Rossella Ferrari: «Il programma Fellowship, una tappa fondamentale per il mio lavoro a Gerusalemme»

Chiara Del Priore

Chiara Del Priore

Scritto il 13 Lug 2011 in Storie

Scadono il 22 luglio i bandi per partecipare al Fellowship Programme e ai tirocini UNV, due esperienze nel settore della cooperazione, finanziate dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri. 30 in totale i posti disponibili, per un assegno mensile che oscilla mediamente intorno ai 1300 euro nel primo caso e con un rimborso tra gli 830 e i 2500 euro al mese per l'UNV Internship. Di seguito la testimonianza di una ex fellow, Rossella Ferrari.

Mi chiamo Rossella Ferrari, ho 29 anni, sono originaria di Sassari, ma attualmente vivo a Gerusalemme. Da gennaio lavoro come program assistant nell’ufficio italiano di cooperazione del ministero degli Esteri, dove l’anno scorso ho svolto il mio programma Fellowship.
Ho conseguito la laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche presso l’università di Milano nell’anno accademico 2004/2005; tre anni dopo mi sono iscritta alla magistrale in Relazioni internazionali, laureandomi nel 2010.
Durante il periodo universitario ho fatto una serie di esperienze formative: nel 2003 ho trascorso sei mesi a Parigi per il progetto Erasmus all’Université Panthéon-Sorbonne. Durante questo periodo ho ricevuto un aiuto statale dal governo francese di 120 euro per pagare l’affitto, contributo che era possibile avere consegnando in banca il contratto di affitto e di iscrizione all’università. Da novembre 2003 a febbraio 2004 ho fatto uno stage presso la rappresentanza a Milano della Commissione Europea: qui ho lavorato nell’ufficio stampa. Il tirocinio era gratuito. Nel 2004 ho frequentato anche la Summer School all'LSE (London school of economics and political sciences) su Democracy, power and conflict, ottenendo un titolo di master. Dopo la triennale mi sono fermata per due anni e ho svolto il tirocinio Mae-Crui presso l’Ambasciata d’Italia a Beirut, in Libano, da maggio ad agosto 2006, che ho terminato qualche settimana prima per via della guerra. La selezione per il Mae-Crui avviene tramite la propria università. A Beirut, seguivo i progetti di cooperazione allo sviluppo e aiutavo la prima segretaria dell'ambasciata nella stesura di report settimanali sugli affari economici nel Paese.
In Libano sono entrata in contatto per la prima volta con il mondo della cooperazione, che mi ha appassionata, al punto da spingermi a fare una nuova esperienza all’estero, con il servizio civile in Albania, nel 2007/2008. Qui ho lavorato per AVSI, una delle principali ONG italiane, e ho seguito il progetto di sostegno a distanza dell'organizzazione: abbiamo avuto più di 1000 bambini sostenuti in 29 centri educativi sparsi per il paese.
I periodi trascorsi all’estero sono stati utili anche per l'apprendimento delle lingue straniere: parlo inglese, francese e ho una conoscenza di base dell’arabo.
Nel 2009 ho deciso di fare domanda per il Fellowship: ho conosciuto il programma tramite amici con la mia stessa passione per la cooperazione internazionale. Il 2 novembre 2009, a circa una settimana dal mio colloquio, ho ricevuto la comunicazione dell’esito positivo della mia selezione. Sono partita a gennaio 2010, dopo due settimane di formazione a Torino presso lo United Nations System Staff College. La borsa di studio Fellowship ammontava a circa 4200 dollari netti - 3300 euro circa al mese - che mi sono serviti a pagare le spese di vitto e alloggio nel paese di destinazione, oltre ad avere un’assicurazione. Vivevo in un appartamento da sola ed ero l’unica fellow nei territori palestinesi, anche se circondata da persone che condividevano la mia esperienza di vita e di lavoro.
Il mio Fellowship si é svolto a Gerusalemme e mi occupavo della stesura di rapporti e documenti strategici, partecipavo a conferenze e gruppi di lavoro settoriali con gli altri donatori internazionali, oltre ad avere compiti gestionali e e di coordinamento delle attività. Di solito stavo in ufficio, ma di frequente capitava di dover fare trasferte e quindi ho avuto modo di girare tutta la Cisgiordania.
I primi mesi sono stati utili per guardarmi intorno e capire le mie preferenze e attitudini; successivamente ho cercato di sfruttare il tempo a disposizione per imparare il più possibile. Qui a Gerusalemme la cooperazione internazionale è molto attiva e sono presenti tutti i maggiori attori tecnici e politici. È il posto ideale per farsi un’idea chiara di cosa si vuole fare e per capire pro e contro del nostro lavoro. Oggi vivo a Gerusalemme Est, la parte araba della città. Guadagno qualche centinaia di euro in meno rispetto alla Fellowship, ma comunque è uno stipendio molto buono (circa 2500 euro netti al mese). Ho un contratto Co.Co.Pro. di diversa durata, dai tre ai sei mesi a seconda dei fondi disponibili. Non sono dipendente del Mae, semplicemente lavoro a progetto su progetti di cooperazione allo sviluppo finanziati dal ministero attraverso la direzione generale cooperazione allo sviluppo - cooperazione italiana. Il mio lavoro consiste nell'assistere la capo progetto in tutto ciò che riguarda la gestione tecnica e amministrativa del programma di genere della cooperazione italiana a Gerusalemme, il Women's empowerment and Local development (nella foto a sinistra Rossella a colloquio con la governatrice di Ramallah Laila Ghannam
in occasione della consegna di mobilio e computer per l'apertura di un centro donne nel Governatorato della città Attività che svolgo principalmente in ufficio a Gerusalemme Est (Sheikh Jarrah), anche se molto spesso mi devo anche spostare presso i partner e i beneficiari del progetto che si trovano in Cisgiordania. 
Vivere a Gerusalemme, poi, è un'esperienza unica, molto coinvolgente dal punto di vista emotivo sia per la sua storia che per la politica attuale. È una città divisa, si entra a contatto con due realtà contemporaneamente e si conoscono e vedono dinamiche sociali, politiche e antropologiche uniche.
Consiglierei sicuramente quest’esperienza: il Fellowship dà l'opportunità di affinare le competenze personali e di dare una direzione alla propria professionalità, oltre ad avere un grande peso nel curriculum e a dare buone possibilità di lavoro nel settore della cooperazione.
Nel mio caso, credo che ad avermi aiutata siano stati il master e le diverse esperienze di lavoro e stage, che già avevo alle spalle, al di là della riuscita del colloquio in generale.
Ai candidati suggerisco di mostrarsi calmi e sicuri di sé e di prepararsi al meglio, sia sui contenuti del programma (es. il ciclo di progetto o le maggiori tematiche riguardanti la cooperazione allo sviluppo, così come le tecniche comportamentali e di risposta tipiche delle competency based interviews). La strategia migliore è predisporre due o tre esempi di vita e di lavoro che possono essere utilizzati per rispondere a quel tipo di domande. Sapere sempre argomentare delle risposte anche quando non si sa quella
«giusta» è sempre visto di buon occhio e può risultare una carta vincente durante la selezione.

Testo raccolto da Chiara Del Priore

 

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