Categoria: Approfondimenti

Anche lo stagista deve presentare la dichiarazione dei redditi. Ma solo se supera gli 8mila euro annui

«Mio figlio è occupato come stagista e riceve un rimborso spese. Deve fare il 730?». Con questo tweet qualche tempo fa un lettore chiedeva alla redazione della Repubblica degli Stagisti se per i tirocinanti esistesse o meno l'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Questione collegata a un'altra sollevata lo scorso anno, e cioè se i figli che percepiscono un'indennità di tirocinio devono considerarsi 'a carico' dal punto di vista fiscale. Risposta positiva, a detta della Fondazione nazionale commercialisti, sempre che il reddito totale del ragazzo non superi all'incirca i 2.840 euro. Questa volta a sciogliere il nodo sulle incombenze fiscali degli stagisti è Pasquale Saggese, membro della Fondazione Nazionale dei Commercialisti e ricercatore di diritto tributario.Quando scatta l'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi?I redditi che derivano da borse da studio e per analogia dai tirocini sono assimilati al lavoro dipendente, benché non via sia reale analogia, e a questi è applicato un trattamento fiscale molto simile a quello di una normale busta paga. Solo se il reddito complessivo non supera gli 8.145 euro annuali si rientra nella no tax area e non diventa più obbligatorio dichiarare. Esiste poi anche tutta una serie di borse di studio escluse da imposizione: per esempio quelle erogate dalle regioni agli universitari, quelle per i dottorati di ricerca, gli assegni di ricerca post laurea, le Erasmus mundus e plus.Uno stagista può provvedere da solo alla dichiarazione oppure è necessaria l'assistenza di un commercialista o di un caf?È il datore di lavoro che si occupa del 730 dello stagista nel caso in cui presti l'assistenza fiscale e attui come sostituto d'imposta. Non è detto che accada, perché per esempio talvolta i piccoli imprenditori non se ne fanno carico. In quel caso lo stagista può richiedere loro il cud e rivolgersi a un professionista o a un caf, oppure risolvere da solo. Oggi sono stati predisposti mezzi “fai da te” attraverso i modelli web dell'Agenzia delle Entrate. Come funziona per l'eventuale recupero di trattenute Irpef non dovute?Per importi minimali la detrazione fa sì che non si paghino imposte. Ma la soglia di esenzione dipende in realtà dai mesi lavorati. Per effetto del meccanismo delle detrazioni e dei relativi calcoli succede quindi che per gli stage annuali la soglia di reddito entro cui l'Irpef dovuta è pareggiata dalla detrazione Irpef, quindi non viene trattenuta, è pari a 8.145 euro. Per uno stage di 6 mesi invece la predetta soglia scende a 6mila euro. Superata quella cifra, a partire mettiamo dai 6100 - sempre sui sei mesi - si paga un supplemento Irpef che è prelevato dal datore o versato direttamente da stagista. E in quel caso sì che bisogna dichiarare. La borsa di studio sconta in pratica l'Irpef e le  relative  addizionali a seconda di quanto si percepisce nel mese. Ci spieghi meglio...Non esistono delle spese scaricabili, come per le partite Iva, nel caso degli stage. Ma delle detrazioni forfettarie a cui hanno diritto gli stagisti al pari dei normali dipendenti per i costi di produzione sostenuti, di cui la legge tiene conto. Ci sono di mezzo per esempio le spese di trasporto. Oppure i casi speciali, come nel caso delle trasferte: lì il tirocinante ha diritto a vedersi decurtate anche le spese per l'alloggio. È in base ai calcoli realizzati su trattenute e detrazioni Irpef che si ottengono quelle soglie a cui si faceva riferimento, e che determinano l'esenzione dalle imposte. A quanto corrisponde la tassazione a cui in media è sottoposto uno stagista?Fino a 15mila euro, tetto sotto cui normalmente si colloca uno stage, si rientra nel primo scaglione. In questi casi l'Irpef è al 23% più le addizionali. Se dovessero esserci anche altri redditi, allora l'aliquota sale: la più alta arriva fino al 43%. Come funziona per l'eventuale recupero di trattenute Irpef indebitamente sottratte?  In linea teorica è poco probabile che se ne abbia diritto, perché se si applicano le detrazioni di solito si tenderà a non prelevare niente di più del dovuto: semmai si dovrà versare qualche somma aggiuntiva. Se invece non sono state applicate le detrazioni in modo corretto allora ci potrà essere qualcosa da riscuotere. Compilando il 730 si farà richiesta di rimborso, che potrà arrivare sia in busta paga che tramite assegno. Ma ci vuole un po' di tempo.  E per gli stage all'estero?Se per esempio un'impresa italiana ha un tirocinante in una sede estera e gli eroga la borsa, questa sarà soggetta alla tassazione italiana. E se dovesse scattare anche quella del paese ospitante, bisogna vedere però caso per caso, esistono tutta una serie di meccanismi compensativi come il credito per le imposte all'estero o l'esenzione nel paese di residenza che evitano eventuali doppie tassazioni.  Come siamo messi in fatto di scadenze per la dichiarazione?In verità il termine è già passato, risale al 16 luglio. Ma si può sempre rimediare con il cosiddetto 'ravvedimento operoso', che prevede delle sanzioni irrisorie. Per ora siamo allo 0,1% per ogni giorno di ritardo fino al 15esimo giorno e via via si sale. Finché non arriva l'avviso bonario c'è tempo per dichiarare. Ilaria Mariotti 

Bookingbility, la start-up che aiuta i disabili a scegliere gli alberghi

C'è chi su TripAdvisor si lamenta della presenza dei disabili in albergo e chi invece fonda un'azienda per permettere anche a loro di scegliere il posto migliore per andare in vacanza. «Non è un bello spettacolo per i miei figli» questo il commento pubblicato da un uomo in vacanza a Roseto degli Abruzzi per lamentare la presenza di molti ragazzi disabili nell'hotel in cui aveva prenotato. Dal più popolare sito di recensioni di esercizi pubblici, l'improvvida lamentela è stata negli ultimi giorni ripresa sui social network suscitando una caterva di critiche. «Il pacco è servito» è il titolo scelto dall'uomo per il suo commento, che contiene addirittura una minaccia di azioni legali contro l'albergatore. «Questa cosa non l'ho nemmeno condivisa, per non dare visibilità ad un imbecille», dice senza mezzi termini alla Repubblica degli Stagisti Annalisa Riggio: «Mi sembra talmente assurda che stento a credere che possa essere autentica. Anche se non è la prima volta che sento commenti del genere: a volte i gestori degli hotel mi dicono che i clienti si lamentano per la presenza di disabili». Niente di più lontano dalla sua mentalità, che l'ha portata ad aprire l'anno scorso una start-up proprio per aiutare i diversamente abili a prenotare un soggiorno in alberghi senza barriere architettoniche e con tutte le caratteristiche necessarie per accoglierli al meglio. Bookingbility è stata fondata a Palermo da tre trentenni: oltre alla Riggio, oggi 35enne, ci sono Giuseppe Sciascia (33) e Aurelio Buglino (37). «In Italia la disabilità non è ammessa» riflette lei: «Nella migliore delle ipotesi le persone provano disagio in presenza dei disabili. È un problema culturale importante, ma abbattendo le barriere architettoniche riusciremo ad abbattere anche quelle mentali».Diplomata all'Accademia di Belle arti, mentre i suoi soci sono rispettivamente perito informatico e ingegnere gestionale, i tre si sono conosciuti ad Epidemia Lab, agenzia di comunicazione web per la quale tutti al momento continuano a lavorare. «L'idea per questa start-up nasce da me, anche se non ho alcuna relazione con la disabilità, non ho per esempio famigliari disabili» racconta Riggio: «All'inizio pensavo che questo potesse essere un deterrente. In realtà, non lo è stato». La “scintilla” da cui è nata Bookingbility è scoppiata «mentre stavo prenotando un soggiorno su Internet. Guardavo i filtri che si possono applicare per affinare la ricerca e mi sono accorta che non c'era nulla che facesse riferimento alle persone con disabilità». Da lì ha cominciato a navigare in Rete alla ricerca di piattaforme che tenessero conto di questo tipo di esigenze: «Non c'era nulla. E così quella che era stata un'intuizione è diventata un'ossessione». Nel percorso che ha portato dall'idea all'azienda Riggio ha avuto modo di conoscere e di confrontarsi con molte persone diversamente abili: «Mi sono lasciata guidare da loro e, se c'è una cosa che ho capito, è che ognuno ha le proprie esigenze che non sono standardizzabili». Certo, nessuno può affrontare una rampa di scale con una carrozzella, ma poi «c'è chi vuole il water alto e chi lo preferisce basso, chi si accontenta semplicemente di una stanza grande» all'interno della quale muoversi più agevolmente.Ad oggi sono un centinaio le strutture ricettive presenti sulla piattaforma. «Molte le abbiamo contattate noi, a partire dai database delle associazioni di persone disabili che sono sempre i più attendibili». Ma ci sono già alcuni alberghi che stanno scrivendo a Bookingbility chiedendo di comparire sul loro sito. «Chi richiede l'iscrizione deve compilare una modulistica, allegando delle foto e una documentazione che testimoni l'accessibilità della struttura». L'algoritmo elaborato dalla start-up assegna quindi un punteggio agli alberghi a seconda delle loro caratteristiche, al quale si sommano poi le recensioni degli utenti. Una volta avvenuta la prenotazione, la start-up trattiene una quota pari al 15% dell'importo, sulla linea di quello che fanno le principali piattaforme per la ricerca di hotel.In poco più di un anno di attività Bookingbility si è già aggiudicata diversi premi. Il primo lo scorso anno allo Startup Weekend Tourism Edition. «È stato qui che ho presentato per la prima volta l'idea» racconta Riggio.Quindi è stata la volta di Wcap di Tim, «che ci ha permesso di vincere un periodo di incubazione all'interno degli spazi del consorzio Arca, l'incubatore di impresa dell'università di Palermo», dove attualmente ha sede l'azienda. Un'esperienza, quella di condividere gli spazi di lavoro con altri startupper, «che sta dando valore aggiunto in termini di network». E per rendere ancora più fitta questa rete di contatti utile per la crescita dell'azienda «ci siamo iscritti all'Associazione startup turismo, grazie alla quale partecipiamo ad incontri con soggetti interessati ad investire nel nostro settore».Al momento i tre soci non prendono uno stipendio e continuano a lavorare anche per l'agenzia di comunicazione nella quale si sono conosciuti. Solo due sviluppatori sono pagati con un contratto di collaborazione: «Stiamo cercando un investitore». Nella speranza che il fatto di aver registrato l'azienda come start-up innovativa a vocazione sociale, con tutti i vantaggi fiscali che questo comporta per chi investe nel progetto, possa rendere più facile la ricerca di nuovi fondi che permettano ai disabili di trovare delle strutture adatte alle loro esigenze per trascorrere le vacanze.Riccardo Saporitistartupper@repubblicadeglistagisti.it 

Leadership al femminile: «In Italia ancora poche donne in posizioni apicali»

Casi eccellenti di donne che sul lavoro ce l'hanno fatta: sono le storie di Cristina Scocchia, 42enne ad di L'Orèal Italia [nella foto sotto], e Patrizia Ravaioli, 50 anni e amministratore dell'Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana [nella foto a sinistra], raccontate allo Young Women Leadership Workshop. L'evento è stato organizzato alla Luiss da Mentors4u – programma per il mentoring non-profit  – e dedicato al tema della leadership femminile. Un momento di riflessione su cosa significa in questo paese non solo essere donne lavoratrici, ma leader. «Le donne sono poco rappresentate in posizioni di leadership» spiegano gli organizzatori, perciò «lo scopo è sensibilizzare fin dai banchi universitari le ragazze interessate a avviare una carriera nel mondo dell’azienda, affinché acquisiscano la consapevolezza necessaria». Punto di partenza il fattore 'diversity', vale a dire quel modo di essere, la peculiarità che le donne portano all'interno delle organizzazioni, il proprio stile. Che non deve sfociare nello stereotipo ma caratterizzare la persona. A esemplificarlo il racconto della Scocchia: «Non mi chiedo mai se il mio team sia composto da uomini o donne» ha spiegato alla platea di universitarie, «ma che tipi di persone siano, se aggressive, capaci di imporsi o invece più collaborative». La questione centrale non deve essere il genere ma la diversità che apporta il singolo: «Mi sentirò meglio quando smetteremo di parlare di leadership femminile o maschile». Il concetto è più facilmente applicabile all'estero, dove la Scocchia ha lavorato per anni: «C'è una differenza enorme con l'Italia. Mi sono resta conto di essere donna quando sono rientrata». Alla Procter&Gamble, che l'ha tenuta negli Stati Uniti per 13 anni, «io ero una manager che sapeva fare alcune cose bene e altre meno bene», senza nessun peso per il genere. Da noi invece permane il pregiudizio, per cui ormai neppure ci si offende più «se si viene scambiati per la segretaria del capo in quanto donna». Oppure se vai a un congresso e ti chiamano «'signora', e agli uomini invece si dice 'dottori'». In più da noi lo scotto da pagare è che come tali «bisogna sempre essere piacenti e allo stesso tempo ragazzine perché si continua a dare molto peso alla bellezza femminile». Senza contare che si «lavora come muli se si è anche madri». Diverso il punto di vista della Ravaioli, che amplia il suo sguardo oltre i confini del mondo occidentale: «Ci sono paesi» ha detto, «che hanno ancora restrizioni legali per le donne, che non possono mai assumere posizioni apicali. Ho per esempio gestito convegni in Pakistan e in Iraq, e non è stato per niente facile». Al centro del dibattito una delle misure che più sta prendendo piede per agevolare l'inclusione femminile sul lavoro: lo smartworking. Per la Scocchia «un'opportunità di conciliazione e anche uno strumento culturale». In L'Orèal si applica oggi quattro giorni al mese. Ma per evitare di sconfinare negli stereotipi di genere, «è aperto a tutti i dipendenti, altrimenti il rischio è pensare che della casa debbano sempre occuparsi le donne». E «ha funzionato bene». L'auspicio della Ravaioli è che «si radichi anche nel pubblico e non solo nel privato». Perché è il modo di approcciare al lavoro che deve cambiare. Proprio a livello culturale: «È stato fatto un test negli Usa chiedendo di correre davanti a una telecamera come un uomo o come una donna» ha raccontato la Scocchia. «I ventenni lo facevano atteggiandosi secondo i canoni che di solito si attribuiscono all'uno o all'altro sesso, tutto il contrario dei bambini di dieci anni, che invece non hanno ancora in mente certi preconcetti». È il famoso video “Like a girl”, che ha milioni di visualizzazioni e che veicola il messaggio che definire una azione “da ragazza” (noi in italiano diremmo “da femminuccia”) deve smettere di avere un connotato dispregiativo e diminutivo.Potremmo avere un futuro diverso insomma, ma molto resta da fare. Perché i diritti acquisiti che consideriamo scontati non lo sono più se si pensa, come ha ricordato la Ravaioli, che «secondo una ricerca molte migranti abbandonano l'università per dedicarsi alla vita da casalinga, e che si praticano ancora mutilazioni genitali nel nostro Paese». Serve concentrarsi anche su aspetti come l'inclusione sociale per eliminare le barriere. Il consiglio per riuscire in una carriera manageriale ma non solo è allora di «provarci con coraggio e determinazione» ha ribadito la Scocchia, non puntando solo «sui lavori di moda o che danno chance più alte perché la vita non è solo razionalità. Meglio guardarsi dentro senza lasciarsi fermare dalle difficoltà tra punto di partenza e punto di arrivo». Senza «mai scendere a compromessi con quello che si è: conta essere persone trasparenti, oneste e generose, più di quello che si guadagna». Per la Ravaioli «va interrogata la pancia e sentire quello che dice: perché poi ci si deve guardare allo specchio e piacersi». Parole simili a quelle della coach della Wise Growth Consulting Maria Cristina Bombelli: «Si deve costruire un'identità e trovare quell'angolo di felicità dove il tempo passa perché si lavora con passione». Ilaria Mariotti 

Entrare nella Guardia di Finanza, ogni anno centinaia di posti a concorso: ma le donne sono solo il 3%

Sono in corso oggi le celebrazioni per il 242esimo anniversario della fondazione del corpo della Guardia di Finanza, la terza forza di polizia italiana. Come l’Arma dei Carabinieri, ha una struttura militare simile a quella delle gendarmerie europee e fa parte a pieno titolo delle forze armate italiane anche se non è dipendente dal Ministero della Difesa ma da quello dell’Economia. La Guardia di Finanza nasce nel 1774, con il nome “Legione truppe leggere”, per volere del Re di Sardegna. Ottiene il suo attuale nome nel 1881: i suoi compiti iniziali riguardavano il controllo delle frontiere e la lotta al contrabbando, per poi andare da fine ‘800 in poi anche a reprimere i reati fiscali. Oggi la Guardia di Finanza occupa oltre 61mila persone: svolge in primo luogo la funzione di polizia tributaria e si occupa del contrasto alla corruzione e agli interessi imprenditoriali della criminalità. In secondo luogo il corpo viene impiegato per la pubblica sicurezza e il controllo delle frontiere, oramai esclusivamente marittime. La GdF è composta da 3.225 ufficiali, 23.602 ispettori, 13.500 sovrintendenti, 27.807 appuntati e finanzieri. Come per le altre forze di polizia, l’accesso avviene esclusivamente attraverso un concorso pubblico, che riscuote sempre grande attenzione da parte dei giovani (di fatto, purtroppo, quasi esclusivamente maschi) in cerca di lavoro: basti pensare che nel 2015 per il concorso che metteva a bando 347 posti da maresciallo sono arrivate 23mila domande, e per i 57 posti da dirigente i candidati sono stati oltre 10mila. Ecco una panoramica le modalità per candidarsi. Il reclutamento. «Il reclutamento di personale nel Corpo della Guardia di Finanza avviene esclusivamente attraverso il superamento di concorsi pubblici, per le tre categorie: ufficiali, ispettori e finanzieri. Possono partecipare i cittadini italiani, anche se già militari, che godano dei diritti civili e politici, non siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione», spiega l’ufficio stampa.Divenire finanziere. Per poter partecipare al concorso per il reclutamento degli allievi finanzieri è necessario avere tra i 18 ed i 26 anni. Per gli ex militari o per i militari in carriera il limite massimo è innalzato per il tempo effettivamente impiegato in armi e comunque l’aspirante non può avere più di 29 anni e deve essere in possesso del diploma di scuola media. A partire dall’anno 2016 il concorso è aperto anche a coloro che non hanno prestato servizio militare, ai quali è riservata – in ogni concorso – una percentuale dei posti disponibili. La selezione prevede un test a risposta multipla su materie della scuola dell’obbligo; seguono alcune prove fisiche (corsa, salto in alto, salto in lungo ecc.) e una visita medica. Superata la selezione, i vincitori vengono ammessi alla frequenza del corso di formazione di base, della durata di 10 mesi, presso la Scuola Alpina di Predazzo o la Scuola Allievi Finanzieri di Bari per il contingente ordinario, e presso la Scuola Nautica di Gaeta per il contingente di mare. Per questi ultimi è previsto un ulteriore periodo di addestramento. La formazione della categoria allievi finanzieri con ferma di un anno è invece demandata al Comando Legione Allievi di Bari. Durante le formazione lo stipendio è pari a 940 euro; a partire dal momento dalla nomina a finanziere semplice la retribuzione sale a 15.643 euro netti annui, pari a poco più di 1.300 euro al mese. Come per le forze armate, sono previste due tipologie di ferma: quadriennale o annuale, con possibilità di rinnovo per ulteriori 12 mesi. Per i sovrintendenti il concorso è solo interno. Per quanto riguarda il ruolo per i sovrintendenti della Guardia di Finanza, il concorso è riservato esclusivamente agli appartenenti al ruolo degli appuntati e dei finanzieri. Il 70% dei posti è riservato a coloro che hanno il grado di appuntato scelto. Il concorso dà accesso ad un corso professionale obbligatorio di almeno tre mesi; prevede una prova scritta su materie di cultura generale e accertamento della lingua italiana. Gli idonei alla prova scritta possono procedere alla valutazione dei titoli per la definizione della graduatoria finale. Al termine del corso, previa idoneità, i candidati vengono nominati vicebrigadieri: un vicebrigadiere di prima nomina viene retribuito 17.342,63 euro netti l’anno, pari a 1.455 euro al mese.Il ruolo dei marescialli aperto anche ai civili. Per accedere al ruolo degli ispettori della Guardia di Finanza è invece previsto un concorso pubblico. Il 70% dei posti a disposizione nell’anno solare viene assegnato con un bando aperto al mondo civile. Possono partecipare tutti i cittadini italiani che abbiano concluso la scuola media superiore, che non siano stati condannati per reati dolosi, che abbiano idoneità psico-fisica e che non abbiano compiuto il 26° anno di età (limite innalzato a 35 anni per gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza). Anche i sovrintendenti e i finanzieri possono partecipare al concorso se non hanno ricevuto sanzioni disciplinari maggiori della consegna negli ultimi due anni e se non sono stati rinviati a giudizio. Il concorso prevede una prova preliminare con questionario a risposta multipla, una prova scritta di composizione in lingua italiana, accertamento dell’idoneità attitudinale e dell’idoneità psico-fisica, una prova orale di cultura generale, esame facoltativo in una o più lingue straniere (scritta e orale), una prova facoltativa di informatica. I vincitori devono seguire un corso triennale presso una delle Scuole marescialli della Guardia di Finanza, equiparata ad una laurea di primo livello in Economia e commercio o in Economia aziendale. Gli allievi marescialli hanno uno stipendio di 900 euro per i primi due anni. Lo stipendio netto di prima nomina – al terzo anno – è pari a 18.655,88 euro netti all’anno (circa 1550 euro al mese). Nel 2015 sono stati messi a disposizione 347 posti per più di 23 mila domande.Ufficiali della Guardia di Finanza, la carriera dirigenziale. Gli ufficiali si dividono in cinque ruoli: normale, speciale, tecnico-logistico, ferma prefissata e Accademia militare. Nella Guardia di Finanza, gli ufficiali si differenziano anche in base alle specialità: “normale” (cioè l’impiego classico terrestre), “aeronavale” e “tecnico-logistico-amministrativo”. Per accedere al ruolo normale si deve partecipare ad un concorso per esami che consente l’accesso all’Accademia militare sia per la specialità normale che per quella aeronavale. Per entrare è necessario non aver riportato condanne penali, avere un diploma di scuola superiore quinquennale, aver compiuto 17 anni e averne meno di 22. Anche l’altezza conta: almeno 168 cm per gli uomini e 164 per le donne. Il concorso consiste in una prova preselettiva eventuale, una prova scritta di accertamento della conoscenza della lingua italiana, una prova orale, una prova fisica, oltre alla verifica della lingua straniera e delle capacità attitudinali e sanitarie. Dopo il primo biennio gli allievi ottengono la nomina di sottotenente (con stipendio di prima nomina annuo netto di 20.587,13, dopo due anni con stipendio da allievo pari a 900 euro). Gli studi proseguono per altri tre anni, al termine dei quali si ottiene la laurea in Giurisprudenza a ciclo unico. L’ultimo anno si ottiene la nomina a tenente. Nel 2015 sono stati messi a disposizione 55 posti per il ruolo normale e sette per quello aeronavale. Sono pervenute per il ruolo normale quasi 9.900 domande, mentre quel quello aeronavale poco più di 1.200. Per quanto riguarda il ruolo speciale, il concorso per titoli ed esami è riservato ai marescialli, agli ufficiali di complemento in congedo e agli ufficiali in ferma prefissata. In questo caso i limiti di età vanno dai 32 per gli ufficiali in congedo fino ai 40 per i marescialli. Il concorso consiste in una prova preselettiva eventuale, due prove scritte (cultura generale e materia tecnico-professionale) e una prova orale oltre alla verifica della lingua straniera, dei titoli e degli accertamenti attitudinali e sanitari. Coloro che provengono dalla ferma prefissata dovranno seguire un corso formativo di un anno prima di essere immessi in ruolo. Gli ufficiali del ruolo tecnico-logistico vengono reclutati attraverso un apposito concorso per titoli ed esami. Possono accedervi i giovani laureati con meno di 32 anni e i marescialli dell'Arma con meno di 40 in possesso del diploma di laurea richiesto dal bando di concorso. Sono ammessi al concorso anche gli ufficiali in ferma prefissata ausiliari del ruolo tecnico-logistico. In ogni bando sono definite le tipologie di prove e le materie. Altro ruolo degli ufficiali è quello della ferma prefissata. Come nelle forze armate, questa tipologia è di fatto una ferma “a tempo”: la permanenza nella Guardia di Finanza è di 30 mesi, rinnovabili per altri 12. Gli Ufp possono accedere, se non hanno compiuto ancora 34 anni, al ruolo speciale o a quello tecnico, attraverso concorso. Si viene arruolati nella ferma prefissata con un concorso pubblico per titoli ed esami. Sono previste prove fisiche e teoriche, oltre alle valutazioni psico-attitudinali e mediche. I candidati devono avere un’età non superiore ai 32 anni. Il superamento del concorso permette l’accesso ad un corso di formazione di almeno quattro mesi con stipendio netto di 900 euro al mese, al termine dei quali si ottiene la nomina. Coloro che posseggono un diploma di scuola superiore almeno quinquennale vengono nominati sottotenenti (con stipendio annuo netto di 20.587,13), i laureati, invece, divengono subito tenenti (21.475,50 euro).Sportivi in Finanza. Anche la Guardia di Finanza ha il suo gruppo sportivo. Per l’accesso viene indetto un concorso per titoli. I requisiti richiesti sono gli stessi previsti per la carriera dei finanzieri e appuntati. Inoltre valgono come titoli i risultati sportivi a livello nazionale ottenuti nella specifica disciplina sportiva, certificati dal Coni o dalle singole federazioni sportive. La Guardia di Finanza periodicamente seleziona sportivi specializzati in atletica leggera, judo, karate, nuoto e tuffi, scherma, tiro a segno e tiro al volo, canottaggio, canoa, vela, sci biathlon, salto e combinata, bob e pattinaggio sul ghiaccio. Nel 2015 sono stati messi a disposizione 18 posti a fronte di 174 domande. C’è tempo fino al 30 giugno per presentare la domanda per i gruppi sportivi 2016.La Finanza per i musicisti: la Banda. La banda musicale della Guardia di Finanza nasce ufficialmente nel 1926, riunendo in un'unica compagine le varie fanfare istituite presso alcuni reparti del Corpo. Attualmente è un complesso artistico stabile composto da un Maestro direttore, un Maestro vice direttore, inquadrati come ufficiali del ruolo speciale, e 102 esecutori provenienti dai diversi conservatori italiani ed incorporati tramite concorso nazionale. Per l’ammissione è necessario essere cittadini italiani, godere dei diritti politici, non aver riportato condanne dolose, non essere stati obiettori di coscienza, avere meno di 40 anni (limite che sale a 45 per gli appartenenti alle forze armate), non essere stati espulsi dalle forze armate, e possedere il diploma strumentale rilasciato dal conservatorio, oltre al diploma di scuola superiore. Il concorso prevede la valutazione dei titoli, gli accertamenti psico-attitudinali e prove musicali. Attualmente è in corso la selezione di un maestro vice direttore.La presenza femminile. Dal 2000 anche le donne possono partecipare ai vari concorsi di accesso alla Guardia di Finanza, e dal 2006 non è prevista più alcuna limitazione percentuale. In quindici anni però non molto è cambiato: nel 2015 le donne impiegate nel Corpo erano però solo 1.807, pari al 3% della forza effettiva. La concentrazione maggiore di donne è tra gli ufficiali (9%), quella minore tra i sovrintendenti (solo lo 0,1%).

Un sussidio di disoccupazione europeo, allo studio un nuovo sistema di welfare

Si è riaperto il dibattito sul reddito minimo garantito (attenzione a non confonderlo con il reddito di cittadinanza!) e ora spunta un'ulteriore ipotesi: un sussidio universale di disoccupazione – "Eubs", da European Unemployment Benefit Scheme – che potrebbe essere realizzato in tutti i paesi Ue nelle stesse modalità. Ne hanno discusso in un recente seminario i giuristi della Scuola europea di relazioni industriali (Seri), riuniti per l'occasione in un think tank sulle politiche di governo, la Fondazione Giacomo Brodolini. L'idea di fondo è sempre la stessa: restituire potere d'acquisto ai cittadini, fiaccati da anni di crisi economica, disoccupazione e remunerazioni sempre più basse. Per Michele Faioli [nella foto a destra], ricercatore di diritto del lavoro e membro della Seri, è urgente «costruire un sistema pan-europeo aromonizzato di sostegno», come scrive in uno dei paper presentato all'incontro. «Una comune prestazione previdenziale sia nella fase di accesso che in quella di beneficio a carico dei datori di lavoro in parti uguali» per quello che può essere considerato un «Jobs Compact europeo».Rispetto ai dati sui posti di lavoro il quadro europeo non è certo florido: Eurostat rilevava a dicembre 2015 «quasi 22 milioni di disoccupati nell'Unione, di cui circa 17 nell'Eurozona, con un tasso di disoccupazione che si aggira attorno al 10%, in rialzo di circa un punto rispetto al 2000» ricorda Elena Monticelli, giuslavorista della Sapienza. Per lei uno dei problemi chiave per l'Unione è proprio la mancanza di un coordinamento fiscale e di una reale applicazione del principio di solidarietà, da tenere in conto «specie nei riguardi di quella flexsecurity verso cui si sta virando». Sarebbe bene che questo parametro guidasse anche il funzionamento dell'Eubs, che «dovrebbe configurarsi come strumento flessibile, capace di modellarsi sulle performance dei singoli stati».Un fondo sopranazionale, in sostanza, «che trasferisca risorse ai paesi colpiti dalla recessione, e a cui gli stati contribuiscano allo stesso costo dei sussidi di disoccupazione di loro competenza ma in questo caso basandosi su linee guida europee» chiarisce la studiosa. Ne verrebbe fuori un meccanismo per cui «si andrebbero a sanare solo i periodi di breve disoccupazione» prosegue la Monticelli, «e che scatterebbe solo in caso di forti shock macroeconomici». Del resto una proposta simile, racconta nel suo paper, è già stata studiata qualche tempo fa dal Centro europeo di studi politici di Bruxelles, sotto forma di «assicurazione per la perdita del lavoro».Il vero nodo è però un altro. Se i costi – come i diversi studi condotti finora hanno ipotizzato – dovessero attestarsi attorno all'1% del prodotto interno lordo europeo, «la proposta diventerebbe difficile da accettare per molti Paesi» ragiona Monticelli, «perché non si manterrebbe la proporzione tra quanto sborsato da ciascuno e quanto poi effettivamente beneficiato». Si apre anche una questione parallela. Nel preliminary research paper discusso alla fondazione si parla di un rischio conosciuto come «azzardo morale», fenomeno sociale per cui «se un soggetto sa di poter contare su una qualche garanzia di fronte a un rischio, si comporterà in modo diverso da come farebbe non potendo invece usufruirne». I potenziali beneficiari – un po' come si obietta nei confronti di tutte le tipologie di reddito a carico dello Stato – potrebbero cioè tendere a adagiarsi, smettendo di sforzarsi di uscire dalla propria condizione di svantaggio. E a lungo andare i risultati sarebbero controproducenti. Ma gli ostacoli non finiscono certo qui, perché «anche armonizzare i sistemi di sicurezza sociale di 28 paesi diversi è un'operazione estremamente complessa, che richiederebbe probabilmente interventi preliminari in campo politico e giuridico» riflettono Simone D'Ascola e Fabio Ferrari dell'università di Verona nel loro studio.Secondo Tiziano Treu [nella foto a sinistra], ex ministro al Lavoro e ai Trasporti intervenuto alla conclusione del dibattito, al di là delle basi giuridiche che «già esistono per uno strumento simile», la misura è da apprezzare «come stabilizzatore anticiclico e di sostegno ai consumi». Resta il macigno dei costi («quanto investire di risorse europee») e il problema della «platea dei beneficiari da determinare insieme alla verifica delle condizioni di accesso». Sarebbe un peccato quindi non approfondire questo nuovo abbozzo di policy di welfare, che «potrebbe facilitare la ripresa, trattandosi di fondi già disponibili e spendibili subito» secondo l'analisi di Silvio Bologna dell'università di Palermo. Specie per l'Italia, dove varrebbero come «garanzia per quei lavoratori occasionali che oggi si dividono tra Naspi e Discoll». Ilaria Mariotti 

Come diventare ufficiali dell'Arma dei Carabinieri? l'Accademia non è l'unica via

L’Arma dei Carabinieri è una forza di polizia ad ordinamento militare. Svolge sia funzioni di polizia militare che le funzioni di pubblica sicurezza. Nel 2000 le è stato riconosciuto il rango di quarta forza armata italiana. Gli ufficiali si dividono in cinque ruoli: normale, speciale, tecnico-logistico, ferma prefissata, Accademia Militare. Il percorso ordinario per diventare ufficiali dell’Arma è l’Accademia. Tuttavia, come per le altre forze armate, esistono percorsi alternativi.Per accedere al ruolo normale si deve partecipare ad un concorso per esami che consente l’accesso all’Accademia militare di Modena. Per entrare è necessario non aver riportato condanne penali, avere un diploma di scuola superiore quinquennale, aver compiuto 17 anni e averne meno di 22. Anche l’altezza conta: almeno 170 cm per gli uomini e 165 per le donne. Il concorso consiste in una prova preselettiva eventuale, una prova scritta per l'accertamento della conoscenza della lingua italiana, una prova orale, una prova fisica oltre alla verifica della lingua straniera e delle capacità attitudinali e sanitarie. Dopo il primo biennio gli allievi ottengono una laurea in scienze giuridiche e la nomina di sottotenente - con stipendio di prima nomina annuo netto di 20.587 euro, dopo due anni con stipendio da allievo pari a 900 euro. Gli studi proseguono per altri tre anni, al termine dei quali si ottiene la laurea in Giurisprudenza.Per quanto riguarda il ruolo speciale, il concorso - per titoli ed esami - è riservato in prevalenza ai marescialli, agli ufficiali di complemento in congedo e agli ufficiali in ferma prefissata. In questo caso i limiti di età vanno dai 32 per gli ufficiali in congedo fino ai 40 per i marescialli. Il concorso consiste in una prova preselettiva eventuale, due prove scritte (cultura generale e materia tecnico-professionale) e una prova orale oltre alla verifica della lingua straniera, dei titoli e degli accertamenti attitudinali e sanitari. Coloro che provengono dalla ferma prefissata devono seguire un corso formativo di un anno prima di essere immessi in ruolo. Fanno parte del ruolo speciale anche il direttore e il vicedirettore della Banda musicale.Gli ufficiali del ruolo tecnico-logistico vengono reclutati attraverso un apposito concorso per titoli ed esami. Possono accedervi i giovani laureati con meno di 32 anni e i marescialli dell'Arma con meno di 40 anni in possesso del diploma di laurea richiesto dal bando di concorso. Sono ammessi al concorso anche gli ufficiali in ferma prefissata ausiliari del ruolo tecnico-logistico. In ogni bando sono definite le tipologie di prove e le materie.Altro ruolo degli ufficiali è quello della ferma prefissata, anticamera del ruolo speciale. Come nelle altre forze armate, questa tipologia è di fatto una ferma “a tempo”: la permanenza nell’Arma è di 30 mesi, rinnovabili per altri 12. Gli Ufp possono accedere, se non hanno compiuto ancora 34 anni, al ruolo speciale o a quello tecnico attraverso concorso. Si viene arruolati nella ferma prefissata con un concorso pubblico per titoli ed esami. Sono previste prove fisiche e teoriche, oltre alle valutazioni psico-attitudinali e mediche. I candidati devono avere un’età non superiore ai 32 anni. Il superamento del concorso permette l’accesso ad un corso di formazione di nove settimane - con stipendio netto di 900 euro al mese - al termine delle quali si ottiene la nomina. Coloro che posseggono un diploma di scuola superiore quinquennale vengono nominati sottotenenti, con stipendio annuo netto di 20.587; i laureati diventano subito tenenti, con una retribuzione leggermente superiore: 21.475 euro all'anno. La formazione prosegue per altre sette settimane di specializzazione. Agli ufficiali di ferma prefissata è riservato l’80% dei posti disponibili per il ruolo tecnico e il 40% di quelli per il ruolo speciale.Paolo Ribichini

Diventare carabinieri, tutto quello che c'è da sapere per partecipare ai concorsi

L’Arma dei Carabinieri è la seconda forza di polizia italiana. Può contare su 104mila tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri. Nell’ambito della pubblica sicurezza è un corpo di gendarmeria, cioè un corpo di polizia ad ordinamento militare; dal 2000 è stata elevata a forza armata. Come per la Polizia di Stato, si accede alla carriera nell’Arma attraverso un concorso pubblico per esami. «Ogni concorso è finalizzato a soddisfare determinate esigenze di reclutamento e quindi di formazione», spiega alla Repubblica degli Stagisti il tenente colonnello Gaetano Vitucci dell’ufficio stampa dell’Arma. «Il nostro è un sistema di reclutamento oramai collaudato che ci accompagna da 200 anni». Che attrae ancora migliaia e migliaia di giovani: basti pensare che al concorso Marescialli, che apre più o meno 500 posti all'anno, si candidano mediamente oltre 20mila persone, con picchi di oltre 30mila in alcuni anni.Carabinieri semplici, solo se già militari. I ruoli di accesso all’Arma sono quattro: carabinieri (e appuntati), sovrintendenti, ispettori e ufficiali. Per i ruoli di base il reclutamento, però, non è aperto a tutti, ma è per legge riservato ai militari ed ex militari che abbiano effettuato almeno un anno di ferma prefissata. È necessario avere la licenza media, non aver riportato condanne penali, non avere procedimenti penali in corso e avere un’età non superiore ai 26 anni. L’altezza minima per gli uomini è di 165 cm e per le donne – ammesse dal 2000 – 161 cm. Al termine dei test psico-attitudinali, i migliori accedono al corso per allievi carabinieri della durata di sei mesi con retribuzione di 940 euro. Il corso prevede l’alternanza tra materie teoriche - diritto penale, procedura penale, tecniche di circolazione stradale... - e periodi di allenamento fisico. Al superamento di tutti gli esami, gli allievi verranno nominati carabinieri semplici. La ferma, cioè il periodo di permanenza in divisa, è di quattro anni. Un carabiniere alla prima nomina riceve uno stipendio di 15.643 euro netti annui, pari a poco più di 1.300 euro al mese. I posti messi a concorso sono di norma circa 1.000 all'anno.Per i sovrintendenti concorso solo interno. Per quanto riguarda il ruolo per i sovrintendenti dei carabinieri, il concorso è esclusivamente interno. I posti vengono riservati per il 70% agli appuntati scelti (grado massimo nel ruolo più basso) e per il 30% agli appuntati, ai carabinieri scelti e ai carabinieri con almeno sette anni di servizio. Il concorso dà accesso ad un corso professionale obbligatorio di almeno tre mesi. Se per gli appuntati scelti è sufficiente la graduatoria di merito, il concorso per gli altri include anche una prova scritta di accesso al corso. Al termine del corso, previa idoneità, i candidati vengono nominati  vicebrigadieri. Un vicebrigadiere di prima nomina viene retribuito 17.342,63 euro netti l’anno, pari a 1.455 euro al mese.Il ruolo dei marescialli aperto anche ai civili. Per accedere al ruolo degli ispettori dei carabinieri è invece previsto un concorso pubblico parzialmente aperto al mondo civile. Il 70% dei posti a disposizione nell’anno solare viene assegnato con un bando aperto a tutti. Per l’assegnazione di questi posti possono partecipare tutti i cittadini italiani che abbiano concluso la scuola media superiore, che non siano stati condannati per reati dolosi, che abbiano idoneità psico-fisica e che non abbiano compiuto il 26° anno di età (limite innalzato a 28 anni per gli ex militari). Anche i sovrintendenti e i carabinieri possono partecipare al concorso (con un limite di età di 30 anni) se non hanno ricevuto sanzioni disciplinari maggiori della consegna negli ultimi due anni e se non siano stati rinviati a giudizio. Le prove del concorso consistono in un tema per l’accertamento della padronanza della lingua italiana, una prova orale su materie stabilite dal bando, una visita medica e una valutazione psico-attitudinale, oltre che una prova di efficienza fisica. I vincitori dovranno seguire un corso triennale presso una delle Scuole marescialli dei carabinieri equiparata ad una laurea di primo livello in Scienze Politiche della Sicurezza Sociale. Gli allievi marescialli hanno diritto a uno stipendio di 900 euro per i primi due anni e di 1.600 euro dal terzo. Il restante 30% dei posti a disposizione nell’anno viene assegnato ai sovrintendenti e agli appuntati (con almeno sette anni di servizio) attraverso un concorso per titoli ed esami. Le prove previste riguardano un tema scritto sui servizi di istituto, un esame orale su materie stabilite dal bando, un accertamento attitudinale e una visita medica. I vincitori della graduatoria accedono ad un corso annuale. Entrambi i corsi prevedono alternanza di materie teoriche di tipologia universitaria e materie pratiche. Al termine del corso annuale o alla conclusione dei primi due anni, gli allievi vengono nominati marescialli. Lo stipendio netto di prima nomina è pari a 18.655,88 euro netti all’anno (circa 1550 euro al mese). «Il concorso Marescialli ha numeri piuttosto importanti: oltre 20mila domande», spiega l’ufficio stampa. «Qualche anno fa abbiamo raggiunto addirittura le 32mila richieste» per circa 500 posti.Per l’accesso ai gruppi sportivi viene indetto un concorso per titoli. I requisiti richiesti sono gli stessi previsti per la carriera di carabinieri e appuntati. Inoltre, valgono come titoli i risultati sportivi a livello nazionale ottenuti nella specifica disciplina sportiva, certificati dal Coni o dalle singole federazioni sportive.La banda musicale oggi conta 102 orchestrali. I musicisti che fossero interessati a farne parte devono superare le prove di un concorso dedicato, indicando – nella domanda di iscrizione – lo strumento di specializzazione. È necessario essere cittadini italiani, godere dei diritti politici, non aver riportato condanne dolose, non essere stati obiettori di coscienza, avere meno di 40 anni (45 per gli appartenenti all’Arma, alle altre forze di polizia o alle altre forze armate), non essere stati espulsi dalle forze armate, e possedere il diploma strumentale rilasciato dal conservatorio, oltre al diploma di scuola superiore. Il concorso prevede la valutazione dei titoli, gli accertamenti psico-attitudinali e prove musicali. Non sono al momento calendarizzati concorsi per questa specialità.Paolo Ribichini

Soggiorni all'estero, attenzione alla copertura sanitaria

Quando si parte per un periodo di studio o di lavoro all'estero, raramente si pensa a cosa succederebbe in caso di malattia o incidente; più frequentemente al solo pensiero ci si limita a qualche scongiuro. Quella della copertura delle spese sanitarie una volta partiti per un soggiorno all'estero di lunga durata è una questione sottovalutata, ma importante. Lo dimostra una storia salita alle cronache di recente. Nel 2015 Carlo Iannuzzi, 29enne ingegnere calabrese da poco trasferitosi a lavorare in Argentina, viene rapinato e lasciato quasi in fin di vita per le strade di Buenos Aires. Parte allora un calvario fatto di operazioni al cranio e terapie di riabilitazione. Il conto da pagare alla fine è 60mila euro, soldi che però non arrivano dalle istituzioni italiane. Non ci sono assicurazioni sanitarie a garantire alla vittima una copertura, tanto che familiari e amici mettono in piedi una raccolta di fondi online per risolvere la situazione. Esiste una ragione di natura strettamente tecnica per cui l'Italia non si è fatta carico delle spese. Mancano «gli strumenti giuridici per interventi o provvidenze straordinari a favore di cittadini italiani» spiega alla Repubblica degli Stagisti Lara Larotondo, ufficio stampa del ministero della Salute, che sul suo sito ufficiale offre un vademecum per le partenze. «La normativa vigente non ha consentito alcuna possibilità di risoluzione di questa dolorosa vicenda che vede coinvolto un giovane italiano e la sua famiglia, come indicato al Console italiano in Argentina che ha tempestivamente tentato una richiesta di aiuto a favore del giovane».La disciplina per i paesi extra Ue è nel dpr 618/80, che prevede che «l'assistenza sanitaria sia garantita da parte dello Stato italiano per tutte le spese sanitarie sostenute nel paese estero ai lavoratori di diritto italiano distaccati all'estero». Nessun problema quindi per chi è titolare di un contratto né per i «titolari di borse di studio o per gli stagisti presso enti pubblici, in tal senso equiparati ai lavoratori» prosegue la Larotondo. In questo caso bisogna anticipare le spese – che in un secondo momento lo Stato italiano rimborserà – e il tipo di supporto è infatti definito “indiretto”. Diverso il funzionamento invece per i paesi europei. Qui la regolamentazione è stabilita «dai regolamenti comunitari che prevedono l’assistenza sanitaria in forma diretta attraverso il rilascio di un modello comunitario S1, i cui oneri sono a carico dell’Italia». Ne beneficiano le stesse categorie menzionate, quindi lavoratori italiani presso sedi Oltralpe, stagisti di enti pubblici e borsisti. Se invece il lavoratore dovesse essere regolarmente assunto nel Paese di destinazione? «Con contratto di diritto locale dello Stato estero si perde il diritto all’assistenza sanitaria italiana, un principio valido per tutti i Paesi Ue» commenta la Larotondo. Del resto «in ambito internazionale, vige il principio della territorialità, in base al quale si applica la legislazione del luogo in cui risiede o lavora la persona» aggiunge Roberta Metitieri della direzione generale Inail, ente che si occupa di risarcimenti nel caso di infortuni sul lavoro, interpellato dalla Repubblica degli Stagisti per ulteriori chiarimenti.Proprio per questo, precisa la Metitieri in riferimento all'aggressione a Iannuzzi, «qualora l’evento fosse accaduto in circostanze di lavoro, la competenza a riconoscerlo sarebbe spettata all'istituzione competente in base alla legislazione argentina». Il punto è però che pur avendo il giovane sottoscritto un contratto di lavoro per una società argentina «dalle notizie pervenute sembra che l’evento lesivo non sia avvenuto in occasione di lavoro». Il che giustificherebbe il mancato inquadramento del caso dell'ingegnere calabrese come infortunio sul lavoro, con conseguente risarcimento delle spese.Tornando ai tirocini, se l'infortunio dovesse verificarsi nel loro ambito, la legge di riferimento è «il dpr 1124/1965, la cui tutela vige anche in ambito comunitario ed è disciplinata dai regolamenti comunitari, in analogia con il sistema dei cosiddetti “distaccati”». Ma non c'è niente di simile per «l’ambito extracomunitario, per cui non vi sono specifiche previsioni legislative di carattere internazionale». Dunque in questi casi non resta altro che un'assicurazione privata. I costi sono molto variabili – dipende da fattori quali età del beneficiario, durata e tipologia della polizza, luogo di destinazione – ma non sempre proibitivi. Facendo qualche preventivo online, viene fuori che i pacchetti base partono da cifre contenute, anche sotto i 300 euro per circa un trimestre, che coprono assistenza personale, rimborso spese mediche e responsabilità civile. Più si allunga il periodo di soggiorno, più il costo decresce. Indicativamente, insomma, una assicurazione base per stare tranquilli nel proprio soggiorno all'estero bisogna mettere in preventivo all'incirca 100 euro al mese.Ilaria Mariotti  

Dall'ispettore al medico legale: tutte le possibilità di ingresso in Polizia

Per chi sta valutando la possibilità di provare a entrare in Polizia, è utile sapere che sono tre le aree di specializzazione: operativa, tecnica, e poi gruppi sportivi / banda musicale. Quella operativa include la classica figura del poliziotto che opera sulle volanti per le strade o in commissariato. L'area tecnica, invece, comprende tutte quelle figure che si occupano di investigazioni medico-scientifiche. A loro volta, le prime due aree di specializzazione sono suddivise in ruoli d'ingresso.Area operativaIl concorso per agente di Polizia. Il concorso per agente viene bandito ogni anno ed è riservato ai volontari in ferma prefissata di un anno o quadriennale nelle Forze Armate. Da quest’anno e fino al 31 dicembre 2018, il 50% dei posti disponibili sarà coperto attraverso un concorso pubblico per i cittadini provenienti dalla “vita civile”. Per partecipare a questo concorso è necessario avere compiuto 18 anni e non aver superato i 30, godere dei diritti politici, non aver riportato condanne dolose, non essere stati espulsi dalle forze armate ed essere “fisicamente idonei”, sulla base di visite mediche. Il concorso prevede una prova scritta di cultura generale, un test psico-attitudinale, una prova di idoneità fisica e la valutazione dei titoli di servizio per i militari. I vincitori acquisiscono il titolo di allievo agente e vengono avviati a un corso di formazione (con lezioni teoriche e pratiche dalle 8 alle 18) della durata di un anno presso una delle Scuole di Polizia sul territorio nazionale, dopo il quale verranno destinati in una delle province italiane ad eccezione di quella di residenza, di quella di nascita e di quelle limitrofe. L’allievo agente ha una retribuzione lorda di 803 euro al mese. Dopo i 12 mesi, viene nominato agente in prova con uno stipendio di 1.900 euro lordi. Dal momento che l’agente diviene effettivo, il suo stipendio lordo aumenta di appena 56 euro.Nel 2015 sono stati indetti tre bandi per l’assunzione di agenti. Due erano riservati ai volontari in ferma prefissata nelle forze armate (per un totale di 1.557 posti) e uno aperto ai civili (1.050 posti) con priorità alla graduatoria degli idonei provenienti dalla ferma militare. È in svolgimento un concorso aperto per l’assunzione di 491 agenti, mentre si è da poco conclusa la possibilità di presentare domanda per 559 posti riservati ai militari. Non si conoscono, al momento le date dei prossimi bandi.Come diventare ispettori. Per quanto riguarda il concorso per ispettori, possono accedere tutti i cittadini italiani diplomati alla scuola media superiore (diploma che consenta l’accesso all’università), che non abbiano superato i 32 anni di età, che godano dei diritti politici, che non siano stati espulsi dalla forze armate, che abbiano l’idoneità sportiva agonistica per l’atletica leggera. Il concorso consiste in una prova preliminare con risposta multipla sul diritto penale, costituzionale, amministrativo e civile. La prima prova consiste in un elaborato scritto su una tematica di diritto penale, procedura penale e costituzionale. Il superamento della prova dipende esclusivamente dal voto ottenuto. Per accedere alla prova orale è necessario aver riportato la sufficienza. La prova orale consiste in un colloquio su materie giuridiche. La prova si ritiene superata quando la votazione corrisponda almeno alla sufficienza. I vincitori del concorso verranno nominati allievi vice ispettori e dovranno sostenere un corso di 18 mesi. I primi sei mesi sono teorici con classiche lezioni frontali, successivamente le materie divengono pratiche (uso delle armi, difesa personale, ecc.). Negli ultimi sei mesi, nominati vice ispettori in prova, svolgono alcune mansioni sul campo, entrando in contatto con i reparti operativi. L’allievo vice ispettore riceve uno stipendio pari a 1.271 euro lordi. Terminato il periodo di formazione, avviene la nomina di vice ispettore in una regione diversa da quella di residenza con una retribuzione che sale a 2.458 euro.La carriere dirigenziale, il concorso per commissari. Per quanto riguarda il concorso per commissari, i candidati non devono avere più di 32 anni di età, godere dei diritti politici, non aver riportato condanne dolose, non essere stati destituiti o espulsi dalla pubblica amministrazione o dalle forze armate ed essere cittadini italiani. Non esiste limite di età per i concorsi interni tra il personale già in servizio, mentre il limite è 40 anni per coloro che già lavorano nell’amministrazione civile. Al concorso si accede esclusivamente attraverso lauree specialistiche (magistrali) in giurisprudenza, pubblica amministrazione, economia, scienze politiche, ma vengono considerate valide anche quelle “equipollenti”. Il concorso consiste in una prova preliminare (stabilita solo se il numero dei partecipanti è di 50 volte superiore rispetto ai posti messi a disposizione) a risposta multipla su materie giuridiche. Segue il test psico-fisico che viene definito di volta in volta nel bando. Le prove scritte sono due: la prima consiste in un elaborato di diritto costituzionale e pubblica sicurezza. La seconda prova riguarda il diritto e procedura penale. Gli scritti risultano superati se i candidati raggiungono il punteggio complessivo di 21/30 e di 18/30 per ogni test. Superata questa fase, la commissione valuta i titoli dei candidati, definendo un punteggio che concorre a quello finale. La prova orale consiste in un colloquio su materie giuridiche, informatica, lingua straniera a scelta tra quelle indicate sul bando e nozioni di medicina legale. I vincitori vengono nominati commissari e devono seguire presso la Scuola superiore di Polizia un corso equivalente ad un master universitario di secondo livello della durata di due anni con tirocinio operativo presso le strutture della Polizia. Il tirocinio applicativo ha una durata di sette settimane, ripartite nei due anni di studio. Alla nomina di commissario si comincia a ricevere uno stipendio lordo mensile di 2.698 euro. Al termine del corso, chi supera la prova finale ottenendo anche una votazione sufficiente al tirocinio verrà nominato commissario capo. Al termine del percorso, con la nomina lo stipendio raggiunge i 2.780 euro lordi mensili.Area tecnicaOltre all’area operativa, in Polizia si può accedere anche all’area tecnica e ai gruppi sportivi. Per quanto riguarda i concorsi per l’area tecnica, le figure selezionate vengono impiegate nella polizia scientifica per indagini balistiche e in tutte le rilevazioni che richiedono personale specializzato. I ruoli sono cinque: operatore, vice revisore, vice perito, direttore tecnico, medico. I requisiti d’accesso per i posti da operatore sono identici a quelli previsti per gli agenti ordinari. Il concorso prevede un test di cultura generale con particolare attenzione all’informatica e alla lingua straniera. Al superamento della prova, i candidati vengono nominati “allievi operatori tecnici” e vengono formati attraverso un corso di quattro mesi. Non sono previsti, al momento, concorsi per questo ruolo. L’ultimo, indetto nel 2011, era peraltro riservato ai congiunti del personale della Polizia, e  comunque aveva messo a disposizione solamente 15 posti. Per accedere al ruolo di vice revisore tecnico, oltre a quanto previsto per gli operatori, è necessario un diploma professionale almeno triennale in base alle specializzazioni richieste. Il concorso si articola come descritto per gli operatori. Al superamento della prova, anche in questo caso i candidati vengono nominati allievi operatori tecnici e devono seguire con profitto un corso di sei mesi per ottenere la nomina definitiva. Per quanto riguarda il concorso per vice perito, valgono le stesse regole di ammissione del vice ispettore. La prova consiste in un test sulle materie oggetto del concorso. Al superamento avviene la nomina ad allievo vice perito e l’obbligo di formazione in un corso specialistico di almeno sei mesi. Al momento concorsi per questo ruolo non sono stati calendarizzati. Il ruolo di direttore tecnico spetta a psicologi, infermieri, ingegneri, medici, fisici, telematici. Per l’ammissione valgono le stesse regole per l’accesso alla carriera di commissario. Il concorso si svolge con due prove scritte su materie specialistiche, mentre la prova orale include anche nozioni di diritto pubblico e di diritto penale. I vincitori seguono un corso di formazione di 12 mesi. Per questo ruolo, nel 2015 , sono stati messi a disposizione complessivamente 35 posti riservati a ingegneri edili, fisici e biologi.Diventare medico della Polizia. Il concorso per i medici della Polizia, mestiere diventato ultimamente molto visibile grazie ad alcune serie tv, si svolge secondo le regole previste per il concorso per direttore tecnico. Le materie trattate nelle due prove scritte sono patologia medica e chirurgica. All’orale, invece, i candidati si troveranno ad affrontare semeiotica e clinica medica, medicina legale e antropologia criminale. I candidati idonei affronteranno un corso di formazione di 12 mesi. Nel 2015 sono stati messi a disposizione 20 posti.Gruppi sportivi e banda musicaleSportivi in Polizia, entrare nelle “Fiamme oro”. Per quanto riguarda i gruppi sportivi “Fiamme oro” il concorso è per titoli e valutazioni attitudinali. Ogni titolo sportivo conseguito dà diritto ad un punteggio. Concorrono a ciò anche la laurea e corsi di specializzazione. I vincitori devono seguire una formazione di sei mesi. Al termine divengono agenti in prova e, dopo altri sei mesi, vengono nominati effettivi e destinati al settore specifico del gruppo sportivo. Proprio da poco sono scaduti i termini per candidarsi al bando 2016 per accedere al gruppo sportivo “Fiamme oro”, che metteva a disposizione 35 posti per atleti di varie discipline. Nel 2015 sono stati inseriti in organico 62 atleti.La Polizia cerca anche musicisti. Per partecipare al concorso per gli orchestrali della Polizia di Stato è necessario essere diplomati al conservatorio e possedere un titolo di studio di scuola media superiore o equipollente. Il concorso che non prevede limiti d’età, richiede il superamento di tre prove di esame (esecuzione, esecuzione a prima vista e colloquio sulla storia dello strumento suonato), oltre alle prove di idoneità fisica. I vincitori sono nominati allievi vice periti tecnici orchestrali e prestano servizio a Roma; anche per loro subito dopo l'ingresso è previsto un corso di formazione. L’ultimo concorso è stato indetto nel 2009 per sette posti (specialità: tromba, trombino, saxofono e flicorno).

Polizia di Stato, ogni anno 1400 opportunità nella sezione operativa: ecco come candidarsi

Indossare la divisa, e ottenere un posto fisso come “servitore dello Stato”, è ancora un desiderio molto comune tra i giovani italiani. Ed effettivamente il settore delle forze dell'ordine è uno dei pochi che, pur tra i tagli delle spending review, non ha mai smesso di assumere. Le forze dell’ordine sono cinque: la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria e infine il Corpo Forestale dello Stato. Quest’ultimo verrà assorbito entro il 1° gennaio 2017 nei Carabinieri, trasformandosi in Comando per la tutela forestale. La Repubblica degli Stagisti comincia oggi un viaggio attraverso queste professioni, raccontando di settimana in settimana le opportunità professionali che ciascun corpo offre, le modalità per candidarsi ai concorsi, le prospettive retributive. Si comincia con le modalità per l'accesso alla Polizia di Stato.Il personale e le specializzazioni. La Polizia occupa complessivamente poco più di 107mila persone. Secondo gli ultimi dati disponibili del 2013, alle dipendenze dalla Polizia ci sono 930 dirigenti, 1.980 commissari, 1.300 vice-commissari e questori, 23.600 ispettori, 20.000 sovrintendenti e 59.600 agenti. A questi vanno aggiunti i tecnici. Le donne in Polizia rappresentano il 15,4% del totale degli effettivi con prevalenza nei ruoli apicali e in quelli tecnici: un dirigente su tre è di sesso femminile, mentre tra gli assistenti tecnici la percentuale sfiora il 50%. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, vi è una prevalenza di cittadini residenti nelle regioni meridionali in una percentuale che oscilla tra il 43 e il 46%. La Polizia di Stato è suddivisa in tre specializzazioni. La prima – e quella più conosciuta – è quello “operativa”. Si tratta della classica figura del poliziotto che opera sulle volanti o in commissariato. I ruoli di accesso sono tre: agenti, ispettori e commissari. Per ogni ruolo è previsto un concorso (in genere con cadenza annuale). Ogni  anno sono circa 80 i posti riservati ai nuovi commissari, poco più di 300 quelli riservati agli ispettori e più di 1.000 i posti per agenti. Le altre due specializzazioni riguardano l'area tecnica e i gruppi sportivi e banda musicale.La formazione. Tutti i vincitori, per qualsiasi livello, devono seguire un periodo di formazione prima di entrare in ruolo. «La formazione di tutto il personale, ad eccezione dei dirigenti e dei direttivi dei quali si occupa la Scuola Superiore di Polizia, è curata a livello centrale dalla Direzione centrale per gli istituti di istruzione», spiega alla Repubblica degli Stagisti l’ufficio stampa della Polizia. La formazione in genere si divide in materie attinenti all’ “area didattica” (come il diritto penale, procedura penale, diritto amministrativo ecc.) e in materie attinenti all’ “area addestrativa”. Quest’ultima «è finalizzata all’acquisizione di un adeguato livello di capacità tecnica». Tra le materie affrontate, armi ed esplosivi, pratica armi, addestramento al tiro e così via.Come candidarsi? Chi è interessato ad entrare nella Polizia di Stato deve verificare regolarmente sul sito web nella sezione “Concorsi” l’uscita dei vari bandi. «Un nuovo strumento messo a disposizione per essere sempre informati sui concorsi è l’app per dispositivi mobili Android e Apple, tramite cui è possibile accedere all’area del concorso d’interesse e conoscere tutte le news e informazioni utili per partecipare», spiega Giancarlo Dionisi, direttore dell’Ufficio per le attività concorsuali della Polizia di Stato. In ogni bando è prevista la procedura per fare domanda, con relative tempistiche e materiale da produrre. Da qualche anno, inoltre, «è possibile candidarsi tramite la domanda online disponibile sul portale web dedicato ai concorsi», conclude Dionisi.→ Vai alla seconda parte dell'approfondimento sulla Polizia, con tutti i dettagli sulle varie figure professionali