Categoria: Editoriali

Soffia il vento d'estate, il numero degli stage si impenna: come difendersi dalle fregature?

«Vento d'estate / io vado in stage voi che fate»... Si potrebbe parafrasare così una canzone di qualche anno fa, scomodando Niccolò Fabi e Max Gazzé. Perchè è innegabile che il numero degli stage d'estate si impenni. Da un certo punto di vista, le ragioni di questa impennata sono fisiologiche e positive: la stagione in cui scuole e università si fermano è il momento giusto perchè gli studenti, dopo aver passato nove mesi sui libri, facciano esperienza sul campo. Da un altro punto di vista, però, bisogna tenere alta la guardia: l'estate è il periodo in cui i dipendenti vanno in ferie, e le imprese devono trovare il modo di sostituirli. In questo contesto lo stagista diventa ancor più conveniente, perchè può essere inserito a costo zero o quasi zero, con il paravento della formazione, e piazzato a tappare i buchi al posto di un dipendente vero e proprio a cui invece bisognerebbe fare un contratto di sostituzione estiva con stipendio, contributi e tutto il resto.Alla Repubblica degli Stagisti  il «vento d'estate» aveva portato già l'anno scorso molte testimonianze. Per esempio quella di Claudia, che aveva descritto un'esperienza tremenda di stage estivo presso un'agenzia interinale, in cui per tre mesi l'avevano messa a fare il lavoro di un normale dipendente: ad agosto era addirittura rimasta da sola a tenere aperta la filiale. O quella di un'altra lettrice, studentessa di Scienze della moda, che aveva denunciato di essere stata piazzata da una grande griffe a fare la commessa in un negozio, per tutta la durata dello stage (ben sei mesi, da maggio a ottobre), inserita nei turni con gli altri dipendenti del punto vendita.Scrive oggi Beatrice, affezionata lettrice della Repubblica degli Stagisti fin dai tempi del blog: «Il problema dello stage oggi è anche più accentuato dalla crisi economica per cui le imprese, non avendo soldi per pagare il personale, offrono di continuo stage, lasciando magari a casa chi aveva un tempo determinato e che ovviamente costava di più». E proprio dopo aver letto il post con la storia di Claudia, Beatrice ha cominciato a spulciare gli annunci su Internet, notando che il web pullula di offerte di stage estivi, specialmente nelle agenzie interinali. «Non si potrebbe far qualcosa in merito?» chiede la lettrice. Certo: non è facile, ma ciascuno può fare qualcosa. Innanzitutto tutti potrebbero stare, in questi mesi ancor più del solito, con le antenne dritte e pronte a captare la fregatura. Diffidare degli stage di soli 2-3 mesi proposti proprio da giugno a settembre, specialmente in attività a diretto contatto col pubblico. Segnalare le sospette irregolarità prima al tutor dell'ente promotore, meglio se per iscritto, e nei casi più gravi anche alle Direzioni provinciali del lavoro (a questo link trovate un sistema che aiuta a individuare quella più vicina). Senza dimenticare che la Repubblica degli Stagisti e il suo Forum sono sempre a disposizione per le segnalazioni.Ma come capire fin dove utilizzare uno stagista d'estate è lecito, e da quando comincia l'illecito?  In sostanza, il principio si potrebbe riassumere così: uno stagista può certamente essere utile all'impresa che lo ospita, ma non deve mai diventare indispensabile. Se è lui che ha le chiavi dell'ufficio o del negozio, se è lui l'unico a garantire l'apertura al pubblico o i servizi ai clienti perchè tutti gli altri se ne sono andati in ferie, allora c'è decisamente qualcosa che non va, e non bisogna tacerla. Se ci si accorge o si subisce in prima persona una situazione di illegalità, c'è una sola cosa da non fare: restare in silenzio. Eleonora Voltolina

Pronti, via! Parte il grande sondaggio online di Isfol e Repubblica degli Stagisti per scoprire chi sono gli stagisti italiani

Lo stage riesce davvero ad aprire le porte del mercato del lavoro, serve per completare la formazione? Chi sono gli stagisti italiani? Quanti anni hanno, che studi hanno fatto? Cosa si aspettano - e cosa ottengono - dallo stage?La Repubblica degli Stagisti ha stretto un'alleanza con l'Isfol, l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, per andare a chiederlo direttamente ai diretti interessati: gli stagisti.Che in Italia sono tanti, tantissimi: almeno 300mila ogni anno, e il numero cresce costantemente.Il risultato è un sondaggio facile, veloce, da compilare qui su Internet: rimarrà online da oggi al 6 agosto, per 3 mesi, e sarà aperto a tutti coloro che nella loro vita abbiano svolto almeno uno stage. Attraverso una ventina di domande ciascuno potrà raccontare in maniera assolutamente anonima la sua esperienza (o le sue esperienze, in caso di stage "plurimi"): quanto è durato lo stage, dove è stato svolto, se era previsto un rimborso spese, se il tutor era presente, se per fare lo stage si è dovuto trasferire in un'altra città, se al termine gli è stato proposto un contratto...Informazioni preziose, spesso inedite, che verranno poi elaborate dai ricercatori dell'Isfol e permetteranno di tracciare un "identikit" degli stagisti italiani che verrà presentato in autunno.Per fare questo abbiamo bisogno della collaborazione dei media e dei siti più frequentati dai ragazzi - a cui chiediamo di pubblicare gratuitamente un banner che rimandi al sondaggio - per diffondere il più possibile la notizia dell'esistenza di questa iniziativa.L'obiettivo è che tanti, tantissimi partecipino: alla richiesta di collaborazione hanno già risposto positivamente Bloglavoro, Pollicino, Stageadvisor, Venetolavoro, Almalaurea, gli uffici stage / tirocini / job placement delle università di Genova, Torino, Venezia... e la speranza è che tanti altri si aggiungano.L'invito, insomma, è uno: partecipate!Vai al sondaggio >>Eleonora Voltolina

Lo stage, formidabile strumento di selezione

Lo scopo dello stage è quello di far conoscere ai neolaureati il mondo delle imprese per verificare se sono interessati - e adatti - a lavorare in azienda, oppure se la loro vocazione è quella di diventare dei liberi professionisti, insegnanti  o altro.Attraverso l’associazione Gidp/Hrda, network di 2350 dirigenti del personale di aziende medio grandi (sopra i 250 dipendenti), noi prestiamo da tempo molta attenzione all’inserimento nelle imprese dei giovani neolaureati che si trovano per la prima volta a contatto con aziende industriali, del terziario, del credito ecc.Curiamo ogni anno un’indagine (siamo ormai arrivati alla nona edizione!) che fa il punto sull’utilizzo degli stagisti come raccordo tra il mondo universitario e le grandi imprese.I giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro, infatti, spesso hanno una visione poco realistica del mondo economico - specie se hanno lauree umanistiche.Dalla nostra indagine emerge che le grandi aziende fanno un uso molto corretto degli stagisti: prevedono un tutor che segua i giovani nel progetto loro affidato, li utilizzano per le competenze che hanno e cercano di farli transitare dalla logica del sapere a quella del saper fare.Gli stagisti partecipano alla vita aziendale per periodi generalmente di 6 mesi (qualcuno anche di 12), e non certo gratis: sono retribuiti in media con un emolumento che si aggira sui 625 euro netti mensili e con un buono mensa da 5,20 euro al giorno.Le aziende serie ovviamente non utilizzano gli stagisti per supplire alle assenze per gravidanza, ferie temporanee o malattie dei propri dipendenti, ma cercano in loro dei validi collaboratori per accrescere il capitale umano dell’impresa. Insegnano loro il lessico aziendale, magari iniziando dalle fotocopie, per farli poi passare gradualmente a incarichi semi operativi.Gli stage sono poi un formidabile strumento di selezione!Normalmente, un’impresa che deve assumere un  paio di neo ingegneri o economisti (le lauree più concupite dal mercato) mette inserzioni sul Corriere, qualche avviso su Jobadvisor, Catapulta, TalentManager e simili, e attende che arrivino i cv. Ne riceve in media circa 300: a quel punto parte lo screening da parte del responsabile del recruiting, che deve verificare il tipo di laurea, gli anni di conseguimento (molto importante) la conoscenza della lingua inglese (sempre fondamentale), il percorso all’estero (Erasmus o altro) l’eventuale altra lingua del gruppo se il recruiter opera in una multinazionale, i piccoli lavori svolti durante il percorso di studi ecc…Così, attraverso un lavoro certosino, dagli iniziali 300 cv si passa ad una decina. A quel punto i candidati vengono chiamati per il colloquio di gruppo: gli esaminatori in poche ore devono indagare le capacità relazionali, di problem solving, decisionali di ciascuno, e scegliere chi far arrivare al colloquio individuale.Un percorso davvero lungo e costoso per un’azienda. Attraverso uno stage, invece, una nuova risorsa può essere conosciuta e osservata con calma, durante quei 6/12 mesi di stage che diventano in effetti un periodo di prova reciproca: perchè non solo i dirigenti hanno modo di conoscere il giovane, ma anche il giovane può capire se gli piace lavorare in quella realtà o no.Così il periodo di stage giova sia all’azienda che ai giovani, perchè fluidifica il passaggio a un contratto vero e proprio – che può essere  di volta in volta a tempo indeterminato, determinato, di apprendistato professionalizzante, di inserimento o a progetto. Questo processo si conclude molto spesso con soddisfazione da entrambe le parti: prova ne sia che dalla nostra indagine risulta che il 41% degli stagisti finito il percorso viene assunto. Vi pare poco?Paolo CitterioPresidente nazionale associazione direttori risorse umane GIDP/HRDAMembro C.D. Pmi di AssolombardaMembro C.D. Terziario Innovativo di Assolombarda  

Il sito, la Carta, il Bollino: ecco le nuove ali della Repubblica degli Stagisti

Ci siamo. È passato un anno e mezzo da quando sbarcò in Rete la prima Repubblica degli Stagisti, in forma di blog. Tra allora e oggi ci sono 170mila visite, quasi duecento post, migliaia di commenti, una trentina di articoli e interviste sui principali media: che per un blog è già un traguardo di tutto rispetto.Ma l'ambizione era più grande. L'ambizione era di cambiare le cose. Certo, servivano mezzi più potenti, un contatto più diretto e immediato con i lettori, una struttura più  chiara perchè le notizie fossero immediatamente visibili. Serviva un sito. Ed eccolo qui, il sito: con la sezione giornalistica suddivisa in editoriali, notizie, interviste, storie di stage e approfondimenti, e poi con una sezione per le iniziative, una per le informazioni sulla normativa, un forum per raccogliere le testimonianze e gli spunti dei lettori. E un super-motore di ricerca perchè ogni lettore possa trovare alla velocità della luce quello che sta cercando.Poi, serviva un manifesto: un testo che riassumesse quel che era stato pensato, detto e discusso in questo anno e mezzo, e desse una forma definita alle idee della Repubblica degli Stagisti. Ecco come è nata la Carta dei diritti dello stagista, un quasi-decalogo (mannaggia, i punti sono solo nove) che indica il modo giusto di utilizzare lo strumento dello stage. Tutte cose quasi scontate: che ogni stage debba avere una durata adeguata al progetto formativo e sopratutto alle mansioni da apprendere, per esempio. O che gli stagisti debbano percepire un rimborso spese adeguato, per non doversi pagare la formazione di tasca propria. O ancora, che non debbano essere utilizzati per rimpiazzare personale in malattia, maternità o ferie. O infine, e prima di tutto, che gli stagisti debbano essere giovani: perchè è assurdo utilizzare questo strumento per gente che ha trent'anni o più. Principi facilmente condivisibili, ma che purtroppo qualche volta venivano e vengono dimenticati. La Carta è lì per ricordarli.Infine, serviva un progetto concreto. Qualcosa da rispondere a chi chiedesse «Sì, ma cosa posso fare io in prima persona per cambiare la situazione?». Questo progetto è il Bollino OK Stage. Una proposta alle aziende virtuose: sottoscrivere la Carta dei diritti dello stagista e impegnarsi con la Repubblica degli Stagisti a rispettarne i criteri. Un segno di responsabilità, prima di tutto, e poi anche un segnale di trasparenza, in un sistema in cui troppo spesso le aziende vogliono il curriculum vitae dei candidati, ma non sono disposte a dare il loro, a dire quanto pagheranno, quanto assumeranno, come si comporteranno.Il Bollino OK Stage innesca un circolo virtuoso: le aziende aderenti possono pubblicare qui i loro annunci. Per i giovani la Repubblica degli Stagisti diventa quindi non più solo un sito dove trovare informazioni, notizie e approfondimenti sul tema dello stage e del mondo del lavoro, ma anche uno spazio protetto per cercare buone occasioni di stage, che offrano davvero una formazione seria e un concreto sbocco occupazionale, stando il più possibile alla larga da quegli stage-truffa che purtroppo molti hanno raccontato nel blog - e continueranno a raccontare qui nel sito.L'obiettivo è sempre quello: cambiare le cose. E con un sito, una Carta dei diritti e un Bollino per riconoscere le aziende più sicure, la Repubblica degli Stagisti ora ha davvero le ali.   Eleonora Voltolina

Stage gratuiti o malpagati, ciascuno può fare la rivoluzione: con un semplice «no»

C'è un grande potere nelle mani dei giovani, forse sottovalutato: il potere del «no». Vuol dire che se una proposta è meschina, la retribuzione proposta troppo bassa, la tipologia di contratto impropria - come accade purtroppo nel caso di molti lavori camuffati da stage - ciascuno di noi ha un'arma in mano: rifiutare. Rispondere «No, grazie, io ho terminato il mio percorso formativo e penso di avere già acquisito le competenze per fare questo», oppure «No, grazie, io ho già fatto due stage nello stesso ambito e non me ne serve un terzo: cerco un contratto vero, con uno stipendio vero». O ancora: «Questa proposta di stage mi interessa molto: ma non sono disposto a rimetterci, e quindi potrò accettarla solo se mi garantirete un giusto rimborso spese». Ancora a monte: se un annuncio è palesemente scorretto (proposte di stage lunghi 5-6 mesi come commesse o salumieri o centralinisti...), o incompleto (magari perchè non è specificato quale sarà il rimborso spese, o se uno stage è orientato all'inserimento lavorativo o no), si può scegliere deliberatamente di non rispondere, di ignorare quell'annuncio, di non mandare il proprio cv a quell'azienda, di non perdere tempo a fare un colloquio. C'è il momento per la lamentela, la frustrazione, l'invettiva, e c'è il momento per l'azione. Ma l'azione deve partire da ciascuno, senza scuse, senza autogiustificazioni (della serie «Tanto, se questo stage non lo accetto io, ce ne saranno dieci dietro di me pronti ad accettarlo»). Ciò che ancora, per fortuna, ci differenzia da una dittatura è la possibilità di dissentire, boicottare, rifiutare. E allora la rivoluzione, ragazzi, deve partire da ognuno di noi. Non possiamo aspettare che il miglioramento arrivi dall'alto, perchè se mai una nuova legge sugli stage vedrà la luce, passeranno comunque mesi o anni. Se i sindacati decideranno di difendere anche gli stagisti, non sarà certo da domani. Se le Direzioni provinciali del lavoro si accorgeranno dei tanti casi di stage farlocchi, ci vorrà comunque molto tempo perchè gli iter giudiziari giungano a termine. Che fare nel frattempo? Restare in silenzio a guardare? No. Ciascuno deve dare il suo piccolo contributo. Un «no» detto al momento giusto, e con la giusta determinazione, può valere davvero molto. Dobbiamo lavorare tutti per un obiettivo ambizioso: cambiare la mentalità di questo Paese. Quella dei manager delle aziende, quella dei politici, e anche - forse prima di tutto - la nostra.