La vertenza dei tirocinanti della giustizia, “vergogna civile dell'Italia” secondo la Cgil, di nuovo in trattativa al ministero

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 14 Dic 2018 in Notizie

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Un incontro previsto per lunedì prossimo – il 17 dicembre – con il sottosegretario con delega al personale giudiziario, Ferraresi, che avrà ad oggetto lo sbocco occupazionale dei tirocinanti della giustizia. In quella sede, spiega alla Repubblica degli Stagisti Claudio Meloni della Fp Cgil (la federazione della Cgil che si occupa di Funzione Pubblica, cioè dei dipendenti pubblici), «affronteremo la questione con l’obiettivo di trovare una soluzione, avendo davanti un ministro e un sottosegretario che hanno dichiarato di volerla risolvere e hanno prodotto un’intenzione politica con alcuni atti già in discussione parlamentare».

Il riferimento è al disegno di legge concretezza, pensato dalla ministra Giulia Bongiorno, che prevede lo sblocco del turn over e l’anticipo delle facoltà assunzionali rispetto alle uscite nel triennio.
«In tutto sono 3mila assunzioni straordinarie, di cui 2mila che interessano l’area professionale a cui dovrebbero accedere questi tirocinanti». Un bacino che potrebbe far fronte sia allo scorrimento della graduatoria per assistenti giudiziari, per cui ci sono ancora circa 1800 persone in coda, sia alla contrattualizzazione dei tirocinanti della giustizia. In pratica, approfittando anche del gran numero di pensionamenti che da qui a tre anni ci saranno negli uffici pubblici, – si stimano circa 5mila persone da qui al 2020 – si potrebbe trovare la soluzione finale su questo tema.

Ci sarebbe quindi una strada per riuscire a inserire con contratti di lavoro, degni di questo nome, i “tirocinanti” (le virgolette sono d'obbligo...) che da anni entrano e escono dagli uffici giudiziari aiutando lo snellimento dei processi. «Al momento siamo al terzo anno di progetto formativo sotto l’ufficio per il processo», spiega Daniele De Angelis, tirocinante della giustizia nel Lazio e tra i primi alcuni anni fa a riuscire a calcolare il numero preciso delle persone coinvolte in questo abnorme programma. «La selezione dell’ufficio per il processo era per 1502 persone, i posti assegnati però furono solo 1.115. I rimanenti 400 sarebbero dovuti essere assegnati con un secondo bando, che però non è stato mai fatto. Dei 1.115 a oggi alcuni hanno superato il concorso per assistenti giudiziari, qualcun altro è riuscito a trovare un’occupazione, e ad oggi si stima che siano circa 900 i tirocinanti dell’ufficio per il processo». Una cifra che sarebbe compatibile con i numeri di cui parla il ministro Bongiorno e che lascerebbe spazio ai tirocinanti dei progetti regionali.

«Come Cgil abbiamo presentato una piattaforma in cui abbiamo ragionato su come queste persone potrebbero entrare nella pubblica amministrazione, e abbiamo trovato la soluzione nella selezione tramite i centri per l’impiego, ovvero la legge 56 dell’87», dice Meloni alla Repubblica degli Stagisti. Una selezione che dovrebbe qualificare come professionalizzante il percorso svolto fino ad oggi, per riuscire a portare a una graduatoria finale dei tirocinanti da cui attingere fino al 2021.

Il nodo centrale della questione è proprio questo: «L’attuale normazione identifica il tirocinio solo come un criterio di preferenza a parità di punteggio nella selezione: questo è un criterio molto debole». In pratica i tirocinanti che fino ad oggi hanno prestato servizio «non hanno un titolo riconosciuto come lavorativo. Con i lavoratori socialmente utili fu più semplice perché riuscimmo a trasformare il rapporto di lavoro prima in a tempo determinato e poi, dopo un certo periodo, procedere alla stabilizzazione. Qui la questione è più complicata, perché bisognerebbe fare un concorso per il tempo determinato. Per questo, anche se so che non tutti sono d’accordo su questa cosa, penso che se si deve aspettare un sei-sette mesi prima di procedere alla fase concorsuale, si possa nel frattempo fare una proroga ridotta dei tirocini. Con l’idea finale, però, che questa cosa deve finire perché è una vergogna civile per l’Italia».

Negli ultimi mesi due regioni
Lazio e di recente Calabria – hanno rinnovato i tirocini, quelli però attivati su base regionale per gli esclusi dall’ufficio del processo. «Ma il rinnovo in questi casi è stato giustificato dall’impegno preso dalle precedenti amministrazioni regionali, tanto che l’autorizzazione del ministero sottolineava che l’ente avrebbe dovuto impegnarsi per trovare una soluzione lavorativa per i tirocinanti», spiega De Angelis. Che da stagista che vive questo calvario da anni in prima persona, dice: «Spero che il periodo di vacanza, fino a una selezione come operatore attraverso i centri per l’impiego, sia coperto da un rapporto contrattuale vero e proprio, ricordando che in vista di questo ulteriore progetto formativo tutti i presidenti di tribunali e corti di appello hanno palesato la paura di rimanere scoperti perché verrebbe meno una parte consistente di forza lavoro».

Lunedì 17 dicembre, quindi, comincerà un nuovo faccia a faccia con il ministero – che non potrà, però, prevedibilmente risolversi in un unico appuntamento. Sarà necessario infatti introdurre qualche criterio nella selezione per non disperdere tutto questo bacino di tirocinanti. «Noi chiediamo l’accesso riservato» ammette esplicitamente Meloni: «Cioè che al termine venga individuata una graduatoria che mantenga dentro gli idonei. Una prassi non comune nelle selezioni attraverso i centri per l’impiego. Richieste che in parte si possono fare a normative vigenti e in parte hanno bisogno della valutazione da parte del legislatore».

L’incontro di lunedì prossimo sarà quindi importante «per capire le intenzioni politiche del governo su questa questione, e vedere come si concretizzano gli impegni assunti davanti a noi nelle riunioni avute fino a oggi. Una cosa è certa: bisogna raggiungere l’obiettivo». Che è quello di trovare una soluzione per tutti i tirocinanti della giustizia, su questo punto Meloni è esplicito: «Nel momento in cui si decide di usare lo strumento del tirocinio, deve avere una finalizzazione. Non è pensabile che diventi un’area di parcheggio per lavoratori espulsi da altri cicli produttivi. La finalizzazione è necessaria normalmente per un tirocinio, dopo otto anni poi!».

Durante l’incontro, quindi, in ballo ci saranno le vite di migliaia di tirocinanti in attesa di capire che cosa accadrà. «Potrei essere velatamente ottimista sulla volontà del ministero di risolvere il problema e prendere in considerazione la selezione come operatori tra i tirocinanti della giustizia» osserva Daniele De Angelis: «Il grosso dubbio è sulla capacità del ministero di garantire ai lavoratori un impegno nei primi mesi antecedenti all’eventuale selezione, e coprire con soluzioni tampone – che non siano però un tirocinio – questo periodo. Anche perché ricordiamo che in questo bacino, visto che saranno coinvolti tutti anche gli esclusi dall’ufficio per il processo, ci sono persone che da mesi o anni stanno a casa».

Su questo punto, però, come detto, la Fp Cgil la pensa in maniera leggermente diversa. «È urgente capire come si gestisce la fase transitoria. Noi abbiamo chiesto la trasformazione a tempo determinato di questi rapporti» ribadisce Meloni «e sappiamo che è una richiesta che presenta alcune difficoltà anche normative. E da “laico” se mi dovessero dire che l’unica soluzione per portare a casa il tempo determinato è di proseguire per qualche mese con i tirocini, noi non diremo di no». Anche se poi precisa che dal ministero non c’è stata alcuna notizia in questo senso.

Se la partita dovesse entrare nel vivo, i tirocinanti della giustizia si ritroverebbero a far parte dei ruoli della pubblica amministrazione «come lavoratori dipendenti e quindi avranno gli inquadramenti contrattuali di riferimento».

La questione del riassorbimento di questa «sacca abnorme» di tirocinanti potrebbe quindi essere facilitato anche dalla situazione attuale negli uffici della pubblica amministrazione. «In questo momento tutte le PA stanno riacquisendo le facoltà assunzionali e c’è una caccia alle graduatorie. Ad esempio da quella degli idonei degli assistenti giudiziari ha pescato anche il ministero dei beni culturali, chiamando centosessanta persone. O si pesca dalle graduatorie Ripam. Siamo in un contesto molto più favorevole degli anni passati. Ma certamente continuiamo a scontare una debolezza frutto del modo in cui la questione è stata affrontata nei precedenti governi».

Ora bisognerà vedere come il ministero della giustizia risponderà alla piattaforma di proposte della Cgil, capire la posizione definitiva del governo gialloverde sulla questione e verificare se ci saranno spazi di trattativa per riuscire finalmente, dopo otto lunghissimi anni, a dare ai tirocinanti della giustizia un lavoro degno di questo nome.

Marianna Lepore

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