Categoria: Editoriali

Il sito, la Carta, il Bollino: ecco le nuove ali della Repubblica degli Stagisti

Ci siamo. È passato un anno e mezzo da quando sbarcò in Rete la prima Repubblica degli Stagisti, in forma di blog. Tra allora e oggi ci sono 170mila visite, quasi duecento post, migliaia di commenti, una trentina di articoli e interviste sui principali media: che per un blog è già un traguardo di tutto rispetto.Ma l'ambizione era più grande. L'ambizione era di cambiare le cose. Certo, servivano mezzi più potenti, un contatto più diretto e immediato con i lettori, una struttura più  chiara perchè le notizie fossero immediatamente visibili. Serviva un sito. Ed eccolo qui, il sito: con la sezione giornalistica suddivisa in editoriali, notizie, interviste, storie di stage e approfondimenti, e poi con una sezione per le iniziative, una per le informazioni sulla normativa, un forum per raccogliere le testimonianze e gli spunti dei lettori. E un super-motore di ricerca perchè ogni lettore possa trovare alla velocità della luce quello che sta cercando.Poi, serviva un manifesto: un testo che riassumesse quel che era stato pensato, detto e discusso in questo anno e mezzo, e desse una forma definita alle idee della Repubblica degli Stagisti. Ecco come è nata la Carta dei diritti dello stagista, un quasi-decalogo (mannaggia, i punti sono solo nove) che indica il modo giusto di utilizzare lo strumento dello stage. Tutte cose quasi scontate: che ogni stage debba avere una durata adeguata al progetto formativo e sopratutto alle mansioni da apprendere, per esempio. O che gli stagisti debbano percepire un rimborso spese adeguato, per non doversi pagare la formazione di tasca propria. O ancora, che non debbano essere utilizzati per rimpiazzare personale in malattia, maternità o ferie. O infine, e prima di tutto, che gli stagisti debbano essere giovani: perchè è assurdo utilizzare questo strumento per gente che ha trent'anni o più. Principi facilmente condivisibili, ma che purtroppo qualche volta venivano e vengono dimenticati. La Carta è lì per ricordarli.Infine, serviva un progetto concreto. Qualcosa da rispondere a chi chiedesse «Sì, ma cosa posso fare io in prima persona per cambiare la situazione?». Questo progetto è il Bollino OK Stage. Una proposta alle aziende virtuose: sottoscrivere la Carta dei diritti dello stagista e impegnarsi con la Repubblica degli Stagisti a rispettarne i criteri. Un segno di responsabilità, prima di tutto, e poi anche un segnale di trasparenza, in un sistema in cui troppo spesso le aziende vogliono il curriculum vitae dei candidati, ma non sono disposte a dare il loro, a dire quanto pagheranno, quanto assumeranno, come si comporteranno.Il Bollino OK Stage innesca un circolo virtuoso: le aziende aderenti possono pubblicare qui i loro annunci. Per i giovani la Repubblica degli Stagisti diventa quindi non più solo un sito dove trovare informazioni, notizie e approfondimenti sul tema dello stage e del mondo del lavoro, ma anche uno spazio protetto per cercare buone occasioni di stage, che offrano davvero una formazione seria e un concreto sbocco occupazionale, stando il più possibile alla larga da quegli stage-truffa che purtroppo molti hanno raccontato nel blog - e continueranno a raccontare qui nel sito.L'obiettivo è sempre quello: cambiare le cose. E con un sito, una Carta dei diritti e un Bollino per riconoscere le aziende più sicure, la Repubblica degli Stagisti ora ha davvero le ali.   Eleonora Voltolina

Stage gratuiti o malpagati, ciascuno può fare la rivoluzione: con un semplice «no»

C'è un grande potere nelle mani dei giovani, forse sottovalutato: il potere del «no». Vuol dire che se una proposta è meschina, la retribuzione proposta troppo bassa, la tipologia di contratto impropria - come accade purtroppo nel caso di molti lavori camuffati da stage - ciascuno di noi ha un'arma in mano: rifiutare. Rispondere «No, grazie, io ho terminato il mio percorso formativo e penso di avere già acquisito le competenze per fare questo», oppure «No, grazie, io ho già fatto due stage nello stesso ambito e non me ne serve un terzo: cerco un contratto vero, con uno stipendio vero». O ancora: «Questa proposta di stage mi interessa molto: ma non sono disposto a rimetterci, e quindi potrò accettarla solo se mi garantirete un giusto rimborso spese». Ancora a monte: se un annuncio è palesemente scorretto (proposte di stage lunghi 5-6 mesi come commesse o salumieri o centralinisti...), o incompleto (magari perchè non è specificato quale sarà il rimborso spese, o se uno stage è orientato all'inserimento lavorativo o no), si può scegliere deliberatamente di non rispondere, di ignorare quell'annuncio, di non mandare il proprio cv a quell'azienda, di non perdere tempo a fare un colloquio. C'è il momento per la lamentela, la frustrazione, l'invettiva, e c'è il momento per l'azione. Ma l'azione deve partire da ciascuno, senza scuse, senza autogiustificazioni (della serie «Tanto, se questo stage non lo accetto io, ce ne saranno dieci dietro di me pronti ad accettarlo»). Ciò che ancora, per fortuna, ci differenzia da una dittatura è la possibilità di dissentire, boicottare, rifiutare. E allora la rivoluzione, ragazzi, deve partire da ognuno di noi. Non possiamo aspettare che il miglioramento arrivi dall'alto, perchè se mai una nuova legge sugli stage vedrà la luce, passeranno comunque mesi o anni. Se i sindacati decideranno di difendere anche gli stagisti, non sarà certo da domani. Se le Direzioni provinciali del lavoro si accorgeranno dei tanti casi di stage farlocchi, ci vorrà comunque molto tempo perchè gli iter giudiziari giungano a termine. Che fare nel frattempo? Restare in silenzio a guardare? No. Ciascuno deve dare il suo piccolo contributo. Un «no» detto al momento giusto, e con la giusta determinazione, può valere davvero molto. Dobbiamo lavorare tutti per un obiettivo ambizioso: cambiare la mentalità di questo Paese. Quella dei manager delle aziende, quella dei politici, e anche - forse prima di tutto - la nostra.