Categoria: Storie

Il servizio civile in biblioteca all'università: un'esperienza forte «a livello lavorativo e umano»

C’è tempo fino al 15 febbraio per candidarsi alla nuova edizione del Servizio civile universale. La Repubblica degli Stagisti ha raccolto la storia di Enrico Palma, 27 anni, che sta svolgendo il servizio civile presso la biblioteca dell'università Parthenope di Napoli.Sono di Napoli, del quartiere Soccavo. Qui ho frequentato le scuole fino al liceo linguistico, diplomandomi nel 2016. Ho sempre avuto una forte passione per lo sport, che è da sempre presente nella mia vita, in tutto quello che faccio. Consapevole dei benefici che produce l'ho sempre praticato: calcio, pallavolo, judo. Per questo la scelta post diploma è caduta su Scienze motorie, presso l’università Parthenope di Napoli. Nel corso della triennale ho avuto la mia prima esperienza di tirocinio extracurricolare, partecipando proprio all’evento sportivo Napoli 2019 Universiade, da maggio a luglio del 2019. Ho fatto parte del comitato organizzatore, nello specifico del team che gestiva i servizi per gli arbitri e giudici internazionali della competizione. Arbitro sono in realtà tuttora perché faccio parte dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA). Questa esperienza mi ha dato molto. Mi sono formato, sono maturato, e ho imparato a prendere decisioni importanti in brevissimo tempo.  I miei studi sono proseguiti anche dopo la triennale. Nel 2021 mi sono iscritto alla magistrale in Scienze e Management dello sport e delle attività motorie, sempre presso la Parthenope. Ho completato il percorso a dicembre 2023, con 110 e lode con una tesi dal titolo “Il processo evolutivo del modello organizzativo per i mega eventi sportivi: da Barcellona 1992 a Londra 2012”. L’argomento mi ha permesso di approfondire come funziona l’organizzazione dei grandi eventi sportivi, e come si è evoluta nel tempo. È su questo ambito, quello degli eventi sportivi appunto, che mi sono focalizzato perché è il settore di cui vorrei entrare a fare parte. Nel corso dell’università ho avuto ancora un'occasione: quella di partecipare come volontario agli europei di calcio EURO 2020 (tenutisi nel 2021 causa Covid, ndr), e al gran premio di Formula E nel 2023, in entrambi i casi a Roma.Per il servizio civile mi sono candidato ancora da studente universitario, a gennaio del 2023, ed era un po’ che avevo questa idea per la testa. Non ci ero mai riuscito perché preso da altri impegni lavorativi. La premessa infatti è che ho sempre lavorato, dalla fine degli studi liceali in poi. Ho iniziato a giugno come promoter: distribuivo un settimanale gratuito, e imparavo il contatto con la gente. Ho smesso a dicembre 2019. Un mese dopo firmavo un contratto full time come assicuratore. Per quanto possa sembrare una professione lontana dal mio percorso, in realtà è così che ho acquisito capacità di ragionamento che fino a quel momento non avevo e che mi sono ritrovato dopo. Un nuovo lavoro è arrivato a maggio 2021. Avevo nostalgia del mondo sportivo e mi sono proposto da Decathlon come sales assistant. Ho firmato un contratto part time, e poi ho continuato nelle vendite con JD e OVS. Una fase che si è chiusa a ottobre 2022, quando mi sono preso una pausa per dedicare tempo a me stesso, studiare nuove cose e soprattutto ultimare nel miglior modo possibile i miei studi. Con le vendite ho capito come ragionano le grandi aziende, ognuna in modo diverso dall’altra, e ho appreso tantissimo.Questo spiega perché non ero mai riuscito a candidarmi al servizio civile prima di questa edizione. Già dallo svolgimento del colloquio mi sono sentito subito a mio agio. Conoscevo l’ente ospitante in quanto si tratta dell’università che ho frequentato, la Parthenope. È stato perciò molto facile. Sono stato assegnato alla biblioteca centrale della sede. Sono di supporto al personale della biblioteca, mi occupo di catalogazione di libri e riviste, compilazione delle carte d’ingresso, di aiuti di vario tipo agli studenti che accedono alla biblioteca o alla sala lettura. Il servizio dura un anno. Generalmente i progetti iniziano il 19 settembre – come nel mio caso – e terminano esattamente un anno dopo. Il rapporto col mio OLP (tutor) è stato dal primo momento molto costruttivo poiché si è dimostrato subito disponibile, dandomi ogni tipo di chiarimento ogni volta che ne avessi bisogno. Auguro a chiunque di vivere questa esperienza come la sto vivendo io. Mi sta aiutando ad aggiungere altri tasselli importanti sia a livello lavorativo, ma soprattutto a livello umano. E questo grazie ai colleghi con i quali coltivo ormai un rapporto ogni giorno.Sembra scontato da dire, ma è vero che tutte le esperienze fatte hanno contribuito a definire il mio percorso e a darmi le skills che ho acquisito. A partire dagli studi universitari, che hanno spaziato dalla pedagogia all’economia, passando dalla scienza, per finire agli ambiti sportivi. Ed è li che immagino il mio futuro. Anche se non è facile poiché nel comparto è richiesta tanta esperienza, e Napoli non è una città che ne organizza molti. Ho sempre in testa il pensiero di Socrate “so di non sapere”; sono curioso di imparare cose nuove e accumulare esperienze. Credo che mi sentirò così anche quando andrò in pensione. Ai giovani come me do il consiglio di curare i dettagli, perché sono quelli che fanno la differenza. Ci sono due mantra che mi accompagnano: il primo è mens sana in corpore sano poiché reputo fondamentale la connessione fra mente e corpo attraverso la conoscenza e l’attività motoria in qualsiasi sua forma. Il secondo è “l’ossessione batte il talento”: sono costanza e sacrifici che fanno arrivare ai risultati desiderati. Testo raccolto da Ilaria Mariotti 

“Il mio gemello portato per le materie umanistiche, io ingegnera”: Francesca e l'infondatezza degli stereotipi di genere

La scienza è sempre più donna. E c’è un’ampia serie di ragioni per le quali oggi, per una ragazza, può essere conveniente scegliere un percorso di studi in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). La Repubblica degli Stagisti racconta questo mondo in questa rubrica, Girl Power, attraverso la voce di donne innamorate della scienza e fortemente convinte che, in campo scientifico ancor più che altrove, di fronte al merito non ci sia pregiudizio che tenga. La storia di oggi è quella di Francesca Marino, Salesforce business analyst per T4V, società di consulenza informatica che fa parte dell'RdS network.Comincio con un aneddoto, per scardinare l'infondatezza di qualsiasi stereotipo di genere. Ho un fratello gemello che fa il giornalista sportivo, mentre io sono laureata in Ingegneria informatica e oggi lavoro come analista funzionale. Lui da sempre più portato per le materie umanistiche; io invece, fin da piccola, considerata da tutti come la tecnica di casa. Mi piaceva capire i meccanismi delle cose, le smontavo e rimontavo, e tutti venivano da me se c'era qualcosa da aggiustare. Mio papà è un medico e mia mamma ha lavorato presso uffici universitari, ma la mia propensione per le materie scientifiche credo sia innata. E sono sempre stata appoggiata nelle mie scelte da chi mi circondava.Sono nata a Milano 32 anni fa, e dopo le scuole medie – su indicazione anche dei docenti, che avevano individuato questa mia attitudine – mi sono iscritta al liceo scientifico, dove ho sempre riportato voti migliori nelle materie come matematica e fisica. Non che fossi una “capra” nelle altre, ma faticavo a imparare concetti in modo mnemonico. Già al quarto anno ho così deciso di partecipare alla Summer school del Politecnico di Milano, con in testa l'idea di studiare anche all'università una materia stem. E lì ho superato il test che ti garantisce un posto in facoltà subito dopo il diploma.Così è stato: dopo la maturità sono entrata a Ingegneria Informatica, e devo dire che è qui che mi sono scontrata per la prima volta con pregiudizi legati al genere. Il corso era nettamente a prevalenza maschile: su duecento persone, eravamo solo una decina di ragazze. Ricordo in particolare un episodio: dovevamo compilare un elenco con i nominativi della classe, e di fronte al mio e quello delle altre partecipanti un ragazzo diede per scontato provenissimo tutte dall'istituto tecnico. Non era concepibile che una ragazza potesse studiare informatica all'università, a meno che questa “stranezza” non fosse giustificata da quel precedente percorso di studi.Ci facevano pesare il fatto di essere donne, ma questo atteggiamento non l'ho mai riscontrato nei professori, solo nei compagni. D'altronde erano dei ventenni, a loro volta immaturi, forse non si rendevano troppo conto del loro comportamento. E aggiungo che nel tempo la cosa è scemata, si è trattato solo degli inizi. Oggi forse sarebbe diverso, c'è maggiore sensibilità su questi temi. Però per me è stato un percorso tosto, anche per questi motivi, oltre alla difficoltà intrinseca degli studi. Così, dopo un periodo di pausa preso per motivi personali, mi sono laureata alla triennale nel 2019. Ma già verso la fine del triennio, era il 2018, avevo svolto un tirocinio curriculare presso un'azienda di informatica di Milano. Dopo la laurea mi hanno tenuta con un contratto di apprendistato. Anche in questo caso mi sono scontrata con alcuni fastidiosi pregiudizi. All'inizio, in una occasione, il mio responsabile mi disse candidamente che, siccome non sapevano cosa farmi fare, potevo presenziare a un incontro presso il cliente perché ero prima di tutto di bella presenza. E poi sì, anche perché ero stata brava. Sono tutte situazioni in cui fortunatamente mi sono trovata quando ero alle prime armi: ma quello dell'informatica è un ambiente indubbiamente maschilista.Per fare un altro esempio, non mancano mai i commenti sull'aspetto fisico: ma io mi sono sempre impegnata per far capire cosa ci fosse al di là di quello. Ora, anni più tardi, mi preme sottolineare che è tutto diverso. Anche perché, dopo quell'azienda, ho avuto una seconda assunzione in un'altra realtà a partire da settembre 2021. In questo settore le offerte di lavoro non mancano, e capita anche che le aziende facciano di tutto per tenerti, come per esempio proporre una controfferta economica. A me è successo quando ho deciso di lasciare, senza che neppure lo chiedessi io, né che fossi spinta da motivazioni economiche. Nell'ambito informatico mediamente le retribuzioni siano superiori alla media. E non mi è mai capitato di scoprire che ci fossero differenze di salario per una qualche discriminazione di genere. A T4V sono approdata solo a gennaio del 2023. Sono venuta a conoscenza dell’azienda perché due miei ex colleghi lavorano qui: nello specifico è stato quello che oggi è il mio responsabile a convincermi a entrare a far parte del team! Sono una Business analyst, in italiano una “analista funzionale”, in ambito Salesforce. Serviva una persona proprio in quel ruolo, che fosse già a autonoma e che facesse un po' da supporto anche a profili junior. E così è iniziata la mia esperienza in T4V. Sono soddisfatta perché sono consapevole che non è la norma essere assunta e inserita in una posizione adeguata alle proprie competenze. Spesso alle giovani come me – mi raccontano persone che conosco – sono affidati ruoli minori, inferiori alla loro preparazione. Conosco un caso di un'avvocata che in uno studio di soli uomini è trattata come fosse la segretaria. E dire che lo studio ne ha una – di segretaria!Nel mio quotidiano, in T4V, mi relaziono principalmente con il team business lato cliente e con i miei colleghi del team tecnico in modo da far comunicare le due parti. Raccolgo i requisiti di nuovi progetti, li analizzo, e insieme al team tecnico se necessario completiamo l'analisi in modo che loro siano in grado di implementare il tutto. Mi occupo anche della gestione interna dei team di lavoro in attività quali la distribuzione dei compiti e il coordinamento, quando necessario anche di formazione. Lavoro per lo più in smart working, con un contratto che è stato da subito a tempo indeterminato. L'azienda adotta però una modalità ibrida, di cui io sono una fan: andiamo almeno una volta a settimana in ufficio. E solo se vogliamo, una volta in più. Ci sono però tante iniziative per farci conoscere tra di noi, e farci sentire anche persone in carne e ossa, oltre che dipendenti. C'è stata per esempio di recente la festa di Natale, e poi si organizzano merende in ufficio, oppure un contest fotografico quest'estate. Cose importanti, altrimenti si rischia di non vedersi mai. Specialmente nel mio gruppo di lavoro, che è sparso tra Roma, Milano e altre sedi. Anche in T4V l'ambiente è ancora leggermente a prevalenza maschile, ma non avverto più quelle problematiche dovute al fatto di essere una ragazza, come accaduto in passato. Sono questioni su cui nel giro di pochi anni l'attenzione è molto salita. Alle ragazze interessate a intraprendere percorsi nelle materie Stem suggerisco di non abbassare mai la testa. Bisogna essere preparate a quello a cui si può andare incontro, ma si deve anche imparare a farsi scivolare i commenti di dosso, senza per questo bloccarsi. Essere preparate è la base di partenza, il punto di forza iniziale. Nel mentre mai farsi mettere i piedi in testa, ma cercare di combattere le ingiustizie sia in ambito accademico che lavorativo. Il vento, piano piano, sta cambiando.Testo raccolto da Ilaria Mariotti   

Donne in ambito informatico, “Il coraggio di crederci fa la differenza”

Girl Power è la rubrica attraverso la quale la Repubblica degli Stagisti dà voce alle testimonianze di donne – occupate nelle aziende dell’RdS network – che hanno una formazione tradizionalmente "maschile" o ricoprono ruoli solitamente affidati agli uomini, in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) ma non solo. Storie che invoglino le ragazze a non temere di scegliere percorsi considerati appannaggio pressoché esclusivo degli uomini. La storia di oggi è quella di Alessia Andriulo, analista funzionale per T4V, società di consulenza ICT specializzata in progetti di Big Data Analytics con specifica focalizzazione nelle tecnologie e nelle piattaforme SAS, Cloudera e Microsoft Azure.Sono originaria della Puglia e ho 31 anni. Entrambi i miei genitori sono operai, quindi non ho avuto nessuna influenza da parte loro rispetto al percorso di studi. Una volta terminati gli studi liceali ho voluto proseguire con l’università, e mi sono trasferita a Pisa per studiare Ingegneria Biomedica. Il mondo medico mi ha sempre affascinato, fin da bambina, anche se non dal punto di vista delle responsabilità che fanno parte del lavoro di un medico vero e proprio. Di lì la scelta di questo percorso. In facoltà non ho mai avvertito la presenza di pregiudizi: la discriminazione verso le donne esiste, ma per mia fortuna non l’ho mai sperimentata direttamente in nessun ambito, né accademico, né lavorativo. Credo di essere stata semplicemente fortunata. Ho avuto solo esempi positivi a cui ispirarmi. All’università c’erano professoresse a capo di dipartimenti o team di ricerca che con il loro lavoro riuscivano a fare la differenza, e grazie alle loro competenze non potevano che essere rispettate. L’unica difficoltà che ho riscontrato è stata quella di avere a che fare talvolta con dei limiti, ma che erano miei, non che mi venissero imposti dall’esterno. Ho conseguito il titolo triennale in ritardo, quando mi sono laureata era aprile del 2018. Volevo assolutamente iniziare a lavorare, quindi piuttosto che continuare il percorso di studi ho optato per una maggiore autonomia e indipendenza. Mi sono candidata su LinkedIn per una società di consulenza informatica a Milano e sono stata contattata per un colloquio. Qui ho iniziato il mio primo stage, il 6 giugno dello stesso anno. Non conoscevo il mondo informatico, né quello della consulenza, ma anche in questo caso ho avuto fortuna. Il lavoro mi ha subito appassionato e i miei diretti superiori hanno saputo giudicare il mio operato senza pregiudizi per il fatto di essere donna. La capacità di riconoscere nell’altra persona, donna o uomo che sia, capacità e tenacia è a mio parere direttamente proporzionale all’intelligenza della persona che esprime un giudizio. Mi hanno inserito in un team per lavorare su un applicativo piuttosto conosciuto e diffuso, e dopo quattro mesi firmavo già il mio contratto a tempo indeterminato. Ho cominciato ad amare questo lavoro e a formarmi in questo senso. I miei successi, il mio impegno sono sempre stati riconosciuti non solo verbalmente ma anche con aumenti annuali della Ral. Eravamo un bel team, ma purtroppo il Covid ha un po' rovinato questo mondo. Dal mio punto di vista il lavoro da casa è alienante, soprattutto se si decide di rimanere a vivere in una città come Milano.Dopo tre anni ho così accettato di intraprendere un nuovo percorso lavorativo, e ad agosto del 2021 mi si è aperta una nuova possibilità. Sono stata contatta da un ex collega che mi ha indicato una posizione aperta presso la sua azienda, una società di servizi. Devo dire però che qui non ho ritrovato quell’ambiente socievole e stimolante che avevo lasciato. Pertanto, ho deciso di guardarmi ancora attorno e così sono giunta in T4V. Il contatto è avvenuto attraverso una società di recruiting. Sono entrata a ottobre del 2022 e qui mi sento nuovamente a casa. Ho la possibilità di formarmi ancora e sperimentate una nuova funzione, è stimolante. Il mio team è composto da circa quindici persone che si suddividono tra configuratori e sviluppatori; io sono assegnata al cento per cento su un cliente in ambito retail per il quale svolgo la mansione di analista funzionale. Gli step successivi della carriera prevederanno gestione del team o funzioni più manageriali, ma è prematuro parlarne. Al momento mi sento soddisfatta del mio percorso, sono passati solo cinque anni dal mio stage, e mi sento cresciuta professionalmente e personalmente.Credo che l’affermazione personale dipenda principalmente da noi, dalla voglia di mettersi in gioco, da quanto si desideri investire nella propria formazione. Non è una costante, ma in linea di massima ritengo che la costanza e l’impegno prima o poi vengano ripagati. In ambito professionale ho conosciuto donne che hanno deciso di dedicarsi a fondo alla loro mansione e hanno saputo insegnare, affermarsi e farsi apprezzare. Più in generale, nella vita mi è capitato di imbattermi in tante donne che hanno avuto il coraggio di crederci. Il consiglio alle giovani è quindi di non abbassare la testa. E se dovessero scontrarsi con l’ignoranza della discriminazione, di avere il coraggio di combatterla oppure la forza di cercare un posto diverso, in cui si sappia riconoscere il loro vero valore. Bisogna saper scegliere le proprie battaglie... e capire sempre quanto ne valga la pena! Testo raccolto da Ilaria Mariotti   

Stage e poi assunzione, tutto da remoto: quattro ore di viaggio in meno, tanta flessibilità in più

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Monseff Fidah, 23 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in T4V.Vivo in un paesino in provincia di Pavia dove i miei genitori sono emigrati più di vent’anni fa: io sono nato e cresciuto in Italia e ho sempre vissuto in bilico tra due culture completamente diverse. Fuori casa cultura per lo più italiana, a casa marocchina. In entrambe ci sono pro e contro e viverle entrambe può essere un’esperienza arricchente: sta a me trovare il percorso giusto e cogliere il lato positivo di tutte e due. Per mia fortuna non ho mai avuto esperienze negative relativamente alle mie origini e sono sempre stato trattato per la persona che sono e non per la cultura di appartenenza. Ho frequentato un istituto tecnico con il percorso informatica e telecomunicazioni a Vercelli: durante quel periodo ho avuto un’esperienza di alternanza scuola lavoro in un’azienda del mio paese consigliata dai miei genitori e amici. Erano circa 200/300 ore con mansioni da ufficio e qualche lavoretto con qualche linguaggio di programmazione. La maggior parte delle ore le ho fatte nei mesi di giugno e luglio del 2017 e le restanti nel luglio 2018.Dopo il diploma non avevo le idee chiare se continuare a studiare e fare l’università, anche perché economicamente non sarebbe stato facile. Ho però avuto la fortuna di trovare dei corsi ITS ICT a Torino che erano gratuiti e duravano due anni: sono stati un connubio perfetto tra studio e esperienza pratica. E grazie a questi corsi ho avuto la fortuna di conoscere la realtà di T4V e cominciare la mia prima vera e unica esperienza lavorativa, prima come stagista e poi come dipendente.Durante il corso ITS ho deciso di non trasferirmi a Torino ma continuare a fare su e giù da Robbio: erano circa 80 chilometri e pagavo 120 euro di abbonamento mensile ai mezzi, spese sostenute dai miei genitori (che mi finanziavano anche i materiali di studio come computer e libri). Questo, però, solo il primo anno nel 2019, perché nel 2020 ho continuato totalmente da remoto causa Covid. Ho studiato per un percorso di Cloud, Big data e IOT, dove ho potuto imparare quasi tutto quello che riguarda il mondo del cloud e come le aziende si stanno spostando e adattando a queste tecnologie. A seconda di come era strutturata la giornata ero impegnato dalle tre alle sei ore al giorno. Ho così consolidato le conoscenze apprese durante le superiori ma ho anche imparato diversi nuovi linguaggi di programmazione e i principali provider cloud come Azure, Aws, Ibm. Ed è stato proprio grazie a questo corso che ho conosciuto T4V!Durante il secondo anno di corso, infatti, è previsto che gli allievi facciano uno stage di 600 ore obbligatorie. Quindi prima del tirocinio i rappresentanti delle aziende vengono di persona durante un Openday a presentare a tutti gli allievi l’azienda. In realtà questo non è successo perché eravamo in pieno Covid! Così, causa restrizioni, gli incontri sono avvenuti tutti da remoto. Le aziende che offrivano gli stage erano quasi tutte con sede a Torino, tranne qualcuna tra cui proprio T4V che già mi aveva incuriosito. Il ruolo che cercavano era inerente al mio corso, la sede era molto comoda – visto che è più vicino a Milano che a Torino – e in più aveva anche il rimborso spese, che non tutte le aziende offrivano [per i curriculari non è obbligatorio per legge, ndr], e  che all’epoca ammontava già a 400 euro mensili – oggi sono addirittura 800!Dopo vari colloqui sono stato contattato per cominciare lo stage da metà febbraio ad agosto 2021, con una breve pausa a giugno per permettermi di svolgere l’esame per il diploma di ITS ICT. Durante lo stage ho iniziato a imparare Linux praticamente da zero grazie alla possibilità di affiancare una delle figure più importanti in azienda per quanto riguarda il cloud. Poi ho imparato gli applicativi principali come docker e kubernetes. Questa è stata la mia prima e vera esperienza lavorativa e visto che sono un ragazzo molto timido il primo giorno di stage è stato molto emozionante! Ricordo che non parlavo molto, ma i ragazzi in ufficio mi hanno accolto benissimo facendomi sentire a mio agio e da subito mi hanno consegnato il pc portatile, lo zainetto e altri gadget aziendali.Rispetto ad altre aziende, la particolarità del mio stage sta nel fatto che tranne la fase iniziale e a eccezione di un giorno a settimana in presenza, il martedì, ho sempre lavorato da casa. Durante il tirocinio, infatti, ero in smart-internshipping e ora lavoro in smartworking. È stata la prima volta che svolgevo un lavoro da remoto e nel mio caso questo è stato un grande vantaggio, soprattutto se si considera che, calcolando tutto il tragitto da casa fino in ufficio, sono due ore esatte di viaggio solo andata. E poi c’è tutta la comodità e flessibilità che dà un lavoro da casa. L'unica pecca è il poco contatto reale con i colleghi e poi certo, dal punto di vista dell'apprendimento, dal vivo è sicuramente più facile imparare.Sono stato affiancato durante tutto lo stage dal mio tutor che mi ha insegnato molto; al termine del tirocinio mi è stato proposto un contratto a tempo indeterminato, che prevede 14 mensilità e una retribuzione lorda di circa 23mila euro l’anno. Ora ho molte più sicurezze per il mio futuro e posso aiutare i miei genitori economicamente: non appena potrò, andrò a vivere per conto mio.Oggi all’interno di T4V sono sistemista informatico, sia linux sia windows, e lavoro con un software specializzato nella raccolta dati, analisi e gestione dati interfacciandomi con diversi clienti che utilizzano questo servizio. Il mio compito principale è quello di controllare e monitorare che questi servizi siano sempre raggiungibili e funzionanti e di intervenire prontamente qualora qualcuno di questi si interrompesse. Grazie al ruolo che ricopro sono a contatto continuo con altre società e questo mi permette di acquisire sempre più nozioni e capacità, sistemistiche e non.Durante il corso seguito a Torino ho conosciuto molti studenti dell’Its Ict: molti di quelli che hanno cominciato il percorso da 600 ore non hanno avuto nessun tipo di rimborso spese per il loro periodo di tirocinio. Può sembrare cosa di poco conto ma per uno stagista è estremamente importante. C’è poi un altro problema: un forte disallineamento tra cosa si impara a scuola e cosa cercano le aziende. Così si finisce che una volta dentro bisogna cominciare da zero un percorso di apprendimento e formazione.Credo che la Carta dei diritti dello stagista della Repubblica degli Stagisti sia molto importante perché racchiude quelli che sono i diritti e doveri di uno stagista. C’è un punto, però, che aggiungerei riguardo alla formazione da remoto: renderei obbligatoria la formazione in presenza almeno per i primi due mesi di contratto. Perché questa è l’unica pecca dello  smart working: il poco contatto reale con i colleghi.Non avere fretta e accettare di non poter avere tutto e subito: è il consiglio che mi sentirei di dare ad altri giovani che volessero provare a intraprendere il percorso professionale che ho fatto io. A me piacerebbe continuare a lavorare e imparare nell’ambito sistemistico: c’è molta strada da fare.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Alla Corte di Giustizia Ue stage «multiculturale», ma il rimborso non è così alto come potrebbe sembrare

La Corte di Giustizia dell'Unione europea offre ogni anno circa 260 posti per tirocinanti europei con un buon rimborso spese: più di 1400 euro mensili. L'avvio degli stage per chi farà domanda (entro il 15 settembre) e verrà selezionato è previsto per marzo 2024. Vittorio Quartetti, 28 anni, ha partecipato al progetto quest’anno e ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza in Lussemburgo.Sono nato a Cirié, in provincia di Torino, e in tutta la mia carriera accademica l’Unione Europea è stata una sorta di stella polare che ha contraddistinto gran parte delle mie attività. E non poteva essere altrimenti per una persona nata il 9 maggio, anniversario della dichiarazione Schuman e giornata dell’Europa!Ho frequentato il liceo linguistico, ma non ero assolutamente conscio di quanto le lingue straniere avrebbero impattato sul mio futuro. Dopo ho scelto la facoltà di giurisprudenza all’università di Torino con un percorso accademico all’insegna dell’internazionalità, con esami di diritto francese e dell’Unione europea e ho fatto  l’Erasmus a Nizza, in Francia.Lì sono rimasto un anno, tra il 2018 e il 2019, ed è cambiato tutto. Ero al quarto anno universitario e ho partecipato a un programma valido solo per gli studenti di giurisprudenza con una laurea magistrale a ciclo unico che consente di ottenere al termine del programma due titoli, quello magistrale in giurisprudenza e la laurea triennale francese (Licence de droit, économie, gestion - mention droit et science politique). Si partecipa facendo domanda per il programma Erasmus: così ho frequentato l’università Sophia Antipolis di Nizza, con un rimborso ottenuto in parte dal mio ateneo in parte dal programma Erasmus per un totale di circa 3mila euro. Sono rimasto affascinato dalla pragmaticità del mondo universitario francese, così diverso da quello italiano, più teorico e astratto. Ho cercato di accedere agli studentati, ma non ci sono riuscito e, quindi, ho dovuto sceglierne uno privato: pagavo 500 euro al mese più le spese di energia elettrica mai sopra i 15 euro mensili. Tornato in Italia ho continuato l’università e nel luglio 2021 ho svolto il mio primo stage curriculare, della durata di un mese, presso Villa Vigoni, il Centro italo-tedesco per il dialogo europeo sul Lago di Como. Fondato nel 1986 dalla Repubblica Federale Tedesca e dalla Repubblica Italiana, ha lo scopo di promuovere e rafforzare le relazioni italo- tedesche in prospettiva europea. Non avevo un rimborso spese, ma l’alloggio gratis  per tutta la durata del tirocinio. Ho collaborato con la casa editrice “Villa Vigoni Editore” con vari compiti: dalla revisione di bozze all’assistenza all’ufficio stampa, dalla traduzione di testi in italiano, tedesco e inglese, alla partecipazione a eventi culturali come lo  Studentenforum.Terminato il tirocinio, a settembre 2021 ho cominciato un altro stage, di 12 mesi, presso Italian Tech Alliance, associazione che rappresenta le istanze di venture capital e corporate, business angels, family office, startup e Pmi innovative. Avevo un rimborso spese di circa 650 euro al mese e vari compiti tra cui il monitoraggio e analisi delle politiche nazionali ed europee in materia di sostegno dei fondi di investimento e l’assistenza ad attività di advocacy e lobbying svolte con politici italiani ed  europei. Ho anche avuto l’opportunità di rappresentare l’associazione presso diversi enti pubblici nazionali/europei e stakeholders per l’attuazione di progetti di riforma legislativa nel campo degli investimenti innovativi.Prima di questi stage ho cominciato ad aprile 2021 una collaborazione occasionale di circa sei mesi con Argo Business Solutions, società specializzata in servizi e soluzioni nell’ambito della sicurezza digitale con sede a Torino, per la  stesura di articoli in materia di Regolamento generale Ue sulla protezione dei dati. In questo caso venivo pagato circa 600 euro netti.In tutto questo tempo ho continuato a vivere a Cirié, facendo il pendolare su Milano: la mia presenza fisica era richiesta solo due o tre volte a settimana, il resto era  in smart internshipping. È stata senza dubbio un’esperienza formativa perché sono entrato in contatto con tanti attori dell’ecosistema dell’innovazione italiana ed europea. Da parte di Italian Tech Alliance c’era la disponibilità di continuare con un contratto, ma circa tre mesi prima della scadenza dello stage sono stato selezionato da ben due istituzioni europee: era il mio sogno e ho subito accettato questo cambio di rotta.Nonostante stessi frequentando lo stage, infatti, il mio obiettivo era quello di fare un’esperienza all’estero, così tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 ho inviato diverse application ai principali organi dell’Unione europea: Commissione, Consiglio, Parlamento, Corte di giustizia, Banca centrale e Comitato europeo. Sono stato contattato quasi contemporaneamente sia dalla Corte di giustizia sia dal Comitato europeo delle regioni per cominciare uno stage a giugno dello scorso anno. E considerati i miei studi ho scelto subito la Corte di giustizia.Lo stage è durato in tutto cinque mesi, dall’ottobre 2022 a fine febbraio: sono stato assegnato all’unità stampa con mansioni di gestione della rassegna stampa, della corrispondenza, della redazione di paper legali nell’ambito della giurisprudenza della Corte e revisione dei comunicati stampa in italiano, francese, inglese e tedesco. Questa esperienza mi ha messo in contatto in prima persona con la macchina burocratica della Corte e con le persone che ne fanno parte, permettendomi di acquisire notevoli competenze sia in ambito giuridico, sia di relazioni pubbliche. L’ambiente multiculturale e multilingue è il fiore all’occhiello dell’istituzione: per un ragazzo che ha studiato lingue fin dal liceo è stata un’opportunità unica per parlare una moltitudine di idiomi contemporaneamente. Non nego, però, che all’inizio è stata dura!Il mio tirocinio si è svolto totalmente in presenza e l’unica nota dolente è stata la ricerca di una casa: il rimborso spese all'epoca era di 1.405 euro netti al mese [ora è aumentato a 1.468] e copriva a malapena sia i costi per il vitto sia quelli d’affitto, nel mio caso pari a 1.100 euro per una stanza di appena dieci metri quadrati in un appartamento suddiviso in tre piani. I risparmi del mio stage precedente a Milano mi hanno permesso di limitare al minimo la perdita mensile, perché il Lussemburgo ha un costo della vita molto elevato.La Corte organizza vari momenti di aggregazione a cui può partecipare chiunque dello staff, quindi anche i tirocinanti e nel periodo in cui ero lì ci sono state attività, (perfino un coro!) feste e aperitivi. L’aspetto che in assoluto mi è piaciuto di più è stato il poter vivere in prima persona il lavoro dell’istituzione in un ambiente così dinamico e multilingue. Si incontrano moltissime persone e si ampliano i rapporti personali e professionali.Dopo lo stage ho sostenuto un colloquio per un posto come  assistente alla cellula inglese dell’unità stampa e informazione della Corte, purtroppo senza successo. Ora sto provando diversi colloqui nell’ambito legal e policy Ue con varie realtà di Bruxelles con la speranza di trasferirmi definitivamente. Al momento, quindi, sono tornato a Cirié e nel frattempo lavoro, completamente  in smartworking, come assistente auditor con un contratto di collaborazione occasionale con una società di consulenza in fondi europei indiretti a Milano, Archidata.Certamente un’esperienza come lo stage alla Corte di giustizia europea non può non essere notata in un curriculum e sono certo che possa fare la differenza. E spero di raccogliere presto i frutti di questa magnifica opportunità.I tirocini e le collaborazioni avute in Italia sono state positive per sviluppare le mie competenze, ma il sogno era andare all’estero e quando sono stato selezionato dalla Corte ho capito che era il momento per vivere in una realtà più aperta e multilingue. In Italia c’è poca trasparenza negli annunci di stage, con avvisi di selezione poco chiari, mansioni non dettagliate, informazioni sul rimborso spese completamente assenti. Vale la pena tentare le opportunità come il tirocinio alla Corte di Giustizia in Lussemburgo. Certo, bisogna armarsi di molta pazienza: ho fatto l’application per tre volte. Molti coetanei da tutta Europa ci provano e credo che alla fine per farcela sia necessario far ricorso alla passione  per questo mondo e a tanta tenacia.Marianna Lepore

Istanbul-Milano sola andata: per Sude quattro mesi di stage e poi subito l'assunzione

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Sude Saricimen, 27 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in T4V.Sono nata a Istanbul, in Turchia, e lì ho trascorso la mia infanzia e poi adolescenza frequentando il liceo scientifico Galileo Galilei. In realtà nessuno dei miei familiari ha un legame con l’Italia, purtroppo! Io però da sempre volevo imparare una nuova lingua, e visto che mio padre è un’amante dell’Italia mi ha sempre spinta a studiare al liceo italiano. Ho fatto un anno di preparatoria per imparare la lingua e poi i quattro anni di liceo. Alcune lezioni erano in italiano, altre in inglese e in turco. Non avevamo, però, abbastanza lezioni per praticare a sufficienza l’italiano e così dopo il diploma ho preso una decisione: proseguire con gli studi universitari trasferendomi in Italia, a Milano. Per i miei non è stato facile accettarlo, ma mi hanno ugualmente sempre supportata.Arrivata in Italia, nel 2015 mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Linguistiche per le Relazioni internazionali presso l’università Cattolica. Avevo una borsa di studio che copriva metà delle spese, per cui pagavo 4mila euro l’anno. I primi tempi in Italia sono stati una sfida: mi sono trovata ad affrontare un ambiente completamente diverso, nuove persone, una cultura sconosciuta e la lontananza da casa, dalla famiglia e dagli amici. Tuttavia, sono riuscita a superare queste difficoltà e ad adattarmi a vivere al di fuori della mia comfort zone. Ho vissuto in casa con altri studenti e solo in un secondo momento ho cominciato a vivere da sola.Durante il mio percorso universitario ho approfittato di tutte le opportunità possibili per arricchire la mia formazione. Ho partecipato a diversi corsi curricolari ed extracurricolari. Uno dei momenti più significativi è stata l'opportunità di trascorrere due mesi a Londra per frequentare un corso di Foreign Policy presso la rinomata London School of Economics. Era il 2018 e avevo trovato questa offerta tramite il mio ateneo. Proprio perché partecipavo tramite l’università Cattolica avevo un’agevolazione per il corso. Ancora una volta sono stati i miei genitori ad aiutarmi con le spese e ho risparmiato un po’ visto che mi sono appoggiata a casa di un’amica che già viveva a Londra. Questa esperienza mi ha consentito di immergermi in una nuova cultura, stringere amicizie durature e beneficiare di lezioni interattive che hanno notevolmente contribuito al mio apprendimento. In seguito sempre presso la London School of Ecnomics ho frequentato un corso sulla Data Analysis for Management che mi ha permesso di esplorare il mondo dell’informatica e aiutato a definire il mio percorso professionale. Il corso era online, a causa della pandemia, con uno sconto sulla retta visto che avevo precedentemente seguito un altro corso nella stessa università.Durante gli anni universitari ho anche svolto alcuni stage. Il primo nell’estate 2017 nel dipartimento di Sales&Marketing presso Brunswick Group a Istanbul, da giugno a settembre. Avevo un rimborso spese di circa 900 euro al mese. Avevo trovato da sola il tirocinio tramite i miei contatti a Istanbul e per quei mesi ero tornata a vivere in famiglia. Questa esperienza mi ha fornito una preziosa visione del mondo degli affari e mi ha permesso di acquisire competenze pratiche nel campo delle vendite e del marketing. Due anni dopo, nel 2019, ho svolto un nuovo stage da aprile a giugno presso il Consolato Generale di Turchia a Milano, dove ho approfondito la mia comprensione delle dinamiche diplomatiche e delle relazioni internazionali. In questo caso non avevo un rimborso spese e mi occupavo di traduzione di vari documenti dal turco all’italiano, preparazione documenti ufficiali, legalizzazione di moduli di fatture di esportazione.In quel periodo ho anche lavorato come interprete nelle fiere di Milano, ma senza retribuzione: avevo degli amici che avevano degli stand in fiera e li aiutavo nelle traduzioni con i clienti proprio per fare esperienza di traduzione e migliorare le mie competenze linguistiche.L’anno scorso, ad aprile, mentre stavo scrivendo la tesi di laurea sono stata contattata da un recruiter di T4V. Avevo letto un annuncio su Linkedin e inviato la mia candidatura per la posizione di CRM Salesforce Intern. Dopo il colloquio con l’HR e il manager mi è stato offerto uno stage di quattro mesi con un rimborso spese mensile di 800 euro. Nei mesi di stage mi sono concentrata principalmente sull'obiettivo di ottenere le certificazioni di Salesforce: lavoravo su alcuni progetti sulla configurazione del software. Ho ricevuto un’ottima formazione e ho avuto l’opportunità di collaborare a stretto contatto con il mio manager. Proprio grazie a queste esperienze sono riuscita a ottenere la mia prima certificazione Salesforce in soli tre mesi!Ho scoperto la Repubblica degli Stagisti poco prima di iniziare a lavorare per T4V e ho letto la Carta dei diritti dello stagista: trovo molto interessante la focalizzazione sulla cura e formazione dei tirocinanti. Quando ho iniziato a leggere la RdS mi sono anche imbattuta nella Guida Best Stage, dove era citata anche la mia azienda! Questo mi ha consentito di avere una panoramica più completa su T4V e una visione realistica delle opportunità offerte.Ricordo ancora il mio primo giorno di stage: è stato un mix di emozioni ed eccitazione. Sono stata accolta calorosamente dal team e dal mio tutor che mi hanno fornito tutte le informazioni necessarie per iniziare. Mi hanno fatta sentire parte del team fin da subito e hanno dimostrato un grande interesse nel farmi sentire a mio agio. È stato un momento significativo perché mi ha fatto capire che ero in un ambiente in cui sarei stata supportata nel mio percorso di apprendimento e crescita professionale. Terminato lo stage mi è stato proposto un contratto a tempo indeterminato. Non è stata una  sorpresa: poco prima che finisse il mio periodo di tirocinio, il mio manager mi aveva già accennato la possibilità di assunzione. Così il 29 agosto dell'anno scorso ho firmato il mio contratto a tempo indeterminato con una Ral di circa 23mila euro.Sono stata molto fortunata con il mio stage in T4V: avevo un buon rimborso spese, ero seguita e ho avuto uno sbocco lavorativo. Al contrario di quello che capita a tanti miei coetanei, alle prese con rimborsi spesa non adeguati e durata spesso eccessivamente lunga dei tirocini oltre a un’assenza di supporto formativo.Ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro consiglio di abbracciare sempre le opportunità che si presentano e di andare oltre la propria zona di comfort. È solo attraverso l’esplorazione e affrontando nuove sfide che possiamo veramente crescere, personalmente e professionalmente.Oggi all’interno di T4V faccio parte del team di CRM come analista programmatrice per il software Salesforce. Le mie responsabilità quotidiane dipendono dal progetto in cui mi trovo. Svolgo attività tecniche come le customizzazioni del software o la preparazione di demo per il cliente, analisi dati e supporto tecnico. Vivo a Monza e il mio contratto mi consente di lavorare in smartworking: è la prima volta che non lavoro all’interno di un ufficio, e questa possibilità mi consente di gestire meglio il mio tempo perché posso organizzare il mio lavoro e la mia vita privata in modo più flessibile. Un giorno a settimana, però, ci ritroviamo tutti in ufficio!Sono ancora all’inizio del mio percorso, e ogni esperienza mi aiuta a sviluppare ulteriormente le mie competenze e a progredire nella mia carriera. Mi piacerebbe continuare a lavorare nel settore informatico e crescere professionalmente, e per il momento non penso di lasciare l’Italia. Tuttavia sono aperta a nuove opportunità e avventure: l’espansione delle mie esperienze può solo arricchirmi ulteriormente!Marianna Lepore

Amare le materie umanistiche non esclude un talento per quelle scientifiche: “Ecco come convivono le mie due anime”

La scienza è sempre più donna. E c’è un’ampia serie di ragioni per le quali oggi, per una ragazza, può essere conveniente scegliere un percorso di studi in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). La Repubblica degli Stagisti racconta questo mondo in questa rubrica, Girl Power, attraverso la voce di donne innamorate della scienza e fortemente convinte che, in campo scientifico ancor più che altrove, di fronte al merito non ci sia pregiudizio che tenga. La storia di oggi è quella di Daniela Senatore, Data scientist per Booster Box, società di marketing digitale che fa parte dell'RdS network. Non credo di aver mai avuto un unico sogno nel cassetto. Mi immaginavo nelle vesti di avvocata o di giornalista, altre volte di astronoma. Queste aspirazioni così diverse hanno reso tormentata la mia scelta universitaria! Prima Beni culturali all’università di Salerno, che mi sembrava la naturale prosecuzione degli studi liceali. Poi Scienze della comunicazione. Mi attraevano il giornalismo e l'editoria, ma anche la comunicazione pubblica di cui avevo sentito parlare. Niente lasciava presagire però quello che sarebbe successo, e cioè che sarei invece diventata una Data scientist! Sono nata nel 1987 a Cava de’ Tirreni, a pochi chilometri dalla costiera amalfitana, e sono cresciuta sicura che la matematica non facesse per me. Avevamo una casa piena di libri, e forse questo mi ha influenzato. Mi sentivo più sicura con le materie umanistiche, e così avevo fatto al liceo classico. In effetti ero brava in italiano e mi piaceva epica, mentre tentennavo di più nelle materie scientifiche. Fatto sta che alla fine mi sono laureata alla triennale in Scienze della comunicazione, per poi iscrivermi alla magistrale in Comunicazione pubblica e d’impresa. Mentre ero alla triennale, ho svolto il servizio civile presso l’ufficio stampa della Provincia di Salerno. Ho imparato tanto di comunicazione istituzionale con un gruppo con cui ho condiviso lavoro e risate, e a cui sono ancora legata. E poi prendere il treno e ammirare il mare dall’alto della ferrovia era un sogno. Alla magistrale invece ho collaborato con un Osservatorio di ricerca sulle politiche giovanili all’università di Salerno tramite una borsa di ricerca. Mi sono avvicinata ai temi dell’e-governance e dell’e-partecipation, quei processi di governo e decisionali fondati sul coinvolgimento di tutte le parti in causa. Ma il vero punto di svolta è arrivato con la tesi magistrale, quando mi hanno proposto di analizzare la comunicazione social, in particolare su Twitter, di alcuni ministeri. Erano gli anni di discussione sui big data e sulla nascente figura del Data scientist. Più andavo avanti, più mi rendevo conto che mi sarebbe piaciuto occuparmi di social network analysis da una prospettiva tecnica oltre che sociologica. Quando mi sono laureata – con il massimo dei voti e menzione, nel 2015 – quel pensiero del Data scientist, con il suo mix di competenze, mi incuriosiva sempre di più. E spaventava al tempo stesso: come potevo col mio background umanistico affrontare una sfida così lontana da me? Ho scoperto che all’università di Pisa si teneva per il secondo anno il master di II livello in Big Data Analytics & Social Mining e la cosa che mi aveva stupito era che il master era aperto a tutte le lauree. È la mia occasione, ho pensato. Mi sono approcciata lì per la prima volta alle famigerate materie Stem: algoritmica, statistica, machine learning, sentiment analysis e così via. La classe era eterogenea sia per genere che per provenienza di studi e durante il tirocinio per la tesi ho esplorato le tematiche prettamente tecniche del web semantico, Linked Open Data, Dbpedia italiana e Wikidata. Tante volte non mi ero sentita all'altezza ma mi sono infine resa conto che senza i miei studi precedenti di semiotica, linguistica e analisi testuale, non avrei compreso la tematica a 360 gradi. Dopo il master mi si è presentata l’occasione di Booster Box, azienda di marketing digitale di Pietrasanta che era in cerca di un Data scientist. Sono stata assunta nel 2017, e il contratto a tempo indeterminato è arrivato dopo pochi mesi. Il mio primo progetto consisteva nell’automatizzare la creazione delle campagne su Google Ads spazzando via ore e ore di lavoro su Google Sheets. Mi sentivo ancora acerba. Il gruppo di lavoro era di sole quattro persone, ero l’unica del team tech e anche l’unica donna. Ma non ho sofferto la differenza di genere con i miei colleghi. Sono riuscita a lavorarci bene, e con il tempo abbiamo imparato a rispettare i nostri difetti e pregi. Viaggiamo su binari paralleli, ma ci sono tratte in cui i binari si incrociano e ciò ci consente di collaborare. Ora il team tech è di cinque persone e la sensazione a sei anni di distanza è sempre di un ambiente dove circolano costantemente nuove idee e energie.Contestualmente, qualcosa è successo anche nella mia vita privata. Nel 2019 mi sono sposata e nel 2021 sono diventata mamma! Si può dire che in Booster Box io sia diventata adulta. Mi sono assentata dal lavoro quasi un anno. Non un anno qualunque, bensì quello in cui l’azienda ha attraversato una vera e propria trasformazione raddoppiando il numero dei dipendenti. Appena rientrata mi sono sentita spaesata, ma i miei colleghi mi hanno messo nelle condizioni di metabolizzare il tutto e di recuperare velocemente.Al contempo, dovevo gestire le mie nuove esigenze personali. Con lo smart working e la flessibilità che l’azienda mi ha garantito, ho capito quali strade seguire per gestire il quotidiano e i progetti di cui ero responsabile. Dopo poco l’ingranaggio ha iniziato a girare e anzi, l’essere diventata mamma ha avuto un impatto positivo sulla mia produttività e sulla mia capacità di risolvere problemi. Da parte dell'azienda inoltre non c'è mai stato nessun tipo di freno. Adesso trascorro le mie giornate lavorative a programmare e scrivere codici. Mi piace la logica modulare di scomposizione del problema in tante componenti più piccole, così come mi piace ancora scrivere testi e perdermi in ragionamenti più speculativi. Queste due mie anime hanno fatto pace l’una con l’altra e convivono pacificamente. A volte prevale una e a volte l’altra. La ritengo una grande ricchezza perché adesso vedo il mondo da più punti di vista. E poi i miei studi umanistici mi aiutano quando devo comprendere le esigenze altrui per poi tradurle in requisito tecnico. Quello che mi sento di consigliare ai ragazzi è di non ancorarsi a rigide definizioni di se stessi e delle proprie attitudini, ma di mettersi in discussione e sperimentare strade nuove. A me piacevano le materie umanistiche, ma non era detto che non potessi essere brava anche in quelle scientifiche. È così facendo che si aprono altri scenari per esprimere al meglio il proprio potenziale.Testo raccolto da Ilaria Mariotti 

Architetta e mamma, guida il reparto tecnico di Nwg: “Carriera e maternità, si può fare!”

Girl Power è la rubrica attraverso la quale la Repubblica degli Stagisti vuole dare voce alle testimonianze di donne - occupate nelle aziende dell’RdS network - che hanno una formazione tradizionalmente "maschile" e/o ricoprono ruoli solitamente affidati agli uomini, in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) ma non solo. Storie che invoglino le ragazze a non temere di scegliere percorsi considerati appannaggio pressoché esclusivo degli uomini. La storia di oggi è quella di Valentina Battiante, responsabile del reparto avanzamenti, installazioni e collaudi di NWG Italia, operatore del mercato libero della fornitura di energia elettrica interamente proveniente da fonti rinnovabili.Sono nata nel 1981 nella città tessile della Toscana, Prato. Dopo il liceo classico, a 18 anni, immaginavo un lavoro incentrato sul lavoro di squadra, in cui ogni componente del gruppo potesse contribuire al raggiungimento degli obiettivi. Oggi che sono responsabile del reparto avanzamenti, installazioni e collaudi di NWG Italia, posso dire di essere sulla buona strada per vedere realizzato il mio sogno. Mi sono iscritta alla facoltà di Architettura di Firenze, e ho fatto la tesi con la cattedra di Progettazione dell’architettura. Sono stata la prima laureata della mia famiglia. Mio papà è operaio, e mia mamma una dipendente pubblica. I miei fratelli con gli studi si sono fermati alle superiori. Per loro nel 2008 è stata una gioia vedermi raggiungere il titolo, la ritenevano una tappa inarrivabile.Prima di finire l'università ho avuto una piccola esperienza di lavoro. È stato in un settore a me caro, la ginnastica ritmica. Gestivo un gruppo di atlete: la disciplina e l’impegno delle competizioni hanno reso quegli anni magici e molto formativi anche sul piano delle capacità organizzative che mi sarebbero servite in seguito, per il lavoro che svolgo oggi. C'è stato anche un altro momento cruciale nel corso degli studi universitari, ed è stato al termine del percorso, quando dovevo scrivere la tesi. Un professore mi ha proposto di andare a Cuba per studiare il restauro di un cinema-teatro havanero, così per qualche mese ho fatto avanti e indietro con L’Havana. Ne conservo un bellissimo ricordo: ho avuto l'occasione di lavorare in un team  di persone eterogeneo per cultura, estrazione sociale e competenze professionali. Il lavoro era sia teorico che pratico, e ancora una volta al centro c'è stato il lavoro di gruppo, una passione che mi porto dietro da tanto tempo. Inoltre un'esperienza lontana dall’ambiente familiare è sempre un'occasione di crescita personale.Discussa la tesi e conseguita l’abilitazione di Stato, nel 2009 ho iniziato a lavorare come libera professionista, stringendo collaborazioni con alcuni studi di architettura e ingegneria della piana pratese. Mi occupavo principalmente di ristrutturazioni in ambito privato, dal progetto all’arredamento. È lì che ho cominciato a capire con chiarezza cosa mi piacesse davvero fare perché fin da subito gli aspetti per me più interessanti si sono rivelati il cantiere e l’interazione con più figure professionali. Alla base ritrovavo ancora quel lavoro di gruppo che mi avrebbe accompagnato in seguito.Subito dopo, sempre nel 2009, è capitato che un amico mi parlasse di un’emergente azienda di Prato – all'epoca erano ancora in pochissimi i dipendenti – che cercava personale da impiegare nel settore delle rinnovabili. Era Nwg! Ho mandato il curriculum, sono stata ricontattata e mi è stato proposto un primo contratto a tempo determinato per occuparmi della supervisione dei progetti di impianti fotovoltaici realizzati da una rete di studi tecnici presenti su tutto il territorio nazionale.Quello dei cantieri è un ambito prettamente maschile: ed è lì che per la prima volta ho sperimentato qualche pregiudizio dovuto al genere, che prima di allora non mi era mai capitato. Anche perché Architettura era una facoltà frequentata in modo “paritario” tra maschi e femmine. Quindi all'inizio qualche difficoltà c'è stata perché ti trovi – fresca di università – a interagire con professionisti che hanno quindici-vent'anni anni più di te. Tu sei un'architetta, loro ingegneri e per lo più uomini, e il disagio si avverte. Forse più proveniente da te stessa che dagli altri.Ma poi le cose sono andate per il meglio perché ho ottenuto ben presto un contratto a tempo indeterminato. Era il 2009 e sono diventata responsabile del reparto tecnico. In quella posizione ho potuto scegliere personalmente i componenti del mio team, ancora una volta in prevalenza maschi. E non si può negare, i preconcetti esistono. Ti capita di avvertire che dall'altra parte vorrebbero un interlocutore del loro stesso sesso. Ma tutte quelle scetticità iniziali manifestate da colleghi uomini per il fatto che io fossi donna sono svanite con il tempo, e anche per via dei risultati che ho ottenuto.Nel mezzo di questi passaggi c'è stato il capitolo maternità. Nel 2013 e nel 2018 sono arrivati i miei figli – nel frattempo mi ero anche sposata – e per ragioni familiari ho chiesto per un periodo di poter lavorare part time. A quel punto per un po' di anni, con i miei genitori che ancora lavoravano e non potevano occuparsi dei bambini, mi sono dovuta dividere tra famiglia e lavoro: non potevo più ricoprire il ruolo di responsabile. Così l'azienda, oltre a concedermi il part time, mi ha coperto con sostituzioni maternità.Quando finalmente la gestione familiare è stata agevolata dalla presenza dei miei genitori come nonni a tempo pieno, ho potuto dedicarmi nuovamente al lavoro, rientrando full time. E lì, nonostante fosse passato del tempo, non c'è stato nessun demansionamento, ma anzi sono tornata a occupare il mio ruolo di responsabile.Adesso le mie mansioni prevedono la supervisione di spedizioni, progetti e cantieri legati al mondo delle rinnovabili. Sono stata fortunata. Nel mio percorso lavorativo ho incontrato figure professionali positive, sia maschili che femminili, fonti di arricchimento: dal cliente al magazziniere, dal tecnico all’installatore, dal collega al direttore. E non ho mai dovuto subire differenze retributive legate a stereotipi di genere. Il consiglio che darei a mia figlia e alle giovani donne è questo: qualunque lavoro si scelga, di farlo a testa alta. Le donne quando si impegnano non solo ce la fanno, ma spesso riescono anche meglio. Vanno fatte tutte le esperienze che si desiderano senza sentirsi limitate per il fatto di essere donne.E sarebbe sbagliato pensare di dover scegliere tra il fare la mamma o perseguire obiettivi di carriera. Mai rinunciare a qualcosa perché si è mamme! Specialmente dopo che su se stessi si è fatto un investimento importante, anche economico, come la laurea. Bisogna scegliere in quale ruolo si vuole fare la differenza, e affrontare prima gli studi e poi il lavoro con scrupolo, rispetto e voglia di mettersi in gioco. La bussola che ci guida deve sempre essere la voglia di crescere.testo raccolto da Ilaria Mariotti 

Il segreto del work-life balance nel segno del Girl Power: “Essere brillanti, ma non necessariamente i primi della classe!”

Girl Power è la rubrica attraverso la quale la Repubblica degli Stagisti dà voce alle testimonianze di donne – occupate nelle aziende dell’RdS network – che hanno una formazione tradizionalmente "maschile" o ricoprono ruoli solitamente affidati agli uomini, in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) ma non solo. Storie che invoglino le ragazze a non temere di scegliere percorsi considerati appannaggio pressoché esclusivo degli uomini. La storia di oggi è quella di Silvia Baroncini, IT Applications Manager per NWG Energia, trader di energia proveniente da fonti 100% rinnovabili.Non ho mai pensato che un giorno il mio percorso lavorativo potesse essere preso ad esempio... Ma volentieri vi racconto la mia storia! Sono nata a Firenze quasi cinquant'anni fa in una famiglia comune – papà artigiano, mamma operaia in fabbrica e un fratello che si è diplomato geometra. Mi ritengo una persona con grande forza di volontà: sono tenace e ambiziosa, amo la qualità in tutto quello che faccio. Sono un'ingegnera e al momento lavoro per la rete di imprese NWG, un ecosistema formato da tre società di cui due benefit con certificazione BCorp. Ricopro il ruolo di IT Applications Manager, a capo di un reparto di otto persone, inclusa la sottoscritta. Sono entrata in NWG Energia giusto giusto un anno fa, a settembre del 2021: non potevo non accettare un lavoro da un gruppo che ha come valori fondamentali la sostenibilità, la diversità e il sostegno alla comunità locale! Da quando ho avuto mio figlio – che adesso ha dieci anni – è maturata infatti in me l’esigenza di fare qualcosa di più, non solo strettamente legato al lavoro, e che avesse a che fare con il rispetto per la diversità e la sostenibilità. Sono i valori a cui mi ispiro con l'idea di lasciare un mondo migliore a mio figlio e alle generazioni future. Così sono diventata membro di un'associazione che promuove la partecipazione dei cittadini alla vita della propria comunità, attraverso iniziative di sensibilizzazione sui temi dei rifiuti zero, della raccolta differenziata, del riciclo e del recupero. Facciamo campagne di pulizia del territorio e sono stata nominata coordinatrice dell’Osservatorio Rifiuti Zero del comune in cui abito. In tal senso le capacità e conoscenze di Project Management sono state di grande aiuto.Come dicevo, nel mio bagaglio interiore porto anche una grande ambizione. Ricordo che un giorno rientrando da scuola – facevo a quell'epoca le elementari – mi rivolsi a mia madre dicendo: “Adesso è tutto un dire 'Tizio figlio della professoressa, Caio nipote del professore'. Ma la maestra nominerà anche me. Da domani deve dire 'Silvia figlia dell’artigiano'!”. Così è iniziata la mia storia: ho cominciato a studiare e a diventare uno degli elementi più brillanti. Magari non la prima ma sempre tra i migliori. Per me questo è anche il segreto per un buon equilibrio vita-lavoro: essere di grande valore ma non necessariamente il primo della classe. Una volta conseguito il diploma all'Ict come Ragioniere programmatore, un'amica mi ha convinta a seguire le sue orme e ad iscrivermi alla facoltà di Ingegneria a Firenze, indirizzo Informatica. Mi ero posta un obiettivo: iniziare con l’esame più difficile del primo anno, Analisi Matematica I. Se l’avessi superato sarei andata avanti, altrimenti avrei optato per Legge, l’indirizzo suggerito dai miei professori dell’Itc. Purtroppo o per fortuna ho superato l’esame con una bella votazione, e quindi il mio destino un’altra volta mi ha portato a osare. Mi sono laureata con vecchio ordinamento, ho optato per la specializzazione in Automazione Industriale. All'epoca ho avvertito la presenza nell'ambiente universitario di stereotipi di genere: eravamo cinque ragazze su settanta studenti in totale, e spesso ci siamo sentite dire cose non proprio carine; e anche in seguito, nella ricerca del lavoro, ho trovato qualche difficoltà. Post-laurea ho accettato uno stage  di sei mesi, purtroppo  senza alcun compenso, presso la Nuovo Pignone di Firenze, società acquisita pochi anni prima dalla multinazionale General Electric. Ho svolto il tirocinio nel reparto Information Technology che supporta la sala prove, dove vengono effettuate le prove standard su compressori e turbine e ho collaborato con il mio sponsor interno allo sviluppo di un progetto futurista per quei tempi, ovvero l’ispezione da remoto delle prove standard.Mi sono così conquistata un primo contratto a tempo determinato e dopo circa un anno sono stata promossa IT Project Manager nel progetto più importante di allora, l'implementazione di un ERP (un software per l'automazione, ndr) per diversi stabilimenti italiani. A capo di due moduli dell’ERP, nella posizione di IT Owner, ho ottenuto il contratto a tempo indeterminato. Dopo circa due anni mi hanno offerto di partecipare al leadership program IMLP (Information Management Leadership Program), un programma diviso in quattro rotazioni semestrali su progetti diversi, una delle quali internazionale. Ho così vissuto sei mesi in Ohio e lavorato per GE Aviation. La mia classe era composta da oltre ottanta persone dislocate in tutto il mondo, e questo mi ha permesso di costruirmi una rete importante di conoscenze. Un IT non deve sapere tutto, ma un ottimo IT deve davanti a un qualsiasi problema sapere a chi rivolgersi, saper individuare la persona giusta!La mia carriera in Nuovo Pignone mi ha fatto crescere nella gestione dei progetti, dal budget di poche migliaia di euro fino a centinaia di migliaia di dollari. Ho sempre dato importanza agli aspetti tecnici, coltivando le mie conoscenze con corsi di programmazione, DataBase, reti, per capire le soluzioni che mi venivano proposte e di cui dovevo seguire lo sviluppo. Non mi sono mai limitata a coordinare persone e gestire soldi. E questo è anche quello che mi ha aiutato quando ho ripreso a lavorare dopo la gravidanza, trascorsa in parte a letto. Sono ripartita da capo, pur avendo già raggiunto in precedenza un buon livello. Facevo orari assurdi, anche sfruttando la possibilità di lavorare da casa e gestire così il piccolo. Mi collegavo con l'estero magari alle cinque del mattino, approfittando del fatto di non essere obbligata a timbrare un cartellino.  Lo smartworking in tal senso aiuta nella gestione familiare, io per esempio risparmio diverse ore grazie al fatto di non dovermi spostare. La pandemia mi ha regalato del tempo che ho voluto investire al meglio. Mi sono rimessa a studiare e ho conseguito la certificazione PMP, Project Management Professional. In quel periodo ho maturato l’idea di cambiare lavoro. L'idea era quella di fare un'esperienza nel Regno Unito, ma poi è esplosa la pandemia. Così lasciato Nuovo Pignone che era marzo 2020, e dopo sei mesi ho ricevuto una proposta da una piccola SW house, perché volevo esplorare aree tecniche mai viste. Lì ho conosciuto il mondo dei Big Data, Big query e dell'Intelligenza artificiale. Per me, accettare posizioni anche “inferiori” per colmare delle lacune non è mai stata una sconfitta, purché alla risalita ci si trovi un gradino più alto dell’ultima volta che si è saliti! E poi è arrivata appunto, a settembre dell'anno scorso, la proposta che mi ha aperto il mondo NWG.Nella routine domestica divido tutto con il mio compagno, anche lui ingegnere e consapevole delle esigenze di un lavoro come il mio. Per fare carriera è fondamentale il compagno che si ha a fianco. Quando è arrivato mio figlio comunque sia avevo quasi quarant'anni e avevo raggiunto diversi traguardi professionali, quindi nel mio caso la maternità non ha pregiudicato la carriera. Ma va precisato che il discorso cambia nel caso si vogliano raggiungere posizioni apicali. A quel punto la conciliazione tra lavoro e vita privata diventa davvero complessa. Per arrivare al top, per esempio essere ceo, bisogna anche fare rinunce e avere qualcuno che si occupi del bambino al posto tuo. Io non ho voluto farlo, è stata una scelta, altrimenti non lo avrei messo al mondo. Mi concentrerò solo sulla carriera quando sarà più grande e non dovrò più occuparmi interamente di lui. E a chi volesse seguire un percorso simile al mio consiglio di non mollare mai e credere sempre in se stessi. Mai autoimporsi dei limiti: bisogna scoprire con il lavoro e l’impegno quali sono e avere l’umiltà di fare pivot nel caso!Testo raccolto da Ilaria Mariotti 

Avvocata d'affari con la Cina e "mamma mamma", anche grazie alla flessibilità aziendale

Essere una donna in carriera e costruire una famiglia si può. La Repubblica degli Stagisti ha deciso di testimoniarlo attraverso una rubrica, Girl Power, che ha la voce di tante donne e professioniste fortemente convinte che, di fronte al merito, non ci sia pregiudizio che tenga. La testimonianza di oggi è quella di Alessia Pastori, Associate Partner China Leader dell’area Tax&Law di EY.Ho quarantacinque anni, sono nata e vivo a Milano. Ho studiato al liceo scientifico, dopo di che avevo una doppia scelta: Psicologia alla Cattolica, dove avevo superato anche i test di ammissione, e Giurisprudenza alla Statale, che come università mi aveva colpito di più. Ho optato per quest'ultima e mi sono laureata in quattro anni con il massimo dei voti.Volevo entrare in magistratura, poi le circostanze della vita mi hanno portato altrove, e sono contenta. Anche perché il mio lavoro attuale – avvocata d'affari per EY, con un approccio multidisciplinare – mi porta ad applicare in qualche modo quella stessa etica e quello stesso approccio che avrei avuto da magistrata.Mi sono laureata con una tesi in diritto internazionale su un caso di cronaca: il rapimento di un bambino da parte del padre egiziano, nel 1999. Grazie a essa ho ottenuto la mia prima esperienza di lavoro. Dopo la laurea ho inviato infatti il mio curriculum al ministero degli Affari esteri, che mi ha selezionato per far parte di una task force proprio sul rapimento di bambini da genitori di doppia nazionalità, in adeguamento alla nuova convenzione dell'Aia sul tema. Dopo quell'esperienza, molto formativa, dal 2002 al 2006 ho vissuto in Cina, dove ho lavorato per studi legali e associazioni governative italiane.Quindi ho deciso di rientrare in Italia, dove ho lavorato per due studi legali, Nctm e Gianni Origoni, sempre contattata da head hunters. Circa quattro anni fa mi è arrivata la proposta di entrare in EY, dove oggi sono avvocata d'affari per il mercato cinese, con un ruolo  sia di business che legale. Assisto aziende italiane in Cina e aziende cinesi in Italia. In Italia la normativa prevede che un avvocato assunto da un'azienda debba disiscriversi dall'ordine professionale. Nel mio caso non è stato necessario, in quanto EY ha a sua volta uno studio legale.Nel 2018 Stefania Radoccia, Tax&Law Managing partner di EY e figura a cui come tante altre avvocate mi sono sempre molto ispirata, ha pensato di trasferire in azienda la sua idea di professione legale fortemente legata al business. Così è nato il progetto di fare un desk dedicato alla Cina/Russia e multi-competenze, in un'ottica di vera internazionalizzazione. Una scommessa a cui ho aderito con entusiasmo e che si è rivelata vincente.All'inizio non è stato semplice passare da uno studio legale tradizionale a una realtà completamente diversa, con un livello importante di complessità. Ma la crescita per me è stata rapida, infatti sono diventata Associate Partner, gestendo un  team multiculturale e budget.Certo i momenti complicati capitano, ma poi i problemi si risolvono, e servono anche quelli a crescere. Lavorando con la Cina, la giornata inizia e finisce tardissimo e i viaggi sono frequentissimi, a parte purtroppo in questo periodo di pandemia. Ma è molto stimolante, perché ai classici contratti si unisce il lavoro con varie unità di business. Mi occupo di Cina e Russia a 360 gradi: mercato, cultura, lingua. La multicanalità e la contaminazione dei servizi qui sono molto sentite. Inoltre, c'è una grande flessibilità: lavoriamo tanto ma dovunque e questo, rispetto agli studi legali tradizionali che nella maggior parte dei casi sono ancora lontani, consente una buona conciliazione con la vita personale. Io sono una "mamma mamma": sono molto presente. Dopo le gravidanze non sono tornata subito a lavorare: ho preso cinque mesi, anche se qui non sono obbligatori (c'è chi rientra il mese dopo). Al mio rientro ho trovato la massima flessibilità nella gestione lavoro/famiglia e i miei passaggi di carriera li ho fatti comunque tutti. Nel 2008, in piena crisi, lavoravo in Nctm e sono andata in maternità per poi rientrare nel pieno delle mie funzioni. Quando sono stata assunta in Gianni Origoni mio figlio aveva due anni. Essere madre non ha mai costituito un rallentamento. In EY c'è una forte attenzione alla diversity e c'è bilanciamento di genere. Il team di lavoro che gestisco è addirittura a prevalenza femminile, con quattro professioniste e due professionisti. In generale, durante la mia carriera, non ho mai avvertito discriminazioni, nemmeno in sede negoziale. Anche se penso che una avvocata donna, almeno nel privato, sia svantaggiata rispetto a un uomo per la quantità di tempo a disposizione, difficilmente conciliabile con la maternità.Nonostante lavori prevalentemente con la Cina, colpita severamente e per prima dall'emergenza sanitaria, l'impatto sul mio lavoro non è stato così rilevante: le aziende continuano ad avere bisogno del nostro accompagnamento e abbiamo fin da subito avuto a disposizione gli strumenti  per lavorare in maniera efficiente anche da remoto. L'eccellenza del lavoro non è mai stata intaccata. Durante la pandemia ho riscoperto il bello di stare a casa. Sia io che mio marito, che lavora nel settore dello sport, abbiamo potuto essere presenti e occuparci di più dei nostri due figli. Uno alle medie, che ha seguito da subito efficacemente la didattica a distanza, l'altro alla materna, dove invece l'organizzazione è stata purtroppo minore. Certo il momento è pesantissimo, viviamo nell'incertezza e questo non fa bene né ai bambini né alle mamme né alle aziende. Quanto a EY, ha comunque sempre messo al primo posto il benessere della persona e la creazione di un ambiente controllato e sicuro.Alle ragazze e ai ragazzi dico che bisogna studiare, essere preparati. E, per chi sceglie gli studi in Giurisprudenza, avere un approccio alla materia nuovo, che permetta la risoluzione efficiente di un problema. Oggi l'avvocato generalista è superato: bisogna specializzarsi, saper fare bene qualcosa. Buoni sbocchi attualmente sono: privacy, nuove tecnologie, intelligenza artificiale. L'inglese è indispensabile, e poi può essere un plus conoscere lingue come russo e cinese. Io ho il cinese ho iniziato a studiarlo in Cina nel 2002 e ho proseguito una volta rientrata in Italia. Oggi lo parlo a livello colloquiale e anche i miei figli lo studiano. Il primo ha iniziato con un corso alla Fondazione Italia Cina a soli cinque anni. Io vengo da una famiglia "normale": mio padre lavorava nell'amministrazione del Politecnico di Milano, mia madre nel settore marketing in un'azienda di fertilizzanti. Non ho mai chiesto nulla a nessuno, non sono mai finita in un posto per motivi diversi dal merito e continuo a credere in esso!Testimonianza raccolta da Rossella Nocca