Categoria: Editoriali

L'intramontabile Marcello Lippi e la disfatta ai Mondiali: c'è bisogno urgente di un ricambio generazionale

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un Paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti.[E grazie ad Arnald per la vignetta]L’uscita ingloriosa della nazionale di calcio italiana dal Mondiale fornisce lo spunto per una riflessione sui meccanismi perversi che regolano il ricambio generazionale nel nostro Paese. La nostra classe dirigente nel migliore dei casi è costituita da persone come il sessantaduenne Marcello Lippi. Grandi vecchi che pensano di essere intramontabili, di essere la soluzione adatta per tutte le stagioni. Hanno magari ottenuto successi importanti in passato, e per Lippi è stato senz’altro così, ma non capiscono quand’è il momento giusto per mettersi da parte. E così, un Paese che ha tutte le potenzialità per crescere, si ritrova guidato da persone con una storia alle spalle ma poca visione di quello che serve per vincere le sfide del presente e del futuro. Il mondo cambia sempre più velocemente, mentre la nostra classe dirigente è sempre più ostinata a mantenere le sue posizioni. Non capendo che i fattori che hanno determinato il successo di ieri non garantiscono necessariamente il successo di domani. In questo modo si lascia però anche poco spazio alle nuove generazioni e alla possibilità di innovare l’approccio verso le nuove sfide, che rimettono sempre in discussone le vecchie soluzioni. Questo significa anche rischiare e quindi poter sbagliare. Ma l’errore di un giovane che sperimenta è utile perché consente di imparare e crescere. L’errore di un vecchio serve solo per finire ingloriosamente una carriera.Aiutiamo allora i grandi vecchi a non fare la fine di Lippi, facendo del male a se stessi e al Paese. Si potrebbero proporre anche scelte drastiche. Come ad esempio, stabilire che dopo i sessant’anni si lascino le cariche più importanti, potendo ricoprire ruoli che valorizzino l’esperienza - come supporto e consiglio - ma non siano direttamente decisionali. Si dirà che così facendo si rischia di privarsi di alcuni anziani ancora in grado di svolgere ad alto livello una funzione di leadership. Forse sì, ma io penso sia molto maggiore il danno attuale dei troppi illustri e meno illustri intramontabili che non ci stanno a farsi mettere da parte tenendo in ostaggio la crescita del Paese e frenando l’emergere di visioni ed idee nuove.Alessandro RosinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Solo otto consiglieri regionali under 35 eletti in Lombardia: giovani senza rappresentanza e senza voce- Bamboccioni? Nel libro «L'Italia fatta in casa» Alesina e Ichino spiegano di chi è la colpaE gli ultimi di Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari- Sanremo e l’arte del finto rinnovamento: spazio ai giovani (vedi Valerio Scanu) a patto che abbiano dietro un grande vecchio (vedi Maria De Filippi)- La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti

Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti. L'editoriale è stato pubblicato anche sulla pagina Facebook di Nidil - Cgil Milano, sindacato dei lavoratori atipici.Ad un certo punto ci si può anche stancare. M’immagino il giovane italiano come un incazzato al quadrato.In primo luogo, nei confronti delle generazioni più vecchie per la condizione in cui sono state messe le nuove generazioni. I dati dell’ultimo rapporto Istat sono un’ulteriore conferma di quanto i costi delle mancate riforme, del mancato sviluppo, della difesa ad oltranza dei piccoli interessi di parte, siano state fatte ricadere sui più giovani. Che ora si trovano con un enorme debito pubblico sulle spalle, con scarse opportunità occupazionali e di remunerazione, con futura pensione da fame, con un sistema di welfare che fa acqua da tutte le parti. Costretti a trent’anni a dipendere ancora dai genitori perché il lavoro non c’è o è precario e si è sottopagati.In secondo luogo, incazzato anche nei confronti dei propri coetanei. Mi immagino, infatti, che l’ipotetico giovane si chieda: Come abbiamo potuto accettare che tutto accadesse? Lasciare che in questi quindici anni qualsiasi scelta politica fosse sempre sistematicamente a danno delle nuove generazioni? Dove eravamo noi giovani? Troppo immaturi per capire o per votare (e votare chi, poi)? Forse sì. Ma cosa possiamo fare ora? Certamente non limitarci a piangerci addosso.L’Italia ha bisogno di una piena partecipazione attiva dei giovani, non di giovani passivi e sfruttati. L’Istat dice che ci sono oltre due milioni di under 30 a spasso, che non lavorano e non studiano? Con un esercito così si potrebbe fare una rivoluzione, perché invece nulla accade? Perché non invadono simbolicamente una piazza? Perché non occupano pacificamente un palazzo del potere? Il giovane solo, che aspetta nella casa dei genitori che i tempi migliorino, è un perdente. Una generazione che si mobilita può ottenere qualsiasi cosa.Alessandro RosinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Giovani e disoccupazione, binomio sempre più stretto: l'Istat traccia un quadro cupo per le nuove generazioni in cerca di lavoroE anche:- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchi- Chance ai giovani, Bangladesh - Italia uno a zero. A quando anche qui un microcredito "alla Yunus" per aiutare i ragazzi a diventare indipendenti?

Giornalisti freelance, sì alla reintroduzione del Tariffario: ma i compensi minimi devono essere più realistici. E vanno fatti rispettare con controlli e sanzioni

Da una parte della barricata c'è l'Ordine dei giornalisti col suo Tariffario quasi irreale (e peraltro caduto in disuso). Dall'altra le centinaia di testate giornalistiche che pagano i collaboratori una miseria, come è emerso dalla ricerca «Smascheriamo gli editori» realizzata dal segretario del consiglio nazionale dell'Odg Enzo Iacopino. In mezzo ci sono migliaia di giornalisti, pubblicisti e professionisti, nella maggior parte dei casi giovani, che si arrabattano mettendo insieme collaborazioni da poche decine di euro a pezzo, che non si possono permettere di scovare le magagne o di criticare i centri di potere perché si sentono (e hanno) le spalle scoperte, che quando vanno a proporre un pezzo sono alla mercè non soltanto degli editori ma anche dei direttori e dei singoli caporedattori. Giovani che spesso alternano (con conseguenze facilmente intuibili e poco edificanti) l'attività giornalistica con quella di ufficio stampa, pur di riuscire a mettere insieme uno stipendio decente. E' il momento di fare chiarezza, e dire con coraggio che un articolo non vale né 342 euro né 2,50. Nessuno dei due prezzi è giusto: né quello esoso suggerito dal Tariffario, che molti giornali non vogliono o non possono pagare, né quello miserevole che alcune testate impongono ai propri collaboratori, sicure che nessuno avrà il coraggio di denunciare e soprattutto che né l'Ordine né il sindacato avranno il potere di sanzionare.Il Tariffario del resto è il frutto dell'organo che l'ha prodotto. L'Ordine è composto in prevalenza di giornalisti coi capelli bianchi, spesso pensionati, e ha per questo parecchia difficoltà a comprendere la realtà di oggi. Ragiona ancora con gli schemi di qualche anno fa e stenta a capire che accanto ai giornalisti di vecchia data, ben protetti dall'articolo 1 del contratto di lavoro che li mette al riparo da licenziamenti (e giudizi sull'efficienza e la qualità del loro lavoro) e sicuri di ricevere alla fine del mese un ottimo stipendio, vi è una schiera sempre più folta di giornalisti freelance, tenuti fuori dalle redazioni e sottopagati, per i quali i compensi minimi indicati nel Tariffario sono quasi uno schiaffo. Uno sberleffo alla loro situazione: come potete dire che dovrei essere pagato 100 euro per ogni articolo, se non riesco a convincere il giornale a darmene nemmeno 20?Allo stesso modo, gli editori hanno buon gioco a eludere compatti una regola se essa è irragionevole: e la legge della domanda e dell'offerta rafforza la loro posizione, perché hanno a disposizione tanti - troppi - giornalisti disposti a lavorare per poche briciole pur di vedere la propria firma sulla pagina. Nel caso del web il problema si eleva a potenza: in questo settore sono davvero poche le testate che si comportano bene e rispettano il valore del lavoro giornalistico. La Repubblica degli Stagisti è fra questi, e ne va fiera: paga mediamente 40 euro lordi per ogni articolo, il che non è ancora perfettamente in linea con quanto suggerito dal Tariffario 2007, ma è il doppio o addirittura il triplo di quanto la maggioranza delle testate web (tra cui anche molte blasonate) paga i collaboratori. Buona, ottima idea sarebbe quella di ripristinare il Tariffario. Ma a due condizioni: aggiornarne i contenuti per renderlo aderente alla realtà, e dare all'Ordine o alla Fnsi precisi compiti (e poteri) di controllo e di sanzione nei confronti di quelle testate che non vi si adeguano. Rispetto al primo punto, la discussione è aperta. Qual è il prezzo giusto del lavoro giornalistico?Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Collaboratori pagati «a pezzo», qual è il prezzo giusto? Ecco cosa suggerisce il Tariffario con i compensi minimi per le prestazioni giornalistiche- Articoli pagati 2,50 euro e collaborazioni mai retribuite. Ecco i dati della vergogna che emergono da una ricerca dell'Ordine dei giornalistiE anche:- Da 250 a 600 euro: quanto costa diventare giornalisti pubblicisti e quali sono le altre differenze tra le varie regioni- Crisi dell'editoria: per i neogiornalisti il futuro è incerto - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti

Stagisti col bollino: le testimonianze positive dei giovani che hanno fatto un'esperienza nelle aziende del Bollino OK Stage

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui le aziende - dalle microimprese alle multinazionali - vengono incentivate a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Le loro storie verranno pubblicate, di settimana in settimana, per tutto il corso dell'estate. Obiettivo: dimostrare che un altro stage è possibile, e che che non tutti i tirocini sono uguali: vi sono imprese migliori di altre, che offrono percorsi formativi seri, rimborsi spesa dignitosi (almeno 500 euro al mese), e sopratutto concrete possibilità di assunzione dopo lo stage (almeno il 30%, quando la media nazionale rilevata da Unioncamere nell'indagine Excelsior sta purtroppo sotto il 10%).Ecco quindi le prime due storie di "stagisti col bollino", oggi felicemente assunti nell'azienda dove hanno svolto il tirocinio.- Laura Pagani: «Durante il mio primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»: Mi chiamo Laura Pagani e sono di Brescia. Ho 26 anni e da quando ho cominciato l’università vivo divisa tra Brescia e Milano. Una volta diplomata al liceo scientifico ho tradito il mestiere di famiglia (entrambi i miei genitori sono medici) e mi sono iscritta alla triennale in Relazioni pubbliche e pubblicità alla Iulm di Milano: mi sono quindi trasferita a Milano...- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»: Mi chiamo Alberto Riva, ho 28 anni e sono di Arquata Scrivia in provincia di Alessandria. Ho studiato al liceo scientifico tecnologico di Novi Ligure e poi mi sono iscritto ad Ingegneria biomedica a Genova: praticamente non ho neanche preso in considerazione altri corsi di laurea, perché questo sembrava garantire buone possibilità di trovare lavoro una volta terminati gli studi... E leggi anche le altre testimonianze:- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»

Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuro

Un anno è passato. Un anno da quando la Repubblica degli Stagisti si è trasformata da blog a sito, lanciando un manifesto delle idee - la Carta dei diritti dello stagista - e un progetto concreto per incidere sul mercato dei tirocini - il Bolllino OK Stage rivolto alle imprese che ospitano stagisti.Un anno è passato e voi siete triplicati. I lettori della Repubblica degli Stagisti infatti erano 10mila al mese nell'aprile del 2009, oggi sono oltre 32mila al mese. Ci scrivete - in redazione arrivano ogni settimana decine di email, a cui cerchiamo di rispondere sempre "ad hoc"!! - e vi confrontate sul nostro Forum: ad oggi ci sono quasi 400 discussioni aperte, di cui oltre 70 nella sezione "Storie di stage" dedicata a tutti coloro che vogliono raccontare la propria esperienza, esprimere opinioni o chiedere informazioni e consigli. Di voi sappiamo che avete quasi tutti meno di 35 anni, che avete spesso alle spalle un percorso universitario - più di nove su dieci una laurea! - e che vivete perlopiù in Lombardia, Lazio, Campania e Puglia. Sappiamo che la nostra newsletter arriva ogni settimana a più di 9mila indirizzi email, e che oltre 3mila tra voi sono anche iscritti al gruppo "Repubblica degli Stagisti" su Facebook. Ci piace dare spazio alle vostre avventure, sia positive sia negative, perché siano utili agli altri lettori e alimentino i dibattiti: per questo abbiamo raccontato oltre 40 storie di stage, e continuiamo instancabili a raccogliere le vostre voci.Cerchiamo di darvi il massimo: su questo sito ci sono al momento 270 articoli - di cui 28 editoriali, 76 notizie, 40 interviste, 49 approfondimenti, 15 video... - attraverso cui vi offriamo una panoramica sempre aggiornata e approfondita sulle migliori opportunità di stage (per esempio i bandi dei tirocini retribuiti più interessanti, come quelli alla Commissione e al Parlamento europeo), le evoluzioni della normativa, i dati ufficiali sul numero degli stagisti e sulla - ancora troppo scarsa… - efficacia degli stage dal punto di vista dell'inserimento lavorativo, i consigli degli esperti e molto altro. In più a settembre abbiamo aperto il servizio Help, attraverso il quale abbiamo agito con inchieste giornalistiche su casi in cui i lettori ci avevano contattati perché erano insoddisfatti o si sentivano presi in giro. E poi c'è il Bollino OK Stage, il nostro progetto concreto e tangibile di impegno per costruire un futuro migliore per gli stagisti italiani. All'inizio erano solo nove le aziende aderenti, oggi sono oltre trenta. Il loro numero aumenta di mese in mese, e solo dall'inizio del 2010 hanno aderito Tetra Pak, Continental Italia, Det Norske Veritas, Elation, Medtronic, Miele Italia,  fino alle ultime arrivate: l'agenzia per il lavoro Manpower, il gruppo chimico Mossi&Ghisolfi - Chemtex, la casa farmaceutica Astrazeneca, l'azienda di giocattoli Giochi Preziosi e la multinazionale Kimberly-Clark (quella della Scottex).Ogni azienda per aderire deve rispettare i criteri che noi abbiamo elaborato e sottoscrivere formalmente la Carta dei diritti dello stagista: questo vuol dire, per esempio, impegnarsi a pagare un rimborso spese dignitoso, a non utilizzare i tirocinanti come personale a basso costo, ad assumere almeno uno stagista su tre con un contratto di almeno 12 mesi. Solo ed esclusivamente le aziende che aderiscono al Bollino hanno la possibilità di pubblicare annunci su questo sito - lo hanno già fatto 125 volte in questo primo anno - che così è diventato uno "spazio protetto" dove avere la certezza che gli stage proposti hanno una qualità e delle condizioni migliori rispetto alla media.Il Bollino OK Stage è un modo che la Repubblica degli Stagisti si è inventata per migliorare l'universo stage senza dover aspettare nuove leggi (improbabile che arrivino, specialmente nel breve periodo, nonostante l'impegno encomiabile di alcuni politici - come per esempio il senatore Pietro Ichino). Con la Carta e col Bollino cerchiamo di proteggervi dalle truffe e dagli stage farlocchi, nella convinzione che partendo da piccoli progetti si possano realizzare grandi cambiamenti.Grazie per essere stati con noi in questo primo anno, e continuate a seguirci. Abbiamo tante idee per il futuro, e bisogno di voi per costruirle e realizzarle.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Il sito, la Carta, il Bollino: ecco le nuove ali della Repubblica degli Stagisti- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»- Prima assunzione attraverso il sistema degli annunci "protetti" della Repubblica degli Stagisti

Elezioni alle porte: se tutti votassimo un candidato giovane, entrerebbe un po' di aria fresca nei consigli regionali

Domenica e lunedì si vota in 13 regioni. E a prescindere dalle idee politiche di ciascuno di noi e dal partito che già abbiamo deciso di votare, c'è qualcosa di trasversale che possiamo fare per cercare di dare un nuovo corso alle cose. Possiamo dare la nostra preferenza a un candidato giovane.Perché? Perché la gerontocrazia sta ammazzando questo Paese. Perché ai giovani vanno date più opportunità. Perché è malsano che nelle stanze dei bottoni ci siano sempre e solo cinquanta-sessantenni. Perché è inaccettabile che alcuni consiglieri regionali stiano correndo in questi giorni per il loro terzo o addirittura quarto mandato: vuol dire che han già passato dieci o quindici anni in Consiglio regionale, vuol dire che le sedie han preso la forma del loro fondoschiena, vuol dire che sono legati a doppio filo a persone, enti, giornali e che questi legami sono cementati da anni o decenni di frequentazioni. Vuol dire che, salvo eccezioni, non hanno più nulla da dare alla politica in termini di idee nuove, innovazione, cambiamento. Hanno solo un grande patrimonio di esperienza, che però potrebbero - se fossero un po' meno egoisti - mettere a disposizione della società in altri modi, magari prendendo una posizione più defilata e supportando le nuove leve. Invece no. In Italia tutti restano abbarbicati ai posti di potere finché qualcuno non li obbliga a sloggiare.Eppure sulla porta ci sono tanti giovani bravi, preparati, volenterosi che spingono per entrare, che vorrebbero avere la loro occasione, che potrebbero portare una ventata d'aria fresca in questo o quel consiglio regionale. Giovani che fanno politica ogni giorno, nella maggior parte dei casi a livello locale, con volantinaggi, banchetti, congressi cittadini, sul web; e che qualche volta fanno già i consiglieri comunali, o provinciali, e dedicano alla politica il loro tempo libero e il loro entusiasmo.Le elezioni regionali hanno una particolarità rispetto alle politiche. Qui oltre alla crocetta sul partito si può mettere anche il nome del candidato preferito: è questa la "preferenza". Potrete votare il vostro partito senza problemi, la crocetta basterà a quello. Ma non mettete, perfavore, il nome dei soliti noti, i 4-5 del vostro partito del cuore che monopolizzano le trasmissioni tv e le interviste nei telegiornali e che fanno capolino su ogni muro della città da costosissimi manifesti 6x3; e non lasciate la preferenza in bianco, perché se rinuncerete a dare la vostra, il vostro voto verrà automaticamente convogliato sul nominativo "capolista", che solitamente è una cariatide e/o un consigliere regionale uscente. Con buona pace dei giovani, che ancora una volta verranno lasciati fuori dalla porta. Date la vostra preferenza a un giovane, a quello che vi sembra più capace, più sveglio, più serio.Insieme ad Alessandro Rosina, professore di demografia e autore del bel saggio "Non è un paese per giovani", e Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, autori del best-seller "Generazione mille euro", per queste elezioni abbiamo cercato di fare la nostra parte. Abbiamo messo in piedi il progetto "Lombardia 2010 - SPAZIO AGLI UNDER 35" (qui il link all'iniziativa), realizzando nella redazione della Repubblica degli Stagisti 32 videointerviste a giovani di tutti gli schieramenti politici  (9 della Federazione della Sinistra, 5 dell'IDV, 4 del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, 4 del Partito Socialista, 4 del Partito Democratico, 2 del Popolo della Libertà, 2 dell'Unione di Centro, uno dei Verdi, uno di Sinistra Ecologia Libertà e uno di Forza Nuova - l'unico partito non rappresentato è la Lega) che sono in questo momento candidati alle regionali in Lombardia. Un progetto pilota, che per le prossime competizioni elettorali speriamo di riuscire a esportare anche altrove, magari in collaborazione con altri siti internet.Questi 32 video sono stati visualizzati oltre 5mila volte in una sola settimana, dando alla maggior parte di questi candidati un'opportunità di far conoscere il proprio volto e le proprie idee che mai avrebbero avuto.  La fase decisiva, però, è quella di domenica e lunedì, nel segreto dell'urna. E io ho deciso: il mio voto, stavolta, lo darò a un giovane. Spero che molti altri lo facciano, e che ad aprile nei consigli regionali entri qualche faccia nuova.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Progetto Lombardia 2010, SPAZIO AGLI UNDER 35: videointerviste ai candidati più giovani delle prossime elezioni regionali- La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchiE anche:- Elezioni regionali alle porte: se qualche candidato se la sente di impegnarsi per i giovani, ecco le proposte della Repubblica degli Stagisti

Progetto Lombardia 2010, SPAZIO AGLI UNDER 35: videointerviste ai candidati più giovani delle prossime elezioni regionali

L'Italia non è un paese per giovani. In Italia le nuove generazioni hanno poco potere: economico, sociale, politico. Spesso vivono con stipendi al di sotto della soglia di sopravvivenza - la generazione mille euro, per l'appunto - costretti ad andare a bussare da mamma e papà per ogni imprevisto, e svolgono mestieri al di sotto delle loro aspettative e della loro preparazione. Talvolta sono costretti ad emigrare all'estero in cerca di prospettive migliori.Per questo, in vista dell'imminente scadenza elettorale in molte Regioni, la Repubblica degli Stagisti si è alleata con Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, autori del best-seller "Generazione mille euro", e con Alessandro Rosina, docente di demografia e autore del libro "Non è un paese per giovani".Per perorare una causa: spazio ai giovani. Con un sogno: vedere qualche under 35 in più nei consigli regionali. Il ricambio generazionale è fondamentale anche in politica, perché è dentro le istituzioni che si può agire sui meccanismi, legiferare, spostare fondi e destinare finanziamenti lì dove servono, ai giovani, per poter crescere.Ci siamo messi alla ricerca dei candidati under 35 della Lombardia, ne abbiamo trovati più o meno la metà, li abbiamo invitati a fare una videointervista. Sei domande uguali per tutti: le risposte le trovate tutte qui, in questi 30 video su StagistiTV.Non vogliamo dirvi di votarli perché sono giovani: ma vogliamo dar loro uno spazio alternativo, 2.0, per farsi conoscere e apprezzare per le loro idee. E a parità di merito, perché no, magari nel segreto dell'urna potrete decidere di dare la preferenza a uno di loro, anziché ai soliti anzianotti.Eleonora Voltolina

Mantenere i figli è un obbligo per i genitori, anche se sono adulti e vaccinati. Ma chi ci perde di più sono proprio i giovani

Di nuovo un tribunale decreta l’obbligo per un genitore di mantenere i figli. Anche se i pargoli sono ormai adulti, anche se hanno passato il quarto di secolo, anche se hanno scambiato l’università per un parcheggio e non danno segno di volersi impegnare per diventare economicamente indipendenti.L'ultimo caso è quello di un pensionato che si ritrova due figlie bamboccione – stando alla notizia su Corriere.it la prima ha 26 anni ed è al terzo anno fuori corso di giurisprudenza, la seconda ne ha 30 ed è addirittura al sesto anno fuori corso di sociologia. Il Tribunale di Roma gli ha ordinato di versare loro 1800 euro al mese, più del 70% della sua pensione. Perchè? Un mese fa era stato il Tribunale di Bergamo (qui la notizia Ansa) a pronunciarsi in maniera analoga dando torto a un padre, di professione artigiano, che da tre anni non manteneva più la figlia – attualmente 32enne e iscritta fuoricorso da otto anni alla facoltà di filosofia. Dovrà continuare a darle 350 euro al mese, così come aveva stabilito il Tribunale di Trento nel 1998 (quando la ragazza aveva vent’anni) fintanto che lei non si renderà – bontà sua – autosufficiente. Cioè potenzialmente per sempre.E anche un quarantenne, stoppato a febbraio nelle sue richieste dalla Corte d’appello di Milano, ha deciso di ricorrere alla Cassazione per farsi riconoscere il diritto di essere mantenuto: anzi in questo caso, siccome è figlio di un medico facoltoso, non si accontenta di briciole e pretende ben 2mila euro al mese più oltre 50mila di arretrati.Dalla Sicilia, fortunatamente,  un po' di buonsenso: lì il tribunale di Palermo si è trovato di fronte a una situazione simile – un padre consulente del lavoro che aveva smesso di mantenere il figlio, oggi 30enne, iscritto a Ingegneria ma disastrosamente indietro con gli esami – e ha dato ragione al genitore, secondo il principio che a una certa età una persona deve darsi una mossa e trovarsi un lavoro.Gli addetti ai lavori spiegano che è una sentenza della Cassazione del 2007 ad aver fatto scuola: «l'obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole dell'art.148 c.c. al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato non provi che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica (o sia stato avviato ad attività lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica), ovvero finché non sia provato che il figlio stesso, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all'autosufficienza, non ne abbia, poi, tratto profitto per sua colpa…» (Cassazione civile , sez. I, 11 gennaio 2007 , n. 407).Questa la cronaca – ora, tre considerazioni. Primo: essere mantenuti troppo a lungo da mamma e papà è apparentemente una comodità per i giovani; ma sotto sotto diventa controproducente, perchè frena la voglia di camminare sulle proprie gambe, di crearsi la propria vita, la propria casa, la propria carriera. Seconda considerazione: se è vero che i figli so' piezz ’e core, e la stragrande maggioranza dei genitori italiani non si sogna di «chiudere i rubinetti» nemmeno con figli ampiamente adulti continuando a dare una paghetta, o a pagare un affitto, o a coprire le spese per le vacanze, è altrettanto vero che con questo sistema i figli rimangono sempre un po’ al guinzaglio. Ti dò la paghetta, però vieni a pranzo tutte le domeniche, mi raccomando. Ti pago l’affitto ma qui vicino a noi, non cambiare quartiere e tanto meno città, non vorrai mica abbandonarci. Ti pago le vacanze, ma scegli un posto che va bene a noi – anzi magari lo stesso nostro, così ci facciamo compagnia. E così ricevere denaro dai genitori per una persona che ha già venticinque o addirittura trent’anni diventa una resa: barattare la propria indipendenza per un po' di tranquillità economica.In terzo luogo, questa abitudine molto italiana vizia il mercato del lavoro con enormi danni per la collettività: perchè quei giovani che si sentiranno sempre le spalle coperte potranno continuare ad accettare stage gratuiti o con rimborsi spese indignitosi, o cocopro sottopagati, tranquilli e certi che tanto la "differenza" ce la metteranno mamma e papà. Andando quindi a "dopare" il mercato.Il grande assente, in questo frangente, è lo Stato. Un welfare state degno di questo nome – con aiuti alle giovani coppie, affitti a prezzo agevolato, ammortizzatori sociali per non essere costretti a correre da mamma e papà tra un contratto a progetto e l’altro  –  sarebbero un sostegno ben più sano, per i giovani, di quello delle famiglie d’origine.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- 500 euro al mese, no grazie: ministro Brunetta, i giovani italiani vogliono opportunità non carità- Bamboccioni? Nel libro «L'Italia fatta in casa» Alesina e Ichino spiegano di chi è la colpa- Giovani, lavoro e stipendi troppo bassi: quando al mutuo ci pensa papà (indebitandosi). Parola di Luigi Furini- Stage gratuiti o malpagati, ciascuno può fare la rivoluzione: con un semplice «no»- Chance ai giovani, Bangladesh - Italia uno a zero. A quando anche qui un microcredito "alla Yunus" per aiutare i ragazzi a diventare indipendenti?

Elezioni regionali alle porte: se qualche candidato se la sente di impegnarsi per i giovani, ecco le proposte della Repubblica degli Stagisti

Le elezioni regionali si avvicinano e sono tanti i candidati che promettono più attenzione e più interventi per i giovani. Alla Repubblica degli Stagisti piacciono molto le parole ma ancora di più i fatti: ecco quindi un piccolo elenco di cose concrete che i candidati potrebbero impegnarsi a proporre (e si spera anche a realizzare), una volta eletti, per migliorare la vita degli stagisti della loro regione. 1) istituire un database regionale che raccolga tutte le informazioni relative all'attivazione di ogni stage. Il database dovrebbe coordinare il lavoro di uffici stage universitari, centri per l'impiego, scuole di formazione post diploma e post laurea, e tutti gli altri soggetti che fungono da enti promotori. Dovrebbe essere condiviso con camere di commercio, associazioni datoriali, inps, inail e direzioni provinciali del lavoro per permettere di monitorare in maniera costante il rispetto della normativa (es. il numero di stagisti ospitabili contemporaneamente, correlato al numero di dipendenti a tempo indeterminato di una data azienda). Il database, prevedendo campi specifici su data di inizio e di fine dello stage, data di inizio e di fine dell'eventuale proroga, entità del rimborso spese se presente e/o di altri benefit a favore dello stagista, e - cosa importantissima - esito dello stage, potrebbe anche fungere da osservatorio di fatto dell'universo stage regionale, diventando così lo strumento principale dell'azione di coordinamento e controllo dell'utilizzo dei tirocini.2) ridurre la durata massima degli stage. Questo è stato già fatto nel 2009 dalla Regione Veneto mediante la legge 3/2009 che prevede che il limite massimo per i laureati e altre categorie da 12 mesi scenda a 9 e per i disabili da 24 mesi si riduca a 18.3) introdurre il divieto di accogliere stagisti per quelle aziende che sono in cassa integrazione, in mobilità o hanno effettuato licenziamenti di recente. Questo è stato già fatto nel 2008 dalla Regione Piemonte con la normativa  34/2008, in cui si legge: «Non è ammesso l'utilizzo di tirocini in aziende che abbiano in corso sospensioni di lavoratori in cassa integrazione o che nei sei mesi precedenti abbiano ridotto il personale con licenziamenti, mobilità». La misura, in tempi di crisi economica più urgente che mai, permettebbe di evitare che le imprese senza scrupoli mandino a casa i lavoratori sostituendoli con stagisti, che non hanno diritto nè a stipendio nè a contributi e possono essere lasciati a casa con estrema facilità quando scade il "contratto" (che poi in realtà è una semplice convenzione).4) prevedere un controllo più capillare dell'operato degli enti promotori, in special modo quelli accreditati dalla Regione, per verificare che non svolgano solo il ruolo di "passacarte", ma veglino concretamente sulla qualità dei tirocini che promuovono. Stabilire dei parametri minimi di qualità del servizio di promozione stage, sotto i quali l'ente perde l'autorizzazione a svolgere questo ruolo. Prevedere che, in caso di contenziosi in Tribunale, un ente promotore sia responsabile tanto quanto l'ente ospitante che ha trattato in maniera incongrua lo stagista. Responsabilizzare, insomma, gli enti promotori! 5) elaborare sgravi fiscali e contributivi per quelle aziende che assumono la persona al termine dello stage, sul modello di ciò che prevede la normativa sull'apprendistato. Incentivare cioè le imprese ad assumere nuovi talenti aumentandone la convenienza: il tasto giusto per far leva su imprenditori e direttori del personale è spesso quello del portafogli. Lo sgravio va sempre preferito al premio in denaro perchè non comporta un esborso da parte delle casse pubbliche.6) prevedere che ogni contributo regionale a iniziative di formazione e in particolare di stage e tirocini non consista nella distribuzione di fondi a pioggia, ma sia modulato in base all'efficacia di queste iniziative. L'efficacia nel caso degli stage si può calcolare attraverso il dato degli "esiti positivi", cioè delle assunzioni al termine del percorso. Nella stessa ottica, prevedere che laddove la Regione interviene fornendo un rimborso spese - borsa studio / lavoro - dote formativa a un cittadino che fa uno stage, pretenda che una cifra almeno equivalente sia erogata a quello stesso cittadino dal soggetto (ente pubblico o azienda privata) che lo ospita in stage.Il guanto di sfida è lanciato: ora si tratta di vedere chi avrà il coraggio (e la volontà) di raccoglierlo. La Repubblica degli Stagisti veglierà sulle promesse, andando a verificare che vengano mantenute, e offrirà tutta la collaborazione possibile a chi, da destra a sinistra, vorrà impegnarsi su qualcuno di questi punti.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- 500 euro al mese, no grazie: ministro Brunetta, i giovani italiani vogliono opportunità non carità- La proposta della Repubblica degli Stagisti al ministro Sacconi: imporre a chi sfrutta gli stagisti di fare un contratto di apprendistato- Vademecum per gli stagisti: ecco i campanelli d'allarme degli stage impropri - se suonano, bisogna tirare fuori la voce

Sanremo e l’arte del finto rinnovamento: spazio ai giovani (vedi Valerio Scanu) a patto che abbiano dietro un grande vecchio (vedi Maria De Filippi)

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un Paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti.Il vincitore morale della sessantesima edizione del festival di Sanremo è l’orchestra. Un’orchestra viva, pulsante e pensante. In un’Italia soporifera, che si lascia scivolare addosso di tutto, è accaduto l’inatteso: i musicisti, da discreta presenza al servizio delle canzoni, si sono trasformati in plateali contestatori del verdetto finale. Come dargli torto? Va bene premiare il nuovo, ma a condizione che sia talento vero e sia in grado di conquistarsi il podio per propri meriti. Ed invece ecco che vince Valerio Scanu, classe 1990, noto principalmente per essere amico di Maria (de Filippi), a scapito della ventiseienne Malika Ayane [nella foto] che invece è qualità vera, allo stato puro.  Così come l'anno scorso il primo posto era andato a Marco Carta, 25 anni, un altro amico di Maria – che addirittura era stata invitata dal presentatore Paolo Bonolis sul palco dell'Ariston a incoronare il "suo" Marco. Spazio ai giovani, quindi, a patto che rimangano burattini con alle spalle un Grande Vecchio che dietro le quinte muove i fili per loro. A tutti gli altri… tanti bei premi di consolazione. Sono molti, troppi, i concorsi che in Italia vanno in questo modo. Sanremo è davvero lo specchio del Paese. Ma per fortuna stavolta qualcuno ha detto no. È come se l’orchestra fosse stata uno dei membri della commissione d’esame, visto che aveva diritto di voto. Un voto qualificato, poi però soverchiato dalla valanga di sms della gente comune (e da quelli fatti appositamente mandare dai “grandi vecchi”, appunto).E allora: grazie all’orchestra, per non aver accettato di farsi prendere in giro e per aver lasciato ai posteri il segno tangibile del proprio dissenso. Un singolo musicista che avesse storto la bocca all’annuncio dei vincitori sarebbe passato inosservato. È stato, invece, un moto generale quello che si è spontaneamente sollevato. Certo, potevano magari alzarsi tutti ed andarsene, rifiutando di suonare i pezzi finali. Ma sono dei veri professionisti e “the show must go on”. Ma quando parliamo del fatto che deve vincere il merito, cosa intendiamo? Possiamo consolarci dicendo che poteva anche andare peggio, che la de Filippi sa  scegliere bene e farci digerire bene le sue scelte? Se accettiamo questo allora non avremo difficoltà a votare i vari giovani inseriti ad arte nelle liste elettorali. Poi però non lamentiamoci se in Italia, gattopardescamente, tutto cambia senza mai cambiare veramente.Alessandro RosinaPer saperne di più, leggi anche gli altri editoriali di Rosina pubblicati dalla Repubblica degli Stagisti:- La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti- L’Italia divisa e l’arte della fuga: se i giovani migliori scappano dal Mezzogiorno, laggiù cosa resterà?- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchi E anche:- «Non è un paese per giovani», fotografia di una generazione (e appello all'audacia)- Trentenni italiani, la sottile linea rossa tra umili e umiliati nel libro «Giovani e belli»