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Riscatto della laurea, ora diventa «flessibile»

Ha conosciuto fortune alterne proprio a causa dei costi sicuramente non alla portata di tutti. Dopo il record di 28mila richieste del 2009, secondo l'Inps nel 2017 sono state circa 13mila, tra settore pubblico e privato, le persone che hanno avviato le procedure per riscattare la laurea. Ma già lo scorso anno il numero è sceso nuovamente, attestandosi su circa 9.700. Sempre nel 2018, è stata la fascia d'età 56-65 a prevalere per tra le persone che hanno scelto di usufruire di questa opportunità: un dato non irrilevante alla luce delle disposizioni relative all'età, che rappresentano uno dei principali punti critici della nuova normativa.Con la legge di Bilancio di quest'anno sono entrate in vigore una serie di novità in tema di lavoro. Tra queste, una riguarda proprio quello che è stato ribattezzato riscatto «agevolato» o «flessibile» della laurea.Nello specifico viene prevista una forma di riscatto riservata esclusivamente a soggetti in possesso di specifici requisiti: il richiedente deve avere un’età inferiore ai 45 anni e la richiesta di riscatto può essere fatta unicamente per i periodi di studio non coperti da contribuzione e svolti a partire dal 1996, quindi nati a partire dall'anno 1974 che nel 1995 frequentassero ancora l’università. Chi richiede il riscatto della laurea, inoltre, non deve essere titolare di pensione. Il limite dei 45 anni è stato espressamente fissato per rendere matematicamente impossibile l’accesso alla pensione anticipata come previsto da Quota 100, altro provvedimento di rilievo tra quelli previsti dalla Manovra. In fase di conversione del decreto legge è stato tuttavia proposto un emendamento per portare il limite da 45 a 50 anni d'età, provando ad aggirare il rischio di incostituzionalità legato all'età, che però è in fase di approvazione. Cosa cambia e quali sono le differenze rispetto alle forme di riscatto della laurea? Per riscatto della laurea, dice l’Inps, si intende la possibilità di «valorizzare a fini pensionistici il periodo del proprio corso di studi» così da accumulare anni di contributi utili a raggiungere più velocemente il traguardo della pensione. In sintesi, si pagano per ogni anno del proprio corso di laurea dei contributi calcolati sulla base dello stipendio percepito al momento della richiesta di riscatto.Ad esempio, in base alle simulazioni riportare sul sito dell’Inps, un lavoratore nato nel 1984 con un anno dianzianità contributiva e una retribuzione pari a circa 21mila euro dovrebbe corrispondere per quattro anni di corso di laurea da riscattare un onere di circa 28mila euro, ossia oltre 7mila euro per ogni anno. Anche chi non ha un lavoro può fare richiesta di riscatto, nello specifico i soggetti inoccupati che al momento di presentazione della domanda non risultino iscritti a nessuna forma di previdenza obbligatoria e non abbiano avviato attività in Italia o all’estero. Il riscatto agevolato prevederebbe un risparmio di circa 2mila euro per anno di studio.«Rispetto a quello ordinario, questa forma innovativa ha un costo forfettario e sganciato dall’ultima retribuzione» chiarisce alla Repubblica degli Stagisti Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: «Tale costo è identico a quello pagato dagli inoccupati, ma in questo caso non è richiesta l'assenza di qualsiasi precedente esperienza lavorativa e di contributi versati, come invece accade per il riscatto per inoccupati previsto dalla legge 247 del 2007. Il costo per singolo anno del corso di studi, in entrambi i casi, è pari all'aliquota IVS del fondo pensione lavoratori dipendenti – 33% – per il reddito minimo della gestione artigiani e commercianti. Questo si traduce in una spesa di circa 5.240 euro per ogni singolo anno del corso (ad esempio il riscatto di una laurea triennale costerà attorno 15.720 euro), senza considerare però il vantaggio che sarà costituito dalla deducibilità ai fini fiscali di questo importo. Anche il riscatto agevolato per under 45 è rateizzabile in massimo 10 anni senza interessi».Anche per il riscatto agevolato, a differenza della prima versione proposta, il riscatto è legato un aumento dell'anzianità assicurativa e contributiva, cioè salgono gli anni di contributi accantonati e aumenta la misura dell'assegno di pensione.Per De Luca questa nuova formula del riscatto «sarà sicuramente gettonata soprattutto in vista della futura pensione anticipata con quota 41, promessa nella fase due della riforma. Quattro o cinque anni su quarantuno di contributi costituiscono quasi un buon decimo del percorso che porta alla pensione».Risultano quindi superate le proposte, avanzate in passato dalla campagna #riscattalaurea e dall’ex sottosegretario all’Economia Pierpaolo Barretta, di prevedere per i nati tra il 1980 e il 2000 che avessero concluso nei tempi prestabiliti il proprio percorso di laurea il versamento dei contributi a carico dello Stato e quindi gratuito per i soggetti interessati. Nel caso di #riscattalaurea si prevedeva addirittura il superamento dei limiti d’età. «La totale gratuità poteva creare eccessiva spesa per lo Stato e una forte ingiustizia fra le varie generazioni. La formula appena approvata è invece un’opzione che rimane libera e che rappresenta un costo sicuramente meno sbilanciato per la finanza pubblica», conclude De Luca.Non c’è dubbio che nei prossimi mesi l’attenzione sul tema sarà alta per capire eventuali integrazioni e sviluppi, in modo da iniziare a tirare le prime somme.Chiara Del Priore

Stairway to your future, torna l’alternanza scuola-lavoro in EY

L’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla riforma della Buona scuola ha l’obiettivo di far vivere da vicino ai giovani cosa significa il mondo del lavoro, quali sono le ruotine, i processi e i prodotti dell’azienda. Ci sono aziende che non producono oggetti, ma servizi e che possono essere altrettanto stimolanti e interessanti per i giovani. È il caso di EY, che ha creato il progetto “Stairway to Your Future” – “Una scala verso il tuo futuro” – giunto ormai alla sua terza edizione.Non è stato semplice delinearlo: «Noi vendiamo servizi professionali e quando abbiamo costruito il nostro percorso di alternanza scuola lavoro lo abbiamo pensato con l’idea di aiutare i giovani a conoscere le tematiche o competenze fondamentali per affrontare il mondo del lavoro», spiega Riccardo Quaglia, Employer branding manager di EY, in azienda dal 2012 e con più di dieci anni di esperienza in Risorse umane, recruting e international mobility: «Abbiamo quindi costruito un percorso legato all’orientamento professionale cercando di trasferire delle competenze ai ragazzi attraverso i nostri professionisti, portando quel valore aggiunto dato dalla loro conoscenza».Il programma sta crescendo: per il 2019 si è pensato di espanderlo sul territorio e affiancare alla ormai consolidata edizione milanese anche una edizione romana. «Avremo cinquanta ragazzi per città, quindi un totale di 100 provenienti da nove scuole: quattro al Nord - l’istituto Bertarelli Ferraris di Porta Romana, l’ITST Gentileschi, il Canadian School of Milan, l’Istituto tecnico economico Mossotti di Novara e cinque su Roma – il liceo scientifico Talete, l’istituto tecnico per il turismo Cristoforo Colombo, l’istituto di istruzione superiore Domizia Lucilla, il liceo Giordano Bruno e il Liceo Azzarita-ISS Tommaso Salvini». Ragazzi con background molto diversi: una sfida nella sfida creare un percorso che appassioni tutti.L’altra novità dell’edizione 2019 è la riduzione della durata programma da due settimane a sette giorni: una scelta fatta per «accogliere i feedback delle annate precedenti: i ragazzi ci hanno spiegato che quindici giorni erano troppo pesanti». Inoltre è stato anticipato il periodo, preferendo una collocazione non nel mese di giugno – quando ormai gli studenti sono stanchi e già con il pensiero alle vacanze estive – ma dal 4 all’8 marzo a Milano e dal primo al 5 aprile a Roma. «Abbiamo creato dei moduli che potessero coprire tutte le tematiche in una settimana, con un impegno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13». Una riduzione possibile anche grazie all’eliminazione del modulo sulla sicurezza, che è obbligatorio ma è già stato svolto da tutti i ragazzi nelle proprie scuole.Quest’anno, quindi, si è cercato di accorciare il tempo in cui i ragazzi ascoltano i formatori, ovvero i professionisti di EY, rendendo la settimana più pratica. «Si comincia con una giornata di welcome ”istituzionale”, in cui ci presentiamo e facciamo conoscere ai ragazzi i nostri brand ambassador che racconteranno la loro esperienza in EY», spiega Quaglia. «Poi ci saranno tre moduli. Il primo è legato al personal branding, quindi ai social media e alla costruzione dei curriculum digitali. Ci sarà una parte introduttiva dove spiegheremo queste cose e poi metteremo subito i giovani in gioco facendogli fare delle videointerviste». In pratica i giovanissimi faranno quello che i loro colleghi un po’ più grandi fanno quando incontrano le aziende all’università. «Quando andiamo ad assumere i ragazzi negli atenei, gli chiediamo di girare un video in cui spiegano chi sono e qual è la loro intenzione rispetto a una posizione professionale. Ora lo faremo mettere in pratica anche a questi studenti. Abbiamo una video intervista corretta e una sbagliata. Le mostriamo entrambe ai ragazzi, li dividiamo in sottogruppi e li invitiamo a replicare i video su loro stessi usando una piattaforma digitale». Questi giovanissimi si troveranno, quindi, alle prese con una delle modalità innovative del recruiting moderno. Una grande novità rispetto allo scorso anno quando durante il programma si facevano ancora colloqui classici. Il secondo modulo è invece dedicato alla sicurezza informatica: anche in questo caso è stato ridotto il tempo d’aula delle spiegazioni per passare subito alla pratica. «Facciamo fare agli studenti dei “giochi di guerra” [ndr. dei giochi che stimolano la sensibilizzazione alla sicurezza] per capire cosa significa utilizzare i social media in un determinato modo, come scoprire l’identità delle persone e informarsi sui loro dati. Quindi creiamo un profilo e dimostriamo come da questo si riescano a determinare informazioni su una persona». Nelle ultime due giornate, invece, si passa alla realizzazione di un project work: i ragazzi andranno a costruire una campagna di comunicazione digitale per la loro scuola. «Riceveranno un brief iniziale in cui diremo loro qual è l’obiettivo e faremo raccontare l’esperienza da colleghi che vendono questo tipo di servizi ai clienti. I ragazzi creeranno la campagna che completeranno nella seconda giornata quando avranno anche la possibilità di presentarla ai loro presidi e professori. Gli studenti avranno, infatti, due-tre minuti per illustrare come hanno costruito la campagna di comunicazione a una giuria che darà una valutazione sul lavoro finale. Poi in chiusura un pranzo tutti insieme per salutarsi».L’edizione 2018, che si è svolta solo a Milano, ha coinvolto 50 ragazzi provenienti da tre scuole milanesi, da una scuola di Copertino in provincia di Lecce e da una scuola di Genova. Anche in questo caso i docenti erano professionisti di EY che hanno riadattato i moduli formativi normalmente utilizzati per i dipendenti per una platea decisamente più giovane. E i feedback ricevuti al termine del percorso sono stati tutti positivi.La cosa più complicata, dice Quaglia, è stato comunicare l'essenza di una realtà consulenziale: «Si aspettavano un ambiente molto più rigido e si sono invece accorti che è molto informale. La parte che hanno apprezzato di più è stata la lezione sui colloqui di selezione, organizzata con delle simulazioni sia di gruppo sia individuali con dei nostri colleghi che fanno recruiting tutti i giorni. Hanno potuto capire cosa si deve fare e cosa è meglio invece evitare. E li abbiamo anche messi in contatto con un professionista di Linkedin che ha portato la sua esperienza di esperto di social media». Grazie al progetto inizia così a modificarsi anche l’idea che i giovani hanno dell’azienda: «All’inizio pensavano EY facesse solo revisione contabile, alla fine hanno capito che offriamo anche altri servizi e qualcuno ha ipotizzato di considerarci un domani come un datore di lavoro».La sfida per quest’anno è quella appunto di consolidarsi su Roma: al momento verrà replicato lo stesso progetto di Milano, ma non si esclude per il futuro di differenziare i contenuti a seconda delle città. «Sarebbe bello fare un percorso di questo tipo itinerante, che andasse nei diciassette uffici EY in giro per Italia, ma è importante gestire anche la qualità del progetto, motivo per cui penso che anche il prossimo anno rimarremo su Milano e Roma». Per il momento è presto per parlarne: ora l’attenzione è tutta sull’incontro con gli studenti, alle prese con una “Scala verso il futuro” che può insegnargli molto su quello che dovranno affrontare nei prossimi anni.Marianna Lepore

Bando per 50 tirocini al Consiglio dell’Unione europea: il rimborso spese supera i mille euro

Gli italiani continuano ad essere tra i più numerosi nel fare domanda per gli stage al Consiglio dell’Unione europea e, infatti, sono stati al primo posto tra i richiedenti fin dall’avvio del programma nel 2007. Per i tirocini partiti questo mese, su 4.430 domande totali di partecipazione, ben 1.426 erano italiane, esattamente un terzo del totale (a seguire, molto distanziati, i candidati spagnoli e greci). Il picco in assoluto si era registrato nel 2014 quando ben 2.558 delle 5.265 candidature arrivate erano italiane, quindi un candidato su due proveniva dal nostro Paese. A un numero alto di domande non corrisponde però un altrettanto numero di stagisti, anche in base alla necessità di distribuzione omogenea dei posti tra i vari paesi europei. Per esempio, a fronte delle 1.474 domande italiane pervenute per la tornata di tirocini partita lo scorso settembre (su 4.611 candidature totali), alla fine gli italiani selezionati erano stati soltanto sei. Questo perché i tirocinanti sono selezionati principalmente in base al merito, senza alcuna quota fissa nell’assegnazione dei posti per nazionalità. Solo in caso di parità di requisiti, infatti, l’ufficio tirocini si impegna a garantire prima l'equilibrio di genere e, dopo, la presenza di quanti più paesi possibili rappresentati tra i tirocinanti selezionati.Tra i fattori chiave nella selezione degli stagisti c’è la conoscenza approfondita dell’inglese o del francese, meglio se entrambi; il merito; la provenienza da nazioni scarsamente rappresentate e il genere. E infatti, spiega alla Repubblica degli stagisti Eva-Lotta Axelsson, assistant – administration dell’ufficio tirocini del Consiglio dell’Unione europea, «negli ultimi tirocini sono rappresentate venti nazionalità diverse. Tra queste, quelle con il maggior numero di soggetti sono la Spagna, seguita ex aequo da Italia, Francia e Germania». Non solo, la buona notizia per quello che in molti considerano ancora il sesso debole, è che su cinquanta stagisti, ben 39 sono donne.Per quanti siano interessati a prendere parte a questa opportunità, non bisogna allora lasciarsi scappare il nuovo appuntamento per gli stage presso il Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea, organismo che conta 2800 dipendenti provenienti da tutta Europa e contribuisce a organizzare i lavori del Consiglio, assicurandone la coerenza, e ad attuare il suo programma di diciotto mesi.Fino al primo aprile è, infatti, possibile fare online l’application e mandare la propria candidatura per un tirocinio che prenderà il via il primo settembre e si concluderà a fine gennaio 2020. I posti disponibili, anche questa volta, sono 50. Al più tardi nel mese di maggio saranno contattati i candidati selezionati per lo stage e invitati a presentare alcuni documenti a sostegno delle informazioni indicate nel modulo della candidatura. Ma anche gli esclusi riceveranno entro la fine di giugno una comunicazione e, se interessati, potranno sempre ricandidarsi per la sessione di febbraio 2020.Gli stagisti, che per partecipare devono aver completato almeno il primo ciclo di studi universitari, riceveranno un rimborso mensile di 1.177 euro, un importo pari a un quarto dello stipendio base mensile di un funzionario di grado AD 5. Obbligatoria per gli stagisti è la stipula di un’assicurazione sanitaria: se il tirocinante già ne dispone una deve solo dimostrare la sua copertura anche all’estero, se invece ne è sprovvisto può attivarne una attraverso il Segretariato generale del Consiglio. In questo caso dovrà contribuire per circa un terzo al premio assicurativo, circa 13 euro al mese, che saranno sottratti dal rimborso spese mensile. In aggiunta, il Consiglio mette a disposizione anche un’indennità di viaggio per le spese sostenute all’inizio e alla fine del tirocinio, per chi proviene da una città a più di 50 chilometri da Bruxelles.A parte questi stage, anche questa volta ci saranno altri dieci posti per tirocinanti che non prevedono alcun compenso, anche se sono coperti da assicurazione sanitaria interamente a carico del Consiglio e da tessera mensa prepagata di 125 euro. Sono i tirocini obbligatori per gli studenti universitari dal terzo anno in poi che prevedano questo tipo di stage nel proprio percorso di studi o per quelli che devono fare ricerca per la tesi o per il dottorato. Per tutti il consiglio è di non aspettare gli ultimi giorni per candidarsi per evitare di sovraccaricare il sistema di registrazione. La maggior parte delle domande arriva da candidati laureati in giurisprudenza, scienze politiche, relazioni internazionali, studi economici, ma il Segretariato cerca anche tirocinanti in settori diversi come traduzione, comunicazione, informatica, ingegneria biochimica, scienze della formazione, salute e sicurezza alimentare, solo per citarne alcuni.E chi venisse selezionato, in pratica, quali compiti dovrà svolgere? Anche in questo caso sul sito ci sono ampi dettagli sul tema: «L’attività quotidiana equivale generalmente a quella dei giovani funzionari agli inizi della carriera». In pratica «preparare riunioni e redigere processi verbali, partecipare a riunioni degli organi preparatori del Consiglio e del Coreper, tradurre documenti, effettuare ricerche su determinati progetti, redigere relazioni». I tirocinanti sono poi invitati a partecipare a un programma di studio che prevede visite e conferenze presso le altre istituzioni a Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo.Agli stagisti spettano anche dei giorni di ferie, come specificato nella Decisione 40/17 del Segretariato generale del Consiglio entrata in vigore il 1 settembre 2017 e in cui si illustrano tutti i particolari riguardanti lo stage. Tra questi, all’articolo 7.3 si specifica che «il tirocinante ha diritto a due giorni di ferie al mese, calcolati a decorrere dal primo giorno del mese». Ma le domande devono essere approvate dal consigliere del tirocinio e sopratutto tenere conto delle esigenze del servizio a cui si è assegnati. In ogni caso il loro non utilizzo non dà luogo a pagamenti extra.Chi volesse candidarsi deve per prima cosa creare un traineeship account e poi fare l’application, seguendo tutte le indicazioni e le faq presenti sul sito. Solo una volta contattati – per un colloquio telefonico o online – fare le eventuali proprie richieste di chiarimento. Certo, il tirocinio non dà alcuna possibilità di assunzione finale, e il Consiglio è chiaro nello specificarlo e nel puntualizzare che non si assume nemmeno la qualifica di funzionario o agente dell’Unione europea. Ma allo stesso tempo non si esclude che gli ex tirocinanti possano essere selezionati mediante una procedura di gara d’appalto o un invito a manifestare interesse organizzato dal Segretariato. Insomma vedere da vicino come funziona l’Unione europea, capirne meglio i processi, lavorare in un ambiente multiculturale e multietnico e condividire nuovi punti di vista, uniti al buon rimborso spese e all’esperienza in una città straniera continua a fare gola a molti. Negli ultimi cinque anni i tirocinanti italiani sono stati 68, a cui ne vanno aggiunti altri otto che hanno usufruito della modalità di stage “di serie B”, senza rimborso spese.Marianna Lepore

Oggi è il Global Intern Strike: manifestazioni in tante città in giro per il mondo contro gli stage sottopagati

Una giornata per ricordare al mondo la condizione dei tantissimi giovani alle prese con stage sottopagati e con scarse possibilità di inserimento finali. È questo lo scopo della #GlobalInternStrike19, la protesta dei tirocinanti giunta alla sua terza edizione e anche quest’anno coordinata da Fair internship initiative Ginevra. Oggi, dalle 13 alle 15.30, i giovani si ritroveranno in Place des Nations per «dire no alla pratica di sfruttamento dei tirocini senza rimborso spese». L’obiettivo ancora una volta è quello di chiedere parità di accesso a stage di qualità. Una data non casuale quella scelta del 20 febbraio, che è la giornata mondiale della giustizia sociale, indetta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per promuovere la giustizia sociale a livello mondiale. In questo giorno in tanti urleranno uno slogan ormai conosciuto, «Unpaid is Unfair», ovvero “non pagato è ingiusto”, che sarà ripetuto a più voci di fronte al quartier generale delle Nazioni Unite in Europa. Non un luogo qualsiasi, ma un palazzo simbolo delle ingiustizie dal punto di vista economico che i tirocinanti e le loro famiglie sono costretti ad affrontare, alle prese con tirocini senza rimborsi spesa e alti costi della vita.Sono i numeri ancora una volta a impressionare: si stima, infatti, che solo in Europa ci siano più di 3 milioni di giovani stagisti non pagati all’anno, l’equivalente dell’intera forza lavoro della Danimarca. Tirocinanti che svolgono normalmente il lavoro che altrimenti sarebbe fatto da dipendenti o consulenti, in questo caso retribuiti. Non solo: il focus della giornata odierna è anche quello di ricordare che nel momento in cui lo stage diventa un passaggio obbligatorio per l’ingresso nel mercato del lavoro, chi non ha una famiglia alle spalle in grado di consentirgli lunghi periodi di lavoro gratuito resta inevitabilmente escluso. Una situazione ancora più evidente in una città come Ginevra, dove le organizzazioni internazionali ospitano centinaia di stagisti di cui circa l’ottanta per cento senza rimborso spese.La giornata si concentrerà su tre parole chiave: uguaglianza, equità, qualità. Uguaglianza perché «i tirocini devono essere pagati in modo che siano accessibili a tutti indipendentemente dalla loro condizione socioeconomica», equità perché anche gli stagisti devono avere gli stessi diritti basilari «come la protezione dalle molestie e condizioni di lavoro eque», qualità perché gli stage devono offrire un apprendimento significativo che aiuti realmente i giovani a passare dall’istruzione al mondo del lavoro. Un problema, quest’ultimo, avvertito dagli stagisti in tutto il mondo spesso alle prese con tirocini senza alcun contenuto formativo e con possibilità nulle di inserimento finali.L’evento svizzero vede tra i tanti sostenitori anche l’Unhcr Intern board, l’Ilo intern board, l’associazione degli stagisti di Ginevra (GIA), e ha ricevuto il supporto da parte del Consiglio di coordinamento del personale dell’ufficio delle Nazioni Unite che ha anche diffuso la notizia della manifestazione di oggi.Non solo Ginevra, però: al di là dell’Oceano scenderanno in piazza anche gli stagisti americani che alle 17.30 ora locale si ritroveranno a New York nell’Amartya Sen Room, al decimo piano della palazzina FF tra la 45ma e la 304 est. Anche qui un’occasione per incontrarsi, parlare e fare muro comune contro i tirocini senza rimborso spese e per ricordare, a quanti non li conoscessero, gli obiettivi di FII NY, che sono il riconoscimento di uno status giuridico chiaro per garantire i diritti di base agli stagisti, un rimborso spese mensile per coprire le spese di soggiorno, e il monitoraggio della qualità e dell’inclusione degli stage nel sistema delle Nazioni Unite. Ricordando, tra le altre cose, che proprio l’inviato Onu per i giovani ha riconosciuto il problema del rimborso spese, includendo l’obiettivo di «assicurare un risarcimento adeguato ai tirocinanti» nella Strategia per la gioventù delle Nazioni Unite 2030. Anche la città di Copenhagen scende in campo, per la prima volta, con un’ora di sit in nell’area reception del palazzo delle Nazioni Unite, dalle 12 all’una, per richiamare l’attenzione sui tre punti focali della manifestazione e mostrare solidarietà ai colleghi di tutto il mondo.  Ma martedì 20 febbraio è un giorno da ricordare anche per la prima partecipazione degli studenti canadesi. Quello di oggi sarà il primo di uno sciopero deciso dalle associazioni studentesche contro la pratica dei tirocini senza rimborso spese. Durante l’ultima assemblea generale, infatti, l’Associazione studentesca degli studi umanistici Uqam ha stabilito che oggi sia il primo di altre tre giornate di sciopero per chiedere un rimborso spese per i tirocini. Una protesta non di poco conto, visto che l’ultima che si è tenuta tra il 18 e il 24 novembre scorsi ha coinvolto quasi 60mila tirocinanti in sciopero, costringendo il governo quantomeno ad ascoltare le rivendicazioni dei giovani. Ora la Campagna di lavoro per studenti (CUTE) entra nel vivo, con proteste che si svilupperanno a Montreal, Trois-Rivieres, Sherbrooke e molte altre città. Qualcosa negli ultimi anni, però, sta migliorando e proprio oggi è bene ricordarlo. Tra il 2017 e il 2018 l’Unicef e l’Unhcr hanno cominciato a pagare i propri stagisti, anche se con rimborsi non sempre adeguati a coprire tutte le spese. Gli stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno richiesto formalmente l’anno scorso che l’organizzazione paghi i suoi tirocinanti a partire dal 2020, ma bisogna ricordare che non c’è ancora nulla di definito. E non si può dimenticare il report pubblicato dalla Joint inspection Unit delle Nazioni Unite nel giugno dello scorso anno, di cui la Repubblica degli Stagisti ha raccontato, in cui tra le tante raccomandazioni c’era anche quella di pagare gli stagisti. Argomento che verrà discusso nel prossimo autunno durante l’assemblea generale a New York. Insomma quella di oggi è una giornata importante per tutti gli stagisti in giro per il mondo, per ricordare a chi ancora non lo sa o fa finta di non sapere che anche un tirocinante ha diritto a ricevere un rimborso per il lavoro che svolge. Ma soprattutto per ricordare che i piccoli passi fatti fino ad oggi hanno portato ad alcuni risultati e che, proprio per questo, è necessario opporsi insieme contro il trend crescente dello sfruttamento sul lavoro.Marianna Lepore   Foto di apertura: http://interncoalition.org/strike/

Bonus cultura 2019, 500 euro ai diciottenni: è boom di richieste. “Ora vogliamo fermare la rivendita illecita”

Anno nuovo, bonus nuovo: con l’inizio del 2019 è tornata la possibilità per i giovani che sono diventati maggiorenni nel 2018 di usufruire del “bonus cultura”, ovvero di 500 euro da spendere in varie macrocategorie rientranti sotto il termine cultura, indipendentemente da Isee ed estrazione sociale. Il bonus è stato a suo tempo fortemente voluto dal governo Renzi per il 2016, poi confermato da Gentiloni e ultimamente, attraverso l’ultima finanziaria, rilanciato dal nuovo esecutivo.I dati al momento aggiornati sull’adesione dei 18enni al bonus sembrano essere decisamente migliori rispetto all’annata precedente. La terza edizione è partita da circa un mese e già nella prima settimana i registrati a 18app erano circa 147mila, contro i poco più di 50mila nati nel 1999 che si erano registrati nei primi sette giorni del 2018. Un incremento, quindi, pari al 190 per cento. E a 26 giorni dall’inizio delle registrazioni gli iscritti nati nel ’99 erano 114mila, mentre nello stesso lasso di tempo quest’anno i registrati nati nel 2000 sono stati 258mila, con un incremento che resta superiore al cento per cento. Il bonus riscuote interesse sia tra le ragazze che tra i ragazzi: la differenza tra i due generi è al di sotto del due per cento. Per quanto riguarda la provenienza, le regioni di nascita con il più alto numero di registrazioni sono Lombardia e Campania, seguite a pari merito da Puglia e Sicilia.I numeri registrati fino ad ora potrebbero far superare il bilancio finale della seconda edizione, che si è chiusa con oltre 417mila 18enni registrati sulla piattaforma, e la gran parte dei soldi – più di 132 milioni – spesa per libri, seguiti da musica, concerti e cinema.Anche per quest’anno il totale destinato dal governo per sostenere questa misura è pari a 290 milioni di euro, stanziati nella legge di bilancio 2017. Diversa la faccenda per i nati nel 2001 per i quali il Governo ha deciso di assegnare ben 50 milioni in meno: solo 240. Il taglio, molto consistente, non è stato fatto però alla cieca, assicurano dal ministero, bensì basato sui dati di spesa delle annate precedenti. «L’anno scorso ad esempio» spiega Maurizio Sansone dell’ufficio stampa del ministero dei beni culturali, «sono stati spesi complessivamente 208 milioni», quindi più di ottanta in meno rispetto al previsto. «È chiaro, però, che se i dati dovessero cambiare e si sforassero quest’anno i 240 milioni (ndr. in pratica la cifra stanziata per la prossima annata) si dovrà trovare un sistema per rientrare nella spesa». C’è, quindi, ancora un anno di tempo per vedere il trend di quest’anno ed eventualmente pensare a qualche modifica, che potrebbe andare dall’aumento del finanziamento alla diminuzione della quota per giovane, solo per fare alcune ipotesi. Come già detto, però, stando all’analisi dei dati degli anni precedenti, è molto probabile che questa situazione non si verifichi. Il rinnovo del bonus per il prossimo anno non era un passaggio scontato da parte del governo gialloverde, che aveva inizialmente pensato di abolirlo – tanto che il ministro della Cultura Alberto Bonisoli si era spinto a dichiarare che fosse «meglio far venire la fame di cultura ai giovani facendoli rinunciare a un paio di scarpe». Spente le polemiche, alla fine del novembre dello scorso anno il ministro ha poi firmato il decreto attuativo – chiesto dal Consiglio di Stato – per confermare anche per i nati nel 2001 il buono in prodotti culturali.I dati dimostrano che c'è una consistente parte di giovani interessata a questa iniziativa, che già nei primi mesi dell'anno utilizzano integralmente il bonus. A contraltare, però, c’è un’altra quota di diciottenni che invece, in modo totalmente contra legem, mira a monetizzare questi buoni piuttosto che investirli nell’ambito culturale. Il fatto che l’utilizzo del bonus avvenga tramite una app rende infatti tutto più veloce ma allo stesso tempo poco controllabile. E la prova del nove arriva dai social network, dove esiste un vero e proprio mercato del bonus, con giovani che lo vendono per intero, a un prezzo scontato, o che si occupano solo di fare da tramite per chi il bonus l’ha già speso o non può averlo perché fuori target.Vari giornali in passato (ultimo in ordine di tempo Il Fatto quotidiano) hanno documentato come su Facebook fiocchino i gruppi e le comunità con l’obiettivo di vendere il credito virtuale. Prima un contatto sui social, poi lo scambio del numero di cellulare, a questo punto la richiesta di ricarica di una prepagata e in cambio l’acquisto attraverso il bonus cultura. Tutto reale, visto che i commenti sui gruppi certificano che le transazioni funzionano alla perfezione. Questi gruppi vengono periodicamente chiusi, ma il mercato non si arresta mai e prima o poi se ne aprono altri. Non ci sono solo i social, però, a permettere di fare un uso distorto del bonus: basta avere un po’ di dimestichezza con Internet, saper usare bene un motore di ricerca, utilizzare le giuste parole chiave ed ecco che si apre il mercato parallelo, che è in piena attività anche se il bonus è partito solo da un mese.Anche sulla famosa piazza virtuale "Kijiji" si trovano annunci di chi vuole monetizzare il bonus, mentre su una app dedicata allo shopping da cellulare basta fare una ricerca per “bonus cultura”, per trovare già diversi avvisi di vendita, alcuni già esauriti. E su quest'altro sito, ad esempio, si sono già aggiornate le offerte di vendita 2019 – c’è chi lo cede a 400 euro, chi scende a 350,  chi a 300 – e anche le richieste da parte di chi vuole comprare. I furbetti però potrebbero avere i giorni contati. Al monito che campeggia sulla home page di 18 app, in cui il Mibact assicura di vigilare «sul corretto funzionamento della carta» e di provvedere, «in caso di eventuali usi difformi o di violazioni, alla disattivazione della carta dei beneficiari», si aggiungono nuove iniziative. Il ministero, infatti, sta prendendo seriamente il problema e ha organizzato proprio per oggi, 12 febbraio, nel pomeriggio la prima di una serie di riunioni, di concerto con il dipartimento dell’Editoria e la Presidenza del consiglio, per capire l'entità del fenomento e trovare gli strumenti per arginarlo.Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, perché moltissimi giovani, invece, proprio sui social, confermano l’utilità del bonus e raccontano di essere riusciti in un anno ad andare a concerti o teatro o aver fatto man bassa di musica e libri. Attività che senza l’aiuto del governo alcuni non sarebbero riusciti a fare. Intanto chi fosse interessato al bonus e non sapesse ancora cosa fare per usufruirne, deve innanzitutto iscriversi al Sistema pubblico di identità digitale (Spid), che permetterà di ottenere le credenziali poi utilizzabili in tutti i rapporti con la pubblica amministrazione. Una volta ottenuto lo Spid non resta che entrare nel sito 18app o scaricare l’applicazione sul cellulare e accedere con i propri identificativi. A quel punto è possibile inziare a generare i buoni per acquistare quello che interessa, nei negozi fisici registrati o in quelli online, e procedere alla spesa. Che va dai biglietti per le rappresentazioni teatrali e cinematografiche o spettacoli dal vivo, ai libri, dai biglietti per musei, aree archeologiche, parchi, ai corsi di teatro, lingua straniera o musica. L’importante è spenderli entro il 2019. Marianna Lepore

11 febbraio, a Milano Cisl e Repubblica degli Stagisti fanno il punto sull'universo stage e presentano due nuovi progetti

Quando un tirocinio genera una vera opportunità, e quando invece è una perdita di tempo o, peggio, una trappola? Il quadro normativo attuale favorisce o limita la creazione di opportunità di stage a favore dei giovani? Quali sono le novità che sono state introdotte negli ultimi anni a livello regionale e nazionale? E cosa succede al di là dei confini italiani, come viene gestito a livello europeo il grande tema della transizione dalla formazione al lavoro e dei tirocini? Sono alcune delle domande che hanno mosso la Repubblica degli Stagisti e la Cisl Lombardia, insieme alla Cisl Milano metropoli e a IAL Lombardia, a organizzare per lunedì 11 febbraio a Milano un evento dal titolo “StaGenerando opportunità”. Un’occasione aperta al pubblico, ospitata nell’aula magna del centro polifunzionale di via D’Annunzio del Comune di Milano, per fare il punto sulla situazione stage con dati, numeri, proposte tecniche e politiche. Molti gli ospiti previsti nel corso del pomeriggio (l’evento prenderà avvio alle 16 e alla conclusione, alle 18:30, verrà offerto ai partecipanti un aperitivo, qui la locandina); tra questi Brando Benifei, eurodeputato e membro della Commissione Lavoro dell’Europarlamento, che porterà aggiornamenti su ciò che è stato fatto a livello europeo sia internamente, per dare il buon esempio debellando dal Parlamento europeo la piaga degli stage gratuiti, sia esternamente, per cercare di creare un una piattaforma condivisa per uniformare sempre di più i diritti degli stagisti in tutti paesi europei – un progetto che comunque si scontra con le competenze europee che prevedono che invece il tema della formazione del lavoro sia strettamente detenuto dai singoli stati. Tra gli interventi iniziali anche quello dei sindacalisti Eros Lanzoni e Marta PepeVi sarà poi una tavola rotonda, coordinata dal giornalista del Sole 24 Ore Marco Lo Conte, cui parteciperanno il Comune di Milano, con l’assessora al lavoro Cristina Tajani, e la Regione Lombardia, con il direttore generale della direzione Istruzione Formazione Lavoro Gianni Bocchieri, insieme al sindacalista Mirko Dolzadelli, segretario della Cisl Lombardia con delega alle politiche del lavoro, e alla giornalista Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della Repubblica degli Stagisti. Insieme faranno il punto su cosa le istituzioni, gli enti locali, i sindacati, e le realtà “outsider” come Repubblica degli Stagisti possono fare per migliorare concretamente la connessione tra domanda e offerta di lavoro per i profili più giovani e in generale la qualità dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro italiano. L’evento sarà anche l’occasione per presentare due nuovissimi progetti che la Repubblica degli Stagisti ha ideato insieme alla Cisl Lombardia e allo IAL. Il primo progetto è appunto il frutto della partnership tra la Repubblica degli Stagisti e IAL Lombardia, un soggetto della galassia Cisl che offre servizi al lavoro, accreditato alla regione Lombardia, e svolge anche il compito di soggetto promotore di stage. E proprio a partire da questa attività si è sviluppato un progetto, che Voltolina presenterà insieme al presidente IAL Matteo Berlanda, che permette adesso alle aziende che fanno parte dell’RdS network di attivare stage direttamente attraverso il sito, con la gestione della attivazione di ciascuno stage demandata naturalmente a IAL. La sperimentazione parte dal territorio della Lombardia e riguarda i tirocini extracurriculari, quelli cioè svolti al di fuori del percorso di studio (quelli curriculari, infatti, vengono quasi sempre attivati dall’università o dalla master presso cui lo studente sta studiando).La seconda novità… beh, lasciamo un po’ di suspence. Diciamo solo che si tratta di una serie di videopillole pensate per poter essere usate dai giovani. Fresche, veloci, semplici, queste videopillole scioglieranno i dubbi più frequenti che i giovani della “Stageneration” si trovano ad avere quando si affacciano al mondo del lavoro. E basta, abbiamo già detto troppo!L’evento è aperto al pubblico e gratuito; appuntamento alle 16 a Milano in via D’Annunzio n° 15.

Talent Day di Meta System, in cerca di ingegneri per tirocini finalizzati all'assunzione: candidature fino al 15 febbraio

Laureati e laureandi in ingegneria gestionale, industriale, elettronica, meccatronica e meccanica: sono i profili ricercati da Meta System, azienda da poco entrata nell'RdS network e specializzata in sistemi elettronici avanzati per il settore automobilistico, in vista del Talent Day del prossimo 28 febbraio. La ricerca ha l’obiettivo di inserire sei giovani per un percorso formativo di 6-12 mesi presso le sedi aziendali di Reggio Emilia, con un rimborso spese di 800 euro e con finalità di assunzione. «Meta System è alla ricerca di talenti appassionati di innovazione desiderosi di collaborare con i più importanti clienti automotive e di contribuire all’evoluzione tecnologica dei prossimi anni», si legge nell’annuncio dell’azienda. «L'iniziativa è nata perché ci siamo resi conto, selezionando profili di neolaureati o in procinto di laurearsi» spiega alla Repubblica degli Stagisti Chiara Iacono, Recruiter Specialist e responsabile del progetto «che chi sceglie corsi di laurea di stampo più tecnico – come ingegneria meccanica, elettronica o industriale – spesso non ha le idee chiare rispetto al lavoro all’interno dell'azienda e magari può essere interessato anche ad aspetti più gestionali». La particolarità del progetto è infatti quella che ciascun tirocinante ogni due mesi cambierà dipartimento, affrontando lo sviluppo di un prodotto da prospettive differenti: Qualità, Produzione, Project Management, Logistica e Supply Chain e Acquisti. «Questo approccio serve a loro per avere un orientamento e a noi per poter contare su persone che abbiano una visione più ampia dell'azienda e abbiano sviluppato una maggiore propensione a collaborare con altri dipartimenti», motiva Iacono.«In Meta System abbiamo a che fare con progetti lunghi, con tempi di sviluppo anche di un anno e mezzo e dove la focalizzazione in 6-12 mesi sarebbe complessa» aggiunge Valeria Mazzoli, responsabile Risorse Umane: «Da qui la scelta di un'esperienza meno rivolta al tecnicismo ma piuttosto a guardare lo sviluppo di un prodotto altamente tecnologico attraverso le funzioni a supporto».«Meta System conta 686 dipendenti spalmati tra i plant di Reggio Emilia e di Mornago, in provincia di Varese» spiega Ilaria Rasulo, HR Specialist: « Nell'ultimo anno abbiamo inserito quasi settanta persone e quest’anno contiamo di assumerne fra trenta e le quaranta». Parte fondamentale del progetto sarà naturalmente la formazione on the job. «Parliamo di un mercato altamente competitivo» motiva Rasulo «e di un settore in continuo divenire. C'è un investimento anche sociale nell'andare a creare queste competenze. E anche quelli che decideranno di andare altrove si porteranno dietre competenze tecniche e trasversali».Quali sono i requisiti per partecipare alla selezione? Oltre che laureati o laureandi in uno degli indirizzi richiesti, gli aspiranti tirocinanti devono essere proattivi, con ottime capacità di problem solving, di analisi e di lavoro in team e devono possedere una conoscenza dell’inglese a livello avanzato. Come funzionerà la selezione? I candidati verranno pre-selezionati tramite un’intervista telefonica e circa quindici di loro saranno contattati per partecipare al Talent Day, al termine del quale saranno scelti i sei tirocinanti. Da un team HR completamente “al rosa” non può che venire un appello alla partecipazione femminile. «Invitiamo le donne ingegnere ad aderire numerose alla selezione. Dal punto di vista della parità di genere noi di Meta System ci sentiamo un'eccellenza» dice soddisfatta Rasulo: «Siamo al 49 per cento del personale, e ci sono tante donne anche ai livelli medio alti. Siamo un team con caratteristiche diverse, ma viviamo la diversità come valore: non è vero che le donne non lavorano bene insieme!».«Crediamo fortemente nel valore aggiunto che le donne possono portare nel nostro settore e per fortuna viviamo in un territorio che investe molto nell’avvicinare l’universo femminile a professioni storicamente appannaggio di un mondo maschile» conferma Mazzoli: «La giornata del 28 febbraio sarà divisa in due momenti. Nella prima parte ci sarà la presentazione dell'azienda, dei candidati e del progetto e la visita al reparto produttivo e in Ricerca e Sviluppo. Quindi nel pomeriggio si passerà alla discussione di un caso con assessment di gruppo, dove i partecipanti dovranno analizzare e presentare una soluzione al potenziale problema e infine sostenere i colloqui individuali». Per candidarsi all’opportunità occorre inviare il proprio curriculum vitae all’indirizzo recruiting [chiocciola] metasystem.it entro il 15 febbraio 2019 indicando in oggetto “TALENT DAY”.«Come azienda competiamo con grandi nomi e marchi mondiali, ma nel momento in cui i giovani ingegneri varcano la soglia di Meta System se ne innamorano, perché trovano passione e innovazione»: parola della responsabile HR.Rossella Nocca

Servizio civile, in Finanziaria fondi per 36mila opportunità per il 2019. Le associazioni: «Non basta»

Il 15 gennaio sono partiti i primi 19mila volontari 2019 del servizio civile, selezionati attraverso il bando dell'estate 2018. Ma la partita dei finanziamenti per l'edizione dell'anno venturo non è ancora chiusa. Per effetto del maxi emendamento alla legge di stabilità, che ha previsto un fondo aggiuntivo di 50 milioni, la somma destinata al servizio civile 2019 è salita a 198 i milioni di euro. Che tuttavia sono ancora troppo pochi.«Meno di 200 milioni saranno sufficienti per appena 35mila volontari in Italia e 1.000 all’estero, al di sotto dei 53mila avviati nel 2018 e ben lontano dalle oltre 110mila domande presentate», si legge nel comunicato stampa diffuso lo scorso 3 gennaio dalla Conferenza nazionale enti servizio civile (Cnesc), dal Forum nazionale servizio civile e dalla Rappresentanza nazionale dei volontari.«Aver ottenuto un finanziamento aggiuntivo, visto anche quello che sta succedendo al terzo settore e alle altre politiche giovanili, non è disprezzabile» ammette alla Repubblica degli Stagisti Licio Palazzini, presidente della Conferenza nazionale enti servizio civile: «Ma ci saremmo aspettati quantomeno la conferma dei 94 milioni richiesti dal Movimento 5 Stelle e non un loro dimezzamento». La Repubblica degli Stagisti ha chiesto più volte di poter intervistare il sottosegretario Vincenzo Spadafora in merito allo stanziamento di nuovi fondi, purtroppo senza successo. L’unico intervento in merito è stato quello in audizione alle Commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali, dove Spadafora ha assicurato che «I 200 milioni sono un punto di partenza ma abbiamo la certezza, usando fondi residui e la collaborazione di altre istituzioni, di poter garantire anche quest’anno il servizio cercando di incrementarlo rispetto all’annualità precedente». Tuttavia regna ancora l’incertezza sui dettagli dei nuovi finanziamenti.«Più volte in campagna elettorale è stata sottolineata da parte del governo l’attenzione ai giovani. E quella stessa popolazione» commenta Giovanni Rende, uno dei quattro rappresentati dei volontari nella Consulta nazionale servizio civile «soprattutto meridionale, che il 4 marzo ha dato larga fiducia al governo, è la principale destinataria della misura del servizio civile e ora merita di avere una risposta». Secondo Rende il servizio civile va preservato «non solo in quanto misura di politica giovanile, ma in quanto uno strumento che i giovani hanno per rendere un servizio al paese, che va a integrare il servizio pubblico ad un costo molto più basso. Per questo l’ideale sarebbe dare la possibilità a tutti i giovani che lo richiedono di farlo».Ma le incertezze degli operatori del settore non riguardano solo il fattore economico. C’è preoccupazione agli aspetti organizzativi dell’attuazione della riforma del servizio civile, che il Dipartimento, con l’organico attuale, difficilmente riuscirà a fronteggiare a dovere. «Il Dipartimento ha due sezioni» spiega Enrico Maria Borrelli, presidente del Forum nazionale servizio civile «ovvero l'Ufficio giovani e l'Ufficio servizio civile. Quest’ultimo ha una dotazione di 85 unità, ed è sotto organico di 15. Rispetto alla mole enorme di attività che gestisce – 6mila progetti solo nel bando annuale – è un ufficio troppo piccolo, e ci sono funzioni, come le ispezioni e il monitoraggio, impossibili da adempiere. Per questo chiediamo di cercare di riorganizzare gli uffici e di destinarvi nuove risorse qualificate».«Non abbiamo ancora capito quando e come il Dipartimento della gioventù e del servizio civile intenda passare dalla progettazione annuale alla programmazione triennale» aggiunge Palazzini: «Dal 2016 ne chiediamo una sperimentazione: riteniamo opportuno che una parte di risorse sia destinata a sperimentare la programmazione triennale e un'altra, importante, resti sulla progettazione annuale».Negli anni passati «il dialogo con governo e Dipartimento era più frequente, aperto e diretto ed eravamo al corrente delle decisioni governative e di come le risorse sarebbero state individuate», lamenta il presidente del Forum, «mentre oggi siamo davanti a un’interlocuzione pressoché inesistente. Per questo chiediamo che sia aperto un confronto permanente con il mondo del servizio civile».«I fondamentali del servizio civile sono solidi e positivi» gli fa eco Palazzini, «ma perché migliorino bisogna che giovani, enti del terzo settore, comuni e regioni siano chiamati a lavorare insieme al Dipartimento o si rischia di compromettere la qualità delle esperienze».Intanto con l’avvio un paio di settimane fa dei primi percorsi di servizio civile del 2019 sono entrate in vigore alcune novità, come la maggiore tutela dei volontari studenti e delle madri attraverso la previsione di permessi extra per sostenere gli esami universitari per i primi e di ore di riposo aggiuntive per le seconde, nonché il riconoscimento del lavoro dei rappresentanti dei volontari come effettivo servizio. Novità che rendono il servizio civile più al passo con i tempi e con le esigenze del contesto attuale, nonostante le incognite che ad oggi vive il sistema. Rossella Nocca

Con Maeci-Crui 345 tirocini in ambasciate, consolati e istituti di cultura: candidature fino all'11 febbraio

È aperto fino alle 17 dell'11 febbraio il nuovo bando Maeci-Crui, che mette a disposizione 345 tirocini curricolari della durata di tre mesi da svolgere presso uffici consolari, rappresentanze diplomatiche e istituti italiani di cultura.L’ultimo bando del 2018, con in palio 357 posti, aveva fatto registrare 1.226 candidature per tutte le sedi di destinazione (ogni candidato può indicare due sedi di preferenza), di cui tuttavia solo 343 avevano rispettato i requisiti necessari per essere esaminate dalla Commissione. Poi, a seguito della rinuncia di 78 ragazzi, i tirocini attivati sono stati solamente 265. Le rinunce sono infatti, come conferma la Conferenza dei Rettori delle università italiane (Crui) alla Repubblica degli Stagisti, sempre molte, purtroppo, anche se negli ultimi bandi si è registrato un leggero calo della percentuale – passata dal 30 al 22-23 per cento. Ma perché oltre un vincitore su cinque del bando Maeci-Crui alla fine si tira indietro, rinunciando all'opportunità? Le ragioni restano purtroppo ignote, poiché il meccanismo di candidatura prevede che i rinunciatari comunichino la decisione al proprio ateneo di appartenenza, che provvede ad informare la Crui senza specificare la motivazione. Dunque né la Crui il ministero degli Esteri di fatto hanno dati certi per capire cosa non vada nel bando: perché qualcosa che non va evidentemente c'è, se si registra un tasso di rinuncia così alto. Forse il rimborso spese mensile è troppo esiguo, e i ragazzi al momento della chiamata si rendono conto di non potersi permettere tre mesi all'estero con soli 300 euro al mese di emolumento? Forse i tempi strettissimi richiesti per confermare la partecipazione (tre giorni lavorativi) mettono ansia? Forse passa un tempo troppo lungo (solitamente tre mesi) dal momento della candidatura a quello dell'inizio dello stage? Non è dato sapere.L'altra faccia della medaglia però, per chi ha intenzione di candidarsi, è che la possibilità di essere selezionati non è poi dunque così remota, se si rispettano i criteri di selezione.La prima cosa da tenere a mente è che i tirocini, che si svolgeranno nel periodo compreso tra il 6 maggio e il 5 agosto 2019, essendo curricolari, si rivolgono esclusivamente agli studenti universitari iscritti a uno dei 51 atenei che hanno aderito all’iniziativa (l’elenco si trova in fondo alla pagina) e frequentanti uno tra questi corsi di laurea magistrale o a ciclo unico: Giurisprudenza, Finanza, Relazioni internazionali, Scienze dell’economia, Scienze della politica, Scienze delle pubbliche amministrazioni, Scienze economiche per l’ambiente e la cultura, Scienze economico-aziendali, Scienze per la cooperazione allo sviluppo, Servizio sociale e politiche sociali, Sociologia e ricerca sociale, Studi europei. Variano invece le condizioni per chi volesse svolgere il tirocinio presso gli Istituti italiani di cultura, ai quali è richiesta l’iscrizione a uno tra i corsi di laurea magistrale o a ciclo unico elencati per comodità in fondo alla pagina: corsi tra cui rientra quello in lingue, escluso invece da quelli richiesti per i tirocini in ambasciata poiché non valido ai fini dell’accesso al concorso per diplomatici. Necessari alla candidatura sono poi i seguenti requisiti: avere la cittadinanza italiana; non essere stati condannati o imputati in procedimenti penali; non essere destinatari di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione; avere acquisito almeno 60 crediti formativi universitari (cfu) nel caso di lauree specialistiche o magistrali e almeno 230 cfu nel caso di lauree magistrali a ciclo unico; avere una conoscenza certificata dell’inglese di livello B2 e, a titolo preferenziale, della eventuale seconda lingua straniera richiesta dalla sede di destinazione prescelta; avere riportato una media delle votazioni degli esami di almeno 27/30 e non avere un’età superiore ai 28 anni. Non possono invece candidarsi nuovamente coloro che abbiano già svolto un tirocinio Maeci-Crui o che abbiano rinunciato in passato al posto offerto, mentre potranno ritentare i candidati selezionati per un subentro che avessero rinunciato al posto offerto.Per quanto riguarda le condizioni economiche, si legge sul bando, è previsto un rimborso spese «nella misura minima di 300 euro mensili», erogato dall’ateneo di appartenenza, a cui va ad aggiungersi, in alcuni casi, un alloggio gratuito, messo a disposizione dalla sede ospitante. Per questa tornata, a fornire gratuitamente tale alloggio sono solo 14 delle 187 sedi, ossia: le ambasciate italiane a Copenaghen, Madrid, Praga, Riga, Sofia, Addis Abeba (Etiopia), Doha (Qatar), Kampala (Uganda), Khartoum (Sudan), Tblisi (Georgia) e Teheran (Iran), il consolato generale a Marsiglia, e gli istituti italiani di cultura di Stoccolma, Addis Abeba, Algeri e Toronto. È evidente purtroppo come gli studenti potranno avvalersi quindi dell’alloggio in paesi in cui, per la maggior parte, il costo della vita è già molto basso, mentre dovranno cavarsela da soli in mete molto più dispendiose, come Stati Uniti, Svizzera o Belgio, dove si riscontrano, tra l’altro, più posti disponibili: ben otto alla rappresentanza permanente d’Italia presso le organizzazioni internazionali Onu a Ginevra, nove all’ambasciata italiana a Washington, nove alla rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York e quattordici alla rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea di Bruxelles.Ma, per aiutare i ragazzi a scegliere la propria meta, indicando quelle che sembrano poter offrire più possibilità di essere selezionati, Repubblica degli Stagisti è andata a spulciare le candidature pervenute in occasione dell’ultimo bando: al primo posto per numero di candidature si trovano gli Stati Uniti con 114, a fronte di 43 posti disponibili, seguiti dal Canada, con 104 per soli 8 posti, e dalla Francia, con 88 candidature e solo 18 posti. È chiaro come per vincere un tirocinio in questi tre paesi, in particolar modo in Canada, la lotta sia davvero dura. In discesa sembra  invece essere la strada di coloro che indichino tra le preferenze Mozambico e Uzbekistan, i quali hanno ricevuto una candidatura a fronte di due e un posto rispettivamente disponibili. Per questi paesi, insomma, si potrebbe avere un solo "competitor" o, forse, nessuno. Strada liberissima infine per il Ghana o il Turkmenistan, non indicate la volta scorsa da nessun candidato.I tirocini hanno una durata di tre mesi, prorogabile di un ulteriore mese tramite l’accordo fra la sede ospitante, il tirocinante e l’università di provenienza dello studente, e comportano il riconoscimento di almeno 1 cfu per ciascun mese di attività effettiva. L’impegno richiesto è «a tempo pieno», come precisano sul bando: infatti «i tirocinanti saranno impegnati nella realizzazione di ricerche, studi, analisi ed elaborazione di dati utili all'approfondimento dei dossier trattati da ciascuna sede», nonché «coinvolti nell'organizzazione di eventi» e chiamati ad «assistere il personale del Maeci nelle attività di proiezione esterna».Per coloro che fossero interessati a candidarsi, basta collegarsi all’applicativo online e inserire dati anagrafici, curriculum vitae e curriculum universitario, e la candidatura vera e propria composta dall’autocertificazione della veridicità delle informazioni fornite, da una lettera motivazionale di una lunghezza massima di 3mila caratteri e dall’indicazione obbligatoria di due sedi, di cui una a scelta tra Ue, Norvegia, Principato di Monaco, Santa Sede, Svizzera e Usa ed una al di fuori di queste. È inoltre consigliato, prima di scegliere le sedi di destinazione, consultare il sito viaggiare sicuri del Maeci, così da «avere consapevolezza del contesto territoriale di riferimento, di eventuali problematiche relative alla sicurezza o alle condizioni sanitarie, della documentazione necessaria e delle procedure di ingresso».Tutte le candidature inviate saranno preselezionate dalle università di appartenenza, che verificheranno la presenza dei requisiti presenti nel bando dopodiché invieranno quelle ritenute idonee alla commissione Maeci-Miur-Fondazione Crui, che effettuerà la selezione vera e propria. A giochi fatti, gli atenei informeranno i vincitori del bando, i quali dovranno accettare o rifiutare l’offerta entro 3 giorni lavorativi. Giada ScottoUniversità aderenti: - Università degli Studi di Bari - Politecnico di Bari - Università degli Studi di Bergamo - Alma Mater Studiorum Università di Bologna - Università degli Studi di Brescia - Università degli Studi di Cagliari - Università degli Studi di Camerino - Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" - Università degli Studi di Catania - Università degli Studi "G. D'Annunzio" Chieti Pescara - Università degli Studi di Firenze - Università degli Studi di Genova - Università dell'Insubria - Università degli Studi di Macerata - Università degli Studi di Messina - Università degli Studi di Milano - Università degli Studi di Milano-Bicocca - Università Commerciale "Luigi Bocconi" - Università Cattolica del Sacro Cuore - Libera Università di Lingue e Comunicazione – IULM - Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" - Università degli Studi di Napoli "Parthenope" - Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" - Università degli Studi di Padova - Università degli Studi di Palermo - Università degli Studi di Parma - Università degli Studi di Pavia - Università degli Studi di Perugia - Università per Stranieri di Perugia - Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" - Università di Pisa - Scuola Normale Superiore di Pisa - Scuola Superiore "S. Anna" di Studi Universitari e di Perfezionamento - Università degli Studi di Roma "La Sapienza" - Link Campus University - Libera Università Internazionale degli Studi Sociali "Guido Carli" - LUISS - Libera Università "Maria SS. Assunta" - LUMSA - Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" - Università degli Studi di Salerno - Università degli Studi di Sassari - Università degli Studi di Siena - Università per Stranieri di Siena - Università degli Studi di Teramo - Università degli Studi di Torino - Università degli Studi di Trento - Università degli Studi di Trieste - Università degli Studi di Udine - Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" - Università Ca' Foscari di Venezia - Università degli Studi di Verona  Elenco classi di laurea ammesse per candidature presso istituti italiani di cultura: - LMG/01- Giurisprudenza - LM-01 Antropologia culturale ed Etnologia - LM-02 Archeologia - LM-05 Archivistica e Biblioteconomia - LM-10 Conservazione dei beni architettonici e ambientali - LM-11 Conservazione e Restauro dei beni culturali - LM-14 Filologia moderna - LM-15 Filologia, Letterature e Storia dell’antichità - LM-16 Finanza - LM-19 Informazione e Sistemi editoriali - LM-36 Lingue e letterature dell’Asia e dell’Africa - LM-37 Lingue e letterature moderne europee e americane - LM-38 Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale - LM-39 Linguistica - LM-43 Metodologie informatiche per le discipline umanistiche - LM-45 Musicologia e beni culturali - LM-49 Progettazione e gestione dei sistemi turistici - LM-52 Relazioni internazionali - LM-56 Scienze dell’economia - LM-59 Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità

Punteggio in più nei concorsi pubblici per chi ha un dottorato di ricerca, la novità in Lazio

D'ora in poi in Lazio il dottorato varrà alcuni punti in più nelle procedure di concorso per posti pubblici. È la prima Regione in Italia a prevedere un vantaggio di questo tipo, al fine di valorizzare chi più investe nella formazione, raggiungendo il più alto titolo accademico oggi esistente nell'ordinamento universitario italiano – e cioè appunto quello di “dottore di ricerca”.«Una norma che va nella direzione segnata dalla nostra campagna per la valorizzazione del dottorato nel settore pubblico»: così Angelantonio Viscione, responsabile comunicazione dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi), definisce l’articolo 13 della legge di stabilità 2019 della Regione Lazio, da poco approvata, che per la prima volta introduce la valorizzazione del dottorato di ricerca nelle procedure di reclutamento del personale in ambito regionale.Promotrice della proposta è Eleonora Mattia, consigliera regionale del PD e presidente della Commissione lavoro, che già nel novembre 2018 aveva presentato al presidente del Consiglio regionale una mozione proprio con questo obiettivo. «Fin dal mio insediamento in Commissione ho avviato una serie di confronti con diverse realtà legate alle mie deleghe, e ho deciso di portare avanti gli interessi dei dottori di ricerca che chiedevano tutele e garanzie offerte ancora troppo timidamente dalle leggi attuali», spiega Mattia alla Repubblica degli Stagisti, «visto che il dottorato di ricerca, pur essendo il più alto grado di formazione in Italia, non viene ancora adeguatamente valorizzato. Mentre credo sia giunta l’ora di investire su questa categoria che lo Stato forma, investendo dei soldi, ma poi non assume. Solo così potremo smettere di pensare che il dottorato sia solo un investimento a fondo perduto».Dei circa 160mila laureati che in Italia possono fregiarsi del titolo di dottore di ricerca (il numero si basa sui dati Istat più recenti, relativi al 2011)  il Lazio è in assoluto la Regione che ne ospita di più: ad oggi risiedono in questa regione quasi 24mila persone che hanno questo titolo di studio (seguono Lombardia con 22mila e Campania con 14mila). Anche il numero degli iscritti ai corsi di dottorato presso le università che hanno sede in Lazio è alto: secondo le statistiche del ministero dell'Istruzione vi sono quasi 5mila “dottorandi” nell'anno 2017/18 e coloro che hanno completato il ciclo di studi e sono stati dunque proclamati dottori di ricerca nel 2016, ultimo dato disponibile, sono circa 1.800.L’articolo approvato nella legge regionale di stabilità afferma che «in occasione di procedure di reclutamento di personale indette dalla Regione, dagli enti pubblici dipendenti e strumentali, ove pertinente rispetto al profilo richiesto, deve essere adeguatamente valutato ai fini del punteggio il possesso del titolo di dottore di ricerca».Il testo, quindi, non specifica un valore definito. E infatti «il prossimo step dovrà essere la definizione dei criteri di valutazione e del punteggio che sarà assegnato» spiega Viscione: «Tenendo anche presente che secondo il decreto ministeriale 509 del 1999 il dottorato di ricerca vale 180 cfu, e quindi il punteggio dovrà essere riparametrato tenendo in conto anche questo punto. Come Adi monitoreremo questa fase e le successive. E vigileremo affinché la “valutazione adeguata”, di cui si parla nella mozione approvata, sia congrua al valore del titolo». Al momento, comunque, non si sa ancora se la Regione o le sue società controllate hanno nei prossimi mesi intenzione di bandire concorsi o selezioni, ma «nel momento in cui questo dovesse accadere, sarà rispettato l’emendamento inserito nella legge di stabilità e approvato dall’aula» dice Mattia. Che dal canto suo continuerà il lavoro in sinergia con l’Adi per fare in modo che le loro proposte entrino a far parte della legislazione regionale; tra i suoi primi obiettivi del 2019, «giungere in tempi brevi all’approvazione delle due leggi sui lavoratori digitali e sull’equo compenso e dare piena applicazione ai nuovi strumenti introdotti dalla legge approvata a luglio sul diritto allo studio».Il risultato del Lazio è anche un incoraggiamento alle altre regioni che nei mesi passati hanno presentato la mozione relativa alla valorizzazione del titolo di dottorato nei concorsi regionali. «Lo hanno fatto altre quattro: Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria e siamo in attesa dell’esito. Diversi consiglieri si stanno attivando per portare la mozione nelle rispettive giunte» spiega Viscione «e questa apertura non può che darci soddisfazione, perché chi è stato formato alla ricerca nelle università può dare un importante contributo a costruire un Paese innovativo e all’avanguardia a partire proprio dalle sue istituzioni». L'Adi si batte non solo perché si introducano «canali di accesso dedicati per i dottori di ricerca nei concorsi pubblici, ma anche per il riconoscimento del dottorato come esperienza lavorativa, il diritto al congedo per il conseguimento del primo dottorato di ricerca, sottraendolo alla discrezionalità del dirigente, e la valorizzazione del dottorato ai fini delle progressioni economiche».Il Lazio si pone dunque come capofila nel valorizzare le eccellenze che il nostro Paese forma ma non assume. E mettendo un argine, certamente piccolo ma decisamente un primo passo, nell’evitare la fuga all’estero dei tanti giovani che nelle università pubbliche raggiungono i più alti gradi di istruzione e si trovano poi costretti ad emigrare per continuare dignitosamente la propria carriera.Marianna Lepore