Categoria: Lettere

La favola della prima volta: appello alle giovani donne di oggi e di domani

Oggi alla Camera dei deputati viene presentata una ricerca, “Le 30enni di domani”, che approfondisce il tema dello spazio che le giovani donne di oggi e di domani trovano, o riescono a conquistarsi, nel mondo del lavoro. Tra i relatori del dibattito anche Cristina Sivieri Tagliabue, giornalista e imprenditrice, fondatrice della video factory ​Lalà e autrice di  Appena ho 18 anni mi rifaccio e del saggio a più mani Non è un paese per donne. Alla Repubblica degli Stagisti Cristina Sivieri Tagliabue ha voluto regalare il testo del suo speech, perché arrivi dritto ai lettori - e sopratutto alle lettrici - che si stanno affacciando all'età adulta e stanno decidendo cosa vorranno fare da grandi.Nel 2006, per 8 giorni consecutivi, ho acquistato i primi cinque quotidiani nazionali – adesso ce ne sono ancora cinque, di quotidiani di carta? – e contato le firme femminili in prima pagina. Su 487 articoli firmati, solo una settantina erano le donne giornaliste. Ma la cronaca, si sa, siamo brave tutti a farla. Noi che tessiamo e cuciamo dall’età di Ulisse, vuoi che non sappiamo scrivere una news? La questione si fece più triste quando si trattò di contare le opinioni “firmate” dalle donne, in prima pagina, di quei cinque quotidiani: non c’era nessun corsivo. Neppure uno.Mi prese così l’istinto di verificare se, nel mondo della cultura in senso più ampio, la discrasia fosse meno evidente. E allora cominciai a cercare in modo forsennato numeri e percentuali. Tutti i 1641 registi italiani su Wikipedia. Soltanto il 3 per cento sono donne. Prima di questo convegno ho fatto un altro paio di conti: Le aziende “hi grow” femminili: siamo al 24,2%Le aziende delle “gazzelle”, le giovanissime: 25,6% Le nuove aziende: qui i dati sono dell’Istat e ci dicono che nel 71,2% dei casi gli imprenditori delle nuove imprese con dipendenti sono uomini. Tutte le imprese digitali europee: solo il 19% delle imprenditrici sono donne.Pensai, e penso ancora, c’è spazio. E infatti scopro che nel mondo della cultura e dell’intrattenimento in tante ci stanno provando. Il 32% delle nuove imprenditrici sono under 35. C’è spazio perché la qualità specifica delle donne è differente da quella degli uomini, e se nell’arte, nella cultura e nella famiglia abbiamo saputo avere un ruolo centrale, le nostre doti sono strategiche anche per un’impresa.Da piccole le mamme ci hanno insegnato che “la prima volta” sarebbe stata la più importante, un momento indimenticabile. Quella che ci avrebbe fatto entrare davvero nel mondo dei “grandi”. Tuttavia non ci hanno detto che avremmo potuto desiderare “la nostra prima volta” anche senza la presenza di un uomo.Non ci hanno detto che la prima volta avrebbe essere potuto essere “il primo articolo”. Il “primo stipendio”. Il “primo figlio” ma anche la prima volta di diventare “il capo”. Il capo azienda, il capo famiglia, il capo di governo. E infatti, la “capa”, la “boss”.... il solo termine, fa un po’ ridere, e non è mai stato nei nostri disegni di bambine. Perché desiderare il potere è un desiderio cattivo. Fuori luogo. Inelegante. È un desiderio di chi vuole fare i soldi. E i soldi li devono guadagnare gli uomini, no? Sono gli uomini quelli che si ammazzano di potere...Poi cresci, e ti rendi conto che se davvero desideri realizzare qualcosa di unico è proprio necessario diventare il capo. Perché se sei seconda dovrai sempre e comunque sottostare alla volontà altrui. Per questo, io credo, le donne desiderino fare impresa. Perché è forse l’unico modo non solo per gestire il proprio tempo - la famosa worklife balance - ma soprattutto perché generare un’azienda è un atto di creatività, nella quale possiamo investire tutto il meglio di noi, consapevoli che se crescerà bene, sarà solo merito nostro. E noi donne, di creatività, ne sappiamo qualcosa.Certo, poi occorre il coraggio “della prima volta”. Quella sensazione di stordimento e di emozione che solo una grande esperienza “al buio” è capace di darci. Quel momento “della prima volta” in cui mettere alla prova se stesse, e comprendere più che quanto ci sta intorno, ancora una volta i limiti del nostro corpo e del nostro desiderio.Lo vogliamo davvero?Perché “farlo la prima volta” non significa semplicemente tentare, ma mettersi nell’ordine di idee di riuscirci bene. E non solo: deve essere bello, deve essere giusto, e deve essere indimenticabile.Certo, poi occorre anche scontrarsi con tutti i problemi di una “relazione”, e di una famiglia e di una maternità, ma sappiamo benissimo che per noi un successo è quando abbiamo fatto una cosa di cui andar fiere, e non necessariamente costosa, o profittevole.Creare un’impresa è un atto di fede.Dal mio punto di vista la start up, la nascita di un’impresa, è qualcosa che posso tranquillamente paragonare alla creazione di una “famiglia”. Nel momento in cui l’associazione culturale nasceva e dalla quale, successivamente, ha preso forma la mia azienda, ho avuto intorno non soltanto socie, ma amiche. Una famiglia di persone partecipi della mia scelta, che alcuni definiscono anche “coraggiosa”. La fase di preparazione è stata una ginnastica continua, dove ho dovuto imparare che la mia alimentazione non era tanto importante quanto quella dei miei collaboratori. Ho imparato a diventare multitasking esattamente come fanno tante mamme che si districano tra mille esigenze, ed ho potuto contare su una rete “sociale” di accoglienza che ha reso il periodo della gestazione più semplice, e meno traumatico. Esattamente come una madre con un figlio che usa meglio di lei l’iPad ho imparato le regole delle tecnologie digitali, ed ho cercato il modo migliore affinché potessero esprimere ….Dopo aver fatto impresa, e lo scorso anno con Lalà Productions siamo arrivati a un ottimo fatturato, posso solo consigliare una cosa alle più giovani. Se dovete farlo “la prima volta”, non pensate di poter fare altro, mentre lo fate. La vostra concentrazione sarà tutta lì, e non potrete divagare troppo perché quel worklife balance che desiderate ve lo dovrete guadagnare con il sacrificio di tanti week end e notti insonni.Cristina Sivieri TagliabueSe lo volete fare “per la prima volta”, non ci sarà un principe azzurro con il suo cavallo bianco a salvarvi. Quindi, se proprio lo doveste e voleste davvero fare “per la prima volta”, non fatelo con leggerezza.

“Ho trovato uno stage ma l'università si rifiuta di attivarmelo”: che si può fare in questi casi?

Un lettore della Repubblica degli Stagisti scrive alla redazione per chiedere se la sua università ha il diritto di rifiutarsi di attivare uno stage: una opportunità che lui si è trovato autonomamente e a cui terrebbe molto, ma che sembra cozzare con la policy dell'ateneo sui tirocini curriculari. Purtroppo la risposta è sì: a causa di una situazione normativa ingarbugliata e sfumata, i tirocini curriculari non hanno ad oggi un chiaro quadro normativo. Ma non tutto è perduto: ci sono anche altri modi per poter "salvare capra e cavoli", e non dover rinunciare alla possibilità di intraprendere questo percorso di formazione “on the job”. Ecco la email del lettore e la nostra risposta.  Sono uno studente fuori corso iscritto ad un corso di studi triennale presso la facoltà di economia dell'Università degli Studi di Torino. Di recente ho trovato un'interessantissima azienda che mi prenderebbe per uno stage curriculare di 6 mesi, ma l'università mi nega l'attivazione dello stesso poichè il loro regolamento prevede che gli studenti di triennale facciano stage di massimo 1 mese full time o 2 mesi part time. Di fatto mi stanno negando un'opportunità davvero importante, quindi sto cercando di capire se esista un modo per cui l'università possa venirmi incontro. Poco fa ho letto il D.M. 142/1998, che pare essere la normativa che regola la materia, ed alla voce durata dice solo che la durata massima non deve essere superiore a 12 mesi per gli studenti universitari. Voi sapreste darmi qualche informazione in più in merito? l'università può porre dei limiti ulteriori a quelli del Decreto Ministeriale? Entrare in questa azienda per me è davvero importante poichè moltissimi stagisti vengono confermati a tempo indeterminato e perchè è leader mondiale del settore. Spero possiate aiutarmi; purtroppo il tempo a mia disposizione è molto limitato. Ho letto su Cliccalavoro.gov.it che possono esserci altri enti promotori per lo stage curriculare, ma non riesco a trovare quali possano essere. DanielePer inquadrare il problema sollevato dal lettore bisogna fare un passo indietro, e spiegare che da qualche anno i tirocini sono formalmente suddivisi in due tipologie. Vi sono i tirocini extracurriculari, svolti al di fuori del percorso di studi, cioè dopo aver concluso la scuola superiore o l'università: questi tirocini possono essere "di formazione e orientamento", se effettuati entro i primi 12 mesi dal conseguimento dell'ultimo titolo di studi, oppure "di inserimento / reinserimento lavorativo", se dopo. Nel primo caso il soggetto promotore può essere l'ufficio stage universitario, nel secondo invece ci si può rivolgere ai centri per l'impiego, alle agenzie per il lavoro e a una serie di altri soggetti autorizzati a svolgere questa azione di "intermediazione tra domanda e offerta di lavoro". I tirocini extracurriculari sono stati al centro, tra il 2012 e il 2014, di un cambiamento normativo che ha mandato in soffitta il decreto ministeriale 142/1998, a cui fa riferimento Daniele e che in effetti per circa 15 anni aveva regolamentato l'attivazione di tutti gli stage sul territorio nazionale (senza distinzione tra curriculari ed extracurriculari). Al suo posto oggi abbiamo le Linee guida sottoscritte nel gennaio 2013 dalla Conferenza Stato-Regioni e ben 21 normative regionali diverse, che fanno sì che a seconda di dove si svolge lo stage si possano avere differenti diritti-doveri.Vi sono poi i tirocini curriculari. Noi della Repubblica degli Stagisti da anni denunciamo il fatto che siano rimasti in un sostanziale vuoto normativo; alcuni sostengono che per questa tipologia di stage possa ancora essere applicato il vecchio dm 142/1998, che effettivamente non è mai stato abrogato. Ma in realtà applicare questo decreto alla situazione di oggi è quasi impossibile - basti pensare all'articolo 1, che prescrive i limiti numerici di utilizzo dei tirocinanti in rapporto al numero di dipendenti: le normative regionali sugli extracurriculari prevedono anch'esse limiti numerici, che vanno a sovrapporsi a quelli dettati dal vecchio decreto, rendendo quasi impossibile raccapezzarsi. Fatta dunque questa premessa, e chiarito che la regolamentazione dei tirocini curriculari ad oggi non è affatto chiara - ragion per cui sarebbe ora che il Parlamento o il Governo intervenissero in merito - arriviamo alla risposta al quesito posto dal lettore. Già nel 2013 la Repubblica degli Stagisti aveva ricevuto da alcuni studenti di università piemontesi segnalazioni in questo senso, che avevano costituito la base per un articolo di approfondimento dal titolo "Stop agli stage curriculari in Piemonte se non correlati a crediti formativi, gli atenei rivendicano: «Siamo autonomi in queste decisioni»" della giornalista Marianna Lepore. Politecnico di Torino e università di Torino avevano all'epoca deciso autonomamente di vietare gli stage curriculari non correlati a crediti formativi; questi ulteriori nuovi limiti elencati dal lettore Daniele, e il regolamento che li contiene, sono probabilmente una novità introdotta per limitare il più possibile i tirocini durante la triennale.Alla Repubblica degli Stagisti Adriana Luciano, già all'epoca presidente della commissione per l'orientamento, il tutorato e il placement all'università di Torino - proprio l'ateneo al quale il lettore è iscritto - aveva spiegato che «i tirocini curricolari sono parte del processo formativo e devono quindi essere governati dalle strutture didattiche».Il punto insomma sta lì: in mancanza di indirizzi precisi e vincolanti da parte del ministero dell'Istruzione, o comunque di una normativa nazionale che dia indicazioni specifiche sulla casistica dei curriculari, alcune università scelgono di darsi una propria policy. E in alcuni casi, come quello dell'università di Torino, tirano fuori le unghie per rivendicare l'insindacabilità delle loro scelte: «Come università siamo gelosissimi della nostra autonomia e rigidissimi sulle nostre competenze. Siamo noi gli unici responsabili del tipo di formazione che diamo agli studenti e di come escono i laureati» aveva detto infatti la Luciano alla Repubblica degli Stagisti: «Noi ci sottoponiamo senza discutere alle regole imposte dal ministero del lavoro e dalla Regione per i tirocini extracurriculari perché questa è materia di regolazione del mercato del lavoro. Ma i tirocini curricolari sono sotto la piena responsabilità e giurisdizione delle strutture didattiche e quindi non ci interessa assolutamente niente cosa pensa la Regione o il ministero, perché i curricolari sono una parte del piano di studi degli studenti e ne siamo totalmente responsabili come di ogni altra attività didattica». Però non é detto che uno studente che ha trovato un'azienda disponibile a fargli fare un tirocinio, ma che si trova sbarrata la strada da parte dell'università, debba darsi per vinto. Può sempre andare al centro per l'impiego e farsi registrare come inoccupato; sarà il cpi a quel punto che potrà fungere da soggetto promotore per eventuali stage, anche svolti durante il periodo di studi.La stessa professoressa Luciano aveva confermato già nel 2013 la percorribilità di questa strada: «Uno studente ansioso di svolgere un tirocinio mentre studia potrà iscriversi al centro per l'impiego, anzi un tempo lo facevano praticamente tutti perché dava alcuni benefit. L'importante è frequentare le attività didattiche e rispondere alle richieste del corso di laurea».Attenzione però: essendo attivato a favore di uno studente, lo stage non potrà essere collocato nel perimetro dell'iniziativa Garanzia Giovani, e dunque non potrà godere dei benefici economici previsti da questa iniziativa; questo perché la GG è indirizzata a chi ha concluso gli studi ed è in cerca di lavoro, e non permette l'iscrizione agli studenti universitari. Inoltre, non essendo un tirocinio curriculare, all'azienda verrà richiesto di corrispondere l'indennità mensile minima prevista dalla normativa regionale, che per il Piemonte ammonta a 300 euro in caso di stage part-time (circa 20 ore a settimana) e 600 euro in caso di stage full time (circa 40 ore a settimana).Dato che il giovane lettore nella sua email parla di una azienda “interessantissima” e “leader mondiale del settore”, noi come Repubblica degli Stagisti immaginiamo che preveda una generosa policy anche in favore dei tirocinanti curriculari - sebbene in questo caso non vi sia una legge che imponga la corresponsione di una indennità mensile minima - e che dunque il fatto di dover erogare un rimborso spese non sia un problema. In caso invece lo fosse, un consiglio spassionato per Daniele: se un'azienda è davvero leader come dice di essere, non ha problemi a garantire un compenso ai propri stagisti, anzi di solito lo prevede spontaneamente. Insomma: se ti sbarrasse la porta solo perché non può averti gratuitamente per 6 mesi, forse non è poi quella eccezionale opportunità che tu ritieni sia.Le immagini che corredano questo articolo sono tratte dal sito dell'università di Torino

Non è vero che gli stage gratuiti sono stati aboliti

Una lettrice della Repubblica degli Stagisti scrive alla redazione per chiedere se è legale che nello stage che sta svolgendo all'interno di un master non sia previsto nemmeno un euro di rimborso spese. Purtroppo la risposta è sì: perché gli stage gratuiti non sono stati, come qualcuno crede, completamente aboliti. Ecco la sua email e la nostra risposta.    Vi contatto per chiedere gentilmente un'informazione riguardo uno stage che sto seguendo presso un'azienda con sede a Venezia; tale stage è inserito all'interno di un master IUAV (facoltà di Architettura di Venezia) di 2° livello, il quale prevede di espletare obbligatoriamente 375 ore complessive in azienda, ovviamente legato ad un possibile inserimento nel mondo del lavoro. Ora vi chiedo gentilmente se esiste una normativa a livello nazionale che prevede una retribuzione minima (definita rimborso spese) per l'attività che ho descritto, in quanto non ne sono a conoscenza. Ho 34 anni.Il problema che la lettrice pone è comune a moltissime persone. In linea generale, la risposta è insita nella differenziazione che è stata istituzionalizzata, da circa un anno a questa parte, tra tirocini "curriculari" e tirocini "extracurriculari". I secondi sono stati normati da tutte le regioni, nel corso del 2012-2013, sulla base di un accordo raggiunto in sede di conferenza Stato Regioni che prende il nome di "Linee guida". Grazie alle Linee guida e alle normative regionali che ne sono discese, adesso tutti coloro che fanno tirocini extracurriculari hanno diritto a ricevere una indennità, i cui minimi sono stati fissati dalle Regioni e variano da un minimo di 300 a un massimo di 600 euro circa. La Regione da cui la lettrice scrive, il Veneto, ha per esempio fissato il suo minimo in 300 euro al mese.Diversa però è la situazione per chi fa un tirocinio curriculare, vale a dire quelli svolti «nel periodo di frequenza del corso di studi anche se non direttamente in funzione del riconoscimento dei crediti formativi»: di questi tirocini viene fornita una definizione in una circolare del ministero del Lavoro risalente al settembre 2011.Il master che la lettrice sta frequentando è equiparabile a un corso di studi e il tirocinio obbligatorio di 375 ore (pari circa a un po' meno di tre mesi) che le viene richiesto di svolgere è inquadrabile dunque come "curriculare": per questo motivo, pur avendo lei una laurea specialistica e un'età non più giovanissima, non ha diritto a pretendere sulla base della normativa vigente alcuna indennità. Diverso è il discorso "morale", per il quale la lettrice avrebbe tutte le carte in regola per vedersi riconosciuta una indennità per lo stage che sta svolgendo: ma in questo caso la decisione è a completa discrezione dell'azienda ospitante, che potrebbe tranquillamente decidere di erogarle un rimborso spese forfettario mensile; ma può anche scegliere di non darle nulla, senza uscire purtroppo dal perimetro della legalità.Sarebbe buona regola che fossero i soggetti promotori, in questo caso l'ufficio stage universitario o la segreteria del master, ad assicurare ai propri studenti le migliori condizioni di stage, ivi compresa anche la presenza di un minimo di rimborso spese. Purtroppo per molti motivi, primo fra tutti la mancanza di personale adeguato e la sproporzione tra il numero degli addetti alla promozione di stage e il numero di stage da attivare, la situazione è ben diversa, e molto spesso il soggetto promotore è meramente un "passacarte", che si limita a compilare i moduli di convenzione di stage e a provvedere ai (pochi) obblighi di legge come l'assicurazione Rc e la posizione Inail per lo stagista.Noi della Repubblica degli Stagisti riteniamo che il grande battage mediatico con cui nei mesi scorsi è è stata sparata la notizia, su giornali e siti, della "abolizione dei tirocini gratuiti" abbia creato grande confusione e aspettative che inevitabilmente sarebbero state frustrate - come è puntualmente accaduto in questo caso e in molti altri casi simili che i nostri lettori hanno portato alla nostra attenzione. Purtroppo non è vero che i tirocini gratuiti sono stati aboliti. Si tratta di quella che in gergo giornalistico viene definita una "bufala". I tirocini gratuiti sono oggi illegali, è vero, se il tirocinio è configurato come "extracurriculare": ma basta che invece sia inserito all'interno di un percorso di studio, come per esempio un corso di laurea o un master, e magicamente diventa "curriculare" perdendo tutte le garanzie che le nuove normative regionali hanno fornito. Si è creata dunque una situazione paradossale di tirocini di serie A e tirocini di serie B: e i tirocini curriculari sono purtroppo quelli di serie B, al momento privi di un quadro normativo preciso, e come detto privi anche del compenso minimo.Per questo abbiamo da tempo indirizzato al ministero dell'Istruzione, e cogliamo l'occasione per rinnovare al ministro Stefania Giannini, un appello affinchè venga celermente approvata una nuova normativa che vada a colmare l'attuale vacatio legis. Serve anche per i tirocini curriculari un quadro normativo certo, e noi chiediamo con forza che venga fissata anche una soglia minima di rimborso spese obbligatorio per tutti i tirocini curriculari di durata superiore alle 250 ore. Altrimenti verrà perpetuata la discriminazione tra gli stagisti extracurriculari, che possono rivendicare il diritto a ricevere una congrua indennità, e gli stagisti curriculari "condannati" invece a dover subire la gratuità.

«Deputati, fermate la vergogna degli stage gratuiti nei tribunali», 50 giovani avvocati scrivono alla Camera

La redazione della Repubblica degli Stagisti riceve e pubblica volentieri questa lettera aperta, firmata con nome e cognome da una cinquantina di giovani avvocati, che punta il dito contro la pratica odiosa degli stage gratuiti nei tribunali e negli uffici legali di molti enti pubblici, denunciando anche il paradosso per cui lo Stato "autoesonera" alcune delle sue amministrazioni, come l'Avvocatura dello Stato, dal corrispondere un compenso ai propri praticanti, laddove invece una legge obbliga i titolari di studi legali privati a farlo [di entrambe le questioni si era già occupata approfonditamente tempo fa la Repubblica degli Stagisti]. La lettera è indirizzata alla Camera dei deputati: in particolare ai deputati componenti della I Commissione “Affari Costituzionali”  e della II Commissione “Giustizia”.   Onorevoli Deputati,con la presente intendiamo richiamare la Vostra attenzione sull'art. 50 del D.L. n. 90/2014, essendo la Camera dei Deputati ora impegnata nell'esame del relativo Ddl di conversione (pdl n. 2486).
L'art. 50 prende in considerazione il tirocinio formativo di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari svolto dai neolaureati in giurisprudenza a norma dell'articolo 73 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, prevedendo un coinvolgimento dei tirocinanti nelle attività di “smaltimento” degli arretrati giudiziari all'interno dei costituendi “uffici per il processo”. Il comma 2 dell'art. 50 prevede inoltre che l'esito positivo di tale tirocinio, nonché lo svolgimento del tirocinio professionale per diciotto mesi presso l'Avvocatura dello Stato, costituiscano titolo di accesso per il concorso in magistratura ordinaria.Si tratta in entrambi i casi di attività altamente formative e professionalizzanti, rivolte a neolaureati di elevato profilo e chiamati a svolgere quotidianamente un ruolo fondamentale per lo “smaltimento” degli arretrati presso gli uffici giudiziari o per il buon funzionamento dell'Avvocatura dello Stato, contribuendo allo studio di fascicoli, all'attività di ricerca e alla redazione di atti. Il Decreto legge n. 90/2014 rafforza questo ruolo prevedendo il coinvolgimento degli stagisti negli “uffici per il processo”.Purtroppo, tali due percorsi formativi-professionalizzati che lo Stato offre ai propri migliori laureati in giurisprudenza sono entrambi a titolo completamente gratuito. Nessuna forma di compenso economico è prevista e, anzi, in alcuni casi viene chiesto ai giovani tirocinanti di provvedere alla copertura delle spese assicurative (come avviene per esempio per i tirocini presso i Tar e il Consiglio di Stato).Questo stato di cose genera peraltro due paradossi: nel caso della pratica forense presso l'Avvocatura dello Stato, lo Stato non garantisce ai propri praticanti il rimborso spese minimo che invece obbliga gli avvocati di libero foro a riconoscere per i loro praticanti (cfr. art. 9 del D.L. n. 1/2012); nel caso dei tirocini presso gli uffici giudiziari, i giovani tirocinanti sarebbero l'unica figura chiamata a svolgere un lavoro a titolo gratuito nell'ambito degli “uffici per il processo” che il d.l. n. 90/2014 istituisce.Insomma, ai meritevoli giovani neolaureati in cerca di lavoro lo Stato offre solo lavoro gratuito.A fronte di ciò, il decreto legge n. 90/2014 riconosce, almeno, per coloro che svolgono 18 mesi di pratica forense presso l'Avvocatura dello Stato o 18 mesi di tirocinio presso gli uffici giudiziari, la possibilità di accedere direttamente al concorso per la magistratura ordinaria senza dover sostenere ulteriori notevoli spese per iscriversi per due anni alle Scuole di Specializzazione per le Professioni Legali.La norma va senz'altro nella giusta direzione riconoscendo il giusto valore ad esperienze altamente formative e professionalizzanti, rivolte a giovani laureati di alto profilo e svolte sotto la guida di Avvocati dello Stato o Magistrati.
 Una norma analoga era prevista, per i tirocini ex art. 73, nel d.l. n. 69/2013, ma non è stata convertita in legge sulla base di argomenti (si veda la discussione al Senato del 7 agosto 2013) non condivisibili.Infatti, non può essere di ostacolo il fatto che l'accesso ai tirocini avvenga sulla base del voto di laurea. I voti universitari sono a tutt'oggi uno dei capisaldi dell’attuale sistema formativo, che a quelle valutazioni annette invece valore (il voto di laurea è requisito d’accesso per molti concorsi, si pensi a quelli per neolaureati in Banca d'Italia o per le carriere presso la Camera dei Deputati o il Senato della Repubblica). Anzi, il fatto che i tirocini siano rivolti a neolaureati particolarmente meritevoli è indice di serietà degli stessi e dell'idoneità degli stagisti ad accedere direttamente al concorso in magistratura.Prevedere che la pratica presso l'Avvocatura dello Stato e il tirocinio presso gli uffici giudiziari siano titoli di accesso al concorso per la magistratura eliminerebbe una discriminazione “per censo”, consentendo agli studenti meritevoli di non dover frequentare una costosa scuola di specializzazione. La possibilità di accesso diretto al concorso assicura ai capaci e ai meritevoli un concreto vantaggio: non dover sostenere i costi per due anni di iscrizione alle scuole di specializzazione, rappresentando quindi una concreta attuazione del diritto allo studio sancito dall’art. 34 della nostra Costituzione.Non paiono altresì fondati i timori circa la inadeguata preparazione dei futuri magistrati: la pratica presso l'Avvocatura dello Stato è affiancata costantemente da Avvocati dello Stato; lo stage ex art. 73 è in affiancamento a un magistrato. Entrambi i percorsi hanno lunga durata e prevedono un impegno del giovane quasi quotidiano in attività non solo pratiche ma anche toriche (ad es. lo stage presso i Tar ed il Consiglio di Stato prevede lo svolgimento di 1500 ore di attività nonché la frequenza anche di lezioni teoriche tenute da magistrati; la pratica presso l'Avvocatura Generale dello Stato comprende cicli di lezioni tenute da Avvocati dello Stato). Inoltre, non va dimenticato che lo svolgimento positivo del tirocinio consentirebbe l’accesso al concorso, non alla carriera di magistrato: i giovani che hanno svolto lo stage avranno la possibilità di dimostrare la loro adeguata preparazione in sede di concorso, al pari degli altri concorrenti che hanno seguito differenti percorsi.In ultimo, vorremmo richiamare l'attenzione su un rilevante profilo critico. Il comma 2, secondo periodo, dell'art. 50 del decreto-legge riconosce quale titolo di accesso al concorso in magistratura la pratica forense di 18 mesi svolta presso l'Avvocatura dello Stato. Ciò non tiene conto del fatto che il tirocinio presso l’Avvocatura è ora possibile per un periodo massimo di soli 12 mesi (art.41, comma 6, lett.b), legge n. 247/2012).     Chiediamo quindi al Parlamento di:        ●  convertire in legge l'art. 50 co. 2, lett. b, del decreto legge n. 90/2014, laddove prevede che il tirocinio presso gli uffici giudiziari e quello presso l'Avvocatura dello Stato costituiscono titolo di accesso al concorso per la magistratura ordinaria, respingendo quindi i contrari emendamenti 50.20, 50.21, 50.22 (e/o prevedendo che coloro che abbiano svolto positivamente lo stage si vedano riconosciuto un punteggio aggiuntivo in sede di concorso, come previsto dall'emendamento Ferranti 50.7 e dal parere della Commissione Giustizia. Dovrebbe tuttavia avere lo stesso trattamento anche la pratica forense svolta presso l'Avvocatura dello Stato). 
Con riferimento all'ultimo periodo del comma, al fine di tener conto della durata massima di 12 mesi prevista ex lege per il tirocinio presso l'Avvocatura dello Stato, si segnala l'opportunità di una riformulazione come segue: “Costituisce, altresì, titolo idoneo per l’accesso al concorso per magistrato ordinario lo svolgimento del tirocinio professionale forense di diciotto mesi svolto per almeno dodici mesi presso l’Avvocatura dello Stato, sempre che sussistano i requisiti di merito di cui al comma 1 e che sia attestato l’esito positivo del tirocinio”.         ●  prevedere misure volte a garantire forme adeguate di rimborso spese per coloro che svolgono il tirocinio presso gli uffici giudiziari a norma dell'articolo 73 del d.l. n. 69/2013 e la pratica forense presso l'Avvocatura dello Stato. Sul punto, va nella giusta direzione l'emendamento Ferranti 50.01 e il parere della Commissione Giustizia, seppur non riteniamo opportuno riconoscere una borsa di studio solo a taluni tirocinanti individuati sulla base dell'ISEE, ciò contribuirebbe a legare ancora una volta i giovani, seppur ormai laureati, al proprio nucleo familiare di provenienza. E' indispensabile riconoscere a tutti gli stagisti un rimborso spese forfettario per il lavoro svolto oppure - se ragioni di bilancio impongono di restringere la platea dei beneficiari del rimborso spese - prendere in considerazione il reddito personale degli stagisti. Dovrebbe inoltre essere presa in considerazione anche la pratica forense presso l'Avvocatura dello Stato prevedendo anche per questo percorso un rimborso spese stabilito per legge. 
Fiduciosi del fatto che le nostre richieste verranno debitamente considerate da Voi Onorevoli Deputati, cogliamo l’occasione per porgerVi i nostri più sinceri saluti unitamente all’augurio di buon lavoro.       Firmato:dott. Stefano Lorenzo Vitale, tirocinante presso il Consiglio di Stato e praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Sabato Vinci, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Beatrice Sartorato, tirocinante presso il Consiglio di Statodott. Francesco Deodato, tirocinante presso il Consiglio di Statodott.ssa Silvia D'Armento, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Veronica Proietti, tirocinante presso la Corte d'Appello di Roma e praticante presso l’ Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Anna Maria Chiariello, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott.ssa Barbara Del Serrone, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Francesco Pasquarelli, tirocinante presso il Tribunale di Roma e praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Marco Notarbartolo di Sciara, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Valeria Protano, tirocinante presso il tribunale di Roma e praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Fausto Del Bianco Giovannella, tirocinante presso il Tribunale civile di Romadott.ssa Maria Grazia Corrado, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Chiara Ognibene, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Lucrezia Albanese, tirocinante presso il Tribunale di Roma e praticante presso l'Avvocatura dello Statodott.ssa Monica De Vergori, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Alessia Santagada, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Marco Colletta, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Viola Montanari, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Anna Ciufolini, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Chiara Tortorella, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Domenico Andracchio, tirocinante presso il Consiglio di Stato, già praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott. Mauro Gobbi, tirocinante presso il Tribunale ordinario di Rimini
dott.ssa Mariagrazia Massaro, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott. Dante Esti, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato
dott.ssa Martina Frattin, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statodott.ssa Angelica Cardi, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott.ssa Francesca Caldani, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott. Mirko Gulisano, tirocinante presso il Tribunale di Bari
dott. Manuel Petrucci, tirocinante presso il Tribunale di Romadott.ssa Manuela Chiappisi, tirocinante presso il Tribunale di Palermo
dott. ssa Maria Riccio, tirocinante presso la Corte d'appello Napoli
dott.ssa Manuela Schilardi, tirocinante presso il Tribunale di Bari
dott. Raffaele Muzzica, tirocinante presso il Tribunale di Napoli
dott.ssa Paola Levi Della Vida, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott.ssa Martina Taglione, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato
dott.ssa Clara Trapuzzano Molinaro, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott.ssa Arianna Mazzone, tirocinante presso la Corte d'appello di Napolidott.ssa Federica Ottaviano, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott. Massimiliano Ceschini, tirocinante presso il Tribunale di Firenze dott.ssa Francesca Loffredo, tirocinante presso il Tribunale di Torre Annunziata dott. Daniele Pergola, tirocinante presso il Tribunale di Napolidott.ssa Lisa Francesca Sgromo, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Stato dott.ssa Valentina Di Cesare, tirocinante presso il Consiglio di Stato dott. Alberto Della Valle, tirocinante presso il Tribunale di Torre Annunziata dott.ssa Chiara Di Francesco, praticante presso l'Avvocatura Generale dello Statoaderisce l’Associazione Tirocinanti Giustizia Italia (ATGI)

Aspiranti pubblicisti truffati: «77 articoli per un settimanale cattolico, nessun compenso e documenti falsi»

«Vi scrivo per un consiglio. Collaboro da tre anni per un settimanale cattolico con la promessa dell'agognato tesserino da pubblicista. Ho scritto 77 articoli ma sono senza contratto e non ho mai visto un euro, solo scuse. Ad ottobre mi dicono che a dicembre mi faranno i versamenti che mi servono ma che le tasse devo pagarle io, così mi chiedono 75 euro. Glieli do ed in cambio mi rilasciano un F24 della stessa cifra ed una certificazione in cui dicono di avermi versato 250 euro come pagamento. Io mi rifiuto di firmare e chiarisco loro che, affinché l'Ordine accetti la mia pratica, devono versarmi almeno 500 euro netti per ognuno degli ultimi due anni di collaborazione, dato che per il primo mi dicono sia ormai troppo tardi. Il giornale non mi versa nulla e ieri il loro commercialista mi ride in faccia dicendomi che sono scaduti i termini richiesti dall'Ordine per i pagamenti che quindi sono ormai inutili. In tutto ciò due ragazze, collaboratrici come me, hanno ottenuto i documenti necessari per il tesserino auto-versandosi 1000 euro! Come faccio a recuperare questi anni? I soldi e i documenti che mi sono stati promessi?»Lettera firmataPurtroppo la situazione descritta dalla lettrice, che chiede alla nostra redazione di mantenere l'anonimato per timore di ripercussioni, è molto frequente. Il miraggio di poter diventare giornalisti, maturando i requisiti per iscriversi all'albo dei pubblicisti, spinge molti ad accettare da testate giornalistiche senza scrupoli condizioni capestro.Sulla Repubblica degli Stagisti abbiamo pubblicato a più riprese inchieste e denunce su questo tema, perché riteniamo inaccettabile che chi sfrutta il lavoro di aspiranti giornalisti riesca sempre - o quasi - a non pagarne le conseguenze. Abbiamo anche sottolineato il fatto che questa situazione non danneggia solo i diretti interessati, cioè le persone che lavorano gratis e che addirittura si trovano a falsificare i documenti, "auto-pagandosi" per poter attestare di fronte agli Ordini dei giornalisti regionali quella attività continuativa e remunerata che è indispensabile per poter fare richiesta di iscrizione all'albo.La situazione danneggia anche le testate giornalistiche serie, che si comportano in maniera leale con i propri collaboratori trovandosi però come "competitor" giornali - ma anche tv, radio e sopratutto siti internet - scorretti, che grazie allo sfruttamento del lavoro gratuito riescono ad avere una maggiore quantità di prodotti giornalistici da immettere nei loro canali e con i quali poter attrarre pubblico.  Una sorta di doping del mercato editoriale che paradossalmente avvantaggia chi si comporta male e penalizza chi invece si sforza di pagare regolarmente.Ma per rispondere alla denuncia della lettrice bisogna anche approfondire aspetti meno noti. Falsificare i documenti fiscali necessari all'iscrizione nell'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei giornalisti costituisce un reato: in particolare gli esperti di diritto giornalistico, come Gianfranco Garancini intervistato dalla Repubblica degli Stagisti qualche anno fa, ravvisano quelli di truffa e falso ideologico a un ente pubblico, ai sensi degli articoli 640 e seguenti e 479 e seguenti del codice penale.In pratica gli Ordini, qualora avessero il sospetto che una pratica contenga dati fasulli e che una data testata non abbia corrisposto in realtà i compensi dovuti, avrebbero l’obbligo di fare una querela contro la testata e anche contro gli aspiranti giornalisti, in quanto "correi". Inoltre la domanda di iscrizione all'albo pubblicisti in questi casi dovrebbe essere respinta: oltre al danno, dunque, per l’aspirante giornalista anche la beffa di veder evaporare due anni di lavoro giornalistico. C'è chi adombra conflitti d'interesse, sostenendo che gli Ordini non stanno troppo attenti alle possibili dichiarazioni mendaci negli incartamenti di richiesta di iscrizione all'albo perché per loro comunque ogni iscritto in più garantisce un introito economico, rappresentato dalla quota annuale che ogni giornalista - sia dell'albo pubblicisti sia di quello professionisti - è tenuto a pagare. Ma noi non vogliamo pensare male, e ci teniamo a mantenere il più alto grado di fiducia nei confronti dell'OdG, convinti che il suo primo interesse sia vigilare sul rispetto della deontologia professionale e sulle condizioni in cui i suoi iscritti (o aspiranti tali) si trovano a lavorare nel campo (ormai minato) dell'editoria.Le testate giornalistiche che non pagano i propri collaboratori peraltro «traggono un interesse economico diretto, immediato e talvolta decisivo dallo sfruttamento dei ragazzi» aveva detto chiaramente l'avvocato Garancini: «Commettono un complesso di reati che può includere truffa ed evasione fiscale, per non parlare della gravità di un simile atteggiamento dal punto di vista etico e morale». Una mancanza di etica che lascia ancor più basiti considerando che la lettrice racconta che tutto questo avviene per un giornale cattolico, che dovrebbe basare la sua attività sui valori cristiani di rispetto della dignità personale. Chissà cosa direbbe Papa Francesco di un settimanale cattolico che sfrutta gli aspiranti giornalisti promettendo compensi che poi non eroga e che addirittura propone manipolazioni truffaldine di documenti per far apparire pagamenti mai avvenuti.L'avvocato Garancini ammetteva però già nell'intervista del 2010 come fosse difficile trovare le prove concrete di questo fenomeno: «salvo nei rarissimi casi in cui vi sia una denuncia specifica: sono i ragazzi stessi, quindi, a dover riferire all’Ordine il verificarsi di casi simili». Il consiglio che noi diamo alla lettrice dunque è quello di fare un esposto all'Ordine dei giornalisti e all'autorità giudiziaria, denunciando l'accaduto. Lei non è ancora "correa", dato che si è rifiutata di firmare la documentazione falsificata che le avevano proposto. Tacere e subire equivale a perpetuare lo status quo: la testata in questione la farà franca per l'ennesima volta, e potrà continuare indisturbata a truffare i nuovi collaboratori pescandoli con "l'amo" della promessa dell'accesso all'albo pubblicisti.L'immagine è di -Alina- in modalità creative commonsPer saperne di più, leggi anche:- Disposti a tutto pur di diventare giornalisti pubblicisti: anche a fingere di essere stati pagati. Ma gli Ordini non vigilano?- La testimonianza di Franca: «Dopo una serie di stage logoranti, la scelta di pagarmi da sola i contributi da pubblicista»E anche:- L'avvocato Gianfranco Garancini: «Chi falsifica la documentazione pur di entrare nell'albo dei giornalisti pubblicisti commette reati penali»

Giovani europei delusi dalla raccomandazione Ue sugli stage: «Chiara incapacità del Consiglio»

A seguito dell'approvazione da parte dell'ente europeo Coreper, pochi giorni fa, di un documento di indirizzo sugli stage destinato ai 28 Paesi dell'Unione europea che però non contiene praticamente nessuna tutela concreta degli stagisti, lo European Youth Forum e altri 12 realtà che rappresentano "la società civile" impegnata sul fronte dell'occupazione giovanile (per l'Italia, la Repubblica degli Stagisti e il Forum nazionale dei giovani) hanno scritto una lettera aperta di viva protesta. Obiettivo: evidenziare l'insipienza del Consiglio Ue e la debolezza dei contenuti del documento, completamente inefficaci e inadeguati al momento drammatico che stanno attraversando milioni di giovani europei. L'occasione di poter dettare delle linee guida rispetto all'attivazione di stage di qualità, rispettosi dei bisogni degli stagisti, è dunque stata persa e i firmatari della lettera puntano il dito contro le istituzioni Ue, che non hanno saputo o voluto fare propri i semplici e importanti principi espressi nella  European Quality Charter of Internships, preferendo lasciare nell'incertezza ed esposti a possibili abusi gli stagisti di tutta Europa anziché delineare un chiaro quadro di diritti e doveri.Noi sottoscritti condanniamo la raccomandazione del Consiglio Ue sul quadro europeo di qualità per gli stage ed i tirocini approvata dal Consiglio “occupazione, politica sociale, salute e consumatori” (Epsco) il 10 marzo.La situazione degli stagisti e dei tirocinanti in Europa è inaccettabile e il quadro di qualità approvato non propone quasi nulla per rimediare a questo. Gli stage devono essere in primo luogo considerati come un'opportunità di apprendimento per i giovani, per aiutarli ad accedere ad un lavoro di qualità. Allo stesso tempo, gli stagisti dovrebbero avere il diritto di fare una prima esperienza nel mondo del lavoro caratterizzata da condizioni sicure ed eque. La raccomandazione non garantisce nulla di tutto ciò. Non ci sono proposte nella raccomandazione che richiedano ai soggetti ospitanti di pagare o rimborsare i loro stagisti nè di offrire loro accesso agli schemi nazionali di protezione sociale. Questo è deplorevole: gli stagisti devono essere pagati per l'attività che si impegnano a svolgere durante gli stage che prendono luogo al di fuori dei percorsi formativi. La raccomandazione non riesce ad affrontare questo tema e quindi perpetua di fatto l’inaccessibilità degli stage in maniera equa per tutti i giovani. La raccomandazione non ostacola quella che è ormai una chiara forma di discriminazione sociale. Inoltre, il provvedimento non fa nulla per rimediare al fatto che gli stage di scarsa qualità stanno sostituendo posti di lavoro e sono così diventati una strisciante e diffusa forma  sostitutiva di lavoro precario per i giovani.Siamo estremamente delusi che il Consiglio non sia riuscito ad accordarsi su una raccomandazione contentente i principi fondamentali che tante organizzazioni giovanili, gli attori della società civile ed altre istituzioni europee avevano definito nella “Carta europea di qualità per gli stage e i tirocini”. Questa è una chiara incapacità di affrontare una pressante richiesta proveniente dai giovani europei in un momento in cui essi vivono in una condizione particolarmente vulnerabile a causa della crisi economica.Il Consiglio Ue non è riuscito a passare dalle parole ai fatti ed ha perso l'opportunità di consegnare ai giovani europei un quadro di qualità per i tirocini che garantisca che i loro diritti siano rispettati.Giuseppe Porcaro, Segretario Generale dello European Youth ForumLettera co-firmata da: Forum Nazionale Giovani (FNG)Repubblica degli StagistiBrussels Interns NGOCJE (Consejo de la Juventad de Espana)European Students Union (ESU)Erasmus Student Network (ESN)Génération Précaire Geneva Interns OrganisationInternAware UK InternsGoProMicrosoft Europe Organising Bureau of European School Student Unions (Obessu)Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Pessima decisione europea sui tirocini, lo Youth Forum: a rischio la qualità degli stage della Garanzia Giovani - Stage, la Commissione Ue suggerisce standard di qualità ma "dimentica" il compenso minimo- Lanciata a Parigi la European Quality Charter of Internships. Melandri, Ichino, Mosca, Vaccaro e Simoncini i primi politici italiani a sostenerlaE anche:- Nuova risoluzione Ue, regolamento europeo sugli stage più vicino

È possibile fare due stage nella stessa azienda?

Sul Forum della Repubblica degli Stagisti la lettrice Giulia pone un quesito che riguarda tanti altri giovani alle prese con lo stage: Laureata nel luglio 2012, ho già effettuato due stage presso due aziende diverse per una durata complessiva di 12 mesi. Presso l'ultima azienda con cui ho collaborato sarebbe eventualmente possibile attivare un altro stage? So che l'ente garante del progetto formativo non potrà più essere l'università ma un ente terzo, è "solo" questo il vincolo? Andiamo per ordine. Come prima cosa, non essendo Giulia iscritta in questo momento a una università o a un corso di formazione, non può essere inquadrata come "stagista curriculare". Può accedere solo all'altra tipologia di tirocini, quelli extracurriculari, per i quali la competenza normativa è in capo alle Regioni. Per questa tipologia vi sono attualmente 20 normative diverse e fa fede quella del luogo dove si svolge il tirocinio (oppure dove ha sede legale il soggetto ospitante). Queste normative sono abbastanza simili le une alle altre grazie all'intervento delle Linee guida concordate nel gennaio del 2013 in sede di Conferenza Stato-Regioni, ma contengono anche differenze molto marcate: per esempio l'entità del rimborso spese minimo è molto variabile, passa dai 300 euro ai 600 euro di Piemonte e Abruzzo.Dunque un primo passaggio importante per la lettrice (e per tutti coloro che si trovano a fare uno stage) è quello di capire a quale normativa regionale fare riferimento. Si può dire, per semplificare, che nel 99% dei casi la normativa da seguire sarà quella della Regione dove vive e dove fa lo stage; in un 1% dei casi però è possibile che il soggetto ospitante (in questo caso un'azienda privata, ma potrebbe trattarsi anche di un ente pubblico o di un'organizzazione non-profit) si avvalga della facoltà - prevista praticamente da tutte le normative regionali - di utilizzare in tutte le sue sedi la normativa di riferimento della Regione ove ha la sua sede legale.Un altro aspetto da tenere in considerazione è che, essendo passati oltre 12 mesi dalla data di laurea, non c'è più la possibilità di definire il tirocinio extracurriculare come "formativo e di orientamento" e di utilizzare l'ufficio stage dell'università dove ci si è laureati come soggetto promotore. Come giustamente scrive Giulia nel suo post sul Forum, ora bisogna rivolgersi a un soggetto promotore diverso, essenzialmente il centro per l'impiego, e richiedere l'attivazione di un tirocinio extracurriculare "di inserimento / reinserimento lavorativo". La differenza è comunque solo nella definizione, perché entrambe le diciture riportano comunque alla normativa sugli extracurriculari.Venendo al fulcro della domanda: non è chiarissimo quali siano i paletti che regolamentano lo svolgimento di due tirocini nella stessa azienda. Alcune normative regionali lo vietano, altre lo permettono, altre ne vincolano la possibilità alla condizione che il secondo percorso formativo venga svolto in tutt'altro settore, con un altro tutor aziendale e un progetto formativo ben diverso rispetto al precedente. Una cosa però è sicura: il conteggio dei mesi di stage già effettuati non conta nulla. Ogni volta che si comincia un nuovo tirocinio, il "timer" della durata massima si azzera e riparte ex novo: dunque il fatto che la lettrice abbia già svolto complessivamente 12 mesi di stage non ha alcun peso nella questione. Ha un peso, invece, il fatto che desideri fare un altro stage nella stessa azienda dove ne ha già effettuato uno: è questa situazione che va dunque sviscerata.Le fattispecie che possono accadere sono sostanzialmente due. La prima è che una persona faccia un primo stage in una data azienda, chiamiamola PincoPallino, mentre sta svolgendo un percorso formativo: dunque uno stage curriculare. Poi a un certo punto, solitamente dopo 6 mesi, questa persona termina lo stage (magari terminando contestualmente anche il percorso formativo, per esempio laureandosi). Può accadere che l'azienda PincoPallino proponga al giovane di rimanere attraverso un altro stage. Si parla di "proroga" quando solitamente sussistono contemporaneamente tre condizioni: che il soggetto ospitante resti il medesimo, che lo stage prosegua senza soluzione di continuità e che la convenzione di stage con annesso progetto formativo non cambi (cioè che settore di inserimento dello stagista, nominativo del tutor aziendale e percorso formativo restino immutati). La ratio della proroga è che i tre protagonisti dello stage (soggetto promotore, soggetto ospitante e stagista) concordino che per qualche motivo il tempo inizialmente previsto per lo stage non sia stato sufficiente al tirocinante per svolgere appieno il percorso formativo, e vi sia dunque bisogno di altro tempo. Ovviamente, come è facilmente intuibile, questa motivazione spesso è solo di facciata, e viene usata più o meno onestamente dalle aziende per poter trattenere una risorsa che ritengono valida ma a cui, per ragioni contingenti, non hanno la possibilità di offrire un vero contratto di lavoro. Si parla invece di "nuovo stage" quando vi è una pausa temporale tra uno stage e l'altro, che può essere di pochi giorni ma anche di qualche mese, e dunque lo stage va riattivato da capo, stendendo e firmando una nuova convenzione di stage con annesso progetto formativo. Quanto al soggetto promotore, può rimanere il medesimo - cioè l'ufficio stage dell'università o dell'ente di formazione presso cui il giovane ha appena concluso il suo ultimo ciclo di istruzione - oppure può cambiare, ed essere per esempio un centro per l'impiego o un'agenzia per il lavoro o altro soggetto autorizzato. Qualche volta, la decisione di cambiare promotore ha l'obiettivo di mascherare qualche magagna: capita per esempio quando il primo soggetto promotore è indisponibile, o apertamente contrario, all'attivazione di un nuovo stage tra quel giovane e quell'azienda, e dunque bisogna trovare il modo di bypassarlo.In entrambi questi casi, dato che nel frattempo è sopraggiunta la laurea, il rapporto tra giovane e soggetto ospitante passa da essere definito "tirocinio curriculare" (dunque soggetto alla normativa statale, anche se al momento non è chiaro a quale dato che la situazione è purtroppo di vacatio legis) a essere definito "tirocinio extracurriculare" (dunque soggetto alle normative regionali). La seconda fattispecie che può accadere, ed è il caso della lettrice Giulia, è che già il primo stage nell'azienda PincoPallino cominci quando il giovane ha già conseguito il diploma o la laurea. Cioè fin dal primo momento si configura tra stagista e soggetto ospitante uno stage extracurriculare. Sostanzialmente, i passaggi elencati restano gli stessi. L'unica differenza sostanziale è che non ci sarà un cambio in corsa relativo alla normativa di riferimento: in questo caso infatti il primo stage, e l'eventuale secondo, saranno entrambi soggetti alla disciplina regionale, prevedendo dunque - tra le altre cose - anche la corresponsione obbligatoria, fin dal primo mese di stage, di un rimborso di entità almeno uguale a quella definita come minima dalla Regione di riferimento. Lo stagista potrà utilizzare per i primi 12 mesi dopo il conseguimento del titolo di studio l'ufficio tirocini della scuola o università dove ha studiato; passati questi 12 mesi, potrà rivolgersi al centro per l'impiego della sua zona. Essendosi la lettrice Giulia laureata nel luglio del 2012, fino al luglio del 2013 ha potuto fare riferimento all'università; da quel momento in poi, per l'attivazione di ulteriori tirocini deve rivolgersi al cpi, effettuando la cosiddetta "did" (una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro) e venendo dunque catalogata come disoccupata o inoccupata. In generale, sarà proprio il cpi a valutare se sussistano le condizioni per poter attivare un secondo stage nella stessa azienda dove il giovane in cerca di impiego ha già precedentemente svolto un'esperienza formativa, prendendo in considerazione sopratutto il progetto formativo proposto dall'azienda e la concreta possibilità di inserimento lavorativo al termine dello stage. 

Stage extracurriculari, ora il rimborso è un diritto: ma la differenza tra lordo e netto crea sempre confusione

La Repubblica degli Stagisti riceve da una lettrice un messaggio sul wall della sua pagina Facebook         «Ciao! io ho un quesito da porre. In regione Lombardia è passata la legge, quindi il compenso minimo per uno stage extacurriculare è di 400 euro LORDI. Quali trattenute devo aspettarmi? ho chiesto in università e dal commercialista, ma nessuno sa nulla... purtroppo il posto dove svolgo lo stage è poco incline a versarmi 400 euro e afferma che le trattenute abbassano di molto il rimborso. Io voglio vederci chiaro, mi aiutate?».     Il 9 ottobre è in effetti entrata in vigore in Lombardia la deliberazione della giunta regionale n° X/825 del 29 ottobre 2013 che contiene i "Nuovi indirizzi regionali in materia di tirocini". In tale deliberazione, all'articolo 3.8 dell'allegato A, vengono codificate le regole rispetto alla «indennità di partecipazione»: «Per la partecipazione ai tirocini di cui al paragrafo 1 lettere a) e b)» [cioè i «tirocini "formativi e di orientamento" finalizzati ad agevolare le scelte professionali dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro mediante una formazione a diretto contatto con il mondo del lavoro. I destinatari sono i soggetti che hanno conseguito un titolo di studio entro e non oltre 12 mesi, inoccupati in cerca di occupazione, disoccupati e occupati con contratto di lavoro o collaborazione a tempo ridotto» e i «tirocini di "inserimento/reinserimento al lavoro" finalizzati a percorsi di inserimento/reinserimento nel mondo del lavoro. Sono rivolti a inoccupati in cerca di occupazione, a disoccupati, a lavoratori sospesi, in mobilità e a occupati con contratto di lavoro o collaborazione a tempo ridotto»] «è corrisposta al tirocinante una indennità di importo definito dalle parti ed esplicitato nella convenzione di tirocinio che non potrà essere inferiore a euro 400 mensili, al lordo delle eventuali ritenute fiscali, riducibile a 300 euro mensili qualora si preveda la corresponsione di buoni pasto o l'erogazione del servizio di mensa mensa ovvero qualora l'attività di tirocinio non implichi un impegno giornaliero superiori a 4 ore», aggiungendo poco più avanti che «qualora il soggetto ospitante sia una pubblica amministrazione, ai sensi dell'articolo 1 c. 36 della legge 92/2012 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e si applica almeno un'indennità forfettaria di 300 euro mensili» e specificando che «dal punto di vista fiscale le somme corrisposte al tirocinante sono considerate quale reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente».Dunque tutti gli stage corrispondenti alle caratteristiche previste dalla delibera attivati sul territorio della Lombardia a partire dal 9 dicembre devono rispettare l'obbligo di erogare un rimborso spese al tirocinante. Il che naturalmente fa storcere il naso a tutte quelle realtà che finora erano state abituate a poter disporre a piacimento di stagisti senza scucire un euro. Ma in questo caso non vi sono molti margini di manovra. L'indennità - che può assumere varie denominazioni, «premio», «borse di studio», «rimborso spese forfettario» - va obbligatoriamente erogata. Essa è fiscalmente inquadrata, come correttamente indicato nel passaggio della delibera regionale lombarda riportato poco sopra, come un «reddito assimilabile a quelli di lavoro dipendente». Bisogna dunque fare riferimento all’art. 50 del DPR 917/86 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi – TUIR) applicando le disposizioni tributarie dei redditi di lavoro dipendente: trattenuta Irpef lorda con aliquota del 23% per somme fino a 15mila euro, nonché detrazioni dall’imposta lorda rapportate al periodo di lavoro nell’anno. L’Irpef è infatti un'imposta personale a carico di chiunque abbia un reddito: in questo caso, lo stagista. In un approfondito articolo pubblicato l'anno scorso la Repubblica degli Stagisti aveva fatto la "radiografia" di questo argomento proprio con la fonte più autorevole, e cioè l'Agenzia delle entrate.Al momento di erogare il rimborso spese il soggetto ospitante trattiene già gli oneri fiscali, cioè l’Irpef ed eventualmente altre imposte locali. Vale a dire che svolge il ruolo di «sostituto di imposta», che tecnicamente è quel soggetto obbligato per legge a trattenere, in caso di erogazione di somme, una ritenuta - prevalentemente a titolo di acconto, ma in alcuni casi anche a titolo di imposta - Irpef al percettore. Si dice «sostituto» perché sostituisce l’erario: prima trattiene al percettore la somma Irpef e poi la versa, sempre nei tempi dettati dalle norme, allo Stato.Ovviamente ciò comporta da parte del soggetto ospitante un accurato calcolo di somme a carico e detrazioni. E qui vi è l'aspetto interessante e vantaggioso per gli stagisti. Da un punto di vista puramente matematico, infatti, fino alla somma di 8mila euro all’anno (quindi 670 euro al mese), per effetto delle detrazioni, non vengono attuate trattenute fiscali. Il lordo e il netto vengono quindi a coincidere. Ciò ovviamente avviene solo se il percettore (lo stagista) non abbia anche altri redditi, provenienti da altre fonti, che lo portino a sforare il tetto degli 8mila euro annui.Nel caso dunque descritto dalla lettrice, una azienda lombarda che accogliesse in stage extracurriculare una persona prevedendo l'indennità minima prevista dalla nuova normativa regionale - e cioè 400 euro al mese - dovrebbe calcolare accuratamente il bilanciamento tra ritenute e detrazioni, e quindi pagare alla stagista i 400 euro al mese "pieni". Alla lettrice però consigliamo, in tutta franchezza, di cambiare il prima possibile commercialista: è davvero impensabile che un professionista degno di questo nome non abbia saputo darle lumi al riguardo.[l'immagine con le banconote e le monete è di Kevin H. - modalità creative commons]Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Rimborso spese al «netto» o al «lordo»? Come funziona la trattenuta Irpef per gli stagisti- Tirocini in Lombardia, il 9 dicembre entra in vigore la nuova normativa

Tirocini per laureati, Cliclavoro in down per i troppi accessi: non si parte proprio col piede giusto...

La redazione della Repubblica degli Stagisti segue ormai da anni, con interesse e spirito critico, i progetti che Italia Lavoro realizza per incentivare l'occupazione, specialmente nelle Regioni meridionali, specialmente attraverso tirocini. Da poche ore è partito il bando Neet, presentato e analizzato in un articolo di qualche giorno fa: ma i problemi tecnici stanno rendendo la vita dura alle decine e decine di migliaia di giovani che desiderano candidarsi. Perché pur con tutti i suoi difetti, uno stage semestrale pagato 500 euro al mese viene percepito come una buona occasione - o se non buona, almeno migliore che restare a casa senza fare nulla. E allora un sistema informatico che va in down e che non riesce a gestire i - prevedibilmente - numerosi accessi, rivela l'inadeguatezza di un apparato pubblico ancora incapace di dotarsi di efficienti infrastrutture informatiche. Nella speranza che Italia Lavoro abbia già mobilitato i suoi tecnici per risolvere i problemi di accesso al bando, ecco una lettera aperta di una giovane siciliana che racconta l'odissea vissuta tra ieri e oggi per candidarsi: e attenzione, il problema non è ancora stato superato.Ieri ho passato più di sei ore al pc premendo F5 ogni 5 minuti circa. Come me, milioni di italiani laureati, disoccupati, residenti in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e di età compresa tra i 24 e i 35 anni. In pratica, per usare un termine tanto amato in questi ultimi anni (d’altronde è bene dare una definizione chiara a un problema che non si vorrà o potrà risolvere), i cosiddetti Neet, dall’Inglese “Not in Education, Employment or Training”, ossia coloro che non studiano, non lavorano, non sono impegnati in corsi di formazione professionale né cercano di fare una delle tre cose. Circa il 21% della popolazione italiana tra i 15 e 24 anni, circa il 29% di quella di età compresa tra i 25 e i 30. Condizione, dicono preoccupati gli studiosi del fenomeno e di conseguenza i nostri governanti, che, se prolungata nel tempo, compromette seriamente la possibilità di questi giovani di reinserirsi sul mercato del lavoro, anche quando l’economia sarà in fase di ripresa.L’occasione di questa maratona, pubblicizzata in questi ultimi mesi in tutti i modi possibili, è stata offerta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che, grazie alla cura (impeccabile direi) di Italia Lavoro, ha deciso di finanziare, con 10 milioni di euro, 3mila tirocini a questi giovani senza speranza provenienti dalle quattro regioni che da sempre arrancano e da cui si fugge perché il lavoro è una chimera. L’occasione è ghiotta: 500 euro lordi mensili per i tirocini in loco (che si svolgeranno, quindi, nelle regioni di residenza), 1300 euro lordi mensili per i tirocini in mobilità (che si svolgeranno in regioni d’Italia differenti da quella di residenza). La durata è di 6 mesi e al termine del tirocinio, viene specificato in modo molto chiaro nell’Avviso, “Il rilascio dell’attestato di partecipazione non comporta alcun obbligo di assunzione da parte del soggetto ospitante”. L’orario settimanale previsto conta un minimo di 30 ore e un massimo di 40.“Un’opportunità da non perdere”, si saranno detti tutti coloro che possiedono una laurea, perdonatemi l’espressione, di serie B. I soli gruppi disciplinari ammessi al progetto AMVA – Giovani laureati Neet, infatti, sono: geo-biologico, letterario, psicologico, giuridico, linguistico, agrario, politico-sociale. In pratica, tutte quelle lauree che, nel mercato del lavoro, non hanno una grossa spendibilità; ossia quelle lauree che, quando ti chiedono cosa hai studiato, hanno il potere di fare venire gli occhi lucidi alla gente che quasi ti fa le condoglianze.Ecco, quindi, che ieri, ad apertura delle danze (mezzogiorno l’orario previsto per poter dare avvio al gioco), il sistema si inceppa, e così il sogno e le illusioni di milioni di giovani disperati: il portale su cui potersi registrare e candidare al progetto (Cliclavoro) si blocca. E inizia la maratona che durerà una giornata.Persone impazzite cominciano a premere forsennatamente il tasto di riavvio della pagina (il bando sarà aperto fino a esaurimento risorse), ma nulla. Continua a caricare a vuoto. Ecco che quindi cominciano ad apparire le prime richieste di spiegazioni sulla pagina facebook di Cliclavoro. Il putiferio. Non, come ci si aspetterebbe, contro il portale che non funziona. E neanche contro il Ministero che, ammettendo senza pudore che esiste una differenza enorme per ciò che riguarda gli sbocchi occupazionali fra lauree di serie A e lauree di serie B, ha stanziato dei soldi per dare un contentino a chi, magari anche plurititolato, al momento non è un Neet ma un semplice disperato che manda CV e non riceve risposte.Qualche accusa sì, ma quella a cui si assiste è più che altro una guerra fra poveri, o per meglio dire fra Neet. Una guerra alla rincorsa fra disperati che ogni giorno si alzano e non hanno nulla da fare, che, in età adulta, si trovano a dover chiedere i soldi per poter andare al cinema o a cena fuori (per chi ha questa fortuna) a genitori che lavorano, che si sentono frustrati, privi di presente e di prospettive future, che non hanno più sogni a cui aggrapparsi, che non hanno più fiducia nelle Istituzioni, in quei politici che in campagna elettorale promettono grandi rivoluzioni e che poi, una volta arrivati al potere, si dimenticano di loro.Tutto accade in un’Italia in cui l’espressione più in voga negli ultimi mesi è “Per il bene del Paese”, in voga ovviamente fra le varie cariche dello Stato che, affaccendati in faccende a noi utili (così dicono), provano a spiegarci, da febbraio circa, che la cosa migliore per l’Italia sia quella di non creare una crisi di governo. Pena la destabilizzazione dei mercati finanziari e il raffreddamento di relazioni internazionali fondamentali per la nostra sopravvivenza.Non importa ovviamente che il Governo si stia dimostrando completamente immobile, privo di idee e di prospettive; che i giovani continuino a non avere né presente né futuro; che le persone siano ormai l’una contro l’altra, come fossimo in un videogioco il cui scopo è quello di far fuori l’avversario; che l’indifferenza si stia globalizzando (per usare un’espressione del Papa che sembra negli ultimi giorni sorpassare a Sinistra il partito che ama utilizzare nei propri discorsi il nome di Berlinguer); che la solidarietà stia lentamente morendo, insieme ai sogni di giovani e adulti che non sperano e non s’indignano più. I mercati, si sa, contano più di milioni di persone, di milioni di sogni, di milioni di vite. Contano più di una realtà che arranca, che ci chiede fermamente di fermarci un momento, di rivedere sistemi che non funzionano più.E mentre gli attori recitano la parte di umili servitori dello Stato che inghiottono rospi pur di risanare le sorti del Paese, il pubblico sta lì, attonito, incredulo, assuefatto, indignato, arrabbiato, indifferente, stanco, ognuno con le proprie reazioni, a guardare uno spettacolo che sta costando a tutti molto caro. E che, probabilmente, non avrà neanche il lieto fine. A meno che non pensiamo che 500 euro lordi per sei mesi siano il lieto fine a cui aspiriamo.Diario di una guerra.Ore 14.25 di mercoledì 25 settembre: il portale Cliclavoro continua a non funzionare. Ricordiamo che il bando sarebbe dovuto essere attivo a partire da lunedì 23 alle 12 e che quel giorno avevano garantito la risoluzione dei problemi, posticipando l'apertura a mercoledì 25 a mezzogiorno in punto (testuali parole).Accade però qualcosa di straordinario: il popolo finalmente si sveglia e si rende conto che la guerra fra Neet non serve, quanto piuttosto prova a coalizzarsi e a indignarsi contro il portale che non risponde e il Ministero che evidentemente non sa gestire un bel niente.Conclusioni? 1) Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali indice un bando online senza possedere né strumenti né competenze per poterlo attuare 2) Esistono milioni di disperati disoccupati che venderebbero pure la propria madre per un tirocinio semestrale pagato una miseria al termine del quale probabilmente non saranno neanche assunti 3) Viviamo in un Paese in cui dobbiamo sperare in un tirocinio di questo genere e sentirci fortunati se riusciamo a ottenere anche un lavoro in nero e pagato una miseria 4) Mentre la Sicilia (una delle regioni cui è rivolto questo bando) sprofonda miseramente nelle sue già abbondanti macerie, Crocetta che fa? Va a Roma a risolvere le scaramucce con un PD che dovrebbe solo vergognarsi di quello che ha creato e sta continuando a creare nella, una volta, culla del Mediterraneo.Continuiamo però a fare i qualunquisti, ché prima o poi il mondo si risolverà da solo. Sì sì, come no.Claudia RizzoPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Progetto Neet: per 3mila giovani del Sud sei mesi di tirocinio pagati dallo Stato. Ma servono davvero?E anche:- Youth Guarantee anche in Italia: garantiamo il futuro dei giovani - Emergenza Neet, all’Europa i giovani che non studiano e non lavorano costano 2 miliardi di euro a settimana

Regione Lombardia, la giunta respinge la mozione sulla revisione della normativa sui tirocini

Alla redazione della Repubblica degli Stagisti arriva la lettera aperta di un consigliere regionale della Lombardia, Paolo Micheli. La scadenza del 24 luglio infatti si avvicina: entro quella data tutte le Regioni dovrebbero adeguare le proprie normative sui tirocini extracurriculari ai principi concordati nelle Linee guida approvate a gennaio in sede di Conferenza Stato-Regione. La Lombardia è una Regione di particolare rilevanza: sul suo territorio avvengono circa 90mila stage l'anno, di cui indicativamente la metà inquadrabili come «extracurriculari»; e la giunta Formigoni lo scorso anno ha approvato delle linee di indirizzo che per larga parte differiscono dalle Linee guida Stato-Regioni, e che dunque vanno modificate al più presto.    Oggi nel corso della seduta del Consiglio in Regione Lombardia è stata discussa una mozione presentata da Jacopo Scandella del PD e sottoscritta anche dal Patto Civico - Ambrosoli Presidente, che riguardava l'applicazione delle linee guida della Conferenza Stato - Regioni in ordine alla disciplina dei tirocini. La mozione prevedeva l'adeguamento della Lombardia alla norma nazionale vigente: un'indennità di partecipazione pari a quattrocento euro lordi al mese, l'introduzione di misure di vigilanza e provvedimenti sanzionatori nei confronti delle aziende che non rispettino le norme previste e la messa a punto di attività di monitoraggio per la corretta attuazione dei tirocini e la verifica degli sbocchi professionali. Nel corso del nostro intervento come Patto Civico - Ambrosoli Presidente abbiamo tenuto a precisare come sia importante e auspicabile che la Lombardia si impegni per un adeguamento delle proprie leggi in materia di disciplina dei tirocini come già fatto, ad esempio, dalla Toscana. Altra questione sollevata in Aula è stata quella dell'adeguamento delle indicazioni sul calcolo del rapporto dipendenti/stagisti che attualmente in Lombardia contrasta con le norme nazionali che stabiliscono espressamente che la proporzione tra stagisti extracurriculari e dipendenti debba essere calcolata conteggiando solo i lavoratori assunti a tempo indeterminato e non coinvolgendo anche quelli a tempo determinato, collaboratori occasionali, liberi professionisti e soci lavoratori. Sostenendo la mozione abbiamo detto che fa parte anche della esperienza lavorativa il periodo di precariato che per alcuni di noi, come immagino per molti giovani, ha significato diversi passaggi: io ad esempio dopo l'università ho fatto un periodo con un contratto di cococo, poi ancora una stage che nel mio caso è stato curriculare senza alcuna retribuzione, inserito nel master post universitario, conclusosi con lo sbocco lavorativo nell'azienda dove attualmente sono impiegato.
La mozione in Aula è purtroppo stata respinta dalla maggioranza di centro destra. L'esito del voto ci ha rammaricato ma certo non fermerà il nostro impegno in Regione su questo tema.
 Con questa lettera vogliamo esprimere la nostra solidarietà nei confronti di tante persone giovani e meno giovani, e ne conosciamo tanti, amici e parenti. Come sappiamo tutti lo "stage" ha una sua dignità particolare, anche se molto travagliata. E non facciamo solo riferimento ad un problema di contenuti sui quali pure si possono fare riflessioni, una per tutte, il compenso lordo minimo. Ricordiamo che stiamo parlando di un confronto tra i tre, quattro o cinquecento euro lordi al mese. Stiamo parlando di lavoro. Di imprese che hanno voglia di ripartire. Di persone senza un'occupazione che cercano un'opportunità formativa. Pensiamo in particolare ai giovani ai quali il Consiglio Regionale avrebbe potuto dire: abbiamo pensato a voi senza perdere un minuto ben sapendo dell'urgenza delle vostre attese. Oggi non è avvenuto ed è stato, secondo noi, un gravissimo errore al quale si dovrà porre rimedio al più presto.
A nome del Patto Civico - Ambrosoli Presidente,
Paolo Micheli
Consigliere regionale Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Leggi regionali sui tirocini: si va verso il caos e l'anarchia- Subito una legge statale sui tirocini curriculari: appello al ministro CarrozzaE anche il monitoraggio che la Repubblica degli Stagisti sta facendo regione per regione:- Trento e Bolzano / Niente stage dopo un anno dalla fine degli studi: «Altrimenti si fa concorrenza ai veri contratti»- Liguria / Tirocini, al via gli incentivi alle imprese: ma la nuova legge e l'indennità obbligatoria?- Umbria / Luglio si avvicina e non c'è ancora una bozza- Piemonte vicino al traguardo, Val d'Aosta ancora lontana- Toscana / L'assessore: «Se con le nuove leggi i tirocini diminuiscono non è un male: scompaiono quelli truffa»- Marche / «Responsabilizzare i tutor e valorizzarli, anche attraverso un compenso»- Emilia / Ancora in alto mare, Cgil: «C'è disaccordo sulle linee guida»- Sicilia / La politica tace. E allora interviene il sindacato- Campania / Il numero massimo di stagisti sarà il triplo del previsto- Veneto / «Vigileremo sugli abusi». Ma l'indennità minima sarà bassa- Puglia / C'è già una bozza: «La approveremo entro luglio»