto e Basilicata. Il Friuli aveva optato per la sospensione permettendo però alcune attività a carattere individuale da casa, il Veneto aveva sospeso tutti i tirocini extracurricolari lasciando però ai soggetti ospitanti la facoltà di proseguire a distanza, idem la Basilicata che lasciava alle aziende la facoltà di sospendere lo stage e in un secondo momento autorizzava, se compatibile con il progetto formativo, a svolgerlo in smart working. E poi c’era la Toscana che aveva autorizzato lo smart internshipping solo in un secondo momento.In pratica, quindi, lo smart internshipping risulta vietato in Valle d’Aosta, Piemonte, Sardegna, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia, Molise, Liguria. Quindi va da sé che in queste nove Regioni la totalità degli stage è stata improvvisamente sospesa causa Coronavirus, senza possibilità di alternative. E poi ci sono altre quattro Regioni – Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana e Basilicata – che permettono alcuni usi del tirocinio a distanza. Ora dopo quasi un mese la Repubblica degli Stagisti ha cercato di capire quanto queste decisioni abbiano inciso sul mondo degli stage extracurricolari. La Valle d’Aosta non aveva dato precise indicazioni riportando solo le disposizioni del governo e la possibilità di svolgere attività formative a distanza. Nel frattempo la situazione è cambiata e «con nota protocollare n. 1959 del 10 marzo la Regione ha disposto la sospensione di tutti i tirocini extracurriculari in corso», spiega Emiliano Bambace, dirigente del Dipartimento politiche del lavoro della Regione: «Ad oggi, quindi, tutti i tirocini risultano sospesi. Né si sta provvedendo all’attivazione di nuovi stage. Se l’azienda è in grado di garantire l’utilizzo di sistemi che consentono di proseguire a distanza la formazione e il tutoraggio del tirocinio, allora è possibile proseguire in modalità smart working». Anche se i numeri non raccontano un’adesione in questo senso visto che a inizio marzo erano attivi 133 stage extracurriculari e quelli sospesi nell’ultima settimana sono proprio 133. In Piemonte lo stage in smart internshipping continua a non essere possibile. A inizio marzo il numero di stage extracurriculari attivi era di oltre 15mila, di cui 1.258 di inclusione sociale e più di 14mila di inserimento e reinserimento lavorativo. Nella quarta settimana di marzo «gli stage sospesi sono stati 93 su un totale di 6mila dal primo marzo. La maggior parte sono stati sospesi con l’approvazione del primo decreto», spiega Lucia Giannotti dell’ufficio comunicazione della Direzione istruzione, formazione e lavoro della Regione Piemonte. In Veneto la Regione ha disposto che tutti i tirocini finanziati, quindi con indennità di partecipazione a carico di risorse pubbliche, possono solo essere sospesi, mentre per i tirocini non finanziati, quindi con indennità di partecipazione a carico del soggetto ospitante o altri soggetti possono essere sospesi o continuare nella modalità a distanza. Al momento, spiega Giovanna Belloni dalla segreteria della Direzione Lavoro della Regione non è possibile avere informazioni sulle sospensioni dell’ultima settimana perché queste «devono essere comunicate al promotore e al tirocinante, quindi non sono rilevabili dai sistemi di Veneto Lavoro». E in attesa dei dati più aggiornati che saranno disponibili nei prossimi giorni, gli ultimi sono quelli del 10 febbraio dove i tirocini attivi risultano essere 12.848. «Da una stima fatta», però, «la situazione dal 23 febbraio al 22 marzo è di 1.701 attivazioni contro 3.303 cessazioni. Nello stesso periodo del 2009 le attivazioni erano state 3.286 contro 3.033 cessazioni».In Umbria «tutti i 2.101 tirocini extracurriculari attivi al 10 marzo sono a tutt’oggi sospesi e non è consentita la modalità di svolgimento da casa» spiega Santina Dominici di Arpal Umbria. Anche l’attivazione di nuovi tirocini risulta sospesa. Sul portale di Arpal Umbria si danno poi informazioni e istruzioni su come gestire da un punto di vista procedurale questa sospensione. «Di fatto le aziende ospitanti al termine originariamente previsto per la conclusione del tirocinio, potranno prorogarlo per un tempo pari alla durata della sospensione».Nel Lazio la sospensione degli stage extracurricolari è partita già il 6 marzo e dalla Direzione regionale per la formazione e il lavoro confermano che è ancora prevista fino al 3 aprile. «La Regione sta valutando ulteriori disposizioni che consentano la ripresa dei tirocini sospesi laddove sia possibile svolgere e gestire gli specifici progetti formativi con tecnologie elearning o configurate per lo svolgimento delle attività a distanza». Quindi in questo caso si starebbe pensando di orientarsi allo smart internshipping. «Nel mese di marzo risultano attivi 13.121 tirocini extracurriculari. Di questi ne sono stati interrotti definitivamente 648. E alla mattina del 17 marzo risultano registrate sul sistema regionale di monitoraggio dei tirocini extracurriculari 5.320 sospensioni», spiega Carlo Caprari dalla Direzione regionale istruzione, formazione, ricerca e lavoro della Regione Lazio. In Molise la determinazione n. 28 del 19 marzo ha sospeso tutti i tirocini extracurriculari escludendo la modalità in smart internshipping.  Situazione che non è cambiata nel tempo, visto che a tutt’oggi non è permesso «ed è stato consentito solo di chiudere il tirocinio se mancavano pochi giorni alla conclusione, ma con il raggiungimento da parte del tirocinante sia delle comeptenze che dell’indennità mensile», spiega Pasquale Spina, del Dipartimento Terzo – Valorizzazione del Capitale Umano Servizio Politiche per l’Occupazione della Regione Molise. «Il numero di tirocini attivati dal primo al 19 marzo sono 102, da quella data sono stati tutti sospesi, ad eccezione di quelli che sarebbero stati conclusi entro pochi giorni per cui i giorni di assenza non hanno inficiato il raggiungimento da parte del tirocinante sia delle competenze sia dell’indennità mensile». Oggi quindi risultano sospesi tutti i tirocini extracurriculari e non si sta procedendo ad attivarne di nuovi, perché bisognerebbe attivarli e poi sospenderli.In Puglia in seguito all’adozione del Dpcm del 9 marzo e della persistenza della situazione di emergenza sanitaria si è deciso che «tutti i tirocini extracurriculari svolti nell’ambito del territorio regionale pugliese dovessero essere sospesi sino a nuove disposizioni sul punto, per tutelare la salute dei giovani tirocinanti», spiega Valentina Elia, del Dipartimento sviluppo economico, innovazione, istruzione, formazione e lavoro della Regione Puglia. «Ad oggi con riferimento al Programma Garanzia Giovani risultano sospesi 4.356 tirocini». La Regione, però, non ha voluto applicare lo «smart working al tirocinio formativo perché l’adozione del lavoro agile costituisce, ex lege, una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali  e un’organizzazione per fasi, cicli e obliettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro». Per questo motivo secondo la Regione Puglia, «la disciplina del lavoro agile non è applicabile ai tirocini extracurriculari che non costituiscono una forma di lavoro ma una tipologia di formazione caratterizzata da una modalità di apprendimento on the job».Per quanto riguarda la Calabria, invece, a inizio mese era stata disposta la sospensione dei tirocini extracurriculari fino al 3 aprile ma non le attività propedeutiche all’attivazione di nuovi stage. Oggi, invece, per quanto riguarda il Centro per l’impiego di Catanzaro – non è stato possibile ottenere dati totali dalla Regione - «I tirocini extracurriculari in corso attivati attraverso il cpi sono 21. Tutte le aziende ospitanti sono state invitate, per espressa disposizione del Dirigente del dipartimento 7 della Regione Calabria, a sospendere i tirocini in essere e risultano tutti sospesi per l’impossibilità di attivare lo smart working», spiega Paola Ciocci del cpi di Catanzaro. Sempre per la stessa disposizione non sono stati attivati e promossi nelle ultime due settimane tirocini extracurricolari o di inclusione sociale. Il “danno” non si limita, però ai soli 21 stage. Perché a causa dell’emergenza Covid 19 «il cpi ha dovuto sospendere anche la promozione di tirocini di inclusione sociale attivabili con fondi del Programma di azione e coesione a cui hanno aderito enti pubblici e privati che si sono candidati a ospitare come tirocinanti ex percettori di mobilità in deroga previo avviso pubblico». E qui i numeri non sono per niente contenuti, visto che «si tratta di circa 700 tirocini da promuovere e attivare presso Comuni, istituti scolastici e aziende private».In Sardegna la situazione è cambiata rispetto al 10 marzo. Due giorni dopo, il 12, infatti, l’assessore regionale al lavoro Alezzandra Zedda ha sospeso i tirocini per tutto il mese di marzo precisando che potranno ricominciare «non appena cessato il periodo di sospensione». E, infatti, «in questo momento sono sospesi tutti gli stage», spiega Graziano Longu dell’Agenzia sarda per le politiche del lavoro. Al momento i tirocini sospesi sono 2.200, così differenziati: «Gli stage extracurriculari finanziati da risorse europee iniziati nel mese di ottobre 2019 che sono 508 e gli stage dell’avviso pubblicato a inizio marzo sempre con risorse europee che sono 348. Per un totale di 856. A questi si aggiungono i tirocini extracurricolari di tipologia a sportello autofinanziati dalle imprese che erano 1.350». Nessuno stage è stato al momento riattivato e si faranno attente valutazioni sulla determina del direttore generale dello scorso venerdì anche sulle procedure da aggiornare che sono tutte informatizzate quindi non basta un addendum in cartaceo, per eventuali riattivazioni.   Quindi conteggiando insieme Valle d’Aosta, Piemonte, Veneto, Umbria, Lazio, Molise, Puglia, Calabria e Sardegna il totale tirocini sospesi – al ribasso visto che dalla Calabria si è avuto il dato non completo – è di 24.782. Ci sono poi altre regioni che hanno sospeso o permesso il tirocinio in smart internshipping, cosa che in un primo momento non avevano fatto, e di cui però la Repubblica degli Stagisti non è riuscita ad avere i numeri, vista la difficoltà degli uffici in questi tempi di lavoro fuori sede. Sono l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Abruzzo, la Campania, la Sicilia e la Sardegna. In Emilia Romagna – dove i tirocini sono stati sospesi ma si è permesso l’utilizzo di tecnologie telematiche laddove possibile – un comunicato stampa della Regione sembrava presagire alla ripartenza di quelli sospesi causa Coronavirus. Dalla Direzione generale economia della conoscenza, del lavoro, dell'impresa della Regione spiegano che ad oggi non è possibile sapere se un tirocinio è sospeso o in modalità a distanza perché la sospensione non viene comunicata «ma verranno svolti controlli a campione sul rispetto delle disposizioni regionali». E si precisa che «attualmente i tirocini possono proseguire soltanto qualora siano presenti le condizioni per lo svolgimento a distanza; sulla possibile riattivazione dei tirocini è stato avviato il confronto a livello nazionale, che non può prescindere dalle misure nazionali e regionali di contenimento della diffusione del virus». Anche la Toscana aveva inizialmente sospeso tutti i tirocini extracurricolari salvo poi consentire, dal 16 marzo, un tirocinio a distanza se il progetto formativo lo consentiva. «Naturalmente tutti i soggetti coinvolti devono essere d’accordo e deve essere predisposto un nuovo progetto formativo», spiega Miriana Bucalossi del settore “Programmazione in materia di IeFP, apprendistato, tirocini, formazione continua, territoriale e individuale” della Regione Toscana. In più il tutor aziendale deve adottare «idonee modalità di monitoraggio dell’attuazione del progetto formativo e garantire un adeguato supporto al tirocinante», che deve essere dotato di adeguati strumenti tecnologici per raggiungere gli obiettivi formativi. Nelle faq messe a disposizione dalla Regione, si specifica anche che «ad oggi non è possibile fare previsioni sull’attivazione di nuovi tirocini».  Nelle Marche, regione duramente colpita dal virus, si era stabilito che eventuali stage «già avviati devono essere sospesi»  ma l’11 marzo si è deciso di sospendere d’ufficio i tirocini extracurricolari ancora in essere. Si può proseguire il tirocinio «se il progetto formativo prevede attività che possono avvenire nelle forme del lavoro a distanza da remoto». In questo caso la prosecuzione va autorizzata caso per caso. Per quelli sospesi, invece, il recupero dei giorni saltati potrà avvenire alla fine e «non è necessaria una richiesta di proroga ma solo la prescritta comunicazione Unilav, che deve essere inviata entro cinque giorni dall’evento», spiega Rossella Bugatti, dell’ufficio tirocini, garanzia giovane del dipartimento lavoro e formazione professionale della Regione Marche. L’Abruzzo aveva già il 9 marzo sospeso i tirocini ma consentito lo svolgimento in modalità a distanza. Poi con una nuova ordinanza, la numero 5,  il Presidente della giunta regionale, Marco Masilio, ha disposto la sospensione immediata di tutti i tirocini extracurriculari in tutti quei casi «in cui l’azienda che ospita il tirocinio non abbia già provveduto a disporre la chiusura aziendale». Concetto che vale anche per i tirocini extracurriculari attivati tramite Garanzia Giovani. L’articolo 2 dell’ordinanza, però, consente alle aziende che proseguono la loro attività di «autorizzare il tirocinante a proseguire la propria attività formativa a distanza, con esclusione dei tirocini attivati con Garanzia Giovani». E si dispone la sospensione di nuovi tirocini extracurriculari fino al 3 aprile. Non è stato possibile, invece avere dati più precisi sui numeri dalla Regione.In Campania «il blocco degli stage era fino al 3 aprile poi la sospensione è stata prorogata al 4 maggio in attuazione del Dpcm del primo aprile» spiega l’assessore alla formazione Chiara Marciani, «ma con il decreto del 23 marzo è stato stabilito che se una parte dell’attività di tirocinio può essere svolta anche al di fuori dell’ambiente di lavoro allora questi tirocini possono continuare con attività formativa a distanza. Certo dipende dal tipo di tirocinio, per alcuni una parte dell’attività può essere svolta da casa in smart internshipping, ma non tutti». In quel caso, quindi, vige la sospensione.Per quanto riguarda la Sicilia, invece, la differenza la fa la fonte del finanziamento: i tirocini formativi extracurriculari finanziati da fondi pubblici sono stati sospesi. «Quelli extracurriculari autofinanziati, che si svolgono presso aziende le cui attività economiche sono autorizzate, possono proseguire a condizione che la sede operativa consenta il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro», spiega Giuseppa Moreci del centro per l’impiego di Termini Imerese, che aggiunge come nell’attuale normativa sugli stage extracurriculari che «non costituiscono rapporto di lavoro ma periodo di pratica lavorativa finalizzata all’acquisizione di un’esperienza professionale non è prevista la modalità di lavoro agile».Da alcune regioni non è stato possibile ricevere le informazioni, visto anche la difficoltà del momento. Ma ricapitolando si può dire che lo smart internshipping al momento è consentito in Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, – solo per i tirocini non finanziati dalla Regione – in Emilia Romagna, -se presenti le condizioni per lo svolgimento a distanza – in Toscana, nelle Marche, in Abruzzo, – ma solo se l’azienda non ha disposto la chiusura aziendale e ad eccezione degli stage attivati tramite Garanzia giovani – in Campania solo per quei tirocini che consentono la prosecuzione delle attività anche da casa, e in Sicilia – ma solo per quelli autofinanziati, in pratica sono esclusi quelli rimborsati con fondi pubblici. La situazione è probabilmente in divenire soprattutto con le nuove disposizioni che prolungano la chiusura fino al 13 aprile e con l'ipotesi che le chiusure scaglionate possano arrivare fino al mese di maggio sarà necessario adottare una linea comune e convocare una nuova Conferenza Stato Regioni per dare una volta per tutte delle indicazioni univoche sull’interpretabilità della modalità di tirocinio in smart internshipping.  Marianna Lepore

600 euro (e a volte anche di più) per gli autonomi iscritti a casse previdenziali diverse dall'Inps: ecco come richiederli

Sono aperte dal primo aprile le domande per l’indennità di 600 euro destinata ai lavoratori iscritti a casse previdenziali autonome, prevista dall'articolo 44 decreto “Cura Italia”. Il decreto ha previsto per questi professionisti, circa 1 milione e mezzo di persone complessivamente,  la possibilità di attingere a una quota parte di 200 milioni di euro del “Fondo per il reddito di ultima istanza”, destinato ai lavoratori le cui attività hanno subìto una riduzione o cessazione a causa del Coronavirus, attraverso le proprie casse previdenziali.Facendo un rapido calcolo, dividendo i 200 milioni di euro stanziati per marzo per i 600 di indennità si arriva a poco più di 333mila sussidi disponibili per gli iscritti alle casse previdenziali autonome. La platea di un milione e mezzo di beneficiari è quindi potenziale, non solo perché i requisiti previsti dal decreto, specificati sotto, la vanno a ridurre ma anche semplicemente per un fattore non irrilevante che potremmo definire "matematico".Sono complessivamente diciannove le casse previdenziali autonome, nello specifico: Inpgi (giornalisti), CNN (notai), Cassa Forense (avvocati), Cipag (geometri), Cassa ragionieri e periti commerciali, Cndadc (commercialisti), Enpab (biologi), Enpac (consulenti del lavoro), Enpaf (farmacisti), Enpaia (agrotecnici e periti agrari), Enpam (medici), Enpap (psicologi), Enpav (veterinari), Epap (agronomi, forestali, attuari, chimici e geologi), Eppi (periti industriali), Inarcassa (architetti e ingegneri), Enpapi (infermieri, assistenti sanitari e vigliatrici d'infanzia) ed Enasarco (agenti di commercio).Chi ha diritto ai 600 euroLo scorso 28 marzo è stato emanato il decreto che specifica che hanno diritto ai 600 euro i «lavoratori che abbiano percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo, quindi anche non derivante da lavoro, non superiore a 35mila euro la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» e «i lavoratori che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo compreso tra 35mila euro e 50mila euro e abbiano cessato o ridotto o sospeso, la loro attività autonoma o libero-professionale in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19». Nel caso dei lavoratori con reddito inferiore a 35mila non è necessario dimostrare un calo del fatturato. Chi invece è sopra i 50mila di reddito complessivo non è incluso tra i beneficiari.La misura non è cumulabile con l’indennità prevista per i lavoratori autonomi indicati negli altri articoli del decreto (liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, professionisti non iscritti agli ordini, titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata, artigiani, commercianti, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo e lavoratori agricoli, non titolari di pensione o iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie) e con altre misure di sostegno al reddito come il reddito di cittadinanza.A questa misura sono stati riservati 200 dei 300 milioni del Fondo. Nel decreto si parla infatti di «quota parte del limite di spesa», i restanti 100 milioni saranno destinati ad altre tipologie di lavoratori, come già anticipato dall’articolo 44 del decreto Cura Italia. Come fare domandaL’indennità non va richiesta all’Inps ma, spiega il decreto, agli enti di previdenza cui sono obbligatoriamente iscritti «che ne verificano la regolarità ai fini dell’attribuzione del beneficio». La domanda deve essere presentata secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e va corredata dalla dichiarazione dell’interessato di essere lavoratore autonomo/libero professionista, non titolare di pensione; di non essere già percettore delle indennità previste dagli articoli;  di non aver presentato per il medesimo fine istanza ad altra forma di previdenza obbligatoria; di aver percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito non superiore agli importi indicati; di aver chiuso la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020 o di aver subito una riduzione di almeno il 33 per cento del reddito relativo al primo trimestre 2020 rispetto al reddito del primo trimestre 2019, o, per i titolari di redditi inferiori a 35mila euro, di essere nelle condizioni già specificate. Non è semplicissimo però, per non dire poco probabile, che a marzo 2020 un lavoratore sia già in grado di dimostrare una riduzione del reddito del primo trimestre di almeno il 33%, il che potrebbe ridurre di molto la platea di beneficiari. Infatti alcune casse previdenziali hanno previsto di spostare più avanti la finestra temporale per dimostrare di essere stati penalizzati nel proprio reddito dalla situazione emergenziale.In ogni caso fanno fede inoltre la fatturazione e le informazioni fornite al momento della presentazione della domanda, al di là dell'effettiva ricezione del denaro derivante da una determinata prestazione lavorativa.Tirando le somme, si può dire che nell’ambito della totalità di iscritti agli ordini, viene quindi identificata una fetta specifica di beneficiari, legata ai criteri del reddito e a condizioni di difficoltà causate dal Coronavirus.All’istanza deve essere allegata fotocopia del documento d’identità in corso di validità e del codice fiscale e coordinate bancarie o postali per l’accredito dei 600 euro. A oggi le casse non hanno fornito indicazioni specifiche sulle tempistiche di erogazione, ad eccezione di Enpam, l'ente di previdenza di medici e odontoiatri, che ha parlato di una tempistica di circa una settimana dalla ricezione della domanda, e Enpacl, ente di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro, che promette che accrediterà l'indennità nel giro di tre-quattro giorni lavorativi dalla ricezione della domanda. La verifica dei requisiti è sempre a carico degli enti di previdenza obbligatoria che provvederanno all’erogazione dell’indennità «in ragione dell’ordine cronologico delle domande presentate e accolte sulla base del procedimento di verifica della sussistenza dei requisiti per l’ammissione al beneficio e trasmettono l'elenco dei soggetti ai quali è stata corrisposta l'indennità all'Agenzia delle entrate e all'Inps per ricevere le informazioni necessarie ad effettuare i controlli secondo modalità e termini da definire con accordi di cooperazione tra le parti». Quindi in questo caso sì che, a differenza della misura dei 600 euro per gli iscritti all'Inps, l'ordine cronologico – e quindi la celerità nel fare domanda – conterà.Già prima dell’emanazione del decreto alcune casse dei professionisti si erano mosse per venire incontro ai propri iscritti freelance in questa situazione d’emergenza. Le casse previdenziali devono attenersi ai requisiti fissati dal decreto per l'erogazione dei 600 euro, ma possono stanziare fondi propri o promuovere in autonomia iniziative a favore dei propri iscritti. Fondi che non sono alternativi, ma possono cumularsi con quelli fissati dal Governo, a patto che ovviamente si soddisfino i requisiti.Consulenti del lavoro / EnpaclL'Enpacl  ha intenzione di discutere nella prossima assemblea dei delegati del 23 aprile l'integrazione dell'indennità con altri 400 euro così da arrivare a mille complessivi, destinati quindi agli stessi beneficiari del bonus di 600 euro. Una platea, spiega il direttore generale Fabio Faretra [nella foto a destra], "identificata in circa 16mila potenziali destinatari su 26mila iscritti totali. Per dare il via all'integrazione abbiamo bisogno dell'approvazione dell'assemblea e dei ministeri del Lavoro ed Economia, che speriamo di ottenere al più presto. Nel frattempo abbiamo previsto per tutti la sospensione del versamento dei contributi previdenziali per il 2020".Medici/ EnpamL'Enpam ha fissato un contributo di mille euro per tre mesi (febbraio-maggio 2020) agli iscritti che stanno avendo un calo di fatturato di almeno il 33% dall'inizio dell'emergenza Coronavirus – contando dal 21 febbraio scorso – rispetto all'ultimo trimestre del 2019. Una misura che non tiene conto del reddito e per la quale l'ente ha previsto una platea di potenziali beneficiari pari a circa 130mila su 370mila iscritti, al quale si aggiungono i destinatari del bonus di 600 euro, in parte sovrapponibili qualora vi fosse coesistenza di tutti i requisiti. Il presidente dell'ente Alberto Oliveti [nella foto a sinistra], a capo anche di Adepp, associazione degli enti previdenziali privati, ha espresso soddisfazione per il provvedimento del Governo: «Anche i professionisti potranno così ottenere l’indennizzo esentasse e direttamente tramite il proprio ente previdenziale, tagliando così i tempi».Psicologi / Enpap«È un inizio, di certo non sufficiente. Oltre che i colleghi con redditi più alti, che sono quelli che forse di più soffrono la riduzione del lavoro visto che in tanti hanno assunto impegni maggiori in termini di costi incomprimibili da sostenere, restano scoperte fasce fragili troppo ampie dei nostri iscritti: i neoiscritti che non hanno prodotto reddito nel 2018 – quasi impossibile – e i  tantissimi pensionati che continuano a lavorare per sopravvivere. Le nostre pensioni sono infatti bassissime, in media alcune decine di euro al mese e tantissimi colleghi sono costretti a continuare a lavorare per sopravvivere»: non è certo lusinghiero il giudizio del presidente dell'ente di previdenza degli psicologi Felice Damiano Torricelli [foto a destra].L'ente ha previsto delle ulteriori misure straordinarie per venire incontro ai propri iscritti: rafforzamento del fondo per sostenere gli iscritti in stato di bisogno e snellimento delle procedure, in modo da consentire la più rapida erogazione dei contributi; maggiore velocità nell’erogazione dell'indennità di malattia, coprendo con una diaria tutti coloro che si ammalano o che sono messi in quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria; attivazione di una nuova, estrema copertura che garantisce un contributo significativo agli eredi di coloro che sfortunatamente dovessero decedere.Giornalisti / InpgiL’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, ha comunicato lo stanziamento di 42 milioni di euro per i propri iscritti, attraverso un’una tantum di 500 euro. Per beneficiare del bonus è necessario essere in possesso di specifici requisiti: aver conseguito un reddito complessivo compreso tra 2.100 e 35mila euro nell’ultimo triennio, aver registrato nel trimestre marzo-maggio 2020 un calo di fatturato di almeno il 33% rispetto all’ultimo triennio dell’anno scorso. Da quest’ultimo requisito si evince quindi che non sarà possibile avere i 500 euro non prima del prossimo giugno – un aspetto non di poco conto, dato che non permette di accedere al bonus in mesi di piena emergenza come questi, ma posticipa il tutto a giugno.La misura può essere richiesta compilando il modulo online sul sito dell’Inpgi ed è cumulabile con l'indennità di 600 euro stanziata dal Governo qualora ci fossero iscritti che soddisfino tutti i requisiti fissati.Tuttavia «i requisiti restringono notevolmente la platea di beneficiari» – commenta Daniela Stigliano (foto a destra), consigliera generale Inpgi – «arrivando a circa 2.800 beneficiari su 35mila iscritti, per cui ritengo che le misure decise siano inadeguate e penalizzanti per i colleghi».Il rischio, quindi, è che questi provvedimenti di cui si è molto parlato, che considerano già in partenza importi ridotti, finiscano per arrivare solamente a pochi, vanificando così il senso delle misure stesse – cioè di essere di supporto a chi in questa fase è più in difficoltà.Resta poi da capire come verranno impiegati i restanti 100 milioni del Fondo per il reddito di ultima istanza, il cui utilizzo verrà formalizzato in questi giorni.Chiara Del Priore

Stop all'attivazione di nuovi tirocini dalla Regione Lombardia “fino al permanere delle restrizioni”

La Regione Lombardia è stata la prima dare indicazioni, già a fine febbraio, sullo svolgimento dei tirocini nella situazione imprevista dovuta all’emergenza Coronavirus, mettendo nero su bianco la possibilità che venissero fatti proseguire da remoto. Uno “smart internshipping” simile allo smart working, per permettere agli stagisti di proseguire la propria attività e di non vedersi interrotta l’indennità mensile.Nelle settimane successive la Regione è intervenuta con altre comunicazioni per dare dettagli relativamente alla possibilità di sospendere i tirocini già in essere al momento dello “scoppio” della crisi (che in Lombardia è partita due settimane prima che nel resto d’Italia) o di proseguirli, appunto, da casa.Le ultime indicazioni della Regione toccano invece un altro argomento: quello relativo alla possibilità di attivare nuovi tirocini. E la risposta è secca: no. In un comunicato dell'altroieri, lunedì 30 marzo, intitolato “Indicazioni per lo svolgimento delle esperienze di tirocinio extracurriculare in situazione di emergenza epidemiologica da Covid-19”, la Regione Lombardia specifica infatti che «le Regioni hanno concordato di sospendere lo svolgimento dei tirocini extracurriculari. E quindi non possono esserne attivati di nuovi fino al permanere delle attuali restrizioni».Nel comunicato si ribadisce comunque che è possibile proseguire quelli già avviati: «Laddove le specificità del soggetto ospitante – sia dal punto di vista della disponibilità di tecnologie telematiche, sia dal punto di vista dei contenuti del progetto formativo e, quindi delle attività oggetto del tirocinio stesso – consentano una modalità di svolgimento dello stesso mediante forme alternative alla presenza in azienda, le Regioni concordano sulla possibilità di valorizzare la sperimentazione di tali modalità». Fino al 30 marzo, però, seppure a ritmo molto lento le attivazioni di nuovi stage in Lombardia (e altrove) sono comunque avvenute. «Nelle ultime settimane abbiamo effettuato cinque proroghe di tirocini già in essere, con addendum in modalità smart working, e otto attivazioni di nuovi stage, tutti in Lombardia» conferma alla Repubblica degli Stagisti Adriana Zerboni, direttrice della Divisione Politiche Attive del Lavoro dello Studio Santagostino, una realtà di consulenza con uffici a Milano e Varese che si occupa anche di ricerca e selezione del personale ed head hunting – e naturalmente anche di attivazione di stage: «Ovviamente le nuove attivazioni sono state gestite da remoto, con tutte le attenzioni della modalità di svolgimento in smart working, consentito per i tirocini in svolgimento – e a quanto pare adesso inibita per i nuovi». Anche prima che la Regione Lombardia si esprimesse chiaramente sulla (im)possibilità di attivare nuovi tirocini, però, vi erano soggetti promotori avevano adottato in maniera autonoma questa decisione.«La Fondazione Lavoro sin dall’inizio dell’emergenza ha sconsigliato l’attivazione di nuovi tirocini a tutte le aziende che si rivolgono a noi come ente promotore» spiega per esempio Enrico Limardo, direttore della Fondazione Consulenti per il Lavoro, l’ente che probabilmente attiva più tirocini extracurricolari in assoluto in Italia (27mila solo nel 2018, di cui poco meno di 6mila sul territorio lombardo): «Anche in considerazione della peculiarità del tirocinio che non può essere assimilato al rapporto di lavoro e mancando, dunque,  il presupposto della “necessità” dello spostamento per raggiungere il luogo di svolgimento dello stesso».«Abbiamo ricevuto diverse richieste di attivazioni di nuovi tirocini extracurriculari in queste settimane e, nonostante gli orientamenti regionali spesso siano poco chiari, abbiamo dato indicazioni di non procedere con nuove attivazioni» dice a sua volta Diego Rinaldi, responsabile del servizio tirocini dell’agenzia per il lavoro Quanta: «La nostra posizione tiene conto di quanto previsto dai DPCM che autorizzano gli spostamenti solo per comprovate esigenze lavorative. Il tirocinio è un percorso formativo e in quanto tale non rientra in tali casistiche». Essendo Quanta una realtà che opera in tutta Italia, la sua posizione è valida per tutti i suoi clienti, dal nord al sud, e non dipende dalle indicazioni della Regione Lombardia. Niente nuovi tirocini da nessuna parte, insomma, «fino alla conclusione del periodo di emergenza». Mentre per quelli già attivi  «abbiamo acconsentito alla richiesta di gestione del percorso "da remoto”, pur non trascurando alcune perplessità su tale apertura» riflette Rinaldi «in quanto va ad invalidare la regola numero uno delle linee guida: il tirocinio non può essere assimilato ad un rapporto di lavoro dipendente».La questione della possibilità di attivare nuovi tirocini non riguarda, naturalmente, solo la Lombardia. Per comprendere la situazione conviene fare una prima, grossolana distinzione tra Regioni che hanno detto di no alla modalità da remoto per i tirocini e Regioni che hanno invece ammesso questa possibilità: per quelle, come il Lazio e il Piemonte, che da subito han detto di no alla modalità da remoto, va da sé che l’attivazione di nuovi tirocini è stata da subito impossibile. Ma per le altre? La Regione Lombardia ha, appunto, messo nero su bianco questa sua indicazione nel comunicato dell’altroieri. Ma «tutte le regioni, caso unico nella storia recente della pubblica amministrazione locale, anche a fronte di nostre specifiche richieste, hanno escluso la possibilità di attivare nuovi tirocini in modalità “smart internshipping”» chiarisce Maurizio Mirri, direttore Politiche Attive per il Lavoro di GiGroup: «Anche attraverso la nostra associazione Assolavoro abbiamo fin dall’avvio dell’emergenza cercato un contatto con gli assessorati al lavoro delle singole Regioni» e le risposte sono giunte in maniera frastagliata «ma tutte hanno convenuto su di un utilizzo del digitale come risposta di emergenza all’emergenza escludendo la possibilità ad esempio di avviare nuovi tirocini». Una posizione che Mirri condivide poco, perché invece si sarebbe potuta «cogliere l’occasione per sperimentare modalità che consentissero alle persone di intraprendere nuove esperienze pur nella piena disponibilità di molte imprese».Al momento GiGroup sta gestendo, su tutto il territorio della Lombardia, quasi settecento tirocini: 396 proseguono nella modalità da remoto, mentre 272 sono stati sospesi. Le richieste di attivazione sono state bloccate all'indomani delll’uscita del DPCM dell’11 marzo, comunicando ai clienti l’obbligo di sospensione dei tirocini in corso e di conseguenza il divieto di attivarne di nuovi. Secondo Mirri l’impasse rispetto alla transizione veloce da tirocinio standard a tirocinio da remoto è anche stata conseguenza della scarsa capacità delle pubbliche amministrazioni, e in particolare dei cpi, di stare al passo con strumentazioni tecnologiche attuali: «Il prevalere del controllo formale e delle modalità “cartacee” di gestione ad oggi impediscono lo sviluppo di una cultura digitale al servizio delle persone – i tirocinanti – ed imprese – i soggetti ospitanti – pur essendo il tutto oggi già facilmente gestibile in termini di tecnologie».La scelta di non facilitare la trasformazione degli stage in presenza già attivi a stage da remoto, e sopratutto quella di bloccare tout court l’attivazione di nuovi stage direttamente in modalità da remoto, è un modo per tutelare gli stagisti oppure rischia di essere per loro un danno? Il fatto di non poter attivare nuovi percorsi «anche quando le imprese ne garantissero uno svolgimento di qualità per nulla inferiore alla presenza on site» è secondo Mirri poco lungimirante, e «la ragione non risiede di certo nell’iper-tutela dei diritti del tirocinante che a maggior ragione in questo contesto non potrebbe essere impropriamente adibito a mansioni non previste dal progetto, ma semplicemente e tragicamente nell’impossibilità da parte delle pubbliche amministrazioni di gestire in modalità digitale le procedure di avvio e controllo dell’attività».«Non è stato giusto bloccare le nuove attivazioni, se si è concessa la proroga in smart working a quelli in corso – con le dovute informazioni e precauzioni e supporto da parte del tutor aziendale e tutor del soggetto promotore» gli fa eco Adriana Zerboni di Studio Santagostino: «Ritengo che permettere di attivare nuovi stage sarebbe un grande segnale di supporto e di ottimismo verso la ripresa».Ma questa non è la linea scelta dalla Regione Lombardia – e probabilmente dalla maggior parte delle Regioni italiane. «A scorrere le disposizioni regionali che si stanno susseguendo in questi giorni, alcune che sconfessano quanto dichiarato qualche giorno prima dalla stessa regione, ad oggi pare possibile attivare nuovi tirocini seppur in un numero limitato di regioni: la Basilicata, la Sicilia per i soli tirocini autofinanziati, la Sardegna per i soli tirocini finanziati» conferma Enrico Limardo di Fondazione Consulenti per il Lavoro: «In tutte le altre, secondo il nostro parere, è vietata l’attivazione di nuovi percorsi di tirocinio, per alcune per esplicita nota regionale» [Limardo si riferisce al comunicato di Regione Lombardia del 30 marzo] «per altre andando in analogia rispetto alle disposizioni su sospensioni, prosecuzioni e proroghe».Eleonora Voltolina

Indennità di 600 euro, da oggi i lavoratori autonomi la possono richiedere all'Inps: ecco come

Da oggi – due giorni più tardi rispetto alla data inizialmente annunciata, lunedì 30 marzo – è possibile fare richiesta per l’indennità di 600 euro destinata ai lavoratori autonomi, prevista dal decreto “Cura Italia” pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 17 marzo, per far fronte alla situazione d’emergenza legata al Coronavirus. Si tratta di una platea di destinatari che secondo il governo ammonta complessivamente a circa tre milioni e mezzo di persone, per le quali è prevista l’erogazione per ora solo per il mese di marzo (ma è probabile che venga confermata anche per aprile). Le modalità di richiesta e accesso all’indennità variano a seconda della tipologia di professionisti. La Repubblica degli Stagisti ha approfondito le modalità di fruizione della misura con Marco Leonardi, economista e consulente del ministero dell’Economia e delle Finanze e Anna Soru, presidente di Acta, associazione italiana dei freelance.Chi ne ha dirittoUna prima macro categoria comprende, come si legge nel decreto e nella circolare Inps dello scorso 30 marzo: liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020; professionisti non iscritti agli ordini, titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata; artigiani, commercianti, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali che non abbiano al 17 marzo 2020 alcun rapporto di lavoro dipendente e che abbiano cessato involontariamente il proprio rapporto di lavoro tra il primo gennaio 2019 e il 17 marzo 2020; lavoratori del settore spettacolo che abbiano versato (almeno) 30 contributi giornalieri nell'anno 2019 al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo, che fa parte dell'Inps, da cui deriva nello stesso anno un reddito non superiore a 50mila euro; lavoratori agricoli con almeno 50 giornate di lavoro svolte nell'anno 2019, non titolari di pensione o iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.  Come dimostra la tabella qui sopra, per alcune categorie di autonomi sono stati fissati requisiti più specifici che potrebbero non rendere accessibile il bonus, restringendo così la platea di beneficiari rispetto ai numeri complessivi indicati dal Governo. «È importante ricordare che l’indennità non è cumulabile con altre misure di sostegno al reddito» spiega Leonardi. Dunque non c’è cumulabilità, ad esempio, con il reddito di cittadinanza, mentre è possibile accedere ad altre misure previste dal decreto come il bonus baby sitter.La circolare dell'Inps chiarisce anche che le indennità per queste tipologie di lavoratori sono incompatibili tra di loro e con la cosiddetta Ape sociale, cioè l'anticipo pensionistico a carico dello Stato, erogato dall'Inps a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all'estero.C'è inoltre incompatibilità «con le pensioni dirette a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive ed esonerative della stessa, degli enti di previdenza», cioè le casse relative agli ordini professionali. Per cui se si è iscritti a un'altra cassa professionale non si può usufruire dell'erogazione da parte dell'Inps. Fanno eccezione solo gli iscritti all'Enasarco, l'ente degli agenti di commercio, che sono stati inclusi nell'articolo 28 del decreto "Cura Italia", per loro è quindi prevista l'erogazione del bonus da parte dell'Inps.Non c'è invece incompatibilità con l'indennità di disoccupazione Dis-Coll a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA e dei lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, e con la Naspi per lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali.Per questa misura è stato previsto, sommando le cifre indicate nel decreto per ciascuna categoria, un limite di spesa per il 2020 di quasi tre miliardi di euro, «risorse disponibili per l’intera platea dei beneficiari. Non ci sarà un esaurimento di quanto stanziato per cui non è necessaria nessuna corsa alle domande» assicura Leonardi. Come fare domandaL’Inps ha pubblicato una prima comunicazione lo scorso 20 marzo dove, oltre a specificare le tipologie di beneficiari, ha parlato di richiesta tramite i propri canali telematici. Attraverso il sito si può fare domanda richiedendo un PIN che arriverà sul proprio cellulare o tramite posta elettronica.Una procedura quindi più semplificata che non richiede l’utilizzo delle credenziali SPID o il PIN dispositivo necessari per accedere alle altre prestazioni erogate dall’Inps. Chi è già in possesso di credenziali SPID o PIN rilasciato dall’Inps può però comunque fare richiesta tramite procedura ordinaria.La procedura semplificata è stata chiarita in una seconda circolare, pubblicata lo scorso 26 marzo: «La modalità semplificata consente ai cittadini di compilare e inviare le specifiche domande di servizio, previo inserimento della sola prima parte del pin, ricevuto via SMS o e-mail, dopo averlo richiesto tramite portale o contact center. La richiesta del PIN può essere effettuata attraverso il sito dell’Inps, utilizzando il servizio Richiesta Pin; contact center, chiamando il numero verde 803 164, gratuito da rete fissa, oppure 06 164164, a pagamento da rete mobile. Una volta ricevute via SMS o e-mail le prime otto cifre del pin, è possibile immediatamente utilizzarle in fase di autenticazione per la compilazione e l’invio della domanda online», si legge nel documento.Dopo aver ottenuto il pin, è necessario entrare nella sezione personale del sito INPS attraverso il PIN, accedere ai servizi online e da qui “Domande per prestazioni al sostegno del reddito” e infine selezionare “Indennità COVID-19". «L’accredito dovrebbe essere rapido, presumibilmente già entro la metà del mese di aprile» dice Leonardi.Questa procedura di richiesta non vale, come detto, per i lavoratori iscritti a casse previdenziali autonome, come nel caso di chi fa parte di un ordine professionale, circa 1 milione e mezzo di persone. Per loro il decreto Cura Italia ha previsto la possibilità di attingere al “Fondo per il reddito di ultima istanza”, destinato ai lavoratori le cui attività hanno subìto una riduzione o cessazione a causa del Coronavirus. Il bonus di 600 euro è previsto anche per questa categoria di lavoratori, con requisiti e modalità di accesso disciplinati dal decreto pubblicato lo scorso 28 marzo [a breve la Repubblica degli Stagisti pubblicherà un articolo di approfondimento anche su quest'altra procedura di richiesta].Con molta probabilità i decreti di prossima uscita rinnoveranno l’indennità dei 600 euro per entrambe le tipologie di lavoratori autonomi anche per il mese di aprile, forse rivedendone l’importo o prevedendo ulteriori misure di supporto.«Per i lavoratori autonomi il bonus è già un buon risultato, dato che siamo stati considerati come categoria e non sempre è scontato: sarebbe ancora meglio prevedere un importo superiore dato che in molti hanno già riscontrato perdite e cancellazioni degli ordini» è il commento di Anna Soru, in rappresentanza di decine di migliaia di freelance.Chiara Del Priore

Stage (da oltre mille euro al mese) da casa causa Coronavirus anche alla Corte di Giustizia UE, fino al 15 aprile candidature aperte per la prossima tornata

In questo periodo in cui tutti cercano di rimanere in casa rispettando i decreti del Governo c’è molto più tempo per scandagliare il web, in cerca di buone opportunità per i mesi a venire. Un bando da non lasciarsi sfuggire è certamente il tirocinio presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea. La buona notizia è la conferma del rimborso spese mensile di 1.177 euro, quella un po’ meno buona è che il rapporto tra domande presentate dagli italiani e numero di ammessi è solo il sette per cento. L’organo con sede nella città di Lussemburgo è stato istituito negli anni Cinquanta e interpreta il diritto dell’Ue per garantire che sia applicato allo stesso modo in tutti gli Stati membri, oltre a dirimere le controversie giuridiche tra governi nazionali e istituzioni europee.Ancora una volta anche per l’ultima sessione di domande, quella di settembre, per cui sono ora in corso gli stage, «gli italiani sono stati il primo paese per numero di richieste con 148 candidature sul totale di 483, seguiti dai francesi, con 106, e dalla Spagna con 39 domande» conferma alla Repubblica degli stagisti Sofia Aktipis, della Direzione della comunicazione della sezione italiana dell’unità stampa e informazione della Corte di giustizia europea. Questa volta il numero di ammessi italiani è più alto del solito, visto che sono stati ben 10: con un fortissimo sbilanciamento a favore delle donne, ben nove a uno. In questo caso primo Paese per numero di stagisti presenti ora all’interno della Corte è la Francia, «con 21 stagisti, seguita dall’Italia con 11, ma tra questi c’è anche uno stagista non remunerato che non ha fatto parte della selezione di settembre» continua Sofia Aktipis «e poi la Germania con nove tirocinanti». Un rapporto decisamente migliore rispetto al tirocinio cominciato nel settembre 2019: in quella tornata il nostro Paese era come sempre risultato il primo per numero di application, 144, seguito da Francia, Grecia e Spagna con rispettivamente 101, 70 e 50 candidature, ma solo cinque erano stati gli italiani selezionati a fronte di ben tredici francesi, nove tedeschi e sette spagnoli; greci e irlandesi erano stati rispettivamente cinque e cinque.Anche lo stage al momento in corso non è stato immune dal caos generato dall’emergenza del Coronavirus. «La Corte ha preso le misure necessarie per proteggere la salute degli stagisti durante l’attuale crisi sanitaria» spiega Aktipis alla Repubblica degli Stagisti. «È quindi stato chiesto a tutti gli stagisti di lavorare da casa. Lo smart-internshipping può essere effettuato sia dalla residenza qui a Lussemburgo sia da quella del paese d’origine, visto che la Corte ha autorizzato chi lo desiderasse a tornarci». L’organo europeo ha, però, permesso anche la sospensione degli stage o la loro interruzione per chi ne facesse richiesta. Si spera, però, che l’emergenza Covid19 rientri il prima possibile e che il problema sia completamente superato per quando questi nuovi tirocini prenderanno il via. Agli stagisti selezionati oltre al rimborso spese mensile arriverà anche «un contributo alle spese di viaggio di 150 euro ai tirocinanti retribuiti il cui luogo di residenza è situato a una distanza geografica di 200 chilometri o più dalla sede della Corte di giustizia dell’Unione europea». Gli stagisti selezionati saranno distribuiti in tutti i dipartimenti e nello specifico, spiega Aktipis, «nella direzione della traduzione giuridica, del servizio di ricerca e documentazione, del servizio di comunicazione, come anche nella direzione del servizio di protocollo e visite, della biblioteca, o presso un consigliere giuridico per gli aspetti amminsitrativi, alla cancelleria del tribunale e alla direzione dell’interpretazione e presso i gabinetti dei membri della Corte e del Tribunale».Per quanti avessero voglia di provare questa esperienza non bisogna quindi lasciarsi scappare la nuova finestra per fare domanda per uno stage: il termine ultimo è la mezzanotte di mercoledì 15 aprile. L’opzione di scelta è tra un tirocino nei dipartimenti della Corte e uno nei servizi. Se interessati bisogna, quindi, fare domanda attraverso l’applicazione Eu Cv online: si deve prima fare la registrazione, poi selezionare il tirocinio di interesse e a quel punto completare in inglese, francese o tedesco la lettera motivazionale, poi elencare le principali materie di studio affrontate nel proprio percorso di studi e infine indicare anche se si vuole fare domanda per tutti gli uffici della Corte di giustizia e tutti gli uffici del Tribunale o se si preferisce far domanda solo in alcuni di questi.Se si supera il processo di selezione allora bisogna trasferirsi nella città di Lussemburgo dove svolgere il tirocinio dal 16 settembre al 15 febbraio 2021 per i tirocini nei gabinetti e dal primo ottobre di quest’anno al 28 febbraio del prossimo per i tirocini nei servizi. Si entrerà così a far parte di una grande macchina organizzativa che secondo gli ultimi dati disponibili, riferiti al 31 dicembre 2019, conta oltre 2.200 dipendenti di cui più di mille e trecento donne (il sessanta per cento) e quasi 890 uomini tra funzionari, agenti temporanei e contrattuali, con un’età media di 45 anni. Se non si superasse la selezione si potrebbe ripresentare la domanda tra il primo luglio e il 15 settembre per svolgere eventualmente lo stage a partire dal primo marzo 2021.Per avere più probabilità di essere selezionato è consigliata una buona conoscenza della lingua francese, scritta e orale. Oltre a una conoscenza delle materie giuridiche. Tanto che Eleonora Montserrat Pappalettere, della direzione della comunicazione dell’ufficio stampa della Corte di giustizia europea, aveva già precisato alla Repubblica degli Stagisti che «la laurea in giurisprudenza offre maggiori chances, visto che anche il servizio di traduzione della Corte si avvale di giuristi linguisti e non di semplici traduttori, così come l’ufficio stampa e informazione della Corte richiede competenze giuridiche». In pratica aiuta sapere cosa fa la Corte di giustizia dell’Unione europea, che si pronuncia sulle controversie tra governi nazionali e istituzioni europee e interpreta il diritto comunitario per garantire che sia applicato allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Gli italiani, si diceva, sono quelli che più fanno domanda per questi stage e sono i numeri delle varie sessioni a dimostrarlo, dato che rappresentano più o meno sempre quasi un terzo dei candidati: per la tornata cominciata a ottobre 2018 su 615 application totali 187 provenivano dal nostro Paese, e per quella iniziata a febbraio 2019 il rapporto era simile: 169 richieste italiane su 576 totali. Se il numero di candidati fosse proporzionato al numero di cittadini dell'Unione europea, le application dall'Italia non dovrebbero superare il 12% – dato che i 60 milioni di cittadini italiani rappresentano più o meno il 12% dei 513 milioni di cittadini europei. Il fatto che invece i candidati italiani siano il triplo dimostra la “fame” che i giovani italiani hanno di opportunità come queste.Al di là dei numeri, la competizione è molto alta perché le domande sono sempre molte e le posizioni aperte circa 50. Arrivata la scadenza, le varie candidature vengono inoltrate ai capi servizio che le esaminano e selezionano in base alle necessità dell’ufficio. E visto che la maggior parte dei servizi ha uno o due posti per ciascun priodo di tirocinio, ogni candidato sarà in competizione con altre 200-400 persone. Questo spiega perché i candidati finali selezionati siano altamente qualificati e perché di solito c’è un forte sbilanciamento tra domande e selezionati. Ai tanti interessati a questa opportunità conviene quindi raccogliere bene le idee e approfittare della quarantena forzata di questi giorni per tentare anche questa opportunità e magari, nel settembre di quest’anno, iniziare un’esperienza altamente formativa. Marianna Lepore

La politica si muove per gli stagisti, gli emendamenti per tutelarli nel lockdown

Venerdì sera era il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti al decreto Cura Italia. Sono stati 1.126 quelli presentati dai vari partiti al Senato, e la discussione comincerà la prossima settimana. I temi sono tantissimi ma ce n’è uno che riguarda da vicino la Repubblica degli Stagisti: la tutela della vastissima platea di tirocinanti, curriculari e sopratutto extracurriculari.Sono tante le richieste di aiuto che sono arrivate sul forum della Repubblica degli Stagisti. Rosario racconta che il 10 febbraio ha cominciato uno stage con rimborso spese forfettario di 500 euro mensili e, dopo aver fatto una settimana di smart working agli inizi di marzo, si è visto sospendere lo stage per decisione della Regione Campania. E chiede «È giusto che la nostra categoria venga totalmente dimenticata dal punto di vista economico?». Una richiesta che arriva anche da carlo94p, «Per noi tirocinanti ci saranno tutele per quanto riguarda la retribuzione?», e AnnaChe93: «Ma come si devono comportare quelli a cui è stato sospeso il tirocinio e di conseguenza non sono retribuiti?». Decine di migliaia di giovani e meno giovani stagisti oggi si trovano a casa, senza stage, senza rimborso spese e magari con somme ingenti e non sopprimibili per l’affitto di appartamenti in città lontane.Anche in rete i giovani si mobilitano con una petizione che evidenzia come nel decreto Cura Italia si siano trovate misure per tutti: «dai lavoratori autonomi a quelli a partita iva ai collaboratori, perché per gli stagisti no?» Petizione in cui si chiede al ministro del lavoro Nunzia Catalfo «di inserire nel decreto di aprile delle risorse per gli stagisti: un indennizzo per ogni mese in cui non hanno percepito il rimborso spese». La discussione al Senato del provvedimento comincerà mercoledì 1 aprile alle 15 con l’esame dei 1.126 emendamenti. Tra questi, per ora si sa con certezza di due emendamenti presentati da Italia Viva per la richiesta di tutela di stagisti che si ritrovano con un tirocinio sospeso o interrotto.Il primo emendamento è stato presentato da Laura Garavini (nella foto a destra) e Donatella Conzatti per introdurre l’articolo 38 bis, Disposizioni a tutela dei tirocinanti, che «Ferme restando le disposizioni derivanti dagli accordi per la definizione di linee-guida condivise in materia di tirocini formativi e di orientamento» conclusi in sede di Conferenza Stato – Regioni, stabilisce che «i periodi di interruzione o sospensione dei tirocini formativi e di orientamento disposti per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid19 non concorrono al completamento degli stessi». Il che significa che una volta terminata l’emergenza i mesi intercorsi dall’inizio dell’interruzione alla fine faranno automaticamente posticipare la scadenza del tirocinio, «dilungando la durata dello stage stesso in coda», spiega Garavini alla Repubblica degli Stagisti. Non solo, l’articolo 38-bis prevede anche il comma 2 per cui «Tutte le disposizioni in materia di sostegno al lavoro di cui alla presente legge si intendono estese anche alla disciplina dei suddetti tirocini formativi e di orientamento», quindi a tutti gli stage svolti durante un percorso di studio e formazione o entro i 12 mesi dalla sua conclusione. «Questa è la ratio dell’emendamento», spiega Garavini «estendere le varie misure che siano state previste in materia di tutela del lavoro anche agli stagisti. Per esempio in termini generali le tutele di garanzia della sicurezza, con la messa a disposizione di ausili per la sicurezza. Una serie di provvedimenti che mirano alla tutela degli stagisti al pari dei lavoratori». Il secondo emendamento riguarda, invece, il tirocinio per la professione medica ed è stato presentato sempre da Donatella Conzatti questa volta con Riccardo Nencini. Con questo emendamento si modifica parzialmente l’articolo 102, Abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo e ulteriori misure urgenti in materia di professioni sanitarie, aggiungendo al comma 3 - che consente ai candidati della seconda sessione 2019 degli esami di stato di abilitazione alla professione di medico chirurgo «che abbiano già conseguito giudizio di idoneità nel corso del tirocinio pratico valutativo» di essere «abilitati all’esercizio della professione di medico chirurgo» - «per i candidati della prima sessione – anno 2020 – degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, il tirocinio si considera svolto all’interno del corso di studi». Quindi questi tirocinanti «si considerano conseguentemente abilitati all’esercizio della professione di medico-chirurgo».Per il passaggio alla Camera, invece, dove il testo arriverà orientativamente dal 20 al 24 aprile, il Partito democratico e Fratelli d’Italia hanno già pronti due emendamenti. Il primo è quello di Wanda Ferro, (nella foto a sinistra) di Fratelli d’Italia, per chiedere l’estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali «ai tirocinanti impegnati presso Enti locali e Ministeri», andando così a introdurre il comma 5bis all’articolo 19 del decreto. Il che significa possibilità di «presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di nove settimane e comunque entro il mese di agosto 2020». Un testo che mira a coinvolgere tutti i tirocinanti extracurricolari impegnati presso Enti locali e ministeri, lasciando però così esclusi quelli delle imprese private. «In Calabria sono 7mila i tirocinanti in questo momento senza sussidio e auspichiamo che questo emendamento venga preso in considerazione quanto prima. Risorse che ovviamente devono riguardare tutta Italia», spiega alla Repubblica degli Stagisti Ferro. «È ovvio che non possiamo parlare di cassa integrazione ma si può applicare quello che prevede l’articolo 19 [ndr. la possibilità per i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività a causa dell’emergenza Covid-19 di «presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario (…..) per una durata massima di nove settimane»] anche a tutti i tirocinanti extracurriculari di Miur, tribunali ed enti locali». Una scelta che si può fare e «che è giusto fare» e che la deputata di Fratelli d’Italia vorrebbe venisse appoggiata trasversalmente dal mondo politico. «Ho già ricevuto appoggi da colleghi calabresi del PD e spero che in un momento di emergenza come quello in cui stiamo vivendo questa linea possa essere sposata da tutti al di là della parte politica». Motivo per cui ci tiene a sottolineare che «sarebbe un segnale importante se per una volta la maggioranza approvasse un emendamento che viene dall’opposizione e prima degli altri. Ma appoggerei anche emendamenti simili al mio che arrivano da forze della maggioranza. In questo momento storico la politica deve volare alto».L'emendamento di Chiara Gribaudo, del Partito democratico, invece, mira a tutelare una platea più grande – tutti i tirocinanti extracurricolari e i volontari del servizio civile – chiedendo una modifica all’articolo 44, quello che istituisce un Fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus COVID-19. L’articolo al momento prevede che «Al fine di garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attvità o il loro rapporto di lavoro è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza” volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti di una indennità nel limite di spesa 300milioni di euro per l’anno 2020». Con l’emendamento di Gribaudo si chiede di «includere i tirocinanti extracurriculari e i volontari del Servizio civile fra coloro che accederanno al Fondo di ultima istanza».Dalla prossima settimana, con l’esame degli oltre mille emendamenti, si avrà maggiore certezza sul comportamento degli altri partiti al Senato. E c’è da augurarsi che la politica si ricordi di una larga fetta di popolazione che fino a pochi giorni fa attraverso i propri stage aiutava il funzionamento di uffici, pubblici e non, e meriterebbe un minimo sostegno economico. Un segnale dal mondo politico sarebbe importante. Marianna Lepore

Premi di laurea, le scadenze da qui alla fine della primavera: più di 30mila euro in palio

Torna l’appuntamento con i bandi legati a premi di laurea relativi a differenti ambiti, opportunità importanti per ottenere un riconoscimento per il proprio lavoro accademico.Vediamone alcuni con scadenze da qui all’estate, cominciando dalle più imminenti.Scadono il 31 marzo i termini per partecipare alla seconda edizione del premio Domodry Academy, rivolto ad autori di tesi di laurea, triennale o specialistica, e di dottorato, dedicati al tema dell’umidità nelle costruzioni. Sono due, dell’importo di 1500 euro ciascuno, i premi, uno per le tesi di laurea e il secondo per quelle di dottorato. La documentazione va inviata esclusivamente via mail all’indirizzo e secondo le modalità indicate nel bando entro il termine fissato.Stessa scadenza per i tre premi di laurea, ognuno dell’importo di 2500 euro, organizzati dalla fondazione ANIA sul tema della sicurezza stradale, vista da tre prospettive: sociale, comunicativa e umanistica, giuridico-economica, tecnico-ingegneristica. La partecipazione è aperta ad autori di tesi sul tema discusse tra il primo aprile 2018 e il 31 marzo 2020 e la documentazione va inviata tramite posta all’indirizzo riportato nel bando.Sempre il 31 marzo è l’ultimo giorno utile per partecipare al premio di laurea promosso dall’Accademia dei Lincei dell’importo di 3mila euro per laureati in ingegneria e architettura presso le università di Napoli nel periodo 1 marzo 2019-28 febbraio 2020. La domanda di ammissione va inviata online collegandosi all’indirizzo https://www.lincei.it/it/Bandi.È intitolato a Maurizio Santoloci, magistrato attivo nella difesa degli animali e dell’ambiente, scomparso nel 2017, il premio di laurea “Nuove ricerche per i diritti degli animali”, promosso dalla LAV, alla prima edizione. Saranno premiate quattro ricerche, con mille euro la prima classificata e 500 la seconda, terza e quarta. Al premio possono concorrere sia tesi di laurea che lavori di dottorato, master e scuole di specializzazione. La documentazione va inviata entro il 6 aprile tramite posta all’indirizzo indicato sul bando.Qualche giorno in più, la scadenza è fissata al 10 aprile, per la partecipazione al premio Omero Ranelletti, riconoscimento di 4mila euro al quale possono concorrere i laureati con meno di 30 anni del Lazio e della Sardegna che abbiano svolto tesi su temi relativi a innovazioni tecnologiche e produttive per la salvaguardia dell’ambiente a sostegno della crescita economica. Anche in questo caso la documentazione va spedita all’indirizzo riportato sul bando.Il 30 aprile è l’ultimo giorno utile per concorrere al premio di laurea Scudo d’oro destinato a tesi incentrate sull’araldica discusse nel 2018 o 2019. L’importo del premio è di mille euro. Tutte le indicazioni per l’inoltro della candidatura sono reperibili sul sito del Centro studi araldici che organizza il premio. La scorsa edizione del premio è stata vinta da Francesco Canali dell'università di Milano, facoltà di Giurisprudenza, autore della tesi "Il marchio e lo stemma: profili di similitudine e divergenza tra la disciplina del diritto industriale e la disciplina araldica". Sempre il 30 la scadenza per il premio di laurea Margherita Arcieri, promosso dall’Associazione Italiana Donne Medico, che ha l’obiettivo di premiare la migliore tesi di laurea o dottorato realizzata tra il 2016 e il 2019 da uno studente dell’università di Bologna su argomenti collegati all’innovazione scientifico-umanistica finalizzata a migliorare la qualità di vita delle donne sia nell’ambito delle salute che nelle mansioni lavorative e quotidiane. In questo caso l’elaborato e gli altri documenti richiesti vanno inviati tramite posta elettronica all’indirizzo presente nel bando.Stessa scadenza per i tre premi di 1500 euro ciascuno riservati a ingegneri che abbiano discusso tesi di laurea e dottorato dal 2016 al 2019 su temi legati alla città di Venezia. Ingegneria civile, industriale e dell’informazione le tre macroaree dei premi. La documentazione può essere presentata a mano, inviata per posta o in formato elettronico secondo le modalità indicate nel bando. Tutti gli elaborati verranno conservati nella biblioteca del Collegio degli ingegneri di Venezia e i migliori saranno pubblicati sul relativo sito. Vincitori della scorsa edizione gli ingegneri Sonia Bellin dell'università di Padova per la categoria ingegneria civile e ambientale, con una tesi dedicata al progetto di recupero di un bene architettonico di Venezia, e Paolo Testolina, sempre dell'ateneo di Padova, per la categoria dedicata all'ingegneria dell'informazione.Il 10 maggio è l’ultimo giorno utile per partecipare al premio di laurea promosso dall’Università di Perugia e dall’ateneo telematico Pegaso su tesi dedicate a ingegneria informatica e tecnologie digitali. Il primo premio è di 1200 euro mentre il secondo e il terzo di 750. Possono partecipare i laureati magistrali dell’università di Perugia a partire dall’anno accademico 2018-2019. Il premio, si legge nel bando, ha un duplice obiettivo: diffondere una cultura attenta alla progettazione dei sistemi informatici e delle tecnologie digitali e rafforzare il rapporto tra imprese e atenei sui questi temi.È incentrato sul ruolo del terzo settore nell’economia italiana il premio di laurea Sergio Veneziani,  alla prima edizione, con scadenza per la presentazione delle domande fissata al 15 maggio. La partecipazione è aperta a neolaureati di corsi di laurea delle università lombarde nell’anno accademico 2018-2019 e l’importo del premio è di 1500 euro.È fissata al 30 maggio prossimo la scadenza per concorrere al premio di laurea “I Guidoniani”, di 2mila euro, bandito dall’Associazione italiana di medicina aeronautica e spaziale, arrivato alla 10ma edizione. Il premio è rivolto a laureati under 35 in medicina, biologia, psicologia e ingegneria che abbiano discusso tesi sull’uomo e il volo aeronautico o spaziale. Le domande possono essere inoltrate via mail o fax agli indirizzi e secondo le modalità indicate nel bando.Prima edizione infine per il premio di laurea Antonio Manganelli, dedicato a laureati che hanno discusso una tesi triennale o magistrale incentrata sulla criminalità e sulle forze dell’ordine o in alternativa un saggio, una ricerca o un’inchiesta giornalistica sui temi riportati nel bando. Le iscrizioni al premio, dell’importo di mille euro, sono aperte fino al 30 maggio. La documentazione deve essere spedita via mail all’indirizzo riportato sul bando.Chiara Del Priore