Categoria: Approfondimenti

Le domande personali in sede di colloquio non sono lecite: lo dicono il Codice delle pari opportunità e la Costituzione

Prosegue «L'avvocato degli stagisti», rubrica della Repubblica degli Stagisti curata da Evangelista Basile e Sergio Passerini, avvocati dello studio legale Ichino Brugnatelli. Basile e Passerini approfondiscono di volta in volta casi specifici sollevati dai lettori. La domanda stavolta è stata posta dalla lettrice Beatrice attraverso il wall del gruppo Repubblica degli Stagisti su Facebook.«Durante un colloquio mi hanno chiesto se convivevo e se avevo un fidanzato: volevano accertarsi io non avessi in progetto di creare una famiglia. Come comportarsi in questi casi? È legale che i selezionatori pongano domande riguardanti sfere così private?»Domande tanto personali come quelle rivolte alla lettrice possono rappresentare non solo una indebita intromissione nella sfera privata del soggetto, ma anche una forma – più o meno celata – di discriminazione nell’accesso al lavoro o, come in questo caso, nell’accesso a un’iniziativa formativa. Sotto il profilo giuslavoristico tali tipologie di indagine possono configurare a tutti gli effetti un vero e proprio comportamento illecito. Infatti, anche ai tirocini formativi e di orientamento – benché non costituiscano rapporti di lavoro – è applicabile l’articolo 27 del decreto legislativo 198/2006 (il cosiddetto «Codice delle pari opportunità»), il quale stabilisce espressamente che: «[1]. E' vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l'accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale. [2]. La discriminazione di cui al comma 1 è vietata anche se attuata:a) attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive;b) in modo indiretto, attraverso meccanismi di preselezione ovvero a mezzo stampa o con qualsiasi altra forma pubblicitaria che indichi come requisito professionale l'appartenenza all'uno o all'altro sesso.[3]. Il divieto di cui ai commi 1 e 2 si applica anche alle iniziative in materia di orientamento, formazione, perfezionamento aggiornamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini formativi e di orientamento, per quanto concerne sia l'accesso sia i contenuti, nonché all'affiliazione e all'attività in un'organizzazione di lavoratori o datori di lavoro, o in qualunque organizzazione i cui membri esercitino una particolare professione, e alle prestazioni erogate da tali organizzazioni».  In applicazione dei principi di parità e di uguaglianza di opportunità tra uomini e donne, contenuti nell’articolo 37 della Costituzione («La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare al-la madre e al bambino una speciale adeguata protezione») la norma detta precisi limiti all’autonomia privata del datore di lavoro nell’organizzazione dell’impresa, vietando qualsiasi discriminazione per ragioni di genere in materie fondamentali quali l’accesso al lavoro e le iniziative in materia di orientamento e formazione. Tale norma prevede possibili deroghe solo per mansioni di lavoro particolarmente pesanti, individuate attraverso la contrattazione collettiva, o qualora – nei soli settori della moda, dell’arte e dello spettacolo – l’appartenenza ad un determinato sesso sia essenziale alla natura del lavoro o della prestazione. Non riteniamo, dunque, che domande del genere di quello evidenziato dalla lettrice possano essere legittimamente poste all’aspirante stagista. La violazione delle disposizioni dell’articolo 27 del Codice delle pari opportunità è tra l’altro espressamente sanzionata dalla legge, con un’ammenda di importo molto significativo. Inoltre, la persona che si ritiene discriminata – o, per sua delega, le organizzazioni sindacali, le associazioni e le organizzazioni rappresentative del diritto o dell'interesse leso, la consigliera o il consigliere di parità provinciali o regionali territorialmente competenti – può proporre dinnanzi al Giudice del Lavoro un particolare procedimento speciale d’urgenza; il Giudice, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, se ritiene sussistente la discriminazione può ordinare all’autore del comportamento denunciato la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti, e, se richiesto, può anche condannare l’autore del comportamento illecito al risarcimento dei danni subiti dalla persona discriminata.Sergio PasseriniPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- La Repubblica degli Stagisti ha una nuova rubrica: «L'avvocato degli stagisti» curata da Evangelista Basile e Sergio Passerini dello studio Ichino Brugnatelli- Una neolaureata chiede all'avvocato degli stagisti: «Prendo solo 400 euro di rimborso spese: posso pretendere almeno che mi vengano dati i buoni pasto?»- Posso fare uno stage se sono titolare di partita Iva? Risponde «l'avvocato degli stagisti», la nuova rubrica dedicata agli aspetti giuridici dello stage- Uno studente dell'alberghiero chiede: «È legale che io debba pagare 150 euro per fare uno stage?». Risponde l'avvocato degli stagisti

Quanti stagisti può ospitare un'azienda? Tutti i talloni d'Achille della normativa

Il punto di riferimento normativo rispetto agli stage, anche se a livello locale sono spuntate negli ultimi anni alcune leggi regionali, resta principalmente il decreto ministeriale 142/1998. Questo testo prevede pochi paletti fondamentali che dovrebbero regolare l'utilizzo dello strumento dello stage, volto esclusivamente - almeno nelle iniziali intenzioni del legislatore - «a realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell'ambito dei processi formativi» e «agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro».Rispetto al numero di stagisti ospitabili, già nell'articolo 1 di questo decreto viene esplicitato che «i datori di lavoro possono ospitare tirocinanti in relazione all'attività dell'azienda, nei limiti di seguito indicati: a) aziende con non più di cinque dipendenti a tempo indeterminato, un tirocinante; b) con un numero di dipendenti a tempo indeterminato compreso tra sei e diciannove, non più di due tirocinanti contemporaneamente; c) con più di venti dipendenti a tempo indeterminato, tirocinanti in misura non superiore  al dieci per cento dei suddetti dipendenti contemporaneamente».Sembra tutto chiaro, eppure questa disposizione ha un grande tallone d'Achille. Anzi, tre.  Per prima cosa, malgrado sia espressamente specificato che si parla solo di dipendenti a tempo indeterminato, molte imprese scelgono di fare le "finte tonte" e conteggiano ai fini della proporzione tutto il loro organico, ricomprendendo anche i collaboratori con contratto a progetto, i giovani in apprendistato, talvolta perfino i freelance. Capita quindi che piccole imprese - agenzie pubblicitarie, redazioni giornalistiche, società di consulenza... - che hanno solamente due-tre dipendenti a tempo indeterminato si sentano in diritto di ospitare cinque-sei stagisti alla volta, come se avessero sessanta dipendenti, perchè magari in organico hanno una decina di impiegati a tempo determinato, una ventina di cocopro e altrettanti collaboratori a partita Iva.Un altro aspetto problematico è quella parolina, «contemporaneamente», che non lega il limite numerico all'anno solare (es. 2010, 2011...) bensì all'hic et nunc. Per com'è scritta la norma, infatti, non si possono ospitare più di tot stagisti contemporaneamente: ma nulla vieta di ruotarli in continuazione. Con il risultato che un'azienda con cento dipendenti in un anno potrebbe prendere non solo dieci stagisti (che corrisponderebbero appunto al 10% del suo organico) ma addirittura fino a quaranta: basterebbe che avesse l'accortezza di far durare gli stage tre mesi e di sostituire immediatamente gli stagisti in scadenza con nuove leve. Non capita, purtroppo, così raramente.Infine un ultimo aspetto da segnalare è che vi sono aziende che hanno un certo organico, di cui però una percentuale rilevante ha mansioni operaie: ha senso che quei dipendenti vengano considerati nel computo? Poniamo il caso di una fabbrica con 2mila dipendenti, di cui 500 con mansioni impiegatizie e 1500 operai. Ha senso che quest'azienda possa ospitare fino a 200 stagisti all'anno? Siccome gli stagisti non vengono destinati alla catena di montaggio o alle officine - almeno, lo si spera - potenzialmente negli uffici potrebbe crearsi una situazione assurda con 500 dipendenti e 200 stagisti! Qui il buon senso suggerirebbe due soluzioni: diminuire la proporzione percentuale  tra numero di dipendenti a tempo indeterminato e numero di stagisti, riducendola per esempio dal 10% al 5%, oppure specificare che nel computo non potranno essere conteggiati coloro che svolgono mansioni di fatica.In ogni caso, il tallone d'Achille più significativo rispetto a questo punto della normativa - anzi, della normativa nel suo insieme - è che non è prevista alcuna sanzione per le eventuali violazioni. Detto in parole povere, si parla di teoria: in pratica oggi se un'azienda supera i paletti che il dm 142/1998 pone, ospitando più stagisti del consentito, anche in caso di ispezione e di accertamento della violazione rischia poco o nulla. Non sono infatti previste né sanzioni pecuniarie né ripercussioni di altro tipo. Per raddrizzare il sistema ci sarebbe bisogno di cominciare a bacchettare le imprese che non si comportano bene. La proposta della Repubblica degli Stagisti è quella di differenziare tra violazioni gravi e violazioni lievi: per le prime, come ad esempio l'utilizzo dello stagista come dipendente, dovrebbe scattare la trasformazione dello stage in apprendistato; per le violazioni lievi potrebbe invece essere prevista come punizione la sospensione della facoltà di ospitare stagisti per un certo periodo di tempo, per esempio 12 o 24 mesi. Ma per introdurre queste migliorie ci vuole la volontà politica di proteggere gli stagisti e sanzionare le imprese che li sfruttano.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Quanti stagisti può prendere un'azienda? Tanti, anzi: troppi- Aziende senza dipendenti: è possibile lo stage? Regione (e provincia) che vai, risposta che trovi- Normativa sugli stage, la Repubblica degli Stagisti vigila: un caso di illegalità «sventato» grazie alla segnalazione di un lettoreE anche:- Stage e tirocinio sono la stessa cosa?- Posso fare uno stage se sono titolare di partita Iva? Risponde «l'avvocato degli stagisti», la nuova rubrica dedicata agli aspetti giuridici dello stage- Intervista a Paolo Weber: «Gli ispettori a Milano vigilano anche sugli stage, ma quanto è difficile»- Tanti stage impropri, nessuna segnalazione agli ispettori. Perché? Due testimonianze- «Non abbiamo ispettori da mandare nelle aziende»: parla il responsabile dell'ufficio stage dell'università Cattolica

Indagine Excelsior, focus Tirocini / A sorpresa le regioni che assumono più stagisti sono Lazio, Basilicata e Campania

Se lo status di stagista è simile dalle Alpi agli Appennini, le condizioni e sopratutto le prospettive offerte mutano in maniera significativa da territorio a territorio. La Repubblica degli Stagisti avvia da questa settimana una ricognizione approfondita della parte dell'indagine Excelsior di Unioncamere dedicata ai tirocini nelle imprese private, per tracciare una mappa dettagliata della condizione degli stagisti italiani regione per regione.In generale, è bene tenere a mente che «la maggioranza assoluta di tirocinanti e stagisti entrati nelle imprese nel 2009 (oltre il 52%)» si legge nel documento «ha svolto la propria esperienza formativa in imprese al di sotto dei 10 dipendenti»: quindi nelle microimprese. E questa categoria purtroppo è anche quella che offre meno sbocchi lavorativi al termine dell'esperienza formativa: la percentuale di assunzione dopo lo stage nelle aziende di quel tipo infatti si ferma a 9,2%, due punti e mezzo sotto la - già bassissima - media generale (11,6%).Le 322mila persone che hanno fatto esperienze di stage nelle imprese private italiane nel corso del 2009 sono distribuite per la maggior parte al nord: gli stagisti delle regioni del nord-ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria) e quelli delle regioni del nord-est (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) sommati insieme sono circa 193mila, pari al 60% del totale. «Circa sei tirocinanti su dieci sono entrati in imprese localizzate nel Nord-Italia, quattro in tutto il resto del paese». Il restante 40% si sparpaglia infatti nelle regioni del centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) e del sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna). Il Trentino Alto Adige è il più trainee-friendly: «con 39 stagisti ogni 1.000 dipendenti è la regione in cui le imprese sono le più disponibili a integrare la formazione scolastica», mentre all'estremo opposto c'è la Campania, «nelle cui imprese lo stesso rapporto è pari appena al 17 x 1.000». Alle spalle del Trentino in graduatoria si trovano Umbria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise. La sorpresa è che Lombardia e Lazio figurano in fondo alla lista, poco distanti dalla Campania: la Lombardia per la precisione detiene la terz’ultima posizione, il Lazio la quintultima. E questo benché si tratti di regioni, sottolineano i ricercatori di Unioncamere, «la cui struttura produttiva parrebbe particolarmente indicata ad accogliere tirocinanti e stagisti». Eppure in termini assoluti la Lombardia è la regione con il numero più alto di tirocinanti: 61.800, di cui 21.700 solamente a Milano e provincia. Come mai allora nell'altra classifica si pone così in basso? Perché in Lombardia hanno sede tante aziende, tantissime, molte di più che in altre regioni. E quindi, facendo la proporzione con il numero delle imprese del suo territorio e di conseguenza del numero dei dipendenti, emerge che potrebbe accogliere molti più stagisti. «La presenza di alcune situazioni favorevoli anche nel Mezzogiorno è confermata dal fatto che tra le prime dieci province in base al valore del rapporto stagisti/dipendenti, quattro appartengono all’Italia Sud-insulare: Agrigento, Vibo-Valentia, Ragusa, Oristano» scrivono i ricercatori di Unioncamere: «tra le dieci province meno favorevoli all’inserimento di tirocinanti e stagisti troviamo invece, a conferma del dato regionale visto sopra, sia Milano, sia la nuova provincia di Monza e Brianza».Un aspetto molto importante è poi quello della percentuale di assunzione dopo lo stage. A livello generale il dato medio rilevato da Excelsior è 11,6 contratti ogni cento stage: ma ci sono luoghi in cui va meglio e luoghi in cui va peggio. La regione messa meglio è il Lazio, con una percentuale di assunzione dopo lo stage quasi doppia rispetto alla media (18,4%), rincorsa a sorpresa dalla Basilicata, che ha assicurato ai 2.470 che hanno fatto tirocini nelle sue imprese nel corso del 2009 una prospettiva di essere assunti pari al 15,5%. Seguono a breve distanza Campania (15,2%), Abruzzo (14,9%) e Liguria (14%). Le tre regioni dove invece in assoluto conviene farsi meno illusioni sono il Trentino Alto Adige (solo 6,6% di assunzioni al termine dello stage), la Sicilia (7,7%) e la Valle D'Aosta (8,5%). Si può però ipotizzare che questo dato, almeno per quanto riguarda la prima e la terza delle regioni citate, sia spiegabile con la maggior propensione ad accogliere stagisti giovanissimi, studenti delle superiori inseriti in progetti della cosiddetta «alternanza scuola-lavoro» che altrove stentano a decollare. Questi giovani hanno solitamente tra i 16 e i 18 anni e devono ancora completare il ciclo formativo, pertanto è naturale che non vengano assunti al termine dello stage. A livello di province, Viterbo detiene il primato: lì il 25,7%, cioè oltre uno stagista su quattro, ottiene un contratto; seguono Matera (22,8%), Ascoli Piceno (20,2%), Roma (19,8%), a parimerito in quinta posizione Crotone e Pescara (entrambe con una percentuale di assunzione dopo lo stage pari a 18,8%), e finalmente una provincia del nord, Gorizia, con 16,2%. La provincia che offre le prospettive di inserimento lavorativo peggiori è invece Agrigento, dove vengono assunti solamente 2,8 stagisti ogni cento. Poi a parimerito Bolzano e Foggia con 4,5%; risalendo la classifica si incontrano Macerata (4,9%), Bergamo (5,4%) e Vicenza (5,6%).Un sistema quindi a macchia di leopardo, refrattario alle generalizzazioni, anche perché molti enti locali hanno negli ultimi anni messo in atto politiche di sostegno all'assunzione dei tirocinanti, prevedendo per le aziende incentivi economici. La presenza di programmi del genere in una determinata regione o provincia possono mutare anche significativamente, per un determinato anno, il risultato di percentuale di assunzione dopo lo stage. Si pensi solo ai programmi Les4 di Promuovi Italia e di Italia Lavoro, che per il triennio 2009 - 2012 prevedono quasi 200 milioni di euro in questo senso per le regioni del Mezzogiorno. Sarebbe quindi interessante aggiungere, nelle prossime edizioni dell'indagine Excelsior, una specifica indicazione rispetto a questo, chiedendo alle aziende non solo quanti stagisti hanno assunto o prevedono di assumere (e a questo proposito i ricercatori di Unioncamere precisano che «l’11,6% degli stagisti dell’anno sono stati assunti o le imprese hanno comunque dichiarato l’intenzione di procedere alla loro assunzione: dati “certi”, non di previsione, rilevati a consuntivo nell’indagine del 2010»), ma anche se effettuando queste assunzioni hanno potuto utilizzare incentivi messi a disposizione da enti pubblici. Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche gli altri due approfondimenti sul Focus Tirocini dell'indagine Excelsior:- Calano gli stagisti nelle grandi imprese, crescono nelle piccole- Stagisti in hotel, bar e ristoranti: se 55mila all'anno vi sembran pochiE anche:- Corsa agli stage, la crisi mette un freno. Primi dati del nuovo Rapporto Excelsior: 322mila tirocinanti l'anno scorso nelle imprese private italiane- In tempo di crisi i tirocini aumentano o diminuiscono?- Uno stagista su cinque è in Lombardia, uno su quindici a Milano: anteprima dal dossier Formazione dell'indagine Excelsior 2010

Chiarito il giallo sui maxi stage siciliani. La Regione ammette: «Le borse lavoro non saranno 8.400 ma 700»

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Gli stage finanziati dalla Regione Sicilia non saranno 8.400, bensì «circa 700». A undici giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del contestato bando a favore di categorie svantaggiate, arriva finalmente la smentita dell'assessore regionale alle Politiche sociali, Andrea Piraino. Che chiarisce il primo dei punti oscuri rilevati dalla Repubblica degli Stagisti a proposito dell’iniziativa siciliana: ovvero l’insufficienza delle risorse stanziate (sei milioni e mezzo di euro) per finanziare 8.400 borse lavoro della durata di un anno, ciascuna del valore di 500 euro mensili. Bastava infatti un rapido calcolo per rendersi conto che per realizzare un simile intervento di milioni ne sarebbero serviti oltre 50.Un particolare del tutto trascurato nel mare di polemiche che hanno fatto seguito alla diffusione della notizia e attirato sulla giunta Lombardo le critiche dei ministri Raffaele Fitto e Renato Brunetta, che hanno parlato di «misure poco opportune dal punto di vista finanziario». Il chiarimento sul numero dei «beneficiari finali» delle borse lavoro è arrivato ieri con una nota diffusa da Andrea Piraino al termine dell’incontro con i rappresentanti del mondo del lavoro e delle imprese siciliane. Convocati appositamente per approfondire i termini dell’avviso pubblico «per la concessione in via sperimentale di contribuiti agli organismi del terzo settore». Già perché il bando in questione non è rivolto direttamente agli stagisti, bensì a enti no profit specializzati in progetti a sostegno dell’occupazione. Il ruolo che questi soggetti dovranno svolgere una volta incassati i fondi regionali resta uno dei tanti interrogativi insoluti sull’iniziativa. Nel bando non viene infatti specificato se saranno gli stessi enti no profit a selezionare gli stagisti e se questi ultimi presteranno servizio all’interno di queste organizzazioni o altrove. La Repubblica degli Stagisti ha ripetutamente chiesto all'assessore Piraino di rispondere a queste domande, ma per il momento l’assessore ha preferito declinare, limitandosi ad un comunicato alla stampa dove si legge che «Questo sostegno non potrà in alcun modo trasformarsi in nuovo precariato, in quanto le pubbliche amministrazioni non hanno alcun ruolo nel percorso previsto». Un passaggio, quest’ultimo, poco rassicurante, proprio perché sembrerebbe escludere l’impegno della Regione ad effettuare una selezione trasparente degli stagisti secondo precisi criteri di valutazione. E un fatto che sarebbe tanto più grave tenuto conto che i destinatari finali dell’iniziativa sono persone in condizioni di estremo svantaggio sociale, come membri di famiglie prive di reddito, senza fissa dimora, vittime di abusi o giovani sottoposti a procedimenti giudiziari. «Fasce deboli che senza un sostegno»  sottolinea l’assessore «non avrebbero alcuna possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro». Certamente vero, ma il punto è che lo stage  non può essere in alcun modo assimilato ad un intervento di tipo assistenziale, come si può facilmente dedurre dal decreto ministeriale 142/98 che in Italia regola l’uso  di questo strumento. Dell’errore sembra essersi reso conto lo stesso governatore Raffaele Lombardo che con un video diffuso nei giorni scorsi sulla questione si è reso disponibile «a fare un passo indietro». Ma per il momento il bando, con scadenza il prossimo 31 gennaio, resta in piedi, nonostante le proteste dei sindacalisti e dei rappresentati delle associazioni imprenditoriali, che nell’incontro di ieri hanno ribadito la richiesta di ritiro o quantomeno di modifica. In tal senso l’unica apertura concessa dall’assessore è stato l’impegno «a recepire le indicazioni operative emerse dal confronto, attraverso la definizione di specifiche linee guida per l’attuazione dell’avviso». Non è mai troppo tardi. Ilaria CostantiniPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Lo strano caso delle 8.400 borse lavoro finanziate dalla Regione Sicilia: se lo stage diventa una misura di intervento sociale da 50 milioni di euroE anche:- In Calabria il Consiglio regionale attiva i «superstage» - I superstagisti calabresi a Pietro Ichino: «Ci aiuti a farci assumere»- Dopo la Calabria anche in Basilicata piovono i «superstage»

Libri sui giovani: il quotidiano La Repubblica consiglia quelli scritti dai vecchi, la Repubblica degli Stagisti risponde col suo controelenco di autori under 40

Il controelenco dei libri importanti per capire la situazione dei giovani oggi in Italia, elaborato da Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- Generazione mille euro, di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, Rizzoli 2006 (Gli autori hanno oggi rispettivamente 36 e 35 anni. Al momento della pubblicazione del libro, poi diventato bestseller, ne avevano poco più di trenta)- L’Italia spiegata a mio nonno, di Federico Mello, Mondadori 2007 (Federico Mello ha 33 anni, ne aveva 30 quando ha pubblicato il libro. Oggi è il responsabile della pagina Mondo Web sul Fatto Quotidiano)- Generazione Tuareg. Giovani flessibili e felici, di Francesco Delzìo, Rubbettino 2007 (Delzio, classe 1974, è oggi a 36 anni executive vice president del gruppo Piaggio)- Curriculum atipico di un trentenne tipico, di Fabrizio Buratto, Marsilio 2008 (Buratto ha 37 anni ed è un giornalista freelance)- La fuga dei talenti, di Sergio Nava, San Paolo 2009 (Sergio Nava, classe 1975, lavora a Radio 24 dove cura  tra le altre cose la rubrica settimanale «Giovani Talenti»)- Non è un paese per giovani. L’anomalia italiana: una generazione senza voce, di Elisabetta Ambrosi e Alessandro Rosina, Marsilio 2009 (Alessandro Rosina, docente di Demografia all'università Cattolica di Milano, ha 40 anni; Elisabetta Ambrosi ha 35 anni, ha lavorato a lungo per la rivista politica «Reset» e oggi scrive come freelance)- Vivo altrove. Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi, di Claudia Cucchiarato, Bruno Mondadori 2010 (Claudia Cucchiarato, 31 anni, si racconta qui in un'intervista alla Repubblica degli Stagisti)- La Repubblica degli stagisti. Come non farsi sfruttare, di Eleonora Voltolina, Laterza 2010 (Eleonora Voltolina, 32 anni, ha fondato e dirige il sito Repubblica degli Stagisti)- Non siamo figli controfigure, di Benedetta Cosmi, Sovera 2010 (Benedetta Cosmi ha 27 anni, è consulente comunicazione alla finanziaria Regione Lombardia e alla Felsa Cisl e giornalista freelance)- Gioventù sprecata. Perché in Italia si fatica a diventare grandi, di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni, Laterza 2010 (Tonia Mastrobuoni ha 39 anni e scrive sul quotidiano Il Riformista; Marco Iezzi ha 41 anni ed è un economista)L'elenco «originale» proposto da Repubblica, il 6 gennaio 2011 alle pagine 36 e 37, come corredo all'articolo «Giovani, perchè le nuove generazioni sono rimaste senza futuro» di Benedetta Tobagi (con i contributi «Ragazzi per sempre» di Aldo Nove e «L'invenzione sociale» di Marino Niola):- La generazione tradita, di Pier Luigi Celli, Mondadori 2010 (Celli, 68 anni, è direttore generale dell'università Luiss di Roma)- Giovani e belli, di Concetto Vecchio, Chiarelettere 2009 (Concetto Vecchio ha 40 anni e scrive sul quotidiano La Repubblica)- L'invenzione dei giovani, di Jon Savage, Feltrinelli 2009 (Savage, classe 1953, è uno scrittore inglese)- Avanti giovani, alla riscossa, di Massimo Livi Bacci, Il Mulino 2008 (Livi Bacci ha 74 anni, è un docente di statistica e senatore del Partito democratico. All'epoca della pubblicazione del libro aveva 72 anni)- Storia dei giovani, di Patrizia Dogliani, Bruno Mondadori 2003 (l'autrice, classe 1955, insegna Storia contemporanea all'università di Bologna)- Paideia. La formazione dell'uomo greco, di Werner Jaeger, Bompiani 2003 (Jaeger - nato nel 1888 e morto nel 1961 - scrisse Paideia nel 1934, a 46 anni)- Età e corso della vita, a cura di Chiara Saraceno, Il Mulino 2001 (La Saraceno, una delle più importanti sociologhe italiane, compirà quest'anno settant'anni. Al momento della pubblicazione di questo libro ne aveva 60)- Giovani. Sfida, rivolta, speranze, futuro, di Vittorino Andreoli, Bur 1999 (Andreoli, famoso psichiatra, ha 70 anni. Al momento della pubblicazione del libro citato ne aveva 59)- L'immagine dell'uomo, di George L. Mosse, Einaudi 1997 (Nato nel 1918 e morto nel 1999, lo storico Mosse è stato uno dei maggiori studiosi del nazismo. Ha pubblicato questo libro quando aveva quasi ottant'anni)- Contro i giovani, di Tito Boeri e Vincenzo Galasso, Mondadori 2009 (gli autori sono due economisti: Boeri, classe 1958 e Galasso, classe 1967)- Giovani e società, di Maurizio Merico, Carocci 2004 (Merico, classe 1973, è ricercatore all'università di Salerno)- Il secolo dei giovani, a cura di Paolo Sorcinelli e Angelo Varni, Donzelli 2004 (gli autori sono due docenti dell'università di Bologna: Sorcinelli vi insegna dal 1978, Varni - classe 1944 - dal 1986)- Padri e figli nell'Europa medievale e moderna, di Philippe Ariès, Laterza 2002 (Nato nel 1914 e morto nel 1984, lo storico medievalista Ariès pubblicò questo saggio nel 1960,  a 46 anni)- Giovani senza tempo, a cura di Alessandro Dal Lago e Augusta Molinari, Ombre Corte 2001 (gli autori sono due docenti dell'università di Genova: Dal Lago è nato nel 1947, e aveva quindi 54 al momento della pubblicazione di questo libro; Molinari è nata nel 1949 e ne aveva 52)- Storia dei giovani, a cura di Giovanni Levi e Jean-Claude Schmitt, Laterza 2000 (gli autori sono due docenti: Levi, classe 1939, insegna all'università di Venezia, e aveva 55 anni al momento della pubblicazione della prima edizione di questo libro, nel 1994; Schmitt, classe 1943, insegna all'École des hautes études en sciences sociales dal 1983)- Il mondo giovanile in Europa tra Ottocento e Novecento, a cura di Angelo Varni, Il Mulino 1998 (v. sopra)- I giovani in Europa dal Medioevo a oggi, di Michael Mitterauer, Laterza 1991 (Mitterauer, nato nel 1937, insegna all'università di Vienna)- I giovani e la storia, di John Randall Gillis, Mondadori 1981 (Gillis, professore emerito di Storia a Berkeley, pubblicò questo saggio nel 1975)Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- L'Italia è un paese per vecchi che parlano di giovaniE leggi anche gli altri editoriali di Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- Gioventù di nuovo in primo piano: dalla copertina del Time alle piazze italiane- Umberto Veronesi, la fatica delle donne e dei figli suoi: ma in verità sono i figli di nessuno che fanno una fatica bestiale per emergere- Prospettive per i giovani, in Italia si gioca solo in B e C. Per la serie A bisogna andare all'estero- L'intramontabile Marcello Lippi e la disfatta ai Mondiali: c'è bisogno urgente di un ricambio generazionale- Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari- Sanremo e l’arte del finto rinnovamento: spazio ai giovani (vedi Valerio Scanu) a patto che abbiano dietro un grande vecchio (vedi Maria De Filippi)

Indagine Excelsior, focus Tirocini / Stagisti in hotel, bar e ristoranti: se 55mila all'anno vi sembran pochi

Dove vanno in stage i giovani italiani? La risposta, almeno per quanto riguarda quelli svolti nelle imprese private, arriva dal focus di Unioncamere «Formazione continua, tirocini e stage attivati nel 2009», tratto dall'indagine Excelsior 2010 che ha analizzato i circa 322mila stage attivati nel corso del 2009.«Gli stagisti si sono distribuiti per quasi il 29% nelle imprese industriali e per il restante 71% in quelle dei servizi»: a questo proposito i ricercatori di Unioncamere rilevano che «rispetto al biennio precedente questa distribuzione si è modificata a favore del settore terziario, nel quale tirocinanti e stagisti sono aumentati del 10%, mentre sono diminuiti del 4,3% nell’industria». Ma cosa si intende quando si dice «Industria»? L'indagine Excelsior differenzia quella in senso stretto, che comprende 13 sottocategorie (estrazione di minerali; industrie alimentari, delle bevande e del tabacco; industrie tessili, dell'abbigliamento e calzature; industrie del legno e del mobile; industrie della carta, cartotecnica e stampa; industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere; industrie della gomma e delle materie plastiche; industrie della lavorazione dei minerali non metalliferi; industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo; industrie per la fabbricazione di macchinari e attrezzature e dei mezzi di trasporto; industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali; lavori di impianto tecnico: riparazione, manutenzione e installazione; industrie di beni per la casa, tempo libero e altre manifatturiere) dalle public utilities (energia, gas, acqua, ambiente) e dal settore Costruzioni. In particolare in quest'ultimo si è verificato, in controtendenza rispetto al dato generale, un incremento molto accentuato - quasi del 22% - del numero dei tirocinanti accolti. «Servizi del commercio e turistico-alberghieri da un lato e altre attività terziarie hanno avuto incrementi non dissimili» si legge nel documento «dell’ordine del 9-11%».A livello percentuale (facendo cioè una proporzione tra numero di imprese di un determinato settore e tirocinanti accolti in quel settore) il primato dell'ospitalità spetta a due comparti della macroarea Servizi, quello della sanità e servizi socio-assistenziali privati e quello delle imprese che operano nel campo dei servizi dei media e delle telecomunicazioni; fra i comparti industriali primeggia invece l’aggregato che comprende le industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere. Le imprese meno interessate a ospitare stagisti risultano essere quelle che forniscono servizi di trasporto, magazzinaggio e logistica, le industrie dei minerali non metalliferi e quelle dei beni per la casa e il tempo libero.Ma il dato più rilevante è che, a livello assoluto, oltre un sesto degli stagisti italiani (per la precisione 55.450) fa la sua esperienza formativa in un'impresa del settore dei servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici: vale a dire bar, ristoranti, alberghi, campeggi, fast food… Un piccolo esercito di giovani, spesso inviati direttamente dagli istituti alberghieri, per settori non di rado soggetti a stagionalità. Un piccolo esercito molto utile per occuparsi della reception o della cassa e privo di qualsiasi diritto in termini di contratto, retribuzione e contributi.  In seconda posizione a livello assoluto c'è il settore sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati, che nel 2009 ha accolto quasi 25mila tirocinanti; a seguire il commercio al dettaglio (23.920), il settore dei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone (19.330), gli studi professionali (19.290) e il settore dei servizi avanzati di supporto alle imprese (18.440). Pochissimi invece gli stage attivati nelle industrie che si occupano dell'estrazione di minerali (solo 530), in quelle di beni per la casa, tempo libero e altre manifatturiere (mille tondi tondi), in quelle della gomma e delle materie plastiche (1530) e nelle industrie della lavorazione dei minerali non metalliferi (1680).Ma alla quantità corrisponde una qualità, o meglio, una reale prospettiva di inserimento lavorativo? Mica tanto. Già il dato medio generale di assunzione dopo lo stage rilevato da Excelsior è molto basso, 11,6%. E forse non è casuale che proprio il settore che detiene il primato assoluto di stagisti, quello dei servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici, sia anche uno di quelli che ne assume la quota minore: solo 6,8%! Questo vuol dire che degli oltre 55mila giovani - e meno giovani - che nel 2009 hanno fatto stage in hotel e ristoranti, solo 3.770 hanno poi ottenuto un contratto di lavoro. Anche per i 25mila stagisti del comparto sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati non c'è da stare allegri: soltanto nove ogni cento sono stati assunti. I 19mila che hanno fatto esperienza in imprese che offrono servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone hanno potuto contare su una prospettiva di inserimento lavorativo appena superiore alla media (12,1%). Solo 9,6 probabilità su cento di essere assunti per coloro che hanno fatto stage in studi professionali, dagli avvocati agli architetti, dai commercialisti ai notai. Un po' meglio per chi ne ha fatto uno in negozio (17,6% di assunti) o nelle aziende che si occupano di servizi avanzati di supporto alle imprese (16,1%).Insomma i dati confermano lo stage come una porta solo socchiusa, e non certo spalancata, sul mondo del lavoro.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Indagine Excelsior, focus Tirocini / Calano gli stagisti nelle grandi imprese, crescono nelle piccoleE anche:- Corsa agli stage, la crisi mette un freno. Primi dati del nuovo Rapporto Excelsior: 322mila tirocinanti l'anno scorso nelle imprese private italiane- In tempo di crisi i tirocini aumentano o diminuiscono?- Uno stagista su cinque è in Lombardia, uno su quindici a Milano: anteprima dal dossier Formazione dell'indagine Excelsior 2010

Svegliatevi trentenni, smettetela d'essere così ubbidienti! Così scriveva Oriana Fallaci quarant'anni fa: una citazione dal libro «Se il sole muore»

A trentasei anni, nel 1965, Oriana Fallaci era già quasi all'apice della sua carriera. Faceva la giornalista, inviata speciale del blasonato Europeo, aveva pubblicato quattro libri. Due anni dopo sarebbe partita per il Vietnam, traendo da quell'esperienza il materiale per uno dei suoi bestseller più famosi, Niente e così sia. Il Sessantotto era ancora di là da venire eppure lei era già uno spirito libero, anticonvenzionale. Quasi impossibile riconoscere in questa pre-femminista sempre pronta a demolire le frasi fatte e le generalizzazioni la persona conservatrice e intollerante che dopo l'attacco alle Torri gemelle, con la sua penna sempre magica, diede forma alle paure più retrive del diverso attraverso i pamphlet La rabbia e l'orgoglio, La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista sé stessa.Ma sarebbe ingiusto limitare il ricordo della Fallaci a quel ha scritto dai settant'anni in poi e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2006. La Repubblica degli Stagisti vuole rispolverare una pagina della grande giornalista e pensatrice che la Fallaci fu in gioventù, sfrontata e irriverente: in queste righe, tratte dal libro Se il sole muore che ripercorre il suo reportage sui preparativi della Nasa per il viaggio verso la Luna, si rivolge agli astronauti  trentenni che ha appena conosciuto e intervistato, esortandoli a godere appieno della propria età e a non aver paura di osare. Un incoraggiamento che, a più di quarant'anni di distanza, può essere prezioso per tutti i trentenni di oggi - specialmente in Italia.«Io mi diverto ad avere trent'anni, io me li bevo come un liquore i trent'anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l'angoscia dell'attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent'anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent'anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po' ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna: e allora com'è che in voi non è così? Com'è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie? Ma cosa v'hanno fatto, cosa vi siete fatti? A quale prezzo pagate la Luna? La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d'essere così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone. Ridete, piangete, sbagliate. Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro. Ve lo dico con umilità, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me. Molto: non così poco. O è ormai troppo tardi? O il Sistema vi ha già piegato, inghiottito? Sì, dev'esser così».[Da Se il sole muore, Rizzoli 1965. Edizione Bur 1989, pagg. 388-389]

Una neolaureata chiede all'avvocato degli stagisti: «Prendo solo 400 euro di rimborso spese: posso pretendere almeno che mi vengano dati i buoni pasto?»

Prosegue «L'avvocato degli stagisti», rubrica della Repubblica degli Stagisti curata da Evangelista Basile e Sergio Passerini, avvocati dello studio legale Ichino Brugnatelli. Basile e Passerini approfondiscono di volta in volta casi specifici sollevati dai lettori. «Mi sono laureata alla facoltà di Scienze politiche dell'università di Perugia. Da una settimana circa ho iniziato uno stage presso l'ufficio Stranieri delle Segreterie dell'università: la borsa ha una durata di 10 mesi e prevede 400 euro mensili che mi vengono retribute ogni due mesi. I miei orari sono dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14 e il martedì e il giovedi dalle 14.30 alle 17.30. Tutto questo senza poter usufruire dei buoni pasto. Io ho accettato questa borsa anche perchè sono disoccupata in cerca di lavoro e per adesso non ho ho ancora trovato niente, ma mi rendo conto che rispetto alle ore che faccio la borsa non è molto alta. Volevo sapere se ho la possibilità almeno di fare la richiesta dei buoni pasto o se invece non rientra nei miei diritti».Purtroppo la risposta è no: uno stagista non può invocare alcun principio di parità rispetto al trattamento economico riservato ai lavoratori dipendenti, essendo il lavoro prestato solo strumentale alla sua formazione e al suo orientamento. Quindi in questo caso, anche se i colleghi della lettrice percepiscono i buoni pasto, non si può pretendere che vengano erogati anche a lei.Come noto, infatti, lo stage consiste in un inserimento temporaneo di un soggetto all’interno del mondo produttivo, allo scopo di realizzare - almeno nell’intenzione del legislatore - momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante una sperimentazione diretta del mercato del lavoro. Ai sensi della legge n. 196/1997 e del decreto ministeriale n. 142/1998, i tirocini formativi e di orientamento “non costituiscono rapporti di lavoro”. Dichiarazioni analoghe si rinvengono anche in altre disposizioni normative, come - in particolare - nel decreto legislativo n. 368/2001, con il quale è stata riformata la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato in attuazione della direttiva 1999/70/CE: sono, infatti, escluse dal campo di applicazione del decreto “le tipologie contrattuali legate a fenomeni di formazione attraverso il lavoro che, pur caratterizzate dall’apposizione di un termine, non costituiscono rapporti di lavoro”.Pertanto le finalità dello stage sono preminentemente rivolte alla formazione e all’addestramento professionale e la sua struttura è oggettivamente diversa da quella che caratterizza il rapporto di lavoro subordinato. Il soggetto ospitante è obbligato ad assicurare lo stagista contro gli infortuni sul lavoro presso l’INAIL, nonché presso idonea compagnia assicuratrice per la responsabilità civile verso terzi, ma non è tenuto a riconoscergli alcuna retribuzione, contribuzione, rimborso spese o fringe benefits (come appunto i buoni pasto). Ciò non toglie che spesso il soggetto ospitante, come in questo caso, possa decidere volontariamente di erogare al tirocinante un compenso quale rimborso spese per gli oneri sostenuti; da un punto di vista fiscale,  esso è assoggettato alla ritenuta d’acconto ai fini Irpef. Ma comunque qualsiasi erogazione economica (che si tratti di un rimborso spese o di qualche altro benefit) è un di più, non un diritto.Sergio Passeriniavvocato associato dello studio legale Ichino BrugnatelliPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- La Repubblica degli Stagisti ha una nuova rubrica: «L'avvocato degli stagisti» curata da Evangelista Basile e Sergio Passerini dello studio Ichino Brugnatelli- Posso fare uno stage se sono titolare di partita Iva? Risponde «l'avvocato degli stagisti», la nuova rubrica dedicata agli aspetti giuridici dello stage- Uno studente dell'alberghiero chiede: «È legale che io debba pagare 150 euro per fare uno stage?». Risponde l'avvocato degli stagisti

Salgono a duecento le firme a sostegno della proposta della Repubblica degli Stagisti che gli stage negli enti pubblici valgano punti per i concorsi

Oltre duecento persone hanno scelto di sottoscrivere, qui sul Forum di questo sito, la proposta che gli stage negli uffici pubblici valgano un tot di punti nei concorsi, lanciata da Eleonora Voltolina della Repubblica degli Stagisti e Antonino Leone animatore del blog Cambiamento nelle organizzazioni. In questo modo gli ex tirocinanti di un dato ente partirebbero in pole position qualora si aprisse un concorso per assumere personale. Gli uffici pubblici ogni anno ospitano almeno 100mila tirocinanti. Per loro i principi espressi nella Carta dei diritti dello stagista sono spesso un miraggio, specialmente per quanto riguarda due aspetti molto significativi: il rimborso spese e la percentuale di assunzione dopo lo stage. Accettare uno stage in un ente vuol dire quindi pagarselo di tasca propria - contando sul sostegno della famiglia - e alla fine far fagotto e cercare nuove strade, senza poter sperare di proseguire l'esperienza.La proposta di Voltolina e Leone mira a riequilibrare questa situazione, e dare almeno un piccolo vantaggio agli ex stagisti degli enti pubblici. Anche perché, anche dal punto di vista della produttività, a parità di merito è meglio assumere come nuova risorsa qualcuno che conosca già un determinato ente piuttosto che qualcuno che non ci abbia mai messo piede. Il che non significa garantire a chi fa stage negli enti pubblici il posto fisso: vuol dire solamente dare a queste persone, che hanno fatto un'esperienza formativa in un ufficio, la possibilità di avere qualche chance in più di essere assunti lì dentro.Se anche voi credete in questa proposta, vi invitiamo a sottoscriverla utilizzando il Forum di questo sito: basterà scrivere il proprio nome, cognome e città. Share Qui sotto, l'elenco dei primi duecento firmatari della proposta:1)    Eleonora Voltolina2)    Antonino Leone3)    Francesca Scarfone, Borgia (Catanzaro)4)    Fulvia Gravame5)    Anna Argiolas, Roma 6)    Margherita Perilli, Pescara 7)    Olga Solmi, Ferrara 8)    Giulia Martin, Padova9)    Mimma Penazzi, Ferrara10)    Lorenza Staffolani, Jesi (Ancona) 11)    Giovanna Cosenza, professore associato, università di Bologna 12)    Angelo Favretti, insegnante esterno a progetto, Ferrara 13)    Silvia Genovese, Verona 14)    Barbara Falanga, Torre Del Greco (Napoli) 15)    Angela De Fazio, Botricello (Catanzaro) 16)    Matteo Accordini, Dossobuono (Verona) 17)    Andrea Pagliari, Roma 18)    Natalia Radicchio, Firenze 19)    Francesca Caria, Cagliari 20)    Roberta Genghi, Acquaviva Delle Fonti (Bari) 21)    Marianna Canè, Bari22)    Giorgio Atzeni, Cagliari 23)    Maria Grazia Cirillo, Napoli 24)    Tommaso Francesco Anastasio, Cosenza 25)    Ilaria Cafarelli, Roma 26)    Daniela Inbrunnone, Balestrate (Palermo)27)    Daniela Di Scenna, L'Aquila28)    Concetta Amante, Milano29)    Fabrizio Ferrara, Legnano (Milano)30)    Anna Antinoro, studentessa universitaria, Canicattì (Agrigento) 31)    Marina Spatoliatore, Zagarolo (Roma)32)    Benedetta Landi, Genova33)    Antonella Macera, Castelnuovo Parano (Frosinone) 34)    Claudia Quadruccio, Rieti35)    Alessia Gotti, Brescia36)    Varone Antonella, Pompei (Napoli)37)    Alessandra Loi, Cagliari38)    Enrica Sabatino, Aprilia (Latina)39)    Paola Giangaspero, Bari40)    Eleonora Rossi (Roma)41)    Valeria Raso, S. Giorgio M. (Reggio Calabria)42)    Massimiliano Nespola43)    Daniela Centorame, Pescara44)    Serena Chianese, Castellammare di Stabia (Napoli)45)    Teresa Maria Meccio (Palermo)46)    Michele Russo, Torino47)    Gaia Pallotta, studentessa di discipline semiotiche, Bologna48)    Alessandra Liberatori, Roma49)    Michela Passarin, Verona50)    Maria Elena Cricchio, Salerno51)    Maria Rita Gentile, Mattinata (Foggia)52)    Rossella Feola, Roma53)    Domenico Matera, Andria54)    Angelo De Giorgi, Lecce55)    Valentina Salvemini, provincia di Barletta-Andria-Trani56)    Camilla Todini, Todi (Perugia)57)    Ester Milano, Torino58)    Michele Farinelli, Monte San Vito (Ancona)59)    Anna Vairo, Torino60)    Daniela Romina Abbrescia (Bari)61)    Debora Mizzon, Verona62)    Alessandro Bianchi, Gorgonzola (Milano)63)    Guglielmo Baglivo, Vibo Valentia64)    Stefania Mastrangeli, Roma65)    Mariateresa Comentale, Gragnano (Napoli)66)    Silvia Quici, Bologna67)    Romina Vinci, Alatri (Frosinone)68)    Alessia Truzzolillo, Lamezia Terme69)    Elisa Paravidino, Alessandria70)    Giovanna Salvio, Cava de' Tirreni (Salerno)71)    Sebastiana Anna Spampinato, Catania72)    Mariarosa Famà, Taranto73)    Rita Parla, Sicilia74)    Sabrina Noseda, Como75)    Antonietta Di Prenda, Aquilonia (Avellino)76)    Giorgia Batzella, Villasor (Cagliari)77)    Agnese Rava, Verona78)    Alessia De Angelis, Chieti79)    Monica Antuzzi, Roma80)    Fabrizio Ferrara, Legnano (Milano)81)    Vincenzo Miglio, Roma82)    Laura Pratesi, Roma83)    Andrea Moretti, Cerveteri (Roma)84)    Biancamaria Ferrara, Reggio Calabria85)    Rosa Pellino, Succivo (Caserta)86)    Annalisa Farella, Mola di Bari (Bari)87)    Alessandra Luciani, Roma88)    Alessio De Marco, Bologna89)    Francesco Laouiti, Carovigno (Brindisi)90)    Elisabetta Taormina, Verona91)    Federica Lamonica, Savona92)    Maria Chiara Menichelli, Roma93)    Eleonora Zarroni, Arezzo94)    Pamela Mazzeo, Roma95)    Alessandro Rosina, Milano96)    Mirko Colella, Bari97)    Vincenzo Cutaia, laureando di economia e gestione delle amministrazioni pubbliche98)    Francesca Della Gatta, Napoli99)    Rosa Castellone, Napoli100)    Marta Zeppetella, Latina101)    Francesco Panico, Napoli102)    Danilo Sanna, Milano, uno degli autori di Pro-post@Lavoro103)    Andrea Gibertini, Alghero, università di Sassari104)    Antonia Maria Ricciardi, Trani105)    Manuela D'Anna, Palermo106)    Daria D'Amato, Bari107)    Manuela Torcasio, Lamezia Terme (Catanzaro)108)    Roberta Amodio, Cosenza109)    Giovanni Serio, Informatico, Bologna110)    Carlo Alberto Voltolina, Mestre (Venezia)111)    Maria Follo, Reggio Calabria112)    Laura Messina, Reggio Calabria113)    Silvia Sodano, Cosenza114)    Anna Rita Contessotto, Treviso115)    Mariarosaria Impellizzeri, Acquedolci (Messina)116)    Paolo Lonati, Brindisi117)    Giulia Gramiccia, stagista, Valmontone (Roma)118)    Irene Catoggio, Torino119)    Chiara Strazzeri, Roma120)    Luana Bocchino, Napoli121)    Anna Rita Contessotto, Treviso122)    Raffaele La Gala, Marigliano (Napoli)123)    Carla Zaccaria, Cosenza124)    Alberto Anzalone, Milano125)    Delmira Parravicini, Varese126)    Livio Aliotta, Gela (Caltanissetta)127)    Caterina Calabrese, Sant'Anastasia (Napoli)128)    Elisa Fiorito, Lecce129)    Roberto Scalia, Roma130)    Ilaria Zanotti, Ferrara131)    Mariagrazia Chimenti, Castrovillari (Cosenza)132)    Alessia Valastro133)    Anna Satta, Sassari134)    Marica Gusinu, Sassari135)    Luciano Ledda, Roma136)    Alice Remotto, Adria (Rovigo)137)    Gemma Radassao, Benevento138)    Giulio Strocchi139)    Ilaria De Santis, Latina 140)    Eugenio Zazzara, Tocco Da Casauria (Pescara)141)    Giuliana Sesto, Bracciano (Roma)142)    Carlotta Serventi, Pinerolo (Torino)143)    Daniela Sini, Roma144)    Roberta Mauro, Catanzaro145)    Chiara Branca, Casarano (Lecce)146)    Luisa Baiano, Marano di Napoli (Napoli)147)    Simona Lucia Caruso, Roma 148)    Massimo Idra, Rezzato (Brescia)149)    Antonio Siragusa, Caiazzo (Caserta). Ex stagista MAE-CRUI all'Istituto italiano di Cultura di Madrid150)    Annalisa Di Palo, Ruvo di Puglia (Bari). Ex stagista MAE.151)    Antonella Tromba, Campobasso152)    Giulia Guagnini, Piacenza. Ex stagista Ministero dello sviluppo economico153)    Giusi Carai, Roma154)    Antonio Fortunato, Bellizzi (Salerno)155)    Vanessa Cosenza, Rende156)    Elisa Borsini , Terni157)    Francesco Argento, Ravanusa (Agrigento). Ex stagista MAE-CRUI in Kuala Lumpur158)    Fabiana Carluccio, Pisa159)    Francesco Spinillo, Sant'Arsenio (Salerno) 160)    Andreana Michelino, Napoli 161)    Miriam Zanoner, Venezia162)    Maria Lucia Caniato, Roma 163)    Pasquale Fabozzi, Marcianise (Caserta) 164)    Salvatore Covelli, Cosenza 165)    Chiara Scionti, Messina166)    Ciro Colangelo, Foggia167)    Teresa Farruggia, Aragona (Agrigento)168)    Maddalena Farruggia, Aragona (Agrigento)169)    Alessandra Scarpato, Napoli170)    Marina Celentano, San Marzano sul Sarno (Salerno)171)    Paola Lo Forte, Verona    172)    Erika Damonte (Padova)    173)    Alda Sacco, Salerno174)    Anna Bernardo, Caserta175)    Fabio Bonacci, Lamezia Terme (Catanzaro)176)    Mauro Mastronardi, Roma177)    Domenico Guida, Ercolano (Napoli)178)    Francesca Dandolo, Pescara179)    Marta Cianchetti, Perugia180)    Nico Miucci, Milano (per ora)181)    Lucia Ciccarella, Montecatini Terme    182)    Valentina Torcello, Taranto183)    Filomena Palmisano, provincia di Bari184)    Roberta Bruno, Avellino185)    Eleonora Fusco, Latina186)    Tommaso Diomaiuta, Roma187)    Sarah Parvopasso Torino188)    Lopez Maria Torito (Bari)189)    Domenico Altieri, Rutigliano (Bari)190)    Greta De Giuli, Grizzana Morandi (Bologna). Studentessa al corso di laurea magistrale in Scienze della comunicazione pubblica191)    Fabio De Girolamo, Bari. Tirocinio Regione Puglia192)    Marta Boscardin, Dueville (Vicenza)193)    Silvia Federica Piccinno, Parabita (Lecce)194)    Alice Berdini, Montegranaro (Fermo)195)    Silvia Federica Piccinno, Parabita (Lecce) 196)    Daniela Bonora, Roma 197)    Marcella Testa, Napoli 198)    Elena Crespi, Gallarate (Varese)199)    Roberta Armentano (Roma)200)    Lorenzo Rebagliati - Stella (Savona)

Peter Pan non per scelta ma per forza: nelle pagine di «Gioventù sprecata» i motivi che impediscono ai giovani di diventare adulti

«Mandiamo i bamboccioni fuori di casa», tuonava nell'ottobre 2007 l'ex ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato. Definizione discutibile ma concetto valido: arrivata una certa età, bisogna fare un bel passo in avanti e superare la linea che separa i giovani dagli adulti. Ma perché in Italia si fatica a diventare grandi? Se lo chiedono l'economista Marco Iezzi e la giornalista Tonia Mastrobuoni nel sottotitolo del loro libro «Gioventù sprecata» (Laterza, collana Robinson; a destra, la copertina), incentrato su quello che  non è più solo un fenomeno culturale ma un'emergenza sociale che ha radici politiche ed economiche. Il bamboccionismo è il risultato di un Paese che non ha saputo reagire al cambiamento e ancora si crogiola in miti morenti, come quello dell'istruzione "migliore del mondo". «Ultimi a scuola» si intitola infatti il primo capitolo, dedicato alla scuola pubblica, in cui spicca un dato, ripreso da un’indagine dell’Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: su 29 Paesi  l'Italia si classifica vergognosamente 26esima per la qualità della formazione scientifica dei suoi quindicenni. Con un successo scolastico ancora legato alla condizione familiare, aggiungono gli autori, e il 97% della spesa totale che va in stipendi - che però paradossalmente sono tra i più bassi d'Europa. Chi prosegue con l'università deve poi mettere in conto la possibilità di stare «A bagno nel feudo dei baroni». Il problema qui non è tanto  la mancanza di fondi, ma la loro pessima gestione: usati per distribuire posti ad hoc, moltiplicare le cattedre attraverso un assurdo «gigantismo universitario» («che prospettive può avere un laureato in Scienza e tecnologia del packaging e uno in Benessere del cane e del gatto»?) e sfornare stipendi da favola a fine carriera. Mentre rimangono in secca servizi allo studente (0,04% della spesa totale) e ricerca. C'è poi in nocciolo duro della questione: il lavoro. L'Italia si trascina dietro un dato cronico singolare: sebbene sia sotto la media europea per disoccupazione media, primeggia per disoccupazione giovanile. «C'è ancora qualche manager italiano che va in giro gigioneggiando sulla sua condizione di "precario". Con emolumenti da milioni di euro all'anno» ironizzano Iezzi e Mastrobuoni, ma il mito della flessibilità come opportunità  crolla  di fronte alla mancanza di protezione contro l'instabilità lavorativa, ai salari anche qui troppo bassi (1026 euro lo stipendio medio degli atipici calcolato dall'Istat) e all'eccessiva reiterazione nel tempo della condizione, che tiene a bagnomaria la stragrande maggioranza degli under 35. Senza dimenticare la disparità di trattamento pensionistico rispetto alle generazioni precedenti. Un «tradimento compiuto ai danni delle nuove generazioni», il leit motiv del libro. Difficile così diventare indipendenti, prendere casa e fare figli («Donne a casa, culle vuote» il titolo di un altro capitolo). Tanto più se l'imposta flessibilità si scontra con la rigidità del sistema di credito che, nelle parole del presidente dei Giovani Confcommercio Paolo Galimberti, preferisce «finanziare le garanzie, non le idee». Affitti alle stelle, prezzi delle case sempre alti nonostante la bolla immobiliare, mutui inaccessibili: uno studio di Enrico Moretti, professore di Economia alla University of California e fra i protagonisti del libro, ha evidenziato che degli under 35 italiani oltre tre su quattro rimangono a casa con mamma e papà. Perché in «Gioventù sprecata» parlano i fatti ma anche le persone. La seconda parte del libro è dedicata alle interviste. Sei mosche bianche, giovani talenti che dicono la loro e spiegano come ce l'hanno fatta in patria: la biologa Chloé Cipolletta; la regista teatrale Emma Dante; Frida Giannini, direttore creativo di Gucci; Michel Martone [nella foto a sinistra], oggi 37enne, diventato professore ordinario a trent'anni ; la scrittrice Valeria Parrella;  il direttore generale della Ducati Motor Filippo Preziosi. Poi sei emigrati, eccellenze nostrane che hanno fatto fortuna all'estero: oltre a Moretti ci sono Paola Antonelli, senior curator al MoMA di New York; il dirigente Onu Ugo Bot; Antonio Giordano, chirurgo e oncologo alla Temple University di Philadelphia; Roberto Isolani, banchiere Ubs a Londra; il vicepresidente della Roche Luca Santarelli, a Basilea. Infine sei grandi vecchi, nomi prestigiosi, testimoni della guerra e della rinascita del Paese: Gae Aulenti, Andrea Camilleri, Dario Fo, Margherita Hack, Dacia Maraini. E Mario Monicelli [nella foto a destra], che solo pochi giorni fa, il 29 novembre, a 95 anni si è tolto la vita. Con i giovani il regista era stato tutt'altro che tenero - poco solidali, passivi, assuefatti alle comodità - ma l'obiettivo era quello di spronare: «Il ruolo della politica è sempre stato quello di incitare la speranza e di tenervi tranquilli e farvi credere che le cose andranno meglio. Ma la speranza è una truffa. [...] Non bisogna avere speranze, bisogna avere desideri, mete e traguardi da raggiungere». Hanno pareri diversi, i grandi vecchi, e c'è chi comprende e giustifica, ma per tutti rimane l'amarezza di un enorme vitalità che si sta perdendo. «Gioventù sprecata», appunto. Ma se la diagnosi è chiara, qual è la cura? Sono due le parole chiave: riforme e fiducia. Secondo gli autori, «al momento, un'utopia». Annalisa Di Palo Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- «Non è un paese per giovani», fotografia di una generazione (e appello all'audacia)- Trentenni italiani, la sottile linea rossa tra umili e umiliati nel libro «Giovani e belli»- Giovani, lavoro e stipendi troppo bassi: quando al mutuo ci pensa papà (indebitandosi). Parola di Luigi Furini