Categoria: Storie

«Non avrei mai pensato di fare l’informatore medico-scientifico, fino a quando ho incontrato Nestlé!»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Federico Migliore, 27 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Nestlé.Sono originario di un piccolo paese nella provincia di Sondrio, Tirano, nella Valtellina, che ho lasciato dopo la maturità scientifica quando mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Gastronomiche dell’università di Parma. Una scelta frutto della mia grande passione per la cucina e il cibo. Durante l’estate del penultimo e ultimo anno delle scuole superiori ho lavorato come cameriere nel mio paese con un contratto a chiamata, anche se di fatto lavoravo tutte le sere. Ero retribuito circa 7,50 euro l’ora e quindi a fine mese guadagnavo circa 1.200 euro. Presa la maturità mi sono trasferito a Parma dove, grazie al sostegno economico dei miei genitori, ho affittato un piccolo appartamento in centro che ho condiviso con un compagno di classe del liceo. Non è stato difficile abituarsi al contesto cittadino anche perché Parma è una città a misura d’uomo, servita ottimamente e con un bel centro storico. Durante la laurea triennale ho ulteriormente aumentato la mia passione per tutto ciò che riguardava l’alimentazione; così, presa la laurea di primo livello, mi sono iscritto nell’ottobre 2013 alla magistrale in Alimentazione e nutrizione umana alla Statale di Milano. Un indirizzo non casuale, ma scelto perché mi consentiva in futuro di diventare biologo nutrizionista.Nonostante Milano fosse molto diversa da Parma e soprattutto dalla Valtellina, non ho avuto problemi a inserirmi: penso sia una città che offre molti servizi, sbocchi lavorativi ed è ben organizzata. Anche in questo caso l’aiuto dei miei genitori è stato fondamentale per pagare l’affitto e una volta laureato, nell’ottobre del 2015, ho deciso di concludere la mia carriera scolastica con l’esame di stato per biologi. Non è stato facile perché ho dovuto studiare materie che non riguardavano il campo alimentare, ma sono riuscito a superare anche questo ostacolo e mi sono abilitato alla professione di biologo nutrizionista nel giugno 2016.Nel frattempo lavoravo saltuariamente come consulente nutrizionale per Sinergie, con un contratto a voucher presso alcune farmacie valtellinesi. In pratica dovevo fornire consigli nutrizionali ai clienti delle farmacie durante l’esecuzione di screening per valutare la densità ossea o il reflusso venoso, e al termine di ogni giornata lavorativa mandare un report alla mia responsabile. Questo lavoro è terminato quando ho incontrato Nestlé sul mio cammino.Durante l’estate del 2016, infatti, ho visto su internet l’annuncio di uno stage presso il dipartimento Nestlé Health Science e mi sono subito candidato. Sono stato contattato telefonicamente per confermare la mia disponibilità ed è stato allora che mi hanno spiegato il mio stage avrebbe fatto parte di un progetto di screening, il progetto Ten, riguardante la malnutrizione proteico calorica e la disfagia nelle persone over 65. La malnutrizione proteico claorica si manifesta quando una persona inizia a perdere massa muscolare a causa della riduzione dell’introduzione di nutrienti, specie proteine, di alterazioni metaboliche, del malassorbimento di nutrienti o di fattori psicosociali, la disfagia, invece, è un’alterazione del corretto e fisiologico processo di deglutizione che può essere causata dall’età avanzata, da malattie neurologiche, interventi chirurgici o tumori.Per questo progetto sono stati selezionati dieci ragazzi neolaureati per sensibilizzare i medici di base di Milano su queste due tematiche e proporre loro dei questionari di screening da effettuare sulle persone over 65. Ho sostenuto prima un colloquio di gruppo, poi nella stessa giornata mi hanno comunicato che avrei sostenuto anche la seconda parte che consisteva in un colloquio individuale. Lo ricordo ancora: i due selezionatori avevano improvvisato una ipotetica problematica lavorativa e io dovevo cercare la soluzione ottimale. Due giorni dopo mi hanno contattato telefonicamente e confermato la partecipazione al progetto Ten.Quello in Nestlé è stato il mio primo stage, cominciato a novembre 2016 e terminato a maggio 2017. In pratica dovevo sensibilizzare i medici di base della città di Milano riguardo alla malnutrizione proteico calorica e alla disfagia degli over 65 e convincerli a effettuare sui pazienti due test di screening validati scientificamente per avere un quadro generale della situazione in città e prevenire queste malattie sensibilizzando il paziente. Avevo un rimborso spese di 500 euro al mese oltre all’abbonamento urbano dei mezzi pubblici e i buoni pasto.Il mio era un vero e proprio lavoro sul campo: dovevo visitare fisicamente i medici e illustrare loro i due problemi. Un compito in cui soprattutto all’inizio sono stato aiutato dai miei tutor, gli stessi che mi hanno fornito inizialmente una lista di un centinaio di medici da visitare più volte durante lo stage. Poi mensilmente io e gli altri nove stagisti ci riunivamo insieme ai colleghi di sede per confrontarci sui problemi e le eventuali soluzioni da adottare. Al termine dello stage mi è stato proposto un contratto a tempo determinato di dieci mesi a 1.550 euro al mese a partire da giugno 2017. Ho subito accettato: mi aspettavo di essere confermato ma sinceramente non con una retribuzione così alta! Fin dai tempi dello stage mi sono dovuto trasferire a Milano perché il mio paese dista 150 chilometri, ma è stato facile visto che già conoscevo la città. Oggi vivo ancora qui, in un monolocale.Ora sono un informatore medico scientifico con un contratto a tempo indeterminato, firmato il 16 ottobre 2018 dopo due contratti a tempo determinato ciascuno di 10 mesi, e uno stipendio sempre di 1.550 euro netti al mese. Tutti i giorni giro Milano visitando medici di base, nutrizionisti, dietologi e farmacie per offrire soluzioni nutrizionali alle tematiche affrontate durante lo stage. Ora la mia figura è più commerciale, mirata alla promozione della linea Meritene e Resource, senza comunque dimenticare l’aspetto scientifico e la problematica che sta dietro ogni prodotto. Ogni giorno vedo circa nove/dieci tra medici e farmacie di Milano, il mio lavoro si svolge quasi sempre su appuntamento tranne che per le visite in farmacia. Sto imparando a relazionarmi con molte personalità diverse e ciò è molto sfidante perché devo cercare di superare i miei limiti per ottenere i risultati prefissati. Tutto questo, però, mi arricchisce molto sia a livello professionale che a livello umano.Mi piacerebbe continuare a lavorare nel campo delle aziende alimentari e, un giorno, arrivare ai vertici di un’azienda come Nestlé. Certo sono consapevole di aver davanti ancora molta strada da fare e di dover migliorare molto a livello professionale. Non ho mai pensato di lasciare l’Italia né ho amici che l’hanno fatto.  Credo che le occasioni occupazionali si trovino benissimo anche in Italia, basta avere la capacità di adattarsi: non si può pensare di essere in grado di fare soltanto un lavoro e magari quello dei propri sogni. Tre anni fa non avrei mai immaginato di fare l’informatore medico scientifico, eppure oggi grazie a questo lavoro ho la fortuna di essere in una delle aziende leader nel campo alimentare con grandi prospettive di crescita professionale e personale!Non conoscevo la Repubblica degli Stagisti e se avessi saputo prima della sua esistenza l’avrei sicuramente utilizzata per cercare uno stage, è un sito che va assolutamente utilizzato per iniziare a inserirsi nel mondo del lavoro! Non conoscevo nemmeno la Carta dei diritti dello stagista ma ora che l’ho letta la condivido appieno, non cambierei nemmeno una virgola. Al massimo aggiungerei un sistema di feedback da parte dei ragazzi che fanno stage nelle aziende parte della rete RdS, così da permettere loro di migliorare ulteriormente!Testimonianza raccolta da Marianna Lepore  

Da Fasano a Shanghai passando per Lussemburgo: Rosangela, ex stagista alla Corte dei conti Ue

C'è tempo fino al 31 ottobre per candidarsi a un tirocinio presso la Corte dei conti europea di Lussemburgo. La Repubblica degli Stagisti ha raccolto la testimonianza di Rosangela Pentassuglia, laureata in Lingue orientali, che ha terminato il tirocinio lo scorso agosto e ora sta cercando lavoro in Cina.Ho 29 anni, sono pugliese, precisamente di Fasano, e da maggio ad agosto scorsi ho svolto uno stage presso la Corte dei conti europea, a Lussemburgo. Ho conseguito la laurea triennale all’università “L’Orientale” di Napoli, dove ho studiato Lingue e culture comparate, focalizzandomi sull’inglese e il cinese. Poi sono stata per un anno a Pechino, dove ho frequentato un corso di lingua cinese per stranieri. Quindi mi sono iscritta all'università di Torino alla facoltà di Scienze internazionali, profilo China and Global Studies. Questo corso mi ha dato l’opportunità di partecipare a un programma di doppia laurea: dopo il primo anno a Torino, ho studiato un anno in Cina alla Zhejiang University, conseguendo il doppio titolo di laurea specialistica.Avevo la passione per le lingue già dalle scuole superiori e l’idea di imparare una lingua e conoscere una cultura completamente diversa dalla nostra mi attirava molto, da qui la scelta della lingua cinese. Mio padre è elettricista, mia madre psicoterapeuta, quindi niente a che vedere con la mia passione per la Cina.Dopo la laurea specialistica le prospettive di lavoro in Italia non erano per niente allettanti, così ho deciso di candidarmi per uno stage alla Corte dei conti europea. Sono venuta a conoscenza del bando attraverso il sito Scambieuropei e sono stata selezionata al primo colpo. In realtà ad aprile erano aperte le domande per iniziare a settembre, ma sono stata contattata via mail dopo una settimana per iniziare anticipatamente a maggio e ho accettato. In seguito ho avuto un contatto telefonico con il tutor, che mi ha spiegato nello specifico in cosa consistesse lo stage. Ho vissuto a Lussemburgo da maggio ad agosto. Ambientarmi è stato difficile per i primi dieci giorni perché ho subito una truffa per la stanza in affitto. Prima di partire avevo trovato la stanza in affitto in una casa con un’altra ragazza attraverso un sito Internet. La casa non era male e il prezzo competitivo rispetto agli standard di Lussemburgo. Dopo essermi messa in contatto con questa ipotetica ragazza, ho pagato la caparra e un mese di anticipo per bloccare la stanza, dato che sarei arrivata dopo due settimane. Il giorno prima della mia partenza però la “proprietaria” è sparita e arrivata a Lussemburgo mi sono trovata senza alloggio. Ho così affittato una stanza in ostello, dove ho passato tre notti prima di trovare un’altra sistemazione. Il secondo alloggio l’ho trovato attraverso amici di amici che lavorano a Lussemburgo da anni. Avevo una grande stanza singola, nuova e vicina al centro. Condividevo il bagno e la cucina con altre due ragazze, non stagiste. Gli affitti e la vita a Lussemburgo sono abbastanza alti, io pagavo 700 euro ma nonostante tutto, stando attenta alle spese, riuscivo a vivere con i 1.120 euro che ricevevo per lo stage. Inoltre, la Corte mi forniva gratuitamente la carta per i mezzi di trasporto pubblico e l’accesso a una palestra attrezzata all’interno della sede di lavoro.Fortunatamente alla Corte ho conosciuto gli altri tirocinanti e con loro si è creato subito un rapporto confidenziale che andava oltre la condivisione delle ore lavorative: questo sicuramente mi ha aiutato molto. Dopo il lavoro organizzavamo barbecue e uscite, approfittando del bel tempo primaverile.Nella mia giornata tipo, mi alzavo alle 8.30, prendevo l'autobus e alle 9.30 iniziavo a lavorare, per terminare alle 18. Lo stage era organizzato alla perfezione. Dopo la prima giornata di accoglienza, sono stata inserita in un team e assegnata a un tutor che mi ha seguito nel lavoro dall’inizio alla fine dello stage, senza mai farmi annoiare e avendo la pazienza di spiegarmi ogni concetto che per me era completamente nuovo. Il ruolo che svolge l’Eca è quello di revisionare le entrate e le uscite dell’Ue per controllare che i fondi europei siano spesi correttamente, infine scrivere i risultati e le raccomandazioni in report finali destinati alla Commissione europea. Io, in particolare ero inserita in un team che effettuava queste analisi nel campo dell’assistenza sanitaria transfrontaliera. Per qualsiasi problema c’era un ufficio specifico a cui rivolgersi, era tutto molto efficiente. Il servizio legale ad esempio mi ha seguito nella pratica di denuncia per la truffa dell’appartamento, accompagnandomi anche dalla polizia e aiutandomi con la traduzione in francese.  Lo stage all'Eca è un'esperienza che consiglio, la rifarei ad occhi chiusi. Ho trovato un ambiente lavorativo accogliente e aperto, da tutti i punti di vista, con gente che viene da ogni parte d’Europa, tutti con esperienze differenti alle spalle. È stato interessante vedere il lavoro che c’è dietro a un’organizzazione internazionale quale l’Unione europea, dopo averne studiato una piccola parte sui libri universitari. Tuttavia lo stage alla Corte non aveva nulla a che fare con la Cina e il cinese e questo, nonostante tutti i lati positivi dell’esperienza, mi ha fatto capire che sicuramente le mie scelte professionali successive saranno attinenti al mio percorso di studi focalizzato principalmente sulla Cina. Mi dispiacerebbe molto abbandonare questa strada dopo tanti sacrifici. In particolare, mi piacerebbe lavorare in un’azienda italiana che si occupa di import-export con la Cina, o al contrario, in un’azienda cinese che ha legami con l’Italia. La mia aspirazione finale è quella di poter creare qualcosa di mio, magari in Puglia, ma adesso non ho intenzione di fermarmi, prima voglio acquisire conoscenze, fare esperienze di lavoro, magari girare altri paesi del mondo e poi pian piano si vedrà.In questo momento mi trovo a Shanghai, in Cina. Sono alla ricerca di un lavoro qui e intanto sto frequentando un corso di lingua cinese per migliorare ancora il mio livello di cinese: non è mai abbastanza! Sono arrivata qui un mese fa e mi mantengo con i risparmi che ho messo da parte. Vivo in casa con una ragazza taiwanese, una ragazza cinese e un ragazzo belga.Dopo lo stage sono tornata in Italia per dieci giorni, giusto il tempo per far un tuffo nel mio mare preferito, salutare amici e parenti, preparare le valigie e partire per la Cina. Sento che in questo momento in Italia per me non ci sono grandi opportunità. Dopo la laurea specialistica avevo provato a cercare lavoro a Torino, ma inutilmente. La Cina inoltre mi affascina con le sue stranezze e vivere qui qualche anno non mi dispiacerebbe.Il futuro? Troppo lontano per pensarci adesso, per ora mi vivo quest’altra esperienza!Testimonianza raccolta da Rossella Nocca

Girl Power, a trent'anni data scientist in Noovle: «Mi diverto con la matematica!»

La scienza è sempre più donna. E c’è un’ampia serie di ragioni per le quali oggi, per una ragazza, può essere conveniente scegliere un percorso di studi in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). La Repubblica degli Stagisti ha deciso di raccontarle una ad una attraverso una rubrica, Girl Power, che ha la voce di tante donne innamorate della scienza e fortemente convinte che, in campo scientifico più che altrove, di fronte al merito non ci sia pregiudizio che tenga. La testimonianza di oggi è quella di Marta Cavalleri, 30 anni, data scientist per Noovle, azienda specializzata in cloud e trasformazione digitale che fa parte dell'RdS network.Sono di Bergamo e lavoro a Milano come data scientist per Noovle. Il mio percorso formativo è stato particolare: ho studiato al liceo classico ma poi mi sono accorta che il ramo umanistico non era la mia strada. Nei primi due anni di liceo ho avuto un insegnante che mi ha aperto la mente con la logica e il divertimento che sta dietro la matematica, da allora ho cominciato a vedere la matematica come un gioco in cui se conosci le regole sai giocare. Un mondo affascinante che non ho più lasciato, infatti mi sono iscritta a Matematica all'università di Milano.La mia è una famiglia “a stampo scientifico”: uno dei miei fratelli ha studiato Fisica, l'altro Ingegneria e Geofisica, mia mamma è medico, mentre mio padre aveva studiato Ingegneria da giovane, poi ha iniziato a lavorare nella sua azienda e a sessant'anni gli è venuto in mente di rimettersi a studiare, così ha preso la laurea in Ingegneria civile. Ci siamo laureati praticamente insieme ed è stato un grande esempio per me.Subito dopo la laurea ho iniziato uno stage presso una piccola azienda di Cinisello, dove ho avuto un primo approccio al mondo dell’informatica e dei database. L'esperienza è durata solo due mesi perché poi mi hanno chiamato da un’importante società nel settore Energy, a cui avevo inviato il mio curriculum per un posto in Ricerca e Sviluppo e dove sono rimasta per 4 anni, da subito con un contratto a tempo indeterminato. Lì ho avuto modo di applicare a casi concreti tutto quello che avevo studiato, occupandomi dello sviluppo di modelli previsionali, modelli matematici di previsione per le fonti rinnovabili. Per essere assunta ho sostenuto prima un colloquio telefonico con l'ufficio del personale e poi due colloqui in presenza con i futuri capi. Sono stati colloqui poco tecnici: essendo neolaureata guardavano più la forma mentis. Credo che li abbia convinti la mia curiosità: era un ambito che mi attirava ed ero un vulcano di domande, in un ambiente di ricerca e sviluppo probabilmente è quello che cercano. Tuttavia a un certo punto ho preferito allargare i miei orizzonti ed esplorare anche altri ambiti.Avevo conosciuto Noovle sul lavoro, così mi sono informata e ho visto sul sito una posizione aperta come data scientist. Anche qui ho avuto subito un contratto a tempo indeterminato, dopo un breve periodo di prova. Il cambiamento per me è stato una rinascita. Il mondo della consulenza ti permette di vedere tanti ambiti differenti e utilizzare tecnologie sempre nuove. Sono qui da otto mesi e mi occupo di analisi dati e sviluppo di modelli previsionali, come la classificazione di dati non strutturati e l’identificazione di oggetti all'interno di immagini.L'ambiente è fantastico, giovane e dinamico, si lavora bene e sono tutti molto disposti ad aiutarti e collaborare. Ci sono tante persone più giovani di me che si danno da fare e sono molto stimolanti, questo dà tanta energia. Il mio team è composto da cinque persone, di cui una con cui sono a stretto contatto, più il team leader. Due su sei sono donne. Indubbiamente nell'area tecnica-informatica la parte maschile prevale, mentre nell'area commerciale-marketing c'è equilibrio se non maggioranza femminile. Comunque non ho mai avvertito differenze né di trattamento né retributive.All'università non c'era squilibrio tra uomini e donne. Molte ragazze si iscrivono a Matematica per insegnare, anche se poi vedendo le tante opportunità che offre molto spesso cambiano direzione. A diciott'anni non sapevo cosa avrei fatto nella vita, ma la mia aspettativa era fare qualcosa che mi appassionasse e divertisse e al momento l'ho realizzata. Ho avuto la fortuna di trovare il lavoro giusto per me, un lavoro mai uguale e in continua evoluzione: si pensi che mi misuro con tecnologie nate nel 2015-16! Per il futuro prossimo la speranza è continuare a lavorare bene come adesso, in armonia con i colleghi e con progetti che mi piacciono, più in là ovviamente spero di avanzare in carriera.Alle ragazze e ai ragazzi che vogliono intraprendere il percorso della matematica consiglio di divertirsi e appassionarsi a quello che fanno, di non limitarsi a imparare quello che c'è scritto sui libri ma di essere curiosi, perché la curiosità apre tantissime porte, più di quello che ci si aspetta.Per la mia esperienza consiglio in particolare il mondo della consulenza perché è divertente e offre la possibilità di spaziare tantissimo. Gli altri principali sbocchi oggi sono l'informatica, la finanza, le assicurazioni, oppure il mondo dell'università e della scuola.L'importante è non accontentarsi mai ma cercare di trovare sempre qualcosa che entusiasmi di più rispetto all'oggi!Rossella Nocca

Tirocini in Sardegna, il Telefono Rosso denuncia i ritardi nei pagamenti

Lo scorso luglio la Repubblica degli Stagisti aveva raccontato di Telefono Rosso, iniziativa congiunta del movimento Caminera Noa e dell’Unione sindacale di base (Usb) sarda per raccogliere le segnalazioni dei tirocinanti sfruttati e supportarli nella eventuale apertura di una vertenza.Ebbene da luglio ad oggi il Telèfonu Ruju è già “squillato” più di 150 volte. E ora cominciano ad arrivare anche i primi effetti delle segnalazioni. A fine settembre, infatti, gli operatori del servizio hanno inviato all’Aspal, l’Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro, una lettera per segnalare i ritardi nel pagamento dei rimborsi spese per i tirocini regionali. Lettera che è stata inviata via Pec, pubblicata sui social e girata agli organi di stampa. La Repubblica degli Stagisti ha chiesto spiegazioni all'ente, che ha risposto - dopo due settimane tra contatti telefonici e mail, a dir la verità - attraverso Marzia Piga dell'ufficio stampa: «In merito ai tirocini di tipo B, sono state corrisposte tutte le quote spettanti. In merito ai tirocini di tipo A, l'Aspal sottolinea ancora una volta che la responsabilità dei pagamenti attiene esclusivamente all'Inps». Nessuna risposta, tuttavia, è arrivata agli autori della lettera di segnalazione, in cui si chiedeva: «Vorremmo sapere se esiste una data entro la quale l’Aspal deve corrispondere i 300 euro a suo carico e, se non dovesse esistere, vorremmo sapere il motivo per cui non è definita e cosa abbia interrotto la regolarità nei pagamenti, esistita fino a giugno». I tirocini interessati dai ritardi erano appunto i tirocini di tipo A, rivolti ai giovani Neet di età compresa tra i 18 e i 29 anni, e i tirocini di tipo B, rivolti a inattivi, inoccupati e disoccupati over 30, e finanziati in parte dalla Regione Autonoma della Sardegna, per la cifra di 300 euro mensili per sei mesi. Ma come è stata giustificata la lunga attesa? «Il ritardo che ha avuto luogo esclusivamente per le indennità spettanti per il mese di agosto è stato dovuto a un rallentamento da parte dell'istituto di credito di riferimento» ha aggiunto Piga «che, per disguidi tecnici, non ha ricevuto nei tempi corretti il flusso informatico dei mandati di pagamento emessi dall'Aspal il 21/09/2018». Inoltre l'ente ha colto l'occasione per comunicare la sospensione dei tirocini di tipo B, in quanto «tutte le risorse assegnate, pari a sei milioni e 500mila euro derivanti da fondi Por Fse della programmazione 2014-2020, sono state utilizzate per attivare e realizzare in totale oltre 3400 tirocini».«Le segnalazioni erano state circa una trentina per questo caso specifico» spiega alla Repubblica degli Stagisti Isabella Russu di Caminera Noa: «L'Aspal era in ritardo notevole sui pagamenti, erogati solitamente il 18 del mese successivo a quello lavorato».Un’ulteriore beffa, considerata già l’esigua entità del rimborso spese. Che, fra l’altro, è stata tra i punti principali della battaglia da parte della rete “Cambiamo le regole sui tirocini”, che aveva richiesto l’aumento della cifra minima a 800 euro, in linea con il modello laziale, e la riduzione della durata massima a sei mesi, per semplificare i controlli sulla qualità dei tirocini.Nel testo della lettera gli operatori di Caminera Noa e dell’Usb Sardegna avevano anche richiesto notizie rispetto all’adeguamento dei tirocini regionali: «Chiediamo chiarezza sul rapporto che intercorrerà tra la nuova disciplina e i tirocini tipologia A e B che verranno attivati dal primo ottobre, e più precisamente se a questi ultimi si applicherà interamente la nuova disciplina». Ricordiamo infatti che il 1° ottobre sono entrate in vigore le nuove linee guida in materia di tirocini extracurriculari, che - tra le novità - hanno fissato il limite di durata a 12 mesi e il rimborso spese mensile minimo a 400 euro. Sempre nella risposta inviata alla Repubblica degli Stagisti, l'Aspal ha assicurato che «riguardo alle linee guida, provvederà a fornire tutte le informazioni necessarie».Nel frattempo l’attività del Telefono Rosso prosegue. «Finora sono arrivate circa 150 segnalazioni via telefono, mail e pagina Facebook. Quelle inizialmente anonime, meno di una decina» ha spiegato Russu «si sono poi concretizzate con l’esplicitazione dei dati dei tirocinanti. Nessun tirocinante è ancora voluto andare all'ispettorato. Tutti rimandano, un po' per paura un po' per altre motivazioni. È un lavoro politico molto lungo». I settori dove lo sfruttamento è più alto sono piuttosto chiari: «La maggior parte delle segnalazioni provengono dal settore turistico riguardante gli stagionali, prevalentemente da ristoranti e alberghi, e dal settore artigianale. E la maggior parte delle problematiche sono legate al lavoro nero, ai finti contratti part-time, ai mancati pagamenti, al mancato riconoscimento di diritti quali ferie, malattia e infortunio a fronte di una richiesta di lavoro che va oltre le 12 ore giornaliere», ha concluso Isabella Russu. Il servizio è disponibile a Cagliari (due sedi), Oristano, temporaneamente chiuso e appoggiato alla sede sindacale di Terralba, Sassari e a breve Olbia. Circa una decina gli operatori complessivamente coinvolti, più i sindacalisti che supportano i tirocinanti nella eventuale fase vertenziale. Chi intende segnalare un abuso nella sua esperienza di tirocinio può telefonare o contattare via WhatsApp il numero 328 4421060 oppure scrivere una mail a telefonu.ruju [chiocciola] gmail.com, o ancora utilizzare la pagina Facebook.L’auspicio è che il Telefono Rosso stia riuscendo a mettere pressione alle istituzioni regionali per mantenere viva l’attenzione sulla tutela dei diritti degli stagisti, e che, perché no, possa rappresentare il capofila di altre esperienze simili sul territorio nazionale. Rossella Nocca

Lo stage alla Rappresentanza italiana presso l'Ue a Bruxelles, l'esperienza più importante della mia vita

Il programma Maeci-Crui offre l’opportunità di svolgere tirocini curricolari presso rappresentanze diplomatiche, uffici consolari e istituti italiani di cultura. Il nuovo bando scade domani, venerdì 12 ottobre, e mette a disposizione 357 tirocini da svolgere tra il 14 gennaio e il 12 aprile 2019. Marco Scalabrino, 22 anni, ha partecipato al programma nel 2017 e ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza. Sono nato in una piccola cittadina vicino a Venezia, Spinea, e da sempre ho avuto un forte interesse per le organizzazioni internazionali. Tanto che ho scelto un liceo classico a indirizzo europeo, il Marco Foscarini, proprio nel capoluogo veneto, in cui ho avuto l’opportunità di approcciarmi ai primi Model United Nations, delle simulazioni dei lavori delle Nazioni Unite in cui il ruolo degli ambasciatori è interpretato dagli studenti, grazie a cui sono entrato in contatto con studenti di altre culture. Una volta diplomato, nel 2015, ho quindi scelto un’università con una forte propensione internazionale in cui potessi far coincidere i miei studi con le mie aspirazioni. Perciò mi sono trasferito a Milano dove mi sono iscritto al corso in Economia e management aziendale presso l’università Bocconi.Il trasferimento in una grande città inizialmente mi ha spiazzato: non solo mi sono ritrovato in una realtà completamente diversa da quella in cui ero cresciuto, in un contesto in cui tutto sembrava ingigantito a ritmi frenetici. Oggi, però, a tre anni di distanza penso di aver trovato una mia dimensione a Milano. Certo, tra le principali difficoltà, l’ostacolo più grande è stato l’aspetto economico: prima nella ricerca di un alloggio e dopo nella vita di tutti i giorni. Per fortuna, però, grazie all’esperienza acquisita in questi anni e a una cerchia di amicizie consolidate, ho imparato a gestirmi, ma il tutto grazie ai miei genitori che continuano a mantenermi a distanza.La scelta della facoltà a indirizzo economico è andata un po’ in controtendenza rispetto alla mia formazione e forse non rispecchiava nemmeno interamente le mie potenzialità ma, dopo essermi laureato quest’anno, sono soddisfatto delle scelte che ho fatto e penso che grazie a questi studi il mio background si sia notevolmente arricchito.Uno dei vantaggi che un’università come la mia offre, sono le svariate possibilità di stage e lavoro. Tra queste anche lo stage presso la Rappresentanza italiana presso l’Unione Europea, un bando Maeci-Crui, che era aperto a tutti gli studenti undergraduate. Per partecipare ho dovuto mandare il curriculum e una lettera motivazionale alla responsabile del Career Service della mia università. I documenti raccolti venivano poi spediti agli uffici delle sedi per cui si faceva domanda, nel mio caso l’ufficio stampa della Rappresentanza UE a Bruxelles, dove il referente esaminava i curricula e faceva la sua selezione. In pratica ci sono state due fasi: la prima in cui il referente di sede controllava tutta la documentazione allegata, la seconda in cui sono stato contattato direttamente via telefono per una sorta di colloquio.Così sono partito e a maggio 2017 ho cominciato il mio stage che sarebbe durato quattro mesi. È stata una delle esperienze più importanti della mia vita, poiché ho trovato un ambiente e un clima disteso in cui lavorare ed esprimermi al meglio, grazie a un tutor che si è sin da subito dimostrato molto disponibile nei miei confronti e mi ha dato fiducia, malgrado fossi solo alla mia prima esperienza lavorativa. Ho ricoperto il ruolo di assistente presso l’ufficio stampa, una posizione molto impegnativa, ma estremamente stimolante: a differenza dei miei altri colleghi in Rappresentanza il mio compito era trasversale a tutte le funzioni, perché dovevamo coprire tutti gli eventi e gli incontri di ministri e funzionari inviati da Roma presso l’Unione Europea. All’inizio sono stato seguito scrupolosamente dal mio tutor, che con il passare del tempo ha iniziato a delegarmi mansioni sempre più rilevanti. Durante lo stage ho curato i canali di comunicazione della Rappresentanza, vagliato quotidianamente la rassegna stampa, e seguito il mio capo nelle missioni riguardanti i ministri in trasferta o gli spostamenti del Rappresentante permanente.All’inizio trasferirmi a Bruxelles è stato un po’ traumatico, perché sono partito senza la benché minima conoscenza della città né di altri studenti. Per fortuna, però, sono riuscito a trovare una sistemazione comoda vicino al posto di lavoro a poco più di 400 euro al mese, condividendo l’appartamento con altri stagisti stranieri. Superato il primo impatto, però, a Bruxelles mi sono trovato bene sotto ogni punto di vista: è una città magnifica che ho imparato ad apprezzare, avevo dei colleghi adorabili con cui ho condiviso momenti importanti anche al di fuori dell’ambiente di lavoro e ho avuto l’onore e l’onere di svolgere compiti specifici di rilevanza strategica per il funzionamento del regolare svolgimento dei lavori del Consiglio. A riprova di come mi sia trovato bene, a tutt’oggi sono ancora in contatto con il mio tutor. Durante lo stage ho ricevuto un rimborso spese dalla mia università di 1500 euro totali, quindi indicativamente 375 euro al mese, pagati in un'unica tranche al termine del tirocinio.Per me l’esperienza a Bruxelles è stata estremamente formativa, sia per gli aspetti tecnici sia per la possibilità di entrare in contatto con una realtà lavorativa fuori dagli schemi del consueto contesto aziendale. In Rappresentanza il clima è mediamente più disteso rispetto a una normale azienda. La programmazione è fatta a ciclo unico in cui tutti i programmi sono orientati a seconda dello stato dei lavori del Consiglio. E tutto questo mi ha aiutato molto sia in termini di formazione che organizzativi, perché mi ha spinto a ragionare oltre alla mia sfera individualistica, visto che tutto il mio lavoro doveva essere sempre rapportato in funzione di un contesto più grande e non limitato solo alla mia mansione.Aver conosciuto persone che condividevano le mie stesse aspirazioni ha innalzato ulteriormente la mia ambizione e allargato i miei orizzonti. Ho da poco preso la laurea triennale e mi sono iscritto alla specialistica in Marketing Management, sempre alla Bocconi. Ora non ho le idee molto chiare sul mio futuro, ma aver fatto parte di una realtà complessa e articolata come quella della Rappresentanza mi ha fatto rivalutare i miei preconcetti su una possibile carriera in un’istituzione internazionale.La mia esperienza da stagista all’estero è stata molto diversa da quella di alcuni miei colleghi qui in Italia. Da noi lo stagista spesso è sottovalutato, tanto che molti trovano la propria esperienza svilente, con mansioni basilari totalmente scollegate dal proprio core assignment. Come se i datori di lavoro italiani avessero paura di valorizzare e responsabilizzare i nuovi arrivati.Se con la mia testimonianza posso permettermi di dare un consiglio ad altri studenti come me, forte della mia esperienza, è quello di mettersi in gioco, di cogliere al volo le possibilità che il mondo ci offre, indipendentemente dal fatto che implichino lo spostarsi da casa. Il mio è un invito generale a uscire dalla propria comfort zone, perché solo in questo modo ci si può scontrare con tutte le avversità del futuro.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Sognavo la banca, invece mi sono appassionato al controllo di gestione: la storia di Davide in Magneti Marelli

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Davide Giombarresi, 27 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Magneti Marelli.Ho 27 anni ed abito in un piccolo paesino in provincia di Milano, Cuggiono. Il mio percorso formativo è sempre stato di stampo economico: dopo la maturità come perito ragioniere Igea presso l’Istituto Torno di Castano Primo nel 2010 mi sono iscritto alla facoltà di Economia dell’università del Piemonte Orientale, a Novara, dove nel 2013 ho conseguito la laurea triennale in economia aziendale e tre anni dopo la specialistica in Management e Finanza. Scegliere questa facoltà è stato abbastanza automatico, visto che nelle materie tecnico-economiche non ho mai avuto grosse difficoltà: era in linea con le mie attitudini!Durante l’università ho svolto alcuni lavoretti che mi hanno aiutato a raggiungere un minimo di indipendenza economica. Dal primo anno ho cominciato a consegnare pizze a domicilio, e poi sono passato dietro al banco come pizzaiolo per i successivi quattro anni. Avevo un contratto a chiamata – di solito andavo in base ai miei impegni universitari. In quel periodo ho intrapreso e concluso anche due stage per ottenere i crediti formativi universitari necessari al conseguimento della laurea triennale e di quella magistrale, entrambi focalizzati su mansioni di amministrazione ed archiviazione presso l’Unipol assicurazioni a Cuggiono. Ero stato io a cercarli proprio nelle zone vicine al posto in cui abito.Ottenuta la laurea magistrale, a maggio del 2016 ho iniziato uno stage di sei mesi presso la Unysis a Milano come consulente SAP nei moduli FI-CO, per il quale era previsto un rimborso spese di 800 euro più ticket da 7,50 euro. Avevo inviato la candidatura rispondendo ad un annuncio su Linkedin; è stato uno dei pochi curricula spediti, tutti molto mirati ed ho ricevuto risposta quasi da tutte le aziende. In Unysis il mio compito era quello di implementare alle società clienti il sistema ERP, software di gestione che integra tutti i processi di business rilevanti di un'azienda. Preparavo i manuali per l’utente su come usare SAP e fornivo supporto per diversi Go-live. Lo stage era mirato all’assunzione in apprendistato e, infatti, a novembre sono stato assunto con un contratto di apprendistato metalmeccanico al quarto livello.A dicembre del 2016 il ramo SAP di Unisys è stato acquistato da Deloitte ed io ho continuato a lavorare con gli ex membri di Unisys. In quel periodo ho seguito diversi progetti, ma non vedendo altre prospettive di crescita professionale, ho iniziato a cercare altre realtà, prendendomi anche il rischio di ricominciare da capo. Peccato, perché con i colleghi di lavoro ho avuto un buon rapporto, tanto che siamo ancora in contatto e ci vediamo!Leggendo vari annunci, la sera del primo maggio 2017 – un caso che fosse proprio il giorno della festa dei lavoratori! – ho risposto ad uno di Magneti Marelli. Mi hanno contattato per un primo colloquio telefonico, un secondo con la manager e con un HR ed il terzo colloquio con la manager di riferimento. Ho iniziato lo stage il 24 luglio, circa due mesi dopo l’invio del curriculum. Un tempo necessario, perché ho dovuto rispettare il preavviso da dare a Deloitte. Ricordo il mio primo giorno di stage: ho capito da subito che sarebbe stata un’esperienza positiva, per le ottime impressioni che ho avuto di tutti al primo impatto!Lo stage in Magneti Marelli era di sei mesi, con un rimborso di mille euro al mese. È stato assolutamente in linea con quanto prospettato ai colloqui, il tutor era sempre disponibile ad ascoltare le mie perplessità e chiarire i miei dubbi e ha creduto in me fin dall’inizio lasciandomi molta libertà nello svolgimento delle attività quotidiane. Mi sono inserito in un team di persone sempre molto disponibili da cui ho imparato e tuttora sto imparando tantissimo. Durante il tirocinio mi è stato affidato il controllo dei costi dell’ICT Department, sia a livello di spesa che di patrimonio. Poi, a inizio febbraio, quasi al termine dello stage, il manager e il responsabile dell’HR mi hanno proposto un contratto a tempo indeterminato con una Ral di 28mila euro. Non mi aspettavo né una proposta di questo tipo né una retribuzione così alta!Dal 26 febbraio di quest’anno il mio lavoro consiste nel monitorare, pianificare e controllare i costi del dipartimento Ict della Magneti Marelli. Di solito, appena arrivo in ufficio leggo le mail, poi controllo l’avanzamento dei costi sia spesa sia a investimento. Inoltre recepisco le nuove esigenze dei diversi membri della Governance Ict per capire al meglio come e dove stanno spendendo il budget che l’azienda ha messo loro a disposizione, ed in chiusura di giornata mi organizzo il lavoro che dovrò fare l’indomani. In un contesto dinamico come quello dell’Ict non si smette mai di imparare: ogni giorno scopro nuovi tecnicismi e questo mi rende davvero felice, perché mi permette di stare al passo in un mondo in continuo cambiamento.In realtà appena uscito dall’università avrei voluto lavorare in banca o per una società di consulenza. Ma dopo la mia breve esperienza in Deloitte mi sono appassionato al controllo di gestione. Così, entrando in Magneti Marelli, ho soddisfatto tutte le mie aspirazioni: mi occupo del controllo dei costi, lavoro per una importantissima realtà italiana che si occupa del settore dell’automotive e questo mi inorgoglisce molto. Per di più io sono un grande appassionato di macchine... Quindi Magneti Marelli ha tutti i requisiti per essere il posto ideale per me! Oggi il mio percorso professionale è ancora all’inizio, ma lavorando in una realtà come questa ho solo da guadagnarci. Nei prossimi anni vorrei consolidare al meglio le mie competenze e magari fare qualche esperienza lavorativa all’estero.Con gli stage non ho avuto grossi problemi, però guardandomi intorno penso che la difficoltà più grave che i giovani si trovano ad affrontare è l’incertezza della conferma. A mio parere, possono trarre utilità dallo stage fine a se stesso quegli studenti che intraprendono percorsi di alternanza scuola-lavoro durante le superiori o per conseguire i crediti formativi durante l’università. Ma per tutti gli altri no e da laureato io non accetterei mai stage di questo tipo. In questo senso la Repubblica degli Stagisti può tornare utile per quei ragazzi che vogliono conoscere più da vicino il mondo lavorativo ed i propri diritti. Condivido in pieno la Carta dei diritti dello stagista. Il mio consiglio ai ragazzi che si apprestano a entrare nel mio stesso settore professionale? Non mollate alla prima difficoltà e tenetevi sempre al passo: il mondo del lavoro è impegnativo, questo è vero, ma ripaga anche dei sacrifici fatti.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Lo stage al Consiglio dell’Unione europea, “un'esperienza da avventurieri”

Il Consiglio dell'Unione europea offre ogni anno un centinaio di posti per tirocinanti europei con almeno la laurea di primo livello, con un buon rimborso spese: più di 1000 euro mensili. L'avvio degli stage per chi farà domanda entro il 28 settembre, e verrà selezionato, è previsto per febbraio 2019. Domenico Cantarero, 27 anni, ha partecipato al progetto dal settembre 2017 al gennaio 2018 e ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza a Bruxelles.Sono nato in un piccolo paese al centro della Sicilia, in provincia di Enna. E dopo aver preso il diploma scientifico nel 2009, mi sono iscritto al corso di laurea in Comunicazione all’università di Catania, studiando i media, la gestione aziendale, il marketing, il linguaggio pubblicitario e qualche applicazione informatica. Nello stesso periodo ho anche studiato l’inglese e lo spagnolo, lingue che si sono rivelate in seguito fondamentali per la mia candidatura allo stage a Bruxelles.Presa la laurea di primo livello nel 2013 ho poi proseguito gli studi all’università di Urbino Carlo Bo, dove ho conseguito nell’ottobre 2016 la laurea magistrale in Economia e gestione aziendale. Ho scelto la città ducale perché mi sembrava a misura della vita studentesca, e in effetti ho avuto ragione. Avevo una borsa di studio che mi ha aiutato a coprire le spese, ma in ogni caso la città non è molto cara, ha dei costi in linea con quelli delle città universitarie minori. Durante il periodo universitario ho anche svolto un part time di 200 ore totali per l’ente regionale al diritto allo studio. La scelta di passare da una laurea in comunicazione a una in gestione aziendale è stata la conseguenza di due considerazioni: la praticità di questo corso e la passione per l’ambito economico aziendale che mi ha in seguito travolto. Il corso di laurea non mi è sembrato difficile, forse anche perché dal giorno della laurea ho studiato per circa sei mesi le materie economico aziendali prima di iscrivermi alla magistrale.Presa la laurea in Economia ho iniziato il praticantato per l’abilitazione come dottore commercialista, sempre a Urbino. Con il tempo, però, la convinzione che fosse la scelta giusta è andata sfumando e l’esperienza, per quanto positiva e formativa, è finita nell’estate dell’anno seguente. Non ho quindi mai concluso questo praticantato e non penso che in futuro cambierò idea. Complice della mia convinzione nell’interrompere questo percorso è stato anche il buon esito della candidatura per uno stage presso il Consiglio dell’Unione europea che avevo inviato un mese prima della laurea magistrale. Era stato un amico a parlarmi dell’opportunità di fare uno stage presso qualche istituzione europea a Bruxelles e, onestamente, quando ho inviato la mia application nell’agosto 2016 non nutrivo nessuna speranza di essere chiamato. Poi però, inaspettatamente, a marzo ho ricevuto la mail dell’ufficio traineeship della segreteria del Consiglio, che mi annunciava di essere stato selezionato per la seconda “tranche” di tirocinanti, dal settembre 2017 al gennaio 2018.Prima di partire ho cercato casa già dall'Italia, attraverso il sito Spotahome.com, in modo da avere un pensiero in meno una volta arrivato sul posto. A Bruxelles sono arrivato a fine agosto, andando a vivere nel quartiere di Woluwe Saint-Lambert. Il contratto per questo tirocinio prevedeva cinque mesi, non rinnovabili, di stage con un rimborso spese di circa 1.150 euro più un credito da utilizzare per la mensa di 40 euro. A questo si è aggiunto un rimborso per la trasferta calcolato proporzionalmente dalla distanza dal luogo di residenza. Pur vivendo lontano da casa sono riuscito sempre ad autofinanziarmi grazie al rimborso spese che arrivava puntuale ogni mese, senza dover chiedere aiuto a qualche familiare.L’impatto con Bruxelles è stato positivo: è una città multiculturale con persone che arrivano da tutta Europa e, certo, anche tanti italiani. Ho però trovato anch’io qualche difficoltà, dovuta al fatto di essere fuori dai confini: come quelli con la lingua o la cucina del posto!Alla segreteria del Consiglio UE sono stato assegnato all’unità Transparency, che si occupa delle disposizioni sull’accesso alla documentazione prodotta dalle istituzioni e la relativa legislazione. Una scelta perfetta per me che ho sempre ritenuto che la prima regola per il buon funzionamento di una democrazia sia appunto la trasparenza tra l’istituzione e il cittadino. Dopo un mese dall’inizio dello stage si è presentata la possibilità di inserirmi nel team degli internal auditors, grazie alle competenze tecniche che avevo acquisito in tema di controlli contabili. Ho quindi continuato lo stage in entrambe le unità, dividendo e organizzando diversamente il lavoro.Per me è stata un’esperienza entusiasmante, unica e per certi versi irripetibile. Uno degli aspetti più interessanti dello stage è la possibilità di vivere da dentro le istituzioni europee, capire come funziona quell’immenso sistema burocratico. E poi, altrettanto importante, è il confronto interculturale che si ha con i colleghi che arrivano da tutta Europa e che sicuramente costituisce un momento importante per la propria crescita culturale. C’è però un limite: per la vita lavorativa del domani non si apprende un granché di pratico, se non il miglioramento delle proprie competenze linguistiche.Vivere a Bruxelles non è stato difficile: il costo della vita è accessibile, e l’affitto medio per un monolocale, o “studio” come lo chiamano da quelle parti, è di 550 euro. Per quanto mi riguarda ero riuscito a trovarne uno che, spese incluse, veniva 500 euro al mese. Ben al di sotto dei 1.100 di rimborso spese. Una volta in Belgio, oltre all’esperienza dello stage, ne ho approfittato anche per fare un po’ il turista, visitando il parlamento, la Commissione europea, la Corte dei diritti umani di Lussemburgo, oltre alla Corte dei Conti europea e alla Banca Centrale degli investimenti! E una volta arrivato il momento di tornare in Italia, in valigia ho potuto inserire un inglese decisamente migliorato e anche un po’ di francese imparato. Elementi non di poco conto visto che oggi la buona conoscenza di una lingua è fondamentale nella ricerca di un’occupazione. Così, carico di ottimismo e soddisfatto dell’esperienza fatta ho ricominciato a cercare lavoro in un ambito prettamente aziendale. E oggi lavoro per l’Udinese Calcio dove ho un contratto di apprendistato. Ho trovato questo lavoro per puro caso attraverso un'agenzia di intermediazione. Oggi, quindi, vivo a Udine dove mi trovo bene: è una città a misura d'uomo e molto vivibile. La mia esperienza con lo stage, quindi, è stata positiva, ma all’estero è percepito in maniera diversa rispetto all’Italia. Da noi è ancora un tabù: si ha la percezione che sia un modo che utilizzano i datori di lavoro per sfruttare lavoratori a un bassissimo costo. Qualcosa che in parte è vero, ma, soprattutto per i neo laureati, dovrebbe essere pane per i denti! Ricordiamoci, infatti, che è il primo collante tra la teoria e la pratica per i giovani ed è assolutamente necessario, anche se spesso svolto senza alcun rimborso spese.Come tanti conosco da un po’ di tempo la Repubblica degli Stagisti, dove ho avuto modo di leggere tante belle storie di stage positivi che aiutano a non far perdere la speranza di un futuro lavorativo. E oggi che mi trovo a raccontare proprio qui la mia storia da stagista al Consiglio dell’unione europea do un unico avviso: questa è un’esperienza da fare per gli avventurieri, un po’ meno per chi ha fin da subito le idee chiare sulla carriera da inseguire. Ma è sicuramente utile per imparare bene l’inglese e, perché no, anche qualche altra lingua!Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Specializzazioni sanitarie, i camici di "serie b" che lavorano gratis per il Servizio sanitario nazionale

Sono circa un migliaio gli specializzandi sanitari non medici che prestano la propria opera per il Servizio sanitario nazionale senza un contratto né una remunerazione: si tratta di farmacisti, fisici, biologi, chimici, veterinari e psicologi. Nel 2013 una sentenza del Consiglio di Stato ha imposto ai ministeri l’obbligo di retribuire gli specializzandi, in osservanza dell’articolo 8 della legge n.401/2000, e le scuole di specializzazione hanno bloccato i bandi per timore di ricorsi. Questo fino all’approvazione del decreto legislativo 89/2016, che ha stabilito che i bandi di specializzazione debbano essere attivati “senza oneri per lo Stato, nelle more di una rivisitazione organica della materia”. «Tale norma vincola lo Stato a non finanziare gli specializzandi non medici», commenta Michele Stasi, 52 anni, presidente dell’Associazione italiana di fisica medica (Aifm), «e si tratta di una discriminazione, perché i nostri specializzandi, al pari di quelli in medicina, servono il Ssn e sono obbligati a svolgere il 75% delle ore di tirocinio». Gli aspiranti fisici medici italiani possono contare su sedici scuole di specializzazione per un totale di una cinquantina di posti messi a bando ogni anno. Ma sanno anche che percorrere questa strada dovranno auto sostenersi. «Gli specializzandi non medici sono figure essenziali per il mantenimento di reparti e laboratori e forniscono servizi fondamentali per il cittadino» gli fa eco Stefano Guicciardi, 29 anni, presidente di FederSpecializzandi «ma di fatto diventano figure di serie B rispetto ai medici, che possono contare su una remunerazione mensile di circa 1.700 euro netti».Per gli specializzandi non medici, il cui rapporto rispetto ai medici è di 1 a 6/7, le tasse si aggirano tra gli 800 e i 2mila euro l’anno a seconda della scuola, più le spese per mantenersi lontano da casa. «Ogni specializzando deve far fronte all’aspetto economico o autonomamente e con il sostegno della famiglia» spiega Stasi «o grazie a soluzioni estemporanee quali borse di studio e contratti di collaborazione, in un percorso formativo che è di cinque anni di magistrale più tre di specializzazione. Ne consegue che può sostenere la specializzazione solo chi ha la possibilità economica di farlo». Anche i fortunati che ottengono una borsa di studio non riescono a coprire con essa tutte le spese della formazione. «Su centocinquanta allievi l’anno, solo 15-20 ricevono una borsa di studio, finanziata da privati o dall’università. E comunque il valore medio è di 700 euro, ben distante da quello degli specializzandi medici», aggiunge il presidente Aifm. Dalle regioni sono arrivati negli ultimi mesi alcuni segnali di impegno per il superamento della discriminazione nei confronti dei sanitari non medici. La Regione autonoma della Sardegna ha finanziato 142 borse di studio destinate alle università di Cagliari e di Sassari, mentre la Regione Campania ha stanziato 2 milioni di euro per coprire le spese di specializzazione delle professioni sanitarie non mediche. A portare avanti la battaglia per il riconoscimento dei diritti era in passato il Coordinamento italiano specializzandi di area sanitaria (Cisas) che - contattato dalla Repubblica degli Stagisti - che però ora non vuole più rilasciare dichiarazioni sul tema, "perché è diventato troppo delicato”.  Gli aggiornamenti sulle iniziative del Coordinamento si possono seguire attraverso il gruppo Facebook “Biologi e Non Medici Sanitari Specializzandi: Legge per i contratti”. Oltre a quello economico, secondo Guicciardi ci sono altri aspetti delle specializzazioni sanitarie non mediche che andrebbero migliorati: «Mancano strumenti di verifica, tutela e certificazione della qualità della formazione. I medici hanno l'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, che potrebbe dare un contributo anche ai sanitari non medici o affiancarsi a un organismo specifico che tuteli la qualità della formazione». Un altro problema è la mancata equipollenza internazionale del titolo di studio della specializzazione. Ad esempio se un laureato in fisica volesse perfezionare la sua formazione in Spagna, dove la specializzazione è pagata, la sua laurea non sarebbe equiparata e dovrebbe conseguirla nuovamente sul posto. Ci sono poi alcuni Stati, come Francia, Regno Unito, Germania e Paesi Bassi, dove la nostra specializzazione può essere equiparata, previa istanza di riconoscimento. Intanto continua a giacere in Parlamento dal 2013 la proposta di legge dell'onorevole Francesco Sanna (Pd) per l'equiparazione dello stato contrattuale ed economico dei laureati specializzandi medici e non medici. E sono stati respinti gli emendamenti sia alla legge di bilancio del 2017 che a quella del 2018 per il finanziamento di contratti di formazione specialistica riservati agli specializzandi non medici.Insomma, molta strada c’è ancora da fare perché figure fondamentali per garantire il diritto alla salute in Italia siano trattate con la dignità che meritano. Rossella Nocca 

«Assunto dopo lo stage al Comitato delle Regioni», la storia di Paolo da L'Aquila a Bruxelles

C’è tempo fino al 30 settembre per candidarsi alla sessione primaverile dei tirocini presso il Comitato europeo delle Regioni. La Repubblica degli Stagisti ha raccolto la storia di Paolo Ciampaglione, 32 anni, tirocinante della scorsa sessione primaverile e oggi junior communication specialist per una società esterna che lavora per il Comitato.Vengo dalla provincia di L’Aquila e ho appena finito uno stage di cinque mesi presso il Comitato europeo delle regioni di Bruxelles, dove tuttora lavoro grazie a un contratto con una società esterna. Ma partiamo dall'inizio. Ho studiato Cooperazione internazionale alla Sapienza di Roma. Dopo la laurea ho fatto un’esperienza di tirocinio di sei mesi in Irlanda con il Leonardo Programme, in una ong che si occupava di scambi interculturali tra studenti irlandesi e scuole in Sudamerica e Africa. Successivamente sono stato un anno in Malawi, dove ho lavorato in una ong italiana, Cooperazione internazionale (Coopi) come assistente al country director. Scrivevo progetti e mi spostavo per il Malawi per il supporto ai progetti in corso. Dopo la scadenza del contratto, mi sono candidato per uno stage sia alla Commissione europea, perché mi interessava l’unità di cooperazione, che al  Comitato europeo delle regioni, anche perché avevo fatto un Master al collegio europeo di Parma. Sono stato pre-selezionato per lo stage presso il Comitato europeo delle Regioni, dove ho sostenuto un colloquio con l'Unità Eventi del dipartimento di Comunicazione.  Durante il colloquio telefonico mi hanno chiesto perché ero interessato al tirocinio, abbiamo parlato in inglese, lingua di cui avevo una conoscenza avanzata, e poi in francese livello base. Il colloquio è durato una decina di minuti ed è stato abbastanza informale. Ho lavorato presso l’Unità Eventi del Comitato da febbraio a luglio 2018. È stato interessante e abbastanza impegnativo, perché l’Unità Eventi è quella centrale, in quanto organizza conferenze ed eventi locali. Io ho supportato l‘organizzazione di conferenze all’interno del Comitato. Ma, in particolare, ho lavorato alla campagna Riflettere sull’Europa, che a ottobre diventerà Futuro sull’Europa. La campagna consiste nell’organizzazione di eventi locali nei paesi dell’Europa e non, organizzati da regioni, province, comuni e associazioni che si occupano di temi legati all’Ue. Gli eventi sono sostenuti da un membro del Comitato e consistono in dibattiti con i cittadini nelle loro aree di appartenenza per discutere sul futuro dell’Europa. I messaggi sono raccolti in un report: il prossimo rapporto finale verrà presentato il 9 ottobre 2018. Inoltre ho partecipato al (Y) factor project, un progetto facoltativo in cui gli stagisti hanno carta bianca nell’organizzazione di un’attività legata al lavoro del Comitato. Con il mio gruppo abbiamo organizzato un dibattito con i cittadini di Molenbeek, un comune di Bruxelles non ben visto agli occhi di molti. È stato il primo evento organizzato al di fuori del Comitato. Abbiamo coinvolto quindici associazioni che si occupano di inclusione sociale e organizzato per il 1° luglio scorso presso il Comune di Molenbeek prima un workshop e poi un dibattito con i cittadini, la sindaca e il presidente del Comitato Karl-Heinz Lambertz riguardo i problemi del quartiere. L’evento ha avuto molto successo ed è stata una bella soddisfazione.Nonostante fosse uno stage, io sono stato coinvolto in tutte le attività dell'Unità ed ho lavorato molto. Il capo unità era il mio tutor, ma ho lavorato soprattutto con la campaign manager, che mi ha insegnato moltissimo. Il Traineeship office è sempre disponibile per risolvere eventuali problemi. Inoltre, gli stagisti vengono coinvolti in molte visite ad altre istituzioni europee di Bruxelles e nei mesi successivi anche fuori Bruxelles, come ad esempio a Lussemburgo presso la Corte dei Conti e Corte di Giustizia. Uno dei pochi difetti è che forse l’istituzione dovrebbe pensare a informare di più gli stagisti sulle opportunità che ci sono all’interno dell’Unione e sui contratti che potrebbero esser loro proposti dopo lo stage.Su ventitré stagisti della mia sessione, due erano italiani più una ragazza italo spagnola, poi c’erano quattro tedeschi due finlandesi un inglese/neozelandese un lituano, un ungherese e così via. Durante lo stage condividevo la casa con la mia fidanzata, e spendevamo in tutto 800 euro, quindi il rimborso di 1.200 mi era sufficiente per vivere. La giornata lavorativa prevedeva otto ore giornaliere, per un totale di quaranta settimanali. Gli orari si potevano gestire liberamente: il Comitato apriva alle 7.30, il lavoro entrava nel vivo per le 9.30, a me è capitato di uscire tanto alle 17 quanto alle 20 a seconda degli impegni. Ho sempre cercato di dimostrare curiosità e propositività. Ho avuto la fortuna di trovarmi in un’unità in cui avevano bisogno di personale, così finito lo stage sono rimasto a lavorare al Comitato. Dal 1° agosto ho un contratto con una società esterna con il ruolo di junior communication specialist e continuo ad occuparmi della campagna Riflettere sull’Europa. l contratto dura più o meno fino a gennaio e spero possa essere rinnovato. In ogni caso farò il concorso Epso per cercare di entrare in modo permanente all'interno delle Istituioni UE. In generale a Bruxelles mi trovo bene, è una città viva a livello culturale e di divertimento, offre molte possibilità, ma allo stesso tempo è piccola e non molto caotica, e i servizi funzionano abbastanza bene. Certo l’ambiente è diverso da quello in cui sono cresciuto, ma Bruxelles è piena di italiani ed è molto internazionale, quasi non sembra di vivere in Belgio. L’intenzione è di restare a Bruxelles per qualche anno, ma in futuro mi piacerebbe tornare in Italia, a Roma, a patto di trovare un lavoro che soddisfi le mie esigenze, preferibilmente in ambito europeo e di cooperazione.Consiglio uno stage nel Comitato perché, essendo l’istituzione più piccola dell’Ue, l’ambiente è più familiare e informale e hai l’opportunità di essere più a contatto con le persone che ci lavorano, compresi i capi unità. E, in particolare, consiglio l’Unità Eventi perché è in continuo fermento e si ha modo di lavorare di imparare tanto.Testimonianza raccolta da Rossella Nocca

Au pair, l'esperienza che mi ha cambiato la vita: tre storie di ventenni alla scoperta del mondo "alla pari"

Ogni anno più di mille ragazzi italiani tra i 17 e i 30 anni vivono un'esperienza all'estero con il programma "au pair", che può avere una durata fra i 3 e i 12 mesi. La Repubblica degli Stagisti ha raccolto le storie di Valentina Rossi e Simone Barutti, au pair in Inghilterra e Caterina Pandolfi, ragazza alla pari in Irlanda.Caterina Pandolfi Ho 22 anni e sono di Imperia ma studio Mediazione linguistica a Torino. Dopo la maturità ero incerta su quello che volevo fare, all’inizio pensavo a Beni culturali, ma non essendo convinta mi sono presa un anno di pausa e ho deciso di impiegarlo facendo un’esperienza come au pair. Una scelta dettata dalla voglia di viaggiare e di vivere lontano da casa, ma anche dalla prospettiva di poter imparare meglio l’inglese – che pur avendo fatto il linguistico, non conoscevo benissimo... – e mettere da parte qualcosa in vista dell’università. Proprio sull’università l’esperienza au pair mi ha fatto cambiare idea, portandomi a scegliere Mediazione linguistica. Prima di partire l’idea era di staccarmi dallo studio delle lingue; poi vivendo a contatto con altre culture mi sono resa conto di quanto mi piaceva ascoltarle, tradurle e vedere le differenze.  Per partire sono rivolta a un’agenzia che mi ha trovato una famiglia in Irlanda, a Dublino. All’inizio volevo fare sei mesi, poi la famiglia mi ha chiesto di restare un anno. Mi avevano consigliato l’Irlanda perché si vive bene e pagano bene: non danno mai meno di 100 euro a settimana, a differenza di altri paesi. Una mia amica in Francia ne prendeva 50, un’altra in Olanda 80 a settimana. Ma soprattutto in Irlanda c’è la concezione della tata e della ragazza au pair, e sono trattate meglio che in altri paesi. L’agenzia mi ha messo in contatto con la famiglia via mail e abbiamo fissato appuntamento via Skype: ci siamo piaciuti subito. Il 20 settembre sono partita. La mia famiglia ospitante era composta dai genitori e da quattro bimbi: la più grande aveva sei anni, il più piccolo quattro mesi. Con quattro figli faticavano a trovare ragazze! Io avevo già fatto la babysitter e non mi spaventava, ma lo consiglierei solo a qualcuno a cui piacciono tanto i bambini, perché non è facile gestirne quattro tutti insieme. Il mio lavoro si svolgeva per otto ore al giorno (più due babysitting serali a settimana), con sabato,  domenica, lunedì e venerdì pomeriggio liberi. Mi pagavano 120 euro a settimana, avevo una stanza con bagno, vitto e alloggio. Ho frequentato anche una scuola di inglese – al costo di 300 euro a trimestre – ottenendo la certificazione B2. Vivere con i bambini è bello e allo stesso tempo traumatico. Inizialmente è difficile, non sai come approcciarti, magari hanno appena avuto un’altra aupair e ti fanno i dispetti, ma dopo un po’ cominciano a rispettarti. Mi sono affezionata tanto a tutti – in particolare al più piccolo, che ho accompagnato dal quarto mese al primo anno di vita. Ho pianto come una disperata quando sono andata via. Ancora oggi delle volte ci penso, e ogni tanto torno a trovarli, a vedere come crescono. Dopo essere stata au pair ritorni alla tua vita ma non ti stacchi mai da quella!L’agenzia mi aveva messo in contatto con altre ragazze alla pari: il mio quartiere era pieno di au pair. E fa comodo – soprattutto nei momenti di debolezza – avere persone che vivono la tua stessa situazione. Ho stretto un’amicizia molto bella con una ragazza spagnola e una francese, ancora oggi ci scambiamo le visite. Evitavo gli italiani perché non volevo parlare tanto italiano. Lì la vita è molto diversa, si svegliano e vanno a dormire presto, cenano alle cinque e mezza alle sette e mezza vanno a letto. Dublino è una città molto bella, dove è facile imparare l’inglese, lo insegnano bene e costa meno di Londra, ma non è il posto dove vivrei: fa freddo, piove troppo, e non si mangia molto bene. All’inizio mi ero informata per fare l’università lì, poi ho sentito l’esigenza di tornare a casa, alle mie abitudini. Consiglio l’esperienza au pair – magari dopo il liceo o dopo la triennale – perché ti arricchisce dal punto di vista linguistico, culturale, umano, ti fa crescere, e in più ti permette di mettere un po’ di soldi da parte. Sto anche pensando di rifare la ragazza au pair da un’altra parte, dopo la laurea triennale. Se un giorno avrò figli dirò loro di fare assolutamente quest’esperienza. Ancor più a un figlio maschio, perché stare a contatto con bambini e piccole faccende domestiche potrebbe giovargli molto nell'acquistare responsabilità. E se fossi una host mum sarei molto contenta di affidare i miei bimbi a un giovane ragazzo! Simone BaruttiHo 20 anni e vengo da Oulx, in provincia di Torino, al confine con la Francia. Dopo il liceo linguistico ho fatto un anno di economia a Torino, poi ho cominciato a lavorare nell'azienda termoidraulica di famiglia e per sei mesi ho fatto il fotografo in una scuola di sci. In questo momento sto vivendo l’esperienza di au pair in Inghilterra. Qualche mese fa mi sono detto che a vent'anni ci avrei messo meno tempo a imparare l'inglese, così ho scelto il modo più rapido e più economico per farlo. Non mi sono posto il problema che l'au pair fosse tradizionalmente femmina: ho valutato semplicemente quale fosse la formula più conveniente ed efficace per imparare la lingua.  Dopo vari colloqui, attraverso un’agenzia, la scelta è caduta su una famiglia di Abingdon, 15 km da Oxford, composta da papà, mamma e un bambino di otto anni, di cui faccio il fratello maggiore.Lavoro 25 ore a settimana per cinque giorni come babysitter e prendo 80 sterline, inoltre avendo molte ore libere mi sono proposto di pulire la casa tre ore a settimana per 30 sterline, quindi in totale prendo 110 sterline a settimana. In più ho trovato lavoro in un ristorante come cameriere/ barista per esercitarmi maggiormente con l’inglese. Non è vero che pagano più che in Italia e che c’è il limite di otto ore: puoi lavorare anche fino a 15 ore. Se non superi le otto ore non hai pause e se lavori dalla colazione alla sera non mangi anche se sei in un ristorante. Di solito la paga aumenta con l'età, ma io che sono straniero, pur avendo vent'anni – qua sono già vecchio, hanno tutti dai 15 ai 19 anni – prendo 6,70 sterline all'ora quanto un 15enne, poi ci sono ovviamente le mance. Tuttavia io con i soldi della famiglia posso tranquillamente stare qua, fare qualche viaggetto nei dintorni, pagarmi la scuola di inglese per ottenere il First (18 sterline l'ora) e tenermi qualcosa da parte, mentre con i soldi del lavoro extra mi pagherò le vacanze che farò al ritorno in Italia.Non è stato difficile trovare altri au pair (anche se tutte donne): ogni volta che un ragazzo au pair lascia la famiglia compila un foglio con consigli per chi verrà dopo di lui, ad esempio una lista dei punti di ritrovo. Dopo quattro mesi mi ritengo già soddisfatto dei risultati dell'esperienza. Sono partito che conoscevo l'inglese scolastico e oggi riesco a fare una conversazione con un madrelingua senza nessun problema, a guardare film in lingua, e così via. Con la famiglia il rapporto è molto buono: mi reputano come un figlio, quando sono stato poco bene mi sono stati vicini, per il cibo cercano di venirmi incontro. Certo ci sono molte differenze, ad esempio noi siamo più legati alla famiglia. Poi loro vivono in una città di 80mila abitanti e non chiudono mai la porta a chiave, eppure è gente benestante: il mio "papà" fa il pilota per la British Airways, la mia “mamma” produce software per la Apple. Per me che son venuto con l'idea di imparare l'inglese è stata la scelta ideale, anche perché a Oxford si parla il "vero" inglese. Ma se si parte con l'idea di divertirsi, allora non è il posto giusto – qui sono molto chiusi, se alla fermata del pullman provi a socializzare non ce la fai. Ho fatto amicizie solo a scuola, dove ogni settimana hai una classe diversa. E bevono molto: al locale mi è stata chiesta la birra al mattino insieme a uova e bistecche. Ma il problema ancor più grande è la droga, che ora qui costa pochissimo. Non rimarrei in Inghilterra perché... ho bisogno di cibo vero! Loro hanno idee strane sull'alimentazione due settimane fa la domenica a pranzo – il pasto più “sano” della settimana – hanno fatto la pasta: l’hanno buttata nell’acqua fredda e alla fine hanno spezzettato le patatine al bacon sopra. Purtroppo dal 2025 per effetto della Brexit l'esperienza au pair in Inghilterra potrebbe essere preclusa agli europei: noi au pair stiamo firmando una petizione perché non accada [la raccolta su Change conta già oltre 20mila firme, nrd]. È davvero difficile pentirsi di aver fatto una esperienza au pair, molte persone lo fanno anche più di una volta. Anche io mi sono informato per andare in America, solo che lì bisogna star via per forza un anno. Consiglio a tutti di fare gli au pair perché è un esperienza che ti migliora non solo per la conoscenza della lingua – io ora conosco fluentemente tre lingue: italiano, inglese e francese – ma anche a livello culturale. A vent'anni capisci le differenze tra il tuo e gli altri paesi, ti rendi conto di pregi e difetti, e hai anche hai la possibilità di rivalutare il tuo paese!Valentina RossiHo ventidue anni e abito a Lombriasco, un piccolo paesino vicino Torino. Dopo aver frequentato il liceo classico, a diciannove anni non sapevo bene cosa fare; ho provato il test di ammissione a Fisioterapia ma non l'ho superato. Così, piuttosto che perdere un anno a far qualcosa che non mi piaceva, ho pensato di fare un'esperienza alla pari, anche perché ho sempre avuto uno spirito “avventuriero”. A settembre sono andata in agenzia e i primi di ottobre sono partita. Sono stata fuori nove mesi. Ho scelto l’Inghilterra perché avevo dei cugini lì ma soprattutto per migliorare l'inglese. Ho vissuto a Romsey, vicino Southampton, sud-est dell'Inghilterra. La mia famiglia ospitante era composta da mamma, papà e due bambini, uno di otto anni, Edward, e una di cinque, Abigail. Lavoravo circa sei ore al giorno e mi davano 85 sterline a settimana. Meno rispetto ad altri, tuttavia mi aiutavano con altre spese, ad esempio mi hanno pagato il viaggio di ritorno a Natale, la scheda telefonica e per metà la scuola di inglese (500 sterline). Nel weekend ero libera e di solito partivo con un'amica per delle gite: ho visitato Londra, Oxford, Cambridge, Stratford-upon-Avon, dove è nato Shaksperare, la Cornovaglia. Quando non avevo altri programmi la famiglia mi portava con sé: siamo andati in campeggio, in barca a vela... Loro viaggiavano molto e davano meno peso ai beni materiali, ad esempio vivevano in affitto. Io mi sono innamorata di questo modo di vivere. Ogni tre mesi vado a trovarli e anche loro sono venuti in Italia da me. Penso di essere l'unica a dire che mi sono trovata bene anche per il cibo: mangiavano cibi di tante culture diverse: indiano, cinese, e poi adoravo jacket potatoes e fish&chips. La famiglia mi diceva che sono diventata una vera inglese quando ho iniziato a prendere il thè con il latte. Mi sarebbe anche piaciuto fare l'università lì, ma costava 9mila sterline l'anno! Al ritorno mi sono iscritta a Lingue a Torino. Fare l’au pair mi ha cambiato la vita. Prima di partire non avrei mai avrei pensato di scegliere questa facoltà, l'inglese l'avevo sempre odiato, ma evidentemente me l'hanno trasmesso in modo positivo, infatti ora sto studiando inglese, spagnolo e portoghese.Oggi collaboro anche con un’agenzia au pair, per la quale gestisco i social, raccolgo le foto delle ragazze etc. Ho già fatto richiesta per un’altra esperienza all’estero, con il programma Erasmus in Inghilterra o Irlanda. Dopo la laurea mi piacerebbe o insegnare o lavorare all'estero per un'azienda, ma anche fare l’hostess e girare il mondo per un annetto.  L’esperienza au pair mi ha arricchita a 360 gradi. La consiglio perché ti permette di stare a contatto con nuove persone e culture, stravolge la tua idea di vita, ti chiedi: finora che cosa ho fatto?Testimonianze raccolte da Rossella Nocca