Categoria: Approfondimenti

Roma, Milano e gli affitti troppo cari: dura la vita per i 200mila studenti e stagisti fuorisede

Roma e Milano sono le capitali italiane degli studenti – e degli stagisti. In queste due città si concentrano università, imprese, studi professionali ed enti pubblici: naturale quindi che attirino frotte di giovani desiderosi di trovare un’opportunità. Qualche numero, giusto per capirci. A Roma studiano, secondo l’Anagrafe nazionale studenti del ministero dell'Istruzione, circa 190mila ragazzi. Il dato è riferito a tutti gli iscritti all’anno accademico 2009/2010 e comprende tutte le facoltà. Oltre la metà di essi, vale a dire quasi 110mila, è alla Sapienza [nell'immagine a fianco, l'homepage del sito]; Roma Tre ne accoglie poco più di 34mila, Tor Vergata 28.700. Il restante dieci per cento di studenti si divide tra Luiss (circa 7mila), Lumsa (6.300), Roma Foro Italico (quasi 1.700), Luspio (1.300) e il Campus Bio-medico (1.100). Malgrado il grosso degli iscritti sia romano, si può stimare che un venti per cento provenga da un’altra regione, o comunque da un luogo tanto lontano da rendere pressoché impossibile il pendolarismo. Quindi a Roma vivono quasi 40mila studenti fuorisede.E passiamo a Milano. Qui gli universitari sono 177mila; la parte del leone la fa la Statale con oltre 54mila studenti, seguita a ruota da Cattolica (37.500), Politecnico (quasi 37mila) e Bicocca (poco più di 29mila). Poi ci sono la Bocconi con 12.700 studenti, la Iulm con 4.300 e infine l’università Vita-Salute San Raffaele con duemila. In media la metà degli iscritti è fuorisede: per esempio, secondo le statistiche della Statale un 15% proviene da un’altra regione e un 40% dalle altre province della Lombardia. Applicando queste percentuali a tutti gli atenei milanesi, ne risulta che vi sono a Milano 97mila studenti fuorisede. Unendoli ai 40mila fuorisede romani si arriva al ragguardevole numero di 140mila – e non è finita. Agli studenti si uniscono (e in parte anche sovrappongono) gli stagisti. Partendo dal fatto che la Lombardia è regione dove in assoluto ce ne sono di più – nel 2008, secondo i dati del rapporto annuale Excelsior di Unioncamere, sono stati quasi 61mila sul totale nazionale di 305mila: praticamente uno stage su cinque avviene in Lombardia – Milano è a buon diritto la capitale degli stagisti:  ne accoglie oltre 25.500. Lo scettro le viene però conteso da Roma, che con 25.350 stagisti assorbe oltre l’80% dei tirocini dell’intero Lazio. E questi numeri sono riferiti esclusivamente alle imprese private: vi sono poi in entrambe le città altre migliaia di stagisti negli enti pubblici, sopratutto a Roma dove hanno sede tutte le principali istituzioni.Impossibile qui sapere quale percentuale sia fuorisede: però, essendo la stragrande maggioranza delle offerte di stage a Milano o Roma, è chiaro che qualsiasi studente o neolaureato che voglia fare questo tipo di esperienza troverà molte più opportunità se sarà disponibile a trasferirsi lì. Il che ci porta finalmente al centro di questo ragionamento. 140mila universitari fuorisede più 50mila stagisti vuol dire quasi 200mila giovani che a Roma e a Milano hanno bisogno di accoglienza, alloggio, trasporti pubblici degni di questo nome. Quali risposte ricevono? Focalizzando il tema della casa, e partendo dal presupposto che le foresterie universitarie e le case dello studente offrono un numero di posti estremamente esiguo e che quindi i ragazzi si devono arrangiare, i principali problemi sono tre. Uno, i prezzi troppo alti. Quando una doppia in condivisione costa 300 euro al mese, e una singola oltre 500, c’è qualcosa che non va. Due, gli affitti in nero. Il che non è solo un’illegalità che permette ai proprietari di risparmiare sulle tasse, ma anche un rischio per i ragazzi, che possono essere buttati fuori senza tanti complimenti dall’oggi al domani. Tre, le case fatiscenti e sovraffollate: negli appartamenti per studenti è stato abolito il salotto per rimediare una camera da letto in più, le strutture sono spesso decrepite, le cucine poco più che da campo – tanto chi glielo fa fare ai proprietari di rendere decente l’arredamento, per quattro ragazzini? E così appartamenti di 60 mq con un solo bagno, inizialmente concepiti per due persone e con un valore commerciale di 7-800 euro al mese di affitto, si trasformano in «comuni» che ospitano il doppio o il triplo degli inquilini e fruttano il doppio o il triplo dei denari (senza però che si siano moltiplicati nè lo spazio nè il numero dei bagni). 200mila giovani che cercano una sistemazione a Milano e a Roma non sono uno scherzo. Ed è ora che le amministrazioni comunali affrontino il problema.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Corsa agli stage, la crisi mette un freno. Primi dati del nuovo Rapporto Excelsior: 322mila tirocinanti l'anno scorso nelle imprese private italiane- Quanti sono gli stagisti italiani? Tutti i dati regione per regione, tratti dall'indagine Excelsior 2009- La carica dei centomila studenti stagisti: i nuovi dati di Almalaurea sui tirocini svolti durante l'università- Neolaureati, le aziende vi vogliono così: ecco i risultati dell'indagine Cilea - Stella

Stage alla Commissione europea, è boom di richieste e più di un quarto delle candidature arriva dall'Italia: forse perchè sono ben pagati?

Il programma di stage presso la Commissione europea compie nel 2010 cinquant'anni, e già da mesi fervono i preparativi per l'evento celebrativo in programma a Bruxelles per mercoledì 20 ottobre che coinvolgerà ex stagisti di tutte le età e nazionalità: il gruppo su Facebook [nell'immagine a fianco] si chiama «50 Years of Traineeships at the European Commission» e conta già quasi 900 iscritti. Questi stage sono un'occasione ghiotta che sempre più giovani sembrano sognare: prova ne sia che soltanto negli ultimi due anni il numero delle candidature è aumentato del 38%. Facendo il confronto tra le domande pervenute elettronicamente attraverso il sito del Traineeships Office della Commissione (attenzione, non tutte valide: vengono poi considerate solo quelle supportate dai moduli cartacei spediti per posta insieme ai documenti giustificativi), nel 2009 per i circa 1200 posti di stage ci sono stati 15.607 aspiranti stagisti; l'anno successivo, senza che fosse mutato il numero dei posti disponibili, alla Commissione sono arrivati i cv di 21.562 persone.E la Repubblica degli Stagisti ha scoperto che in questa particolare classifica gli italiani sono nettamente in testa. Conteggiando le domande inviate da tutta Europa per i due training period - quello di marzo e quello di ottobre - degli ultimi due anni, risulta che per i tirocini del 2009 si sono candidati 4191 italiani (2042 femmine e 1128 maschi), e per quelli dell'anno successivo addirittura 5827 (3717 femmine e 2110 maschi). In pratica oltre un candidato su quattro è italiano.Insegue, ma molto distanziata, la Spagna da cui nel 2009 erano arrivate alla Commissione UE 1331 candidature, aumentate da un anno all'altro del 41%: nel 2010 le domande di giovani spagnoli sono state 1873 (anche qui schiacciante la percentuale di femmine: 1293, pari al 69%).I terzi in classifica, i cugini d'Oltralpe, rappresentano invece l'eccezione che conferma la regola. Se infatti nel 2009 erano arrivate dalla Francia 1485 domande di partecipazione, l'anno successivo il numero anziché aumentare è rimasto sostanzialmente stabile - anzi con un lievissimo calo - attestandosi a 1474.Al quarto posto nell'elenco dei Paesi da cui provengono il maggior numero di candidature per gli stage presso la Commissione europea si trova la Romania (760 candidature online nel 2009, ben 1276 nel 2010: + 68%!), poi Germania e Polonia (rispettivamente 832 e 754 nel 2009, 1023 e 1033 nel 2010).I giovani italiani, insomma, sono quelli che dimostrano più interesse nei confronti dei tirocini che la Commissione europea mette ogni anno a disposizione. Forse perché di occasioni così, con un rimborso spese di oltre mille euro al mese, in Italia ce ne sono troppo poche.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Commissione europea, ultimi giorni per candidarsi per uno stage da oltre mille euro al mese: 600 posti a disposizioneE le testimonianze degli ex stagisti della Commissione:- Carlotta Pigella, Torino-Bruxelles andata e ritorno: «Il mio stage alla Direzione generale Affari Marittimi della Commissione UE? Internazionale e professionalizzante»- Pasquale D'Apice: «Rapporti umani e network di conoscenze, ecco il prezioso valore aggiunto degli stage alla Commissione europea»- Dalla metafisica al trattato di Lisbona: la storia di Mauro Pedruzzi, filosofo stagista alla Commissione europea- Mirko Armiento, ex stagista alla Commissione europea: «A Bruxelles i cinque mesi più intensi e belli della mia vita»

Dov'è meglio andare a fare lo stage? Dipende da cosa si cerca: ecco quattro top five tratte da sondaggio «Identikit degli stagisti italiani»

La qualità di uno stage – quantomeno quella "percepita" – dipende anche in gran parte da ciò che lo stagista cerca in esso. Come, si può restare delusi da un percorso formativo  interessantissimo e da tutor sempre presente e disponibile? Sì, se si cercava un lavoro e non lo si è ottenuto. Allo stesso modo, se si hanno pochi soldi in tasca e si vorrebbe un buon rimborso spese, si può anche essere scontenti di uno stage ottimo dal punto di vista formativo, perchè magari non prevede nemmeno un euro di emolumento. Al contrario, ci possono essere giovani disponibili a fare un'esperienza di stage completamente gratuita, a patto che la qualità formativa sia alta, oppure sia concreta la probabilità di essere assunti al termine del tirocinio. Insomma: lo stage buono varia anche a seconda delle aspettative di chi lo fa.Analizzando i dati raccolti attraverso il sondaggio online Identikit degli stagisti italiani, realizzato l'anno scorso dalla Repubblica degli Stagisti in collaborazione con l'Isfol, ecco quattro classifiche: le "top five" di dove conviene di più fare lo stage, a partire dall'obiettivo principale dell'aspirante stagista.1. Se si cerca un contratto "serio" (a tempo determinato o indeterminato) al termine dell'esperienza formativa, conviene andare a fare uno stage nel...1) settore metalmeccanico-automobilistico: qui il 17,4% degli stagisti ottiene un contratto di questo tipo2) settore agroalimentare: 15,8%3) settore commercio e distribuzione: 14,3%4) settore tessile - moda - beauty: 10,6%5) settore chimico-farmaceutico: 10,5%NB: il dato medio generale è 7,9%: un 5,6% di contratti a tempo determinato più un 2,3% di contratti a tempo indeterminato. Ben il 52,5% degli stage si conclude invece con una stretta di mano e arrivederci.2. Se si cerca sopratutto la qualità del percorso formativo:1) settore metalmeccanico-automobilistico: il 58,3% degli stage  sono stati giudicati "buoni" o "ottimi" rispetto alla qualità formativa2) settore educazione e formazione: 57,5%3) settore servizi sociosanitari: 55,4%4) pubblica amministrazione: 53,5%5) settore energia: 52,7%NB: il dato medio generale è 49,6%: un 33,1% di stage valutati "buoni" più un 16,5% di "ottimi"3. Se si cerca sopratutto un buon rimborso spese (da 500 euro in su):1) settore servizi finanziari e assicurativi: il 33,9% delle aziende di questo settore offre un emolumento di questa entità2) settore chimico-farmaceutico: 30,4%3) settore agroalimentare: 29,1%4) settore energia: 28%5) settore telecomunicazioni - ict: 23%NB: il dato medio generale è 16,3%: un 11% di stage che prevedono un emolumento tra i 500 e i 750 euro, più un 5,3% di stage con rimborso superiore a 750 euro. Oltre la metà degli stage (il 52,4%) non prevede invece alcun rimborso spese.4. Se si cerca sopratutto un tutor presente e attento:1) settore energia: 54,8%2) settore servizi sociosanitari: 53,6%3) pubblica amministrazione: 53,5%4) settore commercio e distribuzione: 52,6%5) settore metalmeccanico-automobilistico: 50,8%NB: il dato medio generale è che il tutor è stato "un punto di riferimento costante" nel 49,1% dei casi. Il sondaggio dava la possibilità di raccontare ciascuna esperienza di stage in maniera dettagliata; in particolare, rispetto al settore, a ogni partecipante offerte date sedici opzioni (Agroalimentare, Non profit, Chimica-farmaceutica, Commercio e distribuzione, Comunicazione-spettacolo-pubblicità, Educazione-formazione, Energia, Grafica-editoria, Metalmeccanico-automobilistico, Pubblica amministrazione, Servizi alle imprese - Società di consulenza, Servizi finanziari-assicurativi, Servizi sociosanitari, Telecomunicazioni-ict, Tessile-moda-beauty, Turismo-ospitalità-tempo libero) più il classico "altro" per chi avesse fatto lo stage in un settore non indicato.Va ricordato anche che questo sondaggio, compilato in forma anonima da quasi 3mila persone tra il maggio e l'ottobre del 2009, non ha valore statistico in quanto il campione è appunto casuale, e non rappresentativo. I risultati emersi sono però fortemente indicativi della realtà che vivono ogni giorno gli stagisti italiani, e delle difficoltà che si trovano ad affrontare.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Pronti, via! Parte il grande sondaggio online di Isfol e Repubblica degli Stagisti per scoprire chi sono gli stagisti italiani- Identikit degli stagisti italiani, ecco i risultati: troppo spesso i tirocini disattendono le aspettativeE anche:- Corsa agli stage, la crisi mette un freno. Primi dati del nuovo Rapporto Excelsior: 322mila tirocinanti l'anno scorso nelle imprese private italiane- Quanti sono gli stagisti italiani? Tutti i dati regione per regione, tratti dall'indagine Excelsior 2009- Stage attivati dai centri per l'impiego: ecco la radiografia annuale dell'Isfol- Trovare lavoro dopo la laurea o il master, attenzione alle percentuali di placement: a volte possono riservare sorprese

Domenica d'agosto tv mia non ti conosco, meglio un libro: «Spinoza - Un libro serissimo». Oggi presentazione a Padova

Era dai tempi delle formiche che non si rideva e rifletteva tanto leggendo un libro. Sono passati quasi 20 anni da quando Gino e Michele (& Matteo Molinari) - correva l'anno 1991 - sbarcarono il libreria con un libriccino smilzo, pubblicato da Einaudi, costituito solo ed esclusivamente da battute. Freddure. Frasi al vetriolo, come quella che dava il titolo al primo volume,  «Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano». Un successo clamoroso, oltre mezzo milione di copie vendute. Oggi il testimone viene ripreso da Stefano Andreoli e Alessandro Bonino con «Spinoza - Un libro serissimo» (Aliberti). Sottotitolo: «Duecento pagine di satira corrosiva su vita, morte, chiesa, stato e altre cose su cui vale la pena scherzare». Nato come blog nel 2005, Spinoza è uno spazio virtuale di satira collettiva; la sua pagina su Facebook ha più di 70mila fan, che seguono passo dopo passo Andreoli e Bonino anche nel massacrante tour promozionalestivo (oggi tappa a Padova, qui sotto le altre date di agosto) del libro, uscito in libreria a fine maggio con una tiratura di 10mila copie e già in ristampa.Il libro, con prefazione di Marco Travaglio, parte a Palazzo Chigi («Nasce il governo Berlusconi IV. Detesto i sequel») e chiude in Vaticano («Cinque anni fa moriva Giovanni Paolo II. Le condizioni restano stabili»). In mezzo ci sono anche gli stagisti, precisamente a pagina 25: «Nasce lo sciopero virtuale: si lavorerà normalmente, ma senza essere pagati. Non potevano continuare a chiamarlo stage?». Si ride, sì, ma a denti molto stretti.Presentazioni, le prossime date:- domenica 8 agosto a Padova, Pride Village, ore 21:30- venerdì 13 agosto a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), Festa di Liberazione, ore 21- martedì 17 agosto a Porto Recanati (Macerata), Cortile sud ex scuola elementare "Diaz" (corso Matteotti 230), ore 18:30- mercoledì 18 agosto a Macerata, L'Alligatore - Parco urbano di Fontescodella, ore 21- giovedì 26 agosto ad Arezzo, Palazzo della Provincia, ore 21 - sabato 28 agosto a Torino, festa nazionale PD, ore 21 - venerdì 3 settembre a Reggio Emilia, Festa provinciale del PD, ore 21- sabato 4 settembre a Vittorio Veneto (Treviso), Festival Comoda_mente, ore 22Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Stage in fabbrica raccontati in un libro al vetriolo: «Mi sento già molto inserito» di Mauro Orletti- Giovani, lavoro e stipendi troppo bassi: quando al mutuo ci pensa papà (indebitandosi). Parola di Luigi Furini

Parlamento europeo, risoluzione contro i tirocini gratis e le aziende che sfruttano gli stagisti

Il Parlamento Europeo interviene sul tema degli stage con un importante documento, redatto dalla sua Commissione per l'occupazione e gli affari sociali: «Relazione sulla promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro, rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti» datata 14 giugno 2010, poi trasformata martedì 6 luglio in una risoluzione dal Parlamento riunito in assemblea plenaria. La relatrice del documento è la più giovane parlamentare europea - la 26enne danese Emilie Turunen [nella foto sotto, durante il suo discorso], socialista, vicepresidente  del Gruppo Verde / Alleanza libera europea.Partendo da una serie di premesse, tra cui quella che «i datori di lavoro sembrano utilizzare con maggior frequenza l’apprendistato e il tirocinio per sostituire l’impiego regolare, sfruttando in tal modo gli ostacoli che i giovani affrontano per entrare nel mercato del lavoro; […] queste forme di sfruttamento dei giovani devono essere affrontate ed eliminate di fatto dagli Stati membri», il Parlamento europeo riassume in 73 punti esortazioni, consigli e richieste rivolte sia all'interno dell'UE sia, all'esterno, a ciascuno degli Stati membri.Il primo punto è già un programma: «adottare un approccio ai giovani e all'occupazione basato sui diritti; […] l'aspetto qualitativo del lavoro dignitoso per i giovani non deve essere compromesso». Per poi proseguire, al punto 11, con un affondo contro gli stage gratuiti: «Esorta gli Stati membri a elaborare politiche del mercato del lavoro inclusive e mirate, che garantiscano ai giovani un inserimento rispettoso e un'occupazione significativa, per esempio creando reti d'ispirazione, accordi in materia di tirocini accompagnati da aiuti di carattere economico affinché il tirocinante possa spostarsi e vivere vicino al luogo in cui si svolge il tirocinio, centri di orientamento professionale internazionale e centri giovanili che offrano orientamento individuale in particolare in materia di organizzazioni sindacali e aspetti giuridici relativi al loro tirocinio».Ancor più esplicito il punto 21: «Chiede tirocini migliori e garantiti; chiede alla Commissione e al Consiglio, a seguito dell’impegno espresso nella Comunicazione COM(2007)0498 “di proporre un’iniziativa per una Carta europea della qualità dei tirocini”, di istituire una Carta europea della qualità dei tirocini prevedendo norme minime per garantirne il valore educativo ed evitare lo sfruttamento, tenendo conto del fatto che i tirocini fanno parte della formazione non devono sostituire dei veri impieghi; sottolinea che tali norme minime devono includere una descrizione sommaria delle funzioni da esercitare e delle qualificazioni da acquisire, il limite di durata dei tirocini, un'indennità minima basata sul costo della vita del luogo dove si svolge il tirocinio conformemente alla prassi nazionale, un'assicurazione nell'ambito lavorativo in questione, prestazioni di previdenza sociale in base alle norme locali e un collegamento specifico al programma di istruzione in questione». Al punto successivo chiede poi alla Commissione «di fornire dati statistici sui tirocini in ogni Stato membro, che includano il numero di tirocini, la durata dei tirocini, le prestazioni sociali a favore dei tirocinanti, le indennità pagate ai tirocinanti, le fasce d’età dei tirocinanti, e di elaborare uno studio comparativo dei vari programmi di tirocinio esistenti negli Stati membri dell’Unione europea», vincolando i 27 a non far cadere questo sforzo nell'acqua: «Chiede a ciascuno Stato membro di controllarne l'applicazione» (punto 23) e «istituire un sistema di certificazione e di riconoscimento europeo delle conoscenze e delle competenze acquisite attraverso apprendistati e tirocini, che contribuisca anche all’incremento della mobilità dei giovani lavoratori» (punto 24).Un progetto ambizioso per tagliare le gambe a quelle imprese poco serie che si approfittano degli stagisti: al punto 25 della risoluzione si chiede che «i giovani siano tutelati nei confronti dei datori di lavoro i quali, nel settore pubblico come in quello privato, grazie all'esperienza professionale, ai contratti di apprendistato e di tirocinio, soddisfano i propri fabbisogni immediati e basilari a basso costo o a costo zero, sfruttando la volontà dei giovani di apprendere senza fornire loro alcuna prospettiva di futuro inserimento nell’organico».Poco più avanti si apre la grande ferita dell'assenza, per gli stagisti, di contributi: «Esorta gli Stati membri a garantire pieni diritti occupazionali e previdenziali ai giovani tirocinanti, praticanti o apprendisti, finanziando se del caso parte dei loro contributi previdenziali» (punto 29), «Invita la Commissione e gli Stati membri a collegare i programmi di apprendistato, tirocinio e praticantato ai sistemi di previdenza sociale» (punto 30).Il rigetto degli stage gratuiti viene poi ripreso, più avanti, nell'ambito di una più ampia riflessione sull'«importanza dell'indipendenza finanziaria dei giovani»: qui nel documento si invita «a far sì che tutti i giovani abbiano diritto individualmente a un livello di reddito dignitoso che garantisca loro la possibilità di crearsi una vita economicamente indipendente» (punto 63). E anche le stesse istituzioni europee a fare un po' di pulizia interna e autocritica: «dare il buon esempio eliminando la pubblicità di apprendistati non retribuiti dai loro siti web e a offrire un’indennità minima sulla base del livello del costo della vita nel luogo in cui si effettua il tirocinio; prestazioni di previdenza sociale a tutti i loro tirocinanti (punto 72).Eleonora Voltolina

Quanti sono gli stagisti italiani? Tutti i dati regione per regione, tratti dall'indagine Excelsior 2009

Nell'attesa che escano i nuovi dati dell'indagine dell'indagine Excelsior, realizzata annualmente da Unioncamere per fotografare i fabbisogni delle aziende (su un campione di oltre 100mila imprese con almeno un dipendente), la Repubblica degli Stagisti ripercorre nel dettaglio quelli contenuti nell'edizione del 2009, che racconta gli stage attivati nel corso del 2008 nelle imprese private italiane.L'elemento più significativo è certamente l'incremento fortissimo del numero degli stage in azienda negli ultimi anni: se nel 2006 Excelsior aveva "censito" circa 228mila stage in tutta Italia, l'anno dopo questo numero era lievitato del 12% (256mila), per arrivare nel 2008 a 305mila, con un incremento del 19% rispetto all'anno precedente. Cioé in Italia tra il 2006 e il 2008 il numero di stage nelle imprese private italiane è aumentato del 34%.Nel dettaglio, la regione dove in assoluto ci sono più stagisti è la Lombardia: qui nel 2008 sono stati quasi 61mila - praticamente uno stage su cinque avviene Lombardia. Le altre regioni seguono a larga distanza: secondo in classifica è il Veneto con quasi 34mila stage, poi ci sono il Lazio con poco più di 31mila e il Piemonte e la Toscana quasi a parimerito (di poco sopra i 22mila stage il primo, di poco sotto questa soglia la seconda). In fondo all'elenco ci sono invece la Basilicata, con 1.790 stage nel 2008; il Molise, con 970; e fanalino di coda la Valle D'Aosta, nelle cui imprese private hanno avuto luogo nel 2008 solamente 940 stage.La Valle D'Aosta è però la prima di un'altra lista: è il territorio che tra il 2006 e il 2008 ha visto l'aumento più vistoso del numero degli stage - addirittura un raddoppio, dato che nel 2006 erano solo 460 - e quindi a buon diritto guida la classifica degli exploit. Seguono il Molise (+ 86,5%), il Trentino Alto Adige e la Campania (+ 58% cadauno) e la Sicilia (+ 55%). Le regioni dove invece il numero di stage non è lievitato in maniera significativa nell'ultimo biennio sono la Basilicata (+ 14%, venti punti sotto la media nazionale),  il Piemonte (+ 20%), l'Umbria (+ 21%) e il Veneto (+ 22%).Qui di seguito, il dettaglio del numero degli stage e dell'incremento da un anno all'altro, regione per regione.Piemonte2006: 18.3302007:  20.280 (+ 10,6% rispetto all'anno prima)2008: 22.020 (+ 8,6% rispetto all'anno prima, + 20,1% rispetto a due anni prima)Valle D'Aosta2006: 4602007:  750 (+ 63% rispetto all'anno prima)2008: 940 (+ 25,3% rispetto all'anno prima, + 104% rispetto a due anni prima)Lombardia2006: 45.6302007:  53.960 (+ 18% rispetto all'anno prima)2008:  60.800 (+ 12,7% rispetto all'anno prima, + 33,2% rispetto a due anni prima)Liguria2006: 5.5902007:  5.910 (+ 5,7% rispetto all'anno prima)2008: 7.920 (+ 34% rispetto all'anno prima, + 41,7% rispetto a due anni prima)Trentino Alto Adige2006: 5.7402007:  6.200 (+ 8% rispetto all'anno prima)2008: 9.080 (+ 46% rispetto all'anno prima, + 58,2% rispetto a due anni prima)Veneto2006: 27.7702007:  31.210 (+ 12,4% rispetto all'anno prima)2008: 33.790 (+ 8,3% rispetto all'anno prima, + 21,7% rispetto a due anni prima)Friuli Venezia Giulia2006: 5.7002007:  7.200 (+ 26,3% rispetto all'anno prima)2008: 7.310 (+ 1,5% rispetto all'anno prima, + 28,2% rispetto a due anni prima)Emilia Romagna2006: 24.7802007:  27.140 (+ 9,5% rispetto all'anno prima)2008: 31.270 (+ 15,2% rispetto all'anno prima, + 26,2% rispetto a due anni prima)Toscana2006: 15.7602007:  18.110 (+ 14,9% rispetto all'anno prima)2008: 21.960 (+ 21,2% rispetto all'anno prima, + 39,3% rispetto a due anni prima)Umbria2006: 3.9702007:  4.200 (+ 5,8% rispetto all'anno prima)2008: 4.810 (+ 14,5% rispetto all'anno prima, + 21,2% rispetto a due anni prima)Marche2006: 6.6402007:  8.660 (+ 30,4% rispetto all'anno prima)2008: 8.880 (+ 1,6% rispetto all'anno prima, + 32,5% rispetto a due anni prima)Lazio2006: 22.8902007:  24.320 (+ 6,2% rispetto all'anno prima)2008: 31.360 (+ 28,9% rispetto all'anno prima, + 37% rispetto a due anni prima)Abruzzo2006: 4.4602007:  5.190 (+ 16,4% rispetto all'anno prima)2008:  5.900 (+ 13,7% rispetto all'anno prima, + 32,3% rispetto a due anni prima)Molise2006: 5202007:  710 (+ 36,5% rispetto all'anno prima)2008: 970 (+ 36,6% rispetto all'anno prima, + 86,5% rispetto a due anni prima)Campania2006: 10.8402007:  9.310 (- 14,1% rispetto all'anno prima)2008: 17.100 (+ 83,7% rispetto all'anno prima, + 57,7% rispetto a due anni prima)Puglia2006: 10.1102007:  10.680 (+ 5,6% rispetto all'anno prima)2008: 13.030 (+ 22% rispetto all'anno prima, + 28,9% rispetto a due anni prima)Basilicata2006: 1.5702007:  1.790 (+ 14% rispetto all'anno prima)2008: 1.790 (= rispetto all'anno prima, + 14% rispetto a due anni prima)Calabria2006: 3.6102007:  3.470 (- 3,9% rispetto all'anno prima)2008: 4.930 (+ 42% rispetto all'anno prima, + 36,6% rispetto a due anni prima)Sicilia2006: 9.5402007:  13.040 (+ 36,7% rispetto all'anno prima)2008: 14.780 (+ 13,3% rispetto all'anno prima, + 54,9% rispetto a due anni prima)Sardegna2006: 4.5302007:  4.210 (- 7% rispetto all'anno prima)2008: 6.770 (+ 60,8% rispetto all'anno prima, + 49,4% rispetto a due anni prima)

Lavoro e sviluppo 4, milioni di euro ma non si sa a chi: la lista delle aziende c'è ma non si vede. Ministero, e la trasparenza?

Les 4, la lista c’è ma non si vede. Quali e quante sono, esattamente, le aziende che percepiscono finanziamenti pubblici nell’ambito del progetto Lavoro e Sviluppo 4? Non è dato saperlo. La Repubblica degli Stagisti aveva sollevato la questione lo scorso ottobre con l'articolo «Stage, maxi-finanziamento europeo da 60 milioni per disoccupati di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Ma tra i criteri di selezione non c'è l'età» e in novembre con «Al via il Les 4 di Italia Lavoro: 120 milioni di euro per 6mila tirocini in Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia» e «Sei milioni di euro per le aziende che ospitano stagisti lucani, campani, calabresi, pugliesi, sardi e siciliani». Ma il ministero dello Sviluppo economico ha scelto di non diffondere l’elenco perché, fa sapere alla Repubblica degli Stagisti, «le procedure semplificate dell’Unione Europea nell’ambito delle quali vengono concessi i finanziamenti non lo prevedono». In realtà l'Ue – da cui appunto proviene la maggior parte dei fondi – non vieta affatto di rendere pubblica questa lista; semplicemente, non lo impone in maniera esplicita. La questione della trasparenza resta quindi aperta. Le aziende finanziate dal progetto Les 4 di Italia Lavoro, situate nelle regioni Calabria, Campania, Sicilia e Puglia (Basilicata e Sardegna sono in attesa del via libera del ministero dello Sviluppo economico), otterranno complessivamente circa 6 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) come rimborso forfettario per i tutor che metteranno a disposizione degli stagisti che ospiteranno nell'ambito di questo progetto, tra la fine del 2009 e la fine del 2012. Le società riceveranno un ulteriore bonus una tantum di 5mila euro in caso di assunzione a tempo pieno indeterminato di un tirocinante, di 4mila euro circa per inserimenti part-time a tempo indeterminato, e di 3.500 euro per contratti di apprendistato.Il costo complessivo dei programmi Lavoro e Sviluppo 4 di Italia Lavoro e di Promuovi Italia ammonta a 180 milioni di euro (rispettivamente 120 milioni e 60 milioni). E se buona parte dei fondi saranno destinati ai rimborsi spese dei tirocinanti, è pur vero che le aziende coinvolte ne beneficeranno in maniera indiretta tramite l’inserimento di stagisti senza alcun costo.Legittimo, quindi, chiedersi a chi andranno in concreto questi soldi e/o benefici diretti. Il ministero dello Sviluppo economico [nell'immagine a sinistra l'homepage del sito] oppone alla necessità di trasparenza questioni di carattere organizzativo: «Se rendessimo noto l’elenco delle aziende che aderiscono al progetto Les 4», affermano dal ministero, «molti giovani si rivolgerebbero direttamente alle imprese per ottenere un tirocinio. Il programma ne risentirebbe, perché in gran parte parliamo di piccole o medie aziende che non hanno le strutture adeguate per avviare direttamente la selezione degli stagisti. Questo compito spetta a Italia Lavoro e Promuovi Italia, i due enti strumentali cui le imprese stesse comunicano i fabbisogni formativi sia in termini di numero di tirocini che di esigenze di figure professionali necessarie».Sin dall’avvio dei rispettivi programmi, nell'ottobre dell'anno scorso, i responsabili di Italia Lavoro e Promuovi Italia avevano chiarito alla Repubblica degli Stagisti che la richiesta di pubblicare la lista andava inoltrata non a loro, bensì direttamente al ministero. A distanza di otto mesi Antonino Bussandri, responsabile del servizio di sviluppo del mercato del lavoro per Promuovi Italia, ribadisce: «La lista è proprietà del ministero, serve la loro autorizzazione per pubblicarla. Temo comunque che, se si rendesse noto l’elenco, in molti casi si formerebbe una fila di questuanti davanti alle singole aziende, con gli aspiranti lavoratori pronti a fare reiterati tentativi per ottenere il tirocinio. Tutto questo lo abbiamo spiegato anche via Facebook agli utenti che ce lo chiedevano, e sembra che i ragazzi abbiano capito».Esiste comunque un elenco delle aziende in graduatoria per i finanziamenti della legge 488 del 1992, che rappresentano il bacino complessivo delle 8mila società che possono fare richiesta per accedere al Les 4. La graduatoria è pubblica e può essere consultata, ma con un'avvertenza: solo alcune tra le aziende presenti hanno fatto richiesta per avere dei tirocinanti. I cittadini dovrebbero sempre avere il diritto di sapere a chi vengono devoluti i soldi pubblici, siano essi privati cittadini, enti, associazioni o imprese private; in questo caso purtroppo la trasparenza è ancora lontana.Andrea CuriatPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Stage, maxi-finanziamento europeo da 60 milioni per disoccupati di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Ma tra i criteri di selezione non c'è l'età;- Al via il Les 4 di Italia Lavoro: 120 milioni di euro per 6mila tirocini in Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia;- Progetto "Les 4" di Promuovi Italia: il rovescio della medaglia

Giovani e disoccupazione, binomio sempre più stretto: l'Istat traccia un quadro cupo per le nuove generazioni in cerca di lavoro

In Italia è sempre più difficile il rapporto tra giovani e lavoro: lo dimostrano gli ultimi dati forniti dall’Istat, da cui emerge che è la fascia tra i 15 e i 34 anni quella maggiormente colpita dalla piaga della disoccupazione.Secondo l’Istituto di statistica, nel mese di aprile di quest’anno la disoccupazione è cresciuta di un punto rispetto a marzo, raggiungendo la percentuale record dell’8,9: per trovare un dato peggiore bisogna tornare indietro fino al quarto trimestre del 2001.L’aspetto che preoccupa maggiormente è, però, quello che riguarda i giovani, i quali sembrano pagare, dal punto di vista lavorativo, il prezzo più alto della crisi. I dati registrati ad aprile sono tutt’altro che confortanti: nel quarto mese del 2010 la disoccupazione giovanile è aumentata di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto allo stesso mese del 2009, raggiungendo il 29,5%. Dato che, tradotto in parole più semplici, rivela che quasi un ragazzo su tre non ha un lavoro. La situazione non migliora di molto se si varcano i confini nazionali: il mese di aprile, infatti, ha visto una crescita del tasso di disoccupazione giovanile (nella fascia di età fino ai 25 anni) anche nell’Eurozona (20%) e nella UE (20,6%), dati in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando si attestavano rispettivamente al 19,3% e al 19,2%.  Tornando in Italia, altri spunti di riflessione sulla situazione occupazionale dei giovani sono offerti dai risultati contenuti nella settima edizione dell’Osservatorio sull’occupazione italiana nella piccola impresa veneta, realizzato dalla Fondazione Leone Moressa. Da esso emerge un quadro a tinte fosche per i veneti al di sotto dei 34 anni: anche nel ricco nord-est, infatti, mentre diminuisce la possibilità di trovare un’occupazione stabile, aumenta il rischio di perdere il lavoro. Tra tutti i disoccupati della regione, oltre la metà è rappresentata da giovani: e tra essi il 38,8% ha perso il lavoro nell’ultimo anno a causa della crisi. Un dato che fissa il tasso di disoccupazione giovanile al 7,6% contro il 3,4% della popolazione adulta.Ma nello studio della Fondazione Moressa c'è anche una notizia positiva: la maggior parte dei giovani veneti occupati (il 70,1% degli uomini e il 68,2% della donne) ha un contratto a tempo indeterminato. Il 22,4% (il 31,8% delle donne), invece, deve lottare con lo spauracchio del precariato, che molto spesso è l’anticamera della disoccupazione: è quanto accade al 32,1% dei giovani veneti disoccupati, dato che arriva al 34,3% se si parla delle donne. L’ostacolo più difficile da superare è quello dei dipendenti a termine o dei collaboratori: ottenere un contratto stabile è un sogno che diventa realtà soltanto per il 14% dei primi e il 7,9% dei secondi (dati riferiti al 2009). Una simile condizione occupazionale incide direttamente anche sulle scelte di vita dei giovani: il precariato o l’assenza di lavoro rende impossibile la strada dell’indipendenza dalla famiglia d’origine e costringe molti a vivere ancora con mamma e papà; scelta, però, condivisa anche da chi lavora (il 53,9% degli uomini e il 40,7% delle donne), anche a causa di uno stipendio che in media è più basso di circa 200 euro rispetto agli adulti (differenza che aumenta ulteriormente per le donne).Puntare sulla formazione: è questa la ricetta proposta dal ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi [nella foto] per arginare il problema della disoccupazione: «Soprattutto per i giovani, ma anche per gli adulti da ricollocare, la buona formazione rivolta ai mestieri richiesti rappresenta l’unica politica per l’occupabilità» ha detto il ministro, che ha anche sottolineato l’importanza dell’incontro fissato per domani, mercoledì 16 giugno, con le regioni e le parti sociali per adeguare le politiche attive, soprattutto in merito alla formazione.Enza CivalePer saperne di più, leggi anche:- Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precariE anche:- Identikit degli stagisti italiani, ecco i risultati: troppo spesso i tirocini disattendono le aspettative- La carica dei centomila studenti stagisti: i nuovi dati di Almalaurea sui tirocini svolti durante l'università

Articoli pagati 2,50 euro e collaborazioni mai retribuite. Ecco i dati della vergogna che emergono da una ricerca dell'Ordine dei giornalisti

L’informazione ha un costo. In tempi di crisi, però, questo dettaglio sembra passare in secondo piano: almeno stando alla ricerca “Smascheriamo gli editori”, presentata qualche giorno fa dall’Ordine nazionale dei giornalisti [nell'immagine a destra, un momento della presentazione]. Lo studio analizza le retribuzioni dei freelance, ossia i collaboratori, di una cinquantina di testate nazionali e locali, esaminando i dati che loro stessi hanno fornito all'Ordine. Il quadro è allarmante: articoli pagati meno di  3 euro, compensi percepiti dopo anni - o mai. La condanna non risparmia nessun settore: dalla carta stampata ai giornali online, dalla radio alla tv. A partire dai quotidiani più importanti, che pure annualmente ricevono cospicui contributi dallo Stato: per esempio Repubblica, che riceve 16 milioni di euro di soldi pubblici,  paga un pezzo di 5-6mila battute soltanto 30 euro lordi (nel 2009 il compenso era di 50 euro); il Messaggero arriva a un massimo di 27 euro  per gli articoli più lunghi, a fronte di un finanziamento statale di circa 1 milione e mezzo di euro. Nella “lista nera” c’è anche il Gazzettino, diffusissimo nel nord-est, con una tiratura di circa 100mila copie: i compensi sono di 4 euro per un pezzo che non supera le mille battute, 9,50 euro fino a duemila, 15 euro fino a tremila e 19 euro se si va oltre. L’abolizione dei tariffari minimi non ha migliorato le cose: l’ultimo, approvato nel 2007, suddivideva le testate in sette categorie. In tutti gli esempi descritti poco sopra le soglie minime stabilite sono tutt’altro che rispettate: a volte  le retribuzioni erogate ai collaboratori sono inferiori perfino ai minimi della fascia più bassa. I «dati delle vergogna», come li ha definiti il segretario nazionale dell’Ordine Enzo Iacopino [nella foto a sinistra], non riguardano solo le testate principali. Fra tutte i giornali online: 4-5 euro lordi è il compenso mediamente percepito dalla maggioranza dei giornalisti che lavorano per  testate web. Da segnalare anche gran parte dei giornali locali: il caso più eclatante è quello della Voce di Romagna, con i suoi 2,50 euro lordi ad articolo, nonostante un finanziamento statale di oltre 2 milioni e mezzo di euro.Esistono, tuttavia, anche esempi positivi: Il Foglio paga i suoi collaboratori 180 euro lordi ogni 4200 battute; il Sole 24 Ore dai 60 agli 80 euro per un pezzo di circa 5mila battute; Il Riformista 50 euro per 5500 battute.Al di là di questi casi particolari, come frenare questo sfruttamento sempre più frequente? Il ministro della gioventù Giorgia Meloni (lei stessa giornalista professionista dal 2006) ha lanciato l’idea di un “bollino blu” , una menzione di merito per le testate che hanno un comportamento virtuoso con i propri freelance. Silvano Moffa, a sua volta giornalista e presidente della commissione lavoro della Camera dei deputati, ha annunciato una proposta di legge che leghi i contributi pubblici all’editoria all’obbligo di una retribuzione equa e di garanzie minime per i collaboratori. Intanto i dati dell’indagine sono stati trasmessi alle procure della Repubblica per verificare la presenza di eventuali ipotesi di reato nelle situazioni descritte. La speranza è che alla denuncia seguano azioni concrete per cominciare a ricompensare equamente il lavoro di tanti professionisti.Chiara Del PriorePer saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli- Collaboratori pagati «a pezzo», qual è il prezzo giusto? Ecco cosa suggerisce il Tariffario con i compensi minimi per le prestazioni giornalistiche- Giornalisti freelance, sì alla reintroduzione del Tariffario: ma i compensi minimi devono essere più realistici. E vanno fatti rispettare con controlli e sanzioni E anche:- Praticantato d'ufficio, il calvario di A., giornalista freelance, per diventare professionista- La testimonianza di Carlo: "Sono diventato giornalista scrivedo gratis. Ma almeno le ritenute d'acconto me le hanno pagate"- La testimonianza di Franca: "Dopo una serie di stage logoranti la scelta di pagarmi da sola i contributi da pubblicista"

Collaboratori pagati «a pezzo», qual è il prezzo giusto? Ecco cosa suggerisce il Tariffario con i compensi minimi per le prestazioni giornalistiche

Risale al dicembre 2006 l'ultimo tariffario con i «compensi minimi per le prestazioni professionali giornalistiche nei quotidiani, nei periodici, anche telematici, nelle agenzie, nelle emittenti radiotelevisive e negli uffici stampa». Lo emise il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in una riunione a ridosso delle festività natalizie: non si trattava già allora di un documento vincolante, non dal punto di vista legale quantomeno, e in più venne poi deciso di non rinnovarlo (motivo per il quale il Tariffario 2007 è tuttora quello più recente).Però è interessante vederne i contenuti, e soprattutto confrontarli con la situazione reale. Due premesse. La prima: quando si parla di «prestazioni giornalistiche» si intende il lavoro di giornalisti iscritti all'albo (nell'elenco professionisti o in quello pubblicisti) che collaborano con una testata senza essere assunti, e vengono quindi come si dice in gergo "pagati a pezzo". La seconda: nel tariffario i lavori giornalistici vengono differenziati in tre categorie. Quello meno impegnativo è la notizia, «concisa informazione fornita dal giornalista su fatti o situazioni»; c'è poi l'articolo («testo in chiave di resoconto o di analisi su fatti o temi diversi fino a due cartelle da 25 righe di 60 battute l’una, esempio: politici, economici, sociali, morali, religiosi, culturali, sportivi, etc») e infine il più complesso, il servizio, «elaborato oltre le due cartelle più complesso e articolato che presuppone un approfondito lavoro di indagine o di ricerca». In soldoni, si potrebbero considerare notizie i testi fino a mille battute, articoli quelli tra mille e tremila, e servizi tutti i pezzi superiori alle tremila battute (fino a un massimo di 7500). Il tariffario suddivide l'universo delle testate giornalistiche in sette gruppi:Categoria A - Quotidiani e periodici a diffusione nazionale con tiratura oltre 250mila copie; agenzie di stampa a diffusione nazionale; periodici stranieri; emittenti radiotelevisive a diffusione nazionale e network. Qui dentro stanno i maggiori giornali (Corriere, Repubblica, Messaggero, Giornale, La Stampa, Panorama, Espresso, Vanity Fair...). I minimi netti che ognuna di queste testate dovrebbe pagare ai suoi collaboratori sono: 33 euro per ogni notizia, 171 euro per ogni articolo, 342 euro per ogni servizio.Categoria B - Quotidiani e periodici a diffusione nazionale con tiratura fino a 250mila copie, cioè le testate nazionali un po' meno diffuse (come Avvenire, Libero, Il Fatto, Il Riformista, Il Foglio...). La differenza rispetto alla categoria precedente è minima: 30 euro netti di compenso per ogni notizia, 159 euro per gli articoli, 318 per i servizi.Categoria C - Quotidiani e periodici a diffusione regionale o locale con tiratura oltre 40mila copie; agenzie di stampa a diffusione regionale o locale; emittenti radiotelevisive a diffusione regionale o locale, con potenziale bacino di utenza superiore a 400mila destinatari. Qui troviamo, a livello di carta stampata, colossi editoriali come Il Gazzettino di Venezia, la Gazzetta del Mezzogiorno, la Sicilia, e a livello radiotelevisivo realtà locali come Telelombardia. I compensi minimi che queste testate dovrebbero erogare ai loro collaboratori giornalistici sono 29 euro per le notizie, 148 euro per gli articoli e 214 euro per i servizi.Categoria D - Quotidiani a diffusione regionale o locale con tiratura fino a 40mila copie; periodici a diffusione regionale o locale con tiratura da 10mila a 40mila copie; emittenti radiotelevisive a diffusione regionale o locale con potenziale bacino di utenza da 100mila a 400mila destinatari. Il minimo compenso per le notizie resta molto vicino a quello delle categorie precedenti, 28 euro, ma diminuiscono significativamente quello per gli articoli (93 euro, quasi la metà rispetto alla fascia A) e quello per i servizi (122 euro, quasi un terzo della fascia A).Categoria E - Periodici a diffusione regionale o locale con tiratura fino a 10mila copie; emittenti radiotelevisive a diffusione regionale o locale con potenziale bacino di utenza fino a 100mila destinatari. Qui si parla dei giornali, delle radio e delle emittenti televisive più piccole. Le prestazioni giornalistiche qui andrebbero pagate 25 euro (notizia), 60 euro (articolo) e 93 euro (servizio). Nessuna testata di carta stampata o radiotelevisiva potrebbe MAI andare sotto questi limiti.Categoria F - Quotidiani e periodici telematici e agenzie collegati a quotidiani, periodici e agenzie a diffusione nazionale o con visite mensili superiori a 150mila. In questa classe e nella successiva il Tariffario affronta il mare magnum del web, o quantomeno di quella piccola parte del web registrata in Tribunale come testata giornalistica. Qui la differenziazione tra "articolo" e "servizio" è abolita, perché per sua stessa natura il web non è adatto ad ospitare lavori giornalistici di lunghezza eccessiva (niente reportage da 20mila battute su Internet). La categoria F è quella del web più importante: siti molto frequentati, con oltre 150mila visite al mese (Corriere.it, Repubblica.it). Queste testate telematiche dovrebbero pagare i loro collaboratori almeno 28 euro per le notizie e 93 euro per gli articoli.Categoria G - Quotidiani e periodici telematici e agenzie con visite mensili inferiori a 150mila. Questa è l'ultima classe del Tariffario. La Repubblica degli Stagisti, per esempio, si colloca in questa fascia. Qui le notizie dovrebbero essere retribuite 25 euro, e gli articoli almeno 60 euro.Nel testo del Tariffario, alla voce «Norme per l'applicazione», si legge che sotto di queste cifre non si può proprio andare: in caso contrario l’Ordine dei Giornalisti stabilisce la «incongruità del compenso» (ai sensi degli artt. 633 e 636 cpc, infatti, in caso di contestazione giudiziale o extra-giudiziale ogni giornalista può rivolgersi al competente Consiglio regionale dell’Ordine per ottenere il parere sulla congruità). E attenzione: i compensi sono dovuti dovuti «anche in caso di mancata pubblicazione del materiale giornalistico commissionato oppure inviato nel quadro della collaborazione concordata», salvo naturalmente che il pezzo non venga rifiutato. Eleonora VoltolinaVedi anche cosa dice il Tariffario 2007:- sui compensi minimi per i fotogiornalisti- sui compensi minimi per i giornalisti televisivi- sui compensi minimi per gli uffici stampaE per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Articoli pagati 2,50 euro e collaborazioni mai retribuite. Ecco i dati della vergogna che emergono da una ricerca dell'Ordine dei giornalisti- Giornalisti freelance, sì alla reintroduzione del Tariffario: ma i compensi minimi devono essere più realistici. E vanno fatti rispettare con controlli e sanzioni