Categoria: Storie

Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante»

Dal 1° luglio al 1° settembre è aperto il bando per candidarsi agli stage presso la Commissione europea. La Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di chi ha già fatto questa esperienza: ecco quella di Carlotta Pigella.Mi chiamo Carlotta Pigella e sono nata a Torino nel 1983. Ho studiato al liceo classico Cavour e poi mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione, finendo la triennale nel 2005 e la specialistica nel 2007. Probabilmente non si tratta dela facoltà più spendibile in Italia in questo momento sul mercato del lavoro: ma io rifarei la stessa scelta, quello che ho studiato mi interessava e interessa davvero. Sono la primissima laureata della famiglia: una sfida per me, vinta grazie anche all’appoggio dei miei.Nel 2006 sono stata per sei mesi in Erasmus in Francia, all’Université Paris 13; alloggiavo presso conoscenti, pagando sui 400 euro al mese. La borsa Erasmus mi ha coperto sì e no un paio di mesi perché la vita lì è piuttosto cara: per il resto ho integrato con soldi miei, e anche la famiglia mi ha aiutato! Mentre facevo l’università poi ho cercato di alternare alla teoria la pratica - anche attraverso gli stage. Il primo l’ho fatto nel 2005, mentre ero al terzo anno: era possibile sostituire un corso da 5 crediti con un’esperienza di stage e quindi mi sono autoproposta a una minuscola casa editrice, la F.lli Pistono Editori, che cercava qualcuno per occuparsi a tempo pieno della realizzazione di un libro fotografico. Il lavoro è durato tre mesi, da settembre a dicembre, e il mio nome è stato inserito come curatrice nelle note del libro. Non ho ricevuto nessun tipo di rimborso, ma era stato concordato così dall’inizio. Sempre nel 2005 erano venuti in ateneo alcuni rappresentanti della Tobo, Turin Olympic Broadcasting Organisation, che cercavano collaboratori per le dirette durante il periodo delle gare olimpiche. Servivano persone per seguire i giornalisti, assicurare il segnale audio/video, aiutare nell’organizzazione delle riprese. Dopo un training di una settimana, nel febbraio 2006 ci hanno selezionato e spedito nelle varie location delle gare: io ero a Pragelato, in montagna, per le gare del trampolino. È stata un’esperienza bella e significativa, internazionale e piena di soddisfazioni. Siamo stati pagati anche molto bene, così  sono riuscita a finanziarmi parte dell’Erasmus. Per finire il quadro di tutti i lavoretti che ho fatto mentre studiavo, per due volte, tra il gennaio e il giugno del 2007, ho fatto le cosiddette “150 ore”. Si tratta di collaborazioni pagate per gli studenti; io ero stata destinata all’Infopoint della mia facoltà e prendevo più o meno 8 euro e qualcosa all'ora.Un mese dopo la laurea ho iniziato uno stage di 6+6 mesi presso l’ufficio Offerta formativa della gestione didattica del Politecnico di Torino. Si trattava soprattutto di analisi e gestione di dati riguardanti corsi di laurea e offerta formativa; era prevista una borsa di studio mensile di 650 euro. Lo stage è finito nel gennaio 2009, e purtroppo non ha dato luogo a un’assunzione – del resto nel settore pubblico è difficile entrare in maniera stabile a meno di non superare un concorso… e al momento concorsi non ce ne sono! Ho scoperto l’esistenza degli stage presso la Commissione europea da amici che avevano già provato, con esiti diversi, a fare domanda. Mandare l’application è molto semplice: le finestre di candidatura vengono segnalate due volte all'anno sul sito della Commissione Europea. Se idonei, si viene inseriti in un database detto Blue Book: a questo punto sono i singoli uffici delle Direzioni generali a contattare ciascuno in base al profilo ricercato. Per iniziare a marzo 2009 (lo stage è finito a fine luglio), ho inviato l’application nell’estate 2008, sono stata inserita nel Blue book a novembre, contattata dal mio tutor per alcune interviste conoscitive tra dicembre e gennaio, e infine confermata. Sono finita nella Direzione generale Mare - Affari Marittimi, dove in effetti non avevo neppure fatto domanda, alla direzione Comunicazione: i miei compiti principali erano la rassegna stampa internazionale e la collaborazione nell’organizzazione di alcuni eventi internazionali – ho partecipato a SeaFood a Bruxelles in aprile e sono stata in missione a Roma per il Maritime Day in maggio. Ma i miei colleghi mi hanno coinvolto in moltissimo altro: dalla preparazione di elenchi dei nostri contatti alla realizzazione di pagine web, fino ad alcuni incontri con stakeholder del settore. Ho trovato casa a Bruxelles con una ragazza che era già lì – avevamo un’amica in comune. Pagavo più o meno 400 euro d’affitto e lo stipendio della Commissione, mille euro, mi permetteva di mantenermi autonomamente. Ci sono tantissimi aspetti interessanti nel programma di tirocinio: è internazionale ed estremamente professionalizzante, non sono stata certo relegata a fare fotocopie! Lo consiglierei a tutti, anche come occasione di confronto con gli altri giovani europei.A me in futuro piacerebbe lavorare nel settore istituzionale – enti, organizzazioni – nell’ambito stampa/eventi. Oggi in Italia, a parte qualche ottima eccezione, manca la figura del comunicatore dell’istituzione pubblica, si vedono i primi sforzi ma mancano le figure professionali di riferimento, e quando vengono importate dal settore privato spesso non funzionano perché sono abituate diversamente. Vorrei inserirmi in questo vuoto professionale, ma non è facile… Ma da qualche parte si deve pur cominciare. Quindi nell’autunno 2009, di ritorno da Bruxelles, ho iniziato uno stage di quattro mesi in Provincia a Torino, al Settore Cultura. Decisamente lo stage peggio retribuito (solo ticket restaurant da 7 euro), ma anche qui mi hanno coinvolto in una serie di eventi interessanti, per esempio la presenza della Provincia di Torino ad Artissima 09, e alcuni concerti d’organo organizzati tra Torino e provincia. In più, mi hanno chiesto di tenere aggiornato un sito di informazioni scientifiche: non ho un’impostazione giornalistica ma ho trovato questo lavoro molto utile, soprattutto la gestione dei comunicati stampa da cui ricavare le informazioni per aggiornare il sito. Perché ho accettato uno stage quasi gratuito, dopo averne fatto uno da mille euro al mese? Perchè mi piaceva molto il progetto: si trattava esattamente di quello che vorrei fare, quindi mi sembrava una buona opportunità. Avevo chiesto di fare un part-time, e nel frattempo avevo iniziato a lavorare l'altra mezza giornata nel posto in cui lavoro adesso: insomma con il lavoro part-time retribuito mi finanziavo lo stage part-time gratuito.Ora ho un contratto a tempo determinato di un anno per un’azienda che lavora in collaborazione di Aem Distribuzione. Ho iniziato a maggio: è un lavoro decisamente di stampo più logistico, ma benché non sia esattamente ciò per cui ho studiato, parlo con il pubblico, ho a che fare con l’azienda pubblica per coordinare il lavoro e metto a frutto il bagaglio di conoscenze che ho acquisito. Vivo ancora coi miei genitori: lo stipendio che percepisco, anche se non bassissimo, mi basterebbe appena per vivere da sola, invece così riesco a mettere qualcosa da parte. Ho mandato molti cv sempre segnalando che non sarebbe per me un problema, ma anzi un valore aggiunto, spostarmi all’estero. Mi è capitato di essere contattata da aziende italiane per sedi straniere, soprattutto in Europa, e l’ho sempre considerata una grande opportunità. Il problema dello stage oggi in Italia è uno, la retribuzione, in un doppio senso: non solo molti stage non sono pagati, ma anche il ritorno in termini di conoscenze e competenze acquisite è spesso insufficiente. Conoscevo la Repubblica degli Stagisti da quando era un blog, e credo che abbia un’enorme utilità: finalmente si possono reperire informazioni sulle aziende a cui si invia un curriculum in maniera organizzata ed efficiente. La cosa più difficile quando si invia un cv o un’application (come per esempio per la Commissione) è avere le informazioni giuste: quando si apre la finestra di iscrizione, chi assume, cosa cercano... Trovarle su un sito solo e affidabile è utilissimo. In assoluto ciò che trovo più furbo è l’iniziativa del Bollino OK Stage. È ora che anche le aziende si preoccupino degli stage che propongono: la cassa di risonanza della Repubblica degli Stagisti ormai è ampia e potrebbe cominciare a infastidire chi non si comporta in modo corretto.testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Seicento stage da 1070 euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembreE leggi anche le testimonianze degli altri ex stagisti della Commissione europea:- Pasquale D'Apice: «Rapporti umani e network di conoscenze, ecco il prezioso valore aggiunto degli stage alla Commissione europea»- Dalla metafisica al trattato di Lisbona: la storia di Mauro Pedruzzi, filosofo stagista alla Commissione europea- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno»

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Biagio Bove, oggi dipendente di M&G - Chemtex. Mi chiamo Biagio Bove, sono nato a Napoli nel 1983 e ho  27 anni. Già al liceo le mie materie preferite erano matematica, chimica e fisica; così mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria chimica dell’università “Federico II”, dove mi sono laureato con lode nel giugno del 2007. Ho dedicato la tesi finale alla “Estrazione con solventi di composti clorurati da suolo modello e successiva idrogenazione catalitica della fase estratta”. Magari a qualcuno potrà sembrare un argomento noioso: invece per me la chimica è una vera passione! Tre mesi dopo la laurea mi sono trasferito a Milano per iniziare una collaborazione con la Snamprogetti del gruppo Eni come ingegnere di processo nell’ambito di una commessa internazionale per la costruzione di una raffineria in Iran, a Bandar Abbas. Avevo un contratto a progetto con uno stipendio di 24mila euro lordi all’anno. Poi ho deciso di cambiare società: si è presentata l’occasione, unica dal mio punto di vista, di partecipare alla costruzione di un impianto chimico. Il progetto era quello di riconvertire un impianto chimico per la produzione di PET (polietilentereftalato) da DMT (dimetiltereftalato) a PTA (acido tereftalico). Il luogo di lavoro era Acerra, in provincia di Napoli, e il committente la multinazionale spagnola  “La seda de Barcelona”. Il sito industriale di Acerra  (che sarebbe anche quello del famoso termovalorizzatore di Acerra) ha una lunga storia alle spalle: è stato prima dell’Eni con Enichem, poi della Montefibre e in ultimo di “La seda de Barcelona”. Ci tengo a sottolineare questi particolari perchè nell’anno in cui ho lavorato ho percepito l’importanza di quel sito e della sua storia. L’esperienza fatta a Milano mi è servita molto perchè anche qui ho avuto a che fare con la documentazione tecnica e in più potevo anche assistere alla costruzione progressiva dell’impianto. La mia figura era quella di tecnologo e ingegnere di processo: avevo un contratto di collaborazione continua con uno stipendio di 24mila euro lordi annui più mensa aziendale. É proprio durante questa esperienza che ho conosciuto la Chemtex, che collaborava con La seda de Barcellona nella costruzione dell’impianto PET.Alla fine del contratto avrei dovuto avere la conferma a tempo indeterminato, ma la crisi ha colpito anche l’azienda dove lavoravo che già veniva da un periodo di cassa integrazione. A questo punto ho iniziato a rinviare in giro il mio curriculum. È stata dura: il mio contratto era scaduto proprio a febbraio 2008, in piena crisi. Basti pensare che quando ero a Milano il prezzo del petrolio era a 150 dollari al barile e a febbraio 2008 era sceso a 40 dollari al barile! Ho avuto delle proposte, ma mi avrebbero allontanato dal mio campo – la chimica – e poi nulla di veramente interessante. Fino a quando, su Internet, non mi sono imbattuto nella Proplast, il centro ricerche della Chemtex. Mi sono presentato e mi hanno prospettato  un ingresso attraverso uno stage. Sinceramente non mi andava tanto l’idea: avevo nel curriculum già due anni di esperienza e uno stipendio adeguato. Ma poi ho riflettuto sul prestigio dell’azienda e ho deciso di accettare: ho vissuto i sei mesi di stage come un investimento, senza pensare allo stipendio ma solo alla formazione. Ero certo che alla M&G - Chemtex sarei cresciuto professionalmente, e infatti così è stato: durante lo stage ho svolto ricerca bibliografica, prove sperimentali, modellazione dei dati sperimentali, progettazione di una colonna di adsorbimento da laboratorio e per impianto pilota… Ricevevo un rimborso spese di 450 euro al mese più i buoni pasto. Ho rischiato, è vero – ma penso che il rischio in alcuni casi sia inevitabile. E la fortuna aiuta gli audaci: alla fine dello stage mi hanno fatto un contratto di un anno, con uno stipendio di 24mila euro lordi l’anno più mensa e premi di produzione. In questo momento sono carico per il contratto e per il nuovo progetto a cui dovrò lavorare: quello dell’etilen glicole (EG). Con la determinazione e la pazienza si può raggiungere qualunque traguardo. Ho scoperto la Repubblica degli Stagisti quando la M&G ha aderito al Bollino OK Stage, nel marzo di quest’anno. Leggendo la presentazione dell’iniziativa sul sito, mi sono soffermato su queste parole: «Per le aziende che aderiscono c'è la possibilità di pubblicare annunci per la ricerca di stagisti in uno spazio dedicato, che diventa così un luogo “protetto” dove i giovani possono trovare vere occasioni per entrare nel mondo del lavoro, evitando gli annunci poco nitidi ed entrando in contatto con una community di aziende virtuose che offrono ai loro stagisti una serie di garanzie».  Questo è importantissimo. È una vera e propria tutela per i giovani. A volte mi è capitato di fare colloqui a mie spese per poi rendermi conto che non si trattava dell’azienda giusta o sapere dopo un po’ che l’annuncio era stato cancellato per motivi non noti. Poi per un giovane il fatto di poter leggere storie di altre persone già inserite nel mondo del lavoro è davvero importante. Insomma: condivido a pieno i principi della Carta dei diritti dello stagista!Testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»  

Pasquale D'Apice: «Rapporti umani e network di conoscenze, ecco il prezioso valore aggiunto degli stage alla Commissione europea»

Dal 1° luglio al 1° settembre è aperto il bando per candidarsi agli stage presso la Commissione europea. La Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di chi ha già fatto questa esperienza: ecco quella di Pasquale D'Apice.Sono nato nel 1981 a Modena e lì ho vissuto fino alla laurea, nel 2005. Al liceo le mie passioni, oltre ad organizzare autogestioni di massa e assemblee d’istituto, erano filosofia, storia e (forse…) matematica. Economia, inizialmente, non l’avevo neanche presa in considerazione. Ma ho fatto la maturità nel 2000, c’era la new economy, i telegiornali parlavano tutti i giorni di Piazza Affari, della storica introduzione dell’euro… Volevo finalmente capire di cosa stessero parlando, e volevo cambiare alcune cose, tra cui il sistema. Economia mi sembrava un buon compromesso tra materie scientifiche ed umanistiche, senza per questo rinunciare ad un percorso che potesse essere speso – se andava male con la rivoluzione – in quella moderna giungla metropolitana altresì nota come mercato del lavoro.Durante gli studi mi sono mantenuto con lavoretti che andavano dal facchinaggio, al tutoraggio, al DJ di quella che di lì a un paio d’anni sarebbe diventata la più grande serata universitaria a Modena, Rockappello. Tutte cose che ho continuato a fare fino al terzo anno di università, quando ho fatto un Erasmus. Era il 2003, avevo ventun'anni e quei sei mesi passati ad Amsterdam, alla Vrije Universiteit, hanno cambiato tutto. Lì ho iniziato ad imparare l’inglese per davvero – non per finta come sui banchi di scuola – e a cavarmela da solo. Ma soprattutto a vedere le cose da una nuova prospettiva – me, gli altri, l’Italia, e soprattutto l’Europa – radicalmente diversa da quella che uno può avere stando sempre nello stesso posto, piccolo o grande che sia. Posso dire che è stato in Erasmus che ho scoperto che cos’è l’Europa oggi. Ragazzi come me che mai prima d’ora sono stati così simili e vicini. È stato in Erasmus che ho finalmente capito cosa diamine Fromm avesse in mente quando diceva di ‘sperimentare la pienezza e NON colmare un vuoto’, è lì che era come essere in una sorta di comune sull’isola di Saint-Pierre, anche se a tempo determinato, con il biglietto di ritorno già in tasca e – come è inevitabile che sia – con la data ben stampata sopra. Dopo la laurea ho fatto un master in Economia di un anno in Canada, alla University of British Columbia di Vancouver. Saint-Pierre non l’ho trovata, ma ho trovato un’altra isola altrettanto unica (e di cui ho scritto in questo blog). In breve, è stato un anno molto intenso, spesso duro, dove ho scoperto la disciplina del lavoro, e che mi ha cambiato ancora. Ne è senz’altro valsa la pena: mi ha aperto possibilità lavorative in ambito internazionale, cosa che ormai - dall’Erasmus in poi – era diventata una sorta di pensiero fisso. Le spese sono state tante: oltre ai 7mila dollari canadesi di retta annuale, circa 1200 dollari al mese per stare lì. Grazie ad un premio di 3mila euro della Fondazione Masi per la mia tesi (consegnato dalle mani di Ciampi a quelle di mia madre, che mi rappresentava a Roma), a una borsa di studio di 10mila euro della Fondazione Luigi Einaudi, e a una borsa/deduzione sulle tasse dell’università canadese di 3mila dollari, sono riuscito a coprire la quasi totalità dei costi di questa esperienza. La consapevolezza di poter contare sula fiducia e l’appoggio di tutta la mia famiglia, poi, ha aiutato non poco.Dopo il master ho lavorato come ricercatore per un anno all’università di Modena occupandomi di commercio internazionale. Avevo un contratto a progetto di tre anni – 900 euro al mese di stipendio – ma alla fine del primo anno l’ho abbandonato per fare lo stage alla Commissione europea, che, pur trattandosi di un tirocinio, era retribuito cento euro in più al mese.Di questa opportunità mi aveva parlato per la prima volta un amico: «L’atmosfera a Bruxelles è molto Erasmus» mi aveva detto. E così io avevo fatto domanda, due volte a dir la verità: la prima non era stata accolta per un problema formale – mancava un documento valido su un'esperienza lavorativa – mentre la seconda, per fortuna, sono arrivato fino in fondo. Ho lavorato per sei mesi nella Direzione generale Impresa e industria, presso l’unità che si occupava della strategia di Lisbona: per cinque mesi mi sono occupato di valutazione di politiche economiche dei 27 Stati membri dando i voti alle varie azioni di governo, proprio come si fa a scuola, e facendo classifiche e ranking che possono lasciare un pò il tempo che trovano senza una visione d’insieme che – devo dire – a volte ho fatto fatica a vedere.Ma in Commissione mi sono subito trovato a mio agio. La gente e l’ambiente sono straordinari e lo stage è organizzatissimo: i primi quattro giorni sono dedicati alla presentazione delle attività, con seminari e orari ridotti. Il primo mese c’è un calendario sociale con attività quasi tutti i giorni: visite guidate, riunioni per la gestione dello stage, cineforum, percorsi tipici brussellesi, feste… Conosco bene tutte queste attività perchè oltre ad aver partecipato ad un buon numero, sono rimasto un mese in più alla fine dello stage come membro della Liaison Committee e le ho organizzate per i nuovi 600 stagiaires. Un lavoro immane ma che mi ha anche dato molte soddisfazioni. Il calendario sociale è importantissimo: gli edifici delle istituzioni europee sono così tanti che sarebbe impossibile conoscere gli altri stagiaires altrimenti. Le persone che si incontrano e i rapporti umani che nascono rappresentano – a mio parere – quel valore aggiunto che pochissimi altri stage possono offrire. Dal punto di vista pratico, a Bruxelles dividevo un appartamento con un amico che era già lì. Gli affitti sono piuttosto alti per chi cerca casa per soli cinque mesi (400/600 euro al mese), ma con mille euro al mese ci si sta dentro se si sta un minimo attenti.Dopo lo stage, ho lavorato per un anno a Varsavia presso il Case - Centre for social and economic research, un think tank molto attivo in tema di politiche economiche. La Polonia è un Paese incredibilmente dinamico ma meno benestante dell’Italia, e il suo mercato del lavoro non è allettante in termini di remunerazione. Per di più, a causa della crisi, verso la fine del 2008 lo zloty – la valuta polacca, con cui venivo pagato - si è deprezzato di più di un terzo nel giro di due mesi… Anche per questo motivo nel 2009 mi sono spostato in Inghilterra, a Birmingham, dove tutt’ora lavoro presso Ecotec, società di consulenza di gestione indipendente  specializzata nella valutazione delle politiche pubbliche. Ho valutato alcuni programmi dell’Unione europea – come il Programma Cultura 2007-2013 o l’Anno europeo per la creatività e l’innovazione – e sono tuttora impegnato in diversi progetti di respiro europeo, tra cui uno che riguarda proprio lo sviluppo di politiche giovanili basate sull’evidenza empirica e sull’uso di indicatori quantitativi. In questo momento ho un contratto a tempo indeterminato: è la prima volta per me. Mi posso mantenere da solo e, finalmente, mettere da parte qualcosa. Guadagno più o meno nella media UK, che – col cambio attuale – equivale a circa un terzo in più di quanto mi avevano offerto per un primo impiego in una banca d’impresa a Bologna, poco prima che partissi per la Polonia. Mi sento fortunato e al tempo stesso preoccupato per la situazione dei miei coetanei: il lavoro precario cronico semplicemente non permette di fare progetti di vita di medio termine, progetti che richiedono un minimo di sicurezza e serenità. Purtroppo la lettura della teoria economica che si è venuta affermando dagli anni Ottanta non aiuta a capire questo tipo di discorsi. Anche se è la stessa teoria economica a dirci che sono proprio i lavoratori più vulnerabili e meno qualificati quelli che più andrebbero tutelati: sono loro infatti a rimetterci in prima persona quando si cerca di migliorare l’efficienza del sistema attraverso la deregolamentazione del mercato. Da un’altra prospettiva ancora, poi, c’è da dire che i giovani sono una categoria che non si è saputa fare sentire, o che non è stata ascoltata, a livello politico. E non si è neanche iscritta al sindacato –  che così ha continuato a fare battaglie per i suoi iscritti e non per i non-iscritti.Guardandomi indietro, io mi accorgo di averci messo tre anni dalla fine degli studi a trovare la mia strada, tre anni spesi per lo più all’estero. E penso di essere stato fortunato ma anche tenace. Ma che fine fa chi ha meno tenacia, o meno fortuna? L’idea del sogno americano, che se uno ha fiducia in sè stesso alla fine ce la fa, è il futuro – ma qui in Italia ora conta chi conosci, i favori che ti può fare e quelli che gli puoi fare tu. Ma il sogno americano, quello vero, ultimamente non se la passa troppo bene. Nessuno certo si può aspettare che qualcun altro gli risolva i problemi, ma l’accesso alle opportunità dovrebbe essere garantito a tutti e non basato su cognome, rendita, aggiramento delle regole o cooptazione. In questo si misura quanto una società sia liberale (nel senso vero del termine), progressista e – per come la vedo io – giusta. In Italia le opportunità sono troppo poche rispetto al potenziale del Paese, e non tutti vengono messi in condizione di giocarsi quelle poche che ci sono. L’anomalia della ‘repubblica fondata sullo stage’, è solo la punta dell’iceberg: è quello che c’è sotto che andrebbe rinnovato. Nell’attesa, iniziare da una migliore regolamentazione dello stage e di altri rapporti di lavoro, guardando per esempio ai paesi scandinavi, può solo fare del bene a tutti: nel lungo periodo anche alle imprese e alla competitività stessa del mio Paese.Un’ultima cosa. Grazie a questa intervista ho scoperto l’esistenza della Repubblica degli Stagisti, e trovo che l’idea del Bollino OK Stage sia geniale. I giovani devono fare la loro parte, e io credo molto nelle iniziative nate dal basso. C’è bisogno di punti di riferimento, di creare massa critica per far sentire la propria voce. Continuate così!testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Seicento stage da 1070 euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembreE leggi anche le testimonianze degli altri ex stagisti della Commissione europea:- Seicento stage da 1070 euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembre- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Francesco Giordano, oggi dipendente di Everis.Mi chiamo Francesco Giordano, ho appena compiuto 25 anni e sono un calabrese trapiantato a Roma. Dopo la maturità, nel 2003 mi sono iscritto a Ingegneria delle telecomunicazioni all’università della mia città, Reggio Calabria: ho concluso la triennale nel novembre 2006 e la specialistica nel luglio dell’anno scorso, con 110 e lode.Nel settembre del 2008 mi sono trasferito a Roma per scrivere la tesi all’interno di un’azienda e cominciare così a vivere il mondo del lavoro da vicino. Era una situazione di "emergenza": il progetto per cui ero stato inizialmente destinato era stato rimandato per mancanza di fondi e a me serviva cominciare il prima possibile per non perdere tempo, visto che avevo praticamente finito le materie. Così il mio professore mi aveva indirizzato verso una piccola società di consulenza a Roma, dove però ho fatto un’esperienza nel complesso abbastanza deludente. Non solo non era previsto rimborso spese, ma il rapporto con il tutor diciamo che non è mai "esploso". Lo stage era strutturato come un mese e mezzo di corso per imparare il sistema Java, più il normale stage di sei mesi, quindi sarebbe dovuto terminare a maggio; invece poi tra una cosa e l’altra si trascinò fino a luglio, quando finalmente riuscii a laurearmi. Dopo la pausa estiva incontrai di nuovo il mio ex capo, ma ero già orientato a cambiare aria e glielo feci capire – anche perché conoscevo le offerte fatte ai miei ex colleghi, quasi tutte consistevano in contratti a progetto e non era quello che cercavo. Ma un lavoro lo dovevo trovare: a Roma condividevo l’appartamento con un amico salito con me dalla Calabria e la vita tra affitto, viaggi per vedere la mia famiglia, qualche uscita era stata abbastanza cara – spendevo più o meno 900 euro al mese, di cui oltre 400 solo per la casa.Appena dopo la laurea, ho cominciato quindi a mandare molti cv in giro per aziende e ho fatto diversi colloqui – ma non trovavo mai quello che cercavo. L’Everis è arrivata quasi per caso, l’ho conosciuta perché ci lavorava un amico del mio ex coinquilino ed ho inviato il cv tramite lui. Mi hanno proposto uno stage sei mesi con un rimborso spese di 750 euro più un buono pasto per ogni giorno lavorativo. Ho accettato e il 15 settembre del 2009 sono entrato nel settore Utilities: in quel periodo ho potuto lavorare su diversi sistemi, e più andavo avanti più sentivo crescere intorno a me la fiducia degli altri membri del team. All’inizio di marzo di quest’anno, più o meno due settimane prima della fine dello stage, mi hanno convocato per dirmi che erano soddisfatti del mio rendimento e che sarei stato assunto. Purtroppo qualche giorno dopo sono stato richiamato e mi è stato comunicato che a causa di problemi burocratici non sarebbero riusciti a farmi subito il contratto: la nuova proposta era un rinnovo dello stage per altri tre mesi, con rimborso spese aumentato di 300 euro lordi mensili. Mi sono fidato e ho accettato. A luglio Everis ha mantenuto la promessa: ho appena firmato un contratto a tempo indeterminato, con uno stipendio di 21mila euro lordi l’anno, circa 1200 netti al mese, più buoni pasto da 8 euro e mezzo e un contributo di 300 euro netti mensili per un anno - che percepiscono tutti quelli che sono alla prima esperienza lavorativa e abitano a più di 150 km dalla sede. Mentre durante lo stage ho dovuto tirare la cinghia e ho avuto bisogno dell’aiuto dei genitori, ora riesco a mantenermi completamente da solo: vivo in affitto con tre amici e sono decisamente soddisfatto del mio tenore di vita.Ho scelto Everis perché può consentirmi di crescere come poche nel campo informatico e perché mi ha offerto un contratto a tempo indeterminato, che per molti neolaureati è un miraggio in questo periodo. Credo che questa sia un’ottima base di partenza che mi potrebbe permettere di raggiungere ruoli importanti. In generale lo stage ha pro e contro, dipende da come viene vissuto sia dall’azienda che dallo stagista. Sicuramente il problema maggiore è che vi sono aziende che sfruttano i ragazzi. Io ho avuto fortuna: fin da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. Come avevo fatto a capirlo? Sulla base delle esperienze di altri stagisti passati qui e di ragazzi che erano stati assunti proprio passando dallo stage. E poi dal modo di porsi dei miei superiori, molto attenti al miglioramento della metodologia e dell’approccio ai problemi più che alla consegna rapida del prodotto finito. Insomma, ho visto una progettazione fatta su di me a lungo termine: e ho visto bene.Della mia Calabria mi manca qualche amico, la famiglia. Ma la vita romana mi piace, ho ricominciato praticamente da zero qui e sono soddisfatto di come vanno le cose. Quasi tutti quelli del mio corso se ne sono andati da Reggio, ed è facile capire perchè: di aziende importanti per il mio settore, di quelle che possono offrire opportunità ai giovani, lì purtroppo ce ne sono pochissime.Testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»

Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Chiara Chino, oggi dipendente di Ferrero.Mi chiamo Chiara Chino, ho 27 anni e ho la fortuna di aver studiato e di lavorare nella mia città: Torino. Dopo il diploma linguistico mi sono iscritta al corso di laurea in Economia e gestione dei servizi turistici. Ho finito la triennale nel novembre 2005, con la cattedra di Economia e gestione dei tour operator e delle agenzie di viaggio e una tesi sul museo del giocattolo di Ormea. Ero particolarmente affascinata dal marketing territoriale e il mio obiettivo all’epoca era di occuparmi di promozione del mio territorio. Durante questa prima parte degli studi ho fatto diverse esperienze lavorative in questa direzione: ho collaborato con un’azienda locale che gestisce eventi sportivi in Piemonte, e tra il gennaio e il marzo del 2006 ho partecipato all’organizzazione del programma ospitalità di un grande sponsor delle Olimpiadi. Il progetto si chiamava Coca Cola Hospitality program e prevedeva l’accoglienza, accompagnamento e partecipazione alle gare di ospiti da tutto il mondo. Io ero administration coordinator: in pratica spettavano a me e alle mie colleghe il coordinamento delle spedizioni e dello staff – per esempio le divise, il materiale formativo, le pratiche per la contabilità… Un lavoro breve ma molto ben pagato, per fortuna!In più spesso facevo la hostess per eventi di grandi aziende, per mettere da parte qualche soldino. Anche se a volte i pagamenti arrivavano con molto ritardo – e io mi sentivo, sembra assurdo eh, quasi in difetto nel chiederli! La retribuzione dipendeva dagli accordi presi con l’agenzia: più o meno 5 euro all’ora, o 40-50 o al giorno.Conclusa la laurea breve ho scelto la specialistica in Economia e direzione delle imprese. Lì alcuni corsi, soprattutto quello di marketing, erano incentrati su casi pratici e testimonianze. Una volta venne a parlarci un rappresentante di Ferrero: mi colpì la motivazione e il senso di appartenenza che dimostrava – e così decisi che un giorno avrei voluto essere una di loro. La tesi di laurea specialistica, nel novembre 2007, mi valse il 110 e lode e la menzione: la feci sul danno da vacanza rovinata e le strategie del tour operator. Tre giorni dopo, a conclusione di una lunga trafila di colloqui, iniziavo ufficialmente il mio stage in Ferrero: durata prevista sei mesi, rimborso di 750 euro al mese. Ma prima avevo fatto altre esperienze simili – e non tutte così positive. La prima tra il maggio e il settembre del 2004, al secondo anno di triennale: si trattava di uno stage curriculare, cioè obbligatorio. L’ufficio job placement della mia università ne era l’ente promotore: mi mandò per tre mesi a fare l’assistente contabilità clienti in un noto tour operator torinese. Proprio nei tre mesi estivi, quelli di intensissimo lavoro, e senza rimborso spese… Anche se a dir la verità avevo scelto io di farlo in quel periodo, per sfruttare il momento di pausa dei corsi universitari, e sapevo fin dall'inizio che non era prevista una retribuzione. Comunque questa esperienza mi ha dato molto: da subito mi avevano affidato la verifica degli avvenuti pagamenti delle agenzie di viaggio e la registrazione a sistema, e quindi ho dovuto imparare a essere organizzata e metodica nel lavoro... non si potevano fare errori! Durante quello stage, per una settimana ebbi anche l’opportunità di sostituire una collega e di mettermi alla prova al front-office: parlare direttamente con il cliente richiedeva flessibilità e capacità di comprensione. Alla fine mi diedero un piccolo riconoscimento che non era previsto, più o meno 200 euro, promisero di tenermi in considerazione al termine degli studi e io tornai a fare la studentessa a tempo pieno.Nell’estate del 2007, quasi al termine della laurea specialistica, svolsi poi uno stage in un altro tour operator di Torino. In questo caso mi autocandidai, perché avevo bisogno di reperire materiale per la mia tesi. Anche qui, stage nel periodo estivo e zero rimborso spese, nemmeno i pasti o i ticket per il parcheggio. L’esperienza non andò però come mi aspettavo: molte volte mi abbattevo, sentivo che dalle mansioni che mi erano state affidate non stavo imparando molto. Però poi cercavo di trovare il lato positivo – almeno nell’archiviazione mi passavano sotto mano molte pratiche utili per la tesi! Si impara anche dalle esperienze negative: io per esempio lì ho capito come interfacciarmi con i superiori e a come far valere le mie idee senza sentirmi in difetto solo perché ero l’ultima arrivata. La delusione per l’esito negativo di questo stage mi spinse a desiderare con tutte le mie forze di voltare pagina, e mentre finivo la tesi cominciai ad applicare online per diverse aziende di largo consumo e a fare molti colloqui – a volte anche due nello stesso giorno.Fino a Ferrero, appunto. Primo colloquio di gruppo in una società esterna di selezione del personale, poi colloquio con tre capigruppo con tanto di richiesta di svolgimento di casi pratici (inutile dire l’agitazione), infine colloquio con il direttore marketing. Parlammo per oltre mezz’ora di pubblicità, e non gli risparmiai nemmeno qualche critica… Costruttiva, s'intende! Il giorno dopo mi diedero l’ok.In Ferrero ho finalmente compreso cosa significa fare uno percorso formativo: da subito mi hanno coinvolto operativamente in diversi progetti concedendomi anche autonomia decisionale. E poi finalmente un rimborso spese degno di questo nome e una concreta prospettiva di inserimento lavorativo! Ho finito lo stage il 15 giugno 2008 e il 18 giugno è cominciato il mio contratto di apprendistato di quattro anni, con il ruolo di junior brand manager.È un lavoro molto stimolante e vario: di base mi occupo di analisi di vendita e di concorrenza di supporto per la definizione delle strategie della marca. In Ferrero ogni prodotto è "marca impresa", cioè si autosostiene: con i suoi ricavi finanzia gli investimenti. Io supporto il brand manager nelle decisioni strategiche di marca, con la possibilità di agire su tutte le leve:  prezzo, comunicazione, promozione e gamma. C’è di bello che ogni giorno è una scoperta: per esempio di recente ho partecipato allo shooting per la selezione per il concorso «Diventa tu il bimbo Kinder» e all’organizzazione operativa del concorso «Vinci un weekend con i campioni olimpici» che prevedeva per dieci famiglie l’esperienza di allenarsi nel centro di preparazione atletica Coni.Per i neoassunti l’azienda prevede un programma formativo di sette settimane che si chiama «Capire Ferrero». Io tra le altre cose sono stata per una settimana in affiancamento vendite in un’area sperimentale, a Nizza, e una settimana in fabbrica: facevo il primo turno in linea a Stadt Allendorf, il nostro stabilimento tedesco. Un’esperienza unica.Da due anni e mezzo lavoro nel marketing di Ferrero e ogni giorno mi dico quanto sono fortunata. Anche gli amici me lo ricordano: «Chiara ce l’hai fatta eh?». Ma non dimentico il percorso che ho fatto per arrivare qui. Oggi guadagno intorno ai 1500 euro al mese: ritengo di essere quasi indipendente dal punto di vista economico, e anche se vivo ancora con i miei sto cercando di accumulare un po’ per acquistare una casa tutta mia. Per il futuro mi piacerebbe continuare il percorso iniziato in Ferrero, magari cambiando paese o funzione aziendale. Sarebbe molto stimolante!I miei tre stage, in maniera differente, hanno contribuito a farmi arrivare dove sono ora. Penso però che alcuni punti critici nell’utilizzo di questo strumento andrebbero affrontati e risolti: non è pensabile che le aziende ricerchino persone per lavori di archivio o per far fronte temporaneamente a picchi di lavoro e senza alcuno scopo formativo. E se il tirocinio non è finalizzato all’assunzione, questo dovrebbe essere dichiarato subito, in modo che ciascuno possa decidere con consapevolezza se sfruttare l’opportunità formativa anche senza la possibilità di un'assunzione futura, o cercare altrove. Per questo apprezzo moltissimo l’iniziativa del Bollino OK Stage. È fondamentale che i ragazzi sappiano quali sono le aziende serie e affidabili in cui lo stage è davvero formazione, esperienza, crescita. Grazie Repubblica degli Stagisti, continuate così! Testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»

Dalla metafisica al trattato di Lisbona: la storia di Mauro Pedruzzi, filosofo stagista alla Commissione europea

Dal 1° luglio al 1° settembre è aperto il bando per candidarsi agli stage presso la Commissione europea. La Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di chi ha già fatto questa esperienza: ecco quella di Mauro Pedruzzi.Sono Mauro Pedruzzi, ho 26 anni e vengo dalla provincia di Bergamo. Ho studiato  filosofia prima alla Statale di Milano e poi alla Sorbona di Parigi: laurea triennale nel 2005 con una tesi sul platonismo nella filosofia francese contemporanea, e poi un percorso un po’ atipico tra Francia e Italia, utilizzando il master in «Histoire de la philosophie, métaphysique, phénoménologie» come percorso di studi per la specialistica. Per il primo anno ho percepito 3500 euro come contributo grazie a una borsa di studio “congiunta” della Commissione europea e l’università di Milano; per il secondo anno invece, non essendo previsti ulteriori finanziamenti, ho versato  le tasse universitarie. Ho passato a Parigi un anno e mezzo, dal settembre del 2006 all'agosto del 2008: la mia tesi sulla questione dell’identità politica e culturale dell’Unione Europea è stata poi anche pubblicata sulla rivista Revue philosophique de Louvain.Durante gli studi universitari ho sempre svolto diversi lavoretti: organizzatore di corsi di filosofia per alcuni comuni della bergamasca, intervistatore per una società di ricerche di mercato a Parigi, barista in un pub  a Notting Hill… Credo sia fondamentale per uno studente confrontarsi con il mondo del lavoro durante gli studi e “sporcarsi le mani”.Prima di candidarmi per lo stage alla Commissione europea ho trascorso diverso tempo all’estero,  lavorando come stagista all’ufficio di politica interna e comunicazione dell’Ambasciata d’Italia a Parigi e poi come professore di lingua italiana presso una scuola privata a Londra. Lo stage in Ambasciata, nell’ambito del progetto Mae Crui, è iniziato nel maggio 2008 ed è  durato fino alla fine di agosto. Non era retribuito, tuttavia credo sia stato un’esperienza altamente raccomandabile: personalmente poi, sono stato molto fortunato  perchè ho lavorato durante il semestre di presidenza francese dell’Unione europea e ho quindi avuto modo di partecipare, come membro della delegazione italiana, a diversi summit internazionali. In Ambasciata lo staff era composto da una ventina di persone: oltre a me, in quel periodo, c’erano altri 4-5 stagisti.A settembre del 2008 mi sono trasferito a Londra per approfondire il mio inglese e vi sono rimasto per sette mesi, fino a che non ho ricevuto da Bruxelles la proposta di uno stage alla Rappresentanza della Commissione europea a Dublino. Non ci ho pensato due volte: non capita spesso un'occasione del genere a chi viene da studi filosofici!Era la seconda volta che inviavo la mia candidatura: la prima il mio cv era stato inserito nel blue book ma non aveva poi portato a un’offerta definitiva; la seconda volta è invece andata bene. La mia esperienza, tra l’altro, è stata molto diversa da quella degli altri tirocinanti, perchè dopo aver partecipato ad alcuni incontri a Bruxelles, a  marzo 2009 sono partito alla volta dell’Irlanda. Ero l’unico stagista – e l’unico italiano – della Rappresentanza, in un Paese in cui non ero mai stato: ma fin da subito l’ho apprezzato per la cordialità e la fierezza degli irlandesi. Ho trovato casa molto facilmente dietro al Trinity College, l’affitto era un po’ alto – 600 euro per una camera, se la memoria non mi inganna – e in generale Dublino è abbastanza cara, ma fortunatamente il rimborso spese di 1050 euro al mese mi ha permesso di mantenermi autonomamente. L’Irlanda è un paese complesso e affascinante, in cui le diversità sono estremamente importanti. Come era successo a Parigi, ho avuto la fortuna di lavorare durante un periodo fondamentale per il paese: stavolta quello del referendum sul Lisbon Treaty II. Ho vissuto in prima persona il lavoro della Commissione, lavorando esclusivamente in inglese, a stretto contatto con i referenti a Bruxelles e con il governo irlandese; da europeista convinto, la coscienza di aver contribuito anche in minima parte alla ratifica del trattato mi rende particolarmente orgoglioso. Tornato in Italia ho inviato il mio cv alle principali società di public relations. Ho trovato un’opportunità di stage presso Burson-Marsteller, società di pubbliche relazioni e consulenza di comunicazione, con un rimborso spese di circa 300 euro. Ho interrotto lo stage quando ho ricevuto un’offerta di lavoro da una multinazionale farmaceutica, presso la Direzione Comunicazione e relazioni istituzionali: mi hanno fatto un primo contratto a progetto di sei mesi da 850 euro al mese, e poi dopo le classiche tre settimane di pausa a fine agosto riprenderò con un altro cocopro.In pochi anni ho sperimentato il mondo istituzionale, quello della consulenza e infine quello dell’azienda. Ognuno di questi ovviamente ha i suoi punti di forza e di debolezza; il fil rouge penso sia la curiosità e un po’ di sana ambizione. Il consiglio che posso dare ai miei coetanei è quello di osare: non è detto che chi abbia studiato fino all’altroieri Kant non possa oggi occuparsi di mercato farmaceutico o di relazioni istituzionali. Bisogna armarsi di molta umiltà ma allo stesso tempo puntare in alto. E ovviamente puntare in alto significa anche disponibilità ai trasferimenti e a lavorare duro.testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Seicento stage da 1070 euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembre- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Cristina Cervio, oggi dipendente di Kellogg Italia.Mi chiamo Cristina Cervio e ho 26 anni. Sono originaria di Mortara, un piccolo paese della provincia di Pavia dove ho frequentato il liceo linguistico. Ho continuato con la triennale in Scienze della comunicazione all’università di Pavia, dove mi sono laureata nel settembre del 2006, per concludere nel marzo 2009 con una magistrale in Brand management alla IULM di Milano. Durante gli studi ho lavorato in un agriturismo in un paese nei pressi di Mortara: con questo lavoretto sono riuscita a coprire alcune spese universitarie.Nel 2005, al termine del primo triennio universitario, ho fatto un breve stage presso una piccola azienda del mio paese che si occupava di cartellonistica e grafica; avevo 21 anni. Lavoravo per lo più nel laboratorio di realizzazione dei prodotti finiti come addetta allo spellicolamento, alla plastificazione e stampaggio del materiale pubblicitario. Ero l’unica stagista all’opera, vista la piccola dimensione dell’azienda: 5 dipendenti più una stagista – io! L’esperienza è durata da ottobre a dicembre: non percepivo alcun rimborso spese e alla fine c’è stata solo una stretta di mano – del resto, fin dall’inizio non si prospettavano possibilità di inserimento.Mentre studiavo non ho fatto Erasmus perché volevo concentrarmi sui libri e laurearmi il prima possibile: fremevo per entrare nel mondo del lavoro. E infatti nel 2008, all’ultimo anno di specialistica, ho iniziato a cercare uno stage che mi permettesse di sostenere il mio progetto di tesi: è così che sono entrata in contatto con Kellogg Italia. Ho mandato il mio cv, sono stata chiamata per un colloquio e quasi subito mi è arrivata la proposta: un tirocinio di sei mesi, con la possibilità di un eventuale prolungamento di altri sei. Ho subito accettato e nell’aprile del 2008 ho cominciato: inizialmente ricoprivo il ruolo di assistant brand manager presso il reparto marketing dell’azienda e mi dedicavo principalmente ai progetti di packaging, al sito internet e alla reportistica di Special K – la prima brand dell’azienda! Il rimborso spese era ottimo, 850 euro più i buoni pasto, così come il rapporto con la mia tutor e i colleghi. Al termine dei primi sei mesi sono stata riconfermata, passando alle brand Kids (Coco Pops, Rice Krispies, Frosties). Per la seconda parte dello stage il rimborso spese è aumentato di cento euro, arrivando a 950. Una cifra che tanti stagisti non osano neanche sognare! Il rimborso però non dovrebbe essere un optional: per me per esempio è stato indispensabile perché per Kellogg ho dovuto trasferirmi a nord di Milano, in provincia di Lecco. Vivevo da sola e pagavo un affitto di 500 euro al mese: il rimborso mi permetteva di coprire le spese legate all’affitto e alla casa, anche se poi, non lo nascondo, i miei genitori continuavano a sostenermi economicamente.Giunta al termine del mio anno in azienda, non c’è stata possibilità immediata di un contratto. In questo periodo di fermo sono tornata a vivere con i miei e a lavorare in agriturismo per assicurarmi un’entrata minima, e chiaramente a guardarmi intorno facendo colloqui. Ma la primavera-estate 2009, periodo di piena crisi, non prospettava grandi opportunità. Per fortuna dopo circa sei mesi sono stata richiamata da Kellogg: si erano aperte posizioni  nel ramo commerciale, e me ne hanno offerta una per il ruolo di in-store sales representative  sul territorio del Friuli Venezia Giulia / Veneto Orientale. Dal novembre dell’anno scorso sono assunta a tempo determinato con un contratto di 18 mesi, con uno stipendio base di 1.200 euro + incentivi trimestrali. Dal punto di vista economico sono completamente autonoma, anche se i miei genitori non smettono di darmi una mano ogni tanto. Mi sono trasferita a Udine, dove ho preso in affitto un appartamento che mi costa 450 euro al mese. Lavoro in modo molto indipendente: non ho un ufficio di base, faccio parte di un team di area – quella Nord Est – in cui operano altre figure che ricoprono il mio stesso ruolo, e tutti noi facciamo riferimento ad un capo area che ci coordina. In concreto mi occupo di assortimento dei singoli punti vendita, velocità di inserimento di nuovi prodotti, disposizione dei prodotti sullo scaffale, negoziazione e pianificazione di fuori banco, out of stock, attività promozionali. Lavorare in ambito commerciale mi piace molto: voglio crescere e raggiungere una buona professionalità. Nel lungo periodo, poi, mi piacerebbe tornare ad occuparmi di marketing.Riflettendo sulla situazione dei giovani italiani, penso di essere stata fortunata perchè il mio secondo tirocinio mi ha portato un lavoro e un buon stipendio; in generale lo stage purtroppo non è un trampolino di lancio per i neolaureati nel mondo del lavoro. Spesso, a causa di aziende poco rispettose, esso si riduce semplicemente a una sosta in attesa della giusta occasione. La Carta dei diritti dello stagista e il Bollino OK Stage, di cui Kellogg fa parte, sono strumenti utilissimi che la Repubblica degli Stagisti mette a disposizione dei giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro; loro dovrebbero però fare la loro parte – e non accettare qualunque proposta, bensì fare una cernita delle aziende e del valore aggiunto che queste sanno dare allo stage. Testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»

Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

Dal 1° luglio al 1° settembre è aperto il bando per candidarsi agli stage presso la Commissione europea. La Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di chi ha già fatto questa esperienza: ecco quella di Mirko Armiento.Sono nato nel 1984 a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, e fino a 16 anni sono vissuto a Manfredonia. Per gli ultimi tre anni di liceo mi sono trasferito a Milano, alla scuola militare Teulié; poi ho fatto per sei mesi il pilota in Accademia Aeronautica, ma nel gennaio del 2003 ho scelto di lasciarla per iniziare l’università. Prima della maturità avevo provato a fare i pre-test in Bocconi e li avevo passati: così mi sono iscritto alla triennale in Discipline economiche e sociali della facoltà di Economia. In quel periodo ho fatto tanti lavoretti, dal pierre in discoteca al cameriere alle ripetizioni di matematica; principalmente però mi sono mantenuto con le borse di studio dell’ISU Bocconi. Nel 2004 ho fatto uno scambio di sei mesi alla Fundaçao Getulio Vargas di San Paolo, in Brasile; l’anno dopo mi sono laureato e ho proseguito con la specialistica in Economia dei mercati internazionali e delle nuove tecnologie condendola con altre due esperienze all’estero: New Delhi dal giugno all’ottobre del 2006, con uno stage presso l’Asian Pacific Centre for Transfer of Technology delle Nazioni Unite, e poi altri sei mesi in Erasmus a Goteborg, in Svezia, da gennaio a giugno del 2007 presso il Chalmers university of technology. Lo stage in India non prevedeva rimborso, ma una borsa di studio ISU-Bocconi da 1.500 euro più biglietto a/r mi ha permesso di coprire parte delle spese.Alla fine del 2007, grazie alla mia tesi sul fotovoltaico, ho ottenuto un cococo come assistente di ricerca presso lo IEFE – il Centro per la ricerca sull’economia dell’energia, l’economia ambientale e la politica energetica della Bocconi – con i classici mille euro di stipendio. Pochi mesi prima di laurearmi avevo fatto domanda per gli stage alla Commissione europea: a novembre avevo saputo di essere stato inserito nel «Blue Book», la prima selezione. Durante la prima metà di gennaio mi hanno comunicato che ero stato scelto, ed è stato un gioco a incastro: il contratto mi è scaduto il 28 febbraio 2008 e lo stage a Bruxelles (da mille euro netti al mese!), è cominciato il 3 marzo. Dall’IEFE è arrivata la proposta di continuare la collaborazione a distanza, per un altro progetto sui costi del nucleare in Italia: non richiedeva moltissimo tempo e quindi sono riuscito a conciliare i due lavori, portando a casa altri mille euro al mese. A Bruxelles – dove condividevo l’appartamento con tre studenti pagando circa 300 euro per una singola – ho passato i cinque mesi più intensi e belli della mia vita. Molti ritengono che lo stage in Commissione sia un Erasmus “da grandi” con in più il benefit di avere uno stipendio – ma detto così è limitante! Al lavoro si parlavano tre lingue contemporaneamente, tutta gente molto giovane e alla mano, io ero nell’ unità P5 - Cultura presso l’Eacea, l’agenzia per la Cultura, gli audiovisivi e l’educazione. Ma la cosa straordinaria di questa esperienza è l’interazione con gli altri 600 stagisti [nella foto di gruppo qui a fianco, tratta dal gruppo «50 Years of Traineeships at the European Commission» su Facebook, Mirko è uno dei puntini sulla sinistra] con culture, valori, background diversi. E mille attività da fare insieme: io personalmente ho fatto parte del gruppo Teatro, preparando uno spettacolo prima della fine dello stage, organizzato il torneo di calcio per stagieres, frequentato due corsi di lingua (gli stagieres su base volontaria erano sia studenti che insegnanti), partecipato a comitati di cucina, wine tasting e all’organizzazione di una mostra fotografica. E poi c’erano proiezioni di film seguiti da dibattiti, corsi di disegno, viaggi organizzati, insomma un’infinità di attività… Un’esperienza a 360 gradi.Il mio stage si è concluso alla fine di luglio del 2008, e sempre a Bruxelles ne ho trovato subito un altro: sei mesi presso l’EICTA (ora DigitalEurope), un’associazione industriale di ICT. Ma ubi maior minor cessat, e dopo poche settimane ho abbandonato per accettare una proposta dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per un contratto di inserimento di 18 mesi a Roma, in particolare per una posizione in distacco presso il Gabinetto del ministro dello Sviluppo economico, nell’ufficio del Consigliere diplomatico e degli affari internazionali. Per un anno e mezzo mi sono occupato di politica energetica internazionale al ministero, poi di recente sono stato richiamato dalla società e assunto a tempo indeterminato in organico. Ora faccio parte dello staff dell’amministratore delegato del GSE e lavoro sulle tecnologie per lo sfruttamento delle energie rinnovabili;  la mia R.A.L. [retribuzione annua lorda, ndr] è di 27.500 euro all'anno, più o meno 2300 al mese – a cui poi vanno aggiunti gli straordinari, i bonus e i buoni pasto. Non mi sento “arrivato” ma credo di essere sulla strada giusta: vivo in una città che mi piace e sono soddisfatto del mio tenore di vita, del lavoro che faccio, insomma... della mia vita in generale!Rispetto ai “cervelli in fuga” di cui si parla spesso io ho compiuto un percorso inverso: ho scelto di tornare in Italia – anche se per gli stipendi siamo agli ultimi posti, abbiamo livelli di tassazione più alti e tanti altri problemi… Amo l’Italia e gli italiani, ma quando vedo i commenti su Facebook di amici espatriati che sputano sul nostro Paese, senza avere mai provato a cambiare le cose, non mi sorprende che siamo un Paese in decadenza. Con ciò non voglio dire che non li giustifico, ognuno ha il diritto di agire come meglio crede, e di vivere dove e come vuole, però non capisco chi si ostina a parlar male dell’Italia, della sua classe dirigente, a lamentarsi di tutto, senza contribuire minimamente a cambiare anche solo qualche piccola cosa che non va all’interno del sistema. Ultimamente vedo troppi giornalisti e poca gente attiva nella realtà. Penso che il contributo di ognuno sarebbe prezioso, soprattutto delle persone che avendo visto sistemi più equi e corretti potrebbero prenderne spunto: raccontare e criticare è sacrosanto, e sono io il primo a farlo, ma non è sufficiente a cambiare le cose.Certo, io sono tornato perché ne ho avuto la possibilità: non lo avrei mai fatto da “disoccupato” o a condizioni troppo troppo svantaggiose. E il mio consiglio ai giovani è questo: viaggiare più che si può e poi tornare in Italia.testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Seicento stage da 1070 euro al mese alla Commissione europea: bando aperto fino al 1° settembre

Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Luca Bonecchi, oggi dipendente di Giochi Preziosi.Mi chiamo Luca Bonecchi, sono nato nel 1982 e vivo a Legnano, a metà strada tra Milano e Varese. Dopo la maturità scientifica ho studiato  Economia aziendale e poi General management presso l’università Bocconi, laureandomi nel dicembre 2006. Fin dal liceo ho sempre fatto lavoretti estivi – dall'operaio all'addetto pulizie aeromobili – per poter guadagnare qualcosa e pesare meno sulla mia famiglia: tutte esperienze che mi hanno aiutato a capire il mondo del lavoro.Nel 2005, durante l'ultimo anno di specialistica, grazie al supporto dell'ufficio Relazioni internazionali dell'università ho fatto uno stage di tre mesi e mezzo in India – da settembre a dicembre – presso la Camera di commercio indo-italiana di Mumbai. Lo stage non era retribuito, se non per i pasti del mezzogiorno, e tutte le spese erano a mio carico: a conti fatti ho dovuto tirare fuori più o meno 3200 euro (considerando però anche un breve “giro di piacere” a Delhi e Kolcata). La metà di questa cifra poi è stata coperta da una borsa di studio di 1700 euro messa a disposizione dall'università. L'esperienza comunque è stata estremamente positiva. Lo stage era focalizzato su un progetto specifico: il supporto all'organizzazione di un evento promozionale del made-in-Italy, «Festa Italiana 2005» della durata di dieci giorni, sulle cinque principali metropoli indiane (Mumbai, Delhi, Kolkata, Bangalore e Chennai), che coinvolgeva molte aziende italiane. Il mio tutor, il segretario generale della Camera, mi lasciava molta libertà d'azione e responsabilità su diversi aspetti dell'evento tra cui la logistica, la gestione dei rapporti con i diversi partner e l’organizzazione di singoli sub-eventi. In quel periodo alla Camera c’erano altri due stagisti – uno insieme a me presso la sede di Mumbai, un’altra alla sede di Kolcata – a fronte di circa 35 dipendenti, quattro italiani e una trentina di indiani. Io alloggiavo presso una famiglia indiana, in una stanza affittata in condivisione con l’altro stagista; al mese spendevamo circa 200 euro a testa, 400 per l’intera stanza.All’inizio del 2007, con una laurea e uno stage nel curriculum, ho iniziato a cercare opportunità nel settore marketing, e ho risposto a un annuncio pubblicato nella bacheca online dell'ufficio Placement dell'università per un tirocinio nel marketing di Electronic Arts Italia, filiale italiana della multinazionale del videogioco. Dopo tre colloqui, a marzo sono entrato nella società come PR assistant per supportare la PR manager nella gestione degli eventi legati ai lanci dei videogiochi, nell'organizzazione delle presentazioni alla stampa e nella gestione dei rapporti con i giornalisti. Lo stage era retribuito con un rimborso spese di 500 euro mensili più buoni pasto; già dal primo colloquio mi era stato anticipato che non era previsto un inserimento in azienda ma che, essendo la filiale giovane e in continua evoluzione, si sarebbero potute aprire altre opportunità in seguito. Il carico di lavoro era alto ma lo stage non è mai stato un semplice "sfruttamento": la responsabile dedicava spesso dei momenti alla formazione e mi coinvolgeva in attività non solo operative. La filiale contava una cinquantina di persone: oltre a me c’erano altri due stagisti, uno nel marketing e uno nella supply chain. Ad agosto, allo scadere dei primi sei mesi, lo stage mi è stato prorogato per altri sei: ho iniziato a valutare altre opportunità e, grazie a un evento di placement organizzato dalla Bocconi, sono entrato in contatto con diverse aziende tra cui Giochi Preziosi che, dopo un colloquio con le Risorse umane e con il manager responsabile dell'ufficio Licensing, mi ha offerto uno stage di tre mesi con rimborso spese di 800 euro e buoni pasto più la possibilità, una volta terminato lo stage, di passare ad un contratto di inserimento di 18 mesi. Ho quindi deciso di interrompere anticipatamente lo stage presso Electronic Arts; la mia responsabile era dispiaciuta ma, non avendo budget per farmi una “controfferta”, mi ha dovuto lasciar andare per la mia strada.Fin dall'inizio l’esperienza in Giochi Preziosi [nell'immagine, l'homepage del sito] mi è sembrata proiettata oltre i tre mesi di stage: le attività di lavoro venivano impostate per darmi la possibilità di imparare a muovermi nel settore delle licenze e acquistare progressivamente autonomia. Ho cominciato lo stage a gennaio 2008 e ad aprile la promessa del contratto di inserimento è stata mantenuta, con l’accordo che se l'azienda fosse stata soddisfatta sarebbe stato poi convertito in contratto a tempo indeterminato. A gennaio del 2009, la sorpresa: il contratto di inserimento è stato trasformato nel tempo indeterminato con otto mesi di anticipo! Oggi ho uno stipendio di circa 1500 euro netti al mese; vivo ancora con i miei, ma ho intenzione di andare presto a stare per conto mio. Giochi Preziosi è un’azienda che offre grandi opportunità di crescita professionale; per i giovani oggi è difficile trovare società disposte ad investire su di loro in un’ottica di lungo periodo. Per questo mi reputo una persona fortunata: ho un lavoro che mi piace, una retribuzione buona e soprattutto un'azienda che ha voluto investire nella mia formazione e crescita. Però una cosa che ho imparato è che oltre alla fortuna serve la voglia di impegnarsi e mettersi in gioco. È vero che lo stage a volte è utilizzato dalle aziende come un semplice sfruttamento dei giovani appena usciti dalla scuola o dall'università; però spesso viene preso anche da noi giovani come un parcheggio temporaneo in attesa che dal cielo cali qualche opportunità migliore. Invece le opportunità bisogna conquistarsele con le unghie e con i denti!Testo raccolto da Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuroE le storie degli altri "stagisti col Bollino":- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»

Tirocini UNV, la testimonianza di Alice Michelazzi: «Un ottimo punto di partenza per conoscere il mondo della cooperazione»

Mi chiamo Alice Michelazzi, ho 31 anni e sono di Milano. Attualmente vivo in Africa, a Njombe, una cittadina nel sud-ovest della Tanzania, dove lavoro con una organizzazione non governativa a un progetto di elettrificazione e sviluppo rurale. Da sempre ho la passione per le politiche dello sviluppo e della cooperazione internazionale: ho iniziato ad avvicinarmi sul piano teorico a queste tematiche studiando scienze internazionali e diplomatiche alla sede di Forlì dell'università di Bologna. Durante il periodo universitario ho scoperto l'Internship Program dell'UNV sul sito UN/DESA, il portale del dipartimento di affari economici e sociali delle Nazioni Unite.Ho partecipato, appena laureata, al bando del 2004 che prevedeva la partenza nella primavera successiva. Nel 2003 a Milano avevo svolto il servizio civile per l'ong CeLIM, Centro laici italiani per le missioni, ma il mio desiderio era di spostarmi all’estero: per questo mi ero già messa in contatto con diverse ONG. Fino a quando sono stata selezionata e, a marzo 2005, all’età di 26 anni, è iniziata la mia esperienza UNV: destinazione Eritrea. Il tirocinio, come previsto, è durato un anno: ho firmato un contratto e ho ricevuto un rimborso spese mensile di 1300 dollari [equivalenti all'epoca più o meno a 975 euro], commisurato al costo della vita del Paese che mi ospitava. Avevo poi anche diritto all’assicurazione sanitaria e a un viaggio a/r dal luogo di origine. In Eritrea ero l'unica tirocinante: lavoravo presso l’ufficio UNV di Asmara, affiancando la UNV project manager in tutte le attività di competenza di quella sede: dalla gestione dei volontari in arrivo e in partenza, alla redazione di una newsletter, dall’organizzazione degli eventi legati allo UNV Day, fino alla partecipazione alle attività della sede UNDP Eritrea. [A questo link, l'articolo «Volunteering for human rights in Eritrea and Ethiopia» scritto da Alice nel novembre 2005 e pubblicato sul sito UN Voluteers, nella sezione «Volunteer Voices»]Nonostante le normali difficoltà e le mille problematiche che si incontrano in un paese straniero ritengo la mia esperienza molto positiva, perché mi ha dato la possibilità di scoprire “dall’interno” il mondo delle Nazioni Unite in tutte le sue sfaccettature. In più un tirocinio del genere rappresenta un  elemento importantissimo per il proprio curriculum, oltre ad essere una buona carta da giocare per successive opportunità professionali. Ad esempio, nel mio caso, dopo il periodo di tirocinio UNV, ho trovato lavoro con la ong Iscos - Istituto sindacale per la cooperazione e lo sviluppo - sempre in Eritrea, da maggio a dicembre 2006, seguendo un progetto di sicurezza alimentare. In seguito sono arrivata a quella che è la mia occupazione attuale, in Tanzania: oggi torno in Italia solo un paio di volte l'anno. A chi sogna di lavorare nell’ambito della cooperazione consiglio vivamente di fare questa esperienza. Innanzitutto perché vivere per un periodo così lungo all’estero permette di toccare davvero con mano un certo tipo di contesto, con tutte le sue criticità: sperimentare in maniera diretta determinate realtà, a mio avviso, è fondamentale per svolgere al meglio un lavoro del genere. E poi i tirocini UNV, avendo un limite d’età abbastanza basso [si può fare richiesta entro i 26 anni] sono un ottimo punto di partenza per entrare a contatto con questo mondo.Testo raccolto da Chiara Del PriorePer saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli:- UNV Internship Programme: trenta tirocini in Paesi in via di sviluppo finanziati dal ministero degli esteri- Valeria Setti: «Da Rovereto a Vienna per mettere la diplomazia al servizio dei diritti umani:la mia esperienza alla Fundamental Rights Agency»