Categoria: Interviste

Michele Tiraboschi e Michel Martone sui superstage calabresi: «Per i giovani sono un boomerang»

Stage lunghi due anni, destinati a laureati e aperti anche a ultratrentenni: il consiglio regionale della Calabria ne ha appena attivati 500, e già pensa di aggiungerne altri 250. Ma con queste caratteristiche, si può davvero dire che siano stage?La Repubblica degli Stagisti lo ha chiesto a due docenti eccellenti di Diritto del lavoro: Michele Tiraboschi [nella foto a sinistra], direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi presso l'università di Modena e Reggio Emilia, e Michel Martone, uno dei più giovani professori ordinari in Italia (ha appena compiuto 35 anni).«Laureati di oltre trent'anni impegnati in stage di due anni e retribuiti mille euro al mese: dove starebbe lo stage, qui?», esordisce subito Martone: «Questo a me sembra un contratto di lavoro subordinato! L'età e la professionalità delle persone coinvolte, sommate alla durata degli stage e alla retribuzione così alta, rendono ben difficile considerare questo un progetto di stage formativi».Dello stesso avviso Tiraboschi: «Più che a stage, questi assomigliano a rapporti di lavoro remunerati». E spiega: «Mi pare che sia la classica "trappola del precariato". Si illudono questi ragazzi, dirottando i loro sforzi dalla ricerca di un lavoro vero a una sorta di lavoro socialmente utile che finirà paradossalmente per danneggiare i migliori».In effetti il bando calabrese proprio ai migliori mira, premiando con punti aggiuntivi master, dottorati, iscrizione a ordini professionali etc. Anche Martone [nella foto qui a destra] mette in guardia sull'effetto boomerang: «Qui la professionalità anzichè essere valorizzata viene penalizzata, perchè si costringono persone già formate a piegarsi a uno stage, fino addirittura all'età di 37 anni, rinunciando ai contributi e a un modello contrattuale adeguato alle loro competenze».Ma perchè tutti questi giovani hanno aderito al progetto? Perchè mille euro al mese possono fare la differenza, specialmente in Calabria. Riflette Martone: «Accettano perché il dramma della disoccupazione fa paura. Ma lo Stato dovrebbe creare buona occupazione per i migliori, invece che limitarsi a offrire lavori con data di scadenza – in questo caso, per giunta, camuffandoli da stage per poter risparmiare su tutti gli oneri indiretti».Alcuni di questi superstagisti hanno davvero un curriculum strepitoso: avvocati, docenti universitari... Ma si può accettare, dal punto di vista del diritto, di considerare "stagisti" ricercatori e professionisti? «È un modo per aggirare i vincoli di utilizzo di precari e co.co.co nella pubbliche amministrazioni», risponde Tiraboschi: «In questo modo sono studenti e la legge è elegantemente aggirata».Conclude Michel Martone: «Spererei che il consiglio regionale calabrese ci ripensasse, e che cercasse di fare a questi ragazzi dei contratti di lavoro a termine, con i contributi e le tutele dovuti». Qualcuno lo ascolterà?Eleonora Voltolina  

Ginevra Benini: ecco cosa fa l'Isfol per gli stagisti italiani

Anche l'Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori) si occupa di stage. Ecco cosa racconta alla Repubblica degli Stagisti Ginevra Benini, responsabile della sezione «Young» di Orientaonline e della collana «Minlavoro-Isfol orientano alla scoperta delle professioni». Quando l'Isfol ha iniziato a occuparsi di stage? Nel 1999, all'indomani della legge. Pubblicammo allora un manuale dedicato alle scuole superiori: «Lo stage e il tirocinio nei percorsi scolastici e formativi - Guida alla progettazione». Fu diffuso sopratutto negli istituti tecnici. Poi ci accorgemmo che il settore più scoperto restava quello degli stage promossi dai centri per l'impiego; così nel 2006 preparammo il «Manuale di orientamento per il tirocinante in cerca di lavoro» [a cura della stessa Benini, ndr - nell'immagine, la copertina]. Il libro venne presentato nel corso di un convegno a cui avevamo invitato i rappresentanti degli oltre 600 centri per l'impiego sparsi sul territorio. A chi era rivolto questo secondo manuale? A chiunque fosse uscito da un percorso formativo e volesse avvicinarsi al mondo del lavoro attraverso un tirocinio. Anche se poi questa, a dirla tutta, è un'anomalia italiana: in altri Paesi gli stage vengono fatti principalmente durante il percorso formativo, e non dopo! In ogni caso, i ragazzi italiani lo stage lo fanno prima, durante e dopo: e avevano davvero bisogno di un guida, se si pensa che il libro è arrivato alla terza edizione con una tiratura di oltre 20mila copie. L'ultimo arrivato, «Progetta il tuo stage in Europa», a che quota è? Già quasi esaurito: e la tiratura era di circa 5mila copie [il manuale è anche scaricabile qui gratuitamente]. L'Isfol dispone di dati propri sugli stagisti italiani? No, per la rilevazione sul numero degli stagisti ci affidiamo all'indagine Excelsior di Unioncamere. E' una fonte che consideriamo affidabile, dato il consistente numero di aziende coinvolte nel monitoraggio. Secondo questa indagine, l'anno scorso in Italia sono stati attivati oltre 250mila stage. La normativa che regola gli stage qui in Italia è adeguata alle esigenze dei giovani che cercano di entrare nel mondo del lavoro? Sarebbe il caso che venissero diversificati anche a livello normativo i vari tipi di stage: quelli fatti durante le scuole superiori sono ben diversi da quelli fatti durante l'università, e così via. In più, il periodo dei «18 mesi dalla laurea» è davvero lungo, e rischia di intrappolare e danneggiare i ragazzi meno intraprendenti. Ed è vero anche che dello stage oggi molti abusano. Come Isfol noi non possiamo chiaramente sostituirci al legislatore: possiamo però stimolare politiche attive e dare consigli utili ai giovani, affinché traggano il massimo beneficio dagli stage e sappiano come evitare le truffe.

Massimo Livi Bacci: stage all'età giusta e 20mila euro a ogni 18enne perché diventi autonomo

Massimo Livi Bacci, autore del libro Avanti giovani alla riscossa (Il Mulino), è professore di Demografia, promotore del sito Neodemos.it e oggi anche senatore. Con la Repubblica degli Stagisti ha fatto il punto sulla situazione dei giovani italiani.Professore, c'è chi dice che i laureati che escono oggi dall'università non sappiano niente e non siano in grado di produrre se non dopo una formazione "aggiuntiva" - spesso, appunto, lo stage. Questa critica è fondata? Davvero l'università non riesce più a rendere i giovani capaci di affrontare il mondo del lavoro?C'è molta esagerazione e autoflagellazione in queste critiche. Il numero di laureati tra il 2000 e il 2007 è più che raddoppiato, da 140mila a 300mila: questa "democratizzazione", naturalmente, ha comportato diversi costi. L'offerta formativa si è diversificata oltre il giusto; la didattica si è frammentata in modo esagerato. Occorre sicuramente una riqualificazione, un diverso modo di percorrere - con passo cadenzato sulla durata legale dei corsi - il ciclo formativo. Ma il laureato "medio" è, probabilmente, non molto diverso dal laureato medio di dieci anni fa.Nel suo libro lei afferma che in Italia «si può essere apprendisti in senso tecnico-giuridico fino a trent’anni, distorcendo il significato di un termine che indicava, per un ragazzo non ancora uomo, la fase dell’apprendimento artigianale a bottega». Questo ragionamento si può applicare anche agli stage?Il paragone calza: come l'apprendistato, anche lo stage deve essere fatto al momento e all'età giusta, e non deve diventare una forma surrettizia di lavoro dipendente gratuito o semi gratuito offerto anche a trentenni! Quello che manca però in Italia è la propensione a mescolare le esperienze di studio con esperienze di lavoro, cosa che invece accade in altri Paesi d'Europa.A quale età - o dopo quanto tempo dalla fine degli studi - un giovane dovrebbe dire STOP agli stage, e accettare solo offerte di lavoro "vere"?Difficile dirlo. Un giovane che avesse completato il ciclo triennale in tempo, a 22 anni, potrebbe dedicare i successivi 2-3 anni ad esperienze varie: viaggi, stage, lavori a termine per “esplorare” il mondo circostante - ma poi credo sia tempo di cercar lavoro. Altro discorso è per chi si laureasse a 27 o 28 anni...A livello normativo, gli stage possono essere non pagati e possono durare anche fino a 24 mesi. La legge andrebbe rivista?Penso proprio di sì.Lei ha presentato qualche mese fa un disegno di legge che prevede di dotare ogni italiano di un piccolo capitale al compimento della maggiore età, per «incentivare il conseguimento dell’autonomia finanziaria da parte dei giovani». Quali sono i punti-cardine di questa proposta? In quali Paesi si utilizza questo metodo?La proposta consiste in un contributo pubblico annuale ("fondo"), intestato ad ogni nuovo nato. Al compimento dei 18 anni il fondo – pari a un po' più di 20mila euro - entra nelle disponibilità del giovane: se questi intende avviare un'attività professionale, imprenditoriale, completare la formazione ecc., il fondo può essere integrato da un prestito garantito dallo Stato (prestito di autonomia). Tre sono gli obbiettivi: 1) sostenere i giovani nella ricerca dell'autonomia; 2) sollevare i genitori dall'ansia e dai costi che la dipendenza del giovane oramai adulto determina; 3) se l'autonomia viene raggiunta prima, anche le scelte di vita vengono accelerate - e tra di esse unione e riproduzione, oggi sempre più schiacciate verso i 35-40 anni e causa non ultima della bassa natalità.Qualcosa di analogo accade in Inghilterra; negli Stati Uniti, invece, è molto diffuso il sistema del "prestito d'onore" con le banche. Purtroppo però il ddl non è stato ancora calendarizzato, e giace nella polvere dei cassetti della Commissione Lavoro.   Eleonora Voltolina

Michele Tiraboschi: stage, sono le università che dovrebbero vigilare sugli abusi

Michele Tiraboschi [nella foto] è un docente di Diritto del lavoro, direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi presso l'università di Modena e Reggio Emilia. Due anni fa ha pubblicato Un futuro da precari? Il lavoro dei giovani tra rassegnazione e opportunità, scritto insieme a Maurizio Sacconi. Ecco il suo punto di vista sugli stage, in un'intervista per la Repubblica degli Stagisti. Professore, come vede la situazione degli stagisti italiani oggi? Il tirocinio è uno strumento fondamentale: dieci anni fa era molto più difficile per i giovani avvicinarsi alle aziende e trovare lavoro, con gli stage questo percorso è stato semplificato. Però è vero che in molti casi c'è un abuso dei tirocini, ci sono aziende che li utilizzano anche al di fuori dei vincoli di legge, e alcuni ragazzi rimangono intrappolati in una sequenza infinita di stage. Di chi è la responsabilità? In massima parte delle università: i responsabili degli uffici stage spesso non hanno le competenze necessarie. Così non garantiscono un buon servizio agli studenti che mandano in stage: non sanno nulla dei tirocini, non elaborano buoni progetti formativi, non controllano come viene utilizzato il tirocinante dall'impresa, cosa fa. Una studentessa qualche mese fa, proprio attraverso questo blog, aveva denunciato che una grande casa di moda l'aveva messa a fare la commessa in negozio per tutta l'estate. Qui ci sarebbe da andare dal magistrato! E c'è un evidente concorso di colpa fra l'impresa e l'ufficio stage. Quindi dovrebbero essere le università a farsi carico di "controllare" che le imprese non abusino degli stagisti. Esatto. Dovrebbero seguire con frequenza settimanale i tirocini dei loro studenti. E se scoprissero che un'impresa non si comporta bene, dovrebbero cancellarla dalla lista e non mandarle più stagisti. Nei casi più gravi, dovrebbero andare a sporgere denuncia alla Direzione provinciale del lavoro. Del resto, se l'università è il «soggetto promotore» si deve prendere la responsabilità di curare la qualità e la serietà di ogni tirocinio. Ma per avere una formazione lo stage è davvero l'unica strada? No. La legge Biagi ne prevede anche un'altra: la collaborazione tra aziende e università attraverso i corsi di alta formazione e apprendistato. Il che vuol dire che le imprese prendono un giovane che ancora sta studiando (laurea triennale, specialistica, master, dottorato) e lo assumono preventivamente per almeno due anni, garantendo quindi una formazione "sul campo". Una soluzione molto conveniente per le aziende perchè il costo del lavoro è bassissimo: la quota contributiva per l'apprendista è solo del 10%. E conveniente per i ragazzi, che prendono un vero stipendio. Quanti studenti hanno finora usufruito di questa possibilità? Veramente troppo pochi: tra il 2004 e il 2007 non più di mille in tutta Italia. Ed è un peccato, perchè invece dovrebbe essere molto più diffusa e utilizzata dalle università.

Michel Martone: ecco cosa penso degli stage

Michel Martone insegna Diritto del lavoro. E' uno dei pochissimi professori universitari al di sotto dei 35 anni in Italia, ed è una vecchia conoscenza della Repubblica degli Stagisti. Da meno di un mese ha aperto un suo blog (per vederlo potete cliccare qui con l'obiettivo di «attrarre i giovani alla politica e contrastare l'apatia e il qualunquismo». Uno spazio virtuale dove parla di giovani, valori, mercato del lavoro, precarietà, futuro e ricambio generazionale. E occasionalmente anche di stage.) Professore, come si distingue uno stage buono da uno stage cattivo? Io direi piuttosto uno stage fisiologico da uno stage patologico. Da una parte ci sono gli stage utili, fatti durante l'università o appena dopo la laurea, che sono un primo contatto per studenti e neolaureati con il mondo del lavoro. Dall'altra ci sono gli stage inutili, in cui le aziende prendono giovani uno via l'altro perchè hanno bisogno di manovalanza di basso livello, per esempio per fare fotocopie o eseguire compiti semplici e ripetitivi, senza nessuna reale intenzione di formare né di assumere. E' giusto che gli stage possano essere gratuiti? Potrebbe essere utile inserire l'obbligo di un rimborso spese minimo? Il rimborso spese è importante ma attenzione: se venisse introdotto l'obbligo di pagare un rimborso troppo alto ai tirocinanti molte imprese potrebbero scoraggiarsi e smettere di prendere stagisti, e questo sarebbe negativo perchè lo stage è un potente strumento formativo e una porta sul mondo del lavoro. Quindi penso che un eventuale rimborso spese minimo obbligatorio non dovrebbe superare i 400 euro al mese. Ha senso prendere un ragazzo di 28-30 anni come stagista? No. Lo stage andrebbe limitato al periodo scolastico-universitario e ai primi 18 mesi dopo la laurea. Superata questa soglia, le imprese dovrebbero utilizzare un normale contratto di lavoro, e magari introdurre la clausola del "patto di prova" per poter decidere dopo tre mesi se continuare il rapporto di lavoro o no. Così come non ha senso fare stage troppo lunghi: se si superano i 6 mesi, lo stage sconfina automaticamente nel patologico! Perchè capita che lo stesso giovane qui in Italia si senta proporre solo stage mentre altrove in Europa ottenga contratti veri con retribuzioni adeguate? Perchè all'estero c'è un mercato del lavoro che funziona e che è concorrenziale. Gli imprenditori si "litigano" i giovani, per non farseli scappare. L'Italia deve imparare a valorizzare di più il suo capitale umano.