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Stage Risorse Umane CREDEM

Salve a tutti, mi hanno offerto uno stage (300 euro) presso l'ufficio Amministrazione del Personale della CREDEM a Milano. Non so se accettare per 2 motivi. Il primo è la retribuzione, in quanto con tale somma non posso permettermi nemmeno una camera in affitto. Il secondo, il più importante, è che loro mi hanno specificato che questo è solo uno stage ed è molto difficile, per non dire impossibile, che poi si trasformi in assunzione. Qualcuno ha esperienza con la CREDEM? Sa se esistono casi di assunzione post stage? Grazie mille per le risposte!

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: vittorio1989

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Stage in HR

Ottimo (economia) per un attimo temevo di leggere la solita fuffa umanistica quanto al resto perché dovresti perdere 1 anno? applicati e non avrai problemi i tempi sono duri, ma proprio per questo c'è più gusto nel riuscire a farcela

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: levels

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stagista e licenziamento

ciao a tutti, ho iniziato uno stage da Kiko inizi Giugno. la settimana scorsa ho avuto un incidente e il pronto soccorso mi ha fatto un certificato di 10 gg anche perchè ho dei problemi alla spalla... sicuramente il dottore mi prolungherà il certificato perchè devo tenere 5 gg altro il collare ed iniziare la fisioterapia.. l'azienda, nonostante sono in certificato e il contratto mi scade il 31 agosto, può licenziarmi?? io appena mi danno l'ok per riprendere, ricomincio a lavorare.. fatemi sapere. grazie.. :)

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: giuliaaa90

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Veterinari tirocinanti

Ciao a tutti, mi chiamo A.B, Ci terrei ad apportare la mia testimonianza per dar voce alla categoria professionale a cui appartengo ossia quella dei medici veterinari. Mi sono laureata lo scorso luglio e, subito ho cercato di acquisire un po’ di esperienza nel mio mestiere: il modo migliore mi è sembrato quello di effettuare uno stage in una clinica veterinaria. La necessità di fare uno stage deriva dal fatto che purtroppo, durante il corso di studi, il tirocinio curriculare non costituisce un’esperienza pratica sufficiente per poter affrontare il mondo del lavoro, una volta laureati: il periodo di tempo è limitato, spesso vi è sovraffollamento di studenti, ma, cosa più grave, non vengono assolutamente fornite le conoscenze PRATICHE utili per affrontare il mondo del lavoro. Ne consegue che si esce laureati con scarsissima manualità clinica, insufficiente conoscenza dei farmaci più usati e dei loro dosaggi, incapacità di gestire un caso clinico. Tutto questo è avvilente per un giovane laureato che si sente chiamare “dottore” e tale non si sente perché NON ha una reale competenza pratica in un mestiere dove il SAPER FARE è tutto. In queste condizioni sono entrata nel mondo delle cliniche veterinarie. Inizialmente sono partita con molto entusiasmo: finalmente vedevo davanti a me realizzarsi in pratica tutto quello che avevo studiato, potevo visitare gli animali quando erano ricoverati in degenza, seguirli in tutto il loro iter dall’entrata col ricovero fino alle dimissioni. In generale, dal punto di vista formativo, per me è stata un’esperienza fondamentale; tuttavia ci tengo a far presente anche gli aspetti negativi della gestione dello “strumento del tirocinio offerto ai neolaureati” da parte delle cliniche veterinarie. Di solito si tratta di un tirocinio di sei mesi, quasi MAI retribuito, al massimo con previsto un rimborso spese, anche se rarissimo. Il tirocinante deve effettuare un’assicurazione sugli infortuni e firmare una lettera di manleva in cui, in primo luogo, solleva il proprietario della clinica da qualsiasi responsabilità in caso di infortunio, in secondo luogo dichiara che non avrà mai nulla a pretendere come retribuzione. Da parte sua il proprietario della clinica, dichiara che non avrà mai a pretendere obblighi di orario da parte del tirocinante. Peccato che queste clausole valgano solo per il tirocinante e mai per il proprietario della clinica: spesso i tirocinanti invece di svolgere le canoniche 8 ore “lavorative” giornaliere ne svolgono almeno il doppio, restando in clinica dalla mattina presto fino alla tarda sera, non contando poi i turni di notte che vengono spesso pretesi e rarissimamente retribuiti. In tutte queste ore è vero che si apprende, ma è anche vero che molte attività alle quali si è adibiti esulano da quella che è la pratica medica veterinaria: spesso non si viene considerati come “menti pensanti” ma come individui che hanno “due braccia e due gambe” ed il loro unico valore risiede in questo. In altre parole, la scienza medica veterinaria diventa spesso appannaggio solo dei dottori “titolari” della clinica: il tirocinante non viene considerato come una persona che ha studiato per fare il MEDICO, ma come qualcuno che è in grado solo di eseguire delle operazioni meccaniche come tenere gli animali fermi e mantenerli puliti mentre sono in degenza. Il tirocinante diventa perciò parte del meccanismo di una macchina ben oliata che ha come scopo quello di avere personale utile a costo zero: una volta finiti i sei mesi, il “pezzo di ricambio” verrà sostituito con un altro che durerà altri sei mesi nella rarissima speranza di “entrare nell’organico”. Ho desiderato apportare la mia testimonianza perché desidero sottolineare, come anche tanti altri hanno già fatto, che si tratta di un problema oltre che economico prima di tutto sociale: la retribuzione di uno stage non è solo una questione materiale di “portare a casa dei soldini utili”, ma significa testimoniare ad un giovane che il suo lavoro e il suo impegno sono utili: è un modo per incentivarlo ad imparare e a migliorarsi facendo in modo che la sua professione sia la massima espressione di sé stesso dal punto di vista personale. Se invece i giovani vengono considerati come “pezzi di ricambio” a costo zero, come nel caso di molte cliniche veterinaria, dove tanto un tirocinante vale l’altro, non ci sarà mai nessun progresso per il futuro di questa professione in

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: AllyB

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Stage Compass

Contattami in privato: raiden543@msn.com

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: renmarini

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Giornalista Belgio

Buongiorno, Sono giornalista per Metro, in Belgio. Sto preparando una serie di articoli sul tema de la mobilita degli lavoratori nel UE. Uno degli articoli sara dedicata alla fuga dei talenti, des giovani italiani (verso Belgio, Germania, Inglatera…). Se avete deciso di andare al estereo per fare un stage, o cercare una opportunita che no si poteva trovare in Italia e che volete racontare la vostra esperienza, potete mandarmi un correo su cgoret@metrotime.be Grazie mille, Camille Goret

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: camille

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Quando rifiutare l'apprendistato è meglio

Ciao a tutti, ho svolto uno stage di 6 mesi presso una azienda informatica (che non citerò) del nord est. Devo dire di aver imparato molto tuttavia le condizioni lavorative erano pessime sebbene fossi retribuito con 600 euro. Ebbene la situazione è quella tipica di una grande azienda, fatturato intorno al miliardo di euro fatto sulle spalle di dipendenti sfruttati. In ufficio (nel mio) eravamo in 18 ma lo spazio era solo per 12 e 8 ore fatte così vi assicuro che non sono belle. Giusto 8 ore davanti al monitor e nessuna visita oculistica!(obbligatoria oltre le 20 ore settimanali davanti al terminale, io ne facevo almeno 40)Detto questo veniamo al dunque: proposta di apprendistato per 5 livello metalmeccanico (sono laureato). Tutti direte : WOW! e invece no perchè l'inquadramento minimo retributivo è al massimo due livelli inferiori al quinto(ossia al terzo) mentre loro violando ogni legge mi avrebbero inquadrato come quinto livello ma pagato come un primo ossia 900 euro netti al mese.Oltre a questo vi faccio notare che eravamo costretti a timbrare anche le pause caffè che a chi lavora al terminale spettano di diritto (15 minuti ogni due ore). Oltre a questo nessun dipendente aveva i buoni pasto e neppure una mensa interna. Sebbene la legge dica che se non si danno i buoni pasto si deve disporre di una mensa interna in caso contrario l'orario lavorativo va ridotto a 6 ore giornaliere. L'unica cosa concessa era una cucina con un microonde sovraffollata e rovente in cui in 30 minuti scarsi si faceva la pausa per tornare subito a lavoro. Ciliegina sulla torta: il contratto che volevano farmi firmare prevedeva pure i buoni pasto ma tanto non mi sarebbero stati dati. ora dico ma a fronte delle violazioni: INPS:perchè non controllail sovraffollamento e che sia garantita la salute sul posto di lavoro (per le mancanze i titolari rischiano da una multa alla galera) FINANZA: perchè non controllano l'abuso di contratti di apprendistato (azienda quasi totalmente di apprendisti tanto che la hanno divisa in più aziende per pagare ancora meno al fisco) con sottoinquadramenti e mancanza di corsi? Ricordo che la mancanza dei corsi di formazione prevede una multa mentre sottoinquadrare e dichiarare buoni pasto o altro che poi non viene dato prevede la galera. Chi fattura un miliardo ha l'oobligo di pagare il minimo contrattuale non dico di più ma il minimo perchè tutti sanno fare impresa violando ogni legge esistente e facendo concorrenza sleale. Detto questo nulla mi ha dato più soddisfazione di lasciarli nel momento del bisogno visto che mi accollavo una strage di lavoro . Nel caso qualcuno commentasse 900 euro sono tanti che provi a venire al nord est e ne riparliamo e vi ricordo che 900 è il minimo di un primo livello non di un terzo. Mi dispiace che tanti imprenditori onesti (eh si tanti apprendisti che conosco vengono trattati con dignità) debbano pagare per pochi disonesti che si arricchiscono in maniera ILLEGALE ed indisturbata confidando che condannare qualcuno spesso è impossibile.

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: tanooky

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Heinz Italia S.p.A.

Grazie sei stata gentissima/o ..Si, sono stati molto "umani" non hanno fatto domande impensabili..Tra circa 20 giorni mi faranno sapere del feedback che mi hanno assegnato e in caso di esito positivo dovrei passare al secondo step..

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: dormientes

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Da stagista a finta partita IVA?

Ciao a tutti gli stagisti! È un anno ormai che seguo questo sito e leggo le storie che pubblicate, perciò oggi ho deciso di scrivere anche io per raccontare la mia esperienza di stage. Mi sono laureata in Lingue (triennale + specialistica) a Febbraio dell’anno scorso e da subito ho iniziato a mandare CV nella mia regione e in altre per trovare un lavoro (o almeno uno stage, visto che ormai sembra essere l’unico modo per iniziare a lavoricchiare). Durante gli anni dell’università ho svolto i classici lavoretti da studentessa (commessa, ripetizioni, hostess, promoter…), ma nulla che mi qualificasse o che mi rendesse “appetibile” (espressione orribile) per i recruiter. In effetti, sul CV l’esperienza lasciava un po’ a desiderare, ma mi dicevo che in fondo le persone intorno a me erano, chi più chi meno, nella mia stessa situazione. Per farla breve, dopo alcuni colloqui andati male (nel senso che non mi hanno neppure richiamato per dirmi “abbiamo trovato qualcuno più adatto di te”, ma va beh…) ho seguito un corso presso un ente di formazione della durata di tre mesi (uno di quei corsi professionalizzanti IFTS) e alla fine del corso, mi è stato attivato un “tirocinio formativo” della durata di sei mesi, da svolgere presso un’azienda. Il corso (di marketing) è stato davvero interessante e soprattutto utile dal punto di vista pratico ed ero (e sono tutt’ora) contenta di aver aggiunto delle “competenze” (ormai non sopporto più questo termine) al mio CV. Ed è così che sono arrivata in una società di traduzioni. Fin dal primo giorno mi avevano assicurato che l’esperienza sarebbe stata altamente formativa, è così in effetti è stato (per intenderci, in sei mesi avrò fatto sì e no due fotocopie); il rimborso spese era di 300 euro (prendo un treno e due autobus per arrivare in ufficio) e facevo tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00 con un’ora di pausa pranzo. Il mio iniziale entusiasmo era stato subito notato dai titolari che più di una volta hanno lodato la mia dedizione e la mia voglia di fare. Io chiaramente ero al settimo cielo, perché sentivo di piacere. Perché scrivo tutto questo? In effetti, a parte il rimborso spese da fame, l’esperienza è stata molto bella, seppur stancante, perché mi caricavano di lavoro e non mi sono mai presa un giorno di “permesso”. Comunque… Ho raccontato la mia esperienza perché avrei bisogno di un consiglio dalla community. Ora che il tirocinio è finito i capi mi hanno proposto di aprire la partita IVA per poter collaborare con loro. Loro hanno solo due dipendenti (le segretarie) e tutte le persone che lavorano lì dentro sono in teoria liberi professionisti, ma di fatto svolgono mansioni da ufficio e lavorano come dei veri e propri dipendenti. In pratica: finte partite IVA. Io non so cosa fare, perché da un lato non ho altre proposte di lavoro in ballo e, dall’altro, ho un po’ paura a buttarmi come libera professionista. La tariffa che mi hanno proposto (si parla a cartelle) è davvero ridicola e, parlando con un’altra ragazza che lavora lì da due anni, ho capito che non arriverei ai 600 euro netti al mese. Devo dargli una risposta entro qualche giorno. Qualcuno ha dei consigli? In caso non accettassi, 6 mesi di tirocinio immagino non mi rendano decentemente qualificata per un lavoro vero, quindi dovrei mettermi a cercare un altro stage? Grazie a tutti quelli che vorranno rispondermi! :)

Ultimo Post: 7 anni, 2 mesi fa

Di: Blueberry

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colloqui pietosi: la mia storia

Mah è l'unica cosa che mi vien da dire.Premesso che hai avuto una ottima idea a fare gli stage durante gli studi dirò che: 1.Ti lamenti dei tempi di risposta. E' già tanto avere una risposta. Giusto o sbagliato che sia i tempi sono lunghi, ci vuole minimo un mese per un'assunzione.Minimo. 2. E' da un mese e mezzo che mandi cv. Non mi pare sto gran lasso di tempo. 3. Sei ancora laureanda non laureata. Credo tu abbia tutte le carte in regola per trovare una buona occupazione ma non dovresti scoraggiarti e lamentarti alle prime minuscole superabili salite (anzi cavalcavia)

Ultimo Post: 7 anni, 3 mesi fa

Di: reynold

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