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Il master lo paga la Regione: fino a 25mila euro. Ai giovani laureati pugliesi ancora una settimana per rispondere al bando «Ritorno al Futuro»

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Nuove opportunità per i giovani pugliesi laureati attualmente disoccupati o inoccupati: la Regione Puglia ha pubblicato il nuovo bando “Ritorno al futuro”, giunto alla sua quarta edizione, con l’intento di finanziare la specializzazione professionale attraverso l’erogazione di borse di studio post laurea. Un’iniziativa che negli anni passati ha già coinvolto 4.644 giovani con oltre 56 milioni 106mila euro di risorse già liquidate. Il bando scade alle 14 di mercoledì 13 luglio ed è aperto a tutti i nati dopo il 16 giugno del 1976. A disposizione ci sono venti milioni di euro e i potenziali destinatari sono 1500 giovani pugliesi. L’importo delle borse va da 7.500 euro per corsi che si svolgono in Puglia o nei territori di Avellino, Benevento, Potenza, Matera e Campobasso, a 15mila euro per corsi che si svolgono nel resto d’Italia, fino a 25mila euro per chi sceglie di andare a completare la propria formazione all’estero.Quali sono i requisiti per partecipare? L’età dei destinatari, rispetto all’ultimo bando, si è alzata di tre anni, fino ai 35 (39 per i disabili); è necessario essere inoccupati, quindi non aver mai svolto attività lavorativa (pur essendo disponibili a lavorare) ma essere alla ricerca di un’occupazione da più di 12 mesi ed essere iscritti ai centri per l’impiego, o essere disoccupati, quindi aver già avuto esperienze di lavoro ma al momento aver perso il proprio posto o cessato l’attività di lavoro autonomo, oppure avere un reddito inferiore agli 8mila euro annui lordi se lavoratore dipendente o inferiore ai 4.800 euro annui lordi se lavoratore autonomo o ancora aver lavorato solo per otto mesi in un anno. Inoltre bisogna essere iscritti all’anagrafe di un Comune pugliese da almeno due anni o aver trasferito la propria residenza altrove da non più di cinque anni; essere in possesso di un diploma di laurea vecchio ordinamento o triennale o magistrale; non aver ricevuto altre borse di studio post laurea dalla regione Puglia; avere un reddito familiare non superiore a 30mila euro individuato sulla base dell’I.S.E.E. (Indicatore della situazione economica equivalente) dell’annualità fiscale 2009. La soglia prevista è molto bassa ma l’assessore alle politiche giovanili della regione Puglia, Nicola Fratoianni, spiega nel video di presentazione del bando [qui a sinistra, un fotogramma] il perché di questa scelta: «In questa fase in cui le risorse disponibili si riducono è bene concentrarsi sulle condizioni di maggiore difficoltà, quelle che sulla base della condizione di partenza non sono in grado di provvedere autonomamente al proprio percorso formativo». I master post laurea per cui si può ottenere la borsa di studio dovranno concludersi, compreso l’eventuale esame finale, inderogabilmente entro il 31 luglio 2013. Attenzione: non si può chiedere il finanziamento per percorsi formativi già iniziati. Le borse di studio saranno assegnate in ordine di graduatoria e fino all’esaurimento dei fondi disponibili.A questo punto, se in possesso di tutti i requisiti per partecipare, si può  accedere alla procedura telematica, registrandosi attraverso i portali Piano Lavoro o Sistema Puglia.  Dopo la registrazione, si apre la sezione “Ritorno al Futuro” e si passa alla procedura online di presentazione delle domande. Il form può essere compilato anche in più sessioni di lavoro e i dati inseriti possono quindi essere modificati fino a quando non si decide di passare alla convalida e chiusura della domanda. Prima di chiudere e generare il pdf definitivo, è opportuno fare una stampa della bozza per controllare il documento. Se il pdf finale non viene creato, vuol dire che alcuni dei dati necessari per la domanda non sono stati riempiti. Una volta chiusa la domanda non si può tornare indietro e si può inviare il documento solo dal proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo ritornoalfuturo2011 [at] pec.rupar.puglia.it. Chi ancora non avesse un indirizzo PEC può richiederlo gratuitamente al sito Postacertificata.gov.it seguendo la procedura “Attiva la tua casella”.Per non avere dubbi durante la compilazione della domanda, è molto utile leggere il dettagliato iter procedurale e controllare, nella home page del sito sulla sinistra, la sezione FAQ. Oppure, sempre sulla sinistra, consultare le sezioni Richiedi Info e Supporto tecnico per avere assistenza sulla procedura telematica. La risposta sarà inviata via e-mail e, come ha sperimentato la Repubblica degli Stagisti, abbastanza velocemente. Prima di fare la domanda è bene, però, fare attenzione a tutti i particolari: gli importi riconosciuti ai destinatari, infatti, sono erogati al lordo delle ritenute fiscali. Le borse di studio sono soggette al pagamento dell’Irpef perché equiparate a redditi da lavoro dipendente. Il bando del 2008 conteneva degli errori di calcolo con il risultato che i giovani borsisti si sono trovati alla fine con alti conguagli da pagare. Il che aveva scatenato comprensibilmente un’ondata di proteste: la notizia si era diffusa attraverso una lettera aperta che la Repubblica degli Stagisti era stata fra i primi a pubblicare. Contemporaneamente era nato un gruppo su Facebook per favorire il dibattito fra i giovani che avevano partecipato al bando e alla fine era intervenuta l’Agenzia delle entrate a stabilire la quota tassabile.   La Repubblica degli Stagisti ha provato a contattare non solo l’assessore Fratoianni ma anche l’assessore al diritto allo studio e formazione Alba Sasso e Giulia Campaniello, dirigente regionale che l’anno scorso su questo tema aveva inviato un interpello all’Agenzia delle entrate. A loro avrebbe voluto chiedere precisazioni su quanto ammonteranno questa volta le ritenute fiscali. Fino a questo momento non sono giunte risposte e l’unica informazione, piuttosto generica, è quella dell’”esperto” del bando attraverso il portale Sistema Puglia. «Queste borse di studio sono equiparate a reddito da lavoro dipendente pertanto viene applicata la detrazione massima per reddito da lavoro dipendente.» Ma nel caso di borse da 7500 e 15mila euro «la detrazione applicata sarebbe superiore alla ritenuta fiscale, quindi le borse sono erogate per intero. L’anno successivo all’erogazione i beneficiari riceveranno un cud relativo ai redditi percepiti». Certo, con un bando in scadenza sarebbe auspicabile che la Regione si dimostrasse più pronta a rispondere a domande di questo tipo, specialmente su un aspetto del bando che in passato ha creato problemi di non lieve entità. In ogni caso, l’occasione di ricevere un finanziamento per la propria formazione post-laurea è ghiotta e sicuramente moltissimi giovani pugliesi, a prescindere dalle ritenute, saranno interessati a provare a candidarsi. Marianna Lepore Per saperne di più su questo argomento, leggi anche gli articoli: - L'Agenzia delle Entrate dà ragione ai giovani pugliesi beneficiari delle borse di studio «Ritorno al futuro»: non dovranno pagare migliaia di euro alla Regione- "Ritorno al futuro", parla Mariella D'Incognito: «Ecco perché non vogliamo e non possiamo ridare migliaia di euro alla Regione Puglia»- La lettera di una giovane pugliese: «La Regione ha sbagliato a calcolare le tasse sulle nostre borse di studio, e ora rivuole indietro migliaia di euro»

Lavoro e giovani: ce l'abbiamo un'idea? L'associazione Rena mette pepe al dibattito

“Lavoro e giovani: ce l'abbiamo un'idea?”. Bella domanda, quella gettata sul tavolo dall'associazione Rena – Rete per l'eccellenza nazionale, fondata tre anni fa da un manipolo di giovani professionisti per promuovere meritocrazia e ricambio generazionale [nella foto a fianco, il presidente Alessandro Fusacchia - che era stato tra l'altro intervistato dalla Repubblica degli Stagisti l'anno scorso come ex stagista del Wto]. Peccato che le risposte siano tante e talvolta contraddittorie, almeno a giudicare dagli interventi del dibattito “(Pre)occupiamoci: creare lavoro pensando al domani”.L'ambizione di Rena è avviare un dialogo privo di preconcetti ideologici, che coinvolga tanto i giovani quanto le istituzioni e gli imprenditori, per capire come tramutare il precariato nocivo in flessibilità virtuosa. Un processo articolato in tre fasi: prima un sondaggio via internet per raccogliere le proposte del pubblico, tuttora in corso; quindi un dibattito pubblico, avvenuto a Milano qualche giorno fa, e subito a seguire due giorni di riunioni e tavole rotonde a porte chiuse per elaborare piani e proposte concrete. Diciamolo subito: gli esiti del convegno non sono particolarmente incoraggianti. Certo, le idee non mancano, ma sono ancora una volta proposte individuali, non organiche né tantomeno condivise da tutte le parti chiamate in causa.Così Filippo Taddei, 34 anni, economista del Collegio Carlo Alberto di Torino, alle spalle un PhD in Economics conseguito alla Columbia University, commenta: «La struttura del mercato del lavoro deve mettere l'Italia in condizioni di crescere. La mia preoccupazione è che pur guardando a Berlino ci si ritrovi a Tokyo: ovvero con un Paese anziano, che non cresce più, nonostante le esportazioni». La ricetta di Taddei è in tre punti: «Primo, lasciar operare il mercato. Secondo, nel momento in cui chiediamo ai lavoratori maggiore flessibilità, dobbiamo anche offrire loro maggiori tutele contro i rischi che gli facciamo correre. Occorrono quindi delle misure di sostegno per i periodi di disoccupazione e di passaggio da un contratto a un altro. Per trovare le risorse necessarie, si può pensare a una riforma del sistema fiscale che aumenti le tasse sugli immobili, oggi decisamente troppo basse rispetto alla media degli altri Paesi europei».Di simile avviso Andrea Di Benedetto, 39enne presidente nazionale dei Giovani imprenditori della Cna, che commenta ironico: «Nella mia famiglia l'imprenditore è stata mia zia, che ha comprato appartamenti per affittarli. Quando ho deciso di avviare un'impresa, i miei mi hanno chiesto perché piuttosto non acquistassi un bell'immobile in centro città. Ecco, la mia ambizione è essere un imprenditore migliore di mia zia. Ma per incentivare l'imprenditoria e al tempo stesso favorire la stabilità dei lavoratori è necessario ridurre il peso della tassazione sul lavoro». Di Benedetto sembra essere riuscito nel suo intento: nel 2000 ha fondato la società 3LogicMK, attiva nel settore delle IT, di cui è attualmente CEO.Monica Lucarelli, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Roma, propone interventi anche sul fronte della formazione: «Ci sono molti italiani che frequentano l'università senza reali motivazioni, laureandosi magari a 29 anni per poi andare a ingrossare le fila dei disoccupati. Ecco, togliamo questa parte di disoccupazione inserendo il numero chiuso alle università. Impieghiamo i test Invalsi nelle scuole e negli Atenei per favorire una formazione d'eccellenza». Lucarelli, 39 anni e due figli, è ingegnere e lavora nell'azienda di famiglia, la Ised Elettronica.Sembra dunque che gli esperti coinvolti nel dibattito concordino almeno su un punto: la necessità di ridurre il costo del lavoro per le aziende, così da incentivare la stabilizzazione, attraverso incentivi o lo spostamento del carico fiscale dal lavoro alle rendite. La stessa Rena ha elaborato una serie di proposte riassumibili in quattro parole chiave: apertura, responsabilità, trasparenza ed equilibrio.Apertura, intesa come rimozione delle barriere all'ingresso al mercato del lavoro. La flessibilità, rilevano i responsabili dell'Associazione, è a carico quasi esclusivo delle generazioni più giovani. Per porre rimedio a questa situazione, Rena ritiene auspicabile orientare meglio i giovani verso percorsi formativi più orientati alle necessità del lavoro e incoraggiare la meritocrazia anche in un contesto di mobilità lavorativa. Responsabilità va intesa da parte del legislatore, per incentivare la riqualificazione e formazione dei lavoratori; da parte delle imprese, per favorire questo processo; da parte degli individui, perchè si impegnino a migliorare costantemente le proprie conoscenze e competenze. Trasparenza, nella pubblicazione da parte delle imprese dei criteri di selezione dei propri dipendenti, per ridurre le asimmetrie informative. Equilibrio, tramite un nuovo sistema di welfare che rimuova la dualità tra lavoratori "garantiti" e non "garantiti", estendendo a tutte le tipologie di contratto le garanzie che dovrebbero essere patrimonio della collettività: malattia, maternità, ferie, ammortizzatori sociali. La parte politica del dibattito si è invece divisa sulla proposta del senatore Pietro Ichino per combattere il precariato estendendo a tutti i lavoratori il contratto a tempo indeterminato, rendendolo però molto più flessibile e meno “inamovibile”, rilanciata in occasione del recente dibattito sul precariato nella scuola pubblica. «Sono d'accordo con la proposta di "contratto unico" di Ichino» afferma Alessia Mosca, 36enne deputata Pd e componente della Commissione lavoro della Camera. «Prima di tutto, però, bisogna ridurre i costi del lavoro per chi assume gli under 30, integrare la flessibilità con un maggiore welfare. Dove recuperare le risorse? Tagliando i costi della politica, a partire dai vitalizi dei deputati e senatori». Di parere opposto Simone Baldelli, romano, classe 1972, deputato Pdl e anch'egli componente della Commissione lavoro: «La proposta di Ichino è seducente sulla carta. Ma irrigidire la flessibilità è sbagliato. Costringendo le imprese ad assumere soltanto a tempo indeterminato, si rischia soltanto di incentivare il mercato nero del lavoro. E poi anche chi è assunto in un'azienda è precario, se l'azienda stessa può fallire. Bisogna piuttosto ridare dignità a tutte le professioni, evitando l'iperscolarizzazione ad ogni costo». Il dibattito è aperto.Andrea CuriatPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- «(Pre)occupiamoci»: Rena lancia un sondaggio online per fare il punto sulla condizione lavorativa della generazione 25-35;- Urgono nuove regole per proteggere tirocinanti e praticanti: tante idee della Repubblica degli Stagisti nel disegno di legge di Cesare Damiano;- Senza soldi non ci sono indipendenza, libertà, dignità per i giovani: guai a confondere il lavoro col volontariato- Alessandro Fusacchia: «Così, a cavallo dell'11 settembre 2001, lo stage al Wto mi ha cambiato la vita»

Tirocini UNV e programma Fellowship, due opportunità formative ben pagate nel mondo della cooperazione internazionale

Sono aperti fino al 22 luglio i bandi di partecipazione allo UNV Internship Programme e al Fellowship Programme for technical and resources development - due iniziative di cooperazione tecnica multilaterale finanziate dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri. La prima è curata da United Nations Volunteers (UNV), organizzazione delle Nazioni Unite con sede a Bonn, in collaborazione con il dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UN/DESA); il Fellowship, invece, è gestito direttamente dal dipartimento ONU. Entrambi i progetti sono destinati esclusivamente a cittadini italiani. Il programma UNV offre a giovani laureati la possibilità di svolgere un tirocinio di 12 mesi in paesi in via di sviluppo. Gli stagisti sono impegnati in progetti riguardanti settori come governance, lotta alla povertà, sviluppo sostenibile e politiche di genere, ricevono un’indennità mensile proporzionata al costo della vita del luogo di destinazione (per la passata edizione oscillava tra i mille e i 3mila dollari netti, pari a 830 - 2500 euro al mese) e il biglietto aereo di andata e ritorno. Della stessa durata ma con caratteristiche leggermente diverse il Fellowship: è un percorso di formazione lavorativa (le modalità "contrattuali" sono simili a quelle di una borsa di studio), per cui i borsisti ricevono, oltre a un assegno mensile in valuta locale e al pagamento del volo, anche una sovvenzione per l’insediamento nel primo mese e una piccola indennità in chiusura di programma. L’assegno varia a seconda del luogo, comunque sempre intorno all'equivalente di 1300 euro al mese: quest’anno si va, ad esempio, dai 2.027 dollari della Tanzania ai 1.722 del Vietnam e ai 1.922 del Nicaragua.Differente è anche la fascia d’età: per i tirocini UNV è indispensabile non avere più di 26 anni (quindi per il bando di quest’anno la data di nascita dei candidati non deve essere precedente all’1 gennaio 1985), mentre per candidarsi al Fellowship Programme si può essere leggermente più vecchi (il limite è innalzato a 28 anni).Quali sono i requisiti di partecipazione? Una laurea di vecchio ordinamento o specialistica  e un’ottima conoscenza della lingua inglese. La conoscenza di altre lingue ufficiali delle Nazioni Unite è un titolo preferenziale insieme alla presenza, nel curriculum del candidato, di altri stage o esperienze nel mondo della cooperazione. Per l'edizione 2012 dei progetti si prevedono complessivamente una trentina di posizioni, divise tra i due programmi. L’application form, scaricabile dall’home page del sito UN/DESA, va inviato per posta (non sono ammesse altre modalità), all’ufficio di Roma in corso Vittorio Emanuele 251, entro venerdì 22 luglio. Per tirocini UNV e programma Fellowship la modulistica è separata.Variano anche leggermente le modalità di selezione: nel caso dei tirocini UNV viene effettuata una prima valutazione dei requisiti di base da parte dell’UN/DESA; l’agenzia UNV si occupa, invece, delle tappe successive, ossia lo screening dei curricula, la preselezione e la selezione dei candidati. Per il Fellowship le prime tre fasi sono affidate all’UN/DESA, mentre la scelta finale è opera di una commissione di esperti esterna.I candidati preselezionati per il Fellowship Programme saranno intervistati nel mese di novembre 2011 e parteciperanno, poi, a un corso di formazione di due settimane presso lo Staff College del Sistema delle Nazioni Unite (UNSSC) a Torino, a metà dicembre, mentre quelli scelti per lo UNV Internship Programme prenderanno parte ad un corso di orientamento di due giorni, che si terrà a Bonn a gennaio 2012, e raggiungeranno le destinazioni assegnate il mese successivo. L’iter di selezione è sicuramente articolato e tende a premiare non solo i giovani dotati di un buon profilo accademico, ma anche quelli più motivati e predisposti a lavorare in un contesto multiculturale spesso difficile.Non si sa quanti tirocinanti e borsisti riescano a trovare poi un’occupazione nello stesso ambito, ma non c’è dubbio che un’esperienza del genere sia una buona prova per chi vuole “farsi le ossa” nel mondo della cooperazione, e contemporaneamente impreziosire il curriculum senza doversi pagare costosi soggiorni all'estero di tasca propria.Chiara Del PriorePer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Da Adis Abeba Daniele Ravaioli racconta i suoi tre stage internazionali: «Andare via dall'Italia mi è servito»- Tirocini UNV, la testimonianza di Alice Michelazzi: «Un ottimo punto di partenza per conoscere il mondo della cooperazione»- UNV Internship Programme: trenta tirocini in Paesi in via di sviluppo finanziati dal ministero degli Esteri

Tremila tirocini e cinque milioni di euro: i numeri di Italia Lavoro per combattere il lavoro nero al sud. Ma la scarsa chiarezza del progetto chi la combatte?

Il nostro Paese, con quasi 29 miliardi di euro totali per la programmazione 2007-13, è il terzo principale beneficiario delle politiche di coesione dell'Ue dopo Polonia e Spagna. E adesso dal Fondo sociale europeo arrivano 4,5 milioni di euro a sostegno della Rete dei servizi per la prevenzione del lavoro sommerso, a valere sul Pon - Piano operativo nazionale. Re.la.r il nome del progetto, affidato alla gestione di Italia Lavoro [sotto, uno screenshot della homepage del sito], la società del ministero dell'economia che sviluppa le azioni in materia di occupazione e inclusione sociale.  Il progetto. Il bando, in chiusura proprio oggi, nasce nelle Direzioni generali immigrazione e mercato del lavoro, che il 6 ottobre scorso hanno firmato un accordo per contrastare l'utilizzo di manodopera illegale utilizzando parte dei fondi europei in esubero; che altrimenti, come subito chiarisce alla Repubblica degli Stagisti il responsabile del progetto Rodolfo Giorgetti, avrebbero ripreso la via di Bruxelles. Cinque milioni di euro in tutto, di cui 500mila per la copertura dei costi di gestione e 4,5 per le politiche attive. Scopo del bando è la creazione di un elenco di soggetti privati che funzionino da enti promotori di tirocini pagati da attivare in settori particolarmente critici in tema di lavoro sommerso come agricoltura, edilizia e turismo. Al centro dell'attenzione ci sono disoccupati ed extracomunitari delle quattro regioni italiane "Obiettivo convergenza", quelle cioè con un Pil inferiore al 75% delle media europea allargata - le meno avanzate in sostanza: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Assente giustificata la Basilicata, che invece si trova in regime transitorio di "phasing out", mirato ad agevolarne l'uscita graduale dal sostegno comunitario. Fino a 3mila i posti a disposizione, per il 60% riservati agli extracomunitari e così suddivisi per regione in base al numero di questi ultimi: 933 in Campania (con un contributo di 1,4 milioni di euro), 833 in Sicilia (un milione e 250mila euro), 667 in Puglia (un milione) e 567 in Calabria (850mila).L'elenco dei soggetti promotori. Gli aspiranti enti promotori hanno dunque tempo fino alle ore 12 di oggi per inoltrare il modulo di iscrizione che, accertati i requisiti minimi di legge, varrà loro l'ingresso certo nella lista finale. Ma chi sono questi «soggetti privati»? Essenzialmente le varie istituzioni formative dislocate sul territorio, spiega Giorgetti, a patto che siano accreditate presso le regioni di riferimento - come del resto prevede la normativa. Per la cronaca, niente nel bando vieta che anche le agenzie per il lavoro possano partecipare. I tempi sono stretti: il 29 giugno verrà pubblicato l'elenco e dal primo luglio sarà attiva la piattaforma telematica Plus, snodo fondamentale del progetto. Qui, una volta accreditati, i neo-soggetti promotori dovranno fare l'upload delle convenzioni attivate e dei progetti formativi autonomamente elaborati. Il vantaggio per loro sarà che riceveranno da Italia Lavoro 200 euro lordi al mese, a rimborso di azioni che in genere compiono gratis, mentre non sono previsti bonus per le aziende che accoglieranno gli stagisti, a differenza di quanto avveniva ad esempio nei discussi Les 4.Gli stage. Durano due mesi, sono prorogabili - ma si devono concludere tutti entro il 31 ottobre prossimo - e il contributo, definito «borsa di studio», è corrisposto solo per due mensilità. Si tratta di 550 euro lordi al mese, su cui viene applicata una ritenuta d'acconto del 15%, chiarisce ancora Giorgetti. A conti fatti, circa 470 euro netti, erogati ogni mese direttamente da Italia Lavoro dopo l'inoltro telematico della documentazione (tra cui il registro delle presenze: indispensabile almeno l'80%) da parte dell'ente promotore. Le ore lavorative settimanali vanno da un minimo di 30 a un massimo di 36, e in questo caso è previsto un contributo aggiuntivo per il vitto a carico del soggetto ospitante. Ma quali sono i profili disponibili? Al momento è impossibile dirlo, bisognerà attendere di sapere almeno quali enti gestiranno l'attivazione dei tirocini per chiedere direttamente informazioni, o, più in là, collegarsi alla piattaforma Plus e passare in rassegna i progetti formativi caricati. Baristi sulla spiaggia? Camerieri al ristorante? Receptionist al camping? Normal 0 14 false false false IT ZH-TW HE MicrosoftInternetExplorer4 È possibile; purché, tiene a precisare Italia Lavoro, ci sia effettivamente un vuoto formativo da colmare: «Al di là dell'età e della condizione di chi si candida, ogni tirocinio ha dietro una finalità formativa. Se sussiste questa finalità, sussiste il tirocinio, come del resto prevede la norma», afferma il responsabile del progetto. Ma l'esperienza insegna che la norma troppo spesso rimane lettera morta. Sono dunque previsti dei controlli, sulla qualità dei progetti come su tutto il resto? «Certo. Verranno effettuati dei controlli a campione. Le nostre risorse umane sono già pronte sui territori».Gli aspiranti stagisti. I requisiti sono tutt'altro che stringenti. Possono partecipare tutti i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari con permesso di soggiorno che siano senza lavoro e «che non abbiano raggiunto l'età pensionabile». Nessun limite di età o di titolo di studio. Nemmeno di provenienza geografica; l'unica precisazione che viene fatta vagamente in tema è che le proporzioni del 40% e 60% di destinatari rispettivamente comunitari e non «sono da riferirsi e operano per ciascuno dei territori delle Regioni coinvolte», che non equivale a stabilire un criterio di ammissibilità. Rodolfo Giorgetti chiarisce: «Il bando richiede il domicilio in quelle regioni; non la residenza perché è difficile parlare di residenza per gli extracomunitari. Anche chi ha avuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari può fare domanda». E specifica come: è necessario iscriversi di persona presso i soggetti vincitori o rivolgersi alle associazioni di categoria - la Federalberghi ad esempio, nel caso del settore turismo - che illustreranno gli stage disponibili e faranno partire le candidature. Che funzionano a sportello: vengono accolte tutte in ordine di arrivo e fino esaurimento dei posti. Lascia perplessi però che, modulo di iscrizione alla mano, chi si propone come ente promotore possa decidere di attivare tirocini anche in una regione diversa da quella della sua sede legale, in tutte e quattro se vuole. Quale regione valga, in questi casi, ai fini dei conteggi per la spartizione dei fondi non è chiaro. Le prospettive. «Le regioni si riservano di favorire l'assunzione dei tirocinanti», si legge nel bando, ma il come è rimandato alla pubblicazione di altri avvisi. La Puglia si è già espressa, fa notare Giorgetti, e con la determinazione 291 del 7 giugno - il bando "Dote occupazionale", parte del più ampio Piano straordinario per il lavoro - prevede di coprire per un anno fino al 50% del costo salariale lordo sostenuto dalle aziende che assumeranno a tempo indeterminato (percentuale che si abbassa al 30% per gli immigrati), per una cifra massima di 20mila euro a lavoratore. Il monitoraggio delle eventuali assunzioni avverrà tramite il sistema delle comunicazioni obbligatorie online, che per legge i soggetti pubblici e privati sono tenuti ad usare ogni volta che instaurano o modificano un rapporto di lavoro. Certo verrebbe da chiedersi quanto interessate possano davvero essere le imprese del sud, passata la bella stagione, ad assumere personale in settori così spiccatamente stagionali (leggi estivi) come turismo, agricoltura ed edilizia.In sintesi Le.la.r si prospetta come una manovra ampia e articolata, ma con più di una zona d'ombra: la mancanza di criteri di selezione sia per i soggetti promotori che per i tirocinanti, per i quali tra altro non vengono messi dei paletti a priori in fatto di titolo di studio, età, esperienza pregressa; il rischio di incappare in progetti che sono tutto tranne che formativi, altissimo nei settori in questione malgrado la promessa di controlli o, laddove di formazione si tratti, l'estrema brevità dell'esperienza; l'incertezza del dopo. L'impressione è quella che si tratti di un bando pensato per coinvolgere nell'immediato quanta più gente possibile, dando poco ma a tutti, e non senza una certa pressione a mantenere stretti i tempi, pena la perdita dei finanziamenti europei. Più un escamotage per non sprecare soldi, che una vera azione di lotta al lavoro illegale e alla disoccipazione. Annalisa Di Palo Per saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Sei milioni di euro per le aziende che ospitano stagisti lucani, campani, calabresi, pugliesi, sardi e siciliani- Stage, maxi-finanziamento europeo da 60 milioni per disoccupati di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Ma tra i criteri di selezione non c'è l'età- Lo strano caso delle 8400 borse lavoro finanziate dalla Regione Sicilia: se lo stage diventa una misura di intervento da 50 milioni di euro- Il controllo degli ispettori del lavoro sull'utilizzo dello stage nelle imprese - la grande inchiesta della Repubblica degli Stagisti

Tesi top: da giugno a settembre 45mila euro suddivisi in undici concorsi premiano le migliori "fatiche" universitarie

Con l'estate si apre un periodo caldo anche sul versante premi di laurea: sono molti i bandi aperti di qui a settembre che omaggiano le migliori tesi universitarie, negli ambiti più vari. Eccoli.Si chiude giovedì 30 giugno l'ottava edizione del premio nazionale "Guido Carli" organizzata dalla Banca popolare di Spoleto: 2600 euro lordi per il migliore elaborato economico/bancario, a cui possono partecipare tutti i laureati specialistici dell'anno accademico 2009/2010 che abbiano ottenuto un voto non inferiore a 110. La domanda - non c'è un modulo predefinito, è sufficiente indicare le proprie generalità su carta libera - vanno spedite alla banca insieme a due copie cartacee della tesi più curriculum vitae e universitario. Il vincitore sarà premiato in una cerimonia ufficiale a marzo 2012.È stato prorogato e scadrà sempre il 30 giugno il bando che il trevigiano Crif - Consorzio regimazione idraulica fiumi promuove insieme all'università Ca' Foscari di Venezia. "Una tesi di laurea per il Piave" il titolo dell'iniziativa: ad essere premiati, con rispettivamente 5mila e 3mila euro lordi, saranno il primo e il secondo miglior progetto di tesi che in collaborazione con il consorzio discuterà il rilievo economico e ambientale del fiume. Per partecipare bisogna essere iscritti per gli anni 2009/10 e 2010/2011 alla facoltà di Economia o di Scienze matematiche, fisiche e naturali di Ca' Foscari e conseguire il titolo entro il 20 dicembre 2011 (attenzione: entro questa data va consegnato anche l'elaborato scritto). Per candidarsi è sufficiente far pervenire presso la segreteria del consorzio (non fa fede il timbro postale) modulo di domanda, abstract, certificato storico e lettera  di presentazione di un docente. Ultimo bando in scadenza il 30 giugno, il "Mauro Chicchinè" del Centro Alberto Beneduce - 10mila euro lordi per il miglior lavoro sul ruolo del project financing nel federalismo demaniale: la Repubblica degli Stagisti ne aveva già parlato tempo fa. Dalla Camera di commercio di Nizza arriva invece il premio "Luciana Falotico", intitolato alla responsabile commerciale del Consolato generale d'Italia. Al centro della valutazione ci sono tesi magistrali o di dottorato che trattino «tematiche di carattere internazionale», meglio se su argomenti rilevanti per l'istituzione promotrice (ad esempio sviluppo del commercio, relazioni italo-francesi, promozione del made in Italy). Elaborato e curriculum devono pervenire in formato digitale a formazione [at] ccinice.org entro domenica 10 luglio. Non si vincono soldi, ma un trofeo - consegnato nella cerimonia di premiazione autunnale in Costa azzurra - la pubblicazione bilingue della tesi in 400 copie totali, una cinquantina delle quali verrà data al vincitore, e diffusione del saggio presso enti e istituzioni al di qua e al di là della Alpi.Ancora la Ca' Foscari mette a bando fino al 29 luglio due premi da 1500 euro lordi l'uno in memoria dello storiografo Giuseppe Del Torre, docente dell'ateneo: uno riservato ad un iscritto alle classi di storia 94/S e LM84 dell'ateneo nell'anno 2009/2010 e uno aperto a tutti laureati magistrali italiani, ma sviluppato su un argomento di storia veneta. Per candidarsi bisogna consegnare alla segreteria del dipartimento di studi umanistici o spedire con raccomandata A/R (non fa fede il timbro postale e va in quest'ultimo caso va allegato anche copia del documento di identità) modulo di domanda e copia cartacea della tesi. Le graduatorie sono attese entro il 30 settembre. E ancora: il 31 luglio si chiudono altri due bandi. Il primo porta il nome dell'architetto Sergio Rossato ed è promosso dall'Interporto di Padova per favorire gli studi sulle problematiche del sistema logistico e del trasporto merci. Destinatari sono tutti i laureati magistrali con titolo conseguito tra il 31 luglio del 2008 e quello del 2011 che abbiano trattato l'argomento - particolarmente apprezzato il taglio economico e giuridico. Il migliore riceverà 3mila euro netti e un rimborso forfettario di 500 euro per le spese di partecipazione alla cerimonia di premiazione, che avverrà tra ottobre e novembre. Domanda, tesi, abstract, copia del documento, cv, certificati storico e di laurea, devono pervenire in forma cartacea all'interporto o informatica all'indirizzo premiorossato [at] interportopd.it. Sono richieste anche due lettere di presentazione, firmate e inoltrate una dal relatore, una da un docente della facoltà. Entro il primo ottobre i risultati. Il secondo è organizzato dall'Asfor, Associazione italiana per la formazione manageriale, che premia per la quinta volta le migliori tesi sull'e-learning, questa volta con un occhio di riguardo per l'uso del web 2.0. Tre le categorie per cui concorrere: laurea di primo livello, magistrale e alta formazione (master di secondo livello e dottorato) purché discusse tra il 2008 e la data di scadenza del bando. Ai primi classificati vanno 500 euro netti e la menzione su riviste di settore, mentre ulteriori 500 euro sono riservati da Viadeo al migliore lavoro sull'interattività e la condivisione del sapere nei social network. Alla segreteria dell'associazione vanno spediti entro il 30 luglio modulo di domanda, cv, copia elettronica della tesi (quella su carta è facoltativa), certificato di laurea o autocertificazione. Il tutto va preferibilmente anticipato per mail a info [at] asfor.it. Le graduatorie? Entro ottobre.Fino al primo agosto la bresciana Anteas - Associazione nazionale terza età attiva per la solidarietà insieme all'università Cattolica bandisce due premi da 2mila euro lordi l'uno per quanti nei loro elaborati si sono occupati di volontariato e temi affini, laureandosi tra l'anno accademico 2008/2009 fino a quello in corso. Modulo di domanda, tesi, abstract e certificato di laurea vanno spediti per raccomandata A/R o consegnata alla direzione di sede dell'ateneo, a Brescia, entro le ore 17. È poi prorogata al primo agosto la scadenza del premio "Luca Massari" del Comune di Milano. Anche di questo la Repubblica degli Stagisti aveva già scritto: In palio ci sono 6mila euro lordi per la migliore tesi sulla sicurezza nelle metropoli discussa tra il 2006 e luglio 2011.  Poi la facoltà di Scienze della comunicazione della Libera università di Bolzano, attingendo ai fondi della Ripartizione cultura tedesca della Provincia, organizza invece "Culture in dialogo" e fino al 20 agosto invita tutti i laureandi e neolaureati che hanno scritto o stanno scrivendo di interculturalità, migrazione, mediazione di conflitti, etica economica e simili, a inoltrare un abstract del proprio lavoro -  non la tesi vera e propria quindi, ma una sintesi - corredata da bibliografia e cv all'indirizzo annemarie.profanter [at] unibz.it. Il 28 ottobre la commissione eleggerà la più meritevole tra una rosa di cinque, premiandola con una somma di mille euro da utilizzare per la pubblicazione del lavoro presso la casa editrice viennese Peter Lang.  Infine, c'è tempo fino al 15 settembre per partecipare all'iniziativa promossa dalla società AcbGroup che premia con 2mila euro ciascuno le migliori due tesi in tema di mutui e prestiti online e gestione telematica del mercato del risparmio. Porte aperte a chi ha conseguito il titolo negli ultimi due anni accademici (compresa la prossima sessione invernale), in una della classi afferenti a Economia e Informatica. È necessario anche che l'ateneo abbia sede in una delle città dove è presente ACB, elencate nel bando. Le domande devono pervenire alla società insieme a copia della tesi, cv, copia del documento d'identità, estratto di eventuali lavori scientifici ed elenco dei documenti e titoli presentati. Ad ottobre i risultati.Annalisa Di PaloPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Tutti geni i neolaureati italiani? Nuovi dati Almalaurea: alla specialistica il voto medio è 108, con punte di 111 per le facoltà letterarie- Almalaurea fotografa i laureati del 2010 e lancia un allarme: in Italia ce ne sono troppo pochi in confronto al resto dell'Europa-  Roma: «Potenziamento delle lauree triennali e sgravi fiscali per i giovani che si mettono in proprio: ecco la ricetta del Censis per rilanciare l'occupazione»

Mai più stage gratis: parte in Toscana il progetto per pagare gli stagisti almeno 400 euro al mese

Ai blocchi di partenza l’ambiziosa iniziativa della Regione Toscana per incentivare un uso virtuoso dei tirocini. Inscritta nel più ampio progetto «Giovani sì» – mirato ad aiutare i toscani ad andare a vivere da soli, trovare lavoro o tentare un’avventura imprenditoriale – l’iniziativa sugli stage ha a disposizione per il triennio 2011-2013 trenta milioni di euro. Andando a soddisfare una platea di 20-25mila stagisti: dieci milioni all’anno potranno infatti coprire 50mila mesi di stage, e considerando che in media i tirocini durano sei mesi, ne risulta che oltre 8mila giovani ogni anno potranno beneficiare di questa iniziativa. E non solo toscani: l'unico requisito per accedere al programma sarà infatti che il tirocinio avvenga su suolo toscano, quindi potranno accedere anche giovani residenti in altre regioni, o stranieri, purchè la sede del soggetto ospitante sia in Toscana.Già a fine aprile l’assessorato al Lavoro della Regione aveva siglato un protocollo di intesa con sindacati e associazioni datoriali locali, stabilendo i criteri per l’accesso a questa iniziativa. Obiettivo dichiarato: «ovviare all’uso distorto dei tirocini formativi e di orientamento al fine di garantire i diritti dei giovani beneficiari e l’erogazione di una borsa di studio a titolo di rimborso spese». Nel documento il tirocinio viene definito con precisione come «misura di accompagnamento al lavoro finalizzata a creare un contatto diretto tra una persona in cerca di lavoro e un’azienda allo scopo sia di permettere al tirocinante di acquisire un’esperienza diretta per arricchire il proprio curriculum sia di favorire una possibile costituzione di un rapporto di lavoro con l’azienda ospitante». Nel paragrafo dedicato alle modalità di applicazione si chiarisce che gli stagisti «non possono sostituire i contratti a termine nei periodi di picco delle attività e non possono essere utilizzati per sostituire il personale dell’azienda nei periodi di malattia, maternità o ferie nè per ricoprire ruoli necessari all’organizzazione aziendale»; e poi che l’impresa ospitante non può realizzare «più di un tirocinio con il medesimo tirocinante». In più il documento specifica che per poter accogliere uno o più stagisti, oltre a essere in regola con la normativa sulla sicurezza, non si deve avere effettuato licenziamenti negli ultimi 24 mesi o avere attiva la cassa integrazione. Questo è un punto importante perché la normativa nazionale attualmente in vigore, il dm 141/1998, non vieta che le aziende in crisi ospitino stagisti. In realtà anche in Toscana per il momento le imprese potranno continuare a offrire stage anche se hanno riduzioni di personale in atto, basterà che non facciano richiesta di aderire a questa iniziativa; ma quando arriverà la legge regionale – il presidente della Enrico Rossi la promette entro il giugno del 2012 – allora il criterio sarà vincolante.Un altro importante punto in cui il protocollo si discosta dalla legge nazionale è quello relativo al numero massimo di stagisti ospitabili: prendendo spunto dalla Carta dei diritti dello stagista, infatti, si prevede che questi limiti siano rapportati a un anno, e non alla presenza «contemporanea» degli stagisti. Ciò vuol dire per esempio che un’azienda con venti dipendenti potrà prendere al massimo due stagisti all’anno, e non due stagisti alla volta (col risultato che organizzando stage di tre mesi quell’azienda – con un po’ di accortezza nella rotazione, per evitare le sovrapposizioni – può ad oggi accoglierne fino a otto ogni anno).Ma la grande rivoluzione di questo progetto è quella legata al rimborso spese. Il protocollo prevede infatti che a favore del tirocinante sia obbligatorio erogare un emolumento di almeno 400 euro al mese: di questi la metà (200 euro) verrà finanziata dalla Regione, e l’altra metà (o più) dal soggetto ospitante. Pure qui, nulla vieta di proseguire nell’offrire stage gratuiti, basta che non si chieda di partecipare all’iniziativa; ma nel giro di un anno la legge regionale dovrebbe far diventare anche questo aspetto vincolante.  Dal progetto, che prenderà il via il 1° luglio, sono esclusi i tirocini curriculari – cioè quelli svolti all’interno di un percorso di studi, per ottenere crediti formativi obbligatori per il conseguimento di un titolo – e, per il momento, quelli presso enti pubblici e studi professionali. Inclusi invece tutti gli altri tirocini svolti presso imprese private e associazioni non profit, purché ciascun soggetto ospitante assicuri il rispetto dei criteri dettati all’interno del protocollo, e l’erogazione della sua parte di rimborso spese a favore dello stagista.In più, è previsto un bonus di 8mila euro  che la Regione erogherà a tutte le aziende che al termine del percorso di formazione assumeranno l'ex stagista con contratto a tempo indeterminato (bonus che salirà a 10mila euro in caso si tratti di persona con disabilità) attingendo a un altro fondo, diverso rispetto al budget di 10 milioni all'anno del «Giovani sì - Tirocini».Operativamente la Regione Toscana ha realizzato un sito ad hoc con tutte le informazioni per gli interessati e predisposto un numero verde, 800 098719, che risponderà dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 del mattino alle 4 di pomeriggio; a loro volta sindacati e associazioni imprenditoriali hanno assicurato che daranno il massimo risalto alla notizia attraverso i loro siti e Newsletter. In pratica l'iter è riassumibile così. Il giovane individua (o viene chiamato da) un’azienda, e concorda il progetto formativo di uno stage. L’azienda predispone la documentazione e firma la convenzione con il soggetto promotore, che prontamente comunica l’attivazione del tirocinio ad uno dei centri dell’impiego della Toscana, allegando convenzione e progetto formativo concordato e firmato dal giovane. I centri per l’impiego raccolgono le domande e fanno le istruttorie di ammissibilità, valutando ciascun progetto. La Regione riceve l'elenco dei tirocini ammissibili e invia al soggetto ospitante - cioè l'azienda - e al giovane una lettera a firma del presidente Rossi con la quale si conferma l'impegno a rimborsare al tirocinante, tramite l’azienda, 200 euro al mese. A conclusione positiva del periodo di tirocinio, la Regione rimborsa il soggetto ospitante per la sua parte. In questo modo l’onere del rimborso spese viene ripartito tra il soggetto ospitante e la Regione: una modalità ben diversa da quelle più utilizzate da altri soggetti pubblici, primo fra tutti Italia Lavoro, che non richiede alle imprese di contribuire - di fatto deresponsabilizzandole. Anzi talvolta pagandole perfino per il "disturbo" di aver accolto uno o più stagisti! La Toscana ha deciso invece di agire finanziando sì i tirocini, ma a patto che anche ciascun datore di lavoro faccia la sua parte.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Il presidente della Regione Enrico Rossi promette: «In Toscana ricevere dei soldi per uno stage sta per diventare un diritto»- La Regione Toscana presenta il progetto «Giovani Sì!» per sostenere studenti, stagisti e precari: 300 milioni di euro in tre anni- Urgono nuove regole per proteggere tirocinanti e praticanti: tante idee della Repubblica degli Stagisti nel disegno di legge di Cesare DamianoE anche:- La Cgil scende in campo per stanare gli sfruttatori di stagisti con la campagna «Non + Stage Truffa»- La mappatura degli stage indecenti: un sito invita i lettori a segnalare gli annunci a zero euro

«(Pre)occupiamoci»: Rena lancia un sondaggio online per fare il punto sulla condizione lavorativa della generazione 25-35

Un'indagine online per approfondire la tematica dell'occupazione giovanile e dell'utilizzo dei contratti flessibili-precari, indagarne la frequenza, le modalità, i punti critici. L'ha lanciata sul web all'inizio di giugno l'associazione Rena, «Rete per l'eccellenza nazionale»; una realtà nata nel 2008 per iniziativa di un gruppo di giovani professionisti con l'obiettivo di costruire un'Italia più meritocratica e aperta al ricambio generazionale. Tra le attività portate avanti in questi anni dall'associazione, per esempio, c'è anche un premio in partenariato con l’Upi, il Cavalierato giovanile delle province d’Italia, per promuovere buone politiche territoriali ideate da dirigenti under 35 delle amministrazioni provinciali.Due volte l’anno gli oltre cento membri di Rena si riuniscono per confrontarsi sulle attività associative in corso e riflettere su un tema specifico: che questa volta è proprio il lavoro. Il sondaggio, che ad oggi ha già raccolto quasi 300 risposte, ha l'obiettivo di fornire dati che possano servire all'avvio di una riflessione, in occasione del prossimo incontro di Rena previsto a Milano per il weekend 24-26 giugno, dal titolo «(Pre)occupiamoci»: «per avere qualche input in più sulla situazione lavorativa della generazione 25/35» come spiega alla Repubblica degli Stagisti Davide Agazzi, responsabile fundraising di Rena. Per ora  la rilevazione non ha pretese di rappresentatività, essendo basata su un campione casuale e non rappresentativo. «Ma stiamo dialogando con un importante istituto di ricerca» aggiunge Davide Rubini, altro arenauta: «Se riuscissimo a portare a buon fine l'accordo, il sondaggio potrebbe vestirsi di un certo valore scientifico. In caso contrario rimarrebbe uno strumento di dialogo importante con gli interlocutori dell'associazione, una maniera per allargare il dibattito interno all'esterno e soprattutto un felice esercizio di intelligenza collettiva».Il questionario - naturalmente anonimo - chiede innanzitutto di indicare il proprio "status" lavorativo, fornendo sette possibili inquadramenti: cinque tipologie contrattuali (indeterminato, a termine/atipico, libero professionista/partita via, stage retribuito, stage non retribuito) e due status di inoccupazione («non ho un lavoro ma lo cerco», oppure «non ho un lavoro e non lo cerco»). Subito dopo viene richiesta un'indicazione sul reddito mensile (si va da «Non ricevo retribuzione» a «superiore ai 2000 euro», con una categoria aggiuntiva per chi ha uno stipendio fluttuante: «La mia retribuzione è troppo variabile e non mi è possibile fare una media»).Si vuole indagare anche la percezione del pubblico impiego: «Ritieni che l'ingresso nel mondo del lavoro mediante il concorso pubblico sia la modalità più adeguata per valutare le competenze dei candidati nel modo più obiettivo possibile?». E qui si può rispondere in tre modi per il sì («Maggiore autonomia ai dirigenti pubblici nella selezione dei candidati aumenta il rischio di favoritismi personali e non di merito», oppure «Il posto di lavoro è pubblico ed è quindi corretto che i criteri di scelta siano fissati dallo stato in modo univoco», o infine «L'uso dei concorsi pubblici garantisce maggiore controllo da parte dei cittadini sugli ingressi all'interno della Pubblica Amministrazione») e in altrettanti per il no («Penso che i concorsi pubblici siano uno strumento superato, poiché implicano un modello di sviluppo professionale particolarmente rigido e prevalentemente basato sull'anzianità di servizio», oppure  «È necessaria la liberalizzazione delle assunzioni anche nel settore pubblico, in modo da avere meno barriere all'ingresso, più mobilità interna e avanzamenti di carriera legati alla produttività» o infine «Penso che spesso i criteri per la definizione della graduatoria dei concorsi pubblici non siano trasparenti e meritocratici»).Interessante la parte riguardante il ricorso a forme di contratto atipico, rappresentata dalla domanda «La tua azienda (o tu in prima persona, se imprenditore o libero professionista) ricorre a forme di contratto atipico?». Se si risponde affermativamente, bisogna approfondire spiegando (o ipotizzando) i motivi: «Perché un lavoratore con contratto atipico costa meno», «Per avere più libertà nelle assunzioni/licenziamenti», oppure «Perché un lavoratore con contratto atipico/a termine è più produttivo e tende ad assentarsi meno». Per tutte queste domande c'è anche la possibilità di scrivere la propria opinione in uno spazio a piacere, in caso non ci si ritrovasse in nessuna delle risposte precompilate. Il form si chiude chiedendo a ciascun partecipante di indicare la «prima urgenza su cui agire nel mercato del lavoro italiano», dando un ventaglio di possibili risposte: dall'«aumentare le retribuzioni medie dei nuovi assunti» al «defiscalizzare il costo del lavoro per le imprese», fino all'idea del contratto unico evocata dall'opzione «semplificare e uniformare il sistema contrattuale».Il sondaggio resterà online ancora una settimana; chiaramente è aperto a tutti, e infatti al momento quasi il 90% dei partecipanti non è socio Rena.  «Finora abbiamo raccolto prevalentemente voci femminili, 55% contro il 45% di uomini; uno su dieci ha tra i 20 e i 25 anni, uno su venti sopra i 35. La maggior parte dei votanti si colloca nella fascia di età 25-35» precisa Rubini.L'incontro di Milano avrà una sessione a porte aperte venerdì 24 giugno, con una tavola rotonda sul mercato del lavoro in cui verrà presentato anche un paper con alcune proposte di riforma del mercato del lavoro elaborate da Rena: «Proposte in linea con i valori guida della nostra associazione, che si riassumono nell'acronimo Arte: apertura, responsabilità, trasparenza, equilibrio». Gli ospiti che hanno confermato la loro presenza al dibattito finora sono Stefano Scabbio, amministratore delegato di Manpower (una delle aziende che fa parte del circuito della Repubblica degli Stagisti, avendo aderito a ChiaroStage); Monica Lucarelli, presidente del gruppo giovani dell'Unione Industriale di Roma; Tonia Mastrobuoni, giornalista economica e autrice del libro Gioventù sprecata;  Andrea di Benedetto, presidente dei giovani della Cna, la Confederazione nazionale dell'artigianato; e Filippo Taddei, economista del Collegio Carlo Alberto di Torino.Per partecipare al sondaggio online clicca quiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Nelle pagine del Rapporto sullo stato sociale un allarme sulla questione giovanile: e tra 15 anni la previdenza sarà al collasso- Peter Pan non per scelta ma per forza: nelle pagine di «Gioventù sprecata» i motivi che impediscono ai giovani di diventare adulti

Novanta stage ben pagati nelle agenzie europee: ecco i bandi in scadenza a giugno

Le agenzie europee sono organi specializzati e decentrati dell'Ue - una quarantina in tutto - e per i due terzi offrono tirocini con un buon rimborso spese, spesso sopra i mille euro mensili. Ecco le scadenze più imminenti.Si chiudono la prossima settimana due segmenti del programma "Young Graduate Trainees" della parigina Esa, European space agency. In realtà non si tratta proprio di stage: in palio c'è un vero contratto di lavoro annuale, non rinnovabile, con un grant che oscilla tra i 2mila e i 2300 euro netti a seconda delle destinazioni, più spese di viaggio coperte - anche per eventuali coniugi e figli - e altri benefits. C'è tempo fino a lunedì 13 giugno per uno dei tre posti disponibili presso il cuore operativo dell'agenzia, l'Estec, nei Paesi bassi. La divisione di riferimento è quella che testa i componenti elettrici ed elettronici dei veicoli spaziali e si cercano neolaureati e laureandi dell'area tecno-scientifica: Ingegneria, Fisica, Scienze dei materiali, Informatica. Necessaria anche l'ottima conoscenza di inglese e/o francese. Nella Guyana francese ha sede invece un ufficio di rappresentanza dell'Esa, che qui fino al 19 giugno offre altri tre posti per chi ha fatto, o sta finendo, studi nel settore comunicazione e conosce bene sia inglese che francese. In entrambi i casi è necessario candidarsi online (ammessa una sola domanda per candidato) e per i primi riscontri si va a fine estate: i preselezionati svolgeranno un colloquio telefonico e se tutto va bene si comincia in autunno. Tempo invece fino a mercoledì 15 giugno per due stage semestrali banditi dall'Echa, European chemicals agency di Helsinki, per il settore Gestione dei sistemi informativi con un contributo di circa 800 euro - 1200 per i tirocinanti con disabilità - e viaggio A/R pagato. Può concorrere chi ha almeno una laurea triennale nel settore informatico-scientifico; non solo ex-studenti, ma anche dipendenti pubblici e privati del settore (in questo caso il rimborso viene erogato solo se superiore allo stipendio, e comunque fino alla soglia complessiva di 800 euro). Per tutti vale l'obbligo di conoscere bene l'inglese e di non aver avuto altre esperienze lavorative nell'Ue. L'application va compilata online entro le ore 11 italiane [a fianco, uno screenshot della pagina] ; per chi passa la fase più consistente di scrematura ci sarà un colloquio telefonico ad agosto e se arriva il sì a settembre si parte. Di informatica non ve ne intendete proprio? Si può inviare anche una candidatura spontanea per una delle altre aree operative [qui una panoramica]. Non c'è scadenza, e inizio e durata del tirocinio dipende dalle proprie preferenze e dalle necessità dell'agenzia. Da Helsinki a Lisbona. Qui l'Emsa, European maritime safety agency, fino al 15 giugno offre quattro tirocini di cinque mesi l'uno con un rimborso di 925 euro mensili e viaggi spesati. L'agenzia si occupa di sicurezza marittima, ma la distribuzione dei posti nelle varie aree non è definita: i vincitori, si legge nel bando, «saranno assegnati in unità conformi con i loro studi e competenze» [queste le aree tra cui scegliere]. Per candidarsi bisogna inviare alla casella traineeship2011 [at] emsa.europa.eu lettera motivazionale e cv in formato europeo, preferibilmente in inglese, entro le ore 18 italiane. L'inizio dello stage è fissato al primo ottobre. Come i lettori della Repubblica degli Stagisti forse ricordano, il 15 giugno è una data da segnare anche per un'altra deadline, quella per i tirocini semestrali della londinese Emea, European Medicines agency. Alto il numero dei posti, 40, come pure il rimborso - circa 1530 euro, che diventano quasi 2300 nel caso di tirocinanti con disabilità - più la copertura delle spese di viaggio A/R. Diploma di laurea e buona conoscenza dell'inglese sono i requisiti minimi per concorrere (inviando per posta il modulo di candidatura); il settore più "caldo" è quello scientifico ma anche risorse umane, affari legali e area amministrativa sono aree da tenere presente.Infine da Parma l'Efsa, European food safety autorithy, in queste settimane alle prese con l'emergenza alimentare tedesca, anticipa che in autunno si riapriranno le selezioni per tirocini semestrali con un rimborso di 1067 euro al mese. Circa 25 i posti a disposizione, più o meno uno per unità. Annalisa Di PaloPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- La lista dei tirchi: la "black list" degli organismi internazionali che non pagano gli stagisti- Cento tirocini ben pagati all'Agenzia per i diritti fondamentali, alla Nato e all'Agenzia per i medicinali- Da Adis Abeba Daniele Ravaioli racconta i suo tre stage internazionali: «Andare via dall'Italia mi è servito»- Cinquanta stage nelle agenzie europee con rimborsi oltre i mille euro al mese. I dettagli per candidarsi

Almalaurea fotografa i laureati del 2010 e lancia l'allarme: in Italia ce ne sono troppo pochi in confronto al resto d'Europa

Ancora troppo pochi, scarsamente inclini allo spostamento, ma più giovani di qualche anno fa. Così il consorzio Almalaurea delinea il profilo dei laureati 2010, in un rapporto presentato al convegno 'Qualità e valutazione del sistema universitario', ospitato dall’università di Sassari a fine maggio. Sono quasi 200mila gli studenti coinvolti nel sondaggio, e il quadro che ne emerge tira fuori aspetti incoraggianti rispetto al passato: tra questi, la riuscita negli studi. L’età alla laurea passa da 26,9 a 24,9 anni al netto del ritardo all'immatricolazione: i laureati pre-riforma del 2004 conseguivano il titolo invece a 27 anni inoltrati. Anche la regolarità del percorso accademico ha preso una piega migliore: se prima chi iniziava un iter di studi universitari lo portava a termine solo nel 15% dei casi, adesso la percentuale è più che raddoppiata raggiungendo quasi il 40% (fino a rasentare la metà tra i laureati di secondo livello). La votazione finale, poi, è un altro degli aspetti rosei di questa fotografia degli studenti italiani: se è vero che «rimane sostanzialmente immutata nei suoi valori complessivi (103 su 110 nel 2010)» dice Andrea Cammelli [nella foto in basso], direttore di Almalaurea, a colpire è invece il dato sui corsi specialistici, dove si arriva a un punteggio medio di 108,1 su 110. Forse troppo? Il rischio di avere tutti voti altissimi è che si possa attuare una sorta di appiattimento, e impedire ai veri studenti eccellenti di emergere dalla massa. Crescono anche frequenza alle lezioni (due laureati su tre), esperienze di lavoro durante gli studi - che riguardano un buon 9,5% - tirocini e stage. Questi, costantemente monitorati dalla Repubblica degli Stagisti, negli ultimi anni sono quasi triplicati: la media dei laureati che dichiara di averne svolto almeno uno durante gli studi è balzata dal 20% del 2004 al 57% del 2010. Un elemento di per sé affatto negativo - il direttore di Almalaurea lo definisce infatti «un altro degli obiettivi strategici che segnalano una importante inversione di tendenza sul terreno dell’intesa università-mondo del lavoro» - anche se basterebbe ricollegarlo ai numeri sulla disoccupazione giovanil per smorzare l'entusiasmo. Fare uno o più tirocini durante l'università dovrebbe insomma favorire la successiva occupazione: mentre ciò che i dati disponibili dimostrano è che i ragazzi non solo non sono più occupati di chi non ha fatto questo tipo di esperienze ma anzi, continuano a ricevere tante, troppe proposte di stage anche dopo averne accumulati diversi nel curriculum, e aver completato il percorso di studi. Qualcosa non torna.  Un quadro a tinte fosche è poi quello sul numero complessivo dei laureati: a dispetto dell’opinione diffusa per cui in Italia sarebbero troppi, la realtà che il rapporto Almalaurea disegna è di segno opposto. «Nella documentazione OECD del 2008, il ritardo dell’Italia nel contesto internazionale emerge purtroppo in tutta la sua ampiezza: fra i giovani italiani di età 25-34 i laureati costituivano il 20 per cento contro la media dei paesi OECD pari a 35», spiega Cammelli. «Anche l’obiettivo strategico pari al 40% della popolazione di 30-34 anni laureata, che la Commissione Europea ha individuato come mèta da raggiungere entro il 2020, per il nostro Paese risulta ancora lontano». Eppure l'obiettivo è già stato raggiunto da quasi la metà dei paesi dell’Unione Europea. In più, «fra il 2004 e il 2009 la presenza di laureati in Italia è cresciuta solo dal 16 al 19%». Questi laureati inoltre, che 72 volte su cento portano il titolo a casa per la prima volta, non sono disposti a grandi trasferte, verosimilmente per i costi che ciò comporta: più della metà resta infatti nella provincia di residenza, facendo registrare due punti percentuali in più rispetto al 2004. Al contempo esiste però una maggiore propensione all’esperienza di studio all’estero, che arriva a quota 14,4% nel 2010.Un altro neo che la riforma dell’università non ha potuto arginare è rappresentato dalle donne, che pur costituendo più della metà della popolazione laureata, e ottenendo nella maggior parte dei casi anche risultati migliori, continuano a essere poco valorizzate dal mercato del lavoro.  Ilaria MariottiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: - Almalaurea, crollano occupazione e stipendi dei laureati. E chi fa uno stage ha solo il 6% in più di opportunità di lavoro- I laureati italiani fotografati da Almalaurea: sempre più disoccupati e meno retribuiti E anche:- Tutti geni i neolaureati italiani? Nuovi dati Almalaurea: alla specialistica il voto medio è 108, con punte di 111 per le facoltà letterarie  

La Regione Sicilia non perde il vizio, nuovo maxi bando da 50 milioni per la "formazione" delle categorie svantaggiate

Migliorare «i livelli di inclusione sociale e lavorativa delle categorie svantaggiate della popolazione». Con queste parole la Regione Sicilia rimette su piazza, facendolo per così dire rientrare dalla finestra, un progetto da 50 milioni di euro per un numero imprecisato di stage e corsi di formazione destinati alle fasce sociali più deboli. Solo qualche mese fa un bando molto simile aveva generato un mare di polemiche tanto che – di fronte alle tante incongruenze registrate - si era deciso in extremis di ritirarlo. La Repubblica degli Stagisti già allora aveva sollevato una serie di riserve sulla sua regolarità; le stesse che si ripresentano anche per questa nuova versione del bando redatto dal dipartimento regionale per la Famiglia e le Politiche sociali e approvato da poco dal governatore Raffaele Lombardo [nella foto in basso]. Sono infatti diversi i punti critici: esigui rimborsi per i tirocinanti rispetto alle somme assegnate per le consulenze, mancanza di regolamentazione dei processi di selezione e - soprattutto - palesi elementi di incongruenza rispetto alla legge per quanto riguarda la durata degli stage. Senza contare la discutibile efficacia di un progetto simile in relazione ai fini che persegue: la formazione e l'impiego di persone disagiate.Ancora una volta si tratta di soldi provenienti dal Fondo Sociale Europeo, che – secondo quanto riportato nella Gazzetta Ufficiale di venerdì 20 maggio – verranno distribuiti tra onlus, imprese private, enti di formazione, enti locali, dipartimenti universitari, istituti scolastici e IPAB. A quale condizione? Quella di mettere a punto progetti di formazione professionalizzante e orientamento o percorsi di stage (definiti work experiences) attivabili però in questo ultimo caso solo da enti privati, proprio per aggirare il problema dell’impossibilità di assunzione post stage negli enti pubblici, che invece assumono solo tramite concorso.Sul web circola la notizia che si tratterebbe di circa 1250 stage rimborsati con 700 euro al mese. Ma dal dipartimento smentiscono entrambi i dati: «Potrebbero essere molti di più, e comunque sia il calcolo dei rimborsi va fatto scalando quello che dovranno percepire i destinatari dei finanziamenti, le cosiddette ATS (associazioni temporanee di scopo), alle quali andranno tra il 35 e il 50% dei fondi disponibili», dichiara il direttore Pietro Fina. Cosa resta dunque agli stagisti, che nel bando non vengono quasi mai citati come tali? Per le attività formative sarà erogata ai partecipanti un’indennità di 3 euro all’ora e per le work experiences una di 5 euro. In sostanza, se si calcolano 40 ore settimanali di attività, il compenso si aggirerebbe sui 480 euro per il primo caso e sugli 800 nel secondo. Dal dipartimento dicono però che il tetto massimo è di 700. Per le consulenze esterne invece sono previsti rimborsi fino a 500 euro lordi a giornata, cumulabili fino a un massimo di dieci giorni al mese: da questi dati emerge che in pratica sono gli intermediari a mangiarsi la fetta più grande, mentre ai beneficiari non restano che le briciole.Inoltre, ancora non si capisce quali saranno i metodi di reclutamento. Fina sostiene che «saranno gli aggiudicatari dei progetti a muoversi in questo senso». Insomma, prima si distribuiscono i soldi tra le ATS e poi si pensa ai destinatari del progetto: disabili, immigrati, donne vittime di violenza, madri di minori in condizioni di difficoltà, detenuti, soggetti in condizione di povertà estrema, tossicodipendenti. Peccato che, come la Repubblica degli Stagisti aveva già rilevato, stage o work experiences che dir si voglia dovrebbero servire a «realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell'ambito dei processi formativi» e  «agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro», come sancito nel decreto ministeriale 142/98, e non trasformarsi in assistenzialismo - per non dire elemosina.   Nulla è dato sapere infine rispetto alle tempistiche del provvedimento. I progetti dovranno pervenire entro il 20 giugno, e solo dopo la pubblicazione delle graduatorie (sul sito internet http://www.sicilia-fse.it, sul sito htpp://dipartimento-famiglia-sicilia.it e sulla GURS), potranno effettivamente partire. I beneficiari finali saranno a quel punto chiamati a iniziare questa loro esperienza per «una durata non inferiore ai 18 mesi e non superiore ai 24 mesi», come si legge nel bando e viene confermato dal dipartimento: una violazione della legge a tutti gli effetti per gli stage attivati in enti privati perché questi non devono mai superare i 6 mesi (eccetto che per i disabili, dove possono arrivare a 24) per soggetti inoccupati o disoccupati. E – si badi  bene- non si tratterà solo di giovani: ma di soggetti «in età collocabile» specifica Fina «quindi dai 14 ai 65». Insomma, di tutto un po’. Ma davvero non esiste un modo più trasparente e lungimirante di spendere denaro pubblico?Ilaria MariottiPer saperne di più su questo argomento, leggi anche: Lo strano caso delle 8.400 borse lavoro finanziate dalla Regione Sicilia: se lo stage diventa una misura di intervento sociale da 50 milioni di euroChiarito il giallo sui maxi stage siciliani. La Regione ammette: «Le borse lavoro non saranno 8.400 ma 700» E anche:Dopo la Calabria, anche in Basilicata piovono «superstage». E Ichino presenta un'altra interrogazione a Sacconi e BrunettaIn Calabria il consiglio regionale attiva i «superstage»