Categoria: Storie

Tutte le storie degli Stagisti col Bollino

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Eccole. - «Non volevo nemmeno andare all’università: e invece grazie alla laurea oggi lavoro in SdG», spiega Fabio che ha cambiato idea grazie ai buoni risultati della maturità e dopo la laurea in Ingegneria informatica è stato contattato da SdG tramite il Career service del Politecnico «uno strumento potentissimo per i neolaureati.....» - «Da studente tanti lavoretti senza diritti: poi l’incontro con Tetra Pak è stato un’altra storia» racconta Antonio che prima di approdare in Tetra Pak da studente ha avuto varie esperienze professionali, «tutte collegate a quella che oggi chiameremmo “Gig Economy”. Per intenderci facevo ripetizioni, il porta pizze, il promoter: insomma mansioni non specializzate tutte con contratti a chiamata, retribuzioni orarie molto basse e nessuna possibilità di crescita o carriera....» - «Assunto a sorpresa dopo lo stage curricolare, “La mia fortuna? Essere entrato in un'azienda attenta alle persone”», è capitato a Ludovico che in Ferrero è entrato per uno stage curricolare, la sua prima volta con un rimborso spese. E subito dopo la proposta di un contratto di apprendistato. «Onestamente è stata una notizia inaspettata: era tutto partito con uno stage curricolare e non pensavo si sarebbe tradotto in un’assunzione....» - «Lavorare nel settore Robotica e intelligenza artificiale non è facile, all'inizio: ma porta grandi soddisfazioni». Pierluigi non era sicuro di aver trovato l'ambiente giusto in EY, poi però ha preso parte a un progetto di robotic process automation. «È stata una sfida, ma l’esperienza fatta in quei mesi è stata fondamentale per acquisire delle competenze che tuttora utilizzo nel lavoro e che sono alla base di quello che faccio ogni giorno» - «Il problema degli stage? La disparità tra Nord e Sud» secondo Antonio che da Napoli si è trasferito a Torino per uno stage in Ferrero prima del contratto a tempo indeterminato. «Sono stato fortunato, Ma il problema dei tirocini in Italia è che il tessuto economico del nostro PAese è spezzato in due. Un nord che funziona grazie alla presenza di aziende e servizi e un centro sud dove non funziona...» - «Spindox il posto ideale per me: non mi sono mai sentita "una semplice stagista"» racconta Annachiara che di Spindox dice: «È una realtà giovane, dinamica, un’azienda che ti fa sentire subito parte integrante e non un semplice stagista. Che premia e valorizza le persone....» - «Solo mansioni secondarie agli stagisti? Per fortuna in Sic non è così!» spiega Federico che dopo solo qualche settimana di stage ha ricevuto il compito di svolgere sviluppi importanti, «sempre sotto la supervisione del tutor che è stato fondamentale per la mia crescita come sviluppatore. Per questo oggi posso dirmi soddisfatto della mia prima e unica esperienza di stage!...» - «Milano mi ha accolta: è ancora possibile realizzare i nostri sogni» racconta Alessia, che è stata contattata da Spindox attraverso Linkedin. «L'ufficio di Resource Planning cercava un profilo idoneo per uno stage presso l'ufficio Hr. L’azienda ha visitato il mio profilo e mi ha contattata telefonicamente nel maggio 2018...» - «La mia unica esperienza di stage? In EY, e... ottima!» secondo Lia che dice: «avevo un rimborso spese che soddisfaceva le mie aspettative e non mi è stata negata nessuna possibilità progettuale». E una volta finito lo stage ecco subito un contratto di apprendistato... - «Ho lasciato un determinato per uno stage in Nestlé, una scommessa ma ne è valsa la pena», racconta Lorenzo che ha incontrato Nestlé quando già lavorava. «Mi sono sentito subito a mio agio, ho percepito interesse verso il mio profilo e la mia disponibilità a rimettermi in gioco con uno stage, rinunciando a un contratto già in mano....» - «La passione per i computer è diventata un lavoro per Gianluca in Spindox» dove è arrivato con una laurea triennale per uno stage di sei mesi. «Non mi aspettavo proprio un contratto di questo tipo! Non solo in termini economici, ma proprio come obiettivo. Prima di cominciare questa avventura, infatti, non credevo che lo stage avrebbe effettivamente portato all’assunzione.....» - «Cercavo il lavoro giusto per me e ho incontrato Nestlé sul mio cammino», racconta Silvia che del suo stage in Nestlé dice: «È stata un’esperienza davvero unica che mi ha permesso di conoscere numerosi business, interfacciarmi con diverse persone e far crescere le mie passioni nell’area marketing e comunicazione...»  - «Durante il colloquio mi chiesero in quanto tempo sarei stato pronto a trasferirmi in Germania. La mia risposta fu: subito!», così Andrea comincia uno stage di tre mesi in FlixBus. In quel periodo «FlixBus Italia stava finalmente nascendo e servivano sempre più risorse per sviluppare il business italiano. Così mi hanno proposto un apprendistato di tre anni in Italia...»  - «La crisi c'è, ma esistono ancora aziende che vogliono investire sui giovani», come Sic con Giulia che ha trovato l'offerta di stage rispondendo «a un annuncio online in uno dei tanti siti di offerte di lavoro» e dopo un processo di selezione rapido ha cominciato il suo stage e subito dopo un contratto a tempo indeterminato. «Mi sento fortunata ad aver trovato un'azienda seria come Sic...» - «Durante lo stage in Spindox ho avuto anche una preziosa opportunità: quella di sbagliare» è successo a Federica che in Spindox è entrata da neolaureata e racconta «dopo qualche giorno dall'inizio dello stage mi sono resa conto che c’era molto di più dell’aspetto economico: sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’ambiente e dalle persone con cui collaboro...» - «In pochi mesi dalla Puglia a Milano: con uno stage in Magneti Marelli la mia vita è cambiata» racconta Pasquale, che proprio mentre cercava informazioni sull'azienda ha scoperto la Repubblica degli Stagisti. «Ho apprezzato subito l’atteggiamento pragmatico della testata, che considera lo stage come strumento di inserimento e ne promuove un utilizzo costruttivo, segnalando le aziende affidabili. Come quella a cui ero interessato!» - «Appassionato del “lato umanistico dell'informatica”, per Pietro il primo stage in Noovle è stato la porta verso il mondo del lavoro». Così prima uno stage curricolare, poi uno extracurricolare di sei mesi e alla fine il contratto di apprendistato.  -«Un solo stage, in Sic, e dopo nemmeno un anno già un contratto a tempo indeterminato» è successo a Federico a soli 25 anni. Che ha trovato su un sito di annunci quello per uno stage di sei mesi in Sic, dopo ha avuto un contratto di collaborazione per tre mesi e infine l'indeterminato. «Ero felice e sorpreso, di solito passano tutti per qualche anno di apprendistato...» - «Non avrei mai pensato di fare l’informatore medico-scientifico, fino a quando ho incontrato Nestlé!», racconta Federico che dopo uno stage di sei mesi ha firmato subito un contratto a tempo indeterminato. E aggiunge «oggi grazie a questo lavoro ho la fortuna di essere in una delle aziende leader nel campo alimentare con grandi prospettive di crescita professionale e personale!...» - «Sognavo la banca, invece mi sono appassionato al controllo di gestione: la storia di Davide in Magneti Marelli» comincia con uno stage dopo aver lasciato un apprendistato in un'azienda in cui non vedeva prospettive di crescita. «Ricordo il mio primo giorno di stage: ho capito da subito che sarebbe stata un’esperienza positiva, per le ottime impressioni che ho avuto di tutti al primo impatto!...» - «Il primo curriculum inviato dopo la laurea mi ha portato uno stage e poi un contratto di apprendistato!» racconta Gabriele, che ha fatto un primo colloquio in Nestlé non andato a buon fine «ma ero piaciuto all’Hr che mi ha proposto un secondo colloquio la settimana dopo per un altro ruolo. Alla fine sono stato chiamato per cominciare il mio stage....» -«Stage in Nestlé, trampolino per il futuro: molte più aziende dovrebbero aderire all'Rds network!» dice convinta Eleonora, che dopo la laurea in Farmacia ha optato per la carriera aziendale approdando in Nestlé. E oggi ricorda ai suoi coetanei «Non sempre quello per cui studiamo è quello che faremo nella vita, ma è la base per creare il nostro futuro....»  - A 27 anni già responsabile di un team di 19 persone: «Do tre consigli ai neoingegneri come me» spiega Antonio che in Magneti Marelli oggi ha un contratto a tempo indeterminato. E non ha voglia di fermarsi qui! «Voglio ancora migliorarmi e nel medio e breve termine mi piacerebbe continuare a lavorare in ambiti molto tecnici, continuando a crescere all’interno del gruppo......»   - «Apprendistato in Spindox grazie a un corso ITS: «Finalmente applico ciò per cui ho studiato!»» racconta Marco, 21 anni, che spiega «Penso che l’autonomia raggiunta così velocemente sia proprio il risultato delle scelte fatte negli ultimi tre anni: aver deciso di frequentare un corso Its mi ha senza dubbio agevolato nel veloce accesso al mercato del lavoro.....» - «Lavoro in un mondo di auto e motori ma non ho mai pensato di trovarmi in un ambiente poco adatto a una donna!», spiega Martina che dopo una laurea in giurisprudenza ha puntato sulla carriera in azienda. E oggi ha un contratto a tempo indeterminato in Magneti Marelli. - «Che bello entrare in Spindox e scoprire che faceva parte dell'RdS network!», racconta Roberta, napoletana trasferita a Milano che racconta «l'unica cosa veramente difficile una volta trasferita è stata trovare casa. Ma in ufficio veniamo quasi tutti da sotto il Po e l'ambiente è molto cordiale.....» - «28 anni e già tanti stage e contratti alle spalle, poi finalmente quello giusto: «Ragazzi, non accontentatevi»» racconta Alfredo, che oggi è assunto a tempo indeterminato in Contactlab. E delle sua azienda dice: «penso di aver trovato la migliore situazione lavorativa possibile....» - «Da giocatore professionista di hockey su prato a project manager per EY» è la storia di Telemaco Rossi, che racconta «sono stato fortunato, visto che quella in EY è stata la mia prima e unica esperienza lavorativa....» - «Il problema degli stage in Italia? Pagati troppo poco» dice Linda, che in Bosch è stata accolta come in una grande famiglia. E che da giovane neo mamma dice: «La mia gravidanza è stata accolta con grande gioia anche ai livelli dirigenziali: una reazione che rende onore al gruppo ed è un bellissimo stimolo per una giovane donna lavoratrice...» - «Un consiglio ai giovani? Fate l'Erasmus!» dice sicuro Germano, che dei suoi colloqui nelle aziende racconta «Ho preso 110 sia alla laurea triennale che alla specialistica, ma l’unica cosa che gli intervistatori cerchiavano sul mio curriculum e su cui mi facevano sistematicamente domande era l’esperienza Erasmus!...» - «Il punto forte di Everis? Siamo ispirati a sognare e fare di più» racconta Alessio che a 25 anni ha già un contratto a tempo indeterminato. E del suo primo colloquio in Everis racconta «Durante quel colloquio ho sentito che c’era qualcosa di diverso (..... ...) Ammetto che quello che più mi ispirò fu l’incrollabile ottimismo durante il colloquio della mia intervistatrice...» - «Due stage e oggi un contratto di apprendistato in un’azienda internazionale come Bosch Rexroth». Quello che è successo ad Antonio, dalla Sicilia arrivato a Modena. «Il problema fondamentale degli stage in Italia? L'abuso di questa forma di contratto...» - «Colloquio in Everis grazie alla Repubblica degli stagisti, in tre mesi avevo già un contratto a tempo indeterminato» racconta Matteo. Dalla sua testimonianza «Per prepararmi al colloquio mi sono documentato su internet e ho chiesto ad alcuni amici cosa aspettarmi. È stato proprio in questa fase che ho conosciuto la Repubblica degli Stagisti! Ha giocato un ruolo importante....» - «Un incontro all'università mi ha aperto la strada in Tetra Pak e oggi ho un lavoro che mi piace tantissimo» spiega Eleonora che ai giovani che si apprestano a entrare nel suo settore lavorativo dà questi consigli: «Curiosità, determinazione, precisione e capacità di lavorare in team anche con chi ha una cultura diversa dalla propria....» - «Stage in Bosch pre e post laurea, e oggi Angelo ha un contratto a tempo indeterminato» e racconta: «Penso di essere ancora all'inizio del mio cammino ma vedo ampi margini di carriera...» - «Ho scoperto Everis grazie a una onlus e oggi lavoro in un ambiente giovane e stimolante» racconta Saverio che ha scoperto questa multinazionale grazie al suo responsabile in un corso di social media manager. E a distanza di due anni dal suo ingresso in azienda «Continuo ad avere sensazioni positive verso Everis...» -  «Il mio primo giorno di stage in Tetra Pak: sembrava stessero aspettando solo me» racconta Jessica che, finito il liceo scientifico ha fatto una scelta lungimirante «Optando per quello che mi avrebbe dato meno problemi a trovare lavoro un domani...» - «Ho realizzato il sogno di lavorare in Europa: la storia di Santhosh Mariappan, junior project leader in Magneti Marelli» che racconta perché dall'India ha scelto di trasferirsi nel continente europeo: «Ho scelto quest'area del mondo perché l'Europa è il più grande centro automobilistico visto che proprio qui ci sono grandi colossi in questo settore come Volkswagen, Fiat, PSA, Daimler, Bmw.....» - «Ho scoperto la Repubblica degli Stagisti per prepararmi a un colloquio in PwC e oggi ho un contratto a tempo indeterminato» racconta Maria Carla, che dalla Sicilia si è trasferita a Milano perché al Sud non ci sono opportunità lavorative. - «Controllo di gestione mon amour: da uno stage direttamente al lavoro grazie a un annuncio sulla Repubblica degli Stagisti!» è successo a Mattia che racconta: «L’utilità principale secondo me è proprio la “certificazione” delle aziende, quelle con il “bollino”: perché è un servizio molto utile per un giovane che cerca lavoro per scoprire chi si comporta correttamente....» - «Stage, l'importante è trovare aziende disposte a credere nei giovani: è capitato a Nicola in Magneti Marelli» dalla sua testimonianza: «Credo che il principale problema degli stage sia l’entità del rimborso spese, soprattutto per chi deve trasferirsi lontano da casa. E la non certezza di essere assunti. Molte aziende, purtroppo, usano i tirocini per coprire posti vacanti....» - «Università e mondo del lavoro sono lontanissimi, lo stage è cruciale»: parola di Chiara, ingegnere in Spindox» che racconta: «Il mondo del lavoro è completamente diverso dall'università, un periodo di training sul campo è essenziale...» - «Sei mesi di stage e poi subito un contratto di apprendistato per Salvatore in Philips», dalla sua testimonianza: «mentre frequentavo la Business School del Sole 24 Ore ho iniziato a candidarmi attraverso il tutor del master per uno stage in Philips e sono stato contattato per un colloquio...» - «Un lavoro a vent'anni: sogno diventato realtà per Andrea sistemista in Contactlab», dalla sua testimonianza: «Durante l'ultimo periodo di studio all'istituto tecnico di Voghera, dove mi sono diplomato nel 2014, ho partecipato alla presentazione di un corso di specializzazione in networking, a Milano, tenuto da un ente di formazione locale. Dopo la maturità ho deciso di tentare le selezioni ...». - «Uno stage di tre mesi in Pwc, poi subito il contratto: «La consulenza è un settore pieno di stimoli» racconta Massimiliano, che grazie al Career service del Polimi è stato contattato da PwC poco dopo la laurea. «Per me lo stage è stato uno strumento molto efficace, ma deve essere usato in maniera virtuosa e non viziosa dalle aziende. Per questo credo che la Carta dei diritti dello stagista possa essere molto utile per un neolaureato..». - «Uno stage in Magneti Marelli subito dopo la laurea: «E ora ho già un contratto a tempo indeterminato»: è successo a Laura che oggi racconta: «Sono soddisfatta di quello che sto facendo e per il momento non ho intenzione di andarmene all’estero: grazie al mio lavoro sono diventata pienamente autonoma, andando anche a vivere per conto mio..». - «Studiare, trovare lavoro, arrivare a una grande azienda nonostante l'handicap: «La disabilità è solo un fattore secondario»: la storia di Felice, testing engineer per Magneti Marelli, che racconta: «Oggi vivo e lavoro a Venaria Reale, in provincia di Torino. Sono qui grazie alle scelte che ho fatto, dettate dalla passione per la logica e per la tecnologia, ma soprattutto grazie alla volontà di dimostrare di essere in grado di farcela nonostante un handicap che mi accompagna da tanto tempo: la sordità...»- «Che miniera d'oro per i giovani il network Ok Stage!»: parola di Sara, assistente marketing per DPV dalla sua testimonianza: «Ho iniziato lo stage in DPV a settembre 2014 e i primi cinque  giorni li ho passati pinzando dei fogli, ma oggi ho la padronanza di sistemi e procedure dei quali non sapevo neanche l'esistenza. Sei mesi sono passati veloci e alla fine mi è stato offerto un contratto a tempo indeterminato da circa 1.100 euro al mese, per 13 mensilità, che per una ragazza di 24 anni al suo primo vero contratto è un bel gruzzolo...» - «Dallo stage all'apprendistato in Ferrero: è stata la Repubblica degli Stagisti ad aiutarmi per il colloquio» dalla testimonianza di Francesca: «Dovevo fare il colloquio e cercavo più informazioni possibili per arrivare preparata e ho trovato un'intervista come questa! Mi è stata molto utile per affrontare il colloquio...» - «Dal primo stage direttamente a un contratto a tempo indeterminato: è la storia di Marta in Bip» dalla sua testimonianza: «Tramite il career service del Politecnico di Milano ho subito trovato l'annuncio di stage in Bip. Sapevo che la società nel 2014 aveva convertito in contratti oltre il 90% di stage, mai avrei immaginato che il mio primo tirocinio sarebbe stato anche l’unico...».- «Due stage ben pagati ma senza futuro, poi arriva un'azienda col bollino: storia di Carla, consulente Everis» dalla sua testimonianza: «Il settore in cui lavoro mi piace molto, l’ambiente dinamico e stimolante mi ha permesso di crescere tanto, diventare più flessibile, aumentare la mia sicurezza e quindi la consapevolezza  di me e delle mie capacità...».- «Da Trento a Torino, a 24 anni Sabrina lavora già a tempo indeterminato in Spindox» dalla sua testimonianza: «a fine stage l'ufficio HR ha organizzato un confronto consuntivo: io e l'azienda ci siamo confrontati su quanto fatto e sugli obiettivi raggiunti e alla fine ho ricevuto una proposta di assunzione a tempo indeterminato...».- «Consulente a sorpresa nel vivaio Bip: Chiara racconta la sua ottima annata» dalla sua testimonianza: «senza aver mai pensato alla consulenza, mi sono appassionata ad un lavoro fatto di sacrifici ma adrenalinico. Ho subito cominciato presso un cliente di Milano...».- «Basta rassegnazione, le buone aziende esistono: la scoperta di Carmela è Assioma.net» dalla sua testimonianza: «ognuno può essere fonte di stimolo per chi nello scetticismo generale si dà per vinto. Le aziende che investono nei giovani sono poche, è vero, ma non bisogna generalizzare...».- «Lasciare un lavoro per uno stage col Bollino in Carglass: la storia di Giusy, innamorata delle risorse umane» dalla sua testimonianza: «ho svolto una tesi sperimentale sul diversity management, con interviste a diverse multinazionali. Ne è scaturito un bel lavoro, e ho anche capito in quale ambito volevo lavorare...».- «Stagista meritevole? Ti assumo anche prima della laurea: la filosofia PwC raccontata da Sara» dalla sua testimonianza: «A fine stage ho ricevuto una buona valutazione e, nonostante non fossi ancora laureata al biennio, mi è stato proposto un contratto...».- «Vent'anni, un contratto e uno stipendio: dalla scuola al lavoro il passo è breve per Lorenzo, sistemista in ContactLab» dalla sua testimonianza: «finite le superiori ho cercato un buon corso di formazione, che mi permettesse di aspirare ad un'esperienza lavorativa concreta...».- «Felice e appagata: ritratto di Paola, ingegnere gestionale per Elica» dalla sua testimonianza: «un anno dopo l'assunzione è persino arrivata una nuova proposta: diventare coordinatore industriale! Una sfida, un'opportunità. Avevo un sentimento misto di paura e soddisfazione, timore e gratitudine...».- «Futuro assicurato per Vanessa in Everis: "investimento e fiducia sin dal primo giorno di stage"» dalla sua testimonianza: «aiutata anche dai pareri letti sulla Repubblica degli Stagisti, ho accettato la proposta di stage. Dopo tre mesi però mi è stata fatta una proposta che pochissimi neolaureati di oggi si sentono fare...».- «Alle job fair prima da studentessa, oggi da addetta HR per Philips» dalla testimonianza di Laura: «all'inizio non avevo molte aspettative per il mio futuro, ma solo tanta voglia di imparare e di confrontarmi con il mondo del lavoro. Oggi invece, a 26 anni, le fiere del lavoro organizzate dalla Bocconi le vivo lato azienda...».- «"Il mondo in cui mi vedo tra 10 anni è qui, in Ernst Young", la storia di Martina» dalla sua testimonianza: «sono fortunata a far parte di un gruppo che ha sempre riconosciuto il valore del mio lavoro ed in cui il concetto di stage fine a se stesso, così comune nel nostro Paese, per le risorse meritevoli non esiste. È, con i suoi difetti, dove mi vedo in futuro...».- «"Stage, non bisogna farsi abbagliare dagli specchietti per le allodole": invece ad Alessandro con Infocert è andata bene» dalla sua testimonianza: «Non fate esperienze fini a se stesse; è bene informarsi prima su come l'azienda si comporta con gli stagisti e, se si viene a sapere di speranza di assunzione basse, meglio lasciar perdere. Si corre il rischio concreto di passare da stage a stage per anni senza trovare mai un vero lavoro...».- «Lezioni di stage dal Libano: si fa solo durante lo studio ed è pagato» dalla testimonianza di Mohamad: «a differenza dell’Italia, il percorso lavorativo dei giovani libanesi non inizia con uno stage. Lo stage si fa solo durante lo studio per acquisire esperienza e crediti formativi. Si comincia subito con un contratto di lavoro, di solito dopo tre mesi di prova...».- «Uno e buono: così il primo stage di Niccolò è diventato un inizio di carriera in PwC» dalla sua testimonianza: «Avevo avuto esperienze lavorative non legate al mio percorso di studio, ma ugualmente formative: mi avevano aiutato a non dare niente per scontato e a lavorare sodo per ottenere dei risultati. Finita l’università però sono andato mirato....».- «Tra giornalismo ed economia Francesca quadra il cerchio nel marketing Ferrero» dalla sua testimonianza: «Presa dall'entusiasmo di fare uno stage sul quale fare la tesi magistrale, ho cercato anche annunci su Repubblica degli Stagisti, e proprio grazie ad una candidatura inviata tramite il sito mi hanno convocato quasi subito da Ferrero...».- «"Il mio stage in Infocert? Un canestro perfetto", la storia di Florentina» dalla sua testimonianza: «non si è nemmeno sentito il rumore gentile della rete che sbuffa al passaggio della palla, centro: una mail dalla divisione HR di Infocert mi diceva che ero stata scelta per lo stage in Sales Management...».- «"Un'azienda col Bollino mi ha riportato in Italia: la storia di Silvia, ingegnere in Elica» dalla sua testimonianza: «quando vivevo a Dublino, ho pensato di trovare lavoro come ingegnere all'estero, ma quando poi ho avuto la possibilità di scegliere se tornare in Italia o meno, il mio cuore mi ha riportato al mio meraviglioso Paese...».- «Due stage già alle superiori per Chiara, apripista per la sua carriera in Philips» dalla sua testimonianza: «in Veneto la caratteristica principale degli istituti tecnici  è il legame con il tessuto imprenditoriale locale, ed è proprio grazie a questo che ho iniziato a relazionarmi con il mondo lavorativo. Concluso il terzo anno, nell'estate 2014 ho fatto un breve stage gratuito...».- «Soufiane «cammina veloce»: a 25 anni grazie al lavoro in Everis mantiene la famiglia» dalla sua testimonianza: «non c'è stato nemmeno modo di finire lo stage che mi è stato offerto un contratto a tempo indeterminato. Oggi riesco a mantenermi da solo in una città non proprio economica come Milano, e anzi sono io che per quello che posso aiuto i miei genitori, essendo l'unico che lavora in famiglia...».- «Fiducia e incoraggiamento: i cardini della filosofia Ferrero per le giovani risorse» dalla testimonianza di Stefano: «lo stage è stato un bel lavoro di team, e allo stesso tempo avevo grande indipendenza e deleghe di responsabilità. In Ferrero c'è un atteggiamento di fiducia verso le nuove risorse, iniziativa personale e responsabilizzazione vengono incoraggiate...».- «Roma costosissima per gli stagisti: io ce l'ho fatta solo grazie a un'azienda rispettosa» dalla testimonianza di Giovanna: «Roma è una città viva e piena di iniziative, non ci si potrebbe trovare male, ma la grande bellezza di questa città è offuscata dai suoi prezzi esorbitanti. Non è semplice far fronte alle spese, prima fra tutte l’affitto di una stanza. I monolocali sono inavvicinabili...».- «"Siamo energetici e intraprendenti, metteteci a lavorare": un appello alle aziende italiane» dalla testimonianza di Lisa: «Gli stage formativi devono essere promossi dalle università durante il percorso di studi e non dopo! Non abbiamo tempo né voglia di continuare a fare stage dopo la laurea...».- «Ventitré anni e appassionata di contabilità, gia assunta a tempo indeterminato: avvio di carriera sprint in Everis» dalla testimonianza di Elisabetta: «sin dal primo incontro l’azienda aveva specificato che lo stage era finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato – e di fatto il 90 per cento degli stagisti viene assunto – per cui ho detto addio all’università e mi sono cancellata dall’albo praticanti...».- «"Niente fotocopie, qui ci serve un programmatore" e per Ivan inizia la carriera in SIC» dalla sua testimonianza: «guardandomi indietro però so con assoluta certezza che rifarei la pazzia di dire addio ad un’entrata mensile pressoché stabile in favore di uno stage così, perché oggi alzarsi ogni mattina per andare a lavorare col sorriso mi realizza come nient’altro farebbe...».- «Non più solo stagista, in Carglass finalmente sono cresciuta» dalla testimonianza di Alessandra: «questa per me è stata finora l'esperienza professionale più significativa, la più importante in assoluto, la prima in cui mi è stato concesso di crescere sotto il profilo lavorativo. A distanza di quasi tre anni dalla laurea, ho capito veramente cosa voglio fare da grande...».- «Non solo colleghi: con lo stage e poi il lavoro in Progetto ED ho trovato dei compagni di viaggio» dalla testimonianza di Francescopaolo: «la cura con cui hanno coltivato la mia crescita mi ha permesso di lanciarmi con estrema facilità nel mondo delle responsabilità professionali e dopo due mesi ho iniziato ad operare in piena autonomia...».- «Meritocrazia, in Elica è la stella polare: parola di un giovane ingegnere» dalla sua testimonianza: «ho trovato un ambiente stimolante e dinamico, in cui il concetto di self improvement la fa da padrona. Una realtà che oggi nel nostro paese potrebbe sembrare mera utopia, ma che esiste, e che auguro a tutti i giovani di trovare...».- «Mi sento una privilegiata grazie al mio apprendistato in ALD» dalla testimonianza di Silvia: «Dopo lo stage, con l'assunzione è arrivata anche una nuova mansione, più interessante e coerente con i mie studi; e le ore di formazione previste dall'apprendistato, oltre ad essere utilissime nell'immediato, mi forniscono conoscenze altamente spendibili...».- Voglia di diventare grande: e Marco lascia l'università per uno stage col Bollino dalla sua testimonianza: «Avevo seguito tutti i corsi della magistrale sostenuto la metà degli esami, poi un colpo di testa mi ha fatto iniziare a mandare curricula qua e là per sondare le possibilità lavorative nella mia regione. A 25 anni, trovare lavoro e acquisire dipendenza era diventato un pallino e il completamento del corso di laurea è passato in secondo piano, rimanendoci...».- Triplo fischio e vittoria: un eclettico ingegnere dallo stage al contratto in ALD dalla sua testimonianza «alla fine dello stage mi è stato proposto un contratto interinale, poi dopo due mesi l'apprendistato, con uno stipendio maggiore e maggiori responsabilità. A differenza di molti miei amici e colleghi - espatriati chi a Dubai, chi a Londra - all'estero non ci penso proprio...». - Quando i conti tornano: dal tirocinio universitario al tempo indeterminato in Leroy Merlin dalla sua testimonianza: «verso l'ultimo mese di stage, proprio a ridosso della discussione della tesi, con mia grande gioia si è iniziato a parlare di una possibile assunzione e poi... il possibile è diventato reale: concluso il progetto formativo, mi è stato proposto di rimanere in azienda come allievo capo settore Commercio...». - Un albanese in Italia "a tempo indeterminato", come il suo lavoro in Novamont dalla sua testimonianza: «devo dire che sono rimasto stupito quando quando mi hanno chiesto se ero interessato a restare in azienda: non pensavo ci fossero possibilità di assunzione dopo lo stage. Una prova di come questo può essere uno strumento vincente, se utilizzato nel modo corretto...». - «Aziende, dateci la possibilità di metterci in gioco, come ha fatto Ferrero con me» dalla sua testimonianza: «credo che con la volontà e una buona dose di motivazione si possa arrivare ovunque si voglia, a patto di restare onesti. E so che là fuori sono tanti i giovani come me che vogliono mettersi in gioco...».- «Presa per mano e guidata, ora Leroy Merlin è la mia casa», la storia di Giulia, che racconta: «è stata un'esperienza incredibilmente formativa, una vera e propria palestra. Ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno presa per mano e guidata in questo mondo per me completamente nuovo, avendo la pazienza di spiegarmi tutto da zero. E io cercavo di fare tesoro di tutto...».- Il mio post-laurea: prevedevo lacrime e sangue, invece ho incontrato un'azienda col bollino dalla sua testimonianza: «il giorno dopo la laurea mi sentivo tutt'altro che serena o "arrivata". Per cinque anni avevo vissuto e sentito parlare della crisi, consapevole che i problemi sarebbero iniziati dopo la laurea. Ho rinunciato a qualsiasi viaggio post-laurea e ho iniziato subito a inviare cv ovunque. Trovare lavoro è stato il mio primo lavoro...».- Gaetano, 24 anni e già a tempo indeterminato dalla sua testimonianza: «capita spesso che quella dell'assunzione rimanga solo una promessa, un escamotage per incentivare i ragazzi a dare il massimo per poi scaricarli. Ma per me la promessa è stata mantenuta e a subito dopo lo stage ho firmato il mio primo contratto di lavoro...».- «Il mio stage in ALD? Ogni giorno ho imparato qualcosa di nuovo» dalla sua testimonianza: «ho potuto sperimentare in prima persona come lo spirito di gruppo non sia solo uno slogan aziendale, ma una realtà quotidiana. Passo dopo passo ho visto crescere il mio coinvolgimento nelle attività dell'ufficio...».-  Dalla ricerca universitaria alla consulenza aziendale in PwC: la storia di Francesca dalla sua testimonianza: «durante lo stage svolgevo attività di ricerca, preparavo il materiale e le presentazioni per le riunioni con il cliente, partecipavo a colloqui e interviste. Mi sono sentita coinvolta e ben accolta da subito, e anche il rapporto con il tutor è stato immediatamente collaborativo. Al termine dei sei mesi di stage...».- «In Nestlé ho trovato l'opportunità che cercavo»: da Salerno a Milano sola andata dalla sua testimonianza: «i sei mesi di stage mi sono serviti a imparare un lavoro, a conoscere la realtà aziendale; e naturalmente sono serviti all'azienda per conoscere me. Certo non è stato tutto rose e fiori, il trasferimento da Parma a Milano è stato duro...».- Biagio, 26 anni e già a tempo indeterminato: «Non tutte le aziende ci trattano come kleenex» dalla sua testimonianza: «tante aziende oggi, soprattutto se sei giovane,  ti fanno sentire costantemente in bilico - incerto, precario - e sono in grado di azzerare le tue motivazioni, non accorgendosi forse di danneggiare sè stesse quanto un'intera generazione. Anche io l'ho vissuto in prima persona, però poi con Everis la mia storia ha preso una piega molto diversa...».- Non sempre si inizia col lavoro dei sogni: ma poi tutto può cambiare dalla testimonianza di Fabrizio: «ho lavorato nel Customer Care di ALD per un anno e mezzo, fino a quando a marzo 2013 ho partecipato alla selezione interna per IT Project Analyst. E l'ho passata, quindi da poco ho cambiato attività e reparto. E anche contratto, passando all'indeterminato. Questi sono i miei primi giorni...».- «Un'azienda sana riconosce sempre merito e impegno»: la storia di Corrado, da stagista a consulente in PwC dalla sua testimonianza: «già a metà stage l'azienda mi ha chiesto se mi fosse piaciuto continuare la collaborazione con loro, una volta terminati i sei mesi. Ho accettato con gioia, consapevole però che nessuno dà niente per niente: entusiasmo, voglia di fare, impegno verranno sempre riconosciuti in un ambiente di lavoro sano».- Ferrero, stage senza assunzione. Anzi sì: avvio di carriera a sorpresa per Luca dalla sua testimonianza: «sapevo dall'inizio che lo stage non era finalizzato all'assunzione, ma l'ambiente positivo e stimolante mi hanno spinto a dare il meglio di me. E, scaduti i sei mesi, ecco una sorpresa: l'Amministrazione del personale non aveva posti vacanti, ma il Sales Service & Customer Care sì, e ho potuto partecipare subito alle selezioni...».Il primo vero lavoro di Martina? In ALD, grazie alla Repubblica degli Stagisti dalla sua testimonianza: «arrivato il momento di cercare il primo vero impiego, non sapevo bene da dove iniziare. Mi sono iscritta a diverse agenzie di recruiting, ho partecipato ai vari job day ed inviato tanti curricula su internet. Ma è stato grazie alla Repubblica degli Stagisti che sono entrata in contatto con ALD Automotive. Dopo qualche giorno dall'invio del curriculum sono stata contatta dall'ufficio del personale...».- Un buon consiglio, ottimismo e un pizzico di fortuna: così Nino arriva (e rimane) in Nestlé dalla sua testimonianza: «sfido chiunque a beccare al primo colpo un lavoro che non ti faccia pesare il fatto di passare buona parte della tua giornata seduto ad una scrivania. Adesso vorrei fare esperienza all'estero: il piano di sviluppo concordato con il mio line manager prevede nel futuro prossimo un periodo di soggiorno in Europa dai dodici mesi ai tre anni...».- Quando lo spirito di iniziativa premia: dalla tesi al contratto in PwC dalla sua testimonianza: «ho avuto come professore un partner di PricewaterhouseCoopers e, considerato il mio interesse per la sua materia, mi sono proposto per sviluppare con lui la tesi biennale. Ricevendo poi una controproposta: uno stage trimestrale nell'Audit della società...».- Primi sei mesi da dipendente Leaf, la venticinquenne Carlotta: «Non potevo chiedere di meglio» dalla sua testimonianza: «le prime settimane dopo la laurea non sono state facili: tante aspettative ma nessuna chiamata, e soprattutto tante persone che mi ricordavano quanto fosse difficile oggi trovare un lavoro per un laureato, senza essere sfruttato. Ho passato giornate intere davanti al computer a cercare offerte di stage, visitare i siti aziendali, inviare curriculum, senza mai avere una risposta...». - Sulla buona strada, da Afragola a Roma in ALD Automotive dalla sua testimonianza:  «mi ero candidato per uno stage in ALD prima di discutere la tesi e quando è arrivato il sì finale mancava poco più di un mese alla laurea. Per sei mesi ho ricoperto il ruolo di IT Business Analyst, con un rimborso mensile di 750 euro netti. Per il primo periodo ho fatto il pendolare ogni giorno tra Roma e Napoli...».- Esplorando una professione: i primi (sicuri) passi di Roberta in Thun dalla sua testimonianza: «le aziende disposte ad insegnare sono ben poche, è uno dei problemi principali dello stage. Usciti dall’università non si sa quasi nulla del mondo del lavoro, e magari si hanno anche le idee confuse su cosa si vuole fare: lo stage può aiutare molto. Certo va scelto con cura...».- La storia di Anna a Nestlé: dopo la laurea, stage e assunzione dalla sua testimonianza: «i giovani senza alcuna esperienza lavorativa subiscono conseguenze pesantissime dall'attuale situazione economico-finanziaria, che ha congelato il ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Quando potranno cominciare a fare esperienza se nessuno glielo permette?...».- Laura, ingegnere chimico in Chemtex Italia dalla sua testimonianza: «prima di entrare in Chemtex volevo essere al corrente delle reali opportunità di proseguire il lavoro al termine di tale periodo ed informandomi in internet, ho trovato su Repubblica degli Stagisti la testimonianza di una ragazza. Mi sono ritrovata molto nella sua esperienza...».- Da stagista a dipendente, in Ferrero facile come bere un bicchiere di thè dalla sua testimonianza: «per chi vuole fare marketing nella vita, Ferrero è il massimo. Dopo un paio di settimane dalla candidatura sono stato contattato per un primo incontro a Pino Torinese; poi sono tornato per un secondo colloquio con HR e responsabili del brand. Entrato nella stanza, ho visto subito sul tavolo delle confezioni di Estathè e ho subito capito che la posizione ricercata aveva a che fare con uno dei miei prodotti preferiti...». - «Stage? In PwC un investimento che premia i migliori»: la storia di Orazio dalla sua testimonianza: «vale il principio che lo stage rappresenta un'opportunità anche per l'azienda, che può valutare se trattenere la risorsa su cui ha investito. Lo dimostra anche il fatto che, al termine dell'apprendistato, la società garantisce l'assunzione a tempo indeterminato per quanti hanno ricevuto una buona valutazione nel corso dei due anni...».- Un palermitano a Torino: carriera al sapore di Nutella per Guido dalla sua testimonianza: «Ferrero ha persino sostenuto le spese di alloggio per una settimana in un albergo di Torino centro, dandomi aria per trovare casa con più calma. Il sostegno dei miei è stato importante all'inizio, ma una volta decollato lo stage, per la prima volta nella mia vita sono diventato economicamente indipendente...».- In meno di un anno dallo stage al tempo indeterminato: la storia di Alberto in Bip dalla sua testimonianza: «pensando a quando mi sono trasferito da Napoli a Roma per lo stage sono felice di notare la mia crescita nel lavoro, ma soprattutto nella vita; in questo anno sono successe tante belle cose che mi hanno insegnato a prendere le mie responsabilità e a crearmi l’indipendenza che cercavo...».- Stage ergo assunzione: con il Bollino un sogno possibile dalla sua testimonianza: «a fine 2010 avevo un contratto di collaborazione, che però non è stato rinnovato a causa della grave crisi economica. Non mi sono fatto scoraggiare, ho aggiornato il mio curriculum e mi sono rimboccato le maniche: anno nuovo, nuovo posto di lavoro! E sul portale della mia facoltà spesso ho trovato un'offerta di stage molto interessante...».- Pendolare per scelta, da Garlasco alla Nestlè dalla sua testimonianza: «sono così abituato che non mi pesa affatto e non ho per niente in programma un trasferimento a Milano, preferisco un po’ più di calma alla frenesia della città. Questo per ora è il mio pensiero, poi chi può dirlo?...».- Giulia, passi da gigante nel marketing Neomobile: destinazione Londra  dalla sua testimonianza: «dopo quattro mesi mi hanno comunicato che a fine stage sarei stata assunta con un contratto di apprendistato di nove mesi. Puntuale poi, a febbraio 2012, è arrivata l'assunzione a tempo indeterminato, con un piccolo aumento di stipendio, e non solo: mi è stato proposto un trasferimento per sei mesi a Londra, per occuparmi di campagne pubblicitarie e acquisti adv cross-country...».- «Non voglio fuggire all'estero, ma realizzarmi professionalmente qui in Italia» dalla sua testimonianza: «ho vissuto all’estero per un po' ed è stato sufficiente per riconoscerne le potenzialità, l’estrema apertura al «giovane» e la forte dinamicità economica. Io però mi sento italiana e pur criticando duramente l’eccessiva burocrazia, il clientelismo e la rigidità economica, sociale e di pensiero, non sono ancora stanca nè rassegnata e non credo ancora che l'Italia non abbia più speranze e non offra futuro...».- «Nell'azienda delle caramelle della mia infanzia sono diventata grande» dalla sua testimonianza: «qui la Sperlari è un'istituzione: da piccola ci passavo davanti in macchina e mia mamma mi diceva: "Guarda Valery, questa è la casa delle caramelle!". I più bei ricordi d'infanzia sono legati ai prodotti di questa azienda. Non mi sembrava vero poter iniziare qui uno stage così vantaggioso...».- Isabella e il lavoro in Medtronic: «Ma che fatica mantenersi a Milano» dalla sua testimonianza: «durante tutto il periodo universitario ho condiviso un appartamento con altri tre o quattro studenti perché i prezzi a Milano sono altissimi e questo è l'unico modo per risparmiare. Ho sempre contato sull'aiuto dei miei genitori, ma allo stesso tempo per non pesare troppo sulle loro spalle ho contribuito a pagare affitto e le spese quotidiane. L'unico periodo in cui non ho svolto alcun tipo di lavoro è stato l'Erasmus...».- Stage con rimborso top e poi un contratto: in Ferrero col vento in poppa dalla sua testimonianza: «i tre mesi di tirocinio sono stati per me la chiave di ingresso nel mondo del lavoro: il giorno dopo la mia laurea ho contattato uno dei capi, esprimendo il mio desiderio di tornare in Ferrero. Dopo qualche giorno mi ha chiamato: c'era una posizione nel marketing... »- Esperienza e determinazione: così Valentina è arrivata all'inserimento dalla sua testimonianza: «quando ho letto la job description della posizione offerta da Ceva Logistics sulla bacheca dell’università di Pavia non mi sembrava vero: uno stage in ufficio marketing&communications a 600 euro  al mese più buoni pasto. Non ho esitato a mandare il curriculum e sono stata chiamata per il colloquio nella sede centrale di Assago...».- Dal sogno della diplomazia alla realtà HR di Neomobile: grazie a «OK Stage» dalla sua testimonianza: «sono una persona molto indipendente e ho sempre svolto dei lavori part time, ma trovare un lavoro e una carriera è un'altra cosa. È qui che mi è venuta in aiuto la Repubblica degli Stagisti e sono felice di testimoniare che quelle aderenti al «Bollino OK Stage» sono effettivamente delle aziende virtuose. I principi della Carta dei diritti dello stagista non rimangono solo parole...».- Dal master di Tor Vergata a un contratto a progetto in Novamont dalla sua testimonianza: «ciò che preferisco di questa azienda è che mi permette di sfruttare le conoscenze acquisite durante l’università e il master. A Novara poi sto bene: Crotone è il mio paese d’origine e un po' mi manca, ma non credo ci tornerò a vivere perché purtroppo la zona non offre opportunità professionali. Roma? Ho imparato ad amare i vantaggi delle piccole realtà...».- A 26 anni il lusso di scegliere tra due offerte di contratto a tempo indeterminato dalla sua testimonianza: «il colloquio per lo stage è stato fantastico, addirittura divertente, e una volta uscito dalla sede ho fatto in tempo a fare cento metri a piedi e mi è arrivata la telefonata: ero stato scelto! Il mio rimborso spese era di 700 euro e dopo soli cinque mesi sono passato al tempo indeterminato. Nel frattempo però ero stato avvicinato da una società di consulenza finanziaria...».- Una giurista nell'ufficio risorse umane: il percorso di Mariangela in Parmalat dalla sua testimonianza: «al rientro dai giorni di permesso per la laurea sono stata convocata per un colloquio e mi è stata annunciata la volontà di assumermi. Ed eccomi assunta a tempo determinato presso una delle aziende che ha fatto la storia italiana e che oggi assicura anche ai giovani, come la sottoscritta, la possibilità di iniziare a lavorare e crescere professionalmente...».- «In Nestlé il dovere è piacere», anche perché ben contrattualizzato e ben pagato dalla testimonianza: «alla fine dello stage ho iniziato un nuovo iter di selezione, e due mesi dopo ho avuto la fortuna di firmare un contratto di apprendistato della durata di due anni. Ormai un anno lavoro nel marketing della divisione dolciaria, in un team affiatato in cui la collaborazione è la base del rapporto lavorativo...».- A 26 anni manager di un team di otto persone: in Procter&Gamble dalla sua testimonianza: «sono otto fantastiche persone, tutte più grandi di me ma con cui ho creato un rapporto collaborativo al massimo. Una sfida vera: per me perché avere un ruolo delicato con persone che ti riportano fin dal primo incarico non è un gioco da ragazzi; per l'azienda che ha deciso di investire sul mio talento nonostante fossi un "esordiente’"...».- «La mia crescita professionale in Philips, cominciata con uno stage» dalla sua testimonianza: «dopo un anno l'azienda mi ha assunta per sei mesi con contratto a progetto e dopo altri sei mesi mi ha proposto un contratto di inserimento di un anno e mezzo, che ho accettato con grande entusiasmo. Il mio stipendio è salito molto e, considerando che divido le spese d'alloggio con un'altra persona, non ho alcun problema a mantenermi....».- Quando un contratto ti riporta a casa: viaggio al contrario targato «Ok Stage» dalla testimonianza: «ero in stage in un'altra azienda quando è arrivata un'offerta per me irrinunciabile da Chiesi Farmaceutici: avrei ricoperto un ruolo migliore, con buone prospettive di crescita e la possibilità di avere un vero contratto di lavoro. E sarei tornato nella mia città natale. Quindi ho sostenuto i due colloqui di selezione...».- «Non molliamo: in Italia c'è spazio anche per i laureati!» dalla testimonianza: «tra i miei amici ed ex compagni di università il contratto a tempo indeterminato è una rarità, a differenza di quanto succede ai miei amici diplomati: secondo me hanno 5 anni "di vantaggio"! Però, anche se ora come ora l'impegno nello studio spesso non viene ripagato, non bisogna mollare...».- «Non solo bamboccioni: i giovani hanno voglia di riscatto» dalla testimonianza: «non escludo di fare un'esperienza all’estero ma il mio futuro lo vedo in Italia: anzi un domani vorrei tornare nella mia Puglia! Quello che noto parlando con i miei amici è che la mia generazione ha davvero voglia di fare, ha voglia di imparare e di realizzarsi. Ha voglia di riscatto...».- «Vai Monti, dai un futuro a questa povera Italia!» la testimonianza di un ex stagista di P&G dal testo: «la situazione dei giovani italiani è molto grave. E allora io dico: liberalizziamo il mondo del lavoro completamente, permettiamo alle persone capaci e volenterose di lavorare e a quelle incapaci di poter essere mandate a casa dal datore di lavoro. Se io un giorno mi rendessi conto di non esser produttivo, di non essere capace e utile nel mio lavoro, mi alzerei e me ne andrei...».- Un master al posto della specialistica: poi lo stage in Philips è diventato un contratto di lavoro dalla sua testimonianza: «credo sia uno degli stage meglio retribuiti nell’area di Milano perché ho avuto modo di parlare con miei ex compagni di master che prendono 200 o 300 euro. Dopo cinque mesi di stage ho ricevuto un feedback molto positivo dal mio capo e mi è stata fatta una proposta di assunzione con contratto di inserimento...».- Dallo stage al tempo indeterminato? In Tetra Pak si può: la testimonianza di Veronica Venturi dal testo: «durante il colloquio di selezione più mi si parlava del mondo Tetra Pak e più avrei voluto essere scelta. È una grande multinazionale, attenta non solo al suo core business ma anche all’impatto ambientale che le sue attività producono e al benessere e alla crescita professionale dei suoi dipendenti...».- Laurea a tutta velocità, stage col Bollino e ora apprendistato da 1600 euro: a soli 23 anni dalla sua testimonianza: «proprio rispondendo a un annuncio su Repubblica degli Stagisti sono stato contattato per un possibile inserimento in stage nella funzione marketing di Wincor Nixdorf, un'azienda che a quell'epoca non conoscevo ma che aveva pubblicato un'offerta molto interessante. A fine giugno 2011 ha finalmente preso il via la mia esperienza di tirocinio...».- Dalla chimica farmaceutica al lavoro con uno stage in Chiesi: quando il successo è targato  "seconde generazioni" dalla sua testimonianza: «Chiesi Farmaceutici da sempre rappresentava la mia massima aspirazione. Avevo avuto un primo approccio con l'azienda durante una giornata di visita agli impianti di Parma, organizzata dalla facoltà. Mi sono candidata sul sito aziendale per uno stage in Assicurazione qualità e solo poche ore dopo il secondo colloquio ecco la conferma: la mia selezione era andata a buon fine!...».- «Assunta nella mia azienda preferita dopo uno stage col Bollino»: Francesca Sabatucci, ingegnere in Tetra Pak dalla sua testimonianza: «da subito ho avuto la sensazione di essere parte di una squadra. Senza contare che condividevo l'ufficio con ragazzi svedesi, polacchi, cinesi: una scoperta ogni giorno. A febbraio 2011 sono anche partita per la Svezia, dove ho lavorato in temporary assignment per sei mesi, completamente spesata dall'azienda...».- Fabrizio Bria Berter, uno stage pagato a ridosso della laurea e poi subito un contratto: «In A&G oggi ho tutto quello che voglio da un lavoro» dalla sua testimonianza: «sono stato coinvolto nei progetti dal primo giorno nel giro di pochi mesi ho maturato delle conoscenze ed un metodo di lavoro che forse non avrei potuto sviluppare in altre aziende. Ciò che mi ha colpito di più è stata la disponibilità dei colleghi, anche di quelli più anziani...».- Davide Palano, revisore in PwC: dalla laurea al tempo indeterminato senza incertezze. Grazie a stage e apprendistato di qualità dalla sua testimonianza: «l'iter di selezione in questo settore di solito prevede un primo colloquio di gruppo, più un test psicoattitudinale; poi un secondo colloquio individuale e un incontro finale con uno dei dirigenti. Questa è la trafila che ho fatto anche in PricewaterhouseCoopers, dove da febbraio a maggio 2008 ho fatto il mio stage curriculare. Ed è stato davvero uno strumento per prepararmi e poi inserirmi nel al mondo del lavoro...».- Marco Rudi, da reclutato a recruiter: «In Tetra Pak grande attenzione per le persone, a partire dagli stagisti» dalla sua testimonianza: «in azienda ho trovato persone aperte e disponibili, che mi hanno insegnato un mestiere; in particolare ho affiancato le colleghe più esperte nei colloqui di selezione e nelle attività di employer branding. E finito lo stage mi è stato offerto un contratto: ora continuo ad occuparmi di selezione, reclutamento e di reputazione d'azienda; ho un orario flessibile, che da febbraio a luglio mi ha permesso anche di frequentare un breve master in Risorse umane...».- Ilaria Grassi: «Tra gli stand del career day non nutrivo molte speranze. E invece festeggio il mio primo anno di apprendistato in Nestlé» dalla sua testimonianza: «nell’ottobre del 2009, mentre si avvicinava il Synesis Career Day della Cattolica, ho pensato che ormai ero prossima alla laurea ed era il caso che iniziassi a darmi da fare. Il mondo del lavoro non aspetta me, mi è sempre stato detto. Così mi sono presentata e ho distribuito il mio curriculum tra gli stand. Non nutrivo molte speranze, ma a fine novembre ho ricevuto la chiamata...».- «Gli stage gratuiti andrebbero aboliti per legge»: parla Luca Vettorato, ex stagista e oggi dipendente di A&G dalla sua testimonianza: «alzerei la soglia minima di assunzioni garantite al termine dello stage dal 30 al 50%. Ed eliminerei del tutto gli stage gratuiti: ogni attività lavorativa deve essere pagata. La questione non è tanto "Perché le aziende italiane sfruttano gli stage per risparmiare sul costo del personale?" bensì: “Perché la normativa italiana lo permette?"...».- Apprendistato all'aroma di caffè: Alice Pozzetti racconta come uno stage le ha aperto le porte nel marketing Nestlé dalla sua testimonianza: «alla fine dei sei mesi di stage non c'erano posizioni aperte e il rapporto di si è interrotto con la promessa di essere ricontattata non appena possibile. Ed è successo solo due settimane dopo! Nestlé non è di quelle azienda che preferiscono avere un alto turnover di stagisti, più economici di qualunque dipendente...».- Stagisti col Bollino / Valeria Cardillo, laureanda in psicologia: «In Leroy Merlin finalmente un'esperienza di stage professionalizzante» dalla sua testimonianza: «il mondo universitario mi sembra già lontano, anche se credo che potrei completare la mia formazione con un master. Intorno a me vedo realtà che mi scoraggiano, e prima dell'opportunità in Leroy ho pensato qualche volta di abbandonare l'Italia...».- Francesco Armentano, assistant auditor in PricewaterhouseCoopers: «In quattro mesi di stage ho imparato più che in tre anni di università» dalla sua testimonianza: «in pochi hanno capito l'importanza dello strumento stage: per il giovane, che scopre se quel lavoro può davvero fare al suo caso, e per le imprese, che si assicurano assunzioni di qualità. A me con PwC è andata bene...».- «A 26 anni ho lasciato un lavoro per uno stage in Thun, e oggi ho un contratto vero»: la storia di Manuela Pucher dalla sua testimonianza: «a luglio 2010 la discussione della tesi specialistica in marketing territoriale e a settembre subito un lavoro nell’azienda per il turismo di Rovereto, dove mi occupavo di front office per circa 1050 euro al mese. Dopo un mese però l'ho lasciato...».- Normal 0 14 false false false IT ZH-TW HE Un olimpionico dell'informatica racconta il suo stage e il suo apprendistato in Sic: la storia di Davide Locatelli dalla sua testimonianza: «la mia scuola superiore condivideva con varie aziende dei settori tecnici l'elenco dei propri studenti degli ultimi anni, per facilitarne l'ingresso nel mondo lavoro una volta diplomati. Era proprio la nostra insegnante di informatica a gestire i contatti. Io sono stato contattato da SIC...» .- Flavio Pallotti, da Milano al Messico in due anni: «In Neomobile il merito conta» dalla sua testimonianza: «da un mese in più c'è stata una svolta: mi sono trasferito a Città del Messico, dove per Neomobile curerò lo sviluppo di nuovi mercati nel sud America. Il progetto è di un anno, ma probabilmente mi fermerò di più: le cose da fare sono tante e stimolanti. Del resto il mio futuro lo vedo all'estero - magari in Spagna, Inghilterra o Stati Uniti...».- Filippo Villa: stage ben pagato poi subito apprendistato. E il sogno di lavorare in Nestlé si è avverato dopo un mese dalla laurea dalla sua testimonianza: «due mesi prima della laurea avevo letto di un open day alla Cattolica a cui partecipava anche l'azienda italiana leader del settore alimentare, quella in cui più avrei voluto lavorare, Nestlé, sempre assente negli incontri organizzati dalla mia università. Non mi sono lasciato sfuggire l'occasione: mi sono presentato e ho lasciato il mio curriculum...».- Giorgio Mantovani: quando uno stage (inaspettato) diventa un lavoro appassionante. «Con Leroy Merlin sono partito subito bene» dalla sua testimonianza: «a ottobre 2010, finito lo stage, è arrivato il contratto di apprendistato professionalizzante di quattro anni. Ricevo mille euro netti al mese e stando con i miei a Caponago, in provincia di Monza, ho poche spese e posso gestire lo stipendio come preferisco…».- Andrea Pellegrino, sviluppatore in SIC: dallo stage all'apprendistato con un diploma in tasca dalla sua testimonianza: «a maggio 2008 ho fatto il mio primo colloquio in Leroy Merlin per la posizione di allievo capo settore commercio con contratto di inserimento di 15 mesi e finalità di assunzione a tempo indeterminato. Dall'altra parte della scrivania c'era una mia quasi coetanea, con una formazione identica alla mia...». - Quando lo stage per fare la tesi si trasforma a sorpresa in contratto: l'esperienza di Elisabetta Balbi in Ferrero dalla sua testimonianza: «inserii il mio curriculum nella primavera del 2007, a quattro esami dalla laurea, soprattutto con l’obiettivo di trovare un’opportunità all’estero. Invece poche settimane dopo fui contattata dall’ufficio Risorse umane di Ferrero per un primo colloquio nel settore della Supply chain a Pino Torinese. Ovviamente accettai...».- Enrico Florio, da stagista a "scienziato in azienda" in Dompé Farmaceutici dalla sua testimonianza: «una volta fuori dall’università ho rivolto lo sguardo alle aziende farmaceutiche e medico-scientifiche. Non avendo però alcuna esperienza, ho cercato informazioni su master specifici e alla fine ne ho trovato uno che faceva al caso mio: “Scienziati in azienda”, organizzato dalla Fondazione Istud...».- Jessica Nazzari, studentessa lavoratrice: «Il primo stage a diciott'anni, il secondo a ventitré: e poi subito un lavoro» dalla sua testimonianza: «essere una studentessa lavoratrice non è stato facile. Ogni momento libero era dedicato allo studio, dalla pausa pranzo ai viaggi in treno. Ma tornando indietro rifarei questa scelta, e anzi la consiglierei anche ai più giovani...».- Valentina Rossi, dallo stage al lavoro in Ferrero il passo (di danza) è stato breve dalla sua testimonianza: «Mi hanno comunicato che ero stata presa e che di lì a tre giorni avrei iniziato il master, con la retta interamente pagata dalla Ferrero. Beh… Fantastico no?»- Davide Villa: «Sfruttare gli stagisti non conviene a nessuno: Dompé e le altre aziende del Bollino lo hanno capito» dalla sua testimonianza: «Le aziende “non virtuose” che usano lo stage come uno strumento di turnover non hanno una visione di lungo periodo: è vero che c’è un risparmio nel sottopagare una persona proponendole uno stage anziché un contratto, ma in realtà questo saving è solo apparente»- Francesca Gerli: «Che fortuna: subito dopo la laurea ho trovato in Dompé uno stage da 700 euro al mese, e poi sono stata assunta» dalla sua testimonianza: «Una volta laureata mi sono subito iscritta alla newsletter della Repubblica degli Stagisti e al gruppo su Facebook. Credo sia un ottimo mezzo di comunicazione e di supporto per approcciare il mondo del lavoro ed evitare le fregature.»- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno» dalla sua testimonianza: «Per un giovane il fatto di poter leggere storie di altre persone già inserite nel mondo del lavoro è davvero importante. Insomma: condivido a pieno i principi della Carta dei diritti dello stagista!»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato» dalla sua testimonianza: «Ho scelto Everis perché può consentirmi di crescere come poche nel campo informatico e perché mi ha offerto un contratto a tempo indeterminato, che per molti neolaureati è un miraggio in questo periodo.»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta» dalla sua testimonianza: «In Ferrero ho finalmente compreso cosa significa fare uno percorso formativo: da subito mi hanno coinvolto operativamente in diversi progetti concedendomi anche autonomia decisionale. E poi finalmente un rimborso spese degno di questo nome e una concreta prospettiva di inserimento lavorativo!»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi» dalla sua testimonianza: «Il rimborso spese era ottimo, 850 euro più i buoni pasto, così come il rapporto con la mia tutor e i colleghi. Al termine dei primi sei mesi sono stata riconfermata: per la seconda parte dello stage il rimborso spese è aumentato di cento euro, arrivando a 950. Una cifra che tanti stagisti non osano neanche sognare!»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato dalla sua testimonianza: «Fin dall'inizio l’esperienza in Giochi Preziosi mi è sembrata proiettata oltre i tre mesi di stage: ho cominciato a gennaio 2008 e ad aprile la promessa del contratto di inserimento è stata mantenuta»- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G) dalla sua testimonianza: «La laurea triennale è arrivata nel novembre 2006, la specialistica, col massimo dei voti, nel novembre 2008: credevo a quel punto che trovare lavoro non sarebbe stato difficile, che sarebbe bastato mandare qualche curriculum vitae e fare qualche colloquio. In realtà non è stato così semplice»- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro» dalla sua testimonianza: «Gli stage sono uno strumento meraviglioso: per noi giovani rappresentano un approccio immediato al lavoro, e per aziende ed enti pubblici un modo economico per valutare e trovare nuove risorse; ma lavorare senza percepire soldi e avere la certezza che nessuno, dopo, potrà offrirti una possibilità debilita il giovane e le sue prospettive»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G» dalla sua testimonianza: «Secondo me agli stagisti, perlomeno a quelli che già hanno terminato gli studi, dovrebbero essere riconosciuti sia un rimborso spese sia i contributi come agli altri dipendenti… Ma questo richiederebbe una grande riforma!»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!» dalla sua testimonianza: «Il caso ha voluto che oggi sia proprio io ad occuparmi del Bollino, dato che Nestlé fa parte di questa iniziativa ormai da più di un anno, ed ha appena rinnovato l’adesione!»E adesso... Scopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!  

Quando la passione per l'estero diventa un lavoro: Roberta D'Amore racconta il suo tirocinio per traduttori al Parlamento Ue

Rimangono aperte fino alla mezzanotte di lunedi 15 novembre le candidature per sessanta tirocini nella Direzione generale della traduzione del Parlamento europeo. Tre mesi, a partire dal primo aprile, a Lussemburgo, con un rimborso lordo mensile di quasi 1.200 euro, più spese di viaggio e trasferta pagate. Roberta D'Amore, giovane romana con la passione per l'estero e le lingue, ci è (felicemente) già passata e racconta così alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza. Direttamente da Lussemburgo, che l'ha trattenuta anche dopo lo stage.   Ho 26 anni e sono di Roma. Qui ho frequentato il liceo linguistico e poi la Libera Università degli Studi "S. Pio V", dove ho ottenuto la laurea triennale in Mediazione linguistica e culturale e quella specialistica in Interpretariato di conferenza. Durante il triennio ho svolto un Erasmus di sei mesi all'università Humboldt di Berlino, ma non era la mia prima esperienza importante fuori dall'Italia. Dai tredici anni in poi ogni estate ho partecipato a soggiorni-studio all'estero di almeno un mese, organizzati da istituti di lingua o dal mio liceo in Paesi di lingua inglese, tedesca o spagnola. I costi degli studi universitari li hanno coperti in gran parte i miei genitori, ma io ho lavorato per pagarmi le piccole spese: ho dato ripetizioni, fatto l'hostess, ma anche l'interprete e la traduttrice. In particolare l'esperienza in un'agenzia di traduzione a Roma è stata una buona palestra per il tirocinio al Parlamento europeo: ho imparato a usare i programmi di traduzione assistita e a rispettare i tempi stretti di consegna dei lavori. Prima però, altri stage. A fine 2008 ho vinto un bando Mae-Crui e da gennaio ad aprile 2009 ho lavorato all'Istituto di Cultura di Francoforte, in Germania, senza alcun rimborso: la mia università non ne prevedeva. In tutto, tra affitto in un appartamento condiviso e spese varie, lo stage mi è costato circa 1500 euro, 500 al mese. È stata però un'occasione importante: ho collaborato all'organizzazione degli eventi culturali, preparato brochure informative, fornito informazioni alle persone che visitavano l'Istituto. Ho anche fatto l'interprete per vari scrittori e artisti intervenuti durante gli eventi. Proprio uno di questi incontri mi ha portato al secondo stage, sempre a Francoforte: due mesi presso l'Istituto Cervantes, da aprile a giugno, con un rimborso simbolico di 120 euro al mese. Ho di nuovo partecipato all'organizzazione di eventi e in più mi sono occupata della rassegna stampa dei principali quotidiani tedeschi. Infine, da ottobre 2009 a marzo 2010, lo stage nell'unità italiana di traduzione del Parlamento Europeo, a Lussemburgo. Un'esperienza unica, molto formativa, che per la prima volta mi ha fatto sentire davvero partecipe del contesto europeo e mi ha fatto toccare con mano la complicata e affascinante burocrazia che c'è dietro. Lo stage era molto ben strutturato e i rapporti con i due tutor ottimi: sono sempre  stati disposti a dare spiegazioni sulle traduzioni e sulle pratiche d'ufficio. Oltre ai 1070 euro di rimborso base mensile, puntualmente versati sul conto bancario, ho ricevuto un contributo viaggio sull'andata e sul ritorno, 100 euro ciascuno. Durante i sei mesi abbiamo anche partecipato a due missioni, una  a Strasburgo e una a Bruxelles, entrambe retribuite [per il bando attuale sono rispettivamente previsti contributi pari a 170 e 130 euro]. Adesso lavoro ancora a Lussemburgo: ho un contratto annuale presso un'azienda di traduzione, a cui sono arrivata tramite un annuncio web. Esattamente il percorso lavorativo che desideravo, per di più all'estero. Ho il divieto tassativo di rivelare l'entità del mio stipendio, ma posso dire che è lontano dai classici mille euro dei giovani italiani e mi consente di vivere serenamente senza dipendere dalla mia famiglia. Divido l'appartamento con una ragazza estone e mi posso concedere anche la palestra e tutti i corsi di lingua che voglio. La vita a Lussemburgo è più cara rispetto a Roma, ma anche le retribuzioni sono molto più alte. Ed è una città sicura, anche di notte. I miei amici in Italia invece vivono una situazione spiacevole. Sono tutti laureati e la maggior parte di loro è costretta ad accontentarsi di stage per nulla o poco pagati, che raramente offrono prospettive lavorative reali. Il problema è che questo strumento è percepito da aziende ed enti come un'opportunità di sfruttare per pochi spiccioli quanti hanno appena finito l'università, o stanno per farlo. I ragazzi iniziano con le migliori intenzioni, ma poi si sentono presi in giro. Il loro potenziale non è utilizzato. Invece lo stage dovrebbe essere un trampolino di lancio nel mondo del lavoro, specie per i ragazzi con delle capacità, che è poi nell'interesse di ogni azienda tenere. Testo raccolto da Annalisa Di Palo Per saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Stage, ti voglio in tutte le lingue dell'Ue: 60 tirocini da 1200 euro per traduttori al Parlamento europeo. Candidature fino al 15 novembre - Tirocini Schuman, un lettore vince e ringrazia la Repubblica degli Stagisti: «Ho saputo del bando grazie alla vostra Newsletter» - Mae-Crui, la vergogna degli stage gratuiti presso il ministero degli Esteri: ministro Frattini, davvero non riesce a trovare 3 milioni e mezzo di euro per i rimborsi spese?

Valentina Rossi, dallo stage al lavoro in Ferrero il passo (di danza) è stato breve

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Valentina Rossi, oggi dipendente di Ferrero.Sono nata nel 1983 in provincia di Piacenza, a Fiorenzuola d’Arda, dove i miei gestiscono un negozio di abbigliamento. Nella vita ho sempre lavorato: ho cominciato a 18 anni con un mese in fabbrica – ero operaia sulla linea del mais della Conserve italia, il mio compito era controllare un nastro che sigillava le lattine – e non ho più smesso: barista, promoter… In più, avendo fin da bambina studiato danza, nel 2001 ho aperto una scuola amatoriale insieme ad altre due colleghe: la scuola aveva circa 60 allievi, io insegnavo classica e modern-jazz. Per me questo ha rappresentato per anni un lavoretto continuativo, da settembre a giugno. Durante i mesi estivi invece facevo la bagnina, lavorando come responsabile presso una piscina privata ogni anno da aprile a settembre. Risultato? Di vacanze ne ho sempre fatte poche: una settimana ritagliata qua e là, magari qualche weekend. Con la piscina avevo un contratto di collaborazione: lo stipendio dipendeva dalle ore che facevo, più o meno 8,50 euro all’ora il fine settimana e 6,50 durante i feriali. In più a vent’anni avevo il sogno di fare la giornalista, e quindi avevo cominciato a collaborare con la Cronaca di Piacenza: gli articoli me li pagavano poco, forse nemmeno 20 euro l’uno… Ma al di là di quello ho smesso abbastanza in fretta, non era il lavoro che faceva per me.Ho sempre considerato tutti questi piccoli lavoretti come strumenti per gravare il meno possibile sulla famiglia: riuscivo infatti a pagarmi i viaggi in treno per andare all’università, i libri, le serate con gli amici, qualche giornata di shopping. Nel 2004 sono anche stata quattro mesi a Londra: di giorno lavoravo come barista e la sera frequentavo un corso di inglese. Vivevo con altre persone che studiavano e lavoravano come me e con il mio ragazzo di allora. Pagavo 240 sterline al mese di affitto; la scuola mi costava più o meno 150 sterline a settimana.A livello di studi, dopo il diploma al liceo scientifico sperimentale ho frequentato la triennale in Scienze della comunicazione all’università di Modena e Reggio Emilia, presso la sede di Reggio: era appunto l’epoca in cui pensavo di diventare giornalista. Pochi mesi prima di laurearmi ho fatto il mio primo stage: tre mesi alla Parmalat, nel reparto marketing. Ero assegnata al progetto Jeunesse; a parte che non percepivo alcun rimborso spese, purtroppo anche dal punto formativo non sono riuscita ad apprendere quanto avrei voluto, ma la nota positiva è che in quei mesi sono riuscita a capire cosa mi sarebbe piaciuto fare e quali conoscenze mi mancavano per poter lavorare nel marketing di un’azienda del largo consumo. Nell’aprile del 2006 ho preso la laurea triennale e subito mi sono iscritta alla specialistica in Progettazione e gestione della comunicazione d’impresa, sempre a Reggio Emilia. Nel 2008 ho partecipato con due amiche e colleghe universitarie al concorso nazionale Premio marketing organizzato dal SIM [nell'immagine a destra, l'homepage del sito], e a giugno ci è arrivata la bella notizia: ci eravamo classificate tra le prime venti squadre in Italia. Da quel giorno hanno iniziato a chiamarci i master con cui il premio SIM era convenzionato: così durante l’estate ho partecipato alle selezioni per quello in Marketing management del Sole 24 Ore presso la sede di Parma. Passate le selezioni, mi hanno proposto di concorrere all’assegnazione di una delle tre borse di studio – le aziende che proponevano le borse erano Barilla, Siram e Ferrero – mandandomi a fare il colloquio alla Ferrero. Ricordo ancora la data, 29 settembre 2008: ero a Pino Torinese al colloquio, era successo tutto talmente in fretta che mi sentivo catapulatata in una realtà che non mi ero costruita io, quasi irreale. Non che non ne fossi contenta – ma ero totalmente annebbiata! All’inizio di ottobre a Milano sono andata a fare la finale del premio Sim, la mia squadra si è classificata seconda, ho ricevuto una telefonata in cui mi hanno comunicato che ero stata presa e che di lì a tre giorni avrei iniziato il master, con la retta interamente pagata dalla Ferrero. Beh… Fantastico no?Ho frequentato il master mentre finivo gli ultimi due esami della specialistica e preparavo la tesi, e alla fine mi sono laureata una settimana dopo la fine del master. Quei mesi sono stati i più belli della mia vita. Mi sono trasferita a Torino a maggio 2009, in una casa trovata all’ultimo momento dove pagavo 600 euro di affitto… troppo! In azienda sono entrata come assistente brand manager di Kinder Cereali e Kinder Maxi: all’inizio non è stato facile capire dove ero finita, cosa dovevo fare, qui si viaggia alla velocità della luce, tutti lavorano a ritmi supersonici. La fase iniziale di assestamento è stata un pò traumatica ma appassionante: sono stata da subito coinvolta in ogni aspetto del business, dalle analisi di dati – quotidiane ed alla base di ogni ragionamento di marketing – alla comunicazione, dagli aspetti economici all’organizzazione di attività sui punti vendita… I sei mesi sono volati: un’esperienza lavorativa e di vita che mi ha fatto maturare, rendendomi molto più consapevole di me, dei miei limiti e delle mie capacità. L’ansia della fine dello stage si è trasformata in felicità quando mi hanno proposto di restare in azienda con un contratto di inserimento di quattro anni e uno stipendio di circa 1400 euro al mese, che mi permette di essere completamente autonoma. Ora vivo in una casa più grande insieme a un’amica e collega; a Torino mi trovo bene, non mi manca Fiorenzuola, ma la mia famiglia e i miei amici sì… e anche la danza! Sono consapevole di essere stata fortunata: a tanti miei coetanei non viene nemmeno riconosciuto un rimborso spese, le aziende cambiano stagisti ogni 6 o 12 mesi, a rotazione, sfruttandoli per poi lasciarli a casa. In Ferrero la musica è ben diversa: gli stagisti che entrano sono pochi e, se dimostrano di valere, hanno la prospettiva concreta di ottenere un posto di lavoro. Per me è stato così; l’impegno richiesto è tanto ma io ho passione per quello che faccio e non mi pesano le ore di lavoro. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e questo è stimolante, in più l’azienda mi dà davvero la possibilità di realizzare le mie idee se sono buone e questo è importantissimo e non così scontato da trovare. Penso che si debba essere sempre umili e pronti ad assorbire tutto il meglio dai colleghi: anche una volta assunti si può sempre imparare… anche dallo stagista appena entrato! testo raccolto da Eleonora VoltolinaE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Davide Villa: «Sfruttare gli stagisti non conviene a nessuno: Dompé e le altre aziende del Bollino lo hanno capito»- Francesca Gerli: «Che fortuna: subito dopo la laurea ho trovato in Dompé uno stage da 700 euro al mese, e poi sono stata assunta»- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»

La testimonianza di Francesca Esposito: «Ho interrotto il mio praticantato presso l'Inps perchè non mi davano un euro»

Non solo agli stagisti è dedicato il servizio di Help. Lo aveva ben chiaro Francesca Esposito quando ha inviato alla redazione la sua email, che più che una richiesta di aiuto sembrava un grido di battaglia.«Vi scrivo per segnalarvi le irregolarità relative al praticantato che svolgo presso l'ufficio legale dell'Inps» esordisce Francesca [nella foto a destra], che nel cv ha una laurea in Giurisprudenza all'università di Lecce conseguita nel 2006, 18 mesi di master in studi europei in Germania finanziato dalla Regione Puglia, uno stage presso la Corte di giustizia di Lussemburgo e la conoscenza certificata di quattro lingue. Ad aprile del 2009 decide, «a malincuore, perchè già sapevo che sarebbero stati due anni di sfruttamento», di iniziare il praticantato forense. Dapprima in uno studio importante di Firenze, «solita storia del compenso pari all'apporto professionale, che tradotto significa zero euro». Così decide di partecipare al bando Inps e viene presa: dal 14 settembre del 2009 entra come praticante, insieme ad altri cinque giovani, nell'ufficio legale Inps di Lecce. I sei  vengono subito messi al lavoro: «Partecipiamo ad un numero di udienze quattro volte superiore a quello richiesto dall'Ordine per la compilazione semestrale del libretto di pratica, scriviamo tantissimi atti e svolgiamo ricerche… L'Inps ha deciso di utilizzare, per la prima volta, dei praticanti per far fronte alla mole del contenzioso». Del gruppetto di praticanti Francesca è la più combattiva, e già dall'inizio del 2010 comincia a premere perché sia riconosciuto a lei e ai suoi colleghi non solo il rimborso delle spese quotidianamente sostenute per svolgere la pratica, ma anche quel famoso «compenso» previsto dal codice deontologico forense. A maggio Francesca elabora e indirizza al coordinatore regionale dell'Inps Franco Monaco - e per conoscenza agli avvocati dell'ufficio: Salvatore Graziuso, Giuseppe Maggio e Maria Teresa Petrucci - una «istanza scritta di rimborso/compenso».  Il documento è firmato da tutti e sei i praticanti dell'Avvocatura distrettuale Inps di Lecce: «Premesso» vi si legge «che i sottoscritti collaborano in maniera significativa alla gestione del contenzioso legale; che si recano in Tribunale, al fine di partecipare alle udienze e di svolgere attività di cancelleria, con i propri mezzi; che permangono nella sede dell’Istituto anche durante l’orario della pausa pranzo, sopportandone i relativi costi; che i costi per svolgere tali attività (tra cui benzina, parcheggio auto, ricariche telefoniche, pasti) sono ad esclusivo carico dei sottoscritti» e sopratutto «che ai sensi del I comma dell’art. 26 del Codice deontologico forense “L’avvocato deve fornire al praticante un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto”», premesso insomma tutto questo, i praticanti chiedono che venga loro riconosciuto «un rimborso per le spese sostenute e da sostenere ed inoltre un compenso proporzionato all’apporto professionale offerto». Specificando: «non per sole ragioni economiche, ma anche come gratificazione per il fondamentale contributo prestato». Nell'istanza si dice senza troppi giri di parole che questi soldi Francesca e i suoi colleghi se li meriterebbero ampiamente: «Come evidenziato più volte dagli stessi avvocati, i sottoscritti, in considerazione dell’enorme mole del contenzioso legale e del numero esiguo di avvocati in organico presso questa avvocatura distrettuale, apportano un significativo contributo in termini quantitativi e qualitativi». In più alcuni di loro sono già anche abilitati al patrocinio legale, e possono quindi già assistere i clienti nelle cause di valore non superiore a 25mila euro. Ma l'istanza cade letteralmente nel vuoto, e per due mesi Francesca non riceve risposta. Fino a che decide di chiamare direttamente a Roma: «Ma l'avvocato responsabile disse che nessuno ci aveva puntato la pistola alla tempia per fare questo tipo di pratica, e che avremmo potuto invocare non solo il Codice deontologico, ma finanche la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: dall'Inps non avremmo ottenuto un centesimo». A questo punto Francesca decide di attuare una controffensiva e di rifiutarsi, da quel momento in poi, di sostenere spese o effettuare lavoro extra. Il 10 luglio invia una email agli avvocati del suo ufficio e ai colleghi praticanti, riportando ampi stralci del libro «La Repubblica degli stagisti - Come non farsi sfruttare» e chiudendo così: «Sono cosciente che purtroppo non cambierà nulla, ma allo stesso tempo sono felice di aver detto tanti no… NO all’acquisto di una nuova chiavetta usb solo perché i computer non erano collegati ad una stampante. NO alle pause pranzo in ufficio in mancanza di buoni pasto. NO alle corse in Tribunale per le urgenze con la mia auto, la mia benzina. Se non riusciamo a tutelare i nostri diritti, come possiamo pretendere di tutelare quelli dei nostri futuri ed eventuali clienti?».A sorpresa, il «dominus» di Francesca inoltra l'email a Roma e finalmente scoppia un piccolo terremoto. Francesco Miscioscia, direttore dell'ufficio Inps di Lecce, convoca i praticanti nel suo ufficio: è la prima volta che ci parla faccia a faccia. L'esordio è sulla difensiva: il rimborso ai praticanti non viene erogato, dice Miscioscia, perchè almeno fino a dicembre 2010 l'Inps non ha fondi; e poi la pratica insomma l'hanno fatta tutti (e qui Francesca osserva a margine: «Sì, anche i nostri nonni hanno fatto la guerra, ma non significa che ciò sia giusto!»). Alla fine ringrazia i praticanti per il contributo apportato alla gestione del contenzioso: un grazie, in fondo, non costa nulla.L'epilogo della vicenda? Lo scorso 14 settembre Francesca ha lasciato l'ufficio legale Inps, decidendo di portare altrove a termine gli ultimi sette mesi di praticantato: «Con un preavviso di pochi giorni ho comunicato la mia volontà di svolgere la pratica presso uno studio privato, perché non potevo accettare di lavorare ulteriormente per un ente pubblico senza ricevere alcun rimborso o compenso. Il giorno dopo è stato pubblicato, a livello nazionale, un bando per avvocati domiciliatari e/o sostituti d'udienza». All'inizio di ottobre ha sostenuto l'esame per il patrocinio legale, e a giorni usciranno i risultati: se tutto va bene presto dovrà prestare giuramento. Dei dodici mesi passati all'Inps le rimane però l'amaro in bocca: «È inaccettabile che un ente pubblico che vigila sul lavoro nero non sia in grado di offrire delle condizioni accettabili ai propri praticanti legali».Eleonora VoltolinaPer saperne di più, leggi anche:- L'Inps viola il codice deontologico forense, non paga i suoi 75 praticanti avvocati e ne cerca altri 400. Ed è in buona compagniaE anche:- Da grande voglio fare l'avvocato - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti- «Praticanti, ora la retribuzione è obbligatoria: ma è giusto non fissare un minimo» - Intervista al presidente dei giovani avvocati

Davide Villa: «Sfruttare gli stagisti non conviene a nessuno: Dompé e le altre aziende del Bollino lo hanno capito»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Davide Villa, oggi dipendente di Dompé FarmaceuticiSono nato a Milano nel 1984 e il primo stage della mia vita l’ho fatto a 17 anni, nell’estate tra la 3ª e la 4ª superiore: si trattava di un’esperienza scuola-lavoro di un mese presso l’ufficio fornitori della Air Liquide, organizzata dall’istituto tecnico Schiaparelli – Gramsci. Anche grazie a questa esperienza ho capito che il lavoro di ragioniere non era quello che avrei voluto fare nella mia vita… e quindi nel 2003, dopo la maturità, mi sono iscritto all’università. Non a Milano bensì a Pavia: primo perché offriva un corso di laurea che mi interessava – Economia e strategie di mercato – e che non era presente nelle offerte didattiche delle facoltà di economia milanesi, e poi perché ero curioso di andare a studiare in una città diversa, pur da pendolare (il tragitto con il treno dura circa mezz’ora). Ho concluso la specialistica nel luglio 2009, giusto in concomitanza col mio 25esimo compleanno.L’università arricchisce non solo a livello tecnico ma anche umano: io ho avuto modo di scambiare opinioni ed idee con molti studenti e docenti, e penso che questo sia stato possibile anche grazie alla dimensione relativamente modesta della facoltà, rispetto a quelle di grandi città come Milano. La sensazione era di trovarmi in mezzo a persone “con il mio stesso destino”, ma senza per questo essere in conflitto o in competizione: temo che sia difficile ritrovare queste sensazioni nel mondo del lavoro!Durante l’università, per pagarmi le piccole spese, ho fatto dei lavori part-time tipici degli studenti: call center, data entry, riordino di archivi, per un periodo – sfruttando la mia passione per l’informatica – anche  il webmaster per dei siti. Ma la mia priorità è sempre stata lo studio: nel momento in cui mi accorgevo che un lavoro non mi consentiva di dedicare abbastanza tempo ai libri, anche se in compenso avevo delle entrate, lo lasciavo. Quando mi sono classificato per un Erasmus in Danimarca purtroppo avevo quasi finito gli esami: partire avrebbe significato andare fuori corso, senza contare il notevole sforzo economico che avrei dovuto chiedere ai miei genitori, e quindi ho scelto di rinunciare. Nel frattempo – era la primavera del 2009 – avevo iniziato il praticantato presso lo studio di un commercialista; ma dopo otto mesi, capito che quella non era la mia strada, ho cominciato a inviare curriculum a destra e a manca alla ricerca di un impiego che rispecchiasse di più le mie passioni e aspettative. Non avrebbe avuto molto senso fare i sacrifici necessari per ottenere l’abilitazione (tre anni di praticantato a 300 euro al mese e un durissimo esame di Stato), se tanto già sapevo che non avrei voluto fare la professione di commercialista. In realtà appena dopo la laurea sognavo un lavoro all’estero, anche di pochi mesi: non avendo fatto l’Erasmus, mi era rimasta la curiosità di provare a vivere in un Paese straniero. Tuttavia la crisi economica globale del 2009 ha azzerato questa possibilità: soprattutto Londra, la mia meta favorita, è stata duramente colpita dalla recessione, con la conseguenza che le aziende hanno bloccato le assunzioni e anche i semplici stage. Ho quindi proseguito la mia ricerca di lavoro in Italia, concentrandomi sugli annunci per il settore del controllo di gestione, e a un certo punto sulla bacheca online del Centro orientamento universitario dell’università di Pavia sono riuscito a trovare un’occasione in Dompé. Ho mandato il curriculum vitae e dopo un mese circa sono stato ricontattato per i classici tre step di selezione: ho fatto il colloquio di gruppo ed individuale con la direzione del personale, dopo qualche settimana il colloquio con quella che sarebbe stata la mia responsabile, e dopo pochi giorni sono stato ricontattato perché che ero stato scelto. Ero al settimo cielo!Lo stage, cominciato nel dicembre del 2009, è andato oltre ogni più rosea aspettativa, sia dal punto di vista economico (800 euro lordi al mese: visti i tempi che corrono non avrei potuto trovare di meglio!), sia soprattutto dal punto di vista formativo. L’attività di controllo di gestione si è rivelata molto interessante: mi sono occupato gradualmente – prima da osservatore, poi in affiancamento, e talvolta in autonomia – di chiusura mensile, analisi dei costi e degli scostamenti tra consuntivo e previsione, analisi per centro di costo, definizione e revisione del budget, reportistica ed analisi ad-hoc, manutenzione e sviluppo di sistemi informativi di gestione, elaborazione ed analisi dei dati. Alla fine dei sei mesi di stage, nella primavera di quest’anno, ho firmato un contratto a tempo determinato di un anno: oggi, a 26 anni, guadagno più o meno 1900 euro lordi al mese.Insomma me è andata bene, ma in Italia purtroppo la maggior parte delle aziende usa lo stage per sfruttare i giovani, che hanno un debole potere contrattuale e non possono fare altro che subire questa situazione. Ed è proprio per questo malcostume che sono utili la Repubblica degli Stagisti e l’iniziativa del Bollino OK Stage, per consentire ai ragazzi di individuare le aziende virtuose che invece usano in maniera corretta lo strumento dello stage, rendendole distinguibili dalle altre. Un’ulteriore mia personale considerazione riguardo le aziende “non virtuose” che usano lo stage come uno strumento di turnover è che esse non hanno una visione di lungo periodo: è vero che c’è un risparmio nel sottopagare una persona proponendole uno stage anziché un contratto, ma in realtà questo saving è solo apparente. Infatti lo stagista verrà affidato a un tutor, cioè un dipendente dell’azienda che userà un’importante parte del proprio tempo per formare il nuovo arrivato, diminuendo la propria produttività. Ciò può trasformarsi in un guadagno per l’azienda solo se lo stagista, una volta terminato il percorso formativo, viene inglobato nell’organizzazione, e si crea in questo modo un circolo virtuoso. Agendo in senso opposto si genera invece un circolo vizioso: il tutor ha sprecato il suo tempo e il calo di produttività non ha generato frutti. Insomma, sfruttare gli stagisti non conviene a nessuno: Dompé e le altre aziende del Bollino lo sanno e agiscono in maniera virtuosa, quand’è che lo capiranno anche le altre?Testo raccolto da Eleonora Voltolina Per saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Francesca Gerli: «Che fortuna: subito dopo la laurea ho trovato in Dompé uno stage da 700 euro al mese, e poi sono stata assunta»- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»  

Francesca Gerli: «Che fortuna: subito dopo la laurea ho trovato in Dompé uno stage da 700 euro al mese, e poi sono stata assunta»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Francesca Gerli, oggi dipendente di Dompé Farmaceutici.Mi chiamo Francesca Gerli, ho 25 anni e sono di Como. Mi sono diplomata al liceo scientifico con indirizzo minisperimentale bilingue, inglese e tedesco; fin dai primi anni del liceo sono rimasta colpita dalla passione che mio padre ha sempre messo nella gestione dell’azienda presso cui lavorava e questo mi ha portata ad interessarmi agli studi economici. Così nel 2003 mi sono iscritta alla facoltà di economia dell’università Cattolica di Milano, con indirizzo gestionale; durante il mio percorso universitario non ho fatto Erasmus poichè avevo già avuto la possibilità di rafforzare il mio inglese negli anni delle superiori grazie ad un soggiorno in Irlanda. Un'esperienza di carattere non scolastico bensì sportivo: ero andata infatti per tre estati di fila nei pressi di Dublino, da un cavaliere irlandese, vivendo con sua moglie e i suoi figli e seguendolo tutto il giorno tra gare e lezioni a cavallo – e riuscendo così a conciliare la mia passione per l’equitazione con l'opportunità di imparare l'inglese! Poi nei due anni che hanno preceduto la laurea magistrale ho avuto la possibilità di collaborare alla redazione del business plan mensile in un’impresa tessile nel comasco. Andavo lì saltuariamente, non come stagista ma come «ospite», perché mia madre era una loro dipendente: grazie a questa esperienza ho iniziato a comprendere le dinamiche economico-finanziarie che caratterizzano una realtà aziendale. Sempre più sicura della mia passione per l’economia ho deciso sviluppare la mia tesi analizzando la forte espansione che ha avuto negli ultimi anni un’azienda di valigeria comasca, la Bric’s Spa: in questa occasione ho trovato la massima disponibilità da parte della proprietà, cioè la famiglia Briccola, che mi ha concesso la possibilità di trascorrere qualche giorno in azienda a seconda delle informazioni che avevo necessità di reperire.Una volta laureata, nel luglio del 2009, mi sono subito iscritta alla newsletter della Repubblica degli Stagisti e al gruppo su Facebook. Credo sia un ottimo mezzo di comunicazione e di supporto per approcciare il mondo del lavoro ed evitare le fregature. Così magari certe aziende la smetteranno di sfruttare  i neolaureati invece che formarli! Contemporaneamente ho iniziato ad inviare il mio cv tramite il sito della Cattolica, indirizzandomi principalmente verso gli ambiti della consulenza e del controllo di gestione. Ed è così che dopo tre mesi sono arrivata in Dompè, proprio una delle aziende che partecipano all’iniziativa Bollino OK Stage. Ho fatto i tre step della selezione – colloquio di gruppo, colloquio individuale ed infine il colloquio con il mio futuro responsabile. L’esperienza di stage è iniziata a dicembre: sei mesi nella direzione Controllo di gestione, con un rimborso spese mensile di 700 euro netti più la mensa gratuita.Dopo alcuni giorni di «infarinatura generale» su programmi informatici, struttura aziendale e mansioni da svolgere, sono stata subito coinvolta dalla mia responsabile nelle attività quotidiane della direzione: chiusura mensile, forecasting, budgeting e reportistica… Poco alla volta mi è stata lasciata autonomia nello svolgimento di alcune cose, naturalmente sotto stretta supervisione. È stata un’esperienza formativa dal punto di vista lavorativo e anche personale: mi hanno fatto sempre sentire parte della squadra. Al termine dello stage ho ricevuto la proposta di un contratto a tempo determinato di un anno, con una retribuzione a mio giudizio adeguata: 1.950 euro lordi al mese.Dopo nove mesi trascorsi in Dompè posso dire di essere davvero soddisfatta: se mi confronto con i miei coetanei credo di aver avuto una grande fortuna sia per il contratto che ho avuto sia per l’effettiva possibilità di formazione che questa esperienza mi sta offrendo. Il mio desiderio è quello di continuare a crescere; non nascondo che mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero, ma al fine di poter portare in Italia ciò che in altri Paesi sanno fare meglio di noi – insomma il mio futuro professionale lo vedo qui.È davvero un peccato che lo stage venga spesso e volentieri utilizzato dalle aziende per coprire posti temporaneamente vacanti spendendo poco o niente, invece di essere considerato un’investimento per l’azienda stessa e per il futuro del nostro Paese. Non è certo il modo giusto per aiutare i giovani ad affacciarsi con fiducia e passione al mondo del lavoro.Testimonianza raccolta da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»

Da Parigi a Betlemme tra giornalismo ed impegno sociale: Maria Chiara Rioli racconta il suo servizio civile in Israele-Palestina

Dal direttore dell'Unsc ad un'ex volontaria: dopo l'intervista a Leonzio Borea, la testimonianza di Maria Chiara Rioli, attivissima 26enne fresca di ritorno dal suo servizio civile all'estero. Chi vuole presentare domanda per uno dei 20mila posti disponibili nel nuovo bando deve assolutamente affrettarsi: il termine massimo è fissato per le 14:00 di oggi, lunedì 4 ottobre. Sono nata nel 1984 a Modena e ho una laurea specialistica in storia all'università di Bologna. Ho frequentato l'ultimo anno all'interno del programma di doppio diploma italo-francese siglato tra la mia università  e l'Université de Paris VII. Dal settembre 2007 al giugno 2008 ho quindi studiato nella capitale francese e grazie a una convenzione con il Collegio superiore di Bologna - al quale ero stata ammessa per la specialistica - ho frequentato alcuni corsi della Scuola normale superiore. In Francia ho anche scritto la tesi, con tema le commissioni per la verità e la riconciliazione, ambito nel quale avevo già svolto ricerche nella primavera 2006, in Sierra Leone - dove tornavo per la seconda volta dopo un'esperienza di volontariato internazionale. La tesi è anche diventata un libro, pubblicato dall'EMI nel 2009 col titolo «Guarigione di popoli» [a fianco, la copertina], con cui ho vinto l'anno scorso il premio Giuseppe Toniolo [sociologo ed economista, ndr], che premia la migliore tesi specialistica in diritto internazionale per la pace. La mia passione è sempre stata il giornalismo e ho ottenuto il tesserino da giornalista pubblicista nel 2007 collaborando con un quotidiano modenese. Ho scritto anche per Peacereporter e Nigrizia, e svolto tre tirocini in redazione, uno dopo l'altro. Il primo a Parigi, ne Le monde diplomatique, a partire da ottobre 2008 - tre mesi dopo la laurea - e con una borsa di studio della mia università: mille euro al mese, a cui si aggiungevano i 350 del "Diplo". Subito dopo, il secondo e terzo stage: prima tre mesi, non retribuiti, in una redazione locale di Repubblica, poi altri tre, dal febbraio all'aprile 2009, nella sede bolognese de Il regno, dove mi venivano coperte le spese e pagati gli articoli. Infine, da maggio a luglio 2009, il quarto e ultimo stage, presso una casa editrice, non retribuito ma vissuto con la speranza che si potesse trasformare in un vero e proprio lavoro. Ho trascorso l'estate nell'ansia e nell'attesa di una chiamata, che però non è arrivata. Volevo continuare sulla strada del giornalismo, e affiancarvi l'impegno sociale, ma si presentava la necessità di mantenermi da sola, e certo non volevo iniziare il quinto stage. Pensavo al servizio civile già alla fine della triennale, mentre ero in Sierra Leone. Ho sempre creduto nel significato dell'obiezione di coscienza e il rimborso spese mi sembrava equo [433,80 euro in Italia, circa 900 all'estero]. Poi durante il periodo al "Diplo" ho scoperto la possibilità di prestare servizio presso la ong fondata dal giornalista e attivista franco-israeliano Michel Warschawski, l'Alternative Information Center [sotto, una foto dell'ingresso], che dal 1984 fa informazione sul conflitto tra Israele e Palestina. Ho fatto domanda e ho vinto uno dei due posti disponibili. Nello stesso periodo ho saputo di essere stata accettata anche per un dottorato alla Scuola normale di Pisa - circa mille euro al mese - che ho potuto «congelare» e che inizierò il prossimo mese. Dall'ottobre 2009 ho quindi svolto due mesi e mezzo di formazione, in parte presso una casa-famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione di lotta contro emarginazione povertà, che sostiene l'AIC in Italia. Un'esperienza molto intensa, che mi ha insegnato cosa significhi davvero «accogliere». Infine sono partita a metà dicembre per Beit Sahour, nell'area di Betlemme. Nell'AIC ho redatto rapporti sugli episodi di violenza dei coloni, una pubblicazione sulla resistenza popolare palestinese, video, traduzioni e ho collaborato con testate italiane come il Redattore sociale e Peacelink. Ho scoperto un modo differente di fare informazione e capito il valore dell comunicazione in luoghi così complessi: i miei articoli li ho firmati quasi tutti con nome falso, per evitare problemi di visto. Sono tornata in Italia circa due settimane fa ed è tempo di bilanci. L'anno appena concluso è stato molto intenso, ricco di incontri e ancora tutto da metabolizzare. Ci sono stati momenti duri, ma ho imparato moltissimo e ho sempre avuto il sostegno dei miei cari. Ho anche realizzato davvero l'importanza del servizio civile e scoperto che è proprio nella difesa non violenta della patria che l'Italia spicca come uno degli Paesi più avanzati al mondo. Ho legato molto con l'AIC e il distacco mi fa paura, ma ho bisogno di tornare a una normalità senza muri e checkpoint. Adesso l'Italia - con il suo quadro desolante di prospettive per i giovani - rappresenta una piccola sfida, ma se dopo un anno tra il Muro e l'occupazione militare non riesco a lottare per sconfiggere la nostra condizione di generazione senza futuro, a cosa sono serviti questi mesi? Anche per questo non farò altri stage gratuiti: questa esperienza mi ha insegnato il senso e l'importanza della giustizia, anche nei rapporti di lavoro.   Testo raccolto da Annalisa Di Palo Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:  - Al via il nuovo bando per il servizio civile: 20mila posti a disposizione in Italia e all'estero, 433 euro il rimborso spese mensile - Leonzio Borea, direttore dell' Ufficio servizio civile nazionale: «Offriamo ai giovani un'esperienza preziosa, ma abbiamo sempre meno fondi» - Giovanni Malservigi: «Il servizio civile in una casa di riposo mi ha aperto un altro mondo»    

Giovanni Malservigi: «Il servizio civile in una casa di riposo mi ha aperto un altro mondo»

Dal 3 settembre al 4 ottobre è aperto il bando per candidarsi a un progetto di servizio civile in Italia o all'estero. Giovanni Malservigi condivide con la Repubblica degli Stagisti la sua esperienza di ex volontario.   Ho 25 anni e sono di Punta marina Terme, in provincia di Ravenna. Ho frequentato il corso di laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche a Forlì, non molto distante dal paese dove abito. Mentre studiavo ho vinto una borsa Erasmus di cinque mesi per la Slovenia, un paese vicino all’Italia ma conosciuto da noi solo per ragioni turistiche. Eppure c'è molto altro da vedere e apprezzare là: una cultura che è un crocevia tra quella balcanica e quella austriaca, gente aperta al mondo e sempre in viaggio – tutti gli sloveni sanno almeno una seconda lingua, in genere inglese o tedesco, ma anche italiano – un'università all'avanguardia e tante associazioni che spesso sostituiscono i meccanismi farraginosi della politica. Ora sono al secondo anno della laurea magistrale in Economia e politiche dello sviluppo, sempre a Forlì, con in mente un progetto preciso: lavorare in Bosnia per la camera di commercio italo-bosniaca, che ha sede proprio a Ravenna. Il primo passo è vincere una borsa di studio Erasmus mundus [programma di mobilità e cooperazione nel settore dell'istruzione superiore promosso dalla fondazione Rui insieme al Ministero dell'Istruzione; nell'immagine sotto, il logo]. Così potrei frequentare in Bosnia il mio ultimo semestre di università. Fra un mese esce il bando: tengo le dita incrociate! Nel corso dei miei studi ho anche lavorato, quasi sempre in regola: tre stagioni al mare, tra le quali quella appena conclusa, un anno di lavoro a tempo pieno prima di iscrivermi all’università facendo il facchino e il magazziniere in un negozio di alimentari, e una stagione come commesso in ferramenta. Vivo in famiglia, perchè con i soldi che guadagno lavorando saltuariamente non riuscirei a essere autonomo: ma mi pago per intero gli studi. Nel tempo rimasto tra studio e lavoro, porto avanti un progetto da cantautore e sto incidendo il mio primo album-EP con una casa discografica indipendente di Ravenna. Stage finora non ne ho fatti, ma immagino che saranno d'obbligo una volta laureato e avrò bisogno dell'aiuto della Repubblica degli Stagisti. Quella del servizio civile invece è stata un'esperienza veramente bella. Io l'ho fatto presso l'Arci, come assistente degli animatori della casa di riposo "Orsi Mangelli" di Forlì, anche se non c'entrava molto con il mio titolo di studio. L'iter di candidatura è stato  semplice: sono stato preselezionato e ho dovuto sostenere un colloquio con i responsabili degli enti che promuovono il progetto. La mia impressione è stata quella di essere stato scelto essenzialmente sulla base del colloquio e del curriculum. Sinceramente, avevo deciso di candidarmi più che altro per lavorare un po' mentre scrivevo la tesi triennale: 433,60 euro al mese facevano comodo, e avrei lavorato al massimo trenta ore settimanali. Però una volta iniziato a prestare servizio si è aperto un altro mondo. Le figure di animatori sono importantissime, non solo per combattere la solitudine che colpisce la terza età, ma anche per aiutare persone in inevitabile declino fisico e mentale a mantenere il più a lungo possibile le loro capacità e i propri talenti, coltivando il ricamo, la poesia, il racconto (racconti di vita "avventurosa", lasciatemi questo aggettivo: la loro è stata una generazione di veri eroi, la cui memoria sta andando perduta). Tra queste persone c’erano anche i malati di Elzheimer. Il periodo trascorso nella casa di riposo è stato eccezionale sia dal punto di vista formativo che da quello umano, anche se il mio obiettivo rimane lavorare nel settore dello sviluppo socio-economico. Per due settimane ho anche prestato servizio in una tendopoli de L'Aquila, insieme alla protezione civile dell'Arci: quando si verifica un'emergenza di grande intensità, i volontari del servizio civile possono spostarsi dove serve. Un'esperienza indimenticabile! Passare del tempo con le inossidabili famiglie aquilane mi ha dato molto. Ai giovani vorrei dire di sentirsi orgogliosi di difendere la propria patria non con le armi, ma con il talento, che è esattamente l'obiettivo del servizio civile.   Testo raccolto da Annalisa Di Palo   Per saperne di più su questo argomento leggi anche:    - Al via il nuovo bando per il servizio civile: 20mila posti a disposizione in Italia e all'estero, 433 euro il rimborso spese mensile - Leonzio Borea, direttore dell' Ufficio servizio civile nazionale: «Offriamo ai giovani un'esperienza preziosa, ma abbiamo sempre meno fondi» E anche: - Stage da mille euro al mese alla Fundamental Right Agency di Vienna: candidature aperte fino al 7 giugno  - UNV Internship Programme: trenta tirocini in Paesi in via di sviluppo finanziati dal ministero degli Esteri

Cinque Paesi in cinque anni: la storia di Daniela Amadio e il racconto del suo stage alla Commissione europea

Dal 1° luglio al 1° settembre è aperto il bando per candidarsi agli stage presso la Commissione europea. La Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di chi ha già fatto questa esperienza: ecco quella di Daniela Amadio.Sono nata a Faenza, in provincia di Ravenna, nel 1981. Mentre studiavo Scienze internazionali e diplomatiche a Forlì ho passato sei mesi a lavorare in un resort in Egitto come animatrice turistica; tornata in Italia, ho finito gli studi nel marzo 2005 con una tesi sulla guerra in Cecenia. Già durante l’università avevo seguito corsi di russo e avevo passato un periodo a San Pietroburgo: la tesi quindi è stata un’occasione per andare a Mosca e raccogliere materiale alla biblioteca nazionale. Lì mi sono resa conto di quanto l’instabilità sociale causata dal terrorismo avesse effetti sulla vita quotidiana: gli operatori della biblioteca cercavano continuamente di impedirmi di reperire e fotocopiare i volumi… ma alla fine comunque ce l’ho fatta!All’università avevo scoperto l’esistenza del master in «International relations & European Management» all’Universiteit van Amsterdam. L’autunno successivo alla laurea, nel settembre 2005, mi sono iscritta e sono partita per l’Olanda. Il corso è costato circa 9mila euro: le borse di studio erano riservate a studenti non europei (nella mia classe eravamo una trentina: 20 con borse di studio e 10 “sfigati” come me dall'Europa occidentale). Il master è durato un anno; vivevo in un appartamento universitario – due bagni e due docce per 17 persone, eppure non ho mai fatto la fila per il bagno! In compenso la cucina era grande, avevamo internet e una donna delle pulizie che veniva due volte alla settimana per pulire gli spazi in comune. La sistemazione era offerta agli studenti stranieri dall'università a 350 euro mese, che per me pagavano i miei genitori, ovviamente. Finito il master, su internet ho trovato l’offerta di uno stage di tre mesi alla sede dell’Università delle Nazioni Unite [Unu-Cris, nell'immagine a fianco il logo dell'ente] a Bruges. Mi sono candidata e mi hanno preso: non era previsto però nemmeno un euro di rimborso spese, quindi sono stati i miei a continuare a mantenermi in tutto quel periodo. In Belgio ho trovato un ambiente professionalmente e umanamente eccezionale, e avrei voluto rimanere lì per fare un dottorato in relazioni internazionali – ma il caso ha voluto che una vacancy vista per caso su internet si trasformasse in proposta di lavoro.Sono così finita all’inizio del 2007 ad Atene, allo European Public Law Center, con una fellowship del governo italiano di circa 1500 euro al mese. Mi occupavo di cooperazione nei paesi in via di sviluppo: monitoravo i bandi, preparavo i progetti, formavo legami professionali con altre organizzazioni all’estero e, una volta vinto il bando, gestivo il progetto. Dal punto di vista professionale è stata una svolta in tutti i sensi. Positivi perché ho imparato un nuovo lavoro, che tutt’ora faccio e mi piace, e perchè ho avuto la soddisfazione di preparare dei progetti vincenti che ho poi gestito in Vietnam, Lituania... Negativi perché ho scoperto il lato oscuro della cooperazione internazionale: l’esistenza di organizzazioni con un mandato no-profit il cui unico scopo è invece quello di ottenere fondi da enti esterni per gli interessi di poche persone ai vertici.Sono rimasta in Grecia dal gennaio del 2007 alla fine di febbraio del 2008. All’inizio vivevo da sola in un appartamento a sud di Atene, 800 euro al mese di affitto, un  posto favoloso a 5 minuti dalla spiaggia; poi mi sono trasferita in centro. Nota a margine: penso che il governo italiano dovrebbe essere più accurato nel fare accordi con organizzazioni estere per programmi di scambi e di mobilità dei giovani - non sempre le operazioni risultano trasparenti e professionali. Alla fine del primo anno mi hanno rinnovato il contratto per altri 12 mesi, alle stesse condizioni, ma io non ero soddisfatta dell’ambiente professionale, e quindi ho fatto domanda per uno stage alla Commissione europea. Mi hanno presa e a marzo 2008 ho fatto i bagagli e mi sono trasferita a Bruxelles. Metà del rimborso (mille euro) mi consentiva di pagarmi l’affitto e col resto potevo far fronte alle altre spese; avevo trovato una stanza su internet in una casa con un enorme parco all’esterno e con altri 3 conquilini belgi: che divertimento! In Grecia avevo lavorato su un programma di finanziamento della Commissione chiamato Programma Quadro che prevede, in parole povere, un sacco di soldi per progetti che promuovano la ricerca e l’innovazione in Europa. Anche nel mio stage quindi sono rimasta in questo ambito e sono stata assegnata alla Direzione generale per la Ricerca, in una unità che si occupava dei contratti che la Commissione stipulava con gli istituti che vincevano i bandi.Era come essere in Erasmus: ogni sera qualcosa da fare! A parte gli scherzi, lo stage rappresenta un modo per crearsi un network di conoscenze che rimane nel tempo e allo stesso tempo aiuta a capire se il mondo delle istituzioni europee ti piace o meno. Io ho scoperto per esempio che in Commissione è difficile vedere il risultato del proprio lavoro – come in una catena di montaggio, ognuno opera su una piccola parte senza sapere chi c’è e cosa fa prima o dopo – e che c’è poco spazio per la creatività. Così ho deciso di cambiare indirizzo e di buttarmi su enti più piccoli, per avere maggior spazio di manovra. Dopo lo stage avevo voglia di tornare in Italia e ho trovato un’opportunità in una fondazione di Roma, abbastanza rilevante nell'ambito no-profit. Il contratto era di sei mesi, a partire da agosto 2008, con uno stipendio di 800 euro al mese che prevedeva solo una decurtazione del 20% per l’IVA. Ancora non so bene se si trattasse di uno stage o di un contratto di collaborazione temporanea… In ogni caso l’esperienza è stata abbastanza negativa: il mio compito principale era fare copia-incolla per un database. Ogni altra mansione mi veniva sempre passata con molta cautela, come se fossi totalmente inesperta, appena uscita dall’università. Frustrante! Al termine dei sei mesi mi era stato offerto una continuazione della collaborazione con un contratto a progetto per altri sei mesi a mille netti mensili – ma ho rifiutato e ricominciato la mia ricerca di impiego in Italia e all’estero. L’unica risposta è venuta da Bruxelles, da Eurocities [nel'immagine a sinistra, l'homepage del sito]: sono andata là per un colloquio e assunta. La mia funzione era di project administrator per la gestione di un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea sulle politiche di inclusione sociale. Il trasloco, nel marzo 2009, è stato molto più facile della prima volta: mi sono sistemata in una casa appena ristrutturata con cinque stanze individuali, due bagni, un giardino interno e una salotto perfetto per le feste; l’affitto costava 430 euro con tutte le spese incluse. Ho passato lì 15 mesi, questa volta con un obiettivo diverso rispetto allo stage: non più baldoria tutti i giorni, ma lavoro. Avevo un contratto di un anno e mezzo con uno stipendio di 2400 euro lordi mensili più buoni pasto, rimborso dei trasporti, straordinari, contributi. In ufficio eravamo una trentina, tutti giovani: potevamo seguire corsi di inglese, di excel avanzato, attività di team building...Come succede però quando si lavora su progetti specifici finanziati da enti esterni, se il fondo viene tagliato o finisce anche il lavoro si estingue. In questo caso la Commissione europea ha deciso di tagliare, e così a marzo di quest’anno ho dovuto ricominciare a cercare lavoro. Allora ho fatto rotta verso Londra, per provare a vivere in una grande metropoli. L’università di East London mi ha chiamato per un colloquio e ho ottenuto il posto: l’esperienza in Commissione europea è stata fondamentale per vincere la concorrenza. Supporto l’università nella raccolta di fondi europei: la mia posizione è di European support research officer. Ho iniziato a giugno con un contratto a tempo indeterminato soggetto alla prova iniziale di sei mesi. Lo stipendio attuale è il più elevato che ho mai raggiunto fino ad ora, oltre 2mila sterline [2400 euro] al mese, e anche in questo caso sono previsti rimborsi spesa per i trasporti e compensazioni per le ore extra; la copertura previdenziale è migliore rispetto al Belgio e anche le tasse sono minori. L’orario di lavoro è dalle 9 alle 5, con un’ora di pausa pranzo. Al costo di circa 600 sterline al mese vivo in una tipica casetta vittoriana inglese di due piani, con la moquette e il cortile esterno, in una zona abbastanza periferica di Londra, Stratford, che si sta trasformando velocemente per accogliere le Olimpiadi del 2012. Gli altri cinque conquilini sono inglesi al primo lavoro e l’atmosfera è molto bella, sembra di stare in famiglia. Ho sempre voluto lavorare per contribuire attivamente a migliorare il bene pubblico e la qualità di vita degli altri, sia su progetti di sviluppo nei paesi più poveri sia su progetti di ricerca per le università europee. Ancora non so cosa farò da grande e quanto resterò qui: dopo aver cambiato cinque Paesi nel giro di cinque anni, ora vorrei solo stabilizzarmi. Il sogno di tornare in Italia rimane sempre, ma vorrei un lavoro sicuro e un ambiente stimolante. Rinuncerei a  qualche euro in più pur di tornare, perché sento ancora l’Italia come casa mia. Tanti sono nella mia stessa situazione: Londra e soprattutto Bruxelles sono piene di italiani, in genere giovani laureati che non sono riusciti a trovare un lavoro decente in Italia e hanno deciso di spostarsi. Del resto, un’esperienza all’estero è sempre consigliata da tutti. Io l’ho fatta e non me ne pento, ma a volte penso: cosa ho perso? Fossi rimasta in Italia, forse ora avrei un lavoro normale, una casa comprata dai miei, un fidanzato e il progetto di un bimbo. Forse. Invece ho un bel lavoro ma vivo in affitto in una stanza per studenti, i miei amici e familiari non sono qua e se penso alla mia vita affettiva mi sento ferma a 20 anni. Quando ero più giovane non ci pensavo… ma arriva un momento in cui ti chiedi quanto senso abbia stare all’estero quando la tua vita vera rimane in italia. Spero di scoprirlo presto.testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Seicento stage da 1070 euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembreE le testimonianze degli altri ex stagisti:- Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante»- Pasquale D'Apice: «Rapporti umani e network di conoscenze, ecco il prezioso valore aggiunto degli stage alla Commissione europea»- Dalla metafisica al trattato di Lisbona: la storia di Mauro Pedruzzi, filosofo stagista alla Commissione europea- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

Gianluca Sgueo: «Il mio stage all'ufficio del Mediatore europeo a Strasburgo mi ha aiutato a trovare lavoro»

Fino a martedì 31 agosto è aperto il bando per candidarsi per uno dei tirocini presso l'Ombudsman dell'Unione europea, con un rimborso spese da 1100 a 1300 euro al mese. Per l'occasione, la Repubblica degli Stagisti ha raccolto la testimonianza di un giovane italiano che ha fatto questa esperienza.Mi chiamo Gianluca Sgueo e sono romano. Nel lontano 1997, a vent’anni, mi iscrissi a Giurisprudenza alla Sapienza più per esclusione che per convinzione – mi interessava anche Scienze della comunicazione, all’epoca una novità nel panorama universitario italiano, ma gli sbocchi lavorativi erano un punto di domanda. E quindi scelsi una laurea forse più inflazionata, ma concreta e spendibile sul mercato… però che noia diritto civile! Finii gli studi nel 2004 e dopo una breve esperienza come praticante in uno studio legale capii che la professione forense non era adatta a me. Troppe attività noiose, ripetitive e poco gratificanti, e poi… Due anni di lavoro non pagato, più un terzo anno per il superamento dell’esame! Io invece avevo voglia di indipendenza. Partecipai ad una selezione organizzata da Nissan Italia, fui reclutato come stagista e collocato presso l’ufficio clienti. Il lavoro mi piaceva e lo stage, che inizialmente sarebbe dovuto durare cinque mesi, dopo appena due venne trasformato in contratto interinale. Con notevole incremento delle mie entrate: da 500 euro al mese di rimborso spese passai a 1100 euro di stipendio! Dopo poco però la dimensione aziendale cominciò a starmi stretta. Sentivo la mancanza di un piano di formazione, e avevo la sgradevole impressione che alla qualità fosse preferita la quantità del lavoro: così decisi di riprendere a studiare. Ma come ottenere una borsa di dottorato senza canali preferenziali? Dopo due tentativi andati a vuoto, a Roma e Bologna, vinsi nel luglio 2006 una borsa di studio triennale per un dottorato di ricerca in diritto amministrativo all’università di Lecce. Mi aveva sempre affascinato la natura trasversale di questa disciplina, in grado di abbracciare profili scientifici diversi: scienze economiche, dottrina politica, diritto internazionale… In concomitanza con l’inizio del dottorato conseguii una seconda laurea, triennale, in Scienza della pubblica amministrazione alla facoltà di Scienze politiche dell’università di Viterbo. Il professore con il quale discussi la tesi – in diritto amministrativo naturalmente! – mi propose di collaborare alla sua cattedra: cosa che mi consentì di rimanere a Roma, anziché trasferirmi a Lecce.Capii presto che se volevo far fruttare il mio dottorato era necessario studiare all’estero. Sfruttando la possibilità di stare 18 mesi complessivi fuori dall’Italia come parte integrante del programma mi trasferii negli Stati Uniti per un anno intero, il 2008, studiando alla Law School della New York University. Naturalmente con qualche sacrificio economico: la borsa di dottorato, circa 1200 euro mensili, da sola non era sufficiente a coprire le spese, quindi fui costretto a integrarla con i miei risparmi – all’incirca 8mila euro, faticosamente accumulati negli anni precedenti. Poi andai in Francia e ci rimasi per i primi sei mesi del 2009, in qualità di enseignant-chercheur invité presso l’Institut d’etudes politiques de Paris [nell'immagine a sinistra, l'homepage del sito]. Qui, un po’ perché restai di meno un po’ perché Parigi è meno cara di NY, riuscii a cavarmela con la sola borsa di dottorato. Al di là dei profili economici, comunque, entrambe le esperienze sono state fondamentali per la mia formazione: mi hanno consentito di imparare inglese e francese ma soprattutto dato una visuale “aggregata” del percorso professionale che avrei voluto svolgere. In contemporanea ho fatto il percorso per divenire giornalista pubblicista, ottenendo l’agognato tesserino nel 2009.  Lo stage presso il Mediatore europeo, iniziato nel settembre del 2009, è stato il frutto di un periodo di incertezze, dovute alla fine imminente del dottorato (e con esso della borsa di studio) e la conseguente necessità di trovare un lavoro. Ammesso alla discussione della tesi nel settembre 2009 – la discussione è poi avvenuta l’anno dopo – e scartata momentaneamente l’università italiana per la mancanza di opportunità tangibili, volevo un’esperienza professionale all’estero che mi consentisse di mantenere l’indipendenza economica. Sapevo già dell’esistenza dei tirocini presso le istituzioni europee: provai sia alla Commissione che al Mediatore. Alla Commissione riuscii ad essere selezionato per il blue book, la lista di candidati papabili, ma poi non venni chiamato; la procedura di selezione presso il Mediatore si concluse invece positivamente. Superai un breve quiz scritto via posta elettronica e un’intervista telefonica, e poi fui destinato alla sede di Strasburgo. Vi rimasi quattro mesi, intensi e proficui per la mia formazione, anche se a 33 anni ero tra i più anziani: in media gli stagiaire sono un po’ più giovani! Mi resi conto subito che il tirocinio al Mediatore non era affatto un “parcheggio”, come si dice avvenga alla Commissione. L’inserimento è molto ben strutturato: gli stagisti ricevono con largo anticipo informazioni dettagliate sul lavoro e sulla vita a Strasburgo. Dopo la prima settimana di formazione ciascun tirocinante viene affiancato a un tutor della stessa nazionalità e, quasi immediatamente, è posto nelle condizioni di lavorare indipendentemente. Il lavoro per un laureato in giurisprudenza è molto interessante: si gestiscono i reclami sulla cattiva amministrazione delle istituzioni presentati da cittadini e imprese. All’inizio si trattano quasi esclusivamente casi “not admissible”, ovvero denunce presentate da soggetti privi di legittimazione. Si fa presto ad imparare come gestire questi casi, e l’attività diventa ripetitiva: a questo punto sono l’intraprendenza del tirocinante e la disponibilità del tutor a fare la differenza. Non tutti, infatti, hanno l’opportunità di gestire casi più complessi, per i quali diviene necessario studiare la normativa con attenzione e ragionare sulle strategie più opportune. Io sono stato fortunato: la mia tutor mi ha coinvolto nella gestione di casi complessi e più in generale nella sua attività. L’ambiente è ideale: ciascuna stanza ospita due postazioni, le scrivanie sono spaziose. I dipendenti sono suddivisi in quattro unità: di solito nella stessa stanza vengono messe persone di nazionalità diversa, anche per agevolare le relazioni interpersonali. Tra gli stagiaire e con i funzionari c’è un clima cordiale; io sono ancora in contatto con due ex colleghi e sento periodicamente tutti gli altri, oltre alla mia tutor. Giocano a favore della creazione di buoni rapporti almeno tre fattori: l’età generalmente bassa dei dipendenti, il numero ristretto di persone (l’ufficio occupa solo due piani di una palazzina!), e le occasioni di incontro e i rapporti extralavorativi – accade spesso di trovarsi il sabato sera a bere una birra tutti insieme, stagisti, funzionari e occasionalmente i direttori delle unità. L’orario di lavoro è quello tradizionale, con il venerdì di mezza giornata ad eccezione della settimana che precede le sedute parlamentari. Il servizio mensa è ottimo e la retribuzione degli stagiaire è, almeno per noi italiani, decisamente elevata: abituati a rimborsi di poche centinaia di euro, i circa 1300 euro mensili offerti dal Mediatore consentono di pianificare con serenità le proprie spese. Nel mio caso ho trovato un piccolo monolocale a circa 500 euro mensili. Per gli spostamenti, poi, il mezzo ideale è la bicicletta. Tutti pedalano a Strasburgo!Ho concluso il tirocinio dopo quattro mesi perché ho trovato un posto in Italia, come addetto stampa alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Avevo saputo dell’esistenza di una procedura selettiva attraverso alcuni ex colleghi della Presidenza con cui avevo lavorato nel 2007. Ho inviato il curriculum e le mie esperienze all’estero, compresa quella presso il Mediatore europeo, sono state decisive per permettermi di vincere la selezione. Il contratto è di due anni e scadrà a fine 2011: anche per questo non ho smesso di cercare e guardarmi intorno, l’esperienza mi ha insegnato che è bene muoversi in anticipo per evitare di rimanere a spasso. Per fortuna lo stipendio è discreto, circa 2mila euro al mese, e mi consente di essere indipendente dalla mia famiglia.In conclusione, consiglierei l’esperienza all’ufficio del Mediatore a tutti quelli che hanno voglia di cimentarsi in un tirocinio concreto, dal quale è possibile ricavare un’esperienza utile alla propria carriera. E di non scoraggiarsi se non si viene selezionati alla prima occasione: le scelte del Mediatore sono legate all’esigenza di coprire tutte le lingue ufficiali. Accade dunque che, pur avendo un ottimo curriculum, la posizione di tirocinante italiano sia già occupata. Ultimo, ma non meno importante, è il fattore tempo. Sebbene non sia una regola fissa, la tendenza è quella ad ottenere il rinnovo del tirocinio per 12 mesi. Questo significa che si ha la possibilità di lavorare per un periodo sufficientemente lungo e nel frattempo pianificare attentamente le prossime mosse. Testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Tirocini a Bruxelles e Strasburgo nell'ufficio dell'Ombudsman dell'Unione europea, rimborso spese da 1100 a 1300 euro al mese