Pagati poco e con disparità di genere: tende al brutto il "barometro" degli stage in Europa

Riccardo Saporiti

Riccardo Saporiti

Scritto il 20 Dic 2013 in Notizie

In due casi su tre non prevedono un rimborso spese ma, anche quando una borsa viene riconosciuta, una volta su due la somma non permette a chi la riceve di mantenersi.Stagisti Solo in un caso su quattro l'esperienza si conclude con un'offerta di lavoro, che viene rivolta più facilmente agli uomini che alle donne. È questa la fotografia dell'istituto dello stage nel Vecchio Continente secondo l'indagine “The experience of traineeships in the EU”, realizzata e pubblicata dall'Eurobarometro per conto dell'Unione Europea.
Lo studio è stato realizzato intervistando poco meno di 13mila ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, residenti in uno dei 27 Paesi Ue ed in Croazia. I risultati evidenziano una realtà variegata ma con problematiche profonde, alcune delle quali si acuiscono in Italia. Paese nel quale il ricorso allo stage sembra essere meno diffuso che nel resto del continente. Ora, è vero che lo studio fa riferimento sia ai tirocini curriculari che a quelli extra-curriculari, ma se in Europa il 46% dei giovani ha svolto un'esperienza di questo tipo, la percentuale italiana scende al 31.
Va ancora peggio se si guarda al rimborso spese. Intanto nel Belpaese solo un annuncio su quattro espone in maniera chiara l'ammontare della borsa, mentre nel resto d'Europa questo aspetto tutt'altro che marginale viene espresso con chiarezza nel 42% dei casi. Certo, spesso la somma non viene indicata semplicemente perché non esiste: il 69% degli stagisti italiani non riceve alcun tipo di rimborso per l'attività che svolge. Un dato più alto di quello continentale, dove comunque il 59% degli stagisti non si vede riconoscere nulla, ma destinato a cambiare dopo la riforma del lavoro dell'ex ministro Fornero.Stagisti Una norma che impone una “congrua indennità” per coloro che svolgono un tirocinio extracurriculare, il cui importo è definito dalle singole regioni, molte delle quali hanno già recepito la norma legiferando in proposito.
Un elemento che emerge da questo studio riguarda la disparità di trattamento tra uomini e donne. In un continente che ha eletto il 28 febbraio a “Giornata per la parità retributiva”, quella di un salario inferiore per le donne è una piaga che colpisce anche i rimborsi per gli stage. Secondo l'Eurobarometro appena il 34% di quante hanno svolto un tirocinio ha ricevuto una borsa, contro il 46% dei maschi. Una somma che era giudicata sufficiente per affrontare il costo della vita dal 41% delle ragazze contro il 49% dei colleghi uomini.
Una disparità di genere che si conferma anche quando si tratta di formulare un'offerta di lavoro. Al termine del periodo di stage, appena una donna su quattro si è vista proporre un contratto, quale che fosse. Un'eventualità che ha invece riguardato un maschio su tre. In percentuale, si tratta del 24 contro il 31. «La letteratura sulle discriminazioni di genere nel mercato del lavoro
afferma che una parte è reale e una parte no», spiega Ilaria Maselli [nella foto sotto], ricercatrice del Ceps: «Risulta che una parte di questa differenza è dovuta al fatto che le lavoratrici vengono selezionate per dei posti di lavoro che hanno una salario basso perché si concentrano in settori che pagano meno».Stagisti Picture credit goes to <a href= "http://www.flickr.com/photos/boellstiftung/">Heinrich-Böll-Stiftung</a> Venendo ai tirocini, «è difficile dire se ci siano meno donne ad ottenere rimborsi perché di sesso femminile o perché accettano di svolgere degli stage in posti che tendono a non garantire una borsa».
Un problema simile si pone quando si guarda «alla percentuale di studenti che svolgono più di un tirocinio», circostanza che riguarda il 5% degli studenti europei ed il 4% di quelli italiani. «Si tratta solo di una piccola parte, eppure in Italia lo si presenta come il più grande problema della storia del mercato del lavoro». Secondo Maselli si tratterebbe dunque «di un problema più mediatico che reale. Non vorrei che si cadesse nella stessa trappola che scatta quando l'Istat comunica i dati sulla disoccupazione giovanile», che viene calcolata sulla quota di popolazione attiva nella ricerca del lavoro e non sul totale, visto che tra gli under35 molti sono ancora studenti.
Un altro tema chiave per l'Europa riguarda i tirocini che vengono effettuati all'estero. Nonostante con il programma Leonardo, per il periodo compreso tra il 2007 ed il 2013, l'UE abbia stanziato 3 miliardi e 790 milioni proprio con l'obiettivo di favorire la mobilità transanzionale degli stage di formazione professionale iniziale, a livello continentale solo il 9% per cento ha svolto un'esperienza di questo tipo all'estero. Un dato che in Italia scende al 5%. «Una stima recente calcola che circa il 3% degli europei vive in un Paese diverso dal proprio. Questo dato fornito dall'Eurobarometro indica che giovani sono più inclini a spostarsi all'estero, anche se temporaneamente». Oltre la metà dei tirocinanti, il dato continentale e quello nazionale coincidono, ha dichiarato di non essere interessato ad un tirocinio in un altro Paese. Uno su quattro non l'ha scelto perché non aveva i soldi per riuscire a mantenersi, il 14% perché non conosceva la lingua della nazione in cui si sarebbe svolto il progetto.
Tutti numeri, sia quelli sulla mobilità transazionale che quelli legati alla penetrazione dell'istituto del tirocinio che all'erogazione dei rimborsi spese, con particolare attenzione alla disparità di genere, che dovrebbero suggerire a parlamenti e governi importanti correttivi rispetto all'utilizzo che viene fatto degli stage.

Riccardo Saporiti

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