Categoria: Approfondimenti

Libri sui giovani: il quotidiano La Repubblica consiglia quelli scritti dai vecchi, la Repubblica degli Stagisti risponde col suo controelenco di autori under 40

Il controelenco dei libri importanti per capire la situazione dei giovani oggi in Italia, elaborato da Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- Generazione mille euro, di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, Rizzoli 2006 (Gli autori hanno oggi rispettivamente 36 e 35 anni. Al momento della pubblicazione del libro, poi diventato bestseller, ne avevano poco più di trenta)- L’Italia spiegata a mio nonno, di Federico Mello, Mondadori 2007 (Federico Mello ha 33 anni, ne aveva 30 quando ha pubblicato il libro. Oggi è il responsabile della pagina Mondo Web sul Fatto Quotidiano)- Generazione Tuareg. Giovani flessibili e felici, di Francesco Delzìo, Rubbettino 2007 (Delzio, classe 1974, è oggi a 36 anni executive vice president del gruppo Piaggio)- Curriculum atipico di un trentenne tipico, di Fabrizio Buratto, Marsilio 2008 (Buratto ha 37 anni ed è un giornalista freelance)- La fuga dei talenti, di Sergio Nava, San Paolo 2009 (Sergio Nava, classe 1975, lavora a Radio 24 dove cura  tra le altre cose la rubrica settimanale «Giovani Talenti»)- Non è un paese per giovani. L’anomalia italiana: una generazione senza voce, di Elisabetta Ambrosi e Alessandro Rosina, Marsilio 2009 (Alessandro Rosina, docente di Demografia all'università Cattolica di Milano, ha 40 anni; Elisabetta Ambrosi ha 35 anni, ha lavorato a lungo per la rivista politica «Reset» e oggi scrive come freelance)- Vivo altrove. Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi, di Claudia Cucchiarato, Bruno Mondadori 2010 (Claudia Cucchiarato, 31 anni, si racconta qui in un'intervista alla Repubblica degli Stagisti)- La Repubblica degli stagisti. Come non farsi sfruttare, di Eleonora Voltolina, Laterza 2010 (Eleonora Voltolina, 32 anni, ha fondato e dirige il sito Repubblica degli Stagisti)- Non siamo figli controfigure, di Benedetta Cosmi, Sovera 2010 (Benedetta Cosmi ha 27 anni, è consulente comunicazione alla finanziaria Regione Lombardia e alla Felsa Cisl e giornalista freelance)- Gioventù sprecata. Perché in Italia si fatica a diventare grandi, di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni, Laterza 2010 (Tonia Mastrobuoni ha 39 anni e scrive sul quotidiano Il Riformista; Marco Iezzi ha 41 anni ed è un economista)L'elenco «originale» proposto da Repubblica, il 6 gennaio 2011 alle pagine 36 e 37, come corredo all'articolo «Giovani, perchè le nuove generazioni sono rimaste senza futuro» di Benedetta Tobagi (con i contributi «Ragazzi per sempre» di Aldo Nove e «L'invenzione sociale» di Marino Niola):- La generazione tradita, di Pier Luigi Celli, Mondadori 2010 (Celli, 68 anni, è direttore generale dell'università Luiss di Roma)- Giovani e belli, di Concetto Vecchio, Chiarelettere 2009 (Concetto Vecchio ha 40 anni e scrive sul quotidiano La Repubblica)- L'invenzione dei giovani, di Jon Savage, Feltrinelli 2009 (Savage, classe 1953, è uno scrittore inglese)- Avanti giovani, alla riscossa, di Massimo Livi Bacci, Il Mulino 2008 (Livi Bacci ha 74 anni, è un docente di statistica e senatore del Partito democratico. All'epoca della pubblicazione del libro aveva 72 anni)- Storia dei giovani, di Patrizia Dogliani, Bruno Mondadori 2003 (l'autrice, classe 1955, insegna Storia contemporanea all'università di Bologna)- Paideia. La formazione dell'uomo greco, di Werner Jaeger, Bompiani 2003 (Jaeger - nato nel 1888 e morto nel 1961 - scrisse Paideia nel 1934, a 46 anni)- Età e corso della vita, a cura di Chiara Saraceno, Il Mulino 2001 (La Saraceno, una delle più importanti sociologhe italiane, compirà quest'anno settant'anni. Al momento della pubblicazione di questo libro ne aveva 60)- Giovani. Sfida, rivolta, speranze, futuro, di Vittorino Andreoli, Bur 1999 (Andreoli, famoso psichiatra, ha 70 anni. Al momento della pubblicazione del libro citato ne aveva 59)- L'immagine dell'uomo, di George L. Mosse, Einaudi 1997 (Nato nel 1918 e morto nel 1999, lo storico Mosse è stato uno dei maggiori studiosi del nazismo. Ha pubblicato questo libro quando aveva quasi ottant'anni)- Contro i giovani, di Tito Boeri e Vincenzo Galasso, Mondadori 2009 (gli autori sono due economisti: Boeri, classe 1958 e Galasso, classe 1967)- Giovani e società, di Maurizio Merico, Carocci 2004 (Merico, classe 1973, è ricercatore all'università di Salerno)- Il secolo dei giovani, a cura di Paolo Sorcinelli e Angelo Varni, Donzelli 2004 (gli autori sono due docenti dell'università di Bologna: Sorcinelli vi insegna dal 1978, Varni - classe 1944 - dal 1986)- Padri e figli nell'Europa medievale e moderna, di Philippe Ariès, Laterza 2002 (Nato nel 1914 e morto nel 1984, lo storico medievalista Ariès pubblicò questo saggio nel 1960,  a 46 anni)- Giovani senza tempo, a cura di Alessandro Dal Lago e Augusta Molinari, Ombre Corte 2001 (gli autori sono due docenti dell'università di Genova: Dal Lago è nato nel 1947, e aveva quindi 54 al momento della pubblicazione di questo libro; Molinari è nata nel 1949 e ne aveva 52)- Storia dei giovani, a cura di Giovanni Levi e Jean-Claude Schmitt, Laterza 2000 (gli autori sono due docenti: Levi, classe 1939, insegna all'università di Venezia, e aveva 55 anni al momento della pubblicazione della prima edizione di questo libro, nel 1994; Schmitt, classe 1943, insegna all'École des hautes études en sciences sociales dal 1983)- Il mondo giovanile in Europa tra Ottocento e Novecento, a cura di Angelo Varni, Il Mulino 1998 (v. sopra)- I giovani in Europa dal Medioevo a oggi, di Michael Mitterauer, Laterza 1991 (Mitterauer, nato nel 1937, insegna all'università di Vienna)- I giovani e la storia, di John Randall Gillis, Mondadori 1981 (Gillis, professore emerito di Storia a Berkeley, pubblicò questo saggio nel 1975)Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- L'Italia è un paese per vecchi che parlano di giovaniE leggi anche gli altri editoriali di Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- Gioventù di nuovo in primo piano: dalla copertina del Time alle piazze italiane- Umberto Veronesi, la fatica delle donne e dei figli suoi: ma in verità sono i figli di nessuno che fanno una fatica bestiale per emergere- Prospettive per i giovani, in Italia si gioca solo in B e C. Per la serie A bisogna andare all'estero- L'intramontabile Marcello Lippi e la disfatta ai Mondiali: c'è bisogno urgente di un ricambio generazionale- Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari- Sanremo e l’arte del finto rinnovamento: spazio ai giovani (vedi Valerio Scanu) a patto che abbiano dietro un grande vecchio (vedi Maria De Filippi)

Indagine Excelsior, focus Tirocini / Stagisti in hotel, bar e ristoranti: se 55mila all'anno vi sembran pochi

Dove vanno in stage i giovani italiani? La risposta, almeno per quanto riguarda quelli svolti nelle imprese private, arriva dal focus di Unioncamere «Formazione continua, tirocini e stage attivati nel 2009», tratto dall'indagine Excelsior 2010 che ha analizzato i circa 322mila stage attivati nel corso del 2009.«Gli stagisti si sono distribuiti per quasi il 29% nelle imprese industriali e per il restante 71% in quelle dei servizi»: a questo proposito i ricercatori di Unioncamere rilevano che «rispetto al biennio precedente questa distribuzione si è modificata a favore del settore terziario, nel quale tirocinanti e stagisti sono aumentati del 10%, mentre sono diminuiti del 4,3% nell’industria». Ma cosa si intende quando si dice «Industria»? L'indagine Excelsior differenzia quella in senso stretto, che comprende 13 sottocategorie (estrazione di minerali; industrie alimentari, delle bevande e del tabacco; industrie tessili, dell'abbigliamento e calzature; industrie del legno e del mobile; industrie della carta, cartotecnica e stampa; industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere; industrie della gomma e delle materie plastiche; industrie della lavorazione dei minerali non metalliferi; industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo; industrie per la fabbricazione di macchinari e attrezzature e dei mezzi di trasporto; industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali; lavori di impianto tecnico: riparazione, manutenzione e installazione; industrie di beni per la casa, tempo libero e altre manifatturiere) dalle public utilities (energia, gas, acqua, ambiente) e dal settore Costruzioni. In particolare in quest'ultimo si è verificato, in controtendenza rispetto al dato generale, un incremento molto accentuato - quasi del 22% - del numero dei tirocinanti accolti. «Servizi del commercio e turistico-alberghieri da un lato e altre attività terziarie hanno avuto incrementi non dissimili» si legge nel documento «dell’ordine del 9-11%».A livello percentuale (facendo cioè una proporzione tra numero di imprese di un determinato settore e tirocinanti accolti in quel settore) il primato dell'ospitalità spetta a due comparti della macroarea Servizi, quello della sanità e servizi socio-assistenziali privati e quello delle imprese che operano nel campo dei servizi dei media e delle telecomunicazioni; fra i comparti industriali primeggia invece l’aggregato che comprende le industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere. Le imprese meno interessate a ospitare stagisti risultano essere quelle che forniscono servizi di trasporto, magazzinaggio e logistica, le industrie dei minerali non metalliferi e quelle dei beni per la casa e il tempo libero.Ma il dato più rilevante è che, a livello assoluto, oltre un sesto degli stagisti italiani (per la precisione 55.450) fa la sua esperienza formativa in un'impresa del settore dei servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici: vale a dire bar, ristoranti, alberghi, campeggi, fast food… Un piccolo esercito di giovani, spesso inviati direttamente dagli istituti alberghieri, per settori non di rado soggetti a stagionalità. Un piccolo esercito molto utile per occuparsi della reception o della cassa e privo di qualsiasi diritto in termini di contratto, retribuzione e contributi.  In seconda posizione a livello assoluto c'è il settore sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati, che nel 2009 ha accolto quasi 25mila tirocinanti; a seguire il commercio al dettaglio (23.920), il settore dei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone (19.330), gli studi professionali (19.290) e il settore dei servizi avanzati di supporto alle imprese (18.440). Pochissimi invece gli stage attivati nelle industrie che si occupano dell'estrazione di minerali (solo 530), in quelle di beni per la casa, tempo libero e altre manifatturiere (mille tondi tondi), in quelle della gomma e delle materie plastiche (1530) e nelle industrie della lavorazione dei minerali non metalliferi (1680).Ma alla quantità corrisponde una qualità, o meglio, una reale prospettiva di inserimento lavorativo? Mica tanto. Già il dato medio generale di assunzione dopo lo stage rilevato da Excelsior è molto basso, 11,6%. E forse non è casuale che proprio il settore che detiene il primato assoluto di stagisti, quello dei servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici, sia anche uno di quelli che ne assume la quota minore: solo 6,8%! Questo vuol dire che degli oltre 55mila giovani - e meno giovani - che nel 2009 hanno fatto stage in hotel e ristoranti, solo 3.770 hanno poi ottenuto un contratto di lavoro. Anche per i 25mila stagisti del comparto sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati non c'è da stare allegri: soltanto nove ogni cento sono stati assunti. I 19mila che hanno fatto esperienza in imprese che offrono servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone hanno potuto contare su una prospettiva di inserimento lavorativo appena superiore alla media (12,1%). Solo 9,6 probabilità su cento di essere assunti per coloro che hanno fatto stage in studi professionali, dagli avvocati agli architetti, dai commercialisti ai notai. Un po' meglio per chi ne ha fatto uno in negozio (17,6% di assunti) o nelle aziende che si occupano di servizi avanzati di supporto alle imprese (16,1%).Insomma i dati confermano lo stage come una porta solo socchiusa, e non certo spalancata, sul mondo del lavoro.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Indagine Excelsior, focus Tirocini / Calano gli stagisti nelle grandi imprese, crescono nelle piccoleE anche:- Corsa agli stage, la crisi mette un freno. Primi dati del nuovo Rapporto Excelsior: 322mila tirocinanti l'anno scorso nelle imprese private italiane- In tempo di crisi i tirocini aumentano o diminuiscono?- Uno stagista su cinque è in Lombardia, uno su quindici a Milano: anteprima dal dossier Formazione dell'indagine Excelsior 2010

Svegliatevi trentenni, smettetela d'essere così ubbidienti! Così scriveva Oriana Fallaci quarant'anni fa: una citazione dal libro «Se il sole muore»

A trentasei anni, nel 1965, Oriana Fallaci era già quasi all'apice della sua carriera. Faceva la giornalista, inviata speciale del blasonato Europeo, aveva pubblicato quattro libri. Due anni dopo sarebbe partita per il Vietnam, traendo da quell'esperienza il materiale per uno dei suoi bestseller più famosi, Niente e così sia. Il Sessantotto era ancora di là da venire eppure lei era già uno spirito libero, anticonvenzionale. Quasi impossibile riconoscere in questa pre-femminista sempre pronta a demolire le frasi fatte e le generalizzazioni la persona conservatrice e intollerante che dopo l'attacco alle Torri gemelle, con la sua penna sempre magica, diede forma alle paure più retrive del diverso attraverso i pamphlet La rabbia e l'orgoglio, La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista sé stessa.Ma sarebbe ingiusto limitare il ricordo della Fallaci a quel ha scritto dai settant'anni in poi e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2006. La Repubblica degli Stagisti vuole rispolverare una pagina della grande giornalista e pensatrice che la Fallaci fu in gioventù, sfrontata e irriverente: in queste righe, tratte dal libro Se il sole muore che ripercorre il suo reportage sui preparativi della Nasa per il viaggio verso la Luna, si rivolge agli astronauti  trentenni che ha appena conosciuto e intervistato, esortandoli a godere appieno della propria età e a non aver paura di osare. Un incoraggiamento che, a più di quarant'anni di distanza, può essere prezioso per tutti i trentenni di oggi - specialmente in Italia.«Io mi diverto ad avere trent'anni, io me li bevo come un liquore i trent'anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l'angoscia dell'attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent'anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent'anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po' ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna: e allora com'è che in voi non è così? Com'è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie? Ma cosa v'hanno fatto, cosa vi siete fatti? A quale prezzo pagate la Luna? La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d'essere così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone. Ridete, piangete, sbagliate. Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro. Ve lo dico con umilità, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me. Molto: non così poco. O è ormai troppo tardi? O il Sistema vi ha già piegato, inghiottito? Sì, dev'esser così».[Da Se il sole muore, Rizzoli 1965. Edizione Bur 1989, pagg. 388-389]

Una neolaureata chiede all'avvocato degli stagisti: «Prendo solo 400 euro di rimborso spese: posso pretendere almeno che mi vengano dati i buoni pasto?»

Prosegue «L'avvocato degli stagisti», rubrica della Repubblica degli Stagisti curata da Evangelista Basile e Sergio Passerini, avvocati dello studio legale Ichino Brugnatelli. Basile e Passerini approfondiscono di volta in volta casi specifici sollevati dai lettori. «Mi sono laureata alla facoltà di Scienze politiche dell'università di Perugia. Da una settimana circa ho iniziato uno stage presso l'ufficio Stranieri delle Segreterie dell'università: la borsa ha una durata di 10 mesi e prevede 400 euro mensili che mi vengono retribute ogni due mesi. I miei orari sono dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14 e il martedì e il giovedi dalle 14.30 alle 17.30. Tutto questo senza poter usufruire dei buoni pasto. Io ho accettato questa borsa anche perchè sono disoccupata in cerca di lavoro e per adesso non ho ho ancora trovato niente, ma mi rendo conto che rispetto alle ore che faccio la borsa non è molto alta. Volevo sapere se ho la possibilità almeno di fare la richiesta dei buoni pasto o se invece non rientra nei miei diritti».Purtroppo la risposta è no: uno stagista non può invocare alcun principio di parità rispetto al trattamento economico riservato ai lavoratori dipendenti, essendo il lavoro prestato solo strumentale alla sua formazione e al suo orientamento. Quindi in questo caso, anche se i colleghi della lettrice percepiscono i buoni pasto, non si può pretendere che vengano erogati anche a lei.Come noto, infatti, lo stage consiste in un inserimento temporaneo di un soggetto all’interno del mondo produttivo, allo scopo di realizzare - almeno nell’intenzione del legislatore - momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante una sperimentazione diretta del mercato del lavoro. Ai sensi della legge n. 196/1997 e del decreto ministeriale n. 142/1998, i tirocini formativi e di orientamento “non costituiscono rapporti di lavoro”. Dichiarazioni analoghe si rinvengono anche in altre disposizioni normative, come - in particolare - nel decreto legislativo n. 368/2001, con il quale è stata riformata la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato in attuazione della direttiva 1999/70/CE: sono, infatti, escluse dal campo di applicazione del decreto “le tipologie contrattuali legate a fenomeni di formazione attraverso il lavoro che, pur caratterizzate dall’apposizione di un termine, non costituiscono rapporti di lavoro”.Pertanto le finalità dello stage sono preminentemente rivolte alla formazione e all’addestramento professionale e la sua struttura è oggettivamente diversa da quella che caratterizza il rapporto di lavoro subordinato. Il soggetto ospitante è obbligato ad assicurare lo stagista contro gli infortuni sul lavoro presso l’INAIL, nonché presso idonea compagnia assicuratrice per la responsabilità civile verso terzi, ma non è tenuto a riconoscergli alcuna retribuzione, contribuzione, rimborso spese o fringe benefits (come appunto i buoni pasto). Ciò non toglie che spesso il soggetto ospitante, come in questo caso, possa decidere volontariamente di erogare al tirocinante un compenso quale rimborso spese per gli oneri sostenuti; da un punto di vista fiscale,  esso è assoggettato alla ritenuta d’acconto ai fini Irpef. Ma comunque qualsiasi erogazione economica (che si tratti di un rimborso spese o di qualche altro benefit) è un di più, non un diritto.Sergio Passeriniavvocato associato dello studio legale Ichino BrugnatelliPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- La Repubblica degli Stagisti ha una nuova rubrica: «L'avvocato degli stagisti» curata da Evangelista Basile e Sergio Passerini dello studio Ichino Brugnatelli- Posso fare uno stage se sono titolare di partita Iva? Risponde «l'avvocato degli stagisti», la nuova rubrica dedicata agli aspetti giuridici dello stage- Uno studente dell'alberghiero chiede: «È legale che io debba pagare 150 euro per fare uno stage?». Risponde l'avvocato degli stagisti

Salgono a duecento le firme a sostegno della proposta della Repubblica degli Stagisti che gli stage negli enti pubblici valgano punti per i concorsi

Oltre duecento persone hanno scelto di sottoscrivere, qui sul Forum di questo sito, la proposta che gli stage negli uffici pubblici valgano un tot di punti nei concorsi, lanciata da Eleonora Voltolina della Repubblica degli Stagisti e Antonino Leone animatore del blog Cambiamento nelle organizzazioni. In questo modo gli ex tirocinanti di un dato ente partirebbero in pole position qualora si aprisse un concorso per assumere personale. Gli uffici pubblici ogni anno ospitano almeno 100mila tirocinanti. Per loro i principi espressi nella Carta dei diritti dello stagista sono spesso un miraggio, specialmente per quanto riguarda due aspetti molto significativi: il rimborso spese e la percentuale di assunzione dopo lo stage. Accettare uno stage in un ente vuol dire quindi pagarselo di tasca propria - contando sul sostegno della famiglia - e alla fine far fagotto e cercare nuove strade, senza poter sperare di proseguire l'esperienza.La proposta di Voltolina e Leone mira a riequilibrare questa situazione, e dare almeno un piccolo vantaggio agli ex stagisti degli enti pubblici. Anche perché, anche dal punto di vista della produttività, a parità di merito è meglio assumere come nuova risorsa qualcuno che conosca già un determinato ente piuttosto che qualcuno che non ci abbia mai messo piede. Il che non significa garantire a chi fa stage negli enti pubblici il posto fisso: vuol dire solamente dare a queste persone, che hanno fatto un'esperienza formativa in un ufficio, la possibilità di avere qualche chance in più di essere assunti lì dentro.Se anche voi credete in questa proposta, vi invitiamo a sottoscriverla utilizzando il Forum di questo sito: basterà scrivere il proprio nome, cognome e città. Share Qui sotto, l'elenco dei primi duecento firmatari della proposta:1)    Eleonora Voltolina2)    Antonino Leone3)    Francesca Scarfone, Borgia (Catanzaro)4)    Fulvia Gravame5)    Anna Argiolas, Roma 6)    Margherita Perilli, Pescara 7)    Olga Solmi, Ferrara 8)    Giulia Martin, Padova9)    Mimma Penazzi, Ferrara10)    Lorenza Staffolani, Jesi (Ancona) 11)    Giovanna Cosenza, professore associato, università di Bologna 12)    Angelo Favretti, insegnante esterno a progetto, Ferrara 13)    Silvia Genovese, Verona 14)    Barbara Falanga, Torre Del Greco (Napoli) 15)    Angela De Fazio, Botricello (Catanzaro) 16)    Matteo Accordini, Dossobuono (Verona) 17)    Andrea Pagliari, Roma 18)    Natalia Radicchio, Firenze 19)    Francesca Caria, Cagliari 20)    Roberta Genghi, Acquaviva Delle Fonti (Bari) 21)    Marianna Canè, Bari22)    Giorgio Atzeni, Cagliari 23)    Maria Grazia Cirillo, Napoli 24)    Tommaso Francesco Anastasio, Cosenza 25)    Ilaria Cafarelli, Roma 26)    Daniela Inbrunnone, Balestrate (Palermo)27)    Daniela Di Scenna, L'Aquila28)    Concetta Amante, Milano29)    Fabrizio Ferrara, Legnano (Milano)30)    Anna Antinoro, studentessa universitaria, Canicattì (Agrigento) 31)    Marina Spatoliatore, Zagarolo (Roma)32)    Benedetta Landi, Genova33)    Antonella Macera, Castelnuovo Parano (Frosinone) 34)    Claudia Quadruccio, Rieti35)    Alessia Gotti, Brescia36)    Varone Antonella, Pompei (Napoli)37)    Alessandra Loi, Cagliari38)    Enrica Sabatino, Aprilia (Latina)39)    Paola Giangaspero, Bari40)    Eleonora Rossi (Roma)41)    Valeria Raso, S. Giorgio M. (Reggio Calabria)42)    Massimiliano Nespola43)    Daniela Centorame, Pescara44)    Serena Chianese, Castellammare di Stabia (Napoli)45)    Teresa Maria Meccio (Palermo)46)    Michele Russo, Torino47)    Gaia Pallotta, studentessa di discipline semiotiche, Bologna48)    Alessandra Liberatori, Roma49)    Michela Passarin, Verona50)    Maria Elena Cricchio, Salerno51)    Maria Rita Gentile, Mattinata (Foggia)52)    Rossella Feola, Roma53)    Domenico Matera, Andria54)    Angelo De Giorgi, Lecce55)    Valentina Salvemini, provincia di Barletta-Andria-Trani56)    Camilla Todini, Todi (Perugia)57)    Ester Milano, Torino58)    Michele Farinelli, Monte San Vito (Ancona)59)    Anna Vairo, Torino60)    Daniela Romina Abbrescia (Bari)61)    Debora Mizzon, Verona62)    Alessandro Bianchi, Gorgonzola (Milano)63)    Guglielmo Baglivo, Vibo Valentia64)    Stefania Mastrangeli, Roma65)    Mariateresa Comentale, Gragnano (Napoli)66)    Silvia Quici, Bologna67)    Romina Vinci, Alatri (Frosinone)68)    Alessia Truzzolillo, Lamezia Terme69)    Elisa Paravidino, Alessandria70)    Giovanna Salvio, Cava de' Tirreni (Salerno)71)    Sebastiana Anna Spampinato, Catania72)    Mariarosa Famà, Taranto73)    Rita Parla, Sicilia74)    Sabrina Noseda, Como75)    Antonietta Di Prenda, Aquilonia (Avellino)76)    Giorgia Batzella, Villasor (Cagliari)77)    Agnese Rava, Verona78)    Alessia De Angelis, Chieti79)    Monica Antuzzi, Roma80)    Fabrizio Ferrara, Legnano (Milano)81)    Vincenzo Miglio, Roma82)    Laura Pratesi, Roma83)    Andrea Moretti, Cerveteri (Roma)84)    Biancamaria Ferrara, Reggio Calabria85)    Rosa Pellino, Succivo (Caserta)86)    Annalisa Farella, Mola di Bari (Bari)87)    Alessandra Luciani, Roma88)    Alessio De Marco, Bologna89)    Francesco Laouiti, Carovigno (Brindisi)90)    Elisabetta Taormina, Verona91)    Federica Lamonica, Savona92)    Maria Chiara Menichelli, Roma93)    Eleonora Zarroni, Arezzo94)    Pamela Mazzeo, Roma95)    Alessandro Rosina, Milano96)    Mirko Colella, Bari97)    Vincenzo Cutaia, laureando di economia e gestione delle amministrazioni pubbliche98)    Francesca Della Gatta, Napoli99)    Rosa Castellone, Napoli100)    Marta Zeppetella, Latina101)    Francesco Panico, Napoli102)    Danilo Sanna, Milano, uno degli autori di Pro-post@Lavoro103)    Andrea Gibertini, Alghero, università di Sassari104)    Antonia Maria Ricciardi, Trani105)    Manuela D'Anna, Palermo106)    Daria D'Amato, Bari107)    Manuela Torcasio, Lamezia Terme (Catanzaro)108)    Roberta Amodio, Cosenza109)    Giovanni Serio, Informatico, Bologna110)    Carlo Alberto Voltolina, Mestre (Venezia)111)    Maria Follo, Reggio Calabria112)    Laura Messina, Reggio Calabria113)    Silvia Sodano, Cosenza114)    Anna Rita Contessotto, Treviso115)    Mariarosaria Impellizzeri, Acquedolci (Messina)116)    Paolo Lonati, Brindisi117)    Giulia Gramiccia, stagista, Valmontone (Roma)118)    Irene Catoggio, Torino119)    Chiara Strazzeri, Roma120)    Luana Bocchino, Napoli121)    Anna Rita Contessotto, Treviso122)    Raffaele La Gala, Marigliano (Napoli)123)    Carla Zaccaria, Cosenza124)    Alberto Anzalone, Milano125)    Delmira Parravicini, Varese126)    Livio Aliotta, Gela (Caltanissetta)127)    Caterina Calabrese, Sant'Anastasia (Napoli)128)    Elisa Fiorito, Lecce129)    Roberto Scalia, Roma130)    Ilaria Zanotti, Ferrara131)    Mariagrazia Chimenti, Castrovillari (Cosenza)132)    Alessia Valastro133)    Anna Satta, Sassari134)    Marica Gusinu, Sassari135)    Luciano Ledda, Roma136)    Alice Remotto, Adria (Rovigo)137)    Gemma Radassao, Benevento138)    Giulio Strocchi139)    Ilaria De Santis, Latina 140)    Eugenio Zazzara, Tocco Da Casauria (Pescara)141)    Giuliana Sesto, Bracciano (Roma)142)    Carlotta Serventi, Pinerolo (Torino)143)    Daniela Sini, Roma144)    Roberta Mauro, Catanzaro145)    Chiara Branca, Casarano (Lecce)146)    Luisa Baiano, Marano di Napoli (Napoli)147)    Simona Lucia Caruso, Roma 148)    Massimo Idra, Rezzato (Brescia)149)    Antonio Siragusa, Caiazzo (Caserta). Ex stagista MAE-CRUI all'Istituto italiano di Cultura di Madrid150)    Annalisa Di Palo, Ruvo di Puglia (Bari). Ex stagista MAE.151)    Antonella Tromba, Campobasso152)    Giulia Guagnini, Piacenza. Ex stagista Ministero dello sviluppo economico153)    Giusi Carai, Roma154)    Antonio Fortunato, Bellizzi (Salerno)155)    Vanessa Cosenza, Rende156)    Elisa Borsini , Terni157)    Francesco Argento, Ravanusa (Agrigento). Ex stagista MAE-CRUI in Kuala Lumpur158)    Fabiana Carluccio, Pisa159)    Francesco Spinillo, Sant'Arsenio (Salerno) 160)    Andreana Michelino, Napoli 161)    Miriam Zanoner, Venezia162)    Maria Lucia Caniato, Roma 163)    Pasquale Fabozzi, Marcianise (Caserta) 164)    Salvatore Covelli, Cosenza 165)    Chiara Scionti, Messina166)    Ciro Colangelo, Foggia167)    Teresa Farruggia, Aragona (Agrigento)168)    Maddalena Farruggia, Aragona (Agrigento)169)    Alessandra Scarpato, Napoli170)    Marina Celentano, San Marzano sul Sarno (Salerno)171)    Paola Lo Forte, Verona    172)    Erika Damonte (Padova)    173)    Alda Sacco, Salerno174)    Anna Bernardo, Caserta175)    Fabio Bonacci, Lamezia Terme (Catanzaro)176)    Mauro Mastronardi, Roma177)    Domenico Guida, Ercolano (Napoli)178)    Francesca Dandolo, Pescara179)    Marta Cianchetti, Perugia180)    Nico Miucci, Milano (per ora)181)    Lucia Ciccarella, Montecatini Terme    182)    Valentina Torcello, Taranto183)    Filomena Palmisano, provincia di Bari184)    Roberta Bruno, Avellino185)    Eleonora Fusco, Latina186)    Tommaso Diomaiuta, Roma187)    Sarah Parvopasso Torino188)    Lopez Maria Torito (Bari)189)    Domenico Altieri, Rutigliano (Bari)190)    Greta De Giuli, Grizzana Morandi (Bologna). Studentessa al corso di laurea magistrale in Scienze della comunicazione pubblica191)    Fabio De Girolamo, Bari. Tirocinio Regione Puglia192)    Marta Boscardin, Dueville (Vicenza)193)    Silvia Federica Piccinno, Parabita (Lecce)194)    Alice Berdini, Montegranaro (Fermo)195)    Silvia Federica Piccinno, Parabita (Lecce) 196)    Daniela Bonora, Roma 197)    Marcella Testa, Napoli 198)    Elena Crespi, Gallarate (Varese)199)    Roberta Armentano (Roma)200)    Lorenzo Rebagliati - Stella (Savona)

Peter Pan non per scelta ma per forza: nelle pagine di «Gioventù sprecata» i motivi che impediscono ai giovani di diventare adulti

«Mandiamo i bamboccioni fuori di casa», tuonava nell'ottobre 2007 l'ex ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato. Definizione discutibile ma concetto valido: arrivata una certa età, bisogna fare un bel passo in avanti e superare la linea che separa i giovani dagli adulti. Ma perché in Italia si fatica a diventare grandi? Se lo chiedono l'economista Marco Iezzi e la giornalista Tonia Mastrobuoni nel sottotitolo del loro libro «Gioventù sprecata» (Laterza, collana Robinson; a destra, la copertina), incentrato su quello che  non è più solo un fenomeno culturale ma un'emergenza sociale che ha radici politiche ed economiche. Il bamboccionismo è il risultato di un Paese che non ha saputo reagire al cambiamento e ancora si crogiola in miti morenti, come quello dell'istruzione "migliore del mondo". «Ultimi a scuola» si intitola infatti il primo capitolo, dedicato alla scuola pubblica, in cui spicca un dato, ripreso da un’indagine dell’Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: su 29 Paesi  l'Italia si classifica vergognosamente 26esima per la qualità della formazione scientifica dei suoi quindicenni. Con un successo scolastico ancora legato alla condizione familiare, aggiungono gli autori, e il 97% della spesa totale che va in stipendi - che però paradossalmente sono tra i più bassi d'Europa. Chi prosegue con l'università deve poi mettere in conto la possibilità di stare «A bagno nel feudo dei baroni». Il problema qui non è tanto  la mancanza di fondi, ma la loro pessima gestione: usati per distribuire posti ad hoc, moltiplicare le cattedre attraverso un assurdo «gigantismo universitario» («che prospettive può avere un laureato in Scienza e tecnologia del packaging e uno in Benessere del cane e del gatto»?) e sfornare stipendi da favola a fine carriera. Mentre rimangono in secca servizi allo studente (0,04% della spesa totale) e ricerca. C'è poi in nocciolo duro della questione: il lavoro. L'Italia si trascina dietro un dato cronico singolare: sebbene sia sotto la media europea per disoccupazione media, primeggia per disoccupazione giovanile. «C'è ancora qualche manager italiano che va in giro gigioneggiando sulla sua condizione di "precario". Con emolumenti da milioni di euro all'anno» ironizzano Iezzi e Mastrobuoni, ma il mito della flessibilità come opportunità  crolla  di fronte alla mancanza di protezione contro l'instabilità lavorativa, ai salari anche qui troppo bassi (1026 euro lo stipendio medio degli atipici calcolato dall'Istat) e all'eccessiva reiterazione nel tempo della condizione, che tiene a bagnomaria la stragrande maggioranza degli under 35. Senza dimenticare la disparità di trattamento pensionistico rispetto alle generazioni precedenti. Un «tradimento compiuto ai danni delle nuove generazioni», il leit motiv del libro. Difficile così diventare indipendenti, prendere casa e fare figli («Donne a casa, culle vuote» il titolo di un altro capitolo). Tanto più se l'imposta flessibilità si scontra con la rigidità del sistema di credito che, nelle parole del presidente dei Giovani Confcommercio Paolo Galimberti, preferisce «finanziare le garanzie, non le idee». Affitti alle stelle, prezzi delle case sempre alti nonostante la bolla immobiliare, mutui inaccessibili: uno studio di Enrico Moretti, professore di Economia alla University of California e fra i protagonisti del libro, ha evidenziato che degli under 35 italiani oltre tre su quattro rimangono a casa con mamma e papà. Perché in «Gioventù sprecata» parlano i fatti ma anche le persone. La seconda parte del libro è dedicata alle interviste. Sei mosche bianche, giovani talenti che dicono la loro e spiegano come ce l'hanno fatta in patria: la biologa Chloé Cipolletta; la regista teatrale Emma Dante; Frida Giannini, direttore creativo di Gucci; Michel Martone [nella foto a sinistra], oggi 37enne, diventato professore ordinario a trent'anni ; la scrittrice Valeria Parrella;  il direttore generale della Ducati Motor Filippo Preziosi. Poi sei emigrati, eccellenze nostrane che hanno fatto fortuna all'estero: oltre a Moretti ci sono Paola Antonelli, senior curator al MoMA di New York; il dirigente Onu Ugo Bot; Antonio Giordano, chirurgo e oncologo alla Temple University di Philadelphia; Roberto Isolani, banchiere Ubs a Londra; il vicepresidente della Roche Luca Santarelli, a Basilea. Infine sei grandi vecchi, nomi prestigiosi, testimoni della guerra e della rinascita del Paese: Gae Aulenti, Andrea Camilleri, Dario Fo, Margherita Hack, Dacia Maraini. E Mario Monicelli [nella foto a destra], che solo pochi giorni fa, il 29 novembre, a 95 anni si è tolto la vita. Con i giovani il regista era stato tutt'altro che tenero - poco solidali, passivi, assuefatti alle comodità - ma l'obiettivo era quello di spronare: «Il ruolo della politica è sempre stato quello di incitare la speranza e di tenervi tranquilli e farvi credere che le cose andranno meglio. Ma la speranza è una truffa. [...] Non bisogna avere speranze, bisogna avere desideri, mete e traguardi da raggiungere». Hanno pareri diversi, i grandi vecchi, e c'è chi comprende e giustifica, ma per tutti rimane l'amarezza di un enorme vitalità che si sta perdendo. «Gioventù sprecata», appunto. Ma se la diagnosi è chiara, qual è la cura? Sono due le parole chiave: riforme e fiducia. Secondo gli autori, «al momento, un'utopia». Annalisa Di Palo Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- «Non è un paese per giovani», fotografia di una generazione (e appello all'audacia)- Trentenni italiani, la sottile linea rossa tra umili e umiliati nel libro «Giovani e belli»- Giovani, lavoro e stipendi troppo bassi: quando al mutuo ci pensa papà (indebitandosi). Parola di Luigi Furini

Indagine Excelsior, focus Tirocini / Calano gli stagisti nelle grandi imprese, crescono nelle piccole

È uscito pochi giorni fa il focus «Formazione continua, tirocini e stage attivati nel 2009» di Unioncamere, dedicato all'utilizzo dei tirocini da parte delle imprese private italiane. Si tratta di un approfondimento tematico dell'indagine Excelsior 2010 che prende in esame i circa 322mila stage realizzati nel corso del 2009 e ne analizza alcuni aspetti.Un primo dato significativo è che il numero delle imprese che si rendono disponibili ad ospitare stagisti è in continua crescita: nel 2009 sono state quasi 223.700, «pari al 14,8% dell’universo delle imprese che costituiscono il campo di osservazione dell’indagine Excelsior». Un aumento apparentemente inarrestabile: «Nell’ultimo triennio la quota di imprese che ha ospitato tirocinanti e stagisti si è progressivamente accresciuta: era stata dell’11,9% nel 2007, è salita al 12,8% nel 2008 e si è portata al 14,8% nel 2009; particolarmente significativo l’aumento di due punti percentuali avvenuto nell’ultimo anno, nonostante sia stato proprio questo l’anno di maggiore intensità del ciclo recessivo». In pratica oggi siamo a «quasi 1,4 stagisti per impresa, con un rapporto di 28 ogni mille dipendenti».La crisi ha poi posto un freno alla crescita a due cifre del numero degli stagisti che si era registrata negli ultimi anni, senza però riuscire a bloccarla del tutto. Secondo i ricercatori di Unioncamere questa è una buona notizia: «Gli andamenti osservati sono in larga parte di segno positivo: aumenta la quota di imprese che hanno ospitato tirocinanti e stagisti, aumenta il loro numero, aumenta il rapporto tra il numero degli stagisti e il numero dei dipendenti delle imprese, aumenta la quota di stages e tirocini che le imprese hanno trasformato o intendono trasformare in vere e proprie assunzioni». La percentuale degli stagisti assunti è in effetti aumentata dal 2008 al 2009 di due punti, ma rimane comunque molto bassa: 11,6%, che significa poco più di uno stagista su dieci.Resta invariata la maggiore propensione delle grandi imprese a ospitare stagisti rispetto a quelle piccole: «La quota delle imprese disponibili a ospitare tirocinanti e stagisti aumenta, come facilmente prevedibile, all’aumentare delle dimensioni aziendali, dall’11,6% di quelle fino a 9 dipendenti a quasi il 66% di quelle con almeno 250 addetti». Eppure sotto ci sono mutamenti significativi: Excelsior rileva «un leggero incremento di quota relativa alle piccole imprese (dal 10,4 all’11,6%), un incremento decisamente sostenuto di quella riferita alle medio-piccole, da 10 a 49 dipendenti (dal 14,3 al 22,3%), un incremento quasi altrettanto marcato tra le medio-grandi, da 50 a 249 dipendenti (dal 40,1 al 45,4%); al contrario, solo per le imprese maggiori, con almeno 250 dipendenti, la quota interessata a inserire tirocinanti e stagisti si è ridotta, passando dal 70,8 al 65,8%». Questi dati si aprono a più interpretazioni. I ricercatori di Unioncamere li leggono positivamente: «Piccole e medie imprese sembrano sempre più disponibili a questo “compito” formativo, probabilmente scoprendone anche i vantaggi in vista di future assunzioni, mentre le imprese maggiori hanno forse dovuto ridurre la propria disponibilità, essendo già gravate da problemi di esuberanza di personale e impegnate in processi riorganizzativi: situazioni non certo ideali anche per i giovani aspiranti a svolgere tirocini e stage». Può anche darsi, però, che le grandi imprese (specialmente le multinazionali, spesso regolate da policy aziendali internazionali) abbiano scelto di prendere nel 2009 meno stagisti perché in un momento di crisi non erano sicure di poter offrire loro uno sbocco lavorativo al termine dello stage, mentre le piccole  imprese abbiano scelto di ignorare questo aspetto. Questa lettura trova un riscontro nel dato relativo alla tipologia di aziende che ospitano più stagisti: le imprese che erogano «servizi dei media e della comunicazione» per esempio, che spesso sono società con pochi dipendenti a tempo indeterminato e un gran numero di collaboratori a partita Iva o a progetto, hanno una propensione ad accogliere stagisti più che doppia rispetto alla media (31,9% a fronte di 14,8%, per un totale di quasi 4mila stagisti), così come la tipologia «Sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati» (32,1%, circa 25mila stagisti). Peccato che la loro propensione ad assumere sia invece più bassa della media: solo 9,6 stagisti su 100 tra quelli ospitati dalle agenzie di comunicazione ottengono un contratto, solo 8,9 su 100 nell'ambito sanitario-assistenziale.Leggere il dato dell'aumento del numero degli stagisti e dell'aumento della disponibilità delle imprese ad ospitarli come positivo tout-court è pericoloso, perchè si rischia di non considerare tutta quella consistente fetta di imprese, specialmente piccole e piccolissime, che hanno compreso la grande convenienza degli stagisti e li accolgono a braccia aperte per poter disporre di manodopera - o cervellodopera - a basso costo. Questi aumenti saranno davvero positivi quando ad essi corrisponderà un aumento significativo delle percentuali di assunzione dopo lo stage, ancora drammaticamente basse, specialmente se si considera che una persona su tre nello stage cerca espressamente una via di ingresso nel mercato del lavoro.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento leggi anche:- Corsa agli stage, la crisi mette un freno. Primi dati del nuovo Rapporto Excelsior: 322mila tirocinanti l'anno scorso nelle imprese private italiane- In tempo di crisi i tirocini aumentano o diminuiscono?- Uno stagista su cinque è in Lombardia, uno su quindici a Milano: anteprima dal dossier Formazione dell'indagine Excelsior 2010

Il Natale risveglia la voglia di stagisti in profumerie e saloni di bellezza. Tirocini «sospetti» anche in tabaccherie e fast food

«Quando leggo che si può fare un tirocinio anche per fare il benzinaio, mi chiedo se questo serva a formare la gente o piuttosto a tenerla all'interno di un'impresa senza doverla pagare» aveva detto poche settimane fa il ministro della Gioventù Giorgia Meloni a Stagisti TV, in una videointervista dedicata allo spinoso tema dell'ingresso dei giovani italiani nel mondo del lavoro. Eppure il caso citato dal ministro non è isolato. Solamente nelle ultime settimane, alla redazione della Repubblica degli Stagisti sono arrivate alcune segnalazioni quantomeno ambigue.La prima rispetto a uno stage offerto da una tabaccheria di Mestre (Venezia). La lettrice Silvia aggiunge nella sua email una riflessione: «È lecito proporre uno stage in una tabaccheria? Dov'è la formazione? E soprattutto un centro per l'impiego non dovrebbe vagliare le offerte e la loro attendibilità ed evitare di proporre palesi offerte di sfruttamento?». Nel caso specifico, lo stagista sarebbe tenuto a presentarsi in tabaccheria, in via Podgora, alle 7:30 del mattino - uno degli orari di punta per questo tipo di esercizi commerciali - e restarci fino alle 13. La seconda segnalazione riguarda una nota catena di profumerie, Marionnaud, che sta cercando tirocinanti per numerosi punti vendita in Veneto, Toscana e Lombardia [10 solamente in provincia di Brescia, 20 nella sola città di Milano v. l'immagine dell'inserzione a fianco]. Negli annunci, disseminati dall'agenzia Step Ricerca e selezione del personale su tanti siti specializzati che permettono la pubblicazione di annunci gratuiti, viene esplitamente specificato che la mansione degli stagisti sarà quella di «commessi». In alcuni di essi viene precisato che non ci sarà «possibilità di assunzione al termine», in altri che lo stage durerà «dal 29 novembre al 31 dicembre 2010» per un impegno complessivo di «40 ore settimanali». Ed è proprio questo l'aspetto meno chiaro dell'offerta: uno stage di un solo mese, guardacaso  dicembre. Quello in cui le profumerie notoriamente lavorano di più, prese d'assalto per i regali natalizi, e in cui servono più persone per servire i clienti e impacchettare le scatole di profumi e creme di bellezza. E allora il sospetto si fa legittimamente strada: non è che Marionnaud stia cercando di risparmiare sul costo del personale, prendendo decine di stagisti anziché fare contratti a tempo determinato per coprire il periodo caldo natalizio? La Repubblica degli Stagisti ha provato a chiederlo alla direzione del personale dell'azienda, senza però ricevere risposta.Sempre per il periodo natalizio, un altro lettore evidenzia che un parrucchiere di Senigallia, in provincia di Ancona, ha poco tempo fa pubblicato un annuncio di ricerca di un tirocinante, specificando addirittura «no perditempo» nel testo. Tra l'altro, l'annuncio non reca nè il nome del parrucchiere nè quello dell'eventuale agenzia per il lavoro intermediaria, configurandosi come irregolare in quanto non conforme alla normativa [a questo proposito, v. il contributo di Roberto Marabini direttore del sito Lavoratorio.it].Infine, un'inserzione per 13 stage di 6 mesi in varie sedi di una catena di fast food, con lavoro «su turni», per imparare a preparare i prodotti in vendita (cioè mettere un hamburger sulla piastra) e a utilizzare la cassa (battere uno scontrino). Non si sa quale sia questa catena, ma il soggetto promotore è l'Afol est di Milano. La segnalazione di questo annuncio arriva sulla pagina Facebook Carta dei diritti dello stagista da parte di Eva, che commenta lapidaria: «Ma come si permettono? Incredibile dove siamo arrivati».Come il ministro Meloni, anche la Repubblica degli Stagisti si chiede se questo serva a formare la gente o piuttosto a tenerla all'interno di un'impresa senza doverla contrattualizzare e pagare. E propende purtroppo per la seconda ipotesi.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Tanti stage impropri, nessuna segnalazione agli ispettori. Perché? Due testimonianze- Intervista al ministro Giorgia Meloni: «Più controlli per punire chi fa un uso distorto dello stage. Ma i giovani devono fare la loro parte e denunciare le irregolarità»- «Non abbiamo ispettori da mandare nelle aziende»: parla il responsabile dell'ufficio stage dell'università CattolicaE anche:- Normativa sugli stage, la Repubblica degli Stagisti vigila: un caso di illegalità «sventato» grazie alla segnalazione di un lettore- Vademecum per gli stagisti: ecco i campanelli d'allarme degli stage impropri - se suonano, bisogna tirare fuori la voce- La proposta della Repubblica degli Stagisti al ministro Sacconi: imporre a chi sfrutta gli stagisti di fare un contratto di apprendistato

«Vivendo altrove, il confronto fra l’Italia e altri paesi diventa impietoso. E illuminante». In un libro le storie degli italiani che fuggono all'estero

Viaggi e avventure di giovani espatriati raccontati da una giovane espatriata: Vivo altrove, libro scritto da  Claudia Cucchiarato [nella foto a destra - leggi l'intervista] e pubblicato quest’anno da Bruno Mondadori, ha un sottotitolo un po' da manuale di sociologia ma molto attuale: «Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi». Dove il centro sta in quella parola un po’ desueta, emigranti, che riporta alla mente vecchie fotografie ingiallite, valige di cartone, e i vaglia con cui gli zii d’America da lontano mantenevano figli e nipoti. Oggi i giovani in fuga dall’Italia non si sentono esattamente emigranti. Sono figli della generazione Erasmus e dell’Europa post Schengen, molti di loro hanno fatto esperienze all’estero già durante gli studi: trasferirsi da Bari a Milano o da Bari a Bruxelles non fa grande differenza. E anche il motivo che spinge a partire non è più lo stesso: cent’anni fa era fame in senso stretto, fame di lavoro e di un salario che permettesse di mandare avanti la famiglia; oggi è fame di esperienze, libertà, nuovi orizzonti.Claudia Cucchiarato parla con cognizione di causa e per esperienza personale: veneta, laureata all’università di Bologna, a 26 anni ha deciso di trasferirsi a Barcellona e lì è rimasta, appagata da una carriera giornalistica bilingue (scrive in spagnolo su La Vanguardia, il più importante quotidiano catalano, e in italiano su Repubblica e Unità) e da una vita piena di amici tra cui tanti, tantissimi espatriati italiani – che in città sono più o meno 40mila. Non solo perchè Barcellona va di moda, ma anche perché «chi emigra in Spagna si sente "un po’ come a casa". Non avverte le difficoltà che in altri paesi si possono riscontrare nella comprensione della lingua, nella lunghezza e nel costo del viaggio per far visita alla famiglia a Pasqua o a Natale, nella distanza culturale e sociale». L’anno scorso Cucchiarato ha deciso di allargare lo sguardo e approfondire la tematica, costruendo un sito e parallelamente un libro (che oggi ha una sua fanpage anche su Facebook) per raccogliere le storie di chi come lei ha scelto di vivere all'estero. «Una generazione fluida e in qualche modo sfortunata» si legge nell’ultimo capitolo «che non ha avuto, o ha creduto di non avere, le stesse opportunità che erano state a portata di mano per le generazioni precedenti. Una generazione di italiani che in patria si sono sentiti esclusi, non valorizzati. O che comunque hanno visto ben poche porte aperte davanti a loro. E che quindi hanno deciso di andarsene». E così ecco Davide che da Milano scappa a Barcellona e poi a Berlino, Alvise che per amore da Venezia si sposta a Monaco, Laura che decide di fare il grande salto dopo aver visto in Parlamento un senatore italiano mangiare mortadella per irridere il premier Prodi, Matteo che passa dal Portogallo all’Inghilterra alla Spagna, il napoletano Andrea quasi esterrefatto nel raccontare che uno dei più importanti studi di architettura di Rotterdam lo ha assunto semplicemente sulla base del suo curriculum, senza agganci o raccomandazioni.  Emigranti del nuovo millennio, talvolta anche in coppia: come i veneti Alessandro e Lidia che mano nella mano passano dalla facoltà di Scienze della comunicazione dell’università di Padova  a fare i camerieri a Madrid e Londra, per poi planare a Parigi dove ora lui fa il commesso in una boutique che vende abat-jour mentre lei frequenta un master e contemporaneamente lavora in un ufficio reclami di compagnie aeree. Senza dimenticare chi scappa dall’Italia per non diventare un «serial stagista»: e qui c’è spazio anche per la Repubblica degli Stagisti e per alcuni dei risultati emersi dal sondaggio Identikit degli stagisti italiani.Sedici capitoli, una settantina di «emigranti» messi a nudo, molti numeri per inquadrare il fenomeno al di là dei dati ufficiali dell’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) cronicamente incapace di monitorare in maniera efficace gli italiani che vivono altrove. E per uscire dal cliché dei «cervelli in fuga» che rischia di ridurre questi emigranti alle figure di geniali – e lontani – ricercatori universitari: in realtà ormai il fuggi-fuggi è generale. «Sono i "neo-migranti", gente che parte "per dimenticare", per lasciarsi alle spalle un paese che sta stretto, che non piace» scrive Cucchiarato: «Gente che vorrebbe cambiare l’Italia, ma non sa come fare e non sa se potrà farlo in futuro. E quindi cambia paese, se ne va, alla ricerca di maggiori stimoli o di un’alternativa». L’aspetto più preoccupante sta tutto in una frase alla fine del libro: «Di colpo, vivendo altrove, il confronto fra l’Italia e altri paesi – con regole e relazioni diverse – diventa impietoso. E illuminante». Questo confronto spiega perché quasi nessuno dei protagonisti pensa di rientrare in Italia, quantomeno nel breve periodo. Uno spreco di risorse, di energie, di talenti. Una perdita netta per l’Italia.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Claudia Cucchiarato, la portavoce degli espatriati: «Povera Italia, immobile e bigotta: ecco perché i suoi giovani scappano»E anche:- Prospettive per i giovani, in Italia si gioca solo in B e C. Per la serie A bisogna andare all'estero- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchi

Per i disabili le opportunità di stage diminuiscono del 25%: i dati della Cgil in esclusiva per la Repubblica degli Stagisti

Gli stage riservati a persone disabili si sono ridotti del 25% nel corso degli ultimi quattro anni. Lo evidenziano i dati elaborati dalla Cgil per la Repubblica degli Stagisti.Se nel biennio 2006-2007 i portatori di handicap avevano effettuato più di 8.700 tirocini in tutta Italia, nel nel periodo 2008-2009 il totale si è ridotto a circa 6.600: un quarto in meno. Segno che la crisi ha inciso profondamente proprio sulle categorie più deboli e meritevoli di tutela, come i disabili o gli stranieri. E anche la disoccupazione cresce di conseguenza, con un +10% circa nel corso dell'ultimo anno. I disabili in Italia oggi sono 3 milioni, di cui il 60% donne, e sono presenti nel 14% delle famiglie italiane. Solo 210mila sono occupati, altri 768mila sono iscritti al collocamento, mentre 185mila sono studenti.I dati Cgil sono ulteriormente divisi tra tirocini formativi e tirocini finalizzati all’assunzione. Proprio i primi hanno determinato il drastico calo, scendendo dai 5.140 del 2006-2007 ai 2.615 del biennio successivo, con una diminuzione del 50%. Viceversa, i tirocini finalizzati all'assunzione sono cresciuti un po', dai 3.600 del 2006-2007 ai 4mila del 2008-2009. Determinante l’impegno di imprese e aziende, che hanno inserito in questo modo 3.500 disabili contro i 500 del settore pubblico.«È evidente che siamo in un periodo di crisi economica, ma non è possibile che a pagare siano sempre le fasce più deboli: tutti dobbiamo avere pari opportunità», afferma Nina Daita [nella foto a sinistra], responsabile dell’Ufficio politiche per la disabilità della Cgil nazionale. «Il fatto che diminuiscano gli stage e al contempo aumenti la disoccupazione tra disabili è preoccupante», aggiunge. «Il governo dovrebbe impegnarsi a tutelare le categorie più deboli ancor prima che quelle forti. Se hanno trovato tanti soldi per sostenere le banche durante la crisi, non dovrebbero mancare i fondi anche per i disabili. E invece si parla di un passaggio dall’integrazione sociale all’assistenzialismo, un passo indietro che ci riporterebbe agli anni degli istituti e delle scuole protette. È una misura che l’Italia non può permettersi, dal punto di vista culturale ancor prima che economico».I dati dell’Ufficio politiche per le disabilità Cgil tracciano un quadro desolante che, ancora una volta, evidenzia le disparità di trattamento per queste fasce di lavoratori tra meridione e settentrione: degli oltre 7.700 stage per disabili tra il 2006 e il 2009, ben 6.500 (l’85% del totale) hanno avuto luogo nel Nord e solo 1.200 nel Centro e Sud Italia. Da sottolineare, però, che i tagli legati alla crisi hanno riguardato soprattutto le Regioni settentrionali: nel Sud, infatti, i tirocini sono rimasti sostanzialmente stabili dai 629 del 2006-2007 ai 600 del 2008-2009, mentre al Nord il calo è stato di oltre 2.500 posti.In questa situazione, le iniziative per promuovere l’inserimento di persone diversamente abili nel mondo del lavoro acquistano un peso ancor maggiore. È il caso della giornata Diversitalavoro, che si terrà a Roma presso la sede di Bnl-Bnp Paribas di via Crescenzo del Monte 27 dalle ore 10 alle 17 del 18 novembre. L'appuntamento è rivolto a tutti i lavoratori appartenenti a categorie protette, inclusi stranieri e disabili, che avranno modo di incontrare i recruiter di aziende come Accenture e LeRoy-Merlin (due società che hanno aderito anche al Bollino Ok Stage della Repubblica degli Stagisti). Sul sito dell'evento sono già disponibili oltre 45 annunci di lavoro in aziende di ogni settore e Regione d'Italia. L'edizione precedente, tenutasi a Milano lo scorso aprile, aveva riscontrato oltre 350 partecipazioni e aveva portato al collocamento di un centinaio di lavoratori disabili in 18 diverse aziende.Lodevole anche il progetto portato avanti dalla provincia di Brindisi lo scorso aprile per inserire 20 stagisti disabili presso le Asl locali e farne assumere almeno la metà. E il corso da addetti alla segreteria per lavoratori diversamente abili organizzato dall'Enaip di Rieti (l'ente nazionale Acli istruzione professionale), che prevede per i partecipanti oltre 120 ore di stage presso enti, associazioni e cooperative, con un'indennità oraria di 2,9 euro lordi (il bando si è chiuso l'8 novembre). Sempre all'inizio di novembre, poi, ha preso il via la nuova campagna di collocamento mirato della Provincia di Firenze, attraverso la quale l'Amministrazione locale vuole informare privati, aziende ed enti pubblici in merito alle opportunità di inserimento delle persone disabili nel mondo del lavoro. Secondo Elisa Simoni, Assessore provinciale per il lavoro, «Con il crollo delle occupazioni, la crisi ha cambiato radicalmente la nostra concezione di cosa significa lavorare ed ha agito anche sulla nostra capacità di dare risposte alle numerose a variegate esigenze delle persone. L’azione del Collocamento Mirato è un ulteriore strumento che mettiamo in campo per aumentare, anche di poche unità, le possibilità di inserimento lavorativo di persone disabili e categorie protette». Tre i principali strumenti adottati dalla provincia: l'attività di orientamento al lavoro per i disabili, la consulenza alle aziende sugli obblighi di legge e sulle agevolazioni pubbliche, e l'attività di segnalazione diretta alle imprese dei candidati migliori per le loro esigenze.Peccato che ad ogni esempio virtuoso si contrapponga un caso di sfruttamento. L’ultimo è avvenuto a Treviso, dove quattro individui – tra cui un ex carabiniere e sua moglie marocchina - avevano messo in piedi un sistema di falsi tirocini formativi presso aziende odontotecniche locali. Nessuno stage, ovviamente: solo un trucco per attrarre stranieri nel Paese, con la promessa di una futura assunzione nelle aziende complici e l'ottenimento del conseguente permesso di soggiorno. In cambio, gli immigrati avrebbero pagato tra i 5 e i 10mila euro per il falso tirocinio. I quattro organizzatori sono stati condannati con rito abbreviato a pene comprese tra i 4 e gli 11 anni di carcere. Sempre a Treviso, un'inchiesta gemella durata più di un anno aveva portato a maggio a una serie di perquisizioni in aziende locali di vari settori. Il meccanismo della truffa, invariato, avrebbe fruttato quasi dieci milioni di euro. Venti gli indagati - di cui 8 stranieri - per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.Meno stage per i disabili, aumento della disoccupazione, sfruttamento degli immigrati: se la crisi può fornire una spiegazione a questi fenomeni, non deve comunque diventarne giustificazione. E sarebbe forse auspicabile una maggiore tutela delle fasce più deboli del mercato del lavoro. Andrea Curiat Per saperne di più, leggi anche:- A Milano il career day Diversitalavoro: per stranieri e portatori di handicap in cerca di impiego, contro ogni discriminazione;- Giovanni Padovani, ex stagista al Parlamento europeo: «Ancora oggi i disabili devono affrontare, oltre alle barriere architettoniche, anche quelle occupazionali»