Categoria: Storie

Stage in Commissione Europea: tutte le storie degli ex

Due volte all'anno la Commissione europea offre a tutti i laureati d'Europa seicento stage da oltre mille euro netti al mese. La Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di chi ha già fatto questa esperienza: eccole insieme.- Stage in Commissione europea: dall'ex Virginia Palmieri ecco una dritta per i candidati che supereranno la prima selezione dalla sua testimonianza: «E durante l'estate ecco la notizia che ero stata ammessa nel blue book! A quel punto ho seguito il consiglio tutti quelli che avevano già fatto un tirocinio lì mi avevano dato: ho mandato una mail con il mio curriculum direttamente ai capi delle unità presso le quali avrei voluto lavorare. E qualche settimana dopo ho ricevuto due chiamate...»- «In Commissione europea la mia passione per il video è diventata un lavoro»: la storia di Maddalena Monge dalla sua testimonianza: «Il contesto multiculturale è fantastico: pian piano parlare quotidianamente più lingue, che soddisfazione! Credo che se non fossi stata a Bruxelles non mi sarebbe mai capitato di lavorare con una ragazza norvegese o di preparare una moussaka con un greco, che era poi il mio vicino di casa...»- Valerio Torti, dalla pratica forense al cattedra all'estero passando per la Commissione europea: «Il mio stage, esperienza a 360 gradi» dalla sua testimonianza: «Al di fuori dell'ambito lavorativo, ho vissuto l’esperienza a pieno, alternando il lavoro allo svago: sport, corsi di lingua, escursioni, feste... Tutto organizzato dagli stessi stagisti, tramite il comitato previsto dalla Commissione. Ho anche avuto la fortuna di svolgere lo stage da marzo a luglio, evitando quindi la rigidità dell'inverno!...»- Quattro stage a cinque stelle e tanta grinta, la storia dell'avvocato Raffaella Canal: «In Commissione europea niente pedanti formalismi né smistamenti di posta» dalla sua testimonianza: «Ho lavorato come un funzionario: niente fotocopie, niente smistamenti di posta, niente caffè, niente di niente per quanto riguarda il luogo comune dello stagista costretto a mansioni degradanti. Avevo la stessa identica dignità del direttore, tutti si davano del tu e si chiamavano per nome, nel pieno rispetto delle gerarchie e delle responsabilità....»- Laura Serrao: «Quanta fatica per riuscire a fare lo stage alla Commissione europea! Ma ne è valsa la pena: a distanza di due anni sono ancora qui. Assunta» dalla sua testimonianza: «Una mattina, poco prima delle vacanze di Natale, arrivo in ufficio, accendo il computer e tra le news sull'intranet vedo che un'unità della mia direzione cerca un agente contrattuale, con un profilo simile al mio. Proprio nel mio ufficio si apriva una possibilità: una specie di miracolo....»- Mario Sgarrella: «Ho fatto in sequenza lo stage all'Ecdc di Stoccolma e quello alla Commissione europea: due esperienze super interessanti» dalla sua testimonianza: «Nel 2008 ho fatto il mio primo stage, presso l’Ecdc. Alla fine mi avevano proposto anche un contratto ma ho rifiutato per fare un altro stage: quello ambitissimo presso la Commissione europea, per il quale mi ero candidato già due volte senza successo. Proprio mentre ero a Stoccolma  mi è arrivata la buona notizia: finalmente ero stato preso! ...»- Cinque Paesi in cinque anni: la storia di Daniela Amadio e il racconto del suo stage alla Commissione europea dalla sua testimonianza: «Lo stage rappresenta un modo per crearsi un network di conoscenze che rimane nel tempo e allo stesso tempo aiuta a capire se il mondo delle istituzioni europee ti piace o meno. Io ho scoperto per esempio che in Commissione è difficile vedere il risultato del proprio lavoro – come in una catena di montaggio, ognuno opera su una piccola parte senza sapere chi c’è e cosa fa prima o dopo...»- Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante» Normal 0 14 false false false IT ZH-TW HE  dalla sua testimonianza: «Sono finita nella Direzione generale Mare - Affari Marittimi, dove in effetti non avevo neppure fatto domanda, alla direzione Comunicazione. Ci sono tantissimi aspetti interessanti nel programma di tirocinio: è internazionale ed estremamente professionalizzante...» - Pasquale D'Apice: «Rapporti umani e network di conoscenze, ecco il prezioso valore aggiunto degli stage alla Commissione europea» dalla sua testimonianza: «La gente e l’ambiente sono straordinari e lo stage è organizzatissimo: i primi quattro giorni sono dedicati alla presentazione delle attività, con seminari e orari ridotti. Il primo mese c’è un calendario sociale con attività quasi tutti i giorni...» - Dalla metafisica al trattato di Lisbona: la storia di Mauro Pedruzzi, filosofo stagista alla Commissione europea dalla sua testimonianza: «A settembre del 2008 mi sono trasferito a Londra per approfondire il mio inglese e vi sono rimasto per sette mesi, fino a che non ho ricevuto da Bruxelles la proposta di uno stage alla Rappresentanza della Commissione europea a Dublino. Non ci ho pensato due volte ...»- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita» dalla sua testimonianza: «A lavoro si parlavano contemporaneamente tre lingue, tutta gente giovane e alla mano. Ma la cosa straordinaria di questa esperienza è l’interazione con gli altri 600 stagisti con culture, valori, background diversi. E mille attività da fare insieme…» Per saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Seicento stage da mille euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembre. Dall'Italia è ancora boom di domande- Nuovo bando per 600 stage da mille euro al mese alla Commissione europea: ci si può candidare fino al 31 gennaio - Stage alla Commissione europea, è boom di richieste e più di un quarto delle candidature arriva dall'Italia: forse perchè sono ben pagati?- Commissione europea, ultimi giorni per candidarsi per uno stage da oltre mille euro al mese: 600 posti a disposizione

Apprendistato all'aroma di caffè: Alice Pozzetti racconta come uno stage le ha aperto le porte nel marketing Nestlé

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di  Alice Pozzetti oggi assistant brand manager in Nestlé a Milano.Ho  26 anni e sono di Cernusco sul Naviglio, provincia di Milano. Dopo il diploma di maturità classica nel 2003 ho cambiato rotta e mi sono iscritta ad Economia alla Bocconi: una scelta combattuta, ma volevo dedicarmi a qualcosa di più attuale e concreto. I primi tre anni sono stati belli e intensi, anche se il tempo non bastava mai. Da pendolare, viaggiavo ogni giorno per più di due ore e mezza e ho anche sempre fatto dei lavoretti almeno per pagarmi le vacanze e le spese personali: ripetizioni, commessa all'Ikea, hostess, operatrice di call center. Nel settembre 2006 mi sono laureata alla triennale e ho continuato con la specialistica in General management, sempre alla Bocconi, trascorrendo però l'ultimo semestre alla Corvinus University di Budapest, Ungheria. Non un Erasmus, ma parte del master di secondo livello in International Management del Cems, Community of European Management Schools, a cui mi ero iscritta con una tassa di poco inferiore ai mille euro: il resto è stato pagato da aziende sponsor. Un programma particolare, che permetteva di portare avanti i due corsi di studio contemporaneamente - con alcuni esami in comune per altro. In quei mesi ho anche collaborato ad un business project sulla gestione del rischio operativo nelle società di servizi finanziari, prendendo parte ad un team internazionale di studenti coordinato dalla società di consulenza Deloitte. Per dodici ore settimanali ho ricevuto un compenso che mi ha permesso di pagare l'affitto a Budapest - 400 euro mensili per un piccolo appartamento tutto per me - e qualche viaggio aereo. Fortunatamente lì il costo della vita è basso e con 500 euro al mese si vive abbastanza bene. Rientrata in Italia a fine maggio 2008, ho subito cercato uno stage all'estero, come richiesto dal progetto formativo del Cems, e il mese dopo ho iniziato uno stage trimestrale nel settore commerciale della tour operator Magic Travel di Lugano, con un rimborso mensile di mille euro al mese. Un'esperienza molto interessante, che mi  permesso di conoscere un settore del quale sapevo poco. Il mio tutor era una quasi coetanea - aveva 28 anni - sempre disponibile e sorridente, ed è anche nato anche un bel rapporto di amicizia. Certo è stato stancante, soprattutto perché per contenere i costi facevo la pendolare da Milano. Poi a fine stage ho preso un po' di tempo per dedicarmi completamente alla tesi specialistica, valida anche per il conseguimento del master, e finalmente a marzo 2009 la laurea.E quindi ho iniziato a cercare lavoro. Ho risposto ad un annuncio su un quotidiano nazionale per uno stage retribuito in Nestlé [a fianco, la pagina web della sezione "Lavora con noi"] e sono stata contattata per i tre colloqui di selezione - colloquio di gruppo, con il responsabile recruiting e con il mio futuro responsabile. Alla fine mi è stato proposto uno stage semestrale nelle vendite della Divisione alimentari a Milano, in affiancamento alla national key account per Esselunga, con un rimborso mensile di 700 euro netti più mensa gratuita e accesso alla palestra. Ho imparato molto, entrando nelle logiche di una grande multinazionale e dell'ambito commerciale, anche se poi alla fine dei sei mesi non c'erano posizioni aperte e il rapporto di si è interrotto con la promessa di essere ricontattata non appena possibile. Ed è successo solo due settimane dopo! Nestlé non è di quelle azienda che preferiscono avere un alto turnover di stagisti, più economici di qualunque dipendente, piuttosto che assumere un giovane al termine dello stage. Nel gennaio 2010 quindi ho iniziato a lavorare come assistant brand manager Nescafé con un contratto di apprendistato della durata di 24 mesi, con uno stipendio annuale lordo di circa 25mila euro. È un lavoro molto vario, non ci si annoia mai, e il marketing è un ambito molto affascinante. Certo all'inizio bisogna puntare più sulla formazione che sulla gratificazione economica, impegnarsi al massimo con umiltà e determinazione, ma con le basi buone si può aspirare a una carriera brillante. Il mio stipendio ad esempio non mi permette di prendere un appartamento da sola a Milano, e per ora sono in condivisione con altri due ragazzi. Per il futuro spero che Nestlé mi dia la possibilità di fare esperienza all'estero. I miei ex colleghi di università lavorano quasi tutti fuori Italia, molti in Inghilterra e Irlanda, e tra quelli che sono rimasti alcuni a due anni dalla laurea sono ancora in cerca di impiego.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Da Longarone al Ghana passando per il Mae-Crui a New York: la testimonianza di Paolo Dalla Stella, ex stagista UNV

Sono Paolo Dalla Stella e ho 28 anni. Originario di Longarone, nel bellunese, ora vivo ad Accra, in Ghana, dove sono programme officer presso L’UNDP (United nations development programme - programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) del paese.Nel 2005 mi sono laureato in Sviluppo e cooperazione internazionale - laurea triennale; tre anni dopo ho conseguito, invece, la magistrale in Cooperazione e sviluppo locale e internazionale, entrambe presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Bologna. La mia tesi specialistica, dal titolo “La decentralizzazione della gestione delle risorse naturali nel delta dell’Okavango in Botswana”, è stata realizzata grazie a un periodo di studi sul campo di tre mesi, da settembre a novembre 2007, effettuato presso istituzioni universitarie e di ricerca del Botswana e in alcuni villaggi di una delle aree più remote e marginali del paese. Obiettivo principale era compiere un’analisi di tipo istituzionale e socio-economico dei cosiddetti Community based natural resources management programmes - CBNRM - nella regione del delta dell’Okavango. Il mio soggiorno è stato finanziato da una borsa di studio di 3mila euro della facoltà di scienze politiche dell’ateneo di Bologna, che mi è servita a coprire tutte le spese di vitto e alloggio. Questa esperienza mi ha permesso di approfondire un altro grande interesse personale, quello per le tematiche ambientali. Le mie radici mi hanno sicuramente influenzato: il mio è un paesino di montagna delle Dolomiti, che nel 1963 fu  completamente distrutto dal disastro del Vajont. Ci furono quasi 2mila vittime e i miei familiari furono tra i pochi superstiti. La tragedia del Vajont è un chiaro esempio di cattiva gestione delle risorse naturali, una catastrofe provocata dall’uomo, che ha avuto effetti devastanti sulla comunità. Sono cresciuto ascoltando i racconti dei parenti e questo ha sicuramente avuto un impatto sulle mie scelte accademiche e di lavoro. Dopo la laurea, è stata la volta degli stage: nel 2008 il tirocinio Mae Crui presso la rappresentanza italiana all’ONU di New York. Si sa che questo tipo di esperienza formativa non prevede rimborso spese né nessun altro tipo di benefit, se non l’assicurazione sul luogo di lavoro, quindi mi sono pagato il soggiorno in America da solo, con risparmi di lavoretti estivi e soldi accumulati dalle borse di studio vinte nel periodo universitario. A New York lavoravo a contatto con il personale diplomatico, partecipavo alle riunioni dell’Assemblea generale, assistendo a negoziati e altri eventi. In tutte queste esperienze all’estero la mia conoscenza delle lingue, inglese e spagnolo, mi ha sicuramente aiutato. L’anno successivo sono stato a Roma, come stagista nel dipartimento internazionale di Legambiente: lo stage è durato cinque mesi ed era gratuito, ero principalmente di supporto ai membri del dipartimento internazionale.  A luglio 2009 ho fatto domanda per i tirocini UNV: li ho conosciuti tramite il passaparola di amici e mi sono sembrati un’ottima opportunità per avvicinarsi al mondo del lavoro ed entrare in contatto con la cooperazione internazionale. A due settimane dall’incontro mi hanno comunicato di essere stato scelto, destinazione Ghana, con mansione di project associate nell’Environment and energy unit di UNDP. Il tirocinio è durato 12 mesi, con un rimborso mensile di circa 1.700 dollari netti: una cifra cospicua, considerando che si parla di stage, sebbene il costo della vita ad Accra sia molto alto. Oltre all’emolumento mensile, gli UNV interns ricevono una somma iniziale chiamata settling-in-grant (ammonta a circa 2.100  dollari e serve a coprire le spese iniziali sostenute dagli UNV interns, come il soggiorno in hotel durante i primi giorni, acquisto di mobili o utensili per la casa), sono coperti da un’ottima assicurazione e hanno altri benefits, come il viaggio di andata e ritorno. Il mio ruolo era quello di programme officer, mi occupavo soprattutto di supportare l’ufficio e il governo nella formulazione, gestione e monitoraggio dei progetti in ambito ambientale portati avanti dall’Environment and energy unit di UNDP Ghana in collaborazione con il governo, con particolare attenzione al cambiamento climatico e alla riduzione del rischio di disastri naturali.  Dopo il tirocinio è arrivato il contratto con UNDP Ghana con la stessa mansione dell’UNV intern, anche se con maggiori responsabilità. Attualmente ho un contratto di un anno, rinnovabile, e la retribuzione è di 2500 dollari netti (circa 1760 euro).Il giudizio sulla mia esperienza da stagista è positivo: ho avuto la fortuna di lavorare in un posto in cui i tirocinanti non vengono scelti per fare fotocopie, ma hanno varie responsabilità. Se, come me, ci si trova al posto giusto nel momento giusto, un’esperienza come questa non può non essere che formativa: sono convinto che, per chiunque intenda intraprendere la strada della cooperazione allo sviluppo, qualche anno di esperienza sul campo è fondamentale, per avere un contatto diretto con le realtà locali e comprendere le problematiche dei paesi in cui si opera. Non vorrei poi tralasciare l’aspetto «esperienza di vita», perché trascorrere 12 mesi in una realtà sociale e culturale così diversa arricchisce molto, sia da un punto di vista personale che lavorativo. Vivere in Ghana è più facile di quanto si possa pensare. Il paese sta compiendo significativi progressi sia in campo democratico che di sviluppo e viene spesso considerato un esempio da imitare. Offre tante opportunità e c’è un’ampia comunità  internazionale giovane. Il Ghana più interessante si trova fuori Accra. Ad esempio, lungo la costa atlantica, orlata di bellissime spiagge bianche, ci sono numerosi castelli e forti in cui venivano rinchiusi gli schiavi prima di salpare per le Americhe. Visitare le loro «prigioni», così piccole e disumane, crea un impatto emotivo molto forte. I ghanesi, poi, sono molto cordiali e hanno uno spiccato senso dell’umorismo. Credo di essermi definitivamente innamorato del Ghana durante i mondiali di calcio dell’anno scorso, quando i Black Stars sono arrivati ai quarti di finale (nella foto a sinistra, un momento di esultanza dopo una la vittoria di una partita ai mondiali), eliminati ingiustamente dall’Honduras. In quei giorni, c’era un atmosfera incredibile. Un senso di partecipazione emotiva e gioia cosi sinceri che non saprei come descrivere. Ora, dopo un anno e mezzo, sono ancora di essere contento di essere qui. Certo, non trovo tutte le comodità occidentali e ci sono aspetti a cui non è facile adattarsi, ma ora come ora mi sento ancora fortunato a trovarmi in Ghana e a svolgere un lavoro che mi piace e mi dà soddisfazione.Testo raccolto da Chiara Del PriorePer saperne di più su questo argomento leggi anche: - Rossella Ferrari: «Il programma Fellowship, una tappa fondamentale per il mio lavoro a Gerusalemme»- Tirocini UNV e programma Fellowship, due opportunità formativa ben pagate nel mondo della cooperazione internazionale- Da Addis Abeba Daniele Ravaioli racconta i suoi tre stage internazionali: «Andare via dall'Italia mi è servito»

«Il mio stage in PricewaterhouseCoopers? Memorabile» racconta Chiara Campagnolo: «E oggi è diventato un lavoro gratificante»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Chiara Campagnolo, attualmente apprendista revisore contabile in PricewaterhouseCoopers a Milano.Ho 25 anni e sono di Sandrigo, in provincia di Vicenza. Ho frequentato il liceo classico e durante il quarto anno ho partecipato al progetto Scopri il tuo talento della Bocconi: una settimana di orientamento universitario e di test attitudinali che, insieme al mio curriculum scolastico, mi hanno dato accesso all'ateneo senza passare per il consueto entry test. Nel 2004 quindi mi sono trasferita a Milano per studiare Economie dei mercati internazionali e delle nuove tecnologie, prendendo casa con altre due persone: 1600 euro di affitto in tre. Il primo semestre del terzo anno l'ho passato alla City University of Hong Kong con il programma Free Mover Semester del mio ateneo, da cui comunque non ho percepito contributi. È stata un'esperienza di vita entusiasmante, era tutto nuovo per me, affascinante, ma non è stato sempre facile: lo studio ad esempio ha richiesto uno sforzo notevole, hanno un metodo molto diverso dal nostro. Fortunatamente la lingua non è stata un problema, con il solo inglese me la sono cavata bene e ho dato anche qualche esame. Nel frattempo vivevo da vicino il clima internazionale del campus, dove alloggiavo a una tariffa agevolata di 500 euro dividendo la stanza con una ragazza cinese. A fine 2007 sono tornata a Milano e dopo la laurea ad ottobre 2008 ho continuato con la specialistica in Amministrazione, finanza e controllo. Anche durante il biennio ho passato sei mesi all'estero, fino a giugno 2010, all'università Carlos III di Madrid. Di nuovo ero senza borsa e la convenzione attivata tra i due atenei - per cui non veniva stilata una graduatoria di merito dei partecipanti - prevedeva che per sostenere gli esami era necessario pagare, 300 euro ciascuno, e io ne ho fatti quattro. Come alloggio invece questa volta avevo trovato una singola a 400 euro insieme a tre ragazzi italiani. Insomma, quei mesi sono stati dispendiosi, ma belli e intensi. E il mio spagnolo è migliorato molto. Hong Kong e Madrid sono state esperienze molto diverse tra loro, ma entrambe le rifarei ancora mille volte.Prima di Madrid c'è stato però uno stage. Il programma della specialistica prevedeva lo svolgimento di circa 500 ore in azienda, che valevano otto crediti. Io l'ho svolto in PricewaterhouseCoopers, che conoscevo per le tante occasioni di incontro promosse dalla Bocconi. Il mio tirocinio è stato un po' particolare: a maggio 2009 ho partecipato all'Insight Program, con cui l'azienda offre la possibilità di aggiungere ai consueti tre mesi - presso l’ufficio di Milano nel mio caso - un altro mese presso una loro sede estera: un'occasione d’oro per me, che volevo anche migliorare il mio inglese e, perché no, conoscere realtà nuove. Così dopo un esame scritto e un colloquio, a luglio 2009 sono partita per Malta, dove ho abitato in un appartamento sul mare spesata dall'azienda - pagati anche i viaggi A/R - e con un contributo mensile di 800 euro, la cifra standard corrisposta agli stagisti. L’esperienza è stata memorabile, sia da un punto di vista professionale che umano. Mi sono avvicinata al mondo della revisione  con incarichi di audit per una società di telecomunicazioni e ho lavorato con persone preparate e disponibili, che mi hanno fatto sentire come a casa. Tornata da Malta, negli ultimi tre mesi del 2009 ho svolto la parte milanese del mio tirocinio, iniziando con un training, molto utile, e occupandomi poi di revisione di alcune aree contabili e controllo dei cicli aziendali. Per ogni mese la società mi garantiva un rimborso di 800 euro, più i ticket restaurant. E su richiesta dello stagista - io non ne avevo bisogno -  veniva dato anche un rimborso sulle spese auto: un trattamento economico che ritengo assolutamente privilegiato. La valutazione del mio lavoro è stata buona e alla fine dello stage PwC mi ha offerto un contratto di apprendistato di due anni come revisore contabile. Ho firmato lo scorso dicembre, nonostante non fossi ancora laureata - ho discusso la tesi di lì a poco! La società in questo si è dimostrata molto flessibile. Il compenso annuale lordo è di 22.500 euro, più buoni pasto, rimborsi viaggio e ovviamente straordinari retribuiti. Adesso divido casa a Milano con altre tre ragazze, con un affitto piuttosto alto, e almeno per ora i miei genitori mi aiutano un po'. È una situazione che riscontro spesso e mi ritengo comunque fortunata, visto che molti miei coetanei, anche tra compagni di Bocconi, sono ancora stagisti, e alcuni non percepiscono nemmeno un minimo di rimborso spese. Spesso poi, anche quando lo stipendio c'è, è troppo basso - scollegato al reale costo della vita, che in città come Milano è molto alto. Ma io certo non mi posso lamentare: guadagnare 1200 euro al mese più  tredicesima e quattordicesima a 25 anni non è poco. E poi, cosa ancora più importante, la mia esperienza in PwC è estremamente motivante e mi dà tanto sia a livello professionale che personale. Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Rossella Ferrari: «Il programma Fellowship, una tappa fondamentale per il mio lavoro a Gerusalemme»

Scadono il 22 luglio i bandi per partecipare al Fellowship Programme e ai tirocini UNV, due esperienze nel settore della cooperazione, finanziate dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri. 30 in totale i posti disponibili, per un assegno mensile che oscilla mediamente intorno ai 1300 euro nel primo caso e con un rimborso tra gli 830 e i 2500 euro al mese per l'UNV Internship. Di seguito la testimonianza di una ex fellow, Rossella Ferrari. Mi chiamo Rossella Ferrari, ho 29 anni, sono originaria di Sassari, ma attualmente vivo a Gerusalemme. Da gennaio lavoro come program assistant nell’ufficio italiano di cooperazione del ministero degli Esteri, dove l’anno scorso ho svolto il mio programma Fellowship.Ho conseguito la laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche presso l’università di Milano nell’anno accademico 2004/2005; tre anni dopo mi sono iscritta alla magistrale in Relazioni internazionali, laureandomi nel 2010. Durante il periodo universitario ho fatto una serie di esperienze formative: nel 2003 ho trascorso sei mesi a Parigi per il progetto Erasmus all’Université Panthéon-Sorbonne. Durante questo periodo ho ricevuto un aiuto statale dal governo francese di 120 euro per pagare l’affitto, contributo che era possibile avere consegnando in banca il contratto di affitto e di iscrizione all’università. Da novembre 2003 a febbraio 2004 ho fatto uno stage presso la rappresentanza a Milano della Commissione Europea: qui ho lavorato nell’ufficio stampa. Il tirocinio era gratuito. Nel 2004 ho frequentato anche la Summer School all'LSE (London school of economics and political sciences) su Democracy, power and conflict, ottenendo un titolo di master. Dopo la triennale mi sono fermata per due anni e ho svolto il tirocinio Mae-Crui presso l’Ambasciata d’Italia a Beirut, in Libano, da maggio ad agosto 2006, che ho terminato qualche settimana prima per via della guerra. La selezione per il Mae-Crui avviene tramite la propria università. A Beirut, seguivo i progetti di cooperazione allo sviluppo e aiutavo la prima segretaria dell'ambasciata nella stesura di report settimanali sugli affari economici nel Paese. In Libano sono entrata in contatto per la prima volta con il mondo della cooperazione, che mi ha appassionata, al punto da spingermi a fare una nuova esperienza all’estero, con il servizio civile in Albania, nel 2007/2008. Qui ho lavorato per AVSI, una delle principali ONG italiane, e ho seguito il progetto di sostegno a distanza dell'organizzazione: abbiamo avuto più di 1000 bambini sostenuti in 29 centri educativi sparsi per il paese. I periodi trascorsi all’estero sono stati utili anche per l'apprendimento delle lingue straniere: parlo inglese, francese e ho una conoscenza di base dell’arabo. Nel 2009 ho deciso di fare domanda per il Fellowship: ho conosciuto il programma tramite amici con la mia stessa passione per la cooperazione internazionale. Il 2 novembre 2009, a circa una settimana dal mio colloquio, ho ricevuto la comunicazione dell’esito positivo della mia selezione. Sono partita a gennaio 2010, dopo due settimane di formazione a Torino presso lo United Nations System Staff College. La borsa di studio Fellowship ammontava a circa 4200 dollari netti - 3300 euro circa al mese - che mi sono serviti a pagare le spese di vitto e alloggio nel paese di destinazione, oltre ad avere un’assicurazione. Vivevo in un appartamento da sola ed ero l’unica fellow nei territori palestinesi, anche se circondata da persone che condividevano la mia esperienza di vita e di lavoro.Il mio Fellowship si é svolto a Gerusalemme e mi occupavo della stesura di rapporti e documenti strategici, partecipavo a conferenze e gruppi di lavoro settoriali con gli altri donatori internazionali, oltre ad avere compiti gestionali e e di coordinamento delle attività. Di solito stavo in ufficio, ma di frequente capitava di dover fare trasferte e quindi ho avuto modo di girare tutta la Cisgiordania. I primi mesi sono stati utili per guardarmi intorno e capire le mie preferenze e attitudini; successivamente ho cercato di sfruttare il tempo a disposizione per imparare il più possibile. Qui a Gerusalemme la cooperazione internazionale è molto attiva e sono presenti tutti i maggiori attori tecnici e politici. È il posto ideale per farsi un’idea chiara di cosa si vuole fare e per capire pro e contro del nostro lavoro. Oggi vivo a Gerusalemme Est, la parte araba della città. Guadagno qualche centinaia di euro in meno rispetto alla Fellowship, ma comunque è uno stipendio molto buono (circa 2500 euro netti al mese). Ho un contratto Co.Co.Pro. di diversa durata, dai tre ai sei mesi a seconda dei fondi disponibili. Non sono dipendente del Mae, semplicemente lavoro a progetto su progetti di cooperazione allo sviluppo finanziati dal ministero attraverso la direzione generale cooperazione allo sviluppo - cooperazione italiana. Il mio lavoro consiste nell'assistere la capo progetto in tutto ciò che riguarda la gestione tecnica e amministrativa del programma di genere della cooperazione italiana a Gerusalemme, il Women's empowerment and Local development (nella foto a sinistra Rossella a colloquio con la governatrice di Ramallah Laila Ghannam in occasione della consegna di mobilio e computer per l'apertura di un centro donne nel Governatorato della città)  Attività che svolgo principalmente in ufficio a Gerusalemme Est (Sheikh Jarrah), anche se molto spesso mi devo anche spostare presso i partner e i beneficiari del progetto che si trovano in Cisgiordania.  Vivere a Gerusalemme, poi, è un'esperienza unica, molto coinvolgente dal punto di vista emotivo sia per la sua storia che per la politica attuale. È una città divisa, si entra a contatto con due realtà contemporaneamente e si conoscono e vedono dinamiche sociali, politiche e antropologiche uniche. Consiglierei sicuramente quest’esperienza: il Fellowship dà l'opportunità di affinare le competenze personali e di dare una direzione alla propria professionalità, oltre ad avere un grande peso nel curriculum e a dare buone possibilità di lavoro nel settore della cooperazione.Nel mio caso, credo che ad avermi aiutata siano stati il master e le diverse esperienze di lavoro e stage, che già avevo alle spalle, al di là della riuscita del colloquio in generale. Ai candidati suggerisco di mostrarsi calmi e sicuri di sé e di prepararsi al meglio, sia sui contenuti del programma (es. il ciclo di progetto o le maggiori tematiche riguardanti la cooperazione allo sviluppo, così come le tecniche comportamentali e di risposta tipiche delle competency based interviews). La strategia migliore è predisporre due o tre esempi di vita e di lavoro che possono essere utilizzati per rispondere a quel tipo di domande. Sapere sempre argomentare delle risposte anche quando non si sa quella Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 «giusta» Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 è sempre visto di buon occhio e può risultare una carta vincente durante la selezione. Testo raccolto da Chiara Del Priore   Per saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Tirocini UNV e programma Fellowship, due opportunità formative ben pagate nel mondo della cooperazione- Master dei Talenti, le voci degli «ex»: Maria Abbatescianni, un'appassionata di letteratura in ambasciata a Bucarest- Tirocini UNV, la testimonianza di Alice Michelazzi: «Un ottimo punto di partenza per conoscere il mondo della cooperazione»

«Ho lasciato una collaborazione occasionale per uno stage in Nestlé. E adesso ho un contratto di apprendistato»: la storia di Marta Quartiani

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Marta Quartiani, ex stagista in Nestlé, oggi apprendista nel settore Consumer Relationship Marketing.Sono di Milano e ho 26 anni. Ho frequentato il liceo linguistico di Pavia e dopo la maturità nel 2004 mi sono iscritta alla facoltà di Lingue della Cattolica per continuare a studiare inglese e francese; volevo avere un titolo più spendibile sul mercato del lavoro, quindi ho scelto la triennale per Esperto linguistico d'impresa, avvicinandomi un po' all'economia.Il programma prevedeva anche un tirocinio di circa 200 ore, che ho svolto  da settembre a novembre 2007, senza rimborso, nell’ufficio commerciale del Consolato americano di Milano; mi occupavo di creare dei database informativi, contattare i referenti delle aziende e organizzare incontri in sede o nelle fiere del settore, come la Franchising & Trade. Alla fine dello stage mi è stata proposta una proroga alle stesse condizioni, ma non ho accettato, anche perché la mia priorità era la laurea. Sono stati comunque tre mesi molto formativi, che mi hanno permesso di dare una prima occhiata al mondo del lavoro, totalmente nuovo per me. Ho discusso la mia tesi triennale a febbraio 2008 e poi ho continuato con la specialistica in Management internazionale, sempre in Cattolica, laureandomi esattamente due anni dopo. Nel frattempo a ottobre 2009 avevo iniziato anche la mia prima vera esperienza lavorativa come insegnante di inglese presso il consorzio delle Cna lombarde, che eroga servizi di formazione per gli associati. Un'opportunità che mi aveva segnalato un'amica, già impiegata nell'ente. Si trattava di un un contratto di collaborazione occasionale per circa 30 euro lordi all'ora. Un'esperienza che mi è servita e piaciuta molto, sia per il rapporto creatosi con gli "studenti", sia perché avevo la responsabilità di gestire un corso in autonomia.  Ciò che mi ha fatto abbandonare questo lavoro, a marzo  2010, è stato proprio uno stage, che ho visto come un'ottima opportunità per mettere a frutto i miei studi in una multinazionale, come desideravo. L'azienda? Nestlé, a cui ho inviato il mio curriculum tramite la sezione annunci del sito [sotto, uno screenshot della pagina], candidandomi per l'area Consumer Relationship Marketing. Sono stata contattata dopo qualche giorno per un primo colloquio di gruppo, poi è arrivato quello individuale con la responsabile delle risorse umane; infine un incontro con quella che sarebbe diventata la mia tutor. Ed è andata bene! Sono stata coinvolta da subito in tutte le attività previste dal progetto formativo: gestione e sviluppo del programma relazionale corporate del sito web e off-line, monitoraggio del traffico on-line, supporto alla costruzione dei piani di sviluppo della customer care. Tutto questo con il supporto di un’agenzia esterna, ed era mio compito anche coordinare la loro attività con le nostre esigenze. Lo stage è durato sei mesi, con rimborso di 710 euro mensili, più ristorante aziendale e palestra gratuiti. Un buon trattamento economico. Credo che il problema principale dello stage in Italia sia che manca l'obbligo legislativo a corripondere una somma base ai giovani: il lavoro svolto e il tempo dedicato sono preziosi tanto quanto quelli di chiunque altro, e vanno riconosciuti. Come si sostiene anche nella Carta dei diritti degli Stagisti, di cui condivido ogni punto. I miei mesi in Nestlé sono stati i più importanti a livello professionale, e anche umano. Il rapporto con la mia tutor ad esempio è stato davvero gratificante: mi ha sempre coinvolta, cercando di insegnarmi il più possibile, ma sempre lasciandomi libertà di iniziativa e di gestione. E adesso che lo stage è finito da un po' io sono ancora nell'ufficio CRM, a svolgere un lavoro che dà molta soddisfazione, mi permette di avere di una visione completa di tutte le attività dell’azienda, mi fa usare le lingue che conosco. A dicembre 2010 infatti, dopo un mese dalla fine dello stage, è arrivata la proposta di un apprendistato biennale da 23 mila euro lordi all’anno come customer relationship analyst, che naturalmente ho subito accettato. Ho firmato a gennaio 2011. Per il momento vivo ancora in casa con i miei genitori, e questo aiuta molto. Però sto cercando una casa nella quale andare a vivere da sola, e non so quindi se in futuro potrò permettermi lo stesso tenore di vita. Mi ritengo comunque molto fortunata ad avere avuto questo percorso di ingresso nel mondo del lavoro. Sono all'inizio, la voglia di imparare è tanta, e questo rende ogni giorno di lavoro interessante.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Stagisti col Bollino / Valeria Cardillo, laureanda in psicologia: «In Leroy Merlin finalmente un'esperienza di stage professionalizzante»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Valeria Cardillo, attualmente stagista alla Centrale Acquisti "Architetti On Line" per Leroy Merlin. Mi chiamo Valeria, sono nata a Roma e ho quasi 25 anni. Dopo la maturità scientifica mi sono iscritta a Psicologia 2 alla Sapienza, indirizzo Scienze e tecniche psicologico-sociali della comunicazione e del marketing. A ottobre 2009 mi sono laureata con 106/110. Mentre studiavo ho fatto volantinaggio, animazione, la cameriera e l’hostess. Ero pagata pochissimo: 35 euro a serata come cameriera, 10 euro l’ora per convegni di 12 ore (a volte perfino 18!) con contratti di prestazione occasionale. E pochi diritti: sembrava di chiedere la luna per andare al bagno, bere o sedersi cinque minuti. Un’agenzia neanche mi pagò e scomparve nel nulla insieme ai miei 350 euro. Ma ho avuto anche esperienze appassionanti come quella al front office ai Mondiali di nuoto del luglio 2009. Lo stipendio però era da fame: 1200 euro netti per più di un mese ininterrotto (neanche mezza giornata la domenica!) e 14 ore al giorno.A un certo punto della triennale, era l'ottobre del 2007, decisi di fare un’esperienza all’estero. Destinazione: Irlanda. Qui sarei stata anche avvantaggiata con la lingua, essendo mia madre madrelingua inglese. Grazie a qualche lavoretto sul posto, in un paio di settimane riuscii a trasferirmi da una famiglia a un appartamento in condivisione. Ma andò male: mi sentivo mancare il terreno sotto i piedi, lontana dalla mia “zona di comfort”. Forse non  volevo veramente essere lì, ma solo dimostrare che ero brava. Così mi dissi che la vita era fatta per sentirsi sereni, e tornai in Italia dopo poco più di un mese.L'estate successiva fui selezionata per uno stage curriculare di sei mesi in una piccola società di formazione e consulenza aziendale. Un tirocinio interessante, che si chiuse tra l'altro con una proposta di collaborazione. Però rifiutai, perchè puntavo a lavorare in una realtà più dinamica e l’offerta non era nemmeno così allettante: un telemarketing pagato a commissione! Subito dopo la laurea triennale iniziai la specialistica, ma per i miei gusti c’era sempre troppa poca esperienza pratica e venivano sostanzialmente ripetuti gli stessi temi e concetti che già avevo studiato a sufficienza. Non ha senso a mio parere pagare di nuovo le tasse universitarie per assistere a lezioni simili a quelle già fatte. Di nuovo, ritentai l’esperienza all’estero, stavolta con l'Erasmus. A gennaio 2010 partii per Milton Keynes, a nord di Londra, per portare avanti un progetto di ricerca. Economicamente ero sostenuta dai miei come a Roma, ma con quattro sere a settimana in un ristorante guadagnavo circa 500 sterline, che mi servivano a coprire l’affitto e un paio di settimane di vitto. Agli aerei provvedevo con i miei risparmi. Mandai anche qualche cv in giro e a febbraio mi scelsero per uno stage di tre mesi come marketing assistant in una società di recruitment. Lasciai il progetto di ricerca e il ristorante: le spese di affitto sarebbero state coperte dal rimborso spese di 500 sterline nette. Il mio compito principale era seguire il lancio di una piattaforma, stile social network, che riunisse esperti dei settori a cui si rivolgeva l’azienda: space, aereospace, defence, engeneering, tutto abbastanza lontano da me. Il mio inglese era molto buono, ma ritrovarsi in un’azienda straniera – per di più come prima esperienza - non era facile... A volte anche un supporto psicologico o un feedback aiutano, mentre io ero lasciata completamente sola. Non basta che in dieci minuti ti spieghino come funziona un software per capire come lanciare campagne marketing o la progettazione di newsletter! Decisi dunque di interrompere lo stage e ripartii ad aprile 2010.E arriviamo finalmente a oggi, e a Leroy Merlin. L'ho conosciuta tramite il mio relatore di tesi, che svolge attraverso una sua società di consulenza attività di employer branding, che significa letteralmente «rendere appetibile il brand» ma non agli occhi dei potenziali acquirenti dei prodotti, bensì a quelli delle persone che cercano lavoro. In uno dei suoi laboratori mi scelse per partecipare al progetto per questa società. All’inizio era previsto un impegno di un solo giorno a settimana. A maggio però ho accettato di trasferirmi a Milano per uno stage di tre mesi, nella centrale Acquisti/Marketing, su un progetto per la fidelizzazione del cliente, con rimborso spese di 500 euro netti mensili più buoni pasto. Ho iniziato quindi a lavorare ad “Architetti On Line”, un concorso legato al mondo bagno, prenotando sale riunioni, parlando con vari interlocutori aziendali, girando per alcuni dei punti vendita più importanti. Il bello di questo stage è proprio il suo essere così articolato. Si familiarizza con il pane quotidiano di un’azienda: fatturato, margine al valore…Per ora la mia aspirazione primaria è il marketing, più avanti potrei pensare a un progetto imprenditoriale tutto mio. Sono molto sensibile al tema delle donne - sto preparando una tesi sulla leadership femminile - e mi piacerebbe portare avanti un progetto del genere all’interno della mia realtà lavorativa. Il mondo universitario mi sembra già lontano, anche se credo che potrei completare la mia formazione con un master. Intorno a me vedo realtà che mi scoraggiano, e prima dell’opportunità in Leroy ho pensato qualche volta di abbandonare l’Italia. Dei miei amici qualcuno già lavora e inizia a farsi strada, ma niente di fisso nella maggioranza dei casi: certe possibilità sono destinate solo a chi alle spalle ha una famiglia in grado di offrire un forte supporto economico. Dello stage penso in definitiva che andrebbe utilizzato non più di una volta per approcciarsi al mondo del lavoro, altrimenti diventa uno sfruttamento della risorsa. Spesso le mansioni assegnate sono quelle di un lavoratore vero e proprio, ma purtroppo i compensi sono – se va bene - la metà di un primo stipendio standard, e aggiungo basso: per chi è fuori sede coprono a malapena le spese di affitto di una camera. Come si fa a far girare l’economia, e a spingere i giovani a uscire di casa, se le condizioni sono queste? Sono completamente d'accordo con i principi espressi dalla Carta dei diritti dello stagista, ma proporrei solo una piccola miglioria: aumentare il rimborso per studenti universitari, specialmente quelli che vanno a fare stage fuorisede, perchè 250 euro al mese non permettono di coprire tante spese che comporta un trasferimento, a cominciare dall'affitto.Testo raccolto da Ilaria MariottiLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Francesco Armentano, assistant auditor in PricewaterhouseCoopers: «In quattro mesi di stage ho imparato più che in tre anni di università»

Ho 24 anni e sono di Potenza, ma vivo a Milano da sei anni, da quando cioè mi sono iscritto ad Economia aziendale alla Bocconi: la mia famiglia possiede un cementificio, una cinquantina di dipendenti in tutto, e un giorno vorrei essere io a condurre l'azienda. Per non gravare troppo sui miei genitori, da studente ho fatto diversi lavoretti - cameriere, barista, commesso - con cui ho contribuito all'affitto di un monolocale a Milano e mi sono pagato qualche vacanza. Nell'ultimo anno della triennale ho passato un mese al Babson College di Boston con il progetto "Campus Abroad", con cui la Bocconi permette di seguire all'estero un corso universitario coprendo le spese di alloggio. Il nostro campus era fantastico, proprio come nei telefilm americani! Boston poi è una città molto "europea", mi ci sono trovato bene. Mi sono laureato a settembre 2008 e ho proseguito con la specialistica, sempre alla Bocconi. Nel programma era previsto anche un tirocinio di circa 500 ore: dopo anni sui libri sono stato contentissimo di iniziare a capire dal vivo come funzionava quello che avevo studiato. Navigando sul Job Gate dell'università ho letto un annuncio di PricewaterhouseCoopers e mi sono candidato per la posizione di Junior Auditor, nonostante l'area amministrativo-finanziaria non fosse proprio quella che mi interessava. Non nego che il rimborso previsto -  800 euro più mensa gratuita - mi ha allettato. Quello della retribuzione è uno dei grossi problemi dello stage, a cui si aggiungono orari di lavoro stressanti e mansioni non in linea con la formazione dei ragazzi. A volte si può parlare di sfruttamento legalizzato. In pochi hanno capito l'importanza dello strumento stage: per il giovane, che scopre se quel lavoro può fare davvero al suo caso, e per le imprese, che si assicurano assunzioni di qualità. A me con PwC è andata bene. Dopo due colloqui e un paio di mesi è arrivato il sì e ho iniziato a gennaio 2010, in piena busy season, occupandomi di analisi finanziaria, valutazione del rischio, ma anche di contabilità e contatti con i vari stakeholders. In quei quattro mesi ho imparato molto di più che in tre anni di università! È stata un'esperienza molto utile, che ho fatto con la giusta carica e che mi ha aperto le porte dell'assunzione. PwC non si fa scappare persone motivate e professionali. A pochi mesi dalla fine del tirocinio - a ridosso della laurea specialistica che ho discusso a dicembre - è arrivata la proposta per un contratto di apprendistato professionalizzante di due anni come Assistant Auditor con uno stipendio netto mensile di 1200 euro, più tredicesima, quattordicesima e buoni pasto. Per chi non vive nella sede di lavoro l'azienda invece dà un rimborso integrale sul pranzo e un forfait sulle spese di trasporto. Certo non posso fare la vita da ricco, ma mi mantengo da solo. Per il momento voglio rimanere qui e continuare a imparare; andare all'estero magari, dato che l'azienda permette di fare esperienza presso una sede straniera del network. Un trasferimento definitivo per sfuggire alla crisi però non fa per me. Mi sono sempre detto «Mai mollare la barca che sta affondando!». Molti dei miei colleghi di università hanno iniziato a lavorare in banche d'investimento o, come me, in società di revisione e consulenza. Quasi nessuno è rimasto a spasso. C'è da dire comunque che chi frequenta la Bocconi  cresce in una sorta di mondo a sè stante, in cui c'è molta pressione a fare bene e grosse aspettative, anche a fronte di un grosso investimento economico. Molti dei miei amici di Potenza invece si stanno ancora "godendo" il periodo universitario e di lavoro ancora non se ne parla. Da buon terrone sono estremamente legato alla mia famiglia e alla mia terra, e tornare a casa mi farebbe molto felice, ma lo farò solo se ci sono davvero le condizioni. Mi sforzo di essere realista: certi treni passano una sola volta. E PwC è uno di quelli.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

Stagista per tre anni, Ilaria denuncia: «Tv, radio, giornali, uffici stampa: ho fatto sei tirocini e nessuno mi ha portato un lavoro»

Mi chiamo Ilaria, ho 24 anni e negli ultimi tre sono stata quasi ininterrottamente stagista: ho infatti all'attivo ben sei stage. Tutti gratuiti o quasi. Tutti per inseguire un sogno: lavorare nel mondo del giornalismo e della comunicazione. Tutti svolti mentre studiavo, senza rallentare il mio percorso universitario, tanto è vero che ho finito la triennale nel 2008 e la specialistica nel 2010, con una tesi sui conflitti del golfo e il ruolo del reporter di guerra per la quale ho perfino seguito un corso di arabo, laureandomi perfettamente nei tempi. Sei stage, e nemmeno uno di questi mi ha portata ad un lavoro.Il primo, nel 2007, è durato nove mesi. La mia università lo prevedeva nel corso della triennale; solitamente decidevano loro dove e come collocare gli studenti, ma nel mio caso non mi aiutarono. Così mi sono dovuta arrangiare, e attraverso conoscenze ho trovato questo stage presso un’emittente televisiva locale. Facevo – gratis –  la co-conduttrice di una trasmissione sportiva, per la quale avevo ideato e curavo anche una rubrica di approfondimento.  Lavoravo a casa per creare i filmati da mandare in onda; poi andavo in studio una volta alla settimana per accordarmi con il tecnico e per la diretta. Ero l’unica stagista: gli altri conduttori erano tre giornalisti pubblicisti sportivi, abbastanza affermati sul territorio. Devo dire che come prima esperienza è stata il massimo: ho imparato molte cose e ho potuto decidere, cosa il più delle volte impensabile per una stagista, come impostare il mio lavoro.Terminata quell'esperienza, nell’agosto del 2007  ho iniziato una collaborazione gratuita con un quotidiano per conseguire il tesserino da giornalista pubblicista, che è arrivato puntuale a settembre 2009, dopo due anni e una cinquantina di articoli: ne scrivevo da uno a tre al mese, ciascuno pagato circa 20 euro.Nel frattempo tra il 2008 e il 2009 ho svolto altri tirocini, anche questi trovati in maniera "autonoma" e non pagati. Tre mesi nella redazione di una radio privata, una delle più note a livello nazionale. L'esperienza più insignificante e demoralizzante: zero rispetto, zero incarichi. A causa del mio accento regionale, tra l'altro, non ho mai potuto andare in voce: le notizie scritte da me per il GR – il giornale radio – venivano lette e firmate dal caporedattore di turno. Lavoravo anche 12 ore al giorno, correvo da una parte all’altra di Roma  per raccogliere interviste per i vari GR orari. Ogni spostamento era a mio carico, compresi quelli per Fiumicino quando seguivo la vicenda Alitalia. I dipendenti avevano tutti contratti a tempo indeterminato, in più c’era il figlio di un noto giornalista televisivo che era assunto con il contratto di praticantato regolare. E a me, stagista non pagata, spesso capitava di scrivere i pezzi del GR di cui lui non aveva voglia di occuparsi. Non sono comunque stata l’unica: nel mio stesso periodo in redazione c’era un’altra stagista, e poi ho saputo che questo trattamento è stato riservato a molte altre stagiste, prima e dopo di me. In ogni caso a questo tirocinio non potevo rinunciare, era "curriculare" quindi richiesto dall’università. Poi ho fatto altri tre mesi presso la redazione di un mensile di economia e finanza, come corrispondente sul territorio romano. Lo stage in realtà era nato come periodo di prova: il direttore aveva promesso che dopo mi avrebbero assunto con regolare contratto. Seguivo conferenze, facevo interviste; ma finito lo stage non hanno mai risposto alle mie mail e telefonate. Letteralmente scomparsi.E così arriviamo al 2009. Mi prendono all'ufficio stampa regionale di un importante partito politico: inizio lo stage a febbraio, l'accordo è che debba durare tre mesi. A maggio mi propongono di prolungare lo stage per altri tre mesi, promettendo che al termine verrò inserita nello staff di uno dei tanti candidati alle elezioni europee. Passa l'estate e non si muove niente. Ad agosto mi dicono che se voglio possono prorogare il mio stage ancora di sei mesi, per poi farmi accedere a un ulteriore step che mi porterebbe a diventare addetta stampa ufficiale. Io dico di no: un anno gratis nello stesso posto mi sembra eccessivo.Nel 2010 faccio il mio quinto stage, nato da una candidatura spontanea a una rivista bimestrale di geopolica che amavo molto. Invio il curriculum, loro mi chiamano, fin dall’inizio mi dicono che ci sono poche speranze di essere assunta, ma decido di provarci lo stesso, anche per ampliare le mie conoscenze. Accetto la proposta e comincio il tirocinio: sei mesi durante i quali gestisco il sito e tutti i contenuti multimediali, e pubblico anche due reportage.  In redazione oltre a me ci sono un’altra stagista, quattro dipendenti con contratto e il direttore. E poi vari collaboratori esterni. Finito lo stage, tanti saluti.Attualmente sto concludendo l'ennesimo stage semestrale nell'ufficio comunicazione di una compagnia assicurativa. Il rimborso spese è di soli 500 euro al mese, e gli incarichi che svolgo sono completamente differenti da quelli elencati in sede di colloquio e sul progetto formativo. Insomma io sono lì per fare tutte le cose che le altre persone all'interno dell'agenzia non vogliono fare. Ma non è tanto questo che mi preoccupa – non mi lamento per la mole di lavoro anche perchè ho sempre pensato, forse con troppa fiducia, che fosse legata al percorso di formazione – quanto il fatto che mi sto allontanando dal mio percorso. Nel frattempo ho aperto un giornale online che va avanti con il mio sudore, i miei soldi e il mio impegno: un mensile di approfondimento che vuole raccontare il mondo visto attraverso gli occhi delle donne. Dal 2005 vivo a Roma, con tutte le spese che ciò rappresenta per la mia famiglia. Ho abitato da sola fino all’anno scorso, ora condivido l’appartamento con mia sorella. Ho pensato tante volte di andare via dall’Italia, ma forse voglio dare ancora un’ultima chance al mio paese. In questo periodo sto portando avanti un progetto con un gruppo di donne rifugiate insieme a Shoot for Change, un’associazione onlus di fotografi, che si concluderà con una mostra fotografica. E faccio parte di una squadra di touch rugby «Liberi Nantes» formata da donne rifugiate. Se potessi tornare indietro sceglierei sempre questa strada che mi ha permesso, anche se con qualche ostacolo, di formarmi e di imparare come va il mondo. Non ho mai abbandonato il sogno di diventare giornalista. Forse cambierei l’università, non farei la Lumsa, che per me è stata una grande delusione. Sopratutto perchè quando mi sono iscritta alla specialistica l’ho fatto perchè pensavo che mi avrebbe dato il praticantato per diventare professionista, funzionando come un master in giornalismo. Invece così non è stato, la specialistica è valsa solo come specialistica e non come scuola di giornalismo, e quindi io e i miei compagni di corso ce la siamo presi in saccoccia. Purtroppo le redazioni non assumono praticanti – esclusi beninteso alcuni casi particolari, come il figlio del giornalista che ho incontrato in radio. Se volessi iscrivermi ora a un master di giornalismo potrei farlo, certo: ma già la mia famiglia mi ha aiutato tanto mantenendomi da fuorisede, in una città cara come Roma, non me la sento a 24 anni di chiedere loro altri 20mila euro. Queste sono le mie esperienze, forse molto simili a quelle di altri giovani italiani. Ci tenevo a dare il mio contributo, perché con la Repubblica degli Stagisti fate un ottimo lavoro. E perché è importante rompere il muro di omertà che circonda lo sfruttamento degli stagisti nel settore del giornalismo e della comunicazione.Testimonianza raccolta da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento:- Disposti a tutto pur di diventare giornalisti pubblicisti: anche a fingere di essere pagati. Ma gli Ordini non vigilano?- La testimonianza di Carlo: «Sono diventato pubblicista scrivendo gratis: ma almeno le ritenute d’acconto me le hanno pagate»- La testimonianza di Franca: «Dopo una serie di stage logoranti, la scelta di pagarmi da sola i contributi da pubblicista»E anche:- Articoli pagati 2,50 euro e collaborazioni mai retribuite. Ecco i dati della vergogna che emergono da una ricerca dell'Ordine dei giornalisti- Crisi dell'editoria: per i neogiornalisti il futuro è incerto - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti

«A 26 anni ho lasciato un lavoro per uno stage in Thun, e oggi ho un contratto vero»: la storia di Manuela Pucher

Ho 27 anni e sono di Trento, dove ho frequentato un istituto tecnico con indirizzo per perito aziendale e corrispondente in lingue estere. Anche per questo ho fatto diverse esperienze all’estero: vacanze studio in Inghilterra e Irlanda “sponsorizzate” dai miei genitori ad esempio, ma anche un progetto scolastico finanziato dal Fondo sociale europeo che prevedeva dei corsi integrativi di informatica, turismo e lingue straniere, più un mini stage di una settimana in Alto adige - presso l'ufficio tecnico del Comune di Appiano -  e un viaggio in Germania per visitare la ITB Berlin, la più importante fiera mondiale del turismo. Dopo la maturità mi sono iscritta alla triennale in Progettazione e gestione del turismo culturale dell'università di Padova, e nel mio terzo anno ho anche conseguito un master di primo livello in Marketing organizzazione delle risorse umane organizzato da un'azienda di formazione privata, la Helyos. Il 2006 invece è stato l'anno del mio primo vero stage, un'attività formativa del mio corso di laurea: cinque mesi non retribuiti presso il Centro di ateneo per i musei di Padova, in cui io e altre quindici persone abbiamo organizzato una mostra sul patrimonio artistico dell'università.Mi sono laureata a settembre 2007 e poi per la specialistica mi sono trasferita a Udine: si trattava sempre di Progettazione e gestione del turismo culturale ma il corso era molto più focalizzato sul marketing e più adatto a me. Il secondo anno del biennio l’ho trascorso all’università di Alicante con una borsa Erasmus di circa 300 euro mensili, sufficienti a coprire piccole spese e affitto - circa 200 euro per una singola, più o meno quello che spendevo a Udine. Per il resto i miei genitori mi hanno sempre sostenuta; con i soldi che guadagnavo nei lavori estivi come animatrice o baby sitter mi pagavo le vacanze. Tornata da Alicante, da agosto a ottobre 2009 ho fatto uno stage con Fiera Bolzano Spa, occupandomi dell’organizzazione di un forum di vini per la fiera internazionale "Hotel", specifica per albergatori e gastronomi. E’ stata un’ottima esperienza formativa - nei quattro giorni dell'evento ho anche avuto il ruolo  di coordinatrice del personale e riferimento per gli espositori - ed era retribuita circa 350 euro al mese più buoni pasto. Poi a luglio 2010 la discussione della tesi specialistica in marketing territoriale e a settembre subito un lavoro nell’azienda per il turismo di Rovereto, dove mi occupavo di front office per circa 1050 euro al mese. Dopo un mese però l'ho lasciato per uno stage in Thun a Bolzano. Mi ero candidata sul loro sito e, qualche settimana e due colloqui dopo, eccomi  nel marketing strategico del club di collezionisti Thun, per i quali l'azienda organizza eventi e produce linee esclusive: sei mesi con 500 euro al mese più buoni pasto e sconti dipendenti. Mi occupavo in particolare di curare i rapporti con clienti e rivenditori, dell’accoglienza nella sede del club e dell'elaborazione di dati statistici sulle preferenze e le abitudini di vita dei soci del club. A fine stage mi è stato proposto un contratto di sostituzione di maternità - proprio lo stesso giorno in cui ho saputo di essere stata ammessa a un progetto Sve in Germania, rifiutato - e ho firmato giusto un mese fa:  ora sono referente per l'organizzazione delle visite alla casa madre dell'azienda e al negozio Thuniversum per i gruppi organizzati da Rivenditori Thun. Guadagno circa 1100 euro netti al mese e vivendo con i miei genitori ho un buon tenore di vita. Il contesto altoatesino non rientra certo nei parametri del resto d’Italia, ma con Thun sono stata anche fortunata: molti dei miei ex colleghi di università hanno fatto e fanno stage non retribuiti e senza possibilità di inserimento. Credo invece che per rispetto di se stessi bisogna pretendere un riconoscimento alle proprie conoscenze e al proprio lavoro, che non valgono mai zero. Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!