Riscatto della laurea: conviene ancora?

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 01 Ott 2012 in Approfondimenti

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Giovani e pensioni, un binomio che preoccupa in tempi di disoccupazione e di salari bassissimi. stage lavoroE di lavoro che arriva in età sempre più avanzata. Ma per chi volesse iniziare in anticipo la propria vita previdenziale, senza aspettare l'inizio dell'attività lavorativa, esiste la possibilità di riscattare il periodo di laurea, opzione che peraltro non è granché pubblicizzata sui siti delle università.

La richiesta, che può essere inoltratata in qualunque momento da chi abbia ottenuto un titolo accademico (valgono tutti i diplomi di laurea, i dottorati di ricerca, le specializzazioni di almeno due anni e anche la doppia laurea), può essere indirizzata all'Inps o alle altre casse pensionistiche dei professionisti, come l'Inpgi, l'istituto di previdenza per giornalisti, o la Cassa Forense per gli avvocati.

Le condizioni sono simili: a cambiare sono soprattutto le modalità di pagamento e gli interessi applicati, ma per tutte resta ferma l'esclusione dei periodi di iscrizione fuori corso e di quelli già coperti da contribuzione obbligatoria, quindi i casi di studenti lavoratori con regolare contratto. Per le domande pervenute dopo il 2008 c'è poi una buona notizia: da questa data il riscatto della laurea è aperto anche agli inoccupati (prima era necessario il requisito di contribuente), con un onere molto più leggero rispetto agli stipendiati e suddivisibile, per l'Inps, fino a 120 rate senza l'aggiunta di interessi. Il calcolo qui va realizzato sulla base del «livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche». A conti fatti sono circa 5mila euro per ogni anno da riscattare (sul sito Inps è possibile anche simulare il calcolo) e il riscatto è deducibile con una percentuale del 19% sull'Irpef (vale anche per chi è a carico dei genitori).

Ma dopo l'approvazione del decreto salva Italia e la conseguente riforma del sistema pensionistico, conviene ancora riscattare la laurea? La questione centrale è capire se far fronte all'onere sia utile al fine di diminuire i tempi necessari per andare in pensione. La stretta sull'età pensionabile introdotta con la riforma Monti, per cui - al netto degli adeguamenti nel corso degli anni - non si va in pensione prima di raggiungere i 66 anni di età, ha reso pressoché illusoria la possibilità di avvalersi del riscatto della laurea ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione.

E questo perché l'unica strada per poterlo fare sarebbe quella di richiedere la pensione anticipata, ovvero a prescindere dal requisito dell'età, una volta raggiunti i 42 anni (41 per le donne) di contribuzione - sempre al netto degli adeguamenti all'allungamento della durata della vita.

Ma è decisamente più frequente il caso di chi riesce a maturare la pensione per età che per anni di contributi versati: si dovrebbe infatti immaginare il caso limite di un trentenne che abbia iniziato a lavorare molto presto, a 22 anni, e che riesca a riscattare i quattro anni del corso di laurea e a mettersi a riposo a 65 anni, invece che a 67 (perché avrà maturato i suoi 41 anni e passa di contributi). Se però avesse iniziato a lavorare a 25, come più probabile, allora il computo degli anni di laurea sarà del tutto inutile perché potrà lasciare il posto di lavoro per motivi di età prima che per aver versato 40 anni di contributi.
stage lavoroStesso discorso per le generazioni successive: quello che paga è aver cominciato a lavorare prestissimo, altrimenti è molto più facile che arrivi prima l'età pensionabile che la pensione anticipata (considerando i progressivi adeguamenti alla durata della vita). 

C'è poi la valutazione di convenienza dal punto di vista economico.
Per questo aspetto la matassa risulta ancora più ingarbugliata perché occorre mettere sul piatto della bilancia la spesa da affrontare e la stima di quello che si andrà a percepire in futuro. E le variabili da mettere in conto sono molteplici.

Per quanto riguarda il calcolo dell'importo da versare, si legge sul sito dell'Inps che per i periodi da riscattare anteriori al 31 dicembre 1995 «l’onere sarà diverso in rapporto a fattori variabili quali l’età, il sesso e le retribuzioni percepite negli ultimi anni». Qui infatti si applica ancora il sistema retributivo. Per chi invece rientra in toto nel sistema contributivo (primo contributo dopo il 1° gennaio 1996), «si applica  l'aliquota contributiva in vigore alla data di  presentazione della domanda di riscatto». Perciò, ipotizzando un reddito lordo di 14mila euro l'anno (la media per un giovane precario), con un'aliquota del 33%, per riscattare la laurea sarebbero necessari circa 18.500 euro. Per chi guadagnasse 32mila il costo complessivo dell'operazione lieviterebbe a circa 42mila euro. Una cifra non da poco, che merita un'attenta valutazione.

A detta dell'ufficio stampa dell'Inps «la situazione è talmente variabile da persona a persona, che è praticamente impossibile stabilire la convenienza o meno del riscatto». «L'incidenza sull'importo della pensione dipende anche dalla durata della vita per cui è davvero difficile trarre delle conclusioni» aggiunge uno degli addetti stampa alla Repubblica degli Stagisti. È evidente infatti che il calcolo dei contributi versati potrà essere spalmato su solo pochi anni o su decenni, a seconda della longevità di un individuo.


Su Facebook l'ente previdenziale ha creato una pagina dedicata all'argomento, postando video e aggiornamenti di status che invitano i giovani a «trasformare i propri anni di studio in anni di lavoro».
A dimostrazione che ci tiene proprio a che nascano nuove generazioni di contribuenti pronte a crearsi una prima assicurazione sul futuro.
Ma su quanti in effetti abbiano usufruito negli ultimi anni di questa possibilità non c'è per ora un dato certo: la Repubblica degli Stagisti ha chiesto all'Inps il numero dei riscatti richiesti negli ultimi anni ma purtroppo il dato non è immediatamente disponibile. Quando sarà noto quel numero, si potrà anche capire se il trend dei riscatti è in crescita o in decrescita.

Ilaria Mariotti

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