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Fellowship Programme, tutte le informazioni per partecipare alla nuova edizione

È fissata al 29 luglio la scadenza per la nuova edizione dell Fellowship Programme, il programma finanziato dal governo italiano attraverso la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri e curato dal dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN/Desa).L’iniziativa è finalizzata a offrire a giovani laureati un’opportunità di formazione professionale nelle organizzazioni internazionali di circa dodici mesi presso uffici legati alle Nazioni Unite o sedi estere dell’Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo. Il numero preciso di posti disponibili non è indicato sul sito, ma, in analogia con le edizioni precedenti, dovrebbero essere circa una quarantina, con retribuzioni mensili variabili tra i 1.200 e i circa 6mila dollari in base al costo della vita della località di destinazione. Gli importi massimi mensili per paese sono consultabili alla pagina dedicata sul sito UN/Desa.Per candidarsi, esclusivamente online attraverso il sito UN/Desa entro le ore 15 del 29 luglio,  è necessario essere in possesso di alcuni requisiti: data di nascita il 1° gennaio 1994 o successiva; nazionalità italiana; ottima conoscenza della lingua inglese e italiana; possesso di uno dei seguenti titoli accademici: laurea specialistica/magistrale; laurea magistrale a ciclo unico; laurea triennale accompagnata da un titolo di master universitario; Bachelor’s Degree accompagnato da un titolo di master universitario. L’inizio dell’esperienza formativa è previsto per marzo del prossimo anno, dopo il workshop di orientamento fissato a febbraio.Anche per questa nuova edizione per supportare i candidati e fornire tutte le informazioni utili all’inoltro della domanda sono stati organizzati dei webinar, a cui è possibile partecipare dopo aver effettuato la registrazione sul sito www.undesa.it.Dal 1999, anno della prima edizione, a oggi sono state inoltrate ogni anno in media oltre1.200 candidature, per una media di 33 partecipanti a ciascuna edizione. Per la precedente edizione sono stati selezionati 41 partecipanti, 10 uomini e 31 donne, a fronte di 1.232 candidature valide, per un'età media di 27 anni. Sempre per l'edizione 2021/2022, il 72% dei candidati era di sesso femminile. Relativamente al meccanismo di selezione, l'ufficio UN/Desa di Roma effettua una prima scrematura per individuare massimo cinque candidati per ciascuna borsa di studio, in possesso di tutti i requisiti richiesti dall'organizzazione beneficiaria. Motivazione, conoscenze linguistiche e tecniche, qualifiche e specializzazioni universitarie, eventuali esperienze volontarie e professionali sono alcuni degli elementi che guidano la valutazione. I candidati selezionati saranno contattati e informati dell'esito, con l'invito a partecipare alle fasi successive del processo di selezione.La fase conclusiva consiste in una prova scritta e in un colloquio basato sulle competenze. La prima è gestita sempre dall'ufficio UN/Desa di Roma, le interviste sono invece condotte a distanza tramite videoconferenza da gruppi convocati dagli uffici destinatari, nel caso di borse di studio in agenzie/organizzazioni del Sistema delle Nazioni Unite, e convocati da UN/Desa, nel caso di borse di studio in uffici sul campo dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Tutti i candidati selezionati vengono informati tramite e-mail dell'esito della selezione finale.Chiara Del Priore  

Chi sono le dieci aziende che hanno vinto gli AwaRdS 2022? Eccole

Durante il nostro evento annuale "Best Stage" abbiamo assegnato gli AwaRdS, i premi della Repubblica degli Stagisti per quelle aziende dell'RdS network che si sono particolarmente distinte, l'anno scorso, per un particolare della loro policy.L'AwaRdS per il “miglior rimborso spese” è andato a Ferrero, Flex e Cefriel: queste aziende garantiscono ai propri stagisti intorno ai 1000 euro di indennità mensile, e non solo. Nelle loro pagine azienda qui sul sito si può scoprire nel dettaglio quanto offrono ai loro stagisti e quali altri benefit aggiungono al rimborso spese mensile.[nella foto Deborah Zago, Head of HR Italy di Ferrero, riceve il premio dalla direttrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina]Per la categoria “miglior tasso di assunzione post stage” l'AwaRdS è andato a T4V, Marsh e a Bip: tutte e tre hanno assunto oltre il 90% degli stagisti che avevano accolto nel corso del 2021. Anche in questo caso, secondo la tradizione di trasparenza della Repubblica degli Stagisti, nelle pagine azienda di ciascuna i lettori possono vedere con precisione quanti stage sono stati avviati nel 2021, che percentuale di assunzione post stage è stata raggiunta – beh, in questo caso è facile: l'indicazione per tutte e tre le imprese vincitrici è “oltre 90%” perché, anche se capita che alcune vadano addirittura sopra questa soglia, per una sorta di understatement preferiamo fermarci a quella formula – e anche quali sono state le tipologie contrattuali maggiormente utilizzate per le assunzioni degli (ex!) stagisti.Bip si è aggiudicata anche l'AwaRdS per il “miglior tasso di assunzione diretta di giovani”, che premia il miglior rapporto tra organico aziendale e nuove assunzioni di under 30 senza passare per la fase del tirocinio; le altre aziende premiate in questa categoria sono state EY e Spindox.In particolare nel 2021 Bip ha effettuato 401 assunzioni dirette, quasi tutte a tempo indeterminato, su un organico di quasi 2.800 persone in Italia. EY ha assunto direttamente 880 giovani, nella grande maggioranza con contratto di apprendistato o a tempo indeterminato, su oltre 4.700 dipendenti. E Spindox ha totalizzato 117 assunti extra stage, anche qui quasi tutti con contratto di apprendistato o a tempo indeterminato, su poco meno di 900 dipendenti. Infine, due premi speciali: Edelman ha vinto l'AwaRdS “Speciale Piccola Azienda”, per aver costantemente migliorato, nel corso degli anni, le condizioni economiche offerte ai suoi stagisti e le prospettive di assunzione post stage. E Nestlé si è aggiudicata l'AwaRdS “speciale Gender equality & work- life balance” per la policy “Baby Leave”, attraverso la quale ha assicurato ai suoi dipendenti un congedo di paternità retribuito di ben tre mesi.

Più diritti per gli stagisti? I cambiamenti normativi sono all'orizzonte, ma non ancora raggiunti

Un momento di dibattito sui tirocini: anche quest’anno l’evento annuale della Repubblica degli Stagisti, “Best Stage”, è stato l'occasione per capire in che direzione sta andando il mondo dello stage, e in generale per fare il punto sul grande tema della transizione dalla formazione al lavoro. Quest’anno la discussione è stata incentrata su un tema di stretta attualità: i cambiamenti normativi che si profilano all’orizzonte sia per il segmento dei tirocini curriculari, quelli svolti mentre si studia, sia per il segmento dei tirocini extracurriculari. «Potrebbe essere un momento di svolta» ha detto la giornalista Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della Repubblica degli Stagisti, introducendo gli ospiti e dando avvio al dibattito: «Potremmo ottenere presto un quadro normativo molto più favorevole per gli stagisti, con una notevole diminuzione degli spazi per l'abuso dello strumento, e con una attenzione più forte alla sostenibilità economica di queste esperienze di formazione on the job».Dagli ospiti sono arrivati annunci e informazioni di peso. Innanzitutto l’assessora al lavoro del Comune di Milano Alessia Cappello ha voluto proseguire la tradizione di amicizia e collaborazione tra l’assessorato al Lavoro del Comune di Milano e la Repubblica degli Stagisti, e ha annunciato il suo ambizioso progetto di voler rendere il Comune di Milano il primo Comune con il 100% di tirocini con indennità. Naturalmente il progetto per essere implementato ha bisogno di risorse, ma l’assessora è convinta che l’importanza etica del progetto valga lo sforzo: «Stiamo lavorando con la Direzione Risorse umane per far sì che tutti gli stage del Comune di Milano siano retribuiti». “Tutti” significa che non verrebbero più fatte differenze tra tirocini extracurricolari e curriculari: «A prescindere dalla forma di stage che ci sarà o che c'è» - qui l’assessora ha fatto riferimento proprio ai possibili cambiamenti normativi prossimi venturi - «iniziamo a dire che all'interno del Comune di Milano facciamo stage che sono retribuiti. Perché in una città come questa, dove il costo della vita è elevato, davanti a una inflazione che ha raggiunto  l'otto per cento» e dove il tema casa è «gigante», gli stage gratuiti semplicemente non sono più sostenibili, dal punto di vista economico, per i giovani.«Ho un'esperienza pregressa sia da stagista sia da persona che seleziona gli stagisti» ha ricordato l’assessora, che coi suoi 37 anni compiuti da poco è tra i componenti più giovani della nuova giunta Sala: «Lo stage ha per i giovani un grosso valore formativo di inserimento nel contesto lavorativo». Al contempo lo stagista è utile nel luogo di lavoro che lo ospita, e dopo le prime settimane di addestramento diventa produttivo: diventa un “collaboratore”. Dunque se si entra in quest’ottica «credo che sia doveroso, e prima di tutto etico, che quella collaborazione debba avere una prestazione economica che segue il tempo e la fatica che lo stagista sta mettendo a disposizione».Rispetto all’iter della proposta di legge sul riordino dei tirocini curriculari, attualmente in discussione alla Camera dei deputati, il parlamentare Massimo Ungaro ha dato gli ultimi aggiornamenti: «Il testo vuole aggiornare il decreto ministeriale del 1998 che dava un minimo di regole imponendo una durata massima, un limite massimo di tirocinanti per azienda; adesso cerchiamo anche di proporre l'introduzione di una indennità per chi fa i tirocini curricolari». Una battaglia non facile, che trova resistenze dentro e fuori del Parlamento: «Alcuni partiti – Lega, Forza Italia, Coraggio Italia – concordano con la maggior parte della legge, ma non concordano su questo punto dell'indennità. E quindi c'è adesso uno stallo». Sul fronte del no sono sopratutto alcune aziende private ed enti pubblici che guardano con insofferenza la prospettiva di essere obbligati a pagare anche gli stagisti curricolari (come otto anni fa erano stati obbligati a cominciare a pagare gli extracurricolari), e di conseguenza le università e istituti di formazione che temono che questa insofferenza si possa tradurre in porte chiuse per i loro studenti, cioè in una riduzione del numero di opportunità di tirocinio curricolare. Paola Suardi, segretaria generale della fondazione EMiT Feltrinelli che ospitava l’evento, l’ha riassunta così: «Benissimo andare verso un miglioramento» del quadro normativo «ma facciamo attenzione a non creare degli ostacoli di entrata: vanno lasciati alle aziende almeno uno-due mesi di tirocinio gratuito».Dell’uno-due mesi auspicati da Suardi, in effetti la proposta di legge accoglie l’istanza prevedendo la possibilità di non pagare nulla per i tirocini di durata inferiore a un mese. Ma per tirocini più lunghi è giusto e sacrosanto che ai giovani venga dato un corrispettivo economico. «Si pensa in Italia che i tirocini siano un favore che l'azienda fa ai ragazzi, che devono essere grati» si rammarica Ungaro: «È una battaglia anche culturale. Le forze dello status quo cercano di conservare l'esistente contro i cambiamenti: hanno paura della direzione in cui si potrebbe andare. Ma è stato desolante vedere che alcuni enti che dovrebbero essere predisposti a sostenere la causa progressista» o quantomeno «la causa di maggiori tutele per i tirocinanti, non ci hanno aiutato». Per Ungaro «è stata un po' una delusione», per esempio, assistere alla presa di posizione di «alcuni sindacati contro l'introduzione dell'indennità». Uno sconcerto condiviso anche dalla direttrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina, cui Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano, ha risposto spiegando che la Cgil non ha appoggiato la proposta di legge sugli stage curriculari, e l’idea di introdurre un’indennità minima, perché il suo obiettivo è un altro. «Capisco che la posizione che è stata espressa forse non è comprensibile» ha ammesso il sindacalista: «Ma noi vogliamo un altro mondo, e a volte ci sono dei passaggi stretti in cui per arrivare a quel mondo lì bisogna dire determinate cose. I tirocini ci sono, ci faremo i conti: ma noi vogliamo andare oltre i tirocini. E per raggiungere quell'obiettivo ci sono delle tappe che, mi rendo conto, risultano essere di poca comprensione. Attraverso le audizioni in Commissione proviamo a mettere l'asticella più in là».La Cgil, ha spiegato Bonini, auspica un radicale superamento dei tirocini: «Il sindacato non è contrario al tirocinio in sé» ma ha snocciolato alcuni dati dell'Anpal: «Dal 2014 al 2019 oltre un milione e mezzo di persone hanno avuto un tirocinio. Di queste, 400mila hanno fatto tirocini più di una volta: è questa la questione che non funziona!».Tra “fuoco prevedibile” e “fuoco amico”, intanto il tempo stringe: la legislatura ha ancora a disposizione soltanto un anno perché la discussione si concluda alla Camera, la proposta venga approvata, e poi passi al Senato per l’ulteriore approvazione. La crisi di governo naturalmente non aiuta: se la situazione politica non dovesse risolversi, probabilmente la questa proposta di legge sui tirocini curricolari finirebbe di nuovo in un cassetto.Stessa situazione per i tirocini extracurricolari: anche in questo caso la crisi di governo e le dimissioni di Draghi pesano non poco. A “Best Stage” è stato Pietro Galeone, consigliere esperto del Ministro Andrea Orlando proprio sul tema dell’occupazione giovanile, a raccontare come si stia cercando di risolvere il rompicapo della formulazione, contenuta in un comma della legge di bilancio 2022, del perimetro di azione dei tirocini extracurriculari. E contemporamente rispettare la competenza esclusiva delle regioni in materia di formazione professionale e tirocini extracurricolari.«Il documento al quale siamo arrivati con le parti sociali e con le Regioni che si sono sedute al tavolo», tra cui c’è anche «la Lombardia, che non ha fatto ricorso» (come invece il Veneto, anche’esso a guida leghista) «e che con profitto ed efficacia sta portando dei contributi interessanti alla discussione» prevede nella bozza attuale, ha anticipato Galeone, che «la restrizione della platea» si indirizzi «verso quelli che sono più lontani dal mercato del lavoro. Quindi chi è più a rischio di esclusione sociale, e poi i giovani… però non tutti i giovani!». Galeone ha spiegato che «i Neet sono un gruppo troppo eterogeneo» e che metterli tutti indistintamente tra i “soggetti a rischio di esclusione sociale” rischierebbe di rinforzare «il meccanismo della turnazione degli stagisti: tu fai uno stage, finisce, sei di nuovo un Neet, fai un altro stage, finisce, sei di nuovo un Neet, fai un altro stage…». Quindi la platea che potrà accedere ai tirocini extracurricolari non dovrebbe comprendere tutti i Neet, ma solo quelli «entro 12 mesi dal conseguimento del titolo di studi». E poi eventualmente, «ma questo è ancora da definire», anche la platea più ampia degli inoccupati «quindi disoccupati e inattivi» ma, nella postilla di Galeone, «non subito! Perché anche in questo caso se inseriamo subito chiunque è disoccupato» nella platea dei potenziali stagisti, considerando la disoccupazione-inoccupazione tout-court come elemento chiave, «com'è attualmente nelle Linee guida», torna il rischio del «fenomeno della turnazione degli stagisti». Invece considerare solo quelli «“di lungo periodo” è ragionevole» e le Regioni sembrano «disponibili a trovare il compromesso». Nelle parole di Galeone molto pragmatismo: «Non possiamo disegnare il mondo che vogliamo: dobbiamo sederci al tavolo con delle Regioni a una maggioranza di colore diverso da quella del ministro Orlando, e bisogna trovare un punto di caduta. Quello sul quale stiamo provando a stringerci la mano e firmare è questo»: ridurre il raggio d’azione dei tirocini extracurricolari, nelle prossime Linee Guida della Congerenza Stato-Regioni, a «coloro che sono più distanti dal mercato del lavoro: chi ha terminato un percorso di studi da un tot numero di mesi, chi è inoccupato di lungo periodo, e chi è oggettivamente svantaggiato come è scritto nella dicitura che tanta “ira funesta” ha causato».Non resta che aspettare e vedere i prossimi sviluppi.

Tirocinanti della giustizia, arriva la stabilizzazione grazie al Pnrr

Il traguardo atteso dai tirocinanti “precari della giustizia” alla fine è (quasi) arrivato: è stato, infatti, prima approvato in commissioni Affari costituzionali e Istruzione al Senato e poi definitivamente nel decreto Pnrr2 l’emendamento per la stabilizzazione dei “tirocinanti” - tra molte, molte virgolette – che da oltre un decennio affollano tribunali o corti di appello e consentono il funzionamento della macchina della giustizia.La Repubblica degli Stagisti segue il caso dal 2015 quando per prima raccontò lo scandalo di donne e uomini impiegati dal 2010 all’interno dei tribunali con “contratti” (anche in questo caso le virgolette sono necessarie) di stage per coprire i vuoti di organico e supplire alla mancanza cronica di personale. Prima bandi provinciali, poi regionali, poi bandi “di Stato” con il ministero della Giustizia che si è prestato per anni a prorogare contra legem questi tirocini.Qualcosa è iniziato a cambiare negli ultimi anni quando, complice la necessità di rimettere in moto la giustizia nei tribunali e la pubblicazione di alcuni bandi, per alcuni tirocinanti è arrivata la firma di un vero contratto di lavoro.Ma ora il sogno ambito è raggiungibile quasi per tutti grazie all’approvazione di un emendamento al decreto Pnrr2 e ai fondi europei, che determina che «Il Ministero della giustizia [...] può, fino al 31 dicembre 2023, assumere con contratto a tempo indeterminato, in numero non superiore alle 1.200 unità complessive». Tutto questo «al fine di ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato» ma anche per «garantire la piena funzionalità degli uffici giudiziari» e «far fronte alle gravi scoperture di organico.Le due parole magiche “tempo indeterminato” rincorse per un decennio sembrano quindi essere a portata di mano. All’articolo 2 si precisa che le immissioni partiranno il primo gennaio 2023 nella sede in cui i tirocinanti stanno prestando servizio. Questo significa che per chi si è allontanato da casa non c’è al momento prospettiva di avvicinarsi, ma anche che si eviterà di cambiare nuovamente città e procura e ricominciare tutto da capo. Le assunzioni saranno anche in sovrannumero riassorbibili con le successive carenze di personale. Per coprire le spese conseguenti a queste nuove assunzioni, pari a circa 43milioni 190mila euro annui a partire dal 2023 si provvede grazie alle risorse del fondo di previsione del Ministero dell’economia e finanze di quasi 300milioni.Per essere assunti è necessario avere tutti i seguenti requisiti: essere in servizio alla data del 30 maggio con contratto a tempo determinato presso l’amministrazione giudiziaria come operatore giudiziario ed essere stato reclutato con procedure selettive pubbliche; aver maturato sempre alle dipendenze dell’amministrazione giudiziaria almeno tre anni di servizio anche non continuativi negli ultimi dieci anni.Per quanti, però, abbiano maturato almeno 12 mesi alle dipendenze dell’amministrazione giudiziaria, sono equiparati a tale servizio i periodi di perfezionamento relativi all’articolo 37 del decreto legge 98/2011; quelli di perfezionamento presso l’Ufficio per il processo relativi al 2014; quelli di proseguimento nel 2017 e nel 2018 degli stage presso l’ufficio per il processo per quanti avessero completato l’anno precedente lo stage formativo nello stesso ufficio; le attività di tirocinio e collaborazione presso gli uffici giudiziari non rientranti nei punti precedenti e attestate dai Capi degli uffici. In pratica quasi tutti gli stage svolti nel settore giustizia nell’ultimo decennio, indipendentemente da cosa si facesse dunque al 30 maggio.Per fare in modo che tutti i tirocinanti, anche quelli che hanno avuto le ultime proroghe l’anno passato, riescano ad avere almeno i 12 mesi alle dipendenze dell’amministrazione della giustizia – quindi con un contratto di lavoro vero e non solo un tirocinio – per poter accedere al concorso, l’emendamento prevede anche che siano prorogati fino al 31 dicembre di quest’anno tutti i contratti a tempo determinato del personale assunto come operatore giudiziario nel corso del 2021. Per finanziare la copertura di queste ulteriori spese si autorizza la spesa di oltre 4 milioni 500mila euro per l’anno corrente attraverso la riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto nel bilancio triennale 2022-2024 relativo al Ministero della giustizia.L’anno in corso e il prossimo potrebbero quindi finalmente diventare l’anno di svolta per questi ormai ex tirocinanti: non necessariamente neolaureati, ma per la gran parte soggetti over 40 fuoriusciti dal mercato del lavoro, a cui prima le regioni e poi lo Stato hanno promesso per un decennio una soluzione e nel frattempo propinato anni di tirocini essenziali per il settore giustizia.Il percorso verso questo traguardo era iniziato poco meno di tre anni fa, con il bando del 4 ottobre 2019 con cui il Ministero della giustizia aveva indetto una procedura di assunzione attraverso i centri per l’impiego di 616 operatori giudiziari a tempo indeterminato dislocati sul territorio nazionale. Per questa selezione, una volta formate le graduatorie, l’articolo 5 del bando prevedeva un punteggio aggiuntivo per quanti avessero maturato i titoli previsti dal decreto legge numero 90 del 2014. All’epoca, infatti, era stato istituito il cosiddetto “ufficio per il processo” per (tentare di...) velocizzare i tempi della giustizia e al suo interno erano stati reclutati i tirocinanti degli uffici giudiziari a cui attraverso questo ennesimo prolungamento di stage si attribuiva titolo di preferenza a parità di merito nei concorsi della pubblica amministrazione. Le assunzioni per questa selezione sono state nel marzo dell’anno scorso e hanno segnato per alcuni dei tirocinanti, vincitori della selezione, la firma del contratto a tempo indeterminato.Dal 2020 però le cose sono cambiate: nel decreto Rilancio è stato previsto un concorso a tempo determinato mediante colloquio e titoli dedicato ai soli partecipanti ad attività di formazione e tirocinio presso l’amministrazione giudiziaria.  Il bando 2020 quindi, era riservato e dalla pubblicazione a settembre di quell’anno si arriva alla firma del contratto di 24 mesi per i primi 950 ex tirocinanti nel febbraio 2021, con l’inizio vero e proprio del lavoro a marzo.  A maggio dello stesso anno sono stati resi disponibili altri 84 posti sempre per due anni di cui solo 77 soggetti hanno accettato.A questo punto la storia cambia con i contratti seguenti, visto che a giugno ad altri 290 ex stagisti viene proposta un'assunzione – firmeranno in 270 – ma questa volta il contratto è per solo un anno. Nuova immissione in ruolo di 240 soggetti anche in chiusura di 2021, di cui 214 prenderanno servizio a novembre, mentre in 550 – di cui 442 accetterano l’incarico - cominceranno il lavoro a gennaio di quest’anno. Questa lunga spiegazione di date, numeri e prese di servizio serve per capire quanto sia vasta e variegata la platea di destinazione, visto che negli anni per strada si sono perse molte persone, che hanno preferito non accettare un contratto lontano da casa e famiglia – o magari, si spera per loro, hanno trovato offerte migliori. E per spiegare a chi è destinata la “deroga” dei tre anni di contratto a tempo determinato previsti tra i requisiti del bando.  L’emendamento con cui si concluderà, per alcuni, questo tortuoso cammino è stato ben accolto da Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia: «abbiamo lavorato affinché la professionalità degli operatori giudiziari trovasse un giusto riconoscimento», ha commentato: «Con queste assunzioni otterremo il duplice, positivo risultato di valorizzare la professionalità acquisita dal personale e di garantire la piena funzionalità degli uffici giudiziari». Anche la Fp Cgil ha applaudito all’emendamento affermando in una nota che «dopo 13 lunghi anni di vertenza, presidi e manifestazioni, è arrivato il risultato». Resta l’amaro per i dieci anni trascorsi senza riuscire prima a “valorizzare” questa professionalità acquisita e per la scellerata usanza – l’abuso di un tirocinio in un ente pubblico –che a questo punto potrebbe, complice anche il tardivo “esito positivo”, essere copiata anche da altri uffici.Marianna Lepore

Tirocini, sarà il 2022 l'anno delle riforme? Se ne parla oggi a Milano all'evento Best Stage

Per molti anni i diritti degli stagisti sono stati un argomento di nicchia, bellamente ignorato dalla politica e raccontato dai giornali solo nei casi di sfruttamento “straordinario” – vicende talmente esagerate che facevano notizia. Ma pochi mesi fa tutto è cambiato. Per una serie di circostanze le battaglie e le istanze per migliorare la vita e dare più diritti sia ai tirocinanti curriculari sia a quelli extracurriculari hanno trovato spazio e applicazioni concrete.Nel corso del 2021 infatti – finalmente! – il Parlamento si è mosso per cominciare la discussione di una proposta di legge a prima firma Massimo Ungaro che in realtà già esisteva dal 2018, e che puntava a riformare l’istituto dei tirocini curriculari per garantire qualche diritto in più ai giovani impegnati in questo tipo di percorsi di formazione. A questa prima proposta se ne sono poi progressivamente aggiunte altre, l’iter di discussione alla Camera dei deputati è cominciato a dicembre dell’anno scorso, e adesso ci ritroviamo con un testo unico scaturito dalla convergenza di ben cinque proposte di legge e di parlamentari di diverso colore politico, un testo attualmente in discussione nelle commissioni “riunite” Cultura e istruzione della Camera dei deputati.Contemporaneamente, con un percorso completamente diverso, anche i tirocini extracurriculari sono oggi al centro della discussione. Dopo una petizione organizzata online dai giovani democratici di Milano che ha raggiunto la soglia delle 70mila firme, ed è stata portata pochi mesi fa all’attenzione del ministro del lavoro Orlando dai promotori, nella legge di bilancio 2022 il governo ha dato indicazione di restringere il raggio d’azione dei tirocini extracurriculari, rendendoli utilizzabili solo per persone a rischio di esclusione sociale.Naturalmente, essendo i tirocini extracurriculari di competenza regionale, quel che dice il governo non è immediatamente valido: bisogna che il tavolo della Conferenza Stato-Regioni produca le nuove “Linee guida”, e poi che ciascuna Regione modifichi la sua normativa regionale in concordanza con queste Linee guida.Ma le Linee guida ancora non esistono, attenzione: il procedimento è tutt’altro che liscio, le Regioni non sono per niente contente all’idea di dover restringere così tanto il utilizzo dello strumento del tirocinio, su cui molte di loro hanno basato la gran parte se non tutte loro pratiche di politiche attive del lavoro, almeno per quanto riguarda il segmento dei giovani.Il 2022 è quindi – o quantomeno, potrebbe essere! – un anno-chiave per il quadro normativo dei tirocini, sia curriculari sia extracurriculari: ancora non ci sono stati veri e propri cambiamenti, quindi a livello pratico tutto procede come prima, ma il fermento è grande, perché la situazione potrebbe cambiare in maniera davvero significativa se la proposta di legge sui curriculari proseguisse, e se il nuovo testo di Linee guida della Conferenza Stato-Regioni vedesse la luce. Per questo quest’anno “Best Stage”, l’evento annuale della Repubblica degli Stagisti, non poteva che essere dedicato proprio ai cambiamenti normativi all’orizzonte, e alle discussioni che stanno generando nel mondo della politica, dell’università e delle aziende, con appassionati sostenitori e altrettanto agguerriti osteggiatori. Anche quest'anno organizzato con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con l'Assessorato alle politiche del Lavoro guidato da Alessia Cappello, l’evento avrà luogo oggi, giovedì 14 luglio, con il titolo «2022: l'anno in cui cambieranno le regole (forse) sui tirocini». Con Eleonora Voltolina, la fondatrice e direttrice della Repubblica degli Stagisti, ci saranno l’assessora Alessia Cappello; il deputato Massimo Ungaro; Massimo Bonini, sindacalista alla guida della Camera del Lavoro di Milano; Pietro Galeone, consigliere del ministro del Lavoro Orlando proprio sui temi dell’occupazione giovanile; e Paola Suardi, segretaria generale della Fondazione EMiT Feltrinelli.Best Stage sarà anche l'occasione per parlare delle aziende virtuose che fanno parte del network della Repubblica degli Stagisti e per assegnare gli AwaRdS 2022 a quelle fra loro che hanno "brillato" per qualche aspetto delle loro policy 2021 a favore dei giovani.L'evento sarà ospitato dalla Fondazione EMiT Feltrinelli, in piazzale Antonio Cantore n° 10, con ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti. Qui il form per potersi preaccreditare

Nuove linee guida per i tirocini, la Conferenza Stato-Regioni buca clamorosamente la deadline

Sono passati già quasi due settimane dalla scadenza prevista per il varo di nuove linee guida per i tirocini extracurriculari eppure del testo o di una bozza non c’è ancora traccia. La legge di Bilancio 2022 aveva previsto che la Conferenza delle Regioni approvasse un nuovo testo entro il 30 giugno, chiedendo di circoscriverli alle persone con difficoltà di inclusione sociale. L’intento, in linea teorica, era quello di limitare l’abuso degli stage e favorire la diffusione dell’apprendistato ma nella pratica l’indicazione del Governo è fortemente limitativa per un programma di inserimento lavorativo che, pur con tante ombre, consente a tutti, oggi, di poter fare un primo accesso nel mondo del lavoro.«Non va bene che la deadline non sia stata rispettata!», si arrabbia Pietro Bussolati, consigliere regionale PD in Lombardia: «La causa del ritardo è sopratutto il ricorso irresponsabile fatto da Elena Donazzan, assessora al lavoro del Veneto». Il riferimento è alla ricorso per illegittimità costituzionale presentato contro la decisione del governo Draghi di legiferare su un tema di competenza “residuale” (così si dice in gergo tecnico) delle Regioni. Un’invasione di campo non particolarmente apprezzata da molti degli assessori regionali e che ha portato, un po’ a sorpresa, al ricorso autorizzato dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che di fatto ha bloccato il dibattito sul tema, non solo in Conferenza delle Regioni ma anche all’interno dei singoli enti. «Il tema non è un mese in più o in meno» aggiunge però Bussolati: «L’importante è che si vada nella direzione votata da tutti i partiti della maggioranza, compreso quello della Donazzan, e che si arrivi a una definizione il più presto possibile di quanto previsto nella norma finanziaria».«Qualsiasi deadline che venga sforata non è un segnale positivo», concorda Paolo Romano, segretario metropolitano dei giovani democratici di Milano e responsabile della petizione #LoStageNonèLavoro che ha raccolto nell'ultimo anno su Change.org oltre 70mila firme. Romano però ricorda come questa «sia una fase estremamente complessa per tutti i ministeri tra la guerra in Ucraina e la pandemia» e rassicura: «Sappiamo che il tema è in discussione nei tavoli preparatori e confidiamo che in tempi brevi si arrivi a una discussione definitiva». Certo, si parte in salita: «La Conferenza Stato Regioni attuale è politicamente molto avversa a cambiamenti che vadano a tutelare il mercato del lavoro. Parliamo di una prevalenza di partiti di centro destra, con casi come quello veneto che hanno impugnato l’inserimento in legge di bilancio delle restrizioni sui tirocini, con dichiarazioni nelle commissioni consiliari sullo stage in cui si dice che sarebbe “impossibile” dare 300 euro al mese a uno stagista curricolare perché le aziende chiuderebbero. È evidente che davanti a un centro destra che ritiene non sia una priorità la tutela del lavoro giovanile, prendersi più tempo per trovare le mediazioni che consentono di migliorare lo strumento è assolutamente necessario».  «In attesa di nuove linee guida le Regioni potrebbero definire in autonomia» riprende Bussolati – e arrivare ad approvare dei nuovi testi. La sensazione, però, è che stiano un po’ tutte prendendo tempo per vedere come si pronuncerà la Corte e capire quindi cosa succederà. Nel frattempo, proprio in Lombardia, Bussolati ha presentato una mozione che avrebbe portato la Regione Lombardia a sostenere, in Conferenza Stato-Regioni, «un aumento del contributo minimo previsto per gli stage e una riduzione del raggio di applicabilità dei tirocini extracurriculari solo ai soggetti fragili e alle persone uscite da un percorso di formazione negli ultimi 12 mesi, o anche da più di un anno se disoccupati». Proposta che Bussolati ha presentato anche in Confindustria dove «erano propensi a ragionarci. Il rimborso spese mensile sarebbe aumentato nell’immediato a 650 euro e nel giro di due anni a 800 euro minimo». La mozione, però, non è stata approvata. Non tutto è perduto però: Bussolati in compenso è riuscito «a far creare un gruppo di lavoro con l’obbligo di fare delle audizioni delle parti sociali e dei sindacati a partire da settembre. Poi si voterà un testo: questa mozione, magari con qualche modifica, entro ottobre del 2023».     Ma almeno uno straccio di bozza di testo di queste nuove linee guida, in Conferenza Stato-Regioni, in questi sei mesi l'han preparato? A Paolo Romano non risulta: «Durante le riunioni hanno discusso nel dettaglio vari elementi che sono quelli che noi chiediamo: entità e limitazione dell’uso. Quindi che il tirocinio sia limitato ai periodi di formazione e all’anno successivo e che il rimborso spese obbligatorio non possa scendere al di sotto di alcune cifre ridicole presenti in alcune regioni. Pensiamo alla Lombardia: un tirocinio qui può essere pagato anche solo 300 euro al mese!». Perché, se è vero che in questa Regione – quella dove si concentra il maggior numero di stage – l'indennità minima mensile fissata per legge è 500 euro, tale indennità inspiegabilmente scende (caso unico in Italia) a 300 se il soggetto ospitante è una pubblica amministrazione.Sulla situazione attuale, quindi su quali siano le normative da applicare ora, Romano chiarisce: «Le regioni oggi si basano sulle linee guida approvate, quindi fanno fede le leggi regionali basate sulle vecchie linee guida ancora valide. Quando cambieranno, allora cambierà il tema». Il segretario dei GD milanesi calma gli animi sul ritardo accumulato ad oggi. «La legge di bilancio dà tutta una serie di scadenze che in questi anni con la pandemia non sono mai rispettate e sforano sempre di due o tre mesi. Il tema è che si faccia – e se dal 30 giugno si arriva al 30 settembre va benissimo. È normale che scadenze di questo tipo, con una guerra e una pandemia di mezzo, slittino. L’importante è che il dibattito non si fermi e per ora sta andando avanti. Qualora dovessimo sapere che si è arenato ci attiveremo con delle mobilitazioni» promette.La strategia al momento è quella di mantenere alta l’attenzione sul tema, di seguire gli sviluppi e a settembre ritornare ad alzare la voce per avere delle risposte. Sempre più urgenti visto che proprio gli ultimi dati confermano che quasi un quarto degli italiani lavora con uno stipendio sotto la soglia del reddito di cittadinanza «e a questi vanno aggiunti anche gli stagisti», chiude Romano.Dare tempo alla politica, quindi, confidando di poter avere entro la fine dell’anno un nuovo testo che guidi le Regioni nel disciplinare meglio il tema dei tirocini extracurricolari. Tutto sta a questo punto a vedere come si posizionerà in questo dibattito la Corte costituzionale.Marianna LeporeFoto di apertura: di Gino Crescoli da Pixabay

Niente più stage gratis al Parlamento europeo, il bilancio dei primi tre anni rimandato causa Covid

Doveva essere l’anno del bilancio, il 2022, per vedere quali effetti abbiano ottenuto le nuove regole approvate tre anni fa dal Parlamento europeo che hanno introdotto una serie di cambiamenti per i tirocini alle dipendenze dei deputati europei, tra i quali l’obbligo di un rimborso spese. Il Covid, però, ha bloccato tutto.Per molti mesi il lavoro dei parlamentari si è svolto a distanza, con la limitazione di accesso a un solo assistente per deputato e la conseguente riduzione anche per i tirocinanti, che non hanno affollato gli uffici ma svolto lo stage in smart-internshipping. E con i deputati che lavoravano per la gran parte in remoto, gli stagisti non hanno avuto l’opportunità di partecipare alle riunioni in presenza o agli eventi che pure caratterizzano questo tipo di tirocinio.Di positivo c’è che le nuove regole «non sono state minimamente messe in discussione né a livello di pressione sull’amministrazione né a livello politico» conferma alla Repubblica degli Stagisti Brando Benifei, 36 anni, eurodeputato e capodelegazione del Partito Democratico. Questo significa che di fatto oggi il rimborso spese obbligatorio anche per i tirocinanti dei deputati del Parlamento europeo è dato per assodato da tutte le correnti politiche. Una buona notizia: significa che c’è stato un cambiamento culturale e che certe situazioni magari prima tollerate dagli stessi deputati ora non si verificano più.Le nuove regole sono entrate in vigore nel luglio 2019, con l’inizio della legislatura in corso, dopo essere state approvate a marzo dello stesso anno, e hanno consentito un cambiamento epocale per i tirocinanti dei deputati: è ora obbligatorio erogare loro un rimborso spese mensile che non può in nessun caso essere inferiore a 800 euro al mese. «Il risultato ottenuto nella scorsa legislatura dall’Intergruppo Giovani, di cui ero copresidente, è stato eccezionale. Ci sono voluti oltre due anni di lavoro di advocacy per convincere dapprima i colleghi eurodeputati e poi il bureau di presidenza e l’amministrazione del Parlamento europeo che questo cambiamento era irrinunciabile e improcrastinabile» ripercorre Brando Benifei: «Si tratta di una vittoria di cui vado molto fiero, perché siamo partiti senza niente in mano e abbiamo ottenuto una riforma che ci permette di essere coerenti con quanto chiediamo al mondo del lavoro. Si trattava di essere giusti».Il confronto con gli stagisti assegnati agli uffici del Parlamento europeo, i famosi tirocini Schuman, era in effetti eclatante: i tirocinanti Schuman ricevono una borsa mensile che varia dagli 862 euro ai 1.900 a seconda del paese in cui si svolge lo stage,  attestandosi a 1.400 euro per quelli – i più numerosi – in Belgio.Da tre anni dunque le regole sono cambiate anche per i tirocinanti dei deputati e tutto grazie a un lungo lavoro cominciato nel 2017 dall’Intergruppo giovani, all’epoca guidato da Brando Benifei, in prima battuta attraverso una campagna per tirocini più giusti, #fairinternships, volta a fotografare la situazione in atto e soprattutto a lanciare un dibattito sul tema sensibilizzando non solo i deputati ma anche il mondo esterno, spesso ignaro di quanto succedesse. Poco prima era stato condotto un sondaggio tra i tirocinanti dei parlamentari europei e dei gruppi politici che aveva coinvolto più di 250 stagisti. Di questi quasi due su dieci avevano svelato di non avere alcun rimborso spese mensile, stesso rapporto per quanti avevano un rimborso variabile tra i 300 e i 600 euro al mese, che saliva tra i 600 e i mille solo per quattro stagisti su dieci.A quel punto è cominciato il lungo lavoro di dibattito per portare a una riforma che riguardasse il problema dell’indennità mensile, e che mirasse più in generale a dare maggiori tutele a questo tipo di stagisti. Il compito di decidere se cambiare o meno le regole spettava al bureau del parlamento, ovvero al presidente e vicepresidente allargato ai questori. Ed è qui che si è inserita l’opera di lobbying all’interno del bureau di presidenza da parte dell’Intergruppo giovani. «Sono partite le verifiche anche con l’amministrazione centrale per capire quali fossero le possibilità concrete in termini di legge per modificare queste regole. E lì è stato importante il grosso sostegno ricevuto dal presidente David Sassoli, che ha appoggiato questa riforma e consentito la revisione delle regole» ricorda Benifei. Le modifiche non riguardano solo l’aspetto economico, molto importante, ma tutta una serie di altri punti focali come la durata e le possibilità di rinnovo.Nel testo del documento approvato nelle premesse si legge che «I tirocini presso i deputati al Parlamento europeo contribuiscono all’educazione europea e alla formazione professionale» e che «È opportuno adottare norme e orientamenti comuni relativamente ai tirocinanti dei deputati per migliorare la qualità dei tirocini, in particolare per quanto riguarda (…) le condizioni di lavoro, compresa una remunerazione dignitosa».Nelle disposizioni generali all’articolo 2 si stabilisce che «i deputati possono avere contemporaneamente fino a tre tirocinanti alla volta» e che le loro funzioni «non possono, in alcun caso, essere di natura tale da sostituire l’impiego di un assistente parlamentare». L’età minima per l’ammissione a questo tipo di stage è fissata all’articolo 3 in «almeno diciotto anni alla data di inizio, per i tirocini sulla base di una convenzione con il Parlamento europeo». Età che può scendere a quattordici per i tirocini nello Stato membro di elezione «a condizione che il tirocinio si inserisca nel quadro di un’esperienza lavorativa da completare nell’ambito del loro corso di studi».Gli articoli decisamente più interessanti per gli stagisti sono quelli che vanno dal sei al dieci e che riguardano la durata e il rimborso spese. Nel nuovo rimborso spese si stabilisce che i tirocini possono durare dalle sei settimane ai cinque mesi consecutivi. C’è possibilità di proroga dello stage, ma non di rinnovo. Questo vuol dire che a stage in corso è possibile prorogarne la durata «per un massimo di quattro mesi consecutivi» anche con un deputato diverso, ma «non vi possono essere interruzioni o sospensioni tra la data menzionata nel contratto di tirocinio e la proroga». In totale, lo stage non può superare i nove mesi.La grande novità è contenuta nell’articolo 9 in cui si precisa che il tirocinante firma una convenzione di tirocinio con l’autorità competente presso il Segretariato del Parlamento. In pratica tutto il processo di firma del contratto di stage ora è a carico dell’amministrazione del Parlamento europeo – il che garantisce una verifica di regolarità maggiore.Di indennità mensile si parla invece all’articolo 10: l’importo è deciso liberamente dal deputato ed è compreso tra gli 838 e i 1.374 euro. La cifra minima è fissata a livello del salario minimo legale in Belgio, mentre il tetto massimo è fissato al livello medio della borsa per i tirocini Schuman. La cifra non è comunque fissa perché ogni anno gli stipendi sono indicizzati all’inflazione.Quando il deputato decide di prendere uno stagista può quindi decidere che cifra destinargli mensilmente. Il Parlamento europeo fornisce anche un’assicurazione malattia e infortunio per i tirocinanti. I deputati possono offrire anche uno stage da svolgere nel Paese membro del Parlamento, ovvero quello di provenienza: anche in questo caso si applicano le regole descritte fin qui.Diversa la situazione per le visite studio, per le quali non c’è obbligo di rimborso spese – ma nemmeno divieto: un emolumento può comunque essere dato a discrezione del singolo parlamentare. Cambiano però i tempi: la durata massima di una study visit è di sei settimane e prima di eventualmente farne una seconda devono passare dodici mesi. Questo per evitare che le study visit diventino una sorta di prodromo a un eventuale tirocinio. Se l'eurodeputato decide, nonostante l’assenza di un obbligo, di pagare lo stesso un contributo monetario al giovane, potrà darglielo con la formula una tantum e l'importo massimo è una mensilità della borsa per tirocini Schuman: in pratica il tetto massimo dei 1.374 euro per sei settimane.In attesa di poter fare un bilancio – che slitta a questo punto al prossimo anno – sui numeri e i risultati di questo provvedimento, le sfide si allargano al mondo esterno. «Il Parlamento sarà impegnato soprattutto a dare corpo al piano NextGenerationEU e farsi guardiano e promotore di quanto emerso dall’esperimento di democrazia che è stata la Conferenza sul Futuro dell’Europa» conclude Benifei: «L’eredità più importante che dobbiamo saper raccogliere e quella di organizzare stabilmente la consultazione delle giovani generazioni sulle politiche europee. A partire da due iniziative concrete: la proposta di direttiva europea sul salario minimo europeo e quella di direttiva sui lavoratori delle piattaforme digitali, attualmente in discussione».Marianna Lepore

Ministri e assessori vogliono che gli stage curricolari continuino ad essere gratis: le audizioni

Gran parte del mondo politico non vuole dare diritti ai tirocinanti curricolari. Nelle audizioni dei giorni scorsi sulla proposta di legge ora in discussione alla Camera sono emersi molti no all’indennità ai tirocinanti curricolari. La motivazione addotta più di frequente: «sono studenti di scuola superiore!». Peccato che invece la proposta di legge escluda dal perimetro di azione gli studenti delle superiori. Le audizioni del 21 e del 23 giugno, protagonisti rappresentanti delle regioni e il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, lasciano perplessi non solo per la contrarietà al rimborso spese (minimo!), previsto dal provvedimento ma anche per il fatto che obiettano su qualcosa che la proposta di legge nemmeno prevede: l'obbligo di indennità per i minorenni impegnati in stage "in alternanza", quelli che oggi si chiamano pcto. Tanto che viene da chiedersi: hanno letto il testo prima di andarlo a commentare in audizione alla Camera? Hanno ben presente cosa sono i tirocini curricolari? Si rendono conto della differenza tra un tirocinio curricolare svolto da uno studente universitario e uno svolto da un allievo di scuola superiore in alternanza? L’articolo 8 della proposta, infatti, prevede che ai tirocinanti spetti «il rimborso integrale per le spese di trasporto, di strumentazione e, qualora il tirocinio superi le cinque ore giornaliere, di vitto, a carico del soggetto ospitante» e al comma 2 che «ai tirocinanti maggiorenni, a decorrere dal secondo mese del tirocinio, è corrisposta un'indennità omnicomprensiva pari a un minimo di 300 euro, a carico del soggetto ospitante, salvo che la convenzione non disponga diversamente». È evidente, quindi, che gli studenti delle scuole superiori impegnati in tirocini curricolari previsti dal piano di studi non  guadagneranno il diritto di ricevere un emolumento mensile. Nell’audizione presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio le Commissioni riunite cultura e lavoro della Camera hanno ascoltato giovedì 23 il ministro Bianchi, che ha avanzato la sua contrarietà al rimborso spese affermando che «il tirocinio curricolare non configura un rapporto di lavoro ma non configura neanche in un’altra forma un’attività surrogatoria di lavoro o di stesso avviamento al lavoro». Nella sua lunga illustrazione Bianchi ha spiegato che a suo avviso non dovrebbe esserci un grande coinvolgimento didattico da parte delle imprese nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Ptco) perché «è chiaro che quando su attività che sono strettamente legate ad attività educative dovessimo far si che colui che riceve deve anche versare 300 euro al mese, questo ci bloccherebbe le attività didattiche». Aggiungendo poi che per quanto riguarda gli istituti tecnici superiori, cui è dedicata una riforma da poco approvata in Senato, «ho insistito che si passasse dal 30 al 35 per cento le ore di tirocinio. E ora devo imporre a un’impresa una remunerazione di un’attività didattica di questa natura?». Il ministro sembra assolutamente convinto che tutte le imprese rifiuterebbero: «Questo ci rende impossibile raggiungere il target del raddoppio degli iscritti nell’anno prossimo», previsto tra l’altro dal Pnrr.Peccato che ci siano già molte imprese che, pur non essendo obbligatorio per legge, prevedono già adesso una indennità a favore degli stagisti curricolari. Non è affatto impensabile, quindi, che un'azienda che accoglie in tirocinio uno studente riconosca il valore del tempo e dell'impegno che quello studente-stagista, pur in formazione, sta dedicando alla struttura che lo ospita, e lo faccia erogando una piccola indennità mensile. Questa legge semplicemente chiederebbe a chi ancora non lo fa di cominciare a farlo.Bianchi, però, è anche andato oltre. E in chiusura di intervento ha esposto un calcolo sulle spese che il Governo dovrebbe affrontare qualora la normativa sui tirocini curricolari venisse approvata. Prendendo in considerazione la nuova norma approvata in Senato sulla formazione dei docenti, che prevede un tirocinio di 240 ore (pari a 6 settimane a tempo pieno), e le assunzioni fatte ad ora e le prossime in ambito scolastico, il ministro ha affermato: «Avremo 300mila persone che dovranno frequentare le nostre università nei prossimi due anni e non è pensabile che le nostre scuole e università siano in condizione di versare 300 euro al mese per 400mila tirocinanti. Comporterebbe una copertura da parte della ragioneria che mi impedirebbe di porre il problema perché non c’è copertura». Nel corso dell’audizione è intervenuta anche Rosa Maria Di Giorgi di Forza Italia che, pur riconoscendo che sarebbe giusto dare un riconoscimento all’impegno dei giovani, ha sottolineato la difficoltà per soggetti pubblici e imprenditoriali di sostenere le spese. Valentina Aprea, anche lei Forza Italia, che già nelle scorse settimane aveva espresso contrarietà verso l’indennità obbligatoria agli stagisti curricolari, in questo caso però ha aggiunto che almeno il rimborso spese per il trasporto e per il vitto qualora lo stage superi le cinque ore dovrebbe essere mantenuto a carico del soggetto ospitante; una posizione più o meno condivisa da Elena Murelli della Lega e da Carmela Bucalo di Fratelli d'Italia. In chiusura di audizione è intervenuto Manuel Tuzi, relatore insieme a Massimo Ungaro del provvedimento che ha precisato come l’indennità di cui si sta parlando è relativa ai maggiorenni quindi ai percorsi universitari, «mentre per i rimborsi per i pasti o eventuali spostamenti si parla di cifre estremamente inferiori», come a puntualizzare che le paure degli esborsi monetari avanzate dal ministro non siano fondate. Tuzi ha anche sottolineato che la prospettiva dell’eventuale riduzione del numero dei tirocini dovuti all’obbligo di indennità è incongrua rispetto a quello che oggi raccontano i dati ufficiali. «Da quando è stato inserito un minimo di indennità il numero di tirocini extracurriculari è aumentato, quindi abbiamo un trend esattamente opposto. Noi parliamo con dati e fatti alla mano, quindi nonostante i timori, i dati oggi mostrano una situazione diversa. Dobbiamo tenerlo in mente quando ci sarà la scadenza emendativa».Non è solo il ministro Bianchi ad essere contrario al provvedimento: esso non sembra riscuotere pareri positivi nemmeno da parte dei presidenti delle Regioni. Tanto che un paio di giorni prima dell'audizione del ministro di fronte alle Commissioni lavoro e cultura di Montecitorio c'era stata quella dei rappresentanti della Conferenza delle regioni. E già lì era emersa una notevole insofferenza verso i nuovi diritti per gli stagisti curricolari previsti nel testo. Ad illustrare le rimostranze delle Regioni in quel caso è stato in videoconferenza Claudio Di Berardino, assessore del Lazio e coordinatore della Commissione istruzione della Conferenza delle Regioni. Di Berardino ha affermato che la proposta di legge non è perfettamente in linea con le finalità dell’istituto e che «ci sono una serie di norme che orientano lo strumento verso scopi occupazionali e di inserimento nel mercato del lavoro che dovrebbero essere invece residuale, visto che i tirocini curricolari sono per natura svolti nell’ambito dei percorsi formativi». Ed ecco l'elenco delle cose che a Di Berardino non stanno bene: «L’introduzione di un’indennità economica a favore di un tirocinante, la soggezione dei tirocini curricolari alla comunicazione obbligatoria, la costruzione di un sistema di premialità che favorisca i soggetti ospitanti che al termine del percorso assumano i tirocinanti». Misure che migliorerebbero la vita di decine di migliaia di giovani ogni anno. Eppure secondo l'assessore «queste regole e gli aggravi economici rischiano di scoraggiare le imprese ad ospitare giovani in tirocinio». Specificamente sul fronte indennità, la motivazione addotta è che introducendola si «rischia di creare più un lavoro povero anziché promuovere occasioni formative di valore». Di Berardino però si schiera anche contro una misura completamente a costo zero, e cioè l'introduzione dell'obbligo di comunicazione obbligatoria anche per i tirocini curricolari. Questo è invece un aspetto importantissimo, visto che ad oggi non ci sono dati certi in Italia su quanti ogni anno ne siano attivati, ma solo stime di massima. Senza quindi capire quale sia la reale platea dei destinatari. L'assessore laziale ha infine ricordato che «sono in corso i lavori per la predisposizione delle nuove linee guida in materia di tirocini extracurricolari», consigliando «pertanto di attendere i contenuti per scrivere una disciplina dei tirocini curricolari che sia coerente con la direzione intrapresa dagli extracurricolari». Su questo punto è intervenuto Massimo Ungaro, Italia Viva, relatore del provvedimento, osservando come la richiesta di attendere la formulazione di nuove linee guida per i tirocini extracurricolari prima di scrivere quelle sui curricolari sia totalmente in antitesi con l’altra osservazione delle Regioni, che a voce alta hanno più volte preteso di mantenere distinti i due tipi di stage. Ungaro ha ricordato che l’introduzione di un’indennità non restringerebbe le possibilità di tirocinio offerte dalle imprese: chi sostiene questo «ignora quanto è successo per gli extracurriculari. Otto anni fa è stato introdotto il rimborso spese obbligatorio e otto anni dopo sappiamo bene che il numero degli stage extracurriculari non è diminuito ma è esploso. Quando si fanno queste affermazioni» ha detto il deputato di Italia Viva, «bisogna tenere conto anche di questi dati». In chiusura ha parlato Tuzi invitando tutti a «osservare il fenomeno dei tirocini curricolari al netto dei numeri dei ragazzi che sono a scuola» e citando le stime di  Almalaurea: «tra i 150mila e i 200mila tirocini. Questi sono dati più o meno ufficiali. La valutazione effettiva» della proposta di legge, al netto degli allarmismi, «da un punto di vista economico deve essere commisurata sul numero attuale dei tirocini». Le Regioni – e ancor più il ministero dell'Istruzione – dovrebbero fornire i dati sui quali basano questi pareri tanto negativi. Eppure finora non l'hanno fatto. La sensazione, di fronte a questo fuoco serrato per affossare la proposta di legge che finalmente darebbe qualche diritto e qualche garanzia in più anche ai tirocinanti curricolari, è che ci sia una significativa parte della politica che vuole continuare con la pratica dei tirocini curricolari senza indennità, e che per evitare che questa proposta di legge vada in porto sta sollevando obiezioni poco fondate. Marianna Lepore

Boom dei tirocini dopo il Covid, usciti i dati ufficiali

Il 2021 segna un record di attivazione di tirocini. Dopo la battuta d’arresto del 2020, quando a causa della pandemia il numero di tirocini extracurricolari attivati si era ridotto di circa un terzo rispetto agli anni precedenti e a livello numerico le attivazioni si erano fermate a 234mila, il 2021 riparte col botto, quasi che i datori di lavoro volessero fiondarsi a recuperare il tempo perduto.Nel Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie appena pubblicato dal ministero del Lavoro vi sono alcuni – sempre troppo pochi… – dettagli sui tirocini partiti nel corso del 2021, cioè attivati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre del 2021 (alcuni dei quali dunque sono ancora in corso.Il numero totale di tirocini è appena appena al di sotto dei 330mila: per la precisione 329.551. Come di consueto sono più numerosi nelle Regioni del nord (oltre 185mila) rispetto al Mezzogiorno (quasi 87mila) e al centro (57.500).Tecnicamente c’è stato un +40% di attivazioni di tirocini rispetto all’anno precedente: ma ovviamente questo non ha grande importanza, dato che l’anno precedente in questione era il 2020, funestato dalla pandemia di Covid, dove a lungo moltissime attività sono rimaste chiuse e dove l’attivazione di tirocini è stata addirittura fermata in quasi tutte le Regioni tra aprile e maggio.Un confronto più interessante è quello con il 2019, in cui i tirocini attivati erano stati moltissimi: quasi 356mila. Da questo confronto emerge che nel 2021, primo anno post-pandemia, i tirocini sono stati soltanto il 7% in meno che nel 2019, ultimo anno pre-pandemia.Il rapporto indica anche le differenze regionali: un vero boom di stage extracurricolari nel 2021 si è verificato in Piemonte (+50,3% rispetto al 2020), Toscana (+47,4%), Lombardia (+47,1%), Basilicata (+46,9%), Valle d’Aosta (+46,4%), Campania (+44,2%), Friuli-Venezia Giulia (+44,0%), Lazio e Liguria (+43,5%) e Marche (+42,6%). Invece in Calabria si registra solamente un +1,4% e in Sicilia solo un +29,3%. Ma questo non sorprende la Repubblica degli Stagisti che già l’anno scorso, analizzando i dati relativi al 2020, aveva notato e evidenziato come queste due Regioni, specialmente la Calabria, non avessero avuto un calo di stage coerente con la pandemia, chiedendosi anche come fosse possibile che in territori certamente non baciati dalla piena occupazione il mercato dei tirocini fosse riuscito a reggere in maniera così straordinaria.Per quanto riguarda la distribuzione delle opportunità per genere, dei 330mila stage del 2021 il 49,3% è stato a favore di donne e il restante 50,7% a favore di uomini. Pur trattandosi sostanzialmente di una parità, il lieve incremento delle opportunità per i maschi non deve essere preso sottogamba.Rispetto alla percentuale di assunzione post stage, il Rapporto è come sempre estremamente parco di informazioni. «Il numero dei rapporti di lavoro attivati a seguito di una precedente esperienza di tirocinio è stato pari a poco più di 121 mila» si legge, «di cui il 43,1% derivante da tirocini conclusi nello stesso anno». Come abbiamo evidenziato nella grande inchiesta dell’anno scorso sulle probabilità di essere assunti dopo uno stage, si tratta di informazioni sommarie, imprecise e abbastanza inutili. Basti pensare che il ministero conteggia le assunzioni avvenute dopo stage svolti anche anni prima (fino addirittura a tre anni prima!). Quindi il dato diventa ancor meno significativo.Il ministero avrebbe invece, proprio grazie alle comunicazioni obbligatorie (di cui questo Rapporto è appunto un compendio!), la possibilità di fornire dati molto più dettagliati sulle assunzioni post stage, dove avvengono, per chi, in quali settori. Perché non lo fa, malgrado i numerosi appelli della Repubblica degli Stagisti e non solo, resta a tutt’oggi un mistero.Una piccola buona notizia contenuta nel Rapporto è quella relativa ai tirocinanti adulti-anziani, il cui numero nel 2021 è certamente ripreso rispetto al 2020, ma in maniera più blanda. Dei 330mila stage del 2021 meno di 50mila hanno riguardato persone con più di 35 anni, in particolare 40.305 tra i 35 e i 54 anni e 9.595 over 55. Si tratta di una lieve contrazione rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia, quando gli stagisti 35-54enni erano stati addirittura quasi 49mila – quindi la diminuzione nel 2021 rispetto al due anni prima è pari a meno 17% – e gli stagisti con oltre 55 anni erano stati quasi 10mila (qui la riduzione è solo un 2% in meno purtroppo).

Tirocini, nuove regole sulla contestualità territoriale per chi fa percorsi curricolari come operatore socio-sanitario

Se arrivate dalla DataRoom di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, l'approfondimento giusto cui quell'articolo vuole indirizzarvi è questo: Tirocini solo per persone in difficoltà? Le prime Regioni dicono noSe l'argomento vi interessa, suggeriamo anche:- Tirocini, il Veneto fa ricorso: «Irragionevoli» i criteri proposti dal governo- Nuove regole per i tirocini, anche Puglia e Sicilia non le vogliono troppo rigideE per saperne di più sulla efficacia degli stage per entrare nel mondo del lavoro, qui la nostra grande inchiesta di qualche mese fa, con moltissimi dati inediti:- Probabilità di assunzione post stage, il grande approfondimento della Repubblica degli StagistiC’è grande fermento nel mondo dei tirocini: per gli stage extracurricolari dovrebbero essere approvate nuove linee guida secondo quanto prescritto in legge di bilancio 2022, ma le Regioni non sembrano d’accordo e il Veneto ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale, come la Repubblica degli Stagisti ha raccontato.Anche in ambito tirocini curricolari, però, sembra che questo possa essere l’anno della svolta. Sta per entrare in fase emendativa il testo unico nato dall’unione di vari disegni di legge proposti da differenti gruppi politici (il primo a farlo è stato Massimo Ungaro di Italia Viva già nel 2018) che se approvata porterà grandi cambiamenti, primo fra tutti l’obbligatorietà di un rimborso spese mensile. Intanto qualcosa è già cambiato, a fine aprile, in termini di linee guida per gli stage all’interno di un percorso di formazione. È stato raggiunto un accordo tra le Regioni e le Province autonome relativo alle modalità di svolgimento dei tirocini curriculari nell’ambito di corsi di formazione regolamentati.Nel testo approvato è stata introdotta una piccola variazione riferita alle figure degli operatori socio sanitari e prevede «la possibilità di effettuare il tirocinio in una Regione diversa da quella dove si è effettuato il corso di formazione, previo parere positivo preventivo rilasciato dalla Regione ospitante». Il testo è andato a integrare quanto già previsto in Conferenza delle Regioni in un documento approvato a novembre dello scorso anno. In quella occasione le regioni e province autonome avevano approvato due accordi sulla formazione a distanza: il primo sulle linee guida per il suo utilizzo nelle professioni regolamentate una volta terminato lo stato di emergenza; il secondo sulle modalità di svolgimento dei tirocini curricolari nell’ambito di corsi di formazione regolamentati. Quest’ultimo accordo serviva per dare una «disciplina omogenea delle modalità di svolgimento dei tirocini, nei casi in cui le norme richiedano la frequenza obbligatoria di un corso di formazione, di cui il tirocinio è parte integrante (tirocinio curriculare), per poter svolgere un’attività economica o professionale o esercitare una professione».  Questo perché, spiegava il documento, l’esito della formazione in questi casi ha valore e spendibilità su tutto il territorio nazionale e quindi è necessaria l’uniformità di regole in tutte le Regioni.Nel documento di novembre si affermava che di norma il tirocinio curricolare, così come la parte teorico pratica, si svolge nel territorio della regione o provincia autonoma che ha autorizzato il percorso e che lo stage deve essere effettuato in presenza. Ci sono, però, dei casi di deroga a questo regolamento, anche alla luce dei due anni di pandemia Covid. Situazioni in cui risulta impossibile svolgere il tirocinio nella medesima Regione che ha autorizzato il corso.  Il provvedimento di novembre individuava quattro casi di deroga ma stabiliva anche che queste «non si applicano ai percorsi per l’acquisizione della qualifica di operatore socio-sanitario, che pertanto devono essere realizzati interamente nel territorio dell’Amministrazione responsabile». Questo significa che al contrario delle altre situazioni, in cui nell’interesse dell’utenza è possibile derogare al principio di contestualità territoriale dell’intero percorso formativo, il giovane che frequentava un corso per operatore socio sanitario era obbligato alla formazione pratica lì dove aveva svolto anche quella teorica. Le cose, invece, cambiano con l’accordo approvato nella seduta del 28 aprile: la Conferenza delle Regioni e province autonome ha previsto un’integrazione riferita proprio alla figura degli operatori socio-sanitari, con la possibilità di effettuare il tirocinio in una Regione diversa da quella dove si è effettuato il corso di formazione, previo parere positivo preventivo rilasciato dalla Regione ospitante. Il tirocinio deve essere effettuato in presenza ma ci sono delle deroghe a cui possono ricorrere le Regioni, anche se non c’è un obbligo. Quelle che decidono di applicarle si assumono anche la responsabilità della gestione e controllo dell’intero percorso garantendone la conformità agli standard nazionali. Ai quattro casi di deroga già individuati a novembre dello scorso anno, ora si aggiunge una novità: per i corsi di operatore sociosanitario, la necessità del «parere positivo preventivo delle Regioni/province autonome ospitanti, che ricevono la richiesta da parte della Regione/provincia autonoma responsabile».  Sarà invece possibile per gli aspiranti oss eventualmente richiedere di derogare al principio di contestualità territoriale dell’intero percorso formativo – come per tutti gli altri studenti in tirocinio curricolare – in situazioni di «vicinanza al luogo di residenza dell’utente, dell’impresa o di altra struttura ove realizzare il tirocinio, situate in territori diversi ma confinanti con quello della Regione responsabile», questo per gli evidenti costi di frequenza abbattuti per il giovane; o per «assenza anche temporanea nel territorio della Regione responsabile di strutture ove realizzare il tirocinio», in questo caso lo stage può essere effettuato in una impresa di qualsiasi altra regione o provincia autonoma.Un'altra possibile deroga riguarda le situazioni «di (temporanea) non attivazione di corsi di formazione obbligatoria in un dato territorio per assenza di atto di recepimento della disciplina del percorso nell’ordinamento regionale o per indisponibilità di offerta formativa», in questo caso lo stage può essere svolto a distanza nel territorio di residenza del giovane, ma la formazione teorica va svolta parzialmente o integralmente in presenza.Piccole variazioni, importanti, in attesa di avere finalmente una legge che regolamenti a livello nazionale i tirocini curriculari e garantisca a questi stagisti l’ambito rimborso spese. Marianna Lepore[Foto a destra di ThisisEngineering RAEng, tratta da Unsplash][Foto di apertura di nodstrum in modalità Creative Commons credit to lyncconf.com/]