Categoria: Editoriali

Prospettive per i giovani, in Italia si gioca solo in B e C. Per la serie A bisogna andare all'estero

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti.In termini di spazi e di opportunità per i giovani, esiste un’Italia di serie B e una di serie C. La prima è sostanzialmente collocata nel Nord, la seconda nel Sud del Paese. La serie A è, invece, l’Italia che non c’è. Ovvero quel “Paese per giovani” che ancora non siamo, pur avendo tutte le potenzialità per diventarlo.Nell’Italia di serie C chi è bravo e si posiziona bene in classifica passa alla serie B. Ed infatti i principali flussi degli ultimi anni in uscita dal Sud sono costituiti da giovani altamente qualificati diretti prevalentemente verso il Nord. Secondo i dati Istat, tra i laureati meridionali che a tre anni dal conseguimento del titolo hanno un lavoro, il 40% si trova al Nord. Di questi, circa quattro su dieci hanno ottenuto una votazione di 110 su 110. Un’interessante lettura a questo proposito è il recente libro di Bianchi e Provenzano dal titolo eloquente Ma il cielo è sempre più su? (editore Castelvecchi - nell'immagine a sinistra, la copertina).Allo stesso modo, chi nell’Italia di serie B è bravo, dinamico, convinto di avere qualità da valorizzare, cerca di passare alla serie superiore. Ma la serie A qui ancora non c’è e quindi si immette nel mercato internazionale. Ed infatti, dicono i dati Eurostat, cediamo molti giovani cervelli all’estero, mentre ne attraiamo pochi. I talenti non accettano, del resto, volentieri di essere retrocessi in serie B. Tra i motivi maggiormente indicati dai giovani ricercatori e professionisti italiani della permanenza all’estero ci sono i maggiori guadagni, ma anche la maggior disponibilità di risorse e finanziamenti per svolgere al meglio il proprio lavoro, oltre che il maggior riconoscimento delle capacità dei singoli e un progresso di carriera più trasparente e meritocratico. Non che nel resto d’Europa ci sia l’Eldorado, ma complessivamente le cose vanno meglio. Essere giovane con titolo di studio elevato è in generale un vantaggio, non uno svantaggio. Come fare per costruire condizioni di serie A anche in Italia? Se le capacità ci sono, perché non riusciamo a valorizzarle qui? Cosa serve? Maggior investimento in ricerca e sviluppo; un welfare che promuova i comportamenti virtuosi dei singoli; un mondo del lavoro meno ingessato ed inefficiente; un sistema culturalmente più aperto all’innovazione e alla formazione del capitale umano. L’attenzione alla qualità del capitale umano e alla sua valorizzazione è considerata elemento centrale per la crescita in tutti i paesi che vogliono essere competitivi nel XXI secolo. Solo noi non ce ne siamo accorti. Finché tutto questo non cambia, i contratti di serie B rimarranno il massimo che un giovane di belle speranze possa ambire qui in Italia.Alessandro RosinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Solo otto consiglieri regionali under 35 eletti in Lombardia: giovani senza rappresentanza e senza voce- Bamboccioni? Nel libro «L'Italia fatta in casa» Alesina e Ichino spiegano di chi è la colpaE leggi anche gli ultimi editoriali scritti da Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- L'intramontabile Marcello Lippi e la disfatta ai Mondiali: c'è bisogno urgente di un ricambio generazionale- Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari- Sanremo e l’arte del finto rinnovamento: spazio ai giovani (vedi Valerio Scanu) a patto che abbiano dietro un grande vecchio (vedi Maria De Filippi)- La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti  

1° settembre 2007: tre anni fa nasceva la Repubblica degli Stagisti

La Repubblica degli Stagisti compie tre anni. Giusto giusto il 1° settembre del 2007 andava online il primo post su quello che allora era un piccolo blog neonato sulla piattaforma blogspot.E allora non facciamoci mancare l'amarcord... Eccolo qua, il post che ha dato inizio a tutto!Ne abbiamo fatta di strada, eh?

In tempo di crisi i tirocini aumentano o diminuiscono?

Il 2009, lo sanno anche i muri, è stato l'anno della crisi: «la peggior congiuntura economica dai tempi del crollo del 1929», hanno detto gli economisti. Il mondo imprenditoriale è entrato in sofferenza, gli utili sono crollati, il business si è ridotto, centinaia di migliaia di posti di lavoro sono andati perduti. Le aziende hanno subito cali più o meno significativi del loro giro d'affari: meno commesse, meno vendite, meno eventi, insomma: meno tutto. Questo si è tradotto anche in un concreto calo delle cose da fare negli uffici: e per questo i direttori del personale hanno spesso imposto ai dipendenti di smaltire le ferie arretrate, concesso ponti lunghissimi che in anni di superlavoro sarebbero stati un miraggio, e così via.In questo quadro, la parabola degli stage è ascendente o discendente? Cioé: in un periodo di crisi e scarso lavoro il numero degli stagisti cresce o diminuisce?A rigor di logica si dovrebbe puntare sulla seconda ipotesi: se già c'è poco da fare per i dipendenti regolarmente assunti, gli stagisti si ritroverebbero inevitabilmente a girarsi i pollici. Nelle realtà più sindacalizzate il blocco dei tirocini è stato richiesto esplicitamente dal sindacato: se non c'è lavoro e non vengono rinnovati i contratti ai precari, o ancor peggio vengono messi in prepensionamento, mobilità o cassa integrazione i dipendenti, vuol dire che questo non è il momento per aprire le porte agli stagisti.C'è però sempre in agguato il lato oscuro della forza - e cioé la convenienza di un tirocinante. Che non costa nulla, vuole imparare, magari qualcosa già lo sa fare, è entusiasta, non comporta esborso di contributi, e si può tranquillamente lasciare a casa al termine dello stage. Quindi le imprese meno serie potrebbero aver scelto, proprio per fronteggiare la crisi, di usare ancor più massicciamente gli stagisti, per disporre di personale a costo quasi zero e abbattere così la voce "costo del lavoro" sul bilancio.Quale delle due strade avrà imboccato l'Italia? Tra poco lo sapremo. Entro qualche settimana sarà infatti pubblicato il nuovo rapporto Excelsior, che fotograferà gli stage svolti nel corso del 2009 nelle imprese private italiane. Negli ultimi anni questa indagine ha evidenziato che il numero degli stage è cresciuto al galoppo, con percentuali a due cifre. La crisi avrà arrestato questa corsa? Lo vedremo.Certo nell'attesa si può già fare una considerazione preventiva. Se il numero degli stage sarà diminuito, o sarà rimasto invariato rispetto a quello (305mila) dell'anno scorso, vorrà dire che le imprese avranno imboccato la via della correttezza. Se invece, malgrado la crisi, il numero sarà ancora una volta aumentato, bisognerà porsi alcune importanti domande sullo stato dell'imprenditoria italiana e sul malcostume di utilizzare gli stagisti per risparmiare sul costo del personale.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Quanti sono gli stagisti italiani? Tutti i dati regione per regione, tratti dall'indagine Excelsior 2009- Rapporto Excelsior 2009: sempre più stagisti nelle imprese italiane, sempre meno assunzioni dopo lo stage

Quanti sono gli stagisti negli enti pubblici italiani? Nessuno lo sa. L'appello della Repubblica degli Stagisti a Brunetta: ministro, ce lo può dire?

Dall'ultimo rapporto di Almalaurea sul Profilo dei laureati emerge che tra quelli proclamati "dottori" nel 2009 ben 103.550 han fatto almeno uno stage durante il percorso di studi. A questo dato, di per sé interessante, ne consegue un altro: considerando che il 32,5% di essi lo ha svolto in un ente o azienda pubblica, e un altro 19,9% direttamente all'interno dell'università – che nella maggior parte dei casi è statale – il numero degli stagisti negli enti pubblici è superiore a 54mila. E stiamo parlando esclusivamente degli studenti universitari: a questa stima mancano pezzi numericamente importantissimi come gli studenti delle scuole superiori, i diplomati, i laureati, gli studenti di master e corsi extrauniversitari.54mila all'anno, contando solo gli universitari. La Repubblica degli Stagisti lancia allora un appello al ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta: ministro, lei che ha fatto della trasparenza uno dei baluardi della sua attività di governo, renda trasparente questo dato. Ci dica quante sono in tutto le persone che ogni anno fanno stage negli uffici pubblici, dai ministeri alle regioni, dai comuni ai tribunali, dalle asl alle municipalizzate. È un'informazione importantissima per capire meglio l'universo stage italiano. Ed è quasi incredibile che, mentre un "censimento" degli stagisti nelle imprese private, per quanto approssimativo, esiste da almeno due anni – si trova nel rapporto annuale Excelsior di Unioncamere, secondo cui nel 2008 sono stati 305mila gli stagisti accolti nelle aziende italiane – invece per gli enti pubblici il mistero sia tanto fitto.Il ministro risponderà all'appello?La Repubblica degli Stagisti promuove anche una raccolta di firme a sostegno di una proposta: che gli stage negli enti pubblici valgano qualche punto in sede di concorso. La proposta, che ha già oltre 130 firmatari, può essere sostenuta sottoscrivendola a questo link.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- La carica dei centomila studenti stagisti: i nuovi dati di Almalaurea sui tirocini svolti durante l'università- Identikit degli stagisti italiani, ecco i risultati: troppo spesso i tirocini disattendono le aspettative- Rapporto Excelsior 2009: sempre più stagisti nelle imprese italiane, sempre meno assunzioni dopo lo stage

L'intramontabile Marcello Lippi e la disfatta ai Mondiali: c'è bisogno urgente di un ricambio generazionale

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un Paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti.[E grazie ad Arnald per la vignetta]L’uscita ingloriosa della nazionale di calcio italiana dal Mondiale fornisce lo spunto per una riflessione sui meccanismi perversi che regolano il ricambio generazionale nel nostro Paese. La nostra classe dirigente nel migliore dei casi è costituita da persone come il sessantaduenne Marcello Lippi. Grandi vecchi che pensano di essere intramontabili, di essere la soluzione adatta per tutte le stagioni. Hanno magari ottenuto successi importanti in passato, e per Lippi è stato senz’altro così, ma non capiscono quand’è il momento giusto per mettersi da parte. E così, un Paese che ha tutte le potenzialità per crescere, si ritrova guidato da persone con una storia alle spalle ma poca visione di quello che serve per vincere le sfide del presente e del futuro. Il mondo cambia sempre più velocemente, mentre la nostra classe dirigente è sempre più ostinata a mantenere le sue posizioni. Non capendo che i fattori che hanno determinato il successo di ieri non garantiscono necessariamente il successo di domani. In questo modo si lascia però anche poco spazio alle nuove generazioni e alla possibilità di innovare l’approccio verso le nuove sfide, che rimettono sempre in discussone le vecchie soluzioni. Questo significa anche rischiare e quindi poter sbagliare. Ma l’errore di un giovane che sperimenta è utile perché consente di imparare e crescere. L’errore di un vecchio serve solo per finire ingloriosamente una carriera.Aiutiamo allora i grandi vecchi a non fare la fine di Lippi, facendo del male a se stessi e al Paese. Si potrebbero proporre anche scelte drastiche. Come ad esempio, stabilire che dopo i sessant’anni si lascino le cariche più importanti, potendo ricoprire ruoli che valorizzino l’esperienza - come supporto e consiglio - ma non siano direttamente decisionali. Si dirà che così facendo si rischia di privarsi di alcuni anziani ancora in grado di svolgere ad alto livello una funzione di leadership. Forse sì, ma io penso sia molto maggiore il danno attuale dei troppi illustri e meno illustri intramontabili che non ci stanno a farsi mettere da parte tenendo in ostaggio la crescita del Paese e frenando l’emergere di visioni ed idee nuove.Alessandro RosinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Solo otto consiglieri regionali under 35 eletti in Lombardia: giovani senza rappresentanza e senza voce- Bamboccioni? Nel libro «L'Italia fatta in casa» Alesina e Ichino spiegano di chi è la colpaE gli ultimi di Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:- Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari- Sanremo e l’arte del finto rinnovamento: spazio ai giovani (vedi Valerio Scanu) a patto che abbiano dietro un grande vecchio (vedi Maria De Filippi)- La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti

Un esercito immobile: l'editoriale di Alessandro Rosina su giovani disoccupati e precari

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti. L'editoriale è stato pubblicato anche sulla pagina Facebook di Nidil - Cgil Milano, sindacato dei lavoratori atipici.Ad un certo punto ci si può anche stancare. M’immagino il giovane italiano come un incazzato al quadrato.In primo luogo, nei confronti delle generazioni più vecchie per la condizione in cui sono state messe le nuove generazioni. I dati dell’ultimo rapporto Istat sono un’ulteriore conferma di quanto i costi delle mancate riforme, del mancato sviluppo, della difesa ad oltranza dei piccoli interessi di parte, siano state fatte ricadere sui più giovani. Che ora si trovano con un enorme debito pubblico sulle spalle, con scarse opportunità occupazionali e di remunerazione, con futura pensione da fame, con un sistema di welfare che fa acqua da tutte le parti. Costretti a trent’anni a dipendere ancora dai genitori perché il lavoro non c’è o è precario e si è sottopagati.In secondo luogo, incazzato anche nei confronti dei propri coetanei. Mi immagino, infatti, che l’ipotetico giovane si chieda: Come abbiamo potuto accettare che tutto accadesse? Lasciare che in questi quindici anni qualsiasi scelta politica fosse sempre sistematicamente a danno delle nuove generazioni? Dove eravamo noi giovani? Troppo immaturi per capire o per votare (e votare chi, poi)? Forse sì. Ma cosa possiamo fare ora? Certamente non limitarci a piangerci addosso.L’Italia ha bisogno di una piena partecipazione attiva dei giovani, non di giovani passivi e sfruttati. L’Istat dice che ci sono oltre due milioni di under 30 a spasso, che non lavorano e non studiano? Con un esercito così si potrebbe fare una rivoluzione, perché invece nulla accade? Perché non invadono simbolicamente una piazza? Perché non occupano pacificamente un palazzo del potere? Il giovane solo, che aspetta nella casa dei genitori che i tempi migliorino, è un perdente. Una generazione che si mobilita può ottenere qualsiasi cosa.Alessandro RosinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Giovani e disoccupazione, binomio sempre più stretto: l'Istat traccia un quadro cupo per le nuove generazioni in cerca di lavoroE anche:- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchi- Chance ai giovani, Bangladesh - Italia uno a zero. A quando anche qui un microcredito "alla Yunus" per aiutare i ragazzi a diventare indipendenti?

Giornalisti freelance, sì alla reintroduzione del Tariffario: ma i compensi minimi devono essere più realistici. E vanno fatti rispettare con controlli e sanzioni

Da una parte della barricata c'è l'Ordine dei giornalisti col suo Tariffario quasi irreale (e peraltro caduto in disuso). Dall'altra le centinaia di testate giornalistiche che pagano i collaboratori una miseria, come è emerso dalla ricerca «Smascheriamo gli editori» realizzata dal segretario del consiglio nazionale dell'Odg Enzo Iacopino. In mezzo ci sono migliaia di giornalisti, pubblicisti e professionisti, nella maggior parte dei casi giovani, che si arrabattano mettendo insieme collaborazioni da poche decine di euro a pezzo, che non si possono permettere di scovare le magagne o di criticare i centri di potere perché si sentono (e hanno) le spalle scoperte, che quando vanno a proporre un pezzo sono alla mercè non soltanto degli editori ma anche dei direttori e dei singoli caporedattori. Giovani che spesso alternano (con conseguenze facilmente intuibili e poco edificanti) l'attività giornalistica con quella di ufficio stampa, pur di riuscire a mettere insieme uno stipendio decente. E' il momento di fare chiarezza, e dire con coraggio che un articolo non vale né 342 euro né 2,50. Nessuno dei due prezzi è giusto: né quello esoso suggerito dal Tariffario, che molti giornali non vogliono o non possono pagare, né quello miserevole che alcune testate impongono ai propri collaboratori, sicure che nessuno avrà il coraggio di denunciare e soprattutto che né l'Ordine né il sindacato avranno il potere di sanzionare.Il Tariffario del resto è il frutto dell'organo che l'ha prodotto. L'Ordine è composto in prevalenza di giornalisti coi capelli bianchi, spesso pensionati, e ha per questo parecchia difficoltà a comprendere la realtà di oggi. Ragiona ancora con gli schemi di qualche anno fa e stenta a capire che accanto ai giornalisti di vecchia data, ben protetti dall'articolo 1 del contratto di lavoro che li mette al riparo da licenziamenti (e giudizi sull'efficienza e la qualità del loro lavoro) e sicuri di ricevere alla fine del mese un ottimo stipendio, vi è una schiera sempre più folta di giornalisti freelance, tenuti fuori dalle redazioni e sottopagati, per i quali i compensi minimi indicati nel Tariffario sono quasi uno schiaffo. Uno sberleffo alla loro situazione: come potete dire che dovrei essere pagato 100 euro per ogni articolo, se non riesco a convincere il giornale a darmene nemmeno 20?Allo stesso modo, gli editori hanno buon gioco a eludere compatti una regola se essa è irragionevole: e la legge della domanda e dell'offerta rafforza la loro posizione, perché hanno a disposizione tanti - troppi - giornalisti disposti a lavorare per poche briciole pur di vedere la propria firma sulla pagina. Nel caso del web il problema si eleva a potenza: in questo settore sono davvero poche le testate che si comportano bene e rispettano il valore del lavoro giornalistico. La Repubblica degli Stagisti è fra questi, e ne va fiera: paga mediamente 40 euro lordi per ogni articolo, il che non è ancora perfettamente in linea con quanto suggerito dal Tariffario 2007, ma è il doppio o addirittura il triplo di quanto la maggioranza delle testate web (tra cui anche molte blasonate) paga i collaboratori. Buona, ottima idea sarebbe quella di ripristinare il Tariffario. Ma a due condizioni: aggiornarne i contenuti per renderlo aderente alla realtà, e dare all'Ordine o alla Fnsi precisi compiti (e poteri) di controllo e di sanzione nei confronti di quelle testate che non vi si adeguano. Rispetto al primo punto, la discussione è aperta. Qual è il prezzo giusto del lavoro giornalistico?Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Collaboratori pagati «a pezzo», qual è il prezzo giusto? Ecco cosa suggerisce il Tariffario con i compensi minimi per le prestazioni giornalistiche- Articoli pagati 2,50 euro e collaborazioni mai retribuite. Ecco i dati della vergogna che emergono da una ricerca dell'Ordine dei giornalistiE anche:- Da 250 a 600 euro: quanto costa diventare giornalisti pubblicisti e quali sono le altre differenze tra le varie regioni- Crisi dell'editoria: per i neogiornalisti il futuro è incerto - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti

Stagisti col bollino: le testimonianze positive dei giovani che hanno fatto un'esperienza nelle aziende del Bollino OK Stage

In occasione del primo compleanno dell'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui le aziende - dalle microimprese alle multinazionali - vengono incentivate a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la Repubblica degli Stagisti raccoglie le testimonianze di ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Le loro storie verranno pubblicate, di settimana in settimana, per tutto il corso dell'estate. Obiettivo: dimostrare che un altro stage è possibile, e che che non tutti i tirocini sono uguali: vi sono imprese migliori di altre, che offrono percorsi formativi seri, rimborsi spesa dignitosi (almeno 500 euro al mese), e sopratutto concrete possibilità di assunzione dopo lo stage (almeno il 30%, quando la media nazionale rilevata da Unioncamere nell'indagine Excelsior sta purtroppo sotto il 10%).Ecco quindi le prime due storie di "stagisti col bollino", oggi felicemente assunti nell'azienda dove hanno svolto il tirocinio.- Laura Pagani: «Durante il mio primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!»: Mi chiamo Laura Pagani e sono di Brescia. Ho 26 anni e da quando ho cominciato l’università vivo divisa tra Brescia e Milano. Una volta diplomata al liceo scientifico ho tradito il mestiere di famiglia (entrambi i miei genitori sono medici) e mi sono iscritta alla triennale in Relazioni pubbliche e pubblicità alla Iulm di Milano: mi sono quindi trasferita a Milano...- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G»: Mi chiamo Alberto Riva, ho 28 anni e sono di Arquata Scrivia in provincia di Alessandria. Ho studiato al liceo scientifico tecnologico di Novi Ligure e poi mi sono iscritto ad Ingegneria biomedica a Genova: praticamente non ho neanche preso in considerazione altri corsi di laurea, perché questo sembrava garantire buone possibilità di trovare lavoro una volta terminati gli studi... E leggi anche le altre testimonianze:- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G)- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro»

Buon compleanno alla Carta dei diritti dello stagista e al Bollino OK Stage, e avanti tutta per il futuro

Un anno è passato. Un anno da quando la Repubblica degli Stagisti si è trasformata da blog a sito, lanciando un manifesto delle idee - la Carta dei diritti dello stagista - e un progetto concreto per incidere sul mercato dei tirocini - il Bolllino OK Stage rivolto alle imprese che ospitano stagisti.Un anno è passato e voi siete triplicati. I lettori della Repubblica degli Stagisti infatti erano 10mila al mese nell'aprile del 2009, oggi sono oltre 32mila al mese. Ci scrivete - in redazione arrivano ogni settimana decine di email, a cui cerchiamo di rispondere sempre "ad hoc"!! - e vi confrontate sul nostro Forum: ad oggi ci sono quasi 400 discussioni aperte, di cui oltre 70 nella sezione "Storie di stage" dedicata a tutti coloro che vogliono raccontare la propria esperienza, esprimere opinioni o chiedere informazioni e consigli. Di voi sappiamo che avete quasi tutti meno di 35 anni, che avete spesso alle spalle un percorso universitario - più di nove su dieci una laurea! - e che vivete perlopiù in Lombardia, Lazio, Campania e Puglia. Sappiamo che la nostra newsletter arriva ogni settimana a più di 9mila indirizzi email, e che oltre 3mila tra voi sono anche iscritti al gruppo "Repubblica degli Stagisti" su Facebook. Ci piace dare spazio alle vostre avventure, sia positive sia negative, perché siano utili agli altri lettori e alimentino i dibattiti: per questo abbiamo raccontato oltre 40 storie di stage, e continuiamo instancabili a raccogliere le vostre voci.Cerchiamo di darvi il massimo: su questo sito ci sono al momento 270 articoli - di cui 28 editoriali, 76 notizie, 40 interviste, 49 approfondimenti, 15 video... - attraverso cui vi offriamo una panoramica sempre aggiornata e approfondita sulle migliori opportunità di stage (per esempio i bandi dei tirocini retribuiti più interessanti, come quelli alla Commissione e al Parlamento europeo), le evoluzioni della normativa, i dati ufficiali sul numero degli stagisti e sulla - ancora troppo scarsa… - efficacia degli stage dal punto di vista dell'inserimento lavorativo, i consigli degli esperti e molto altro. In più a settembre abbiamo aperto il servizio Help, attraverso il quale abbiamo agito con inchieste giornalistiche su casi in cui i lettori ci avevano contattati perché erano insoddisfatti o si sentivano presi in giro. E poi c'è il Bollino OK Stage, il nostro progetto concreto e tangibile di impegno per costruire un futuro migliore per gli stagisti italiani. All'inizio erano solo nove le aziende aderenti, oggi sono oltre trenta. Il loro numero aumenta di mese in mese, e solo dall'inizio del 2010 hanno aderito Tetra Pak, Continental Italia, Det Norske Veritas, Elation, Medtronic, Miele Italia,  fino alle ultime arrivate: l'agenzia per il lavoro Manpower, il gruppo chimico Mossi&Ghisolfi - Chemtex, la casa farmaceutica Astrazeneca, l'azienda di giocattoli Giochi Preziosi e la multinazionale Kimberly-Clark (quella della Scottex).Ogni azienda per aderire deve rispettare i criteri che noi abbiamo elaborato e sottoscrivere formalmente la Carta dei diritti dello stagista: questo vuol dire, per esempio, impegnarsi a pagare un rimborso spese dignitoso, a non utilizzare i tirocinanti come personale a basso costo, ad assumere almeno uno stagista su tre con un contratto di almeno 12 mesi. Solo ed esclusivamente le aziende che aderiscono al Bollino hanno la possibilità di pubblicare annunci su questo sito - lo hanno già fatto 125 volte in questo primo anno - che così è diventato uno "spazio protetto" dove avere la certezza che gli stage proposti hanno una qualità e delle condizioni migliori rispetto alla media.Il Bollino OK Stage è un modo che la Repubblica degli Stagisti si è inventata per migliorare l'universo stage senza dover aspettare nuove leggi (improbabile che arrivino, specialmente nel breve periodo, nonostante l'impegno encomiabile di alcuni politici - come per esempio il senatore Pietro Ichino). Con la Carta e col Bollino cerchiamo di proteggervi dalle truffe e dagli stage farlocchi, nella convinzione che partendo da piccoli progetti si possano realizzare grandi cambiamenti.Grazie per essere stati con noi in questo primo anno, e continuate a seguirci. Abbiamo tante idee per il futuro, e bisogno di voi per costruirle e realizzarle.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Il sito, la Carta, il Bollino: ecco le nuove ali della Repubblica degli Stagisti- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»- Prima assunzione attraverso il sistema degli annunci "protetti" della Repubblica degli Stagisti

Elezioni alle porte: se tutti votassimo un candidato giovane, entrerebbe un po' di aria fresca nei consigli regionali

Domenica e lunedì si vota in 13 regioni. E a prescindere dalle idee politiche di ciascuno di noi e dal partito che già abbiamo deciso di votare, c'è qualcosa di trasversale che possiamo fare per cercare di dare un nuovo corso alle cose. Possiamo dare la nostra preferenza a un candidato giovane.Perché? Perché la gerontocrazia sta ammazzando questo Paese. Perché ai giovani vanno date più opportunità. Perché è malsano che nelle stanze dei bottoni ci siano sempre e solo cinquanta-sessantenni. Perché è inaccettabile che alcuni consiglieri regionali stiano correndo in questi giorni per il loro terzo o addirittura quarto mandato: vuol dire che han già passato dieci o quindici anni in Consiglio regionale, vuol dire che le sedie han preso la forma del loro fondoschiena, vuol dire che sono legati a doppio filo a persone, enti, giornali e che questi legami sono cementati da anni o decenni di frequentazioni. Vuol dire che, salvo eccezioni, non hanno più nulla da dare alla politica in termini di idee nuove, innovazione, cambiamento. Hanno solo un grande patrimonio di esperienza, che però potrebbero - se fossero un po' meno egoisti - mettere a disposizione della società in altri modi, magari prendendo una posizione più defilata e supportando le nuove leve. Invece no. In Italia tutti restano abbarbicati ai posti di potere finché qualcuno non li obbliga a sloggiare.Eppure sulla porta ci sono tanti giovani bravi, preparati, volenterosi che spingono per entrare, che vorrebbero avere la loro occasione, che potrebbero portare una ventata d'aria fresca in questo o quel consiglio regionale. Giovani che fanno politica ogni giorno, nella maggior parte dei casi a livello locale, con volantinaggi, banchetti, congressi cittadini, sul web; e che qualche volta fanno già i consiglieri comunali, o provinciali, e dedicano alla politica il loro tempo libero e il loro entusiasmo.Le elezioni regionali hanno una particolarità rispetto alle politiche. Qui oltre alla crocetta sul partito si può mettere anche il nome del candidato preferito: è questa la "preferenza". Potrete votare il vostro partito senza problemi, la crocetta basterà a quello. Ma non mettete, perfavore, il nome dei soliti noti, i 4-5 del vostro partito del cuore che monopolizzano le trasmissioni tv e le interviste nei telegiornali e che fanno capolino su ogni muro della città da costosissimi manifesti 6x3; e non lasciate la preferenza in bianco, perché se rinuncerete a dare la vostra, il vostro voto verrà automaticamente convogliato sul nominativo "capolista", che solitamente è una cariatide e/o un consigliere regionale uscente. Con buona pace dei giovani, che ancora una volta verranno lasciati fuori dalla porta. Date la vostra preferenza a un giovane, a quello che vi sembra più capace, più sveglio, più serio.Insieme ad Alessandro Rosina, professore di demografia e autore del bel saggio "Non è un paese per giovani", e Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, autori del best-seller "Generazione mille euro", per queste elezioni abbiamo cercato di fare la nostra parte. Abbiamo messo in piedi il progetto "Lombardia 2010 - SPAZIO AGLI UNDER 35" (qui il link all'iniziativa), realizzando nella redazione della Repubblica degli Stagisti 32 videointerviste a giovani di tutti gli schieramenti politici  (9 della Federazione della Sinistra, 5 dell'IDV, 4 del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, 4 del Partito Socialista, 4 del Partito Democratico, 2 del Popolo della Libertà, 2 dell'Unione di Centro, uno dei Verdi, uno di Sinistra Ecologia Libertà e uno di Forza Nuova - l'unico partito non rappresentato è la Lega) che sono in questo momento candidati alle regionali in Lombardia. Un progetto pilota, che per le prossime competizioni elettorali speriamo di riuscire a esportare anche altrove, magari in collaborazione con altri siti internet.Questi 32 video sono stati visualizzati oltre 5mila volte in una sola settimana, dando alla maggior parte di questi candidati un'opportunità di far conoscere il proprio volto e le proprie idee che mai avrebbero avuto.  La fase decisiva, però, è quella di domenica e lunedì, nel segreto dell'urna. E io ho deciso: il mio voto, stavolta, lo darò a un giovane. Spero che molti altri lo facciano, e che ad aprile nei consigli regionali entri qualche faccia nuova.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Progetto Lombardia 2010, SPAZIO AGLI UNDER 35: videointerviste ai candidati più giovani delle prossime elezioni regionali- La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchiE anche:- Elezioni regionali alle porte: se qualche candidato se la sente di impegnarsi per i giovani, ecco le proposte della Repubblica degli Stagisti