«(Pre)occupiamoci»: Rena lancia un sondaggio online per fare il punto sulla condizione lavorativa della generazione 25-35

redazione

redazione

Scritto il 14 Giu 2011 in Notizie

Un'indagine online per approfondire la tematica dell'occupazione giovanile e dell'utilizzo dei contratti flessibili-precari, indagarne la frequenza, le modalità, i punti critici. L'ha lanciata sul web all'inizio di giugno l'associazione Rena, «Rete per l'eccellenza nazionale»; una realtà nata nel 2008 per iniziativa di un gruppo di giovani professionisti con l'obiettivo di costruire un'Italia più meritocratica e aperta al ricambio generazionale. stageTra le attività portate avanti in questi anni dall'associazione, per esempio, c'è anche un premio in partenariato con l’Upi, il Cavalierato giovanile delle province d’Italia, per promuovere buone politiche territoriali ideate da dirigenti under 35 delle amministrazioni provinciali.
Due volte l’anno gli oltre cento membri di Rena si riuniscono per confrontarsi sulle attività associative in corso e riflettere su un tema specifico: che questa volta è proprio il lavoro. Il sondaggio, che ad oggi ha già raccolto quasi 300 risposte, ha l'obiettivo di fornire dati che possano servire all'avvio di una riflessione, in occasione del prossimo incontro di Rena previsto a Milano per il weekend 24-26 giugno, dal titolo «(Pre)occupiamoci»: «per avere qualche input in più sulla situazione lavorativa della generazione 25/35» come spiega alla Repubblica degli Stagisti Davide Agazzi, responsabile fundraising di Rena. Per ora  la rilevazione non ha pretese di rappresentatività, essendo basata su un campione casuale e non rappresentativo. «Ma stiamo dialogando con un importante istituto di ricerca» aggiunge Davide Rubini, altro arenauta: «Se riuscissimo a portare a buon fine l'accordo, il sondaggio potrebbe vestirsi di un certo valore scientifico. In caso contrario rimarrebbe uno strumento di dialogo importante con gli interlocutori dell'associazione, una maniera per allargare il dibattito interno all'esterno e soprattutto un felice esercizio di intelligenza collettiva».
stageIl questionario - naturalmente anonimo - chiede innanzitutto di indicare il proprio "status" lavorativo, fornendo sette possibili inquadramenti: cinque tipologie contrattuali (indeterminato, a termine/atipico, libero professionista/partita via, stage retribuito, stage non retribuito) e due status di inoccupazione («non ho un lavoro ma lo cerco», oppure «non ho un lavoro e non lo cerco»). Subito dopo viene richiesta un'indicazione sul reddito mensile (si va da «Non ricevo retribuzione» a «superiore ai 2000 euro», con una categoria aggiuntiva per chi ha uno stipendio fluttuante: «La mia retribuzione è troppo variabile e non mi è possibile fare una media»).
Si vuole indagare anche la percezione del pubblico impiego: «Ritieni che l'ingresso nel mondo del lavoro mediante il concorso pubblico sia la modalità più adeguata per valutare le competenze dei candidati nel modo più obiettivo possibile?». E qui si può rispondere in tre modi per il sì («Maggiore autonomia ai dirigenti pubblici nella selezione dei candidati aumenta il rischio di favoritismi personali e non di merito», oppure «Il posto di lavoro è pubblico ed è quindi corretto che i criteri di scelta siano fissati dallo stato in modo univoco», o infine «L'uso dei concorsi pubblici garantisce maggiore controllo da parte dei cittadini sugli ingressi all'interno della Pubblica Amministrazione») e in altrettanti per il no («Penso che i concorsi pubblici siano uno strumento superato, poiché implicano un modello di sviluppo professionale particolarmente rigido e prevalentemente basato sull'anzianità di servizio», oppure  «È necessaria la liberalizzazione delle assunzioni anche nel settore pubblico, in modo da avere meno barriere all'ingresso, più mobilità interna e avanzamenti di carriera legati alla produttività» o infine «Penso che spesso i criteri per la definizione della graduatoria dei concorsi pubblici non siano trasparenti e meritocratici»).
Interessante la parte riguardante il ricorso a forme di contratto atipico, rappresentata dalla domanda «La tua azienda (o tu in prima persona, se imprenditore o libero professionista) ricorre a forme di contratto atipico?». Se si risponde affermativamente, bisogna approfondire spiegando (o ipotizzando) i motivi: «Perché un lavoratore con contratto atipico costa meno», «Per avere più libertà nelle assunzioni/licenziamenti», oppure «Perché un lavoratore con contratto atipico/a termine è più produttivo e tende ad assentarsi meno». stagePer tutte queste domande c'è anche la possibilità di scrivere la propria opinione in uno spazio a piacere, in caso non ci si ritrovasse in nessuna delle risposte precompilate. Il form si chiude chiedendo a ciascun partecipante di indicare la «prima urgenza su cui agire nel mercato del lavoro italiano», dando un ventaglio di possibili risposte: dall'«aumentare le retribuzioni medie dei nuovi assunti» al «defiscalizzare il costo del lavoro per le imprese», fino all'idea del contratto unico evocata dall'opzione «semplificare e uniformare il sistema contrattuale».
Il sondaggio resterà online ancora una settimana; chiaramente è aperto a tutti, e infatti al momento quasi il 90% dei partecipanti non è socio Rena.  «Finora abbiamo raccolto prevalentemente voci femminili, 55% contro il 45% di uomini; uno su dieci ha tra i 20 e i 25 anni, uno su venti sopra i 35. La maggior parte dei votanti si colloca nella fascia di età 25-35» precisa Rubini.
L'incontro di Milano avrà una sessione a porte aperte venerdì 24 giugno, con una tavola rotonda sul mercato del lavoro in cui verrà presentato anche un paper con alcune proposte di riforma del mercato del lavoro elaborate da Rena: «Proposte in linea con i valori guida della nostra associazione, che si riassumono nell'acronimo Arte: apertura, responsabilità, trasparenza, equilibrio». Gli ospiti che hanno confermato la loro presenza al dibattito finora sono Stefano Scabbio, amministratore delegato di Manpower (una delle aziende che fa parte del circuito della Repubblica degli Stagisti, avendo aderito a ChiaroStage); Monica Lucarelli, presidente del gruppo giovani dell'Unione Industriale di Roma; Tonia Mastrobuoni, giornalista economica e autrice del libro Gioventù sprecata;  Andrea di Benedetto, presidente dei giovani della Cna, la Confederazione nazionale dell'artigianato; e Filippo Taddei, economista del Collegio Carlo Alberto di Torino.

Per partecipare al sondaggio online clicca qui

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- Nelle pagine del Rapporto sullo stato sociale un allarme sulla questione giovanile: e tra 15 anni la previdenza sarà al collasso
- Peter Pan non per scelta ma per forza: nelle pagine di «Gioventù sprecata» i motivi che impediscono ai giovani di diventare adulti

Community