«Sta a noi, oggi, costruirci un domani migliore»: Rosina smonta gli alibi dell'Italia che non cresce

Eleonora Voltolina

Eleonora Voltolina

Scritto il 21 Mar 2013 in Editoriali

I lettori accaniti lo sanno: la prima pagina di un libro è la più importante. Leggendola si capisce il peso, la qualità, il mood di un testo. stage lavoroSe è scritta male, fumosa, ampollosa, complessa; se è banale, ripetitiva, noiosa; se arrivati in fondo ancora non si capisce di cosa parleranno i capitoli successivi, allora è ben probabile che non valga la pena di leggerlo, il libro.
Invece la prima pagina de L’Italia che non cresce, sottotitolo «Gli alibi di un paese immobile», il nuovo saggio di Alessandro Rosina appena pubblicato da Laterza, è fulminante. Chiara come un manifesto, precisa come un bisturi, va direttamente al punto: «Si sente sempre più spesso dire che siamo un paese “senza futuro”. Non è vero», scrive l'autore, 44enne
docente di Demografia alla Cattolica di Milano e presidente dell'associazione Italents.
Così, semplicemente: «non è vero». Seguirà uno sproloquio buonista sul fatto che un futuro ce l'abbiamo e che non dobbiamo essere pessimisti? Macché.  «Non perché alla fine certamente ce la faremo (questo non è scontato, anzi), ma semplicemente per il motivo che il futuro prima o poi, implacabilmente, arriva. È quello che concretamente saremo fra 10, 20, 40 anni. La questione vera è quindi “quale futuro”. Quella in gioco è soprattutto la qualità della vita che ci attende». E questa qualità della vita di domani, dice Rosina, siamo noi a costruircela oggi, giorno per giorno: «Domani possiamo star peggio di oggi, non c’è nessuna legge di natura che lo impedisca, c’è solo l’azione politica e sociale che può rendere più o meno possibile un generale scadimento del benessere e delle opportunità».
stage lavoroDalla scelta di chi scegliamo a rappresentarci oggi - se competente o no, se onesto o no, se in grado di concepire e realizzare politiche efficaci o no - dipende il nostro futuro di domani. Avremo lavoro? Avremo pensione? Avremo equità sociale? Avremo servizi adeguati per bambini e per anziani? Avremo uno stato che funziona? Non dipende dal fato o da una palla di vetro. Dipende da ciascuno di noi: «Chi non prepara bene il terreno oggi e non semina con cura non può pretendere di raccogliere buoni frutti domani. Questo vale sia per i singoli che per il sistema paese».
Già solo per questa prima pagina, il libro di Rosina vale la pena di essere letto. Nel resto del volume si parla di giovani sottopagati e sottoinquadrati, di neet, familismo, occupazione femminile. Di immigrati che - ben lungi dal «rubarci il lavoro» - sono una risorsa per il nostro Paese. Di invecchiamento e degiovanimento. Di tutto questo e molto altro si parla, e bene, a fondo, alternando i dati alle riflessioni. A dimostrazione che raramente la prima pagina di un libro inganna.

Oggi, giovedì 21 marzo, presentiamo il libro a Milano: l'appuntamento è alle 14:30 all'università Cattolica (aula Pio XI°): nel dibattito, oltre all'autore, coinvolgeremo il consigliere regionale Fabio Pizzul e l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino. Con l'obiettivo di demolire un bel po' di alibi, e far ripartire finalmente l'Italia con il piede giusto.

Eleonora Voltolina

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- Restituire l’Imu o restituire un futuro ai giovani? Rosina, Garnero e Voltolina sostengono la Youth Guarantee
- Cassa integrazione per i padri, stage gratuiti per i figli: la perversa disconnessione tra paga e lavoro

E anche gli editoriali di Alessandro Rosina per la Repubblica degli Stagisti:
- La raccomandazione dell’assessore per lavorare da Ikea: attentato alla merito(demo)crazia
- 8 marzo: una festa celebrata da troppe casalinghe?
- È giusto che i “figli di” sfruttino il vantaggio competitivo?

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