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Coronavirus, stage sospesi in tutta Italia: ma spunta l'opzione “tirocinio in smart working”

In giornate frenetiche in cui il “virus” è argomento univoco di conversazione, anche il mondo degli stage deve adeguarsi alle nuove direttive Coronavirus. Se il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di domenica 8 marzo ha chiarito in maniera limpida aperture e chiusure di luoghi di lavoro, di culto, di scuole e università alcuni dubbi restano ancora per quanto riguarda la disciplina degli stage. Per questo motivo la Repubblica degli Stagisti ha voluto vederci chiaro, per dare una risposta alle tante domande che arrivano dai giovani.Occorre quindi partire innanzitutto da quelle che sono le informazione certe, su cui non c’è alcun dubbio di interpretazione. Già nel decreto del 4 marzo 2020 all’articolo 1 lettera d nelle disposizioni sull’intero territorio nazionale c’era scritto che fino al 15 marzo «sono sospese le attività di Università e Istituzioni di Alta Formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master e unviersità per anziani, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza». Gli unici corsi esclusi dalla sospensione sono quelli connessi con l’esercizio di professioni sanitarie «inclusi quelli per medici in formazione specialistica, i corsi di formazione specifica in medicina generale, le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie». Un ulteriore tassello è stato poi dato dal decreto dell’8 marzo che all’articolo 1 disciplina i comportamenti nella zona rossa, e all’articolo 2 nel resto d’Italia. In entrambi i casi stabilisce alla lettera h che sono sospese tutte le attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione artistica musicale e coreutica, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Questo fa capire che qualsiasi attività formativa, e quindi bisogna intuire che ivi siano compresi anche i tirocini curricolari, sono al momento sospesi. Unica eccezione, appunto, per i tirocini sanitari. Disposizioni che non sono cambiate – visto che non se ne fa parola – nemmeno con il nuovo decreto approvato nella notte tra il 9 e il 10 marzo.Così dal 4 marzo ad oggi i vari siti degli atenei italiani hanno cercato di iniziare a chiarire i dubbi degli studenti. Sui tirocini curriculari non sembrano essercene: tutti comunicano l’interruzione. Sul sito dell’università di Torino si scrive che «i tirocini curriculari ed extracurriculari svolti all’interno degli spazi dell’università di Torino sono sospesi, incluse le 200 ore», unica eccezione per quelli delle professioni sanitarie a condizione che sia garantita la distanza di sicurezza. Sui tirocini svolti in altre istituzioni e sedi si aspettano invece direttive da parte dalle autorità competenti (la Regione). Stessa situazione anche al Politecnico dove i tirocini curricolari interni all’ateneo sono sospesi già dal 23 febbraio.Anche l’università Bicocca, a Milano, ha una pagina dedicata alle faq sui tirocini. dove si ricorda che gli stage curriculari sono sospesi così come quelli dei corsi di laurea e laurea magistrale di area sanitaria e dei corsi di laurea a ciclo unico di medicina e chirurgia e odontoiatria. Sospesi tirocini formativi e stage curriculari anche presso l’università di Verona.Sulla situazione stage curriculari sembra quindi essere tutto uniforme – qui un focus della Repubblica degli Stagisti sull’argomento – ma è quando si inizia a parlare di stage extra curriculari che si crea qualche problema. Quanto meno di interpretazione. Visto che i tirocini di questo tipo non rientrano nelle attività formative elencate nell’ordinanza del Ministero della Salute per cui è stata prevista la sospensione onde evitare affollamento. In più già in materia di tirocini extra curriculari le 21 Regioni italiane si comportano in maniera diversa una dall’altra aggiungendo confusione.E, infatti, l’università Bicocca nel suo elenco delle faq specifica che questi stage «non rientrano nelle attività formative per le quali è stata prevista la sospensione al fine di evitare le situazioni di affollamento. Pertanto, le Aziende ospitanti e i soggetti promotori, regolano il rapporto con il tirocinante in coerenza con le disposizioni adottate per gli ambienti di lavoro dove il tirocinante è inserito». Ieri, 9 marzo, campeggiava ancora la scritta per cui «non vi sono divieti riguardo all’attivazione di nuovi tirocini extracurriculari o alla loro eventuale proroga». In Piemonte alcune università hanno chiesto lumi alla Regione su come comportarsi riguardo a questo tipo di stage, soprattutto sul fronte del recupero ore perse, che visti i probabili prolungamenti di pausa non saranno poche.La confusione regna sovrana all’interno dei centri per l’impiego proprio per le poche direttive. La Repubblica degli Stagisti ne ha contattati alcuni dell’area milanese scoprendo che in alcuni casi si stanno sospendendo i tirocini anche se il regolamento lombardo contemplava la sospensione solo in caso di chiusura aziendale. In realtà a parte la sospensione c’è anche la possibilità di svolgere i tirocini in smart working. Silvia Gabbioneta, responsabile Centri impiego Monza e Vimercate, spiega infatti alla RdS che il loro cpi sta seguendo «le indicazioni fornite dalla Regione Lombardia che sono tuttavia precedenti al DPCM dell’8 marzo». La Regione nel testo diffuso due giorni fa specificava che gli stage extracurriculari non rientrano nelle attività al punto d dell’ordinanza del Ministero della Salute e che pertanto «le Aziende ospitanti e i soggetti promotori, durante la fase di emergenza, regolano il rapporto con il tirocinante in coerenza con le disposizioni adottate per gli ambienti di lavoro dove il tirocinante è inserito». Nel testo si sottolinea come l’emergenza Covid 19 deve essere trattata come situazione transitoria, quindi «in caso di chiusura temporanea dell’attività, il tirocinio può essere sospeso su iniziativa del soggetto ospitante». Se la sospensione non venisse attivata «il soggetto ospitante può autorizzare il tirocinante a svolgere la propria attività in smart working, fornendo le attrezzature necessarie». In questo caso, però va sottoscritta la nuova modalità di lavoro come addendum al piano formativo e alla convenzione di tirocinio. Si precisa anche che «non vi sono divieti nell’attivazione di nuovi tirocini extracurriculari», ma poiché il tirocinio non è un rapporto di lavoro, non è possibile configurare e disciplinare situazioni di necessità e urgenza all’attivazione di stage nei luoghi di lavoro. Quindi «L’attivazione di nuovi tirocini (e la loro eventuale proroga) deve tenere conto della situazione specifica relativa al singolo soggetto ospitante».In molti casi si sta optando in Lombardia per la sospensione del tirocinio che non comporta però il suo termine anticipato, semplicemente dovrebbe far slittare la sua conclusione. Francesco Maresca, del centro per l’impiego di Gallarate, spiega «Oggi [ieri 9 marzo, ndr] sono arrivate molte richieste da parte degli enti per sospendere gli stage extracurriculari. Noi abbiamo applicato il regolamento e in parte il buon senso. Il regolamento lombardo prevede la sospensione in caso di chiusura aziendale. Ma non esplicitamente per situazioni di questo tipo. Aziende ed enti pubblici in queste ore stanno limitando il personale negli uffici e sospendendo i tirocini per non avere troppo personale negli stessi uffici». Maresca aggiunge che il regolamento regionale lombardo prevede anche che in caso di sospensione «non si computino le ore e si recuperi in seguito il periodo, senza fare una nota particolare. Lo prevede l’articolo 9 della convenzione», che in realtà prevede la sospensione per chiusure aziendali non per eventi di questo tipo, ma poiché è una situazione straordinaria «lo facciamo per evitare di interrompere lo stage che altrimenti non può più essere ripreso. In questo modo, invece, dopo il 4 aprile o oltre il tirocinio potrà essere continuato». Mentre per il rimborso spese «al momento non verrà erogato e riprenderà nel momento in cui le ore saranno recuperate», a coda del tirocinio.Di fatto però la Regione Lombardia, non ha al momento legiferato di suo conto sul tema lasciando quindi un vuoto interpretativo abbastanza importante. Diverso invece il caso del Lazio, regione che già il 6 marzo, quindi prima che ci fosse l’estensione della zona rossa a tutto il territorio nazionale, con la Circolare 207548 dava indicazioni sulla sospensione dei tirocini extracurriculari, anche in Garanzia Giovani, durante l’emergenza sanitaria Covid 19. Nonostante la disciplina vigente contempli la sospensione per periodi di chiusura aziendali di almeno 15 giorni consecutivi, la Direzione regionale del lavoro precisa che quale misura di prevenzione e gestione del Covid 19 «i soggetti ospitanti e i soggetti promotori potranno operare in tal senso anche per periodi inferiori».La disciplina in materia è logicamente in divenire in tutte le Regioni. Ma le prime risposte generali che si possono dare con certezza ai tanti stagisti italiani sono queste.Marianna Lepore

“Ci pensiamo noi”, le ricette dei giovani per i giovani per riformare l'Italia

Nel 2015, dall’idea di cinque studenti dell’università Bocconi di Milano di riunirsi in un’associazione studentesca, nasceva Tortuga. Nel 2017, quindi, la trasformazione in associazione no profit per mettere al servizio della comunità l’esperienza di giovani economisti e studenti di economia e applicare le loro conoscenze e competenze a questioni reali, e in particolar modo alla politica economica. Dopo cinque anni e un’intensa opera di ricerca e di divulgazione attraverso varie testate giornalistiche (Il Foglio, lavoce.info, Econopoly de Il Sole24 Ore, Business Insider), è arrivata la scelta di pubblicare un libro a più mani. Venticinque gli autori, di cui sette donne.  «“Ci pensiamo noi” nasce come tentativo di raccogliere in un’opera unica le analisi e le proposte elaborate in questi anni» spiega alla Repubblica degli Stagisti Francesco Armillei, classe ’96, studente del Master Student in Economic and Social Sciences alla Bocconi e presidente di Tortuga «e di offrire una visione complessiva del paese, da cui dar vita a un dibattito intorno ad argomenti solitamente lontani dai riflettori e soprattutto dai giovani». Il motto di Tortuga è infatti «Non arrivarci per contrarietà», ovvero adottare un approccio propositivo, innovativo e proattivo alle sfide del mondo di oggi, senza dover necessariamente “smontare” l’esistente. «Proviamo a lavorare sulle politiche già in atto perché dal nostro punto di vista uno dei problemi dell’Italia è il voler puntualmente stravolgere l’impianto delle politiche pubbliche» spiega Armillei «anziché guardare l’impatto delle riforme strutturali e lavorare al loro miglioramento». L’opera ruota intorno a quattro aree tematiche dove si decide il futuro delle nuove generazioni. Nella prima, intitolata “Prendersi cura”, si parla di povertà e di welfare, sfatando qualche luogo comune. «L’immagine del povero è solitamente associata a fasce d’età avanzate» sottolinea Armillei «ma i veri poveri sono i giovani: la povertà assoluta ha un tasso di incidenza sugli under 18 del 13 per cento, più del doppio degli over 35, per i quali si attesta al 5 per cento». «In particolare i giovani under 30 sono l’unica fascia d’età che ha visto aumentare la povertà dopo la crisi del 2008,» aggiunge Antonio Nicoletti, classe ’96, studente del Bachelor in International Economics and Management alla Bocconi nonché project manager e co-autore del libro «eppure il dibattito pubblico oggi è totalmente incentrato sulle pensioni».Secondo gli autori, il reddito di cittadinanza aiuta ben poco a ridurre il fenomeno della povertà giovanile: «Le famiglie con più figli sono state svantaggiate per garantire i 780 euro ai single, le soglie per l’accesso Isee e il metodo di calcolo del quoziente andrebbero rivisti per arrivare in maniera efficace a chi ne ha più bisogno».   La seconda area tematica, “Scommettere sulle persone”, si focalizza sull’importanza di investire in capitale umano, fattore chiave per la crescita, attraverso l'istruzione, dalla scuola per l’infanzia fino all’università.  Tra le misure oggetto d’analisi il famoso bonus cultura di 500 euro. «Si tratta di un esempio di politica messa in atto e non valutata» lamenta Armillei «su cui abbiamo raccolto i dati per capirne le distorsioni e come migliorarla». Tortuga propone di spezzare il bonus in più tranche anziché assegnare i 500 euro in un anno e mezzo, considerato che, dai dati raccolti, una buona parte viene spesa negli ultimi quindici giorni. E anche di utilizzare la 18app, l’app che genera i buoni, anche come piattaforma di promozione delle attività culturali, per favorire la conoscenza delle opportunità che il bonus offre. Quindi il quarto capitolo, “Liberare il lavoro”, si sviluppa nella proposta di liberare il mondo del lavoro dalle barriere all’accesso e da ostacoli quali le ferme contrattuali. «Il grande problema oggi è la precarietà» spiega Maddalena Conte, classe ’95, laureata in Economia a Oxford, attualmente impiegata in una start up a Berlino e co-autrice del libro «non tanto intesa come tempo determinato, che anzi oggi molti preferiscono, in un mondo in cui il lavoro è liquido, quanto come impossibilità di crescita dal punto di vista umano e professionale». La proposta principale è di agevolare il ricorso al contratto di apprendistato: «Dovrebbe essere la via maestra per l’ingresso al lavoro» precisa «perché i giovani, dopo tanta teoria, hanno bisogno di educazione al lavoro e perché di solito si trasforma in contratto a tempo indeterminato. Esso ha diversi sgravi, ma anche oneri burocratici, che al momento lo frenano». In particolare, Tortuga propone di rendere facoltative le attività formative previste dal contratto di apprendistato, che ove non assolte portano a gravosi contenziosi giuridici e scoraggiano i datori di lavoro; e allo stesso tempo di triangolare tali attività con centri di formazione professionalizzanti terzi rispetto all'azienda, anche attingendo ai fondi paritetici interprofessionali. Incentivare sì, ma allo stesso tempo circoscrivere la platea degli aspiranti apprendisti. «L'apprendistato dovrebbe essere limitato ai giovani senza esperienza di lavoro e non essere usato come contratto a basso costo», aggiunge infatti Conte. Dovrebbe andare così, in qualche modo, a sostituire il tirocinio come al momento inteso.  «Lo stage deve essere un'esperienza flessibile, leggera e breve, con limite di durata di tre mesi senza possibilità di rinnovo» spiega Armillei «perché la limitazione del periodo aiuta a ridurre le distorsioni e a smascherare un lavoro a tempo prolungato senza contributi». In tanti, nel team Tortuga, hanno deciso di formarsi o fare esperienze lavorative all’estero. «Ma il sogno è di tornare in Italia per poter contribuire, nello spirito di Tortuga, al miglioramento del nostro paese», racconta Maddalena Conte. Una parte dell’ultimo capitolo, “Sentirsi a casa”, ruota proprio intorno al tema della fuga dei cervelli. «Nel 2018 117mila italiani hanno lasciato il paese» spiega Nicoletti «a fronte di 439mila nascite: il 25 per cento della popolazione giovanile decide di andarsene. L’Ocse ha stimato un costo annuo di 5,6 miliardi di euro di investimenti persi». Ma, oltre a diminuire le uscite, è importante anche incentivare gli ingressi. Tra le proposte c'è quella di premiare le università a vocazione internazionale, aventi più attrattiva per gli studenti Erasmus, che rappresentano una grossa fetta degli stranieri che poi decidono di restare in Italia, attraverso fondi premiali assegnati dal Ministero in base al numero di studenti stranieri. E ancora, facilitare i visti di lavoro per gli studenti extracomunitari ed estendere le agevolazioni fiscali agli studenti stranieri che si laureano in Italia per incentivarli a restare. Al momento delle agevolazioni esistono, ma riguardano solo alcune categorie, come docenti e ricercatori (esenzione del 90 per cento del reddito per quattro anni) e lavoratori "impatriati" ricoprenti ruoli direttivi o aventi requisiti di elevata qualificazione o specializzazione (esenzione del 50 per cento per cinque anni).Il team di Tortuga sta presentando ora il libro in giro per l’Italia. «Il 19 marzo saremo alla Camera dei deputati per confrontarci con la politica e implementare le nostre proposte per cambiare l’Italia». Rossella Nocca

Tempo di stage al Consiglio Ue: 50 posti e più di 1.200 euro di indennità mensile

Torna l’appuntamento con gli stage presso il Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea, un programma molto amato dai giovani italiani che fin dalla prima edizione, tredici anni fa, sono stati sempre costantemente la nazionalità più numerosa tra i candidati. E per la prima volta i giovani inglesi non potranno fare domanda, dato che le procedure di Brexit sono ufficialmente partite.C’è tempo fino a mezzogiorno di lunedì 16 marzo per inviare la candidatura per i tirocini che prenderanno il via il primo settembre e termineranno il 31 gennaio 2021. I posti disponibili sono 50. Stesso numero anche per gli stage che cominceranno a febbraio 2021 e per cui, invece, si potrà mandare l’application dal mese di settembre.Al classico tirocinio rivolto ai laureati quest’anno si affianca anche il Positive Action Programme, rivolto a quanti abbiano una disabilità riconosciuta. Per candidarsi è necessario essere cittadino dell’Unione Europea e avere un’ottima conoscenza di almeno due lingue ufficiali dell’Ue. È richiesta anche una buona conoscenza dell’inglese o francese attestata almeno al livello C del quadro comune europeo di riferimento per le lingue, visto che queste due lingue sono ampiamente utilizzate negli uffici del Segretariato per la comunicazione interna. La maggior parte delle domande è presentata da candidati con background formativi in materie come giurisprudenza, scienze politiche, relazioni internazionali, studi sull’Unione europea ed economia. Ma, si legge dal sito, il Segretariato «cerca anche tirocinanti in possesso di qualifiche in altri settori, quali: traduzione, risorse umane, comunicazione, scienze della formazione, informatica, archivi e gestione dei documenti, ingegneria civile, grafica, multimedia, agricoltura, ingegneria biochimica, salute e sicurezza alimentare, gestione energetica, ambiente, ingegneria aerospaziale». Le uniche candidature che non saranno prese in considerazione sono quelle di chi ha già beneficiato di un tirocinio, con o senza rimborso spese, all’interno di un’istituzione, organo, agenzia o ufficio dell’Unione europea.Gli stagisti, che devono aver completato almeno il primo ciclo di studi universitari, riceveranno un rimborso mensile di 1.220,78 euro netti al mese a cui si aggiunge un’assicurazione contro gli infortuni e un’indennità di viaggio per chi proviene da una città a più di cinquanta chilometri da Bruxelles – che viene calcolata in base alla distanza e che può arrivare fino a un massimo di 800 euro. L’assicurazione sanitaria è obbligatoria e va bene la tessera europea di assicurazione malattia. Se sprovvisti, è possibile attivare una copertura sanitaria tramite il Consiglio. In questo caso i tirocinanti pagano circa 13 euro al mese che corrispondono a un terzo del premio, per un totale di 65 euro.La vera novità di quest’anno è il Positive Action Programme per tirocini con rimborso spese per i disabili. In questo caso i criteri di selezione sono identici, tranne che per l’aggiunta di un documento che certifichi la disabilità e che va caricato durante la compilazione dell’application form. «I posti a disposizione quest’anno sono tre», spiega Tamàs Zahonyi, capo dell’ufficio tirocini, alla Repubblica degli Stagisti: «Oltre al rimborso spese mensile gli stagisti con disabilità riceveranno un’indennità di invalidità fino al cinquanta per cento della borsa di tirocinio». Il periodo di svolgimento è identico a quello degli altri tirocini e in aggiunta è previsto anche un “accomodamento ragionevole” che consenta alle persone con disabilità di svolgere un lavoro su una base di uguaglianza con gli altri. Per richiedere questo accomodamento bisogna inviare un messaggio all’indirizzo reasonable.accomodation [chiocciola] consilium.europa.eu subito dopo aver inviato la candidatura, indicando il nome completo e il numero ricevuto dopo la presentazione della domanda. Per “accomodamento ragionevole” si possono intendere svariate cose, tanto che sul sito si precisa che può essere «la fornitura o la modifica di attrezzature o dispositivi tecnici, l’adeguamento delle politiche o delle prassi» e non essendoci una soluzione valida per tutti ogni caso viene esaminato per sé.Come accennato, gli italiani continuano ad essere quelli che più fanno domanda per questi stage: fin dall’avvio del programma, nel 2007, sono stati sempre al primo posto tra i richiedenti. Il picco si è registrato nel 2014, quando ben 2.558 delle 5.265 candidature arrivate sono state di italiani, pari a poco meno della metà del totale – il 49 per cento: un candidato su due era italiano. Numeri alti anche nel 2016 con 892 domande su 2.056 totali, pari al 43 per cento delle richieste. Il nostro Paese supera tutti gli altri per numero di application. Per gli stage che hanno preso il via in questi giorni, sul totale di 4.759 domande, l’Italia ne ha spedite ben 1.879, più di un terzo del totale, in testa davanti a Spagna e Francia, che la seguono a distanza con 540 e 384 application, pari a poco più dell’undici e dell’otto per cento. Il trend di domande è più o meno costante, visto che per il secondo round del 2019 le richieste italiane arrivate sono state 1.853, su un totale in questo caso ben più alto: 6.192. Calcolando gli ultimi due periodi di stage, febbraio di quest’anno e settembre dello scorso anno, sul totale dei tirocini assegnati – 50 e 53 – gli italiani sono stati rispettivamente otto e sei. Un numero proporzionato rispetto al peso dei cittadini italiani sul totale dei cittadini europei, ma completamente sproporzionato rispetto alla quantità di candidati italiani rispetto a candidati di altri Paesi. Anche se Tamàs Zahonyi, capo dell’ufficio tirocini, giura che «non ci sono quote nazionali e il Paese di provenienza non svolge alcun ruolo perché i tirocinanti sono selezionati in base al merito», è interessante notare come l'Italia con i suoi 60 milioni di abitanti rappresenti all'incirca il 14% dei cittadini europei (che sono più o meno 450 milioni), e guardacaso otto su cinquanta e sei su cinquantatré sia rispettivamente pari al 16 e all'11% del totale dei posti disponibili per questo programma di stage. Non ci saranno forse quote nazionali ufficiali, insomma, ma nella realtà dei fatti gli italiani sembrano ottenere giusto giusto il numero di posti proporzionato alla incidenza della quota di cittadini italiani sul totale dei cittadini europei, e non certo proporzionato alla numerosità dei candidati – a meno che non vogliamo ipotizzare che i cv dei candidati italiani siano enormemente più scadenti di quelli dei candidati di altri Paesi, e ciò è improbabile.«Negli ultimi sei anni, dal 2014 al 2020» aggiunge Zahonyi «gli italiani che hanno partecipato a questi tirocini sono stati in totale 94», distribuiti all’interno di tutti gli uffici del Segretariato generale del Consiglio dell’Unione Europea – che conta un totale di 3.204 dipendenti, di cui 1.724 donne e 1.300 uomini.Nel secondo periodo di tirocinio del 2019 le nazionalità rappresentate nello stage sono state ventidue; i Paesi più rappresentati sono stati Francia, Italia e Germania. Forte la rappresentanza femminile, visto che su 63 tirocini totali c’erano ben 41 donne. Da notare che per questi stage non potranno più fare domanda i cittadini del Regno Unito, che peraltro «non sono ammissibili a partire dal secondo periodo di tirocinio di quest’anno, settembre 2020», spiega Zahonyi. Attenzione perché c’è anche un altro tipo di tirocini presso il Consiglio dell’Ue: dieci posti che non prevedono rimborso spese ma includono la tessera mensa e l’assicurazione sanitaria interamente a carico del Consiglio europeo: sono i tirocini diretti agli studenti universitari, a partire dal terzo anno, che abbiano l’obbligo di uno stage durante gli studi e a quelli che devono fare ricerca per la tesi o il dottorato. In questo caso si ha però qualche chance in più visto che le domande per questo genere di tirocinio sono circa 150-200 per ogni periodo.  I tirocinanti selezionati saranno contattati al più tardi in giugno, via mail. Ma anche gli esclusi riceveranno comunque un avviso sempre entro fine giugno e potranno eventualmente far domanda per il periodo successivo.Come fare quindi per candidarsi? Bisogna innazitutto creare un account e, dopo, fare l’application. Sul sito è molto utile anche la sezione con tutte le faq, aggiornata al febbraio di quest’anno, in cui tra le altre cose viene ricordato che non è necessario inviare alcun documento in questa fase. Molte altre le informazioni utili – ad esempio l’orario di lavoro, dalle 8.30 del mattino alla 17.30 con un’ora di pausa pranzo, e una stima delle spese che verranno anticipate prima dell’inizio del tirocinio: il volo aereo, l’assicurazione di viaggio e tra i 700 e i mille euro di deposito per l’affitto. Visto che il primo pagamento arriverà l’ultimo giorno del mese, si ricorda anche che «bisogna essere pronti a spendere tra i 450 e i 600 euro di fitto e consumi, 200 euro di cibo, 55 di trasporto pubblico, tra i 50 e i 100 per spese varie a cui si aggiungono circa 100-150 euro di cene fuori, viaggi etc». Spese solo indicative, si precisa, ma che danno l’idea di quanto si anticiperà.Ma che cosa fa uno stagista al Segretariato? Tutto è spiegato sul sito, con l’aggiunta di una nuova sezione dedicata alle testimonianze degli ex stagisti in cui qualcuno racconta cosa ha imparato e altri danno consigli ai futuri stagisti. In più il Consiglio ha pubblicato quest’anno un nuovo documento dove per ogni dipartimento un ex stagista spiega cosa ha fatto e perché raccomanda proprio quel settore.Insomma, avere la fortuna di essere selezionati per il tirocinio sembra essere un’esperienza che a molti cambia la vita – anche se, è bene ricordarlo, non garantisce assolutamente un eventuale lavoro all’interno dell’Unione europea. Ma il clima internazionale, il buon rimborso spese e un’esperienza di tutto rispetto nel curriculum spingono ancora tanti a tentare questa carta. Marianna Lepore

Donne e finanza, le vincitrici della competizione annuale di EY contro gli stereotipi di genere

La finanza aziendale garantisce solide opportunità professionali, eppure è uno di quei rami professionali scarsamente presi in considerazione dai giovani, specie dalle ragazze. Con l'obiettivo di scardinare ogni pregiudizio e stimolare le giovani donne a intraprendere questo tipo di carriera EY, multinazionale della consulenza e membro virtuoso dell'RdS network, ha lanciato il programma EY Corporate Finance Woman of the Year, una competizione internazionale tra ventitré Paesi promossa dall'area Transaction Advisory Services (TAS) e rivolta alle studentesse del primo e secondo anno di magistrale di qualsiasi corso di studio e con una buona conoscenza dell'inglese. La terza edizione si è conclusa nei giorni scorsi con una cerimonia di premiazione a Roma, un evento di gala a Villa Miani. Per tutte le finaliste - l’iniziativa ha registrato quest’anno un numero record di adesioni, con oltre 2mila candidate e 228 partecipanti - la ricompensa principale è stata la possibilità di approfondire le proprie conoscenze tecniche di finanza aziendale e sviluppare competenze più generali come business acumen, leadership inclusiva, comunicazione, problem solving e imprenditorialità. E soprattutto fare network, restando in contatto con EY per future opportunità. «Dopo la laurea potrò iniziare uno stage nell'ambito del programma Tas Graduate» racconta alla RdS Anna Milloni, 22 anni [al centro, nella foto a destra], laureata alla triennale in Economia e al primo anno di magistrale in Finanza alla Bocconi di Milano.  Vincitrice per l'Italia, che per la prima volta ha preso parte al concorso, Milloni spiega di essere venuta a conoscenza della competizione tramite il sito del career service universitario, a luglio scorso. «La chiamata per la selezione è stata una sorpresa» ripercorre. «La prima scrematura avviene attraverso dei test online, e così da 25 siamo passate a dodici». La giornata finale di assessment si è svolta a Milano, a fine ottobre. «Lì siamo state messe davanti a un caso reale di studio, dovevamo analizzare due diversi tipi di acquisizione aziendali e presentarle davanti a una giuria». E la sua performance è stata giudicata la migliore. «È stata un'esperienza bellissima, anche per conoscere tantissime altre ragazze». Quella che va combattuta è «la disparità di genere e programmi come questi vanno alla radice del problema».  A aggiudicarsi il primo posto, e quindi uno stage rimborsato che la porterà visitare diverse sedi di EY nel mondo, è invece Jie Hui Tan [nella foto sotto], studentessa di Ingegneria meccanica di Singapore con esperienze di lavoro in una startup. «La competizione mi ha fatto capire come la Corporate Finance traduca i numeri in strategie aziendali tangibili» è il suo commento riportato nella brochure che raccoglie i profili delle candidate alla selezione, «sono certa che una carriera nelle transazioni mi permetterà di utilizzare le mie capacità di analisi e che non mi annoierò mai lavorando», considerando poi come «Singapore sia l'hub della crescita economica del Sud est asiatico». Dietro di lei, rispettivamente al secondo e terzo posto, si sono posizionate la svizzera Pia Jurhar e l'indiana Srishti Bhandari, entrambe studentesse di Management. Per loro il premio consisterà in un programma di mentoring aziendale all'interno di EY.  La finanza aziendale è anche uno dei settori dove più si concentra il mismatch tra domanda e offerta. Secondo i risultati del Global Capital Confidence Barometer, indagine realizzata da EY ogni due anni e che coinvolge circa 2.900 dirigenti in 47 paesi, quasi i due terzi degli intervistati (61%) manifesta difficoltà a reperire sul mercato talenti con adeguate capacità. Un enorme spreco di opportunità che EY ha deciso di contrastare mettendo in atto programmi di reclutamento di risorse come questo, anche alla luce di dati che evidenziano come «la presenza di donne in posizioni di leadership sia fondamentale per migliorare le performance aziendali» si legge ancora nella brochure dell'evento. La conferma arriva da Marco Daviddi, a capo della Mediterranean Transaction Advisory Services di EY: «L’affermazione lavorativa e la leadership femminili sono fondamentali per il raggiungimento di più alti livelli di business, soprattutto nell’ambito della finanza aziendale» è il suo commento all'evento.  Per le ragazze invece il programma consente di avvicinarsi al settore e alle sue dinamiche, fungendo da orientamento. Tanto che, in base alle analisi svolte da EY sulle precedenti edizioni, «prima di iscriversi, solo il 35% delle partecipanti all’edizione 2019 aveva preso in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso di carriera nell’area Corporate Finance» si legge nel comunicato, «mentre al termine il 69% si è detta molto interessata a farlo». In più, dall’avvio dell’iniziativa, l’area TAS di EY ha registrato un costante aumento del numero di assunzioni femminili. Francesca Giraudo, direttore HR di EY, ha spiegato infatti che «l'ambizione è quella di attirare e reclutare i migliori talenti e dare un contributo alla presenza di donne nel mondo del business». Ilaria Mariotti

"Solo nel dizionario successo viene prima di sudore": con Allenarsi per il futuro ancora i big dello sport nelle scuole

Come si scala un “ottomila” senza bombole? Dedizione, sacrificio, e due gambe d’acciaio. Quando i dottori gli hanno amputato le dita dei piedi, per Marco Confortola la montagna sembrava un capitolo. «Invece sono tornato». Ma su quella cima lo scalatore valtellinese non ha perso solo le dita. Il dolore più forte, quello che ha bruciato più a lungo, è stato un altro. Nella maledetta spedizione sul K2 morirono undici persone. Undici compagni di cordata. Lui si salvò. «E' stata una tragedia. Ci ho messo un anno a imparare di nuovo a camminare» racconta l'alpinista, con gli occhi lucidi «I medici dicevano che non ce l'avrei fatta. Ma lo sport, soprattutto quello estremo, ti insegna a perdere e a ricominciare». Dopo l'incidente, è tornato in vetta altre cinque volte.  Oggi racconta la propria esperienza nelle scuole.Confortola è uno dei super-mentori raccolti attorno al progetto “Allenarsi per il futuro” di Bosch e Randstad. Giunto alla quinta edizione, l’idea è portare in azienda i ragazzi degli ultimi anni delle superiori per due settimane di tirocinio. O, per dirla con la terminologia ministeriale, quindici giorni di Pi-ci-ti-o (Pcto, Percorsi per le Competenze Trasversali Orientamento). A seguirli, oltre ai dipendenti, un gruppo di atleti di primo piano. Perché costanza, determinazione, umiltà sono carte valide anche nel mondo del lavoro.  Due aziende affermate scommettono sui teenager. Ma come vedono, i giovani d'oggi, i campioni del passato?  «Spesso non capiscono che il dizionario è l’unico posto dove la parola ‘successo’ viene prima di ‘sudore’» riflette Moreno Torricelli, ex terzino della Juve di Lippi, una squadra capace di vincere tutto negli anni Novanta. «Venivo dalla provincia, e grazie alla fiducia di Trapattoni sono arrivato a Torino nella massima serie che avevo già superato i vent'anni da un pezzo» ricorda «Poi c'è stata anche la Nazionale. Ma i grandissimi giocatori, quelli che hanno davvero qualcosa in più, sono pochi. Per tutti gli altri, per quelli normali come lo ero io, ci sono solo la corsa, gli allenamenti e la fatica». I risultati sono arrivati.Con il business che è entrato di prepotenza in campo, tra marketing, promozioni e social media, la fatica pesa forse più che in passato. «Il fatto è che negli anni Ottanta nascere con le qualità giuste poteva ancora bastare, almeno, se eri un fuoriclasse. Oggi, per raggiungere certi livelli, non c’è altra strada che il sacrificio». A parlare è Mara Santangelo, occhi di ghiaccio, volontà di ferro, un dolore congenito al piede che l’ha tormentata lungo tutto il corso di una straordinaria carriera. Nonostante ciò, la tennista della Val di Fiemme è stata la prima italiana a vincere un torneo del Grande Slam nel 2007, in doppio. Un trionfo arrivato dopo anni di travaglio, fisico e interiore.I numeri di Allenarsi per il Futuro raccontano la storia di un successo.  In cinque anni ben 350mila studenti incontrati e  1.754  istituti visitati, per un totale di 4.850 tirocini attivati (1.438 solo nell’ultimo anno). «Siamo andati molto oltre le previsioni» commentano Francesca Bosco, HR Employment Specialist di Bosch ed Elisa Zonca, project manager per Randstad, durante la presentazione dell'edizione 2020 del progetto.«Nel corso delle due settimane con noi» spiegano le manager «i giovani imparano dal vivo quali sono le caratteristiche necessarie per lavorare in un contesto aziendale». Abilità trasversali e senza data di scadenza come la capacità di gestire i rapporti con i colleghi, il valore della cooperazione e dell’assertività. Il risultato? Dai sondaggi somministrati ai ragazzi, in gran parte di quarta superiore, emerge che l’esperienza è stata positiva per il 94% dei futuri diplomati. Per il 2020 gli obiettivi sono ancora più alti.Nei giorni scorsi è partito anche il progetto “Tutti ai fornelli”, che coinvolgerà sei istituti alberghieri di Piemonte, Lombardia, Marche, Lazio, Puglia e Sicilia, mentre “Guida il tuo futuro” porterà il pilota Gian Maria Gabbiani in dieci istituti lombardi per insegnare come mettersi al volante in sicurezza.Infine, Bosch ha lanciato durante il Milano Social Innovation Campus un hackaton rivolto agli universitari. Con la partnership di Wind e Reply Concept, il 22 e il 23 aprile decine di ragazzi si confronteranno su 5G, IoT e Smart Mobility nella cornice della Social Innovation Academy di Fondazione Triulza. Ai vincitori, la possibilità di svolgere uno stage in azienda. Porte aperte a tutte le facoltà: per trovare soluzioni brillanti ai problemi di domani - hanno spiegato gli organizzatori durante la presentazione - la filosofia può essere utile quanto la matematica. A volte, persino di più.Antonio Piemontese

Ancora assunzioni nelle Forze armate: quasi 400 posti per allievi ufficiali

La Repubblica degli Stagisti continua ad approfondire il tema dei concorsi pubblici per entrare a far parte delle Forze armate italiane. Il prossimo in scadenza il 31 gennaio è il bando per 397 allievi ufficiali per le Accademie Militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri.La selezione rientra tra le 12mila nuove assunzioni e concorsi che riguardano Guardia di Finanza, Polizia, Polizia Penitenziaria, Carabinieri e Vigili del Fuoco e che consentiranno nei prossimi mesi un ringiovanimento della forza lavoro. Mancano quindi pochissimi giorni alla scadenza e chi fosse interessato a far domanda non deve perder tempo. Al bando possono partecipare i giovani tra i 17 e i 22 anni non ancora compiuti alla data di scadenza della domanda in possesso della cittadinanza italiana e in possesso dell’idoneità psicofisica e attitudinale al servizio incondizionato quale Ufficiale in servizio permanente. Per i già appartenenti ai ruoli Ispettori e Sovrintendenti dell’Arma dei Carabinieri il limite di età è innalzato a 28 anni, periodo pari all’effettivo servizio militare prestato. È necessario, poi essere in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado previsto per l’ammissione a un corso universitario o conseguirlo al termine dell’anno scolastico 2019-2020. Se nonostante la giovane età si fosse già in possesso di un titolo di laurea, non sono previsti punteggi aggiuntivi, ma è bene sapere che non saranno ammessi a partecipare ai singoli concorsi quanti vogliano far parte di un’Arma/Corpo per cui sia prevista l’iscrizione a un corso di laurea che porta al conseguimento di un titolo accademico già posseduto. La frequenza di ognuna di queste Accademie, infatti, comporta anche l'iscrizione a relativi corsi di laurea breve o magistrale con conseguente titolo di studio, motivo per cui se si possiede, ad esempio, già una laurea in Ingegneria non si potrà far domanda per alcuni posti di allievo ufficiale nell'Esercito. Nello specifico i posti a concorso sono 140 per l’ammissione al primo anno del 202mo corso dell’Accademia militare dell’Esercito, 114 per la prima classe dei corsi normali dell’Accademia Navale, 83 per la prima classe dei corsi regolari dell’Accademia Aeronautica e 60 per il primo anno del 202mo corso dell’Accademia militare per la formazione di base degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri.I 140 posti di allievo ufficiale dell’Accademia militare dell’Esercito sono divisi in 95 posti in Armi varie, 16 nel Corpo degli ingegneri, 11 in quello sanitario, 10 nell’Arma trasporti e materiali, otto nel Corpo di Commissariato. A seconda del profilo prescelto si conseguirà anche una laurea magistrale. I vincitori di concorso, infatti, saranno ammessi ai corsi presso l’Accademia militare di Modena, ente universitario militare, dove potranno seguire anche un corso di laurea in Scienze strategiche, Ingegneria, Medicina e chirurgia, Medicina veterinaria, Chimica e tecnologie farmaceutiche. In più, a partire dal primo mese di corso riceveranno uno stipendio di 940 euro al mese per i primi due anni di corso e di 1.600 euro a partire dal terzo anno. La prima prova preliminare si svolgerà dal 10 al 17 febbraio presso il Centro di selezione e reclutamento nazionale dell’Esercito a Foligno e consiste in 120 quiz di cultura generale a risposta multipla. A questa seguiranno tutte le altre prove, prima fra tutte quella di efficienza fisica e accertamento sanitario, fino all’inizio del tirocinio di circa trenta giorni che inizierà verso la fine di agosto presso l’Accademia di Modena e che sarà superato solo da quanti conseguiranno un punteggio di almeno 18/30 nel rendimento globale. A quel punto comincerà la ferma volontaria di tre anni e l’acquisizione della qualifica di “allievi”.I 114 posti di allievo dell’Accademia Navale sono suddivisi in otto posti nel Corpo sanitario militare marittimo e 106 in altri Corpi, ma bisogna decidere fin dall’invio della domanda per quale dei due esclusivamente si partecipa. A questo punto a partire dal 10 fino al 21 febbraio si svolgerà ad Ancona la prima prova di selezione culturale con quiz a risposta multipla e solo i primi 700 partecipanti alla selezione Corpi vari e i primi 60 per il Corpo sanitario potranno passare alla fase seguente degli accertamenti psicofisici e attitudinali che si svolgeranno nei mesi tra marzo e maggio. Chi supera anche questa fase sarà convocato per la prova scritta di selezione culturale in biologia, chimica e fisica a Foligno il 4 giugno. Poi si passerà alle prove di efficienza fisica e a quelle orali che si svolgeranno a Livorno tra i mesi di luglio e agosto. Quanti supereranno anche questa fase cominceranno un tirocinio di tredici giorni; superato anche questo scoglio, con relative prove e punteggi, i primi 106 concorrenti per i Corpi vari e i primi otto per il Corpo Sanitario militare marittimo saranno ammessi alla frequenza della prima classe dei corsi normali. A questo punto cominceranno una ferma volontaria di tre anni e acquisiranno lo status di “allievi”. Contestualmente, a seconda del corpo assegnato, conseguiranno una laurea in Scienze marittime e navali, Ingegneria navale, Ingegneria delle telecomunicazioni, Ingegneria civile e ambientale, Giurisprudenza, Medicina e chirurgia. Per i primi due anni si riceverà uno stipendio sui mille euro al mese, poi si riceve la nomina di Guardiamarina e a questo punto lo stipendio sale a poco meno di 2mila euro al mese. Per gli 83 posti di ammissione nell’Accademia dell’Aeronautica,  la prova scritta di preselezione sarà a Guidonia dal 10 al 12 febbraio, dopo di che fino al mese di aprile si svolgeranno gli accertamenti piscofisici a Roma mentre il 16 aprile e il 14 maggio a Pozzuoli ci sarà la prova scritta di italiano divisa a seconda della specialità del corpo per cui si concorre. Il 4 giugno a Foligno ci sarà poi la prova scritta per chi ha scelto il Corpo sanitario aeronautico e a Pozzuoli, dove poi si seguirà l’Accademia, si svolgeranno tutte le ultime prove da giugno a settembre. A questo punto saranno stilate le graduatorie di merito e ad agosto comincerà l’ammissione ai corsi regolari per il ruolo naviganti mentre per gli altri ruoli si partirà a settembre 2020. Anche in questo caso durante i cinque anni di addestramento si riceve uno stipendio mensile, di circa 1.900 euro al mese.  Nello stesso bando c’è infine la possibilità di partecipare alla selezione per 60 posti al primo anno del 202mo corso dell’Accademia militare per la formazione di base degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Anche in questo caso la prima prova scritta di preselezione avverrà nelle prime settimane di febbraio e procederà con tutti gli altri step, prove di efficienza fisica, prova scritta, accertamenti psicofisici e attitudinali, prova di inglese fino alla prova orale a partire da metà giugno, sempre a Roma. I primi 75 che avranno superato tutte le prove avranno accesso al tirocinio a Roma, che comincerà verso la fine di agosto. Concluso lo stage, sarà stilata una graduatoria di merito e i primi sessanta saranno ammessi a seguire l’Accademia militare di Modena e i corsi universitari a indirizzo giuridico amministrativo presso la Scuola ufficiali Carabinieri di Roma per la laurea magistrale in giurisprudenza. Per i primi tre anni di corso gli Allievi ricevono uno stipendio di circa 1.300 euro al mese che sale a circa 1.600 una volta ottenuto il grado di Tenente.Una volta arruolati, le spese relative al mantenimento e all’istruzione di tutti gli allievi di ogni forza dell’ordine sono a carico dell’Amministrazione, quindi lo stipendio ricevuto non subisce grossi tagli. A tutti gli interessati, dunque, non resta che seguire tutte le istruzioni dettagliate presenti nel bando e affrettarsi a presentare la domanda a una delle Forze armate preferite. Marianna Lepore

Boom di stage extracurriculari dal 2014 al 2017: ecco il primo Rapporto di monitoraggio nazionale

È stato pubblicato a metà dicembre un testo prezioso per tutti quelli che si occupano di stage e mondo del lavoro: il primo Rapporto di monitoraggio nazionale in materia di tirocini extracurriculari realizzato da Anpal (Agenzia nazionale per le politiche del lavoro) e Inapp (Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche). Il testo analizza le caratteristiche e gli esiti dei tirocini extracurriculari realizzati tra il 2014 e il 2017 e i contenuti delle linee guida sulla qualità degli stage, partendo dalle prime pubblicate nel 2013 e poi aggiornate nel 2017 e sul loro recepimento da parte delle singole regioni.Ed ecco i numeri: nei quattro anni analizzati sono stati attivati oltre 1milione e 263mila tirocini extracurriculari, che hanno coinvolto 1milione  e 57mila soggetti, il che significa che alcuni di questi hanno svolto più di uno stage, e quasi 402mila aziende. Nello stesso periodo il numero di tirocini è aumentato considerevolmente visto che in questi quattro anni «il volume dei tirocini attivati risulta incrementato di 141.449 unità» con un aumento di oltre 72mila imprese che hanno deciso di attivare almeno uno stage. Crescite dovute sia alle normative regionali e provinciali sul tema entrate in vigore proprio in quegli anni, sia all’avvio del programma Garanzia Giovani che in particolare nel 2015 ha sostenuto l’aumento del numero di stage. Con una regione a distinguersi particolarmente, la Sicilia, dove, nota il Rapporto, «i tirocini attivati e rientranti all’interno del Programma rappresentano ben oltre la metà dei tirocini avviati nel quadriennio e, nel 2015, raccoglievano l’89,3% del totale dei tirocini ospitati in regione». È proprio in questa fase, nota il rapporto, che il tirocinio passa dall’essere solo una pratica formativa e di orientamento a essere una vera e propria politica attiva con l’obiettivo di aumentare l’occupabilità. A quattro anni dall’adozione delle prime linee guida, nel 2017, la Conferenza Stato Regioni ha rivisto e aggiornato il testo, cercando di migliorare la qualità dei percorsi formativi e fermare l’utilizzo distorto di alcuni. Con questa rivisitazione lo stage extracurriculare si sposta di più nella direzione dell’inserimento lavorativo piuttosto che nella formazione post curriculare e si stabilisce la durata massima per tutti i destinatari in 12 mesi, ad eccezione dei disabili per i quali si arriva a 24 mesi.Ma quello su cui il Rapporto pone l’accento sono le innumerevoli differenze «fra le normative emanate dalle 19 Regioni italiane e dalle due Province autonome dopo le linee guida del 2013 e i relativi aggiornamenti che hanno fatto seguito a quelle del 2017, e fra queste ultime e le stesse discipline regionali e provinciali che le hanno recepite». Così oggi si ritrovano ben sei regioni, Veneto, Liguria, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Toscana, che non hanno modificato le proprie normative del 2013 lasciando la distinzione – ormai superata – tra tirocini formativi e di inserimento e solo tre, Molise, Calabria e Sardegna, che hanno previsto limiti di durata massima conformi alle ultime linee guida. In pratica «oltre un terzo delle regioni, avendo mantenuto in parte lo stesso abbinamento fra tipologie, destinatari e durata massima stabilito dalla legge del 2013 non hanno voluto recepire appieno l’invito della legge 2017 a considerare il tirocinio uno strumento di inserimento reinserimento lavorativo piuttosto che di orientamento e formazione». Qui link all’elenco delle discordanze tra le linee guida 2017 e tutte le 21 normative regionali.Qualche dato positivo però c’è: solo Molise, Sicilia e la Provincia di Trento hanno stabilito un’indennità corrispondente alla soglia minima prevista dalle leggi del 2013 e 2017, 300 euro mensili lordi, mentre tutte le altre prevedono indennità minime dai 400 agli 800 euro. E rispondendo anche a una Raccomandazione europea, Lazio, Basilicata, Liguria, Abruzzo e Campania hanno stabilito che nel caso il soggetto ospitante sia un ente pubblico sarà necessario effettuare una pubblica selezione. Diverso, invece, il caso della Lombardia che ha previsto una indennità minima più bassa per i tirocini presso gli enti pubblici, 300 euro contro i 500 negli enti privati, anche se il report non dedica alcun approfondimento a questa novità e inserisce semplicemente il dato in tabella. Analizzando, invece, i risultati dei tirocini extracurriculari nel periodo intercorso tra il 2014 e il 2017, sono ancora una volta i numeri a parlare. Se questo tipo di stage servisse realmente a facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, allora i tirocini extracurriculari dovrebbero portare a uno sbocco lavorativo dovuto all’ampliamento delle conoscenze e competenze dell’individuo. Per questo nel Rapporto si prendono in esame i dati delle Comunicazioni obbligatorie per l’attivazione appunto di uno stage seguente o nuovo rapporto di lavoro. E sul totale di oltre 1milione 260mila tirocini attivati nel quadriennio, ben sei su dieci hanno portato entro sei mesi dal termine a una nuova occupazione: di cui ben cinque (quasi 585mila tirocini) a un vero e proprio rapporto di lavoro.Il tirocinio, dunque produce effetti positivi a ridosso dell’esperienza: più passano i mesi più il numero di nuove comunicazioni obbligatorie attivate scende drasticamente. Il rapporto mette in luce due aspetti principali: l’evidenza che i maggiori risultati di inserimento si ottengono a ridosso della fine dello stage specie con lo stesso datore di lavoro e il progressivo incremento degli esiti nel lungo periodo dovuto all’aumento dei tempi di ricerca di una nuova occupazione da parte degli ex stagisti.Il vero dato positivo è «la significatività dell’esperienza di tirocinio soprattutto nell’ottica dell’ampliamento della rete di contatti», punto su cui da sempre sono tutti d’accordo. Ma a incidere sono anche altri due fattori: la durata del tirocinio e la professione in cui questo viene svolto. «Al crescere della durata del tirocinio corrisponde un tasso di inserimento sempre superiore in tutti gli intervalli considerati», spiega il Rapporto che evidenzia anche tre grandi gruppi professionali nei quali gli esiti sono positivi qualsiasi sia il periodo dello stage: le professioni intellettuali, scientifiche e di alta specializzazione, quelle tecniche e quelle dei conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili. Mentre i minori passaggi dallo stage all’occupazione si verificano nelle professioni non qualificate, quindi personale addetto allo spostamento e alla consegna merci e ai servizi di pulizia o, come riportato nella Classificazione delle professioni Istat 2011, “le professioni che richiedono lo svolgimento di attività semplici e ripetitive, per le quali non è necessario il completamento di un particolare percorso di istruzione e che possono comportare l’impiego di utensili manuali, l’uso della forza fisica e una limitata autonomia di giudizio e di iniziativa nell’esecuzione dei compiti”. Per quanto riguarda, invece, le regioni con più inserimenti non ci sono grosse novità: i tassi più alti sono al nord, con il Friuli Venezia Giulia che raggiunge quasi il sessanta per cento, e la ripresa delle Marche che si posizionano in settima posizione precedendo di poco la Lombardia.Altro dato interessante è quello relativo al titolo di studio. Perché la spinta fornita da una laurea alla ricerca di un lavoro diminuisce con il passare del tempo. Il che vuol dire che con il passare dei mesi la differenza della probabilità di essere assunti post stage tra la categoria dei laureati e di chi ha solo la licenza media si riduce sempre di più. E questo probabilmente perché, sottolinea il Rapporto, «la quota di tirocini extracurricolari promossi dalle Università e dagli istituti di alta formazione risulta numericamente contenuta rispetto ad altri soggetti a vocazione formativa». Il numero di tirocini promossi tra il 2014 e il 2017 da Atenei e istituti di Alta formazione, infatti, è pari a 59.804 contro i quasi 396mila dei Centri per l’impiego, i 181mila dei Centri di formazione professionale e i 157mila dei Soggetti dedicati all’intermediazione. Anche altri soggetti regionali fanno meglio delle Università con 105mila stage promossi nel quadriennio.C’è, infine, un ultimo dato analizzato che è quello della reiterazione del tirocinio. Se, infatti, un nuovo contratto di stage non ha lo stesso valore di un vero e proprio contratto di lavoro, rappresenta «comunque un risultato importante». Nel quadriennio esaminato più di un tirocinante su dieci ha avviato un nuovo stage nei sei mesi seguenti al primo. Una scelta in parte dettata dalla volontà di fare qualcosa mentre si cerca un inserimento migliore o più remunerativo e in parte accettata da quegli «individui con uno svantaggio maggiore sia per titolo di studio sia in termini di svantaggio certificato dalla natura del tirocinio svolto».Il Rapporto, quindi, mette in luce alcune tematiche – il boom dei tirocini, la loro ripetizione nel tempo, le normative regionali non completamente aggiornate - più volte affrontate dalla Repubblica degli Stagisti e potrebbe servire come sprono a fare di meglio nel corso del 2020 sul tema stage. Magari convincendo tutte le Regioni ad adeguarsi alle ultime linee guida e cercando di uniformare le relative normative per non creare stage di serie a e b anche a seconda del territorio in cui si svolgono.Marianna Lepore

Leggi sui tirocini extracurriculari, l'elenco delle differenze tra le Regioni

Riportiamo qui di seguito il quadro della normativa al momento vigente in materia di tirocini extracurriculari. Il testo è tratto dal primo Rapporto di monitoraggio nazionale in materia di tirocini extracurriculari realizzato da Anpal (Agenzia nazionale per le politiche del lavoro) e Inapp (Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche) pubblicato a metà dicembre 2019. Il testo analizza le caratteristiche e gli esiti dei tirocini extracurriculari realizzati tra il 2014 e il 2017 e i contenuti delle linee guida sulla qualità degli stage, partendo dalle prime pubblicate nel 2013 e poi aggiornate nel 2017 e sul loro recepimento da parte delle singole regioni.“Non poche sono le differenze sia fra le normative emanate dalle 19 Regioni italiane e dalle 2 Province Autonome dopo le Linee Guida del 2013 (LG) e i relativi aggiornamenti che hanno fatto seguito alle LG del 2017, sia fra queste ultime e le stesse discipline regionali e provinciali che le hanno recepite, apportando diverse variazioni e integrazioni al Documento emesso dalla Conferenza Stato Regioni. Fra queste segnaliamo:- ben 6 Regioni (Veneto, Liguria, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Toscana) non hanno modificato le proprie normative del 2013 (emanate dopo le prime LG), mantenendo la distinzione, superata dalle LG 2017, tra tirocini formativi e di orientamento e tirocini di inserimento/reinserimento. Alcune Regioni, inoltre, hanno provveduto a dettagliare ulteriormente, sia rispetto alle precedenti normative, sia rispetto alle Linee guida del 2017, le categorie dei destinatari dei tirocini, con un focus particolare sulle diverse tipologie di soggetti a rischio e svantaggiati;- soltanto 3 Regioni (Molise, Calabria e Sardegna) hanno previsto limiti di durata massima perfettamente conformi alle indicazioni delle Linee guida del 2017. Un caso a sé è la Lombardia che nella nuova DGR del 2018, lega la durata all’acquisizione di competenze referenziate con EQF livello 2 e 3 (6 mesi) e con EQF di almeno livello 4 (12 mesi). Di fatto, oltre 1/3 delle regioni, avendo mantenuto in parte lo stesso abbinamento fra tipologie, destinatari e durata massima (6-12-24 mesi) stabilito dalla LG 2013, non hanno voluto recepire appieno nelle proprie nuove DGR l’invito delle LG ’17 a considerare il tirocinio soprattutto uno strumento di inserimento/reinserimento lavorativo piuttosto che di orientamento e formazione;- soltanto il Molise, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno stabilito nelle nuove DGR un’indennità corrispondente alla soglia minima prevista dalle LG sia del 2013 che del 2017 (300 euro mensili lordi). Tutte le altre Regioni prevedono invece indennità minime di importo superiore: si va dai 400 agli 800 euro mensili lordi;- la maggior parte delle Regioni (ad eccezione di Molise, Campania, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento) ha ritenuto opportuno allargare la platea dei possibili soggetti promotori. È il caso ad esempio delle Aziende sanitarie locali individuate da un gran numero di Regioni nelle proprie nuove DGR emanate dopo le LG ’17 (Lazio, Sicilia, Veneto, Basilicata, Piemonte, Valle d’Aosta, Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia) e solo in 2 casi non presenti nelle precedenti normative del 2013 (Basilicata e Abruzzo);- di particolare rilevanza è la prescrizione introdotta dalle Marche, unica fra tutte le Regioni, che dispone di non attivare tirocini per un periodo pari a 12 mesi a partire dalla data di conclusione dell’ultimo tirocinio avviato, qualora risulti che, rispetto ai tirocini già realizzati e conclusi nei 24 mesi precedenti la medesima data, il soggetto ospitante non abbia provveduto ad assumere almeno 1/3 dei tirocinanti, con contratto di lavoro della durata di almeno 6 mesi (nel caso di part time, esso deve essere almeno pari al 50% delle ore settimanali previste dal Contratto Collettivo applicato dal soggetto ospitante);- da segnalare ancora l’esplicitazione di Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto rispetto al divieto di utilizzare tirocinanti per l’acquisizione di professionalità elementari, salvo nel caso in cui, su espressa richiesta dei servizi pubblici, si promuovano tirocini di natura riabilitativa e di inclusione sociale per soggetti disabili, svantaggiati, richiedenti asilo, rifugiati, vittime di violenza, di tratta ecc..;- in un’ottica di una maggiore trasparenza nelle procedure di reclutamento dei tirocinanti e rispondendo alle sollecitazioni della Raccomandazione europea in tal senso, il Lazio, la Basilicata, la Liguria, l’Abruzzo e la Campania dispongono che nei casi in cui il soggetto ospitante sia un ente pubblico sarà necessario effettuare una pubblica selezione.La maggior parte delle regioni ha fedelmente ripreso all’interno delle proprie recenti normative e trattato con maggiore attenzione rispetto alle precedenti discipline del 2013 i temi relativi ai limiti di inserimento dei tirocinanti e alle nuove “premialità” stabilite all’interno delle LG 2017, nonché le modalità di attuazione degli stessi tirocini (diritti e doveri del soggetto promotore, del soggetto ospitante e del tirocinante), le indicazioni per una più accurata tutorship e le sanzioni da applicare in caso di gravi abusi e omissioni rispetto a quanto stabilito dalle disposizioni quadro. Tuttavia non mancano le eccezioni e le integrazioni, fra le quali segnaliamo: Veneto, Liguria ed Emilia Romagna allargano i meccanismi di premialità anche alle aziende che hanno rispettivamente da 0 a 5 e fra 6 e 20 dipendenti a tempo indeterminato; la Campania ha allargato notevolmente le maglie dei limiti numerici di inserimento dei tirocinanti sia nel 2013 che nel 2018, portando dal 10 al 20% la quota di tirocinanti da inserire nelle aziende con più di 20 dipendenti a tempo indeterminato e determinato; il Lazio è l’unica regione che ha introdotto a lato della nuova normativa del 2017 un Codice Etico.”

Carriere scientifiche al femminile, Fondo Stem e bilancio di genere: il neoministro dell'università in prima linea

È dello scorso autunno la proposta, depositata dalla vice presidente della Camera dei Deputati Mara Carfagna, di istituire presso il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca un “Fondo Stem” destinato a finanziare l’esonero totale dalle tasse e dai contributi dovuti dalle studentesse per iscriversi ai corsi di laurea triennale, magistrale e magistrale a ciclo unico nelle discipline scientifiche (Stem è infatti un acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics).Per lo stanziamento è stata calcolata una cifra intorno ai 100 milioni annui. Non una spesa ma un investimento per il futuro del Paese. Si pensi ad esempio che secondo la Commissione Europea Women Active in the ICT Sector una maggiore partecipazione femminile in professioni collegate all’economia digitale porterebbe a un aumento del Pil comunitario di circa 9 miliardi di euro all’anno. La recente nomina al ministero dell'Università di Gaetano Manfredi, già presidente della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, e rettore dell’università Federico II di Napoli, fa ben sperare sull'esito positivo della proposta e più in generale sull'impegno a favore delle carriere al femminile. «Penso che oggi investire per supportare l’accesso ai corsi Stem da parte dei giovani e in particolare delle donne, che rappresentano la percentuale più bassa, soprattutto nel digitale» aveva detto infatti Manfredi in un'intervista alla Repubblica degli Stagisti qualche giorno prima della nomina a ministro: «sia un ottimo investimento. Ma credo che il tema importante è che ci sia non solo un investimento economico ma anche un aumento della consapevolezza e della conoscenza».Prima che si raggiunga la parità, secondo il ministro, c’è ancora un ostacolo difficile da superare: «Spesso esiste un pregiudizio da parte delle ragazze e delle famiglie nell’avvicinamento a questa tipologia di saperi e lavori. Per questo occorre avviare una grande attività di informazione nelle scuole e di avvicinamento». Ad esempio la Federico II sostiene il Piano Lauree Scientifiche, che porta nelle scuole i ricercatori dell'università, che fanno attività congiunta con i docenti. Queste attività saranno potenziate nei prossimi anni e affiancate ad attività specifiche su coding e digitale. Per monitorare e quindi contribuire a implementare la presenza femminile anche negli organi di gestione degli atenei, un gruppo di lavoro della Crui ha redatto le "Linee guida per il Bilancio di Genere negli Atenei italiani". Un altro segnale importante, se si considera che le donne rappresentano il venti per cento dei professori ordinari e solo il sette per cento dei rettori italiani.  La sfida per aumentare la presenza femminile nel mondo Stem è stata recentemente raccolta anche in ambito locale. Ad esempio la Regione Campania ha pubblicato l’avviso pubblico “Io ho un sogno. Il futuro è donna”, che prevede l’assegnazione di voucher formativi a donne campane di età compresa tra i 18 e i 50 anni. In particolare, la Regione mette a disposizione fino a 3mila euro per prendere parte a corsi di formazione autorizzati e a corsi di specializzazione o master, con particolare attenzione alle materie Stem. Per la prima edizione, si dovrebbero riuscire a coinvolgere tra le 500 e le 600 donne, a seconda del costo del percorso formativo scelto. «Il progetto nasce da una delibera di due anni fa» spiega alla Repubblica degli Stagisti Chiara Marciani, assessore alla formazione e alle pari opportunità per la Regione Campania «recante un piano strategico per le pari opportunità con in dotazione 26 milioni di euro per interventi volti a favorire l’occupazione femminile». “Io ho un sogno” rappresenta il primo intervento: «Vuole venire incontro alle donne senza limiti di età, dalle giovanissime che vogliono ampliare le proprie conoscenze alle mamme che nella prima fase della vita si sono dedicate alla famiglia o sono state espulse dal mondo del lavoro e vogliono riqualificarsi con percorsi professionalizzanti e master in tutta Europa», aggiunge l’assessore. La seconda fase del piano strategico, come anticipato da Marciani, vedrà l’investimento di 15 milioni di euro sull’imprenditoria femminile, altro tassello importante per favorire la parità di genere. Attendiamo ora di scoprire se il neoministro deciderà di prendere in carico l'impegno per l'istituzione del Fondo Stem e se studiare le materie scientifiche, per le ragazze, diventerà così una scelta più “facile”, quantomeno dal punto di vista economico. Rossella Nocca

I “laureati-imprenditori” sono solo il 7 per cento del totale, ma le loro aziende sono le più vitali

La quota dei laureati che finora si è cimentata come imprenditrice è del solo 7,1 per cento per un totale di 205mila laureati. È quanto emerge da uno studio, il primo sull'argomento, presentato qualche settimana fa a Roma e realizzato da Almalaurea in collaborazione con Unioncamere. Obiettivo era indagare sull'imprenditorialità dei laureati italiani. E incrociando i dati relativi al tessuto imprenditoriale nostrano e quelli dei circa 2 milioni e 900mila laureati tra il 2004 e il 2018, le imprese fondate da laureati sono risultate essere 236mila, di cui la quasi totalità, il 96 per cento, microimprese con un fatturato inferiore ai due milioni di euro l'anno.  «Le imprese fondate da laureati rappresentano il 3,9 per cento del totale delle imprese presenti in Italia a settembre 2019» recita il comunicato. Se è vero quindi che, come sottolinea Ivano Dionigi, presidente di AlmaLaurea, «è confortante sapere che i nostri laureati hanno un significativo spirito imprenditoriale», i laureati imprenditori sono mosche bianche rispetto alla platea complessiva. «Sembrerebbe quasi che la laurea disincentivi l'imprenditorialità» fa notare nel suo intervento Alberto De Toni, presidente della fondazione che riunisce i rettori italiani, la Crui.Succede «perché i laureati vogliono capitalizzare l'investimento: hanno fatto studi costosi e lunghi» e vorrebbero da subito trovare una sistemazione. «Chi non ha studiato rischia meno perché ha possibilità inferiori di trovare impieghi dequalificati». Non a caso i laureati fanno impresa più tardi (oltre la metà «ha conseguito il titolo negli ultimi dieci anni, il 41,5 per cento da più di dieci anni» evidenzia lo studio), «perché preferiscono entrare in grandi gruppi aziendali per perseguire opportunità di carriera». Una volta lì «si stabiliscono nei settori più tecnici, vedono poco il mercato e non si accorgono del gap tra domanda e offerta, che è quello che fa scaturire l'idea per un'impresa». Altra nota dolente, che ribadisce la staticità dell'ascensore sociale italiano, il dato sulle famiglie di origine dei laureati imprenditori. Rivela lo studio che «l’11,5 per cento ha un padre imprenditore», quando «la quota scende al 4,7 per cento nella popolazione generale dei laureati». C'è poi un 39 per cento con un padre libero professionista, mentre i genitori impiegati e operai rappresentano in questo gruppo di laureati rispettivamente il 21 e il 13 per cento, contro il 29 il 19 dei laureati in generale. «Anche in questo campo, come in quello dell'orientamento, il contesto socio-economico della famiglia esercita un ruolo decisivo» rimarca Dionigi.La buona notizia è però che le imprese fondate da lavoratori hanno il vento in poppa. Chi decide di fondare un'impresa, se ha la laurea, ha più successo e riesce a affermarsi nel lungo termine sul mercato. «Delle 9821 nate nel 2009» si legge nel comunicato, «dopo dieci anni è ancora attivo il 54,8 per cento, ovvero circa 5400 imprese». A livello complessivo nazionale va invece peggio, «perché delle 312mila attività lanciate nel 2009 ne resiste meno della metà, il 40,6 per cento». Ed è un peccato quindi, considerando i loro brillanti risultati, che i laurati imprenditori costituiscano una così ristretta cerchia. La prova del nove che le aziende dei laureati godano di maggiore salute la dà anche il loro tasso di crescita, ovvero «il rapporto tra il saldo fra iscrizioni e cessazioni, per ogni anno di osservazione, e lo stock delle imprese di laureati» specifica lo studio. Un dato anche questo positivo perché la percentuale di crescita delle aziende in mano a chi possiede studi accademici risulta in aumento negli ultimi dieci anni, «passando dal 2,2 per cento del 2009 al 3,7». A livello nazionale invece diminuisce dall’1,2 allo 0,5. «Le imprese create dai laureati sono più vitali» è il commento di Marina Timoteo, direttore del consorzio Almalaurea. E lo dimostra anche la particolarità che «assumano forme giuridiche più complesse». Il report illustra infatti anche come tra le imprese fondate da laureati «la percentuale di società di capitale è cresciuta del 65 per cento, il doppio rispetto al livello nazionale».In più, prosegue Timoteo, «queste imprese contribuiscono a creare opportunità di lavoro anche nelle aree del territorio italiano in difficoltà»: il numero maggiore di imprese a firma di un laureato si trova infatti al Sud (sono oltre quattro su dieci), mentre il 37 per cento è localizzato nel Nord e il 21 al Centro. Una ripartizione disomogenera rispetto al resto delle aziende nazionali, insediate al Settentrione per il 45 per cento. «Laurearsi in definitiva conviene» conclude Timoteo, «perché si hanno più chances di fare impresa e farla durare». L'auspicio di Dionigi è che «la cultura imprenditoriale sia incentivata attraverso attività di orientamento e promozione di competenze che ne facilitino la diffusione». E l'università, fa eco Tiziana Pascucci del comitato scientifico di Almalaurea, «ha un disperato bisogno di queste informazioni per regolare le proprie strategie e i fondi a disposizione se l'obiettivo che abbiamo è un mondo del lavoro più attivo». Niente di più necessario per la congiuntura economica attuale del Paese. Va detto però che «alcune tra le aziende più grandi al mondo sono state fondate da non laureati» rilancia Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. Quindi non solo in chi studia va riposta la speranza che sviluppi spirito imprenditoriale, ma anzi «la nostra esigenza è che tutto il sistema produttivo sia di successo perché ha un effetto moltiplicatore e fa sì che non si brucino risorse». Creare un'azienda «richiede elementi che non si esauriscono nelle conoscenza universitaria» ed è su questo che le Camere di commercio devono dare il proprio contributo ponendo le condizioni affinché nascano imprese, e durino nel tempo.Ilaria Mariotti