Quando l'università si rifiuta di attivare lo stage

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 22 Ott 2012 in Help

In ogni università esiste in genere un ufficio dedicato appositamente al placement e all'organizzazione dei tirocini. È qui che di solito gli studenti si rivolgono per attivare le convenzioni di stage propedeutiche all'entrata in azienda e concordare il progetto formativo e il tutor che seguirà lo stagista nel suo percorso. Nonostante questa sia la prassi, non sempre fila tutto liscio, soprattutto quando si tratta di stage extracurriculari (che non forniscono quindi crediti formativi e che sono al di fuori del piano di studi). Rosalba, 26 anni, interviene sul forum della Repubblica degli Stagisti per raccontare la sua storia: «La mia facoltà, trovandosi in fase di 'ristrutturazione', non ha potuto attivare per me una nuova convenzione con un ente pubblico con sede all'estero, con cui avevo già preso contatto. Io sono laureata da meno di dodici mesi, ma ho dovuto comunque rinunciare perché non sapevo a chi altri rivolgermi». Lei, neolaureata in Lettere e Filosofia all'università di Bari, aveva deciso di mandare il curriculum all'Istituto di cultura di Marsiglia: «Ben sapendo che il Mae Crui è stato sospeso, ho voluto proporre la mia candidatura autonomamente, nella speranza che ci fosse una strada alternativa per realizzare questa esperienza». Viene presa, ma la condizione che le pongono è trovare «un ente italiano disposto a pagare una copertura assicurativa». Si rivolge dunque alla sua facoltà, convinta di poter risolvere tutto tramite l'ufficio tirocini, ma qui arriva la doccia fredda: «Siamo in fase di ristrutturazione, la presidenza verrà smembrata tra poche settimane e non possiamo attivare nessuno stage fino a quel momento». Così taglia corto Sabrina Albanese, responsabile degli stage alla facoltà di Lettere, fornendo la stessa versione dei fatti sia alla ragazza che alla Repubblica degli Stagisti che l'ha contattata per avere chiarimenti. A Rosalba resta solo la delusione: «Ho dovuto avvisare l'Istituto che per il momento non avrei potuto avviare alcuna convenzione. Ci sono rimasta male, era un'esperienza che sognavo da tempo». Si lascia andare allo sfogo spiegando che sarebbe stata disposta perfino a pagarsi di tasca propria l'assicurazione, ma che purtroppo ha solo potuto constatare in prima persona l'ingiustizia di «un giovane volenteroso che non sappia a chi rivolgersi per un'esperienza di prestigio. Sono disorientata e spaesata». Tutto per una semplice convenzione. E senza una risposta sensata. Il suo è certamente un caso particolare: la facoltà è bloccata per questioni organizzative interne. Ma certo questa non può dirsi una valida giustificazione: l'ufficio tirocini è lì per fare il suo dovere, cioè quello di attivare stage su richiesta dello studente e di vigilare sulla loro serietà e valore formativo. E non ci sono ristrutturazioni che tengano. 
Ma come si comportano altre università di fronte alla richiesta di stage extracurriculari? Il caso di Rosalba e dell'università di Bari non sembra infatti l'unico. «Sono al secondo anno della laurea specialistica in Economia, la data di laurea presunta è dicembre 2012. Mi è stato proposto uno stage presso un'importante azienda locale, e dato che sto ancora studiando dev'essere l'università l'ente promotore dello stage» dice Anni88 sul forum della Repubblica degli Stagisti. «La mia università però sulla base di una direttiva interna si rifiuta di attivarmi lo stage in quanto, non essendo previsto dal piano di studi, sarebbe una perdita di tempo».
All'ufficio tirocini di Lettere e Filosofia alla Sapienza fanno sapere intanto che presso di loro la convenzione si può sempre attivare, ma solo facendo iscrivere l'ente ospitante (come ad esempio l'Istituto di Marsiglia, o l'azienda) alla piattaforma placement Jobsoul e quindi aprendo la corsa alla candidatura a chiunque vedesse l'offerta di tirocinio pubblicata online. «Solo a quel punto la convenzione potrebbe essere attivata», commenta Elena Serra, responsabile dell'ufficio. 
Quanto ai centri per l'impiego, non sempre sono utili. Lo sono stati nel caso di Anni88 che, tramite i cpi è riuscita alla fine attivare lo stage «facendolo passare come finalizzato all'assunzione». Ma nel caso dell'estero, questi centri hanno le mani legate: «Possiamo attivare convenzioni solo con aziende del territorio di nostra competenza» spiegano dal centro per l'impiego della Sapienza, creato dalla Provincia come punto di riferimento per i laureati dell'ateneo. 
Che ci siano di mezzo questioni economiche dietro i niet di queste università non è da escludere. Del resto la norma sulla congrua indennità per gli stagisti (non ancora entrata in vigore e dunque per il momento un nulla di fatto) della riforma Fornero ho portato perfino alla sospensione del programma Mae Crui. E chissà che, dietro le spiegazioni ufficiali e un po' frettolose, anche gli atenei non risentano della pressione psicologica di una legge che potrebbe rimettere in discussione la gestione dei tirocini per come è stata conosciuta finora.
La
 Repubblica degli Stagisti si è rivolta anche al Ministero degli Affari Esteri, per ottenere delucidazioni su come risolvere il caso di Rosalba, visto che gli istituti di cultura rientrano proprio nelle sedi di destinazione del programma di partenze appena chiuso. E la risposta è stata per l'ennesima volta che «la pubblicazione del prossimo bando non può avvenire, anche per correttezza istituzionale, in assenza della definizione in sede di Conferenza Stato Regioni, come previsto dalla legge n. 92/2012», ovvero fino alla determinazione delle linee guida sulla regolamentazione degli stage. Il risultato è però che a un giovane laureato che vuole partire per un tirocinio all'estero può capitare di vedersi sottratta inspiegabilmente un'opportunità. A Rosalba per esempio è stato negato il diritto a un'esperienza come stagista all'Istituto di cultura di Marsiglia, che aveva selezionato e approvato il suo curriculum.


Ilaria Mariotti


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