Categoria: Interviste

"Ritorno al futuro", parla Mariella D'Incognito: «Ecco perchè non vogliamo e non possiamo ridare migliaia di euro alla Regione Puglia»

Continua la battaglia dei giovani partecipanti al progetto "Ritorno al Futuro", che tre mesi fa si sono sentiti chiedere migliaia di euro dalla Regione Puglia dopo una retromarcia sull'interpretazione della disciplina fiscale sulle borse di studio: sottoposto a tassazione non più il 50 per cento, come affermato all'inizio, ma la totalità dell'importo. Circa duemila gli ex borsisti ora costretti a un conguaglio fiscale: un quarto di loro aveva vinto il finanziamento da 25mila euro lordi per un master all'estero; gli altri tre quarti, rimasti in Italia ma fuori regione, quello da 15mila. In media ai primi viene ora chiesta indietro una cifra che, al netto di tutte le detrazioni fiscali applicabili, supera i 4mila euro; per i secondi la cifra si aggira invece sui 2mila euro. In totale quasi 5 milioni di euro, dei quali 4 e mezzo andrebbero nelle casse dell'erario e poco meno di 500mila in quelle della regione. Fa il punto della situazione con la Repubblica degli Stagisti la foggiana Mariella D'Incognito [in basso a destra nella foto], ingegnere edile di 27 anni capofila della protesta e fondatrice del gruppo Facebook "La beffa delle borse di studio di Ritorno al Futuro", che ad oggi sfiora quota 800 membri.   Mariella, com'è stata lla sua esperienza da borsista? Sono partita nell'autunno 2008, solo tre giorni dopo la laurea specialistica in ingegneria edile a Bari. Un master di otto mesi da 17mila euro in management internazionale, organizzato da un ente pugliese a Londra e finanziato dalla regione Puglia, la mia regione ["Ritorno al futuro" ha messo a disposizione borse di 7500, 15mila e 25mila euro lordi per la frequenza di master, rispettivamente, in Puglia, in tutta Italia e all'estero]. Sogno di lavorare nel project management e volevo completare la mia preparazione con una forte componente economica e manageriale. È andata male, lo ammetto. Ho scelto l’ente sbagliato. Ma è stata un’esperienza di vita impareggiabile: ho dovuto affrontare mille difficoltà e ho imparato a difendere le mie idee contro chi cerca di sopraffarti perché crede tu sia in minoranza. Come si è accorta che qualcosa non quadrava nella disciplina fiscale sulla borsa? A fine marzo di quest'anno, ben oltre i termini di legge, ricevo una busta contenente il CUD 2010. Mio padre, commercialista, studia il tutto per un paio di giorni. Poi la doccia fredda: 4mila euro da pagare entro il 16 giugno, a fronte di una borsa di 20mila euro lordi! [ovvero l'80 per cento di 25mila, che viene versato subito, a inizio master, rientrando quindi nei redditi 2009]. Dallo spavento al raziocinio: nasce l'idea di creare un gruppo su Facebook, con l'intento di informare velocemente e in massa, capire in quanti fossimo coinvolti e cosa avremmo potuto fare. E con la mia amica e collega Angela Perrone ci mettiamo al lavoro. Che riscontro ha avuto con la creazione del gruppo? Facebook è un social network e il valore delle persone che lo frequentano non si conosce mai veramente. A fronte dei tanti che si limitano a scrivere frasi di sdegno e finta rabbia - perché se fosse vera, credo che le bacheche non sarebbero sufficienti a manifestarla - ho trovato persone che ci mettono un impegno incredibile. Quali altre iniziative avete promosso? Abbiamo sollecitato giornali e televisioni, inizialmente senza successo: solo di recente alcune testate si sono interessate a noi. Abbiamo cercato un colloquio con l’assessore regionale al diritto allo studio, Alba Sasso, che dopo un «Vi faremo sapere» si è chiusa nel silenzio. La regione si è comportata con una noncuranza e una superficialità davvero inaccettabili. Ci stiamo mobilitando per presentare istanza di interpello all’Agenzia delle entrate: da liberi cittadini è l’unica cosa che ci resta da fare e che può tutelarci. All'inizio di giugno il «Corriere della Sera» si è interessato alla vostra vicenda. È cambiato qualcosa dopo? Sì, notevolmente, ma solo in termini di iscrizioni al gruppo, raddoppiate in un solo pomeriggio. Però grazie al clamore si è interessato alla vicenda l’avvocato tributarista Maurizio Villani, che ha pubblicato un articolo che avalla le nostre ipotesi di interpretazione della legge e ci conforta dicendo che, allo stato attuale, noi non siamo tenuti a versare nulla di più all’erario, a meno che non si sia possessori di altri redditi nell’anno 2009. Martedì 15 giugno avete deciso di presentarvi in regione per discutere di persona il vostro problema. Come è andata? Male. Non siamo nemmeno riusciti a presentarci in dieci. Giulia Campaniello, dirigente dell’area formazione professionale e firmataria della prima disciplina fiscale, ci ha ricevuti per pietà. Mi sono sentita una mendicante. Per giunta quel martedì mi è costato molte critiche feroci: ho espresso il mio sdegno in una lettera pubblicata su Facebook, e ho ricevuto dell' "arrogante" e della "stupida". Però ci sono state anche proposte concrete. Accennava a un'istanza di interpello. Di che si tratta? Siamo ancora in attesa del parere dell'Agenzia delle entrate, ma il 16 luglio scade il secondo termine per il versamento delle prima rata delle imposte [il primo è scaduto il 16 giugno]. Pagando entro metà luglio, la mora applicabile sarebbe irrisoria, dello 0,4 per cento, ma dopo il 16 salirebbe al 4 per cento. Quindi proprio in questi giorni stiamo presentando singolarmente istanza di interpello all'Agenzia delle entrate. Si tratta di un documento con cui noi stessi chiediamo un'interpretazione della norma fiscale sulle borse di studio, mettendoci anche al riparo da eventuali sanzioni. Vale la norma del silenzio-assenso, e in mancanza di una risposta l'interpretazione giusta è la nostra: è tassabile solo la metà dell'importo, come era stato inizialmente comunicato dalla regione. Dopo due mesi di battaglia, c'è qualcosa che vorrebbe dire ai suoi colleghi borsisti? Vorrei dire loro di non mollare: finché siamo in tanti e siamo agguerriti, non ci possono ignorare. Non siamo dei bamboccioni irriconoscenti. Ciò che hanno fatto non è solo ingiusto ma è anche un attentato al nostro già precarissimo futuro. Vorrei dire loro di studiare, perché è l’ignoranza che ci rende sudditi, che consente a chi sta in alto di fare il bello ed il cattivo tempo.   Annalisa Di Palo   Per saperne di più vedi anche: - La lettera di una giovane pugliese: «La Regione ha sbagliato a calcolare le tasse sulle nostre borse di studio, e ora rivuole indietro migliaia di euro» E anche: - Stage deludente dopo un master da 11mila euro: una lettrice chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti - Testo integrale della replica degli organizzatori del master Mca Upa - Ca' Foscari

Il presidente di Laser Optronic ricorda Sergio Panizza, cui è intitolato il premio Sif per giovani ricercatori in optoelettronica e fotonica

In occasione dei bandi per i premi della Società italiana di Fisica, aperti fino a venerdì 25 giugno, la Repubblica degli Stagisti ha chiesto a Gabriele Galimberti [nella foto qui a destra], presidente di Laser Optronic, di raccontare perché la sua azienda finanzia ogni due anni un premio da 2mila euro e perché questo premio è intitolato a Sergio Panizza. Galimberti, monzese classe 1944, ha fondato Laser Optronic nel 1975 e da allora si occupa di ricerca scientifica avanzata nei campi della fisica, biologia e chimica.Presidente, quando avete cominciato a finanziare un premio per fisici che si distinguono nei settori della optoelettronica e della fotonica?Il riconoscimento, che allora si chiamava semplicemente «premio Laser Optronic», nacque alla fine degli anni Ottanta da un’idea generosa del compianto Sergio Panizza. Chi era Panizza?Un nostro collega, molto appassionato della materia che aveva studiato all’università di Milano: la fisica. Dopo aver lavorato in aziende del settore dell’elettro-ottica come CISE, dB e Valfivre, nel 1979 era approdato alla nostra società e ne era diventato consigliere di amministrazione. Il lavoro lo portava inevitabilmente a confrontarsi con costi e ricavi e, a volte, con aride questioni economiche. Ma ricordo che quando parlava con i suoi interlocutori dei prodotti o dei progetti di ricerca, scattava in lui quella scintilla che lo portava sempre un po’ oltre l’evidenza, con quel soffio di fantasia e di poesia che, in un modo o nell’altro, è dentro in tutti noi fisici e che spesso ci fa superare le difficoltà, pur di “andare oltre” con i nostri pensieri, la nostra immaginazione e la nostra creatività. Fu lui, tra l’altro, a inventarsi il premio.E come gli venne l’idea?Il suo ragionamento fu questo: se Laser Optronic trae vitalità dal rapporto con il mondo della ricerca della fisica, allora è giusto destinare una somma ogni anno a favore di  ricercatori che si distinguano nel settore dell’ottica e della fotonica. E non siamo nemmeno noi a decidere chi vince: abbiamo delegato la scelta al consiglio di presidenza della Sif, perché sia a tutti gli effetti un riconoscimento slegato dal mercato. Siamo veramente orgogliosi di questa nostra decisione: tra i vincitori del premio vi sono i più bei nomi della fisica italiana.Vuole ricordarli?Con piacere. Nel 1989 Adriano Gozzini e Fortunato Tito Arecchi, nel 1990 Emanuele Rimini, nel 1991 Rodolfo Bonifacio e Luigi Lugiato. E poi, a partire del 1993, il premio è stato intitolato a Sergio Panizza [nella foto a sinistra].Perché lui nel frattempo era mancato.Sì, nel 1992, a soli 46 anni. Da quando il premio è intitolato a lui, lo hanno vinto nel 1993 Umberto Maria Grassano, Giuseppe Baldacchini e Mauro Tonelli, nel 1995 Massimo Inguscio, Franco Strumia e Paolo Minguzzi, nel 1997 Antonino Stella, nel 1999 Orazio Svelto, nel 2001 Luigi Moi, Ennio Arimondi e Renzo Altezza, nel 2003 Alessandro Tredicucci, nel 2005 Vittorio Degiorgio, nel 2007 Paolo Mazzoldi e Adalberto Balzarotti.Tutti questi vincitori hanno in comune una cosa, sono professori.Sì. Invece a partire dal 2009 la motivazione del premio si è rivolta solo ai giovani ricercatori. E il nostro primo vincitore giovane è stato, nel 2009, Marco Anni dell’università del Salento.Ma se ora il premio è biennale, come mai quest’anno c’è un bando aperto?Perchè si festeggia il 60° anniversario della scoperta del laser da parte di Theodore H. Maiman!Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Montepremi di 20mila euro per giovani laureati in Fisica: aperti fino al 25 giugno i bandi della Sif- Fisica che passione: la testimonianza di Marco Anni, vincitore del premio Sergio Panizza nel 2009     - Eugenio Bertozzi: il fisico musicista vincitore del premio per la didattica della fisica nel 2007

L'avvocato Gianfranco Garancini: «Chi falsifica la documentazione pur di entrare nell'albo dei giornalisti pubblicisti commette reati penali»

Quali sono le conseguenze per chi falsifica i documenti fiscali necessari all'iscrizione nell'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei giornalisti? Gianfranco Garancini, avvocato con lunga esperienza in materia di diritto giornalistico, lo spiega così ai lettori della Repubblica degli Stagisti: «Un atto del genere costituisce truffa e falso ideologico a un ente pubblico, ai sensi degli articoli 640 e seguenti e 479 e seguenti del codice penale». Avvocato, come devono procedere gli Ordini che riscontrino i casi di "falsi pubblicisti"?  Oggi il reato di truffa è perseguibile dietro querela di parte. Gli Ordini, in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di fare esposto in tal senso. A quali conseguenze vanno incontro i ragazzi che si prestano a falsificazioni?  Gli aspiranti giornalisti sono correi e, in quanto tali, teoricamente vanno incontro a pene di tipo economico e detentivo. In pratica, poi, è difficile che si vada in prigione per reati del genere, ma si può arrivare a sanzioni pecuniarie molto elevate, a seconda della quantificazione operata dal giudice. Senza contare il fatto che la domanda da pubblicisti è destinata ad essere respinta e, così, l’aspirante giornalista vedrà vanificarsi due anni di lavoro non riconosciuto. E le testate giornalistiche?  Per le testate è molto peggio, perché traggono un interesse economico diretto, immediato e talvolta decisivo dallo sfruttamento dei ragazzi. Commettono un complesso di reati che può includere truffa ed evasione fiscale, per non parlare della gravità di un simile atteggiamento dal punto di vista etico e morale. Cosa si può fare per prevenire questi casi?  Da anni l’Ordine nazionale dei giornalisti e i singoli Ordini regionali si muovono per individuare casi simili e soprattutto per informare i giovani del fatto che nel momento in cui presentano domanda per diventare giornalisti acquisiscono non solo i diritti della categoria, ma anche dei doveri ben precisi. C’è molta sensibilità e grande capacità di comprensione nei confronti di questi ragazzi che, di fatto, vivono sotto il ricatto di chi gli dice “o fai così, o non ti riconosciamo nulla”. È difficilissimo, però, trovare le prove concrete di questo fenomeno, salvo nei rarissimi casi in cui vi sia una denuncia specifica. Sono i ragazzi stessi, quindi, a dover riferire all’Ordine il verificarsi di casi simili. Andrea Curiat Per saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Disposti a tutto pur di diventare giornalisti pubblicisti: anche a fingere di essere stati pagati. Ma gli Ordini non vigilano?; - La testimonianza di Franca: «Dopo una serie di stage logoranti, la scelta di pagarmi da sola i contributi da pubblicista»; E anche: - Da 250 a 600 euro: quanto costa diventare pubblicista e quali sono le altre differenze tra le varie regioni

Vito Bruschini, direttore di Globalpress e amministratore di Kronoplanet: «Nessuna promessa di assunzione. I 300 euro che chiediamo ai ragazzi? Soltanto un rimborso spese»

«Quella che offriamo è un’esperienza che serve a istradare i giovani: stiamo cercando ragazzi che vogliano entrare nel mondo del giornalismo, per metterli alla prova e dargli un’opportunità». Vito Bruschini è il direttore responsabile e amministratore unico di Kronoplanet srl, oltre che presidente del consiglio di amministrazione di Globalpress Italia - come risulta dalle visure ufficiali delle due società. Regista e autore televisivo e cinematografico, Bruschini è stato direttore dei periodici Quark Magazine e Geos e ha scritto per Audrey, Il Globo e Kronos. Ha recentemente pubblicato il romanzo The father - Il padrino dei padrini (edito da Newton&Compton). Il giornalista risponde così alle domande della Repubblica degli Stagisti in merito alla natura dello “stage” presso Globalpress Italia. A cosa sono dovuti i numerosi cambiamenti di programma rispetto a quanto pubblicizzato negli annunci? Come state informando i candidati? Con la risposta che abbiamo avuto, gli aspetti del corso descritti nel primo annuncio risultano superati e sono stati eliminati. Pensavamo che i candidati sarebbero stati di meno e che avremmo potuto aiutarli con un contatto faccia a faccia. Con cento partecipanti ovviamente è impossibile, sarà soltanto un rapporto via web, esclusivamente informatico. Stiamo avvisando direttamente i ragazzi. Gli articoli dei partecipanti saranno pubblicati? È chiaro che durante il corso iniziale assolutamente non saranno pubblicati, altrimenti non parleremmo più di un corso. Poi dipenderà da articolo ad articolo: dopo un periodo iniziale, che noi abbiamo fissato a tre mesi, effettueremo una scrematura. Si capisce bene che su cento ragazzi quelli realmente in grado di scrivere saranno 15 o 20. Vedremo in seguito come proseguire, chi sarà selezionato potrà poi collaborare con noi o magari verrà segnalato ad amici. Sia chiaro che il nostro non è un ufficio di collocamento, è un’agenzia, di certo non promettiamo posti di lavoro a nessuno perché non siamo in grado. Eppure nell’annuncio si parla chiaramente di un certo numero di assunzioni. Assunzione è una parola grossa, diciamo più che altro collaborazione, probabilmente con contratti a progetto. Cosa giustifica la richiesta di 300 euro? Il taglio delle lezioni in redazione non dovrebbe comportare una riduzione dei costi per i partecipanti? Ma si tratta praticamente di un rimborso spese, di certo non ci guadagnamo. Ci impegnamo a lavorare con i ragazzi per cinque giorni la settimana; 100 euro al mese sono 25 euro a settimana, praticamente 5 euro a ragazzo al giorno [il rimborso spese che andrebbero a percepire calcolando 100 ragazzi sarebbe però pari a 30mila euro, ndr]. Neanche la mia donna di servizio. Secondo voi quanto vale un’ora di lavoro di un professionista? E tenga presente che i corsi completi di giornalismo costano anche 4-5mila euro. Le visure ufficiali della Globalpress Italia la riportano come società inattiva. No, Globalpress è un nome che abbiamo dato a questo corso, non è una società. Globalpress e Servicepress non sono srl? No no no, assolutamente no. Qual è allora la società di riferimento, la sua ragione sociale? Non vedo perché dovrei rispondere, io non la conosco. Esiste la casa editrice, poi non c’è nulla di nascosto. A questo punto, sfortunatamente, Vito Bruschini ha esaurito tempo e pazienza e ha deciso di interrompere l'intervista. Restano quindi ancora senza risposta alcune domande: qual è l'identità della società dietro lo stage-corso che incasserà i 30mila euro? Quale la reale utilità di un corso svolto interamente da casa? Dov'è la redazione di Globalpress e qual è l'esatto e attuale assetto societario della galassia Kronoplanet / Globalpress / Servicepress? Andrea CuriatPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Aspiranti giornalisti, attenzione agli annunci di stage a pagamento in Rete: la richiesta di help di tre lettori- Globalpress, Kronoplanet, Servicepress: radiografia delle società e cronologia degli annunci in Rete- La richiesta di aiuto di Alessandro: «Da Globalpress vaghe promesse e la certezza di dover pagare per un lavoro»E anche:- Stage a pagamento: un lettore chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti- Stage al museo con volantinaggio, la richiesta di help di un lettore arrabbiato

Torna stasera su Fox la serie cult Boris. L'attore Alessandro Tiberi, stagista protagonista: «La realtà supera la fiction. Ragazzi, ribellatevi!»

«Quando mi hanno proposto di fare lo stagista in Boris ho fatto qualche ricerca per capire meglio il personaggio, chiedendo in giro a chi avesse avuto esperienze di stage su un set televisivo o del mondo dello spettacolo. E ho scoperto che a tutti senza eccezione erano successe cose terribili, che non augurerei a nessuno!». Alessandro Tiberi [nella foto] fa l'attore ed è il protagonista della serie tv Boris, prodotta da Wilder per Fox Italia e in onda su Sky dal 2007. Ormai un cult: nel cast oltre agli inossidabili Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti sono passati anche Carolina Crescentini e Corrado Guzzanti. Tutto ruota intorno alla produzione della fantomatica e imbarazzante fiction “Gli occhi del cuore”, tra attori vanitosi e sociopatici, registi fanfaroni, direttori della fotografia cocainomani e starlette raccomandate. Un ritratto esasperato e grottesco del fantastico mondo della televisione («molto italiana!», direbbe il divo Stanis), visto attraverso gli occhi non troppo ingenui dello stagista Alessandro - interpretato, appunto, da Alessandro Tiberi. Dopo aver doppiato a inizio carriera Leonardo Di Caprio e Tobey Maguire, Tiberi ha partecipato alle fiction “Ho sposato un calciatore” e “Quo Vadis Baby”. Adesso ha 32 anni, ma con quel viso pulito e l’espressione cauta di chi si aspetta sempre qualche nuova angheria ha dato vita a un personaggio che sembra il ritratto della gioventù precaria e ingiustamente bistrattata. La terza stagione di Boris inizia proprio questa sera alle 22,45 su FX Tv (canale Sky); per l’occasione, la Repubblica degli Stagisti ha intervistato Alessandro Tiberi.     Come sono andate le tue ricerche sugli stagisti “reali”? Ho capito che se sei uno stagista devi diventare duro, anche maleducato, per sopravvivere. Ed è un'esperienza terribile. Ci sono questi ragazzi senza nessuna esperienza che vengono buttati in pasto alle comparse nelle scene di massa: con un megafono in mano devono dare indicazioni a decine e decine di persone, spesso all’aperto e al freddo. E magari sono ragazzi sensibili, che cercano di essere educati con gli altri, ma gli altri… beh, se sei gentile ti si mangiano! E cosa hai imparato sul set? Sul set di Boris c’erano davvero degli stagisti. Mi bastava girare lo sguardo attorno per cercare di individuarli e capire cosa facessero. C’era un ragazzo che preparava venti caffè ogni due ore, entro la fine della serie sapeva esattamente cosa portare a tutti gli altri sul set: con latte, senza zucchero, in vetro... impressionante. Cosa fanno gli stagisti? Beh, per cominciare portano il caffè! Era un po’ un nostro scherzo, perché poi questo elemento compare spesso anche in Boris. Ovviamente stimo molto chi viene sul set con passione e impegno, non puoi non volergli bene. Ho legato con molti degli stagisti di Boris e qualcuno è rimasto fino alla terza serie. Sei mai stato stagista? No: diciamo che ho avuto fortuna. Ho cominciato la mia carriera quando ero molto giovane, quando non c’erano gli stage e la mentalità era un po’ diversa: se tu vieni a lavorare e dai una tua prestazione, in qualche modo ti paghiamo. Inoltre non capita spesso di fare lo stagista volendo diventare un attore. Però sono stato spesso in posizioni in cui, pur pagato, ero considerato meno di niente. Può sembrare difficile – e lo è stato – ma sono anche i ruoli in cui si può imparare di più, perché non ti si fila nessuno e hai modo di osservare da dietro le quinte come stanno davvero le cose. La fiction supera la realtà? Spesso ci capita di girare delle scene pensando di forzare un po’ la mano, di inserire aspetti caricaturali. Invece ci sono ragazzi che mi dicono: “Non sai cosa mi è successo... In confronto Boris è uno scherzo!”. Alla fine l’impressione è che la realtà sia anche peggiore di quella che vorrebbe essere una satira. C’è una puntata in cui il tuo personaggio si ribella ed esige di essere pagato. Agli spettatori consiglieresti di seguire l'esempio, o piuttosto "ragazzi, non provateci a casa"? Per il mio personaggio ha funzionato. Quella dello stagista è ormai una vera e propria condizione cronica; penso che ognuno dovrebbe imporsi un limite per non farla durare in eterno. Non è giusto essere ancora stagisti sopra i trent’anni, ma c’è qualcuno che ci resta incastrato. A un certo punto bisogna fare una scelta, anche drastica, anche senza sapere bene cosa succederà il giorno seguente. Quindi sì, è utile cercare di uscire dalla condizione di stagista. C’è anche un altro stagista sul set di Boris, che è ancora più “schiavo” e sottomesso. Eppure è bravissimo nel suo lavoro… Sebbene dimostri di avere doti e capacità superiori a quelli che lavorano realmente e vengono pagati, non riesce mai a dire la sua. Anzi, non ha proprio la facoltà di parlare: deve stare muto. Eppure, i ragazzi sono quelli con le idee migliori e l’energia per applicarle, forse proprio per la loro incoscienza di base. È un discorso che vale anche per la nostra classe dirigente, tutta over 60: magari avevano idee davvero avanti sui tempi quando erano giovani, ma credo che ormai abbiano perso lo spirito necessario per trovare strade nuove. Cosa ci dobbiamo aspettare dalla terza stagione di Boris? Dalla seconda serie molti spettatori si aspettavano alcune svolte… ma poi è andata in tutt’altra direzione: gli sceneggiatori si divertono a spiazzare le aspettative. Anche quest’anno ci saranno parecchie sorprese.   Andrea Curiat   Per saperne di più, leggi anche: - Generazione 1000 euro, il regista: «Ragazzi, ricominciate a indignarvi e a lottare per i vostri diritti» - Trentenni italiani, la sottile linea rossa tra umili e umiliati nel libro «Giovani e belli» - Stage gratuiti o malpagati, ciascuno può fare la rivoluzione: con un semplice «no»

Marketing al gusto di nutella: c'è anche Ferrero nel bando Master dei Talenti 2010

La sinergia tra la Repubblica degli Stagisti e la Fondazione CRT ha portato quest’anno due aziende del Bollino OK Stage dentro il bando 2010 del Master dei Talenti, iniziativa che la Fondazione promuove annualmente dal 2004 per dare ai migliori neolaureati degli atenei piemontesi e valdostani l’opportunità di un tirocinio all’estero. Una delle aziende è Ferrero, che ha dato la sua disponibilità per ospitare uno stagista nel suo quartier generale in Lussemburgo. Nel bando la posizione di tirocinio è la numero 25 (per tutte le informazioni dettagliate clicca qui). Lo stage durerà 6 mesi e verrà svolto nella divisione Marketing. La Fondazione erogherà un rimborso spese di 1700 euro lordi al mese (più o meno 1400 netti); in più Ferrero come «cofinanziamento» fornirà al tirocinante un alloggio e i buoni pasto e rimborserà il volo dall'Italia al Lussemburgo. La Repubblica degli Stagisti ha fatto il punto con Giorgia Natale, hr manager di Ferrero in Lussemburgo per la parte commerciale, per scoprire cosa andrà a fare e a imparare il fortunato prescelto. Cosa farete fare al tirocinante?Lo inseriremo in Ferrero International, headquarter commerciale di Ferrero [nella foto, la nuova sede]: la struttura di coordinamento commerciale e di marketing del mondo commerciale Ferrero.Com’è organizzato l’headquarter?È costituito da una serie di dipartimenti. Ci sono quattro global category department: Kinder, Praline, Alimentana e sterili (insomma, Nutella!) e infine Pastigliaggi: un presidio centrale con visione global delle strategie di marketing. Poi ci sono due team area marketing manager che si occupano di sviluppo dei brand; si chiamano "area" perché hanno il loro focus su aree geografiche specifiche, quella angloamericana e quella dei paesi emergenti. Complessivamente qui ci sono 450 dipendenti, contando sia le funzioni di staff sia quelle commerciali e finance. Nei dipartimenti di marketing i dipendenti sono una quarantina.Quindi lo stagista verrà inserito in un department oppure in un team.Esatto. Ancora non sappiamo con precisione dove, perchè abbiamo aderito in corsa e con piacere al Master dei Talenti, alla fine di dicembre, ma per la fretta non siamo riusciti a pianificare dove lo inseriremo. Però sappiamo già con precisione cosa farà. Verrà assegnato a uno dei nostri manager e lo supporterà in diverse attività: concezione dei piani di marketing, promozioni, investimenti pubblicitari, pianificazione del marketing nel medio termine. Potrà anche occuparsi di lanci di nuovi prodotti, oppure di progetti di ricerche di mercati, test, analisi quali-quantitative, sulla concorrenza. O ancora del management del portfolio di prodotti in un determinato Paese. Insomma, per una persona appassionata di marketing, questo stage è una specie di sogno! Un’ultima precisazione:  qui non si parla di marketing operativo, quindi non c'è una responsabilità diretta sui risultati di un determinato prodotto: è tutto strategia e coordinamento.Com’è la vita lì a Findel?Findel [nell'immagine a destra] è un paesino alle porte della città di Lussemburgo, la capitale del Granducato. Una realtà molto internazionale, dove hanno sede gli headquarter di tantissime aziende, banche, istituzioni europee. Il Lussemburgo confina con Belgio, Germania e Francia, tutti paesi che si possono raggiungere nel raggio di 40 km: una posizione strategica! Qui da noi si lavora prevalentemente in italiano, ma l'inglese è un must e anche la conoscenza di francese e tedesco può essere utile per comunicare all’esterno.Dove sistemerete a dormire il tirocinante?Abbiamo degli appartamenti messi a disposizione dall'azienda, in genere per due persone – anche per incentivare la socializzazione. Anche grazie alla convivenza, per le persone in stage l'esperienza è intensa e molto divertente.Quanti stagisti ospitate?Nei dipartimenti di marketing in media due o tre. Di solito sono italiani, ma abbiamo avuto anche qualche straniero, a condizione sempre che sapesse parlare bene la nostra lingua. Però lo stage è più una tradizione italiana che di altri Paesi, i giovani neolaureati stranieri sono meno disponibili ad accettare l'incertezza del tirocinio rispetto alla certezza di un vero contratto.Al di là della laurea in economia o marketing, quali sono marce in più che potranno aiutare un candidato a vincere la vostra posizione di tirocinio del bando MdT?Noi cerchiamo una persona che abbia davvero un forte desiderio di fare un'esperienza all'estero, quindi guarderemo con interesse sopratutto chi già ha passato qualche periodo in altri Paesi, perché pensiamo che possa essere più allenato ad adattarsi a contesti internazionali. E poi cerchiamo qualcuno che abbia proattività e capacità di integrazione nel team working, e… una scintilla di passione per Ferrero.intervista di Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Da oggi aperto il nuovo bando del Master dei Talenti: 75 stage a cinque stelle per i migliori neolaureati di Piemonte e Val D'Aosta- Occupati e ben pagati: ecco l'identikit di chi ha partecipato al Master dei Talenti della Fondazione CRTE anche:- Francesco Imberti, dalla Cina con amore (per il cibo italiano)- Paola Laiolo, da Torino a Bruxelles inseguendo l'Europa- Chiara Santi, grazie alla CRT ho scoperto la sicurezza sul lavoro e me ne sono innamorata- Due parole con Andrea Martina, ideatore della campagna di comunicazione Master dei Talenti 2009

«Con due tutor e un mentor, seguiremo i tirocinanti CRT passo per passo nella loro avventura spagnola»: quest'anno anche Everis è nel bando del Master dei Talenti

La sinergia tra la Repubblica degli Stagisti e la Fondazione CRT ha portato quest’anno due aziende del Bollino OK Stage dentro il bando 2010 del Master dei Talenti, destinato ai migliori neolaureati degli atenei piemontesi e valdostani. Una delle aziende è Everis, che ha dato la sua disponibilità per ospitare due stagisti in Spagna per 12 mesi, dal maggio del 2010 al maggio del 2011 – uno nella sede centrale di Madrid e uno in quella di Siviglia. Nel bando le posizioni di tirocinio sono la numero 22 e la numero 23 (per tutte le informazioni dettagliate clicca qui). La Fondazione erogherà un rimborso spese di 1800 euro lordi al mese (più o meno 1500 netti); in più Everis come «cofinanziamento» fornirà ai tirocinanti i buoni pasto. La Repubblica degli Stagisti ha fatto il punto con Victor Lopez-Barrantes, che si occuperà di selezionare i candidati e di accompagnare i prescelti nel percorso. Lopez-Barrantes, 32 anni, ingegnere delle telecomunicazioni con master in finanza, lavora in Everis da sette anni e da due vive a Roma.Cosa andranno  a fare i due tirocinanti?Li tratteremo in tutto e per tutto come se fossero dipendenti "praticanti", anche se naturalmente li coccoleremo perché non hanno esperienza. Avranno l'opportunità di seguire progetti di system integration e imparare la metodologia di lavoro: quali sono le diverse fasi del progetto, documentazione, analisi, disegno, sviluppo e test. Oltre a queste competenze hard, poi, ci saranno quelle soft: lavorare in squadra, stabilire relazioni con i team di supporto, interloquire con i clienti. Ognuno di loro farà riferimento a un capoprogetto che lo guiderà nel corso del tirocinio; di solito si lavora in squadre di 5-6 persone, formate in maggioranza da ingegneri ma anche da matematici e fisici. Uno dei tirocinanti andrà a Madrid, dove dal 1996 c'è la sede centrale di Everis [nell'immagine a sinistra]. Lì lavorano oltre 2500 dipendenti; il palazzo è al nord della città, in una zona di recente costruzione, molto ben collegata con autobus e metropolitana. A Madrid lavoriamo con Telefónica, Banco Santander, BBVA - Banco Bilbao Vizcaya Argentaria… Invece il tirocinante che verrà selezionato per Siviglia avrà l'opportunità di fare esperienza sopratutto con clienti della pubblica amministrazione: infatti quella sede, che esiste dal 2001 e conta circa 300 dipendenti, svolge progetti principalmente per la junta, cioè il governo regionale dell'Andalusia. Chi sarà il tutor degli stagisti?Non ne avranno uno, ma tre!  Il primo, come accennavo, sarà il capoprogetto, che ha in carico la crescita di tutte le persone che stanno lavorando a un determinato progetto, stagisti compresi. Per ogni tirocinio che attiviamo in Everis sono sempre previste due valutazioni formali, una a metà percorso e una alla fine: si tratta di due documenti scritti che naturalmente vengono consegnati anche al tirocinante e che contengono le valutazioni sui punti di forza e debolezza. A livello informale, poi, circa una volta al mese e comunque ogni volta che si presenta un problema il capoprogetto fa il punto della situazione con il tirocinante sul suo lavoro. A questa prima fase di tutoraggio se ne affianca un'altra: il mentor. Questa è una particolarità di Everis: ciascuno di noi dipendenti ne ha uno – tranne il presidente e fondatore, Fernando Francés, che è… il mentor di stesso! Il tirocinante conoscerà il suo mentor il primo giorno, quando gli verranno spiegati la sua collocazione, le sue mansioni, i suoi punti di riferimento; e lo incontrerà poi di nuovo alla fine del percorso. Il terzo livello di tutoraggio sarò io: per questi stagisti internazionali sarò la figura di coordinamento speciale. Ci è sembrato importante dare un punto di riferimento anche perché è il primo anno che partecipiamo all'iniziativa del Master dei Talenti.Siete coinvolti in progetti simili a questo?Ne abbiamo uno simile con il Brasile e con la Polonia, ma è interno all'azienda: i neoassunti di quelle sedi "nuove" vengono a Madrid per periodi tra i 6 e i 12 mesi per imparare la metodologia di lavoro. Però non sono tirocinanti: sono a tutti gli effetti dipendenti di Everis.Ospitate abitualmente stagisti nelle vostre sedi spagnole?Sì: sempre studenti universitari o laureandi. Diamo un rimborso simile a quello che eroghiamo in Italia, con alcuni correttivi perché ce ne sono alcuni che fanno stage part-time. In Spagna il sistema è diverso: gli stagisti, poiché non sono ancora laureati, non possono lavorare su progetti che coinvolgano clienti, e quindi vengono inseriti su progetti interni. Invece i tirocinanti CRT, essendo già laureati, potranno fare un'esperienza a 360 gradi, seguendo progetti "reali" con clienti veri!Ci fa un quadro della vita a Siviglia e a Madrid?Beh, il tirocinante che verrà destinato a Siviglia si divertirà molto di più: c'è una grande vita sociale e le ragazze sono molto più belle – lo dico perché mia moglie viene da lì... A parte gli scherzi: la vita è bellissima in entrambe le città, si vive benissimo, e non lo dico perché sono spagnolo! Come costo della vita Madrid è leggermente più cara di Siviglia, comunque entrambe non sono lontane da Roma. A Siviglia un monolocale in affitto costa 600-700 euro al mese, nella capitale 800. Ma di solito i ragazzi prendono un grande appartamento in condivisione: in questi casi, affittare una stanza costa sui 300-350 euro. A Siviglia in estate fa un caldo da morire, il prescelto del tirocinio 23 deve essere pronto a temperature torride: in Everis a luglio e agosto si lavora dalle 8 alle 15 per evitare la calura [nell'immagine a destra, la sede andalusa]! Madrid invece è una città enorme, ambientarsi forse potrà essere un po' più difficile: ma noi in Spagna siamo socievoli, e poi in Everis ci sono tantissimi dipendenti sotto i trent'anni – l'età media sta intorno ai 28. Quindi i ragazzi non avranno sicuramente problemi ad ambientarsi e a farsi nuovi amici.Al di là della laurea in informatica o ingegneria, quali sono le caratteristiche che Everis cerca in questi due giovani?Sarò proprio io, insieme ai responsabili People – così noi chiamiamo le nostre risorse umane – di Madrid e di Siviglia, a fare i colloqui per scegliere i tirocinanti CRT. Noi in Everis diciamo "attitude makes the difference": ecco, in ogni persona che lavora da noi cerchiamo questo principio. Da Francés allo stagista, a tutti chiediamo ottimismo, orientamento al cliente, motivazione, entusiasmo.Intervista di Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Da oggi aperto il nuovo bando del Master dei Talenti: 75 stage a cinque stelle per i migliori neolaureati di Piemonte e Val D'Aosta- Occupati e ben pagati: ecco l'identikit di chi ha partecipato al Master dei Talenti della Fondazione CRT- Due parole con Andrea Martina, ideatore della campagna di comunicazione Master dei Talenti 2009E anche le storie degli ex tirocinanti:- Chiara Santi, grazie alla CRT ho scoperto la sicurezza sul lavoro e me ne sono innamorata- Antongiuseppe Stissi, un ingegnere piemontese sul treno per Pechino- Francesco Imberti, dalla Cina con amore (per il cibo italiano)- Paola Laiolo, da Torino a Bruxelles inseguendo l'Europa

«E’ vero, abbiamo mandato i nostri stagisti a volantinare: ma eravamo in buona fede. E non lo faremo più». La replica del direttore del Macro di Roma

Luca Massimo Barbero, 46 anni, torinese, dal marzo del 2009 ha preso la direzione del museo d'arte contemporanea di Roma – il Macro – che dopo un paio d'anni di chiusura per ristrutturazione ha riaperto i battenti il 16 maggio 2009. Il museo ha uno staff a tempo indeterminato di una sessantina di dipendenti e ospita abitualmente stagisti, tra cui anche quello che ha contattato la Repubblica degli Stagisti lamentandosi di essere stato messo a fare volantinaggio e a svolgere altre mansioni poco adatte a un laureato. Direttore, come gestite i vostri stage?Gli stagisti vengono inseriti in vari settori, solitamente per tre mesi. In media uno stage su tre viene prorogato per tre mesi aggiuntivi. Questo strumento è molto importante per i musei; io vengo tra l'altro da un'esperienza, presso la Guggenheim di Venezia, dove veniva utilizzato molto.Quali sono i requisiti per fare uno stage al Macro? Al momento prendiamo quasi solo laureati, specialmente in Conservazione dei beni culturali, Architettura, Comunicazione e relazioni esterne – ma non abbiamo preclusioni rispetto alla tipologia di laurea. Purtroppo riscontriamo alcune difficoltà nell'ospitare studenti delle Accademie d'arte, un po' per problemi organizzativi, un po' perché c'è una certa conflittualità tra il connotarsi come artisti e il fare esperienza in una struttura espositiva. La realtà italiana è in questo molto diversa, per esempio, da quella americana, in cui l'artista è disponibile ad imparare anche come si allestisce e si promuove una mostra.In generale, quali sono le attività che fate svolgere agli stagisti?A partire dal primo colloquio cerchiamo di andare incontro alle esigenze del giovane e ai suoi desiderata. Alcuni vengono e chiedono specificamente di lavorare nella didattica, oppure nella mediateca. Oggi poi vorrebbero tutti fare i curatori! Però l'allestimento di una mostra non si ferma a quello, c'è tanto lavoro altrettanto interessante dietro le quinte, e lo stage permette di scoprirlo. Ho avuto molti stagisti che alla fine dello stage sono venuti a ringraziarmi per aver avuto la possibilità di conoscere questo ambiente.Un lettore della Repubblica degli Stagisti si è però rivolto al nostro servizio "Help" segnalandoci di aver fatto uno stage molto deludente presso il Macro, ed essere stato mandato in giro per Roma ad attaccare manifesti e a distribuire volantini per le strade. Posso sapere chi è?No, direttore. Questo lettore ci ha chiesto la massima riservatezza. Tornando alla domanda: lei pensa che queste mansioni siano adatte a uno stagista laureato?Questo che posso dirle è che io stesso sono andato in giro per la città a portare manifesti, lo faccio abbastanza spesso e sono anche laureato. Forse anche questo "signor non so" avrà portato manifesti…In effetti questa persona non è un "signor non so": la Repubblica degli Stagisti conosce il suo nome e cognome, è una persona che esiste davvero, non è un anonimo.Non lo è per lei: per me lo è.Sì, è vero, ma non vuole venire allo scoperto perché ha timore di subire poi qualche ritorsione nell'ambito dei musei.Ma si figuri, qui nessuno fa ritorsioni su nessuno!Allora, lei diceva: anch'io, da direttore, vado in giro a portare manifesti.Sì: lo facciamo tutti. Generalmente chiediamo se possiamo mandare dei ragazzi a portare volantini, locandine, cartoline. Non è che gli stagisti vengano spediti d'ufficio a fare questo: chi lo vuole fare volontariamente può farlo. Qui alla persona è stato detto "Stamattina le tue mansioni di stage sono di andare ad attaccare manifesti in questa strada". La Repubblica degli Stagisti ha visionato la documentazione fotografica di questa attività e anche una mail in cui un vostro dipendente impartiva allo stagista indicazioni in merito.Sì, ma non le definiamo mansioni, lo chiediamo e i ragazzi che vogliono lo fanno. Le ripeto, l'ho fatto anch'io.Sì, però lei è stipendiato dal museo. Secondo lei è una mansione che può essere adatta a uno stagista laureato?Non è una mansione: però può essere accaduto, sempre a chi ha voglia di farlo. E non penso che sia svilente.Ci sono stati casi in cui il lettore-stagista è rimasto fino a tarda sera al museo, per presenziare a eventi notturni con mansioni di accoglienza del pubblico, guardiania di sala e supporto al servizio bar - catering. Secondo lei anche queste mansioni sono adatte?No, supporto bar - catering proprio no. Se ci sono degli eventi speciali si chiede ai ragazzi se vogliono restare, ma noi abbiamo tutto il nostro personale Zetema per la guardiania e non possiamo chiedere a esterni. Se vogliono i ragazzi possono dare una mano nella hall o negli spazi che sono aperti al pubblico, ma al bar proprio no. Nella convenzione di stage c'era scritto che l'orario era dalle 9 alle 23, lasciando sottintendere che gli stagisti fossero tenuti a presenziare fino a tarda ora qualora ci fossero eventi.Il nostro museo è aperto fino a quell'ora ma ciò non vuole affatto dire che gli stagisti debbano stare dalle 9 alle 23. E a volte di sera ci sono delle attività che riguardano direttamente il percorso formativo degli stagisti. Quando c'è una inaugurazione lo diciamo ai ragazzi e facciamo una lista con i nomi di quelli che si vogliono fermare: per loro è un momento per incontrare il pubblico. In luglio abbiamo organizzato delle serate presso la videoteca della mediateca, ogni martedì  dalle 8 alle 11 di sera, per mostrare i cento video che avevamo ritrovato. Quelli sono stati i momenti più pubblici per alcuni degli stagisti, quelli che lavoravano su quel progetto, e quindi i ragazzi si sono fermati con gran piacere.Una cosa è stare perché si vuole stare, un'altra è stare per dover fare guardiania di sala, o supportare i baristi.No baristi proprio no, non mi risulta.Direttore, una terza lamentela dello stagista riguarda espressamente la sua persona: indicato nella convenzione di stage siglata tra il museo e l'università come il "tutor", lei però non avrebbe interagito praticamente mai con lui e con gli altri stagisti, delegando le funzioni di tutor in tutto e per tutto a un suo collaboratore. Quante ore dedica in media ogni mese alla formazione degli stagisti?Le ore non lo so, però posso dirle che proprio ora ho finito un giro di due ore e mezza con gli stagisti del cantiere, e che ogni lunedì facciamo gli incontri con gli stagisti. Specialmente per quanto riguarda quelli inseriti nelle sezioni curatoriale, mediateca e pubbliche relazioni io ci passo ore ogni settimana: c'è chi dice che sono quasi ossessionato dalla presenza in museo. Con alcuni stagisti mi incontro quasi ogni giorno; poi dipende anche molto da chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto. Sono sorpreso di essere stato contattato da lei, perché dagli stagisti ricevo più che altro sorrisi.Un'altra nota dolente – questa però assolutamente comune alla maggior parte degli uffici pubblici – è che voi non prevedete nessun rimborso spese per i vostri stagisti. Invece alcuni enti lo prevedono. Lei ci ha mai pensato?Ci ho pensato, e anche fortemente. Il problema è che i fondi della Sovrintendenza per questo genere di gettoni non sono stati neanche lontanamente preventivati. Io mi sto attivando per riuscire ad ottenere qualche fondo privato per questo: non sarà così facile attivarlo, ma ci voglio provare. Quindi lei nel 2010 si ripromette di lavorare sull'obiettivo del rimborso spese per gli stagisti.Sì, anche perché secondo me darebbe un senso di appartenenza, e renderebbe possibile anche una mobilità maggiore: se ci fosse un piccolo gettone, magari qualcuno potrebbe potersi spostare qui a Roma da altre città.  E poi perché per noi il programma di stage è in fieri: cerchiamo continuamente di migliorarlo.Un altro aspetto solitamente importante è la possibilità di ottenere un lavoro al termine dello stage, che negli enti pubblici è sempre molto esigua. Il lettore ci ha parlato di una promessa implicita legata al progetto che il Macro si trasformi in fondazione che possa quindi diventare più semplice fare assunzioni anche al di fuori delle procedure concorsuali tipiche degli enti pubblici. Lei ne era a conoscenza?Ma lei pensa che un direttore o un responsabile stage di un museo possano fare una promessa implicita?Questa cosa è stata contestualizzata con molta precisione dal lettore: l’argomentazione sarebbe servita in varie occasioni a convincere gli stagisti ad "allungare" il periodo di stage, accettando la proposta di proroga.In effetti al mio arrivo l'assessorato aveva ventilato l'ipotesi di trasformare il museo in una fondazione. Ma da qui a quando, chi lo sa… Quanto tempo servirebbe per costituire una fondazione a partecipazione e gestione mista, anche solo dal punto di vista burocratico? E poi, chissà, forse si trattava solo di una sirena politica, a cui non prestare troppa attenzione. Con una fatica abbastanza inumana, malgrado non possiamo assumere, noi qualche piccolissimo contratto di collaborazione cerchiamo di farlo. Tra l'altro non mi sembra che gli stessi stagisti manifestino questo desiderio così forte di essere assunti: alcuni sono ancora all'università, altri sono già laureati ma non hanno mai espresso questa necessità dell'impiego.Però in qualche raro caso lei dice che il contratto salta fuori per qualche ex stagista.Forse in un caso, sì. Anche questo è uno dei miei obiettivi, anche se non è facile perché siamo sempre legati alla Sovrintendenza.Vorrei chiudere tornando all'argomento più spinoso, e cioè quello della distribuzione di locandine in giro per la città. La scorsa estate, in concomitanza con la riapertura del museo, abbiamo cercato di avvicinare i giovani e in quest'ottica vanno iscritte le operazioni come la distribuzione di volantini in giro per la città. Per questo avevo chiesto ad alcuni di andare a poggiare un po' di volantini nei luoghi delle loro università, per raggiungere i giovani e farli partecipare ai nostri eventi. Forse da parte mia ingenuamente.Se la sente di promettere alla Repubblica degli Stagisti che non manderà più i suoi stagisti a far volantinaggio?Sì, me la sento molto volentieri di prometterlo.Intervista di Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Stage al museo con volantinaggio, la richiesta di help di un lettore arrabbiato- «Non abbiamo ispettori da mandare nelle aziende»: parla il responsabile dell'ufficio stage dell'università CattolicaE anche:- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»

«Non abbiamo ispettori da mandare nelle aziende»: parla il responsabile dell'ufficio stage dell'università Cattolica

Quando al museo gli hanno messo in mano le locandine, chiedendogli di andare a distribuirle per la città, Denis [nome di fantasia] ha subito contattato l’ente promotore dello stage – la sua università, la Cattolica di Milano. Che ha però deciso di non intervenire, limitandosi a ricordare al neolaureato che poteva interrompere lo stage in qualsiasi momento se lo riteneva opportuno. E anche quando lui, dopo aver seguito il consiglio, ha inviato un dettagliato fax in cui elencava le mansioni "improprie" che gli erano state affidate, l’ufficio stage ha scelto di non mettersi in contatto con il museo per chiarire la situazione. Come mai questo comportamento? La Repubblica degli Stagisti lo ha chiesto a Roberto Reggiani, da oltre dieci anni responsabile dei servizi Stage e placement e Orientamento e tutorato della Cattolica. Come mai non siete intervenuti, magari anche semplicemente facendo una telefonata esplorativa al museo?Noi preferiamo evitare di fare maternage ai nostri stagisti. Una persona maggiorenne ha il diritto e il dovere di gestire i rapporti con l’ente ospitante in completa autonomia.E non controllate che gli stagisti ricevano una formazione adeguata e che gli enti ospitanti rispettino la normativa?No. Nell’attivare uno stage abbiamo alcuni vincoli: dobbiamo occuparci della posizione Inail e dell’assicurazione rc, assolvere l’obbligo di comunicazione a sindacati e ispettorati del lavoro. Ma non abbiamo poteri ispettivi nei confronti dell’ente ospitante. Cosa fate allora quando i vostri studenti vi segnalano che qualche azienda si comporta male?Possiamo arrivare a sospendere la convenzione, ma solo dopo reiterate segnalazioni, almeno tre. In questi casi, spediamo una lettera all’ente ospitante invitandolo ad attivare tirocini con altre università e non più con la nostra. A volte l’ente si difende facendo testimoniare gli ex  stagisti felici, magari anche assunti. Insomma, se qualcuno non si trova bene in un posto a volte è per un problema suo: magari non è in grado di lavorare, di gestire una certa situazione. Io non ho ispettori da inviare per fare verifiche e scoprire se davvero c’è qualcosa che non va. Talvolta c'è anche il dubbio che i tirocinanti si possano mettere d’accordo per fare segnalazioni false. Ma penso che questo, tranne qualche mitomane, succeda raramente. Rispetto al museo Macro quindi voi non avevate mai ricevuto segnalazioni.No, non avevamo mai avuto segnalazioni. Ma il problema, comunque, è un altro. E cioè?Il decreto che regolamenta i tirocini, il dm 142/1998, ormai ha più di dieci anni ed ha una lacuna enorme: non ha dato la possibilità di verifiche incrociate sui dati anagrafici e finanziari delle aziende. Capita che aziende con trenta dipendenti prendano addirittura 6-7 stagisti, quando il massimo sarebbe tre. E come fanno? Ne prendono uno di qua e uno di là, da ogni università, e nessuna può sapere delle altre. Qui sarebbe il tirocinante a dover segnalare la situazione, ma non tutti lo fanno, e quindi le verifiche scattano raramente. Ogni università, Inail, Regione, sindacato ha il suo database, e gestisce i suoi dati a livello locale anziché nazionale. Il controllo ne risulta inevitabilmente parcellizzato; l’ispettorato del lavoro riceve tutte le informazioni e dovrebbe andare a fare qualche controllo, anche solo sul livello numerico del rispetto della norma, ma lo fa di rado. Si potrebbe risolvere il problema con un database comune con un flusso di dati costantemente aggiornato.Il ragazzo si è lamentato anche del progetto formativo, molto generico.In nessun contratto vengono scritte tutte le mansioni con precisione. Insomma, qui non stiamo parlando di bambini a cui tenere la manina, stiamo parlando di laureati! Andando avanti di questo passo, a cinquant’anni anni ancora penseranno che ci debba essere qualcuno che li deve tutelare. È evidente che siamo tutti d’accordo che non è il massimo che un neolaureato faccia volantinaggio. Ma il controllo non deve passare attraverso l’università. Coordino una struttura in cui siamo in sette, di cui due part-time, e dobbiamo gestire 6mila tirocini all'anno. Siete troppo pochi, dunque.E sul nostro portale solo l’anno scorso sono stati pubblicati 12mila annunci. Abbiamo migliaia di inserzionisti, non possiamo controllarli tutti. Sta a ciascun giovane verificare se le condizioni sono rispettate. Ai ragazzi possiamo dare la canna da pesca, non il pesce: cioè gli strumenti, non il risultato. Invece loro spesso non solo consapevoli, non partecipano agli incontri propedeutici che organizziamo qui in ateneo, vengono dicendo semplicemente «ho un foglio da far firmare». Sono annoiati dalle nostre raccomandazioni e indicazioni: attivano un tirocinio quasi con meno attenzione di quella che prestano a dove andare in vacanza.E poi quando si trovano in difficoltà non sanno come comportarsi. Il neolaureato che non si trovava bene al Macro ha fatto bene ad andarsene?Certo: ci sono costi psicologici nel trascinare avanti un’esperienza di tirocinio che non dà costrutto, bisogna avere coraggio. Se stai facendo delle cose che non ti fanno crescere, meglio interrompere. Non val la pena di perdere tempo: un po’ come lasciare una fidanzata a cui non si vuole più bene. Il ragazzo quindi ha fatto benissimo a interrompere lo stage, una mansione come il volantinaggio non era certo finalizzata all’acquisizione di ulteriori competenze. La cosa che mi dispiace di più è anzi quando ci mettono troppo a reagire, e perdono tempo. Ultimamente ho ricevuto una segnalazione da un ex studente che per nove mesi ha continuato uno stage che non lo convinceva. Avrebbe dovuto interromperlo molto prima! Anche un’esperienza negativa può risultare utile?Sì, perchè almeno il giovane imparerà la lezione e starà ben attento, in futuro, a non fare altre esperienze frustranti: sarà più preparato per fronteggiare le situazioni. Il tirocinante che trova l’ombrello che lo protegge, invece, probabilmente non svilupperà queste capacità di difesa.Intervista di Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Stage al museo con volantinaggio, la richiesta di help di un lettore arrabbiato- «E’ vero, abbiamo mandato i nostri stagisti a volantinare: ma eravamo in buona fede. E non lo faremo più». La replica del direttore del Macro di RomaE anche:- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»- Intervista a Paolo Weber: «Gli ispettori a Milano vigilano anche sugli stage, ma quanto è difficile»- I controlli degli ispettori del lavoro sull’utilizzo dello stage nelle imprese – la grande inchiesta della Repubblica degli Stagisti

Maurizio Del Conte, professore di diritto del lavoro della Bocconi: «L'emendamento ai superstage avrà ricadute negative sulla Calabria»

Non c’è alcun dubbio che nel caso della Calabria ci sia un vizio iniziale di forma e sostanza, che si sta trascinando nel tempo a prescindere dalla forma che verrà adottata per stabilizzare i  cosiddetti "voucheristi". Lo strumento dello stage è stato impiegato al di fuori della sua finalità e c’è tutta una serie di elementi che ne snaturano l’essenza». Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro presso l’università Bocconi di Milano, commenta così per i lettori della Repubblica degli Stagisti gli ultimi sviluppi della vicenda dei superstage calabresi: un emendamento alla legge di bilancio pensato per favorire la prosecuzione del rapporto lavorativo tra i partecipanti al progetto e gli enti pubblici locali. In pratica gli enti riceverebbero 10mila euro l’anno per ogni ragazzo inserito con contratti a tempo determinato o di altro genere; nel frattempo avrebbero modo di riorganizzare le mappe dell’organico e indire i concorsi per l’assunzione definitiva, aperti a tutti ma pensati per ricalcare perfettamente i profili dei futuri ex stagisti. Costo complessivo dell’operazione, oltre 9 milioni di euro.Professore, in cosa consiste questo "vizio di forma e di sostanza"?Anzitutto nella platea di stagisti, gente che in molti casi ha già una sua professionalità e che non va presso l’ente ad acquisire competenze nuove o specifiche, ma semplicemente nella prospettiva di ottenere un posto di lavoro fisso. I tirocini formativi dovrebbero dare una specializzazione ulteriore a giovani laureandi o neolaureati: il Programma voucher, invece, segue un processo opposto di “appiattimento” dei talenti all’interno della pubblica amministrazione, e per di più ha davvero una durata abnorme. In linea di massima, poi, gli stage sono solitamente retribuiti con indennità di importo contenuto: qui parliamo di mille euro, che in Calabria sono ben più che un rimborso spese. Chi difende il Programma Stages - poi ribattezzato Programma Voucher - e il successivo emendamento sostiene che serva a creare occupazione in un contesto sociale difficile.Il programma, alla fine, porterà pure in Calabria occupazione per 300 persone, ma parte da presupposti sbagliati e avrà un effetto negativo per il territorio. Si andranno a sottrarre dei giovani con curriculum di eccellenza al tessuto produttivo della regione, inserendoli negli enti locali grazie a un intervento dalla logica assistenzialista. Se si arrivasse a delle assunzioni a pioggia, per assorbire gli ex-tirocinanti le pubbliche amministrazioni bloccheranno per chissà quanto tempo la creazione di altri posti di lavoro. Al tempo stesso, il mercato locale del lavoro sarà prosciugato delle sue migliori risorse, che dovrebbero invece competere sulla scena locale e nazionale. Ritiene che le forme specifiche adottate dall'emendamento possano sanare questa situazione?Faccio fatica a immaginare un qualsiasi disegno che non sia portatore di questo vizio iniziale, anche attraverso un concorso pubblico. Gli enti locali dovranno creare criteri di selezione che guarda caso vadano a includere proprio queste 300 persone e non altre. Certo, è evidente che si può sempre creare una corsia privilegiata per attribuire un punteggio più alto in graduatoria ai “voucheristi”, e poi costruire un percorso ad hoc che faccia di questo punteggio proprio la base per arrivare all’assunzione. Chi ne resta fuori, però, potrebbe fare ricorso e chiedere alla Regione: “Perché non apri anche a me un percorso di stage di 24 mesi?”.Andrea Curiat Per saperne di più, leggi anche: - Superstage calabresi, in arrivo un emendamento-traghetto verso l'assunzione- Superstagisti calabresi assunti? Una bella notizia solo in apparenza - l'editoriale di Eleonora Voltolina- I consiglieri Giamborino e Borrello: «Niente proroghe ai superstage, i ragazzi vanno assunti: ci riduciamo lo stipendio per incentivare gli inserimenti»