Dentro Vulcanus in Japan: gli stage a Nara di Andrea e Giuseppe

Annalisa Di Palo

Annalisa Di Palo

Scritto il 18 Gen 2015 in Storie

Sono in scadenza i termini per partecipare a Vulcanus in Japan, il programma annuale di tirocini in aziende giapponesi del settore tecnologico finanziato dall'Eu-Japan Center for Industrial Cooperation di Bruxelles e dalle aziende stesse, destinato a tutti gli studenti europei iscritti a facoltà tecnico-scientifiche. La Repubblica degli Stagisti ha chiesto a due ex partecipanti di raccontare il loro anno nel Paese del Sol Levante: ecco le storie di Andrea Tino e Giuseppe Lisi. 

 

Andrea Tino (27 anni, Siracusa)

Oggi c'è molto bisogno di  ingegneri informatici e programma
tori, il linguaggio informatico è il futuro in ogni campo. Sin dal liceo scientifico lo sviluppo software mi ha appassionato, così come la ricerca, quindi Ingegneria Informatica è stata una scelta naturale. Essendomi stabilito a Siracusa con la mia famiglia, dopo aver vissuto in varie città, ho frequentato la facoltà di Catania.

Al primo anno della specialistica, intenzionato a fare un tirocinio in una grande azienda all'estero, navigando di sito in sito ho trovato il Vulcanus: il giorno seguente già preparavo la documentazione. Con largo anticipo, visto che era l'estate 2010 e i termini scadevano a gennaio 2011, ma produrre la mole di carte richiede tempo e io ho presentato anche molta documentazione aggiuntiva. Il Centro di Bruxelles e la comunità degli ex Vulcanus sul web mi hanno aiutato tantissimo. Ricordo ancora fitte conversazioni via mail.

A fine febbraio ho ricevuto l'esito della prima fase: ero in short-list, nei 116 prescelti a partire da mille candidature. Quindi ho prodotto le lettere di presentazione e motivazionali per le aziende presso cui volevo fare il tirocinio, NTT e IBM - il tirocinio viene assegnato dal centro, ma è possibile esprimere delle preferenze. Nel marzo 2011 però c'è stato il terremoto e l'allarme nucleare a Fukushima, e il centro ha chiesto ai candidati prescelti di confermare le loro intenzioni a proseguire le selezioni. Mi sono informato e ho confermato - dopo aver tranquillizzato i miei genitori, cosa non da poco. E a fine maggio ecco la bella notizia: ero tra i trenta partecipanti. Il luglio successivo c'è stata una duegiorni di briefing pre-partenza a Bruxelles, in cui il centro ha fornito tutte le informazioni di base e una bella iniezione di aspettative - più una mappa della metro di Tokyo che ci ha spaventati tutti per quanto intricata.  Il primo settembre eccoci a Tokyo: iniziava l'avventura.

Io ho lavorato presso il Communication Science Laboratory della NTT per otto mesi, da gennaio ad agosto 2012. Insieme al mio supervisore Kazuo Aoyama ho operato su un algoritmo avanzato per la ricerca veloce su grandi masse di dati, formulando un modello matematico per la descrizione dell'algoritmo. Mi sono trovato benissimo: a lavoro l'ambiente era molto sereno e mi sono integrato bene con il ciclo di attività.  È stato molto gratificante e istruttivo vedere come lavorano i giapponesi. Tanto che ho voluto racchiudere tutti i pensieri di quei giorni in un "diario di bordo" e ribadirne alcuni nella presentazione finale durante la conferenza conclusiva a Tokyo.

ll grant era di 12mila euro totali, di cui 8mila forniti dall'azienda, che ha anche pagato l'alloggio
, prima a Tokyo durante il corso di lingua obbligatorio per tutti - che abbiamo svolto alla Naganuma School - e poi a Nara per lo stage. La lingua è il primo ostacolo per tutti, ma bisogna sforzarsi di superarlo perché è la chiave per integrarsi. Si pensa che i giapponesi siano freddi ma in realtà sono solo molto timidi nei confronti degli stranieri. Sono stereotipi di cui è bene liberarsi da subito. Certo è importante interagire. Ad esempio a Tokyo partecipavo a delle lezioni di Go al Nihon Ki-In, mentre a Nara, realtà più rurale, ho frequentato il club di pallavolo, gli streetdancer alla stazione e le lezioni di  Kyudo, l'arco Giapponese.  Le occasioni per farsi degli amici non sono mancate.

Si pensa anche che il costo della vita sia molto alto, ma è vero a metà. Per chi vive a Tokyo e dintorni i prezzi sono più alti, ma è sempre possibile coniugare risparmio e qualità
. Ci sono ad esempio i Konbini, convenience store sempre aperti; poi comprando una bici ho risparmiato molto sui costi dei treni - quelli sì alti - anche perché abitavo vicino al laboratorio. Ad ogni modo il grant è più che sufficiente e permette di vivere serenamente.

Le occasioni per fare carriera ci sono. Se si fa un buon lavoro al tirocinio c'è la concreta possibilità di poter chiedere un prolungamento delle attività di ricerca per poi magari ottenere una posizione. Dopo un anno dal mio rientro dal Giappone, mentre finivo l'università, sono stato contattato dalla Microsoft per un'offerta come Ingegnere Software full time a Copenaghen, che ho accettato, e da più di un anno vivo e lavoro in Danimarca. Da quando ho inserito la mia esperienza Vulcanus nel curricilum ho ricevuto diverse offerte di lavoro e sicuramente i recruiter Microsoft mi hanno cercato anche in relazione a questa esperienza.

Foto: sotto, il gruppo dei partecipanti a Vulcanus 2011-2012.



Giuseppe Lisi (28 anni, provincia di Brescia)


Ho conosciuto il Vulcanus tramite l'email che il Politecnico di Milano invia agli studenti ogni anno. Allora ero a Luleå, in Svezia, per il mio anno Erasmus, che aveva seguito la laurea triennale in Ingegneria informatica. Ho presentato domanda a gennaio 2010, al secondo anno di specialistica, senza riscontrare particolari difficoltà: al Politecnico ho ricevuto aiuto dall'ufficio mobilità, e anche l'Eu-Japan Center di Bruxelles è stato molto disponibile. Ho saputo di essere rientrato nella short list a febbraio; poi la notizia della vincita ad aprile, il briefing e l'incontro con tutti i partecipanti a Bruxelles a luglio e l'arrivo a Tokyo a settembre. Nonostante il caldo e l’umidità, il primo impatto è stato entusiasmante. Tokyo è una città immensa, ricca di stimoli, dove tradizione e modernità si fondono in modo affascinante. E allora, camminando tra i grattacieli e le strade affollate della città, ci si può imbattere in bellissimi giardini zen, templi buddisti e santuari Shinto.

A Tokyo per i primi quattro mesi abbiamo seguito un corso intensivo di giapponese, una lingua tra le più suggestive e complesse al mondo. Poi da gennaio 2011 ci siamo trasferiti ognuno nella città della propria azienda; io a Nara, l'antica capitale, luogo di grande bellezza e spiritualità. Sono stato ospitato da NTT Communications Science Lab, dove per otto mesi mi sono occupato di ricerca sui nuovi modelli matematici per l'interazione tra uomo e computer. In particolare ho creato un algoritmo in grado di riconoscere le emozioni dal viso delle persone. Da subito ho dimostrato dedizione e passione, il che ha creato un bel rapporto di fiducia con il mio capo, che mi ha sempre appoggiato e supportato. L'adattamento alla nuova vita e al nuovo lavoro sono stati sereni e piacevoli anche se, a causa delle mie difficoltà linguistiche e della timidezza tipica dei giapponesi, nei primi mesi trascorsi a Nara è stato difficile costruire delle vere amicizie. In compenso il fatto di essere Italiano mi ha aiutato molto, vista la grande passione dei giapponesi per cibo e cultura italiani.

Il Vulcanus è una bellissima esperienza, che consiglio a tutti. Mi ha aiutato molto a crescere. La disciplina e la dedizione dei lavoratori giapponesi è esemplare, e mi ha influenzato tanto. Le persone inizialmente sono timide e timorose, ma in fondo molto generose
. Ricordo ad esempio quando con un folto gruppo di ragazzi europei andammo a registrarci all'anagrafe in un piccolo paesino vicino a Tokyo.Totalmente incapaci di leggere e scrivere, chiedemmo aiuto a dei vecchietti lì presenti, che all'inizio ci guardarono come se fossimo alieni, ma dopo qualche minuto di studio reciproco ci aiutarono in tutti i modi, fino a che ognuno di noi completò le procedure burocratiche.

Per quanto riguarda le possibilità di carriera, il Vulcanus è un
grande trampolino di lancio, sia in Oriente che in Occidente. Per quel che mi riguarda, finita l'esperienza in NTT sono tornato in Europa, a Monaco, per uno stage pagato di sei mesi a Curefab Gmbh. Poi di nuovo in Giappone per un dottorato di ricerca in Brain Robot Interface all’ATR di Kyoto - un periodo di grandi soddisfazioni ma anche molto impegnativo - e finito il dottorato ho ottenuto un contratto da ricercatore nella stessa azienda, che per altro è proprio di fronte a quella dove ho svolto il mio Vulcanus.

Oggi la curiosità che mi ha spinto a partire è quasi completamente soddisfatta, ma il lavoro e l'amore mi trattengono qui. Grazie a Vulcanus infatti ho anche conosciuto mia moglie, che è giapponese e ha partecipato al Vulcanus in Europa - il corrispettivo europeo per gli studenti giapponesi. Oggi sono molto soddisfatto, ma non nascondo che la speranza è che un giorno le contingenze della vita mi permettano di riavvicinarmi a casa.

Foto: sopra, Giuseppe sulla cima del monte Fuji e, sotto, al parco di Nara.


Testimonianze raccolte da Annalisa Di Palo

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