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Garanzia Giovani, l'Unione europea rifinanzierà il programma malgrado i risultati deludenti?

Così non va, ma abbandonare sarebbe peggio. Questa, in sintesi, la posizione europea sulla Garanzia Giovani. Il merito di aver rimesso al centro del dibattito la questione dell'iniziativa europea da 6 miliardi avviata tra il 2013 e il 2014 per contrastare la disoccupazione giovanile - attualmente in corso praticamente in tutti gli stati europei - è di uno dei più giovani eurodeputati, l'italiano Brando Benifei, che ha presentato nei giorni scorsi una interrogazione orale sul tema. Risultato: un vivace dibattito e due notizie. La prima è che la Commissione europea sembra intenzionata a rifinanziare la Youth Employment Initiative, anche se ancora non è sicuro, né é chiaro eventualmente con quanti soldi e a quali condizioni. La seconda è che quasi tutti gli europarlamentari raccontano, per il proprio Paese d'origine, la stessa storia: Garanzia Giovani implementata in maniera deludente, ci vorrebbe più coordinamento europeo e un occhio più severo nel controllo dei risultati raggiunti. «Sebbene la relazione comune sull'occupazione per il 2016 sottolinei che la Garanzia per i giovani è divenuta un motore di miglioramento della transizione dall'istruzione al mondo del lavoro e di riduzione della disoccupazione giovanile» scrive Benifei nella sua interrogazione «le percentuali sono ancora molto elevate». L'Ue ne è consapevole: «Il 7 marzo 2016 il Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO) ha approvato dei messaggi essenziali sul futuro orientamento della Garanzia per i giovani nel periodo successivo al 2016» ricorda Benifei: «La Commissione intende presentare una relazione di attuazione a ottobre». Fino ad allora, il documento ufficiale di ricognizione sull'andamento della Garanzia Giovani resta quello emesso a marzo 2015 dalla la Corte dei conti europea.Su queste basi, Benifei ricorda che «gli Stati membri erano tenuti a completare la prima valutazione dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile entro dicembre 2015», chiedendo alla Commissione di «informare il Parlamento circa i principali risultati di tali valutazioni, anche per quanto riguarda la corretta attuazione dei sistemi di Garanzia per i giovani, la qualità delle offerte e la sostenibilità dei risultati». Queste informazioni saranno «indispensabili» quando - tra poco - verrà avviata la «discussione sulla revisione del quadro finanziario pluriennale».Inoltre l'interrogazione pone esplicitamente alla Commissione il tema di un giudizio sulla «implementazione dei sistemi di Garanzia per i giovani e l'utilizzo dei finanziamenti» e una domanda secca: la Commissione vorrà ri-«finanziare la Garanzia per i giovani, anche attraverso un ampliamento dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile»? Non altrettanto secca è la risposta di Marianne Thyssen, 61 anni, europarlamentare belga del Partito popolare da un quarto di secolo e oggi Commissaria europea al Lavoro: «Combattere la disoccupazione giovanile resta una priorità assoluta per la Commissione. La Garanzia Giovani è un driver per una vera riforma: è l'elemento centrale nei nostri sforzi per facilitare la transizione dalla scuola al mercato del lavoro, e ha già iniziato a portare risultati. Nel 2014 tutti gli Stati membri hanno presentato i loro piani di attuazione, identificando con precisione le misure da adottare: l'attuazione dei piani nazionali è ora in corso. Gli Stati stanno compiendo notevoli sforzi, rafforzando i loro servizi per l'impiego pubblici per migliorare l'apertura verso le persone più lontane dal mercato del lavoro e costruendo partenariati più stretti con il settore privato per aumentare il numero e migliorare la qualità delle offerte di lavoro e le opportunità di tirocinio». Ma non è detto che l'UE ci metterà altri soldi: «La prossima relazione sui progressi compiuti nell'attuazione e la revisione intermedia del QFP forniranno l'occasione per riflettere su come ulteriormente fornire un sostegno finanziario». Anche se su questo punto Benifei è moderatamente ottimista: «Dispiace leggere nei documenti preparatori del bilancio 2017 che la Commissione non preveda di includere nuovi stanziamenti per l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per i prossimi anni, ma credo che la valutazione di medio periodo sulla Garanzia giovani, insieme alle parole anche dette oggi dalla Commissaria, dimostreranno che questo strumento è essenziale per far funzionare i programmi», anche per «superare la logica emergenziale nella gestione del problema». Resta ferma «l'intenzione della Commissione di guidare l'Unione europea verso l'equità sociale» assicura comunque la Thyssen: «Questo significa che nessuno deve essere lasciato indietro, in particolare i nostri giovani. L'Europa non può permettersi di lasciare che il capitale umano che i nostri giovani rappresentano vada sprecato».     Sprecati, per ora, sembrano però essere molti dei fondi di Garanzia Giovani, finiti a finanziare meccanismi poco efficienti. E infatti è pressoché univoco il rimprovero degli eurodeputati alle modalità poco efficaci di implementazione delle azioni di Garanzia Giovani nei singoli Stati: «La Garanzia Giovani è uno strumento essenziale ma l'effetto è ancora modesto» dice Thomas Händel, 64enne eurodeputato del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea  e oggi presidente della  Commissione per l'occupazione e gli affari sociali: «L'eliminazione della disoccupazione giovanile è in primo luogo di competenza degli Stati membri. E' chiaro che i livelli europei possono avviare, accompagnare finanziariamente e coordinare: ma sono gli Stati membri a dover reagire: e questa è ovviamente la debolezza. Abbiamo perso un'intera generazione, una generazione che sta perdendo la fiducia nell'Europa». Anche Benifei sostiene la «necessità del coordinamento istituzionale. La Garanzia giovani non può funzionare senza un lavoro efficace che parta dal livello europeo, vada agli Stati membri e arrivi alle autorità locali e regionali». Varie organizzazioni che operano sul territorio – tra cui il Forum europeo dei giovani, Age Platform, Coface, il Forum europeo delle disabilità, ISPD, Eurocities, la Confederazione europea dei sindacati – sono firmatarie, ricorda Benifei, di una dichiarazione congiunta sulla Garanzia giovani che invoca l'immediata proroga dell'Iniziativa, un continuato impegno finanziario e un deciso passo in avanti nel verificare che le offerte siano di qualità, unico vero percorso per assicurare la sua sostenibilità di lungo periodo, insieme a una riduzione del carico burocratico per le imprese partecipanti.Tre i temi specifici emersi grazie agli interventi di altrettante eurodeputate. Elisabeth Morin-Chartier, 69enne eurodeputata francese del Partito Popolare, pone «la questione della fascia di età 25-30 anni: che è successo a questi giovani?». Marian Harkin, 63enne del Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa, è indignata perché nel suo Paese la Garanzia Giovani non è aperta ai disabili: «Ho segnalato alla Commissione che i giovani con disabilità in Irlanda non sono in grado di accedere alla Garanzia Giovani; ma la Commissione ha dato per buona la risposta del governo irlandese, e cioè che i giovani con disabilità abbiano accesso ad altri programmi. Eppure il punto della Garanzia Giovani è che è una garanzia per tutti i giovani: non ci devono essere eccezioni. Dobbiamo agire affinché questa discriminazione sia immediatamente interrotta».La 38enne grillina Laura Agea, che nell'Europarlamento fa parte del  Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta, è invece convinta che Garanzia Giovani «non è la strada: a fronte dell'impegno economico stanziato per questa misura, i risultati sono estremamente deludenti». E denuncia: «Tanti giovani mi scrivono che, a un anno di ingresso nel percorso Garanzia Giovani, non sono stati ancora pagati e mi chiedono perché e se è normale. No, non è normale!». Certamente non è accettabile che, a causa di intoppi burocratici, a farne le spese siano i giovani beneficiari della misura. (In effetti, la Repubblica degli Stagisti da mesi segue la questione dei ritardi che si stanno verificando in alcune Regioni).In linea generale però i sostenitori del proseguimento dell'iniziativa sembrano più numerosi dei detrattori. «La disoccupazione giovanile non è un tema che riguarda solo l'Italia meridionale. Anche in un paese abbastanza ricco e integro come la Svezia abbiamo grossi problemi» dice per esempio Marita Ulvskog, 65enne eurodeputata svedese del Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici: «Penso che sia molto importante che si continui a investire su questo tipo di programma».Terry Reintke, eurodeputata tedesca del Gruppo Verde, 29 anni, cita il caso Brexit ricordando che «i giovani in schiacciante maggioranza hanno votato per rimanere nell'Unione europea. Vogliono dare forma al futuro dell'Europa insieme; vogliono l'Ue per risolvere i problemi politici di oggi e lottare per il loro futuro» ma anche che «purtroppo molti giovani, soprattutto quelli che sono disoccupati, non sono andati a votare: si sentono staccati dai processi politici. Proprio a questi giovani dobbiamo fornire risposte. La Garanzia Giovani è una delle aree concrete in cui dobbiamo impegnarci per creare prospettive per coloro che si sentono lasciati indietro».     «In Spagna abbiamo più di un milione di giovani disoccupati e la Garanzia Giovani ne ha raggiunti appena 60mila. Dov'è la garanzia? Si tratta di una promessa che abbiamo fatto e abbiamo disatteso. Da difensori del programma diciamo però che abbiamo bisogno di cambiarlo da cima a fondo, anche obbligando gli Stati membri a rispettare i requisiti minimi delle linee guida sull'occupazione di qualità» tuona Sergio Gutiérrez Prieto, 34enne spagnolo del Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici. E la sua connazionale e collega di partito Clara Eugenia Aguilera García rincara la dose: «Questa iniziativa è importante ma non funziona. La misura scelta dal governo spagnolo - un bonus di 300 euro agli imprenditori per contributo alla sicurezza sociale - è assolutamente inefficace, com'è già dimostrato in altri programmi. Per conto dei giovani disoccupati spagnola noi chiediamo di cambiare questo programma perché esso abbia un futuro».«Vi sono Stati membri dell'Unione in cui la disoccupazione giovanile è inferiore al 10% e altri Stati in cui è superiore al 30-40%: dovremmo fare di più per migliorare lo scambio di migliori prassi tra gli Stati membri dell'Unione, al fine di dare ai giovani europei l'opportunità di far parte dei migliori programmi che esistono in Europa, nel loro Stato membro o in un altro» suggerisce Siegfried Mureşan, eurodeputato romeno 35enne del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratici-Cristiani): «Ma cosa sta facendo la Commissione al fine di migliorare lo scambio di migliori pratiche tra gli Stati membri dell'Unione?» Altro tema interessante sollevato da Mureşan, e ripreso anche dalla portoghese Sofia Ribeiro, è quello della necessità di una valutazione non solo quantitativa ma anche qualitativa dei risultati: «Verificare quanti posti di lavoro stabili e ben pagati sono stati creati».        «Nel mese di maggio di quest'anno rispetto a maggio dello scorso anno ci sono stati 503mila meno giovani senza lavoro. Questo è il tasso di disoccupazione più basso per i giovani dal marzo del 2009: penso che sia qualcosa di positivo» commenta la commissaria Thyssen. Rigettando al mittente le critiche sui ritardi nella presentazione dei documenti di monitoraggio: «Siamo nei tempi» chiude: «Gli Stati membri sono stati invitati a consegnare a fine maggio i dati, che sono dunque già stati raccolti o in corso di consegna. Ora verranno elaborati e su questa base prepareremo una relazione, che ci permetterà di capire come sta andando la Garanzia Giovani e se sarà il caso di dedicarvi ancora fondi specifici. Non sono felice, perché c'è ancora il 18% di disoccupazione giovanile. Ma sono soddisfatta che si vada avanti. Vediamo i progressi di mese in mese e il coinvolgimento di un gran numero di giovani che alla fine trovano lavoro».Tutto rimandato dunque a ottobre, per sapere se l'esperienza di Garanzia Giovani si chiuderà o no.Eleonora Voltolina

Best Stage 2016, pronta per i lettori della Repubblica degli Stagisti la guida per orientarsi nel mondo del lavoro

È pronta la nostra guida Best Stage 2016. Da oggi la potete scaricare qui, sul nostro sito, gratuitamente come sempre. L'anno scorso sono stati oltre 30mila i nostri lettori che hanno scelto di consultarla.Anche quest'anno troverete informazioni sintetiche e precise su come orientarvi nel mondo dello stage e del lavoro; così come l'anno scorso avevamo dedicato un approfondimento sulle opportunità di stage all'estero, in agenzie europee ed organismi internazionali, quest'anno ci sono due focus specifici sul mestiere della consulenza e sull'alternanza scuola-lavoro.La sezione delle aziende virtuose che fanno parte dell'RdS network è stata aggiornata e conta quest'anno 35 aziende, contro le 31 dell'anno scorso: come di consueto queste aziende si rendono completamente trasparenti, raccontando come usano lo strumento dello stage, quali sono le condizioni economiche che offrono ai giovani, qual è la percentuale di assunzione post stage che hanno raggiunto nel 2016, e se hanno effettuato assunzioni di under 30 anche al di là del canale dello stage. Inoltre, da quest'anno alcune aziende segnalano anche il loro impegno sul tema dell'alternanza scuola lavoro (cioè dell'ospitalità a studenti di scuole superiori per brevi stage).Per ogni azienda troverete dunque una pagina con una breve descrizione e i dettagli della policy sugli stage; inoltre per alcune vedrete il "Bollino OK Stage", il riconoscimento che la Repubblica degli Stagisti attribuisce alle aziende che rispettano in toto la Carta dei diritti degli stagisti (e in particolare che sono riuscite a raggiungere, nel 2015, un tasso di assunzione post stage pari almeno al 30%). In alcune pagine azienda vedrete segnalato anche il simbolo di uno o più AwaRDS, i premi speciali che conferiamo ogni anno ad alcune aziende che si sono particolarmente distinte (qui l'elenco completo delle vincitrici 2016).La consueta sezione delle Regioni contiene le informazioni più aggiornate sulle normative regionali e sui numeri del fenomeno stage regione per regione. Qui il dato più importante è un aumento del numero dei tirocini rispetto agli anni passati, dovuto a una impennata di quelli extracurriculari per effetto dell'iniziativa Garanzia Giovani.Infine torna la sezione FAQ, con le domande che più frequentemente ci arrivano da voi lettori attraverso il Forum. Con questa serie di domande/risposte cerchiamo di chiarire i dubbi più comuni, e anche di affrontare alcune questioni particolari; le FAQ di quest'anno sono aggiornate e contengono nuovi temi, come per esempio la risposta alle domande "C’è bisogno di certificati medici o di permessi speciali per le assenze?" oppure "Uno stagista è obbligato a presentarsi in giorni festivi se gli viene chiesto di farlo?".Potete scaricare a vostra scelta la versione in bassa definizione (che pesa più o meno 3 megabyte e si scarica velocemente) oppure quella in alta definizione (che pesa 30 megabyte): la differenza sostanzialmente sta solo nella minore o maggior definizione delle immagini. Buona lettura!E per un po' di amarcord...qui la guida Best Stage 2014e qui quella 2015!

La Scuola di politiche al servizio dei giovani: nuovo bando aperto fino al 3 luglio, quattro ottimi motivi per candidarsi

Un paio di mesi fa sono stata invitata a parlare alla Scuola di politiche dell'Arel, il progetto voluto da Enrico Letta per offrire una formazione politica ai più giovani e diretto dal deputato Marco Meloni. È aperto in questi giorni il bando per la seconda edizione della Scuola, c'è tempo ancora fino al 3 luglio per candidarsi; nelle righe che seguono voglio spiegare perché se avessi vent'anni correrei a candidarmi, e perché sto suggerendo a tutti i ventenni alla mia portata di farlo.Primo, perché si imparano tantissime cose interessanti. La scuola offre l'opportunità di seguire seminari di eccezionale valore didattico; in alcuni casi i docenti sono studiosi eminenti, personaggi che hanno ricoperto e ricoprono incarichi-chiave nelle amministrazioni pubbliche e nei governi. Solo per fare qualche nome:  Emma Bonino, Pascal Lamy, Herman Van Rompuy, Marc Lazar, Sabino Cassese, Giorgio Napolitano. Sì, persone così.Secondo, perché è una scuola di respiro internazionale, che insegna e pungola a guardare al di là dei confini italiani, imparando come funzionano le amministrazioni, le competizioni elettorali, i dibattiti dell'opinione pubblica in altri Paesi. Una modalità di studio e approfondimento che apre la mente.Terzo, perché è divertente e appassionante. Negli occhi dei 100 ragazzi che ho incontrato durante il mio seminario ho visto energia, intelligenza, curiosità; non solo per le tante cose apprese, ma anche per la modalità. La possibilità di incontrare giovani al di fuori del proprio cerchio e della propria comfort zone: lontani per geografia, indirizzo di studi, inclinazioni, gli allievi della scuola di politiche si trovano a fare questo percorso insieme e imparano l'uno dall'altro, alcuni diventano amici; sicuramente faranno network, negli anni a venire, si scambieranno informazioni e sostegno, e questo li renderà più forti.Ultimo punto, perché la scuola di politiche dell'Arel  é economicamente sostenibile. Non significa che sia gratuita: a ciascun allievo corrisponde una retta, il cui valore è stabilito in 1000 euro. Ma questi soldi non sono chiesti agli allievi; per il primo anno se ne é fatta interamente carico l'Arel; per i prossimi venturi si cercherà di coinvolgere sempre più sponsor pubblici e privati che, con donazioni, contribuiscano con piccole o grandi quote a coprire l'ammontare delle rette, permettendo che questa scuola resti non onerosa per i ragazzi. Per quest'anno, anche se non si dovessero raggiungere i 100mila euro di contributi, comunque l'Arel garantirà la copertura.E dunque, consiglio spassionato: controllate se avete i requisiti per candidarvi (c'è tempo fino a domenica 3 luglio), e se non li avete, diffondete la voce ai giovani che conoscete che potrebbero essere in linea: questa scuola é un'occasione importante, e non certo soltanto per chi sogna di lavorare nella pubblica amministrazione.Eleonora Voltolina

Alternanza scuola-lavoro, quest'anno mezzo milione di studenti coinvolti: il prossimo si raddoppia

Per la Repubblica degli Stagisti è l'evento più importante dell'anno: si tratta di Best stage, giunto alla terza edizione e pensato per «fare il punto sulla situazione sul tema dell'occupazione giovanile in Italia, fulcro dell'attività giornalistica della testata» ha spiegato la direttrice Eleonora Voltolina. Per il 2016, dopo Garanzia giovani e Jobs Act, protagonisti della precedente rassegna, il tema al centro del dibattito è stata la formazione, in particolare l'alternanza scuola lavoro. Che non è una novità: esiste da anni ma con la Buona Scuola entrata in vigore quest'anno si è istituzionalizzata diventando obbligatoria (per ora in fase sperimentale), sia per i licei – con 200 ore all'anno – che per gli istituti professionali – che dovranno 400 ore. Si tratta per entrambi di un tetto minimo da spalmare negli ultimi anni scolastici.«I ragazzi ne sono entusiasti, tornano motivati perché si rendono conto delle potenzialità» ha raccontato la preside dell'Istituto milanese Galileo Galilei Annamaria Borando. In atto c'è un «cambiamento radicale, non si concepisce più come un qualcosa per dopo le lezioni, ma come un contatto necessario per riempire il percorso scolastico». E «per i professori è stato lo stesso, si sono resi conto della presenza di contenuti talvolta obsoleti». Bilancio positivo anche per Fiammetta Magugliani di Sic [nella foto a destra], piccola azienda membro ormai storico dell'RdS network. Agli studenti si dà la possibiltà di «conoscere situazioni che a scuola vengono raccontate ma che non sono vissute». In più c'è una parte educativa: si prende confidenza con temi come il «rispetto delle regole e dell'orario, la collaborazione tra colleghi», che arricchiscono la preparazione.Una delle criticità principali è modificare la forma mentis, specie per i licei orientati per definizione più alla teoria che alla pratica. Il rischio da sventare è quello di pensare di «progettare l'alternanza scuola lavoro solo per le aziende dal grande fatturato e non per le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale del sistema italiano» ha sottolineato Voltolina: «La grande impresa non potrà mai assorbire tutta la mole di studenti». Effettivamente, ha spiegato la preside Borando, ci sono «difficoltà a costruire una progettazione di questo tipo, che deve essere personalizzata, e a individuare aziende disponibili». Su questo sono arrivate le rassicurazioni di Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro [nella foto a sinistra], che ha garantito che è in corso la messa a punto dell'istituzione di un registro delle imprese per l'alternanza e l'apprendistato, unico e senza costi, così come stanno chiedendo le scuole. Il sottosegretario ha ribadito anche l'impegno dell'ultimo anno nel settore, con «politiche per lo sviluppo del sistema duale anche sulla base del ridisegno dell'apprendistato di primo e terzo livello a opera dei decreti 81 e 150 attuativi del Jobs Act, e per la selezione di enti che facciano da battistrada per l'avvio dei progetti di formazione».Uno scoglio non da poco perché «orientare giovani e far capire come muoversi alle aziende non è come bere un bicchiere d'acqua». Concorda anche Oscar Pasquali, responsabile della segreteria tecnica del Miur: «Bisogna dare a quelle scuole non ancora attrezzate per l'alternanza scuola-lavoro le competenze di project management necessarie, fornire esempi come quelli di Sic e Bosch a cui possano ispirarsi». Anche perché il progetto è ambizioso: «Se i ragazzi interessati dall'alternanza sono stati in passato circa 170mila, con la riforma della Buona Scuola si è passati allo stato attuale che vede circa mezzo milione di studenti coinvolti» ha ricordato Pasquali. A regime, «nel 2017-2018 la previsione è di un milione e mezzo di giovani avviati al percorso ogni anno».   Altro organismo in perenne mobilitazione per l'acquisizione di competenze non formali («tutto quello che non si impara a scuola») da parte dei giovani dai 13 ai 30 anni è Agenzia giovani, presieduta da Giacomo D'Arrigo: «Con Erasmus+ gestiamo 130 milioni, la quota assegnata all'Italia su 14,5 miliardi di stanziamenti globali» ha spiegato D'Arrigo. All'interno confluiscono progetti provenienti da tutta Italia: «Per il 2015 sono stati 2100 e ne abbiamo finanziati circa 800: ma tutti quelli che tornano indietro ricevono un feedback per sapere dove hanno sbagliato e come ripresentarsi». Particolarmente orientate alla formazione anche le politiche adottate di recente dal comune di Milano, rappresentato all'incontro dall'assessore al Lavoro Cristina Tajani [nella foto sotto]. «In un territorio come Milano con grandi potenzialità abbiamo attuato politiche difensive di salvaguardia dalle conseguenze della crisi». Ma questo non ha impedito di portare avanti parallelamente anche politiche innovative: «il sostegno a startup e incubatori di impresa di nuova generazione, anche con vocazione verso la social innovation e non solo la tecnologia, il finanziamento di progetti di coworking, il programma 'Open badge' per la certificazione delle competenze», basato sull'idea di rilancio del capoluogo come 'City of learning'.  Qualche azienda sta mostrando attenzione a questi temi. Roberto Zecchino, vicepresidente e direttore risorse umane di Bosch, che fa parte del network RdS e della lista Bollino OK Stage, ha illustrato il progetto 'Allenarsi per il futuro', indirizzato alla formazione di giovani in ambito alternanza scuola lavoro. Finora ha interessato 40mila studenti e 200 scuole. «Con le regioni stiamo stipulando convenzioni finalizzate a coinvolgere altre aziende, con l'aiuto di Confindustria». La metafora scelta è lo sport: «Vogliamo portare esperienze di modelli olimpici perché tutti devono avere un sogno, fa male vedere che i ragazzi che incontriamo raramente dicano 'io vorrei fare questo'», ammette Zecchino. Non a caso Daniela Masseroni, campionessa olimpica di ginnastica ritimica, è stata special guest dell'evento. Nel suo intervento ha fatto luce «sull'importanza della grinta che viene fuori quando si desidera ardentemente qualcosa». Indispensabile per gli atleti che «dietro un sorriso nascondono allenamenti sfiancanti di otto ore al giorno, per sei giorni a settimana, per poi andarsi a giocare tutto in due minuti di competizione». Per tutti i dettagli sullo stato attuale dell'alternanza scuola lavoro sarà pubblicata domani la guida Best stage 2016, un vademecum che i lettori RdS hanno dimostrato di apprezzare con più di 85mila download complessivi delle passate edizioni. Ilaria Mariotti 

Oltre 35mila opportunità per il bando 2016 del servizio civile: ecco le novità

Tra i reggimenti che marciavano alla sfilata del 2 giugno scorso a Roma è comparso un gruppo di ragazzi molto diversi dal resto della parata. Indossavano una giacca impermeabile bianca, pratici pantaloni blu con ampie tasche e scarpe da ginnastica bianche, tutte diverse tra loro. Più che una divisa militare si trattava di una vera e propria divisa da lavoro – ma non un lavoro qualsiasi, bensì un impiego speciale, garantito dall’articolo 52 della Costituzione: erano infatti i giovani selezionati per rappresentare il Servizio civile nazionale. Parlare dei giovani impegnati in questo tipo di volontariato è importante, visto che il Servizio civile nazionale ha recentemente riaperto i suoi bandi per finanziare 35.203 progetti in Italia e all’estero nel 2016: chi volesse candidarsi a uno dei progetti offerti dagli oltre 40mila enti accreditati tra Italia e estero ha ancora tempo fino alle ore 14 di giovedì 30 giugno.Il 2016 è sicuramente un anno significativo per il servizio civile: dopo il bando straordinario a marzo, per un totale di 3.184 posti, infatti ci si aspettava il bando ordinario, annunciato in primavera dal sottosegretario del ministero del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Bobba. E appena prima della pubblicazione del bando, una novità ha finalmente visto la luce: il 6 giugno infatti è stata promulgata dal governo la legge 106 che riforma il terzo settore e in particolare il Servizio Civile (legge che però, attenzione, non ha effetto retroattivo per i 30mila ragazzi che stanno correntemente svolgendo i propri progetti). La  legge infatti ha stabilito importanti novità, definendo meglio chi può partecipare: giovani tra i 18 e i 28 anni, residenti in Italia da cinque anni (aprendo così di fatto a tutte le categorie di stranieri residenti in Italia), cambiando la durata complessiva  – da 8 a 12 mesi contro il periodo non negoziabile di dodici mesi precedentemente previsto – e in particolare la possibilità, durante il periodo, di trascorrere alcuni mesi all’estero, per arricchire ulteriormente la propria esperienza (e il rimborso per spese di trasferimento, da aggiungere ai 433 euro percepiti mensilmente dai volontari).Il governo ha spesso citato il servizio civile come area cardine del proprio operato. Già l’anno scorso la Repubblica degli Stagisti aveva raccontato come l’obbiettivo della attuale amministrazione fosse quello di arrivare a 100mila volontari annuali. Rimane da valutare come verrà realizzato l’ambizioso progetto, visto che per vedere superata la cifra di 50mila volontari bisogna tornare indietro di dieci anni (i 57mila volontari del 2006): da quell'anno il numero di posti a disposizione è progressivamente diminuito, fino ad arrivare all'annus horribilis 2012, in cui il bando ordinario non vide proprio la luce per mancanza di fondi. Da lì, non si poteva che migliorare: è partita infatti una fase crescente che gli ultimi anni, con i 15mila partecipanti del 2013, i 42mila nel 2014 e i 45mila del 2015 (di cui oltre 30mila nel bando ordinario e 15mila tra bandi speciali e Garanzia Giovani), ha fatto ben sperare.I bandi ordinari, nazionali e regionali, del 2016 offrono l’opportunità di partire a 35.203 volontari, soprattutto per progetti in Italia (oltre 10mila realtà contro le 144 all’estero). Tra le regioni italiane spiccano per il numero di progetti Campania, Sicilia e Lombardia (i cui progetti approvati permettono di partire, rispettivamente, a 2514, 1962 e 1641 volontari) mentre le regioni che offrono meno opportunità sono Val d’Aosta (17 posti), Umbria (116) e Basilicata (161).Le tipologie di progetto sono le più disparate ma tutte unite da un filo comune, la solidarietà: dai servizi sociali agli enti di promozione culturale e passando per organismi che si impegnano nel settore dell’educazione. Ogni candidato può, basandosi sulla lista della regione e determinate parole chiave, trovare il progetto che più gli interessa, spesso indicato direttamente sui siti degli enti stessi. Sul sito del Servizio Civile Nazionale si leggono le tipologie generali: «I progetti, presentati da Enti pubblici e da Enti privati no profit, possono aver luogo sia in Italia che all’estero. Essi consistono in attività inerenti i settori: assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, servizio civile all'estero». La procedura – così come il rimborso di 433 euro –  non è cambiata negli anni: dopo la prima fase di selezione dei progetti, i volontari possono inoltrare le proprie candidature – una sola per ogni volontario, anche se l’ufficio informa che possono avanzare le proprie candidature anche coloro che hanno partecipato al bando straordinario – presentandola direttamente all’ente presso il quale hanno intenzione di svolgere il servizio. La domanda è scaricabile online e spesso va unita a allegati contenenti documenti specifici richiesti dai singoli bandi, che cambiano di regione in regione. Dopo la chiusura dei bandi gli enti compongono le proprie graduatorie – pubblicate online sul portale del ministero – e come riporta il sito del Servizio Civile Nazionale “comincia l’avventura!”Matteo MoschellaLe foto sono tratte dalla pagina Facebook del Servizio civile nazionale

Giustizia e diritti umani a scuola: iscrizioni aperte per Unisona, il più importante evento live a scopo didattico

Pochi giorni ancora per tutte le scuole superiori interessate a iscriversi alla quarta edizione dell’evento live Unisona, che si terrà a partire dal 20 ottobre e vedrà collegati in diretta per tre appuntamenti differenti ben 100 cinema sparsi sul territorio italiano. Un’occasione per far riflettere gli studenti su temi fondamentali come quelli dei diritti umani, della giustiza e del rapporto tra le generazioni. La data ultima per le pre iscrizioni delle scuole è il 30 giugno: solo in questo modo si ha la certezza di partecipare. Scaduto il termine è, infatti, possibile provare a iscriversi direttamente a settembre, quando bisognerà comunque formalizzare l’adesione delle preiscrizioni, ma si avranno a disposizione meno sale tra cui scegliere e quindi anche meno posti.La maratona di sensibilizzazione è partita nel 2013 grazie alla collaborazione tra Unisona e l’associazione Sulleregole, di Gherardo Colombo, e ha visto nelle prime tre edizioni oltre 60mila ragazzi partecipanti in tutta Italia, imponendosi come il più importante evento live a scopo didattico mai realizzato. Da quest’anno, però, la sfida si è allargata e si sono aggiunti altri due eventi che vedono la partecipazione di Gino Strada e Claudio Bisio. «La scelta di Unisona è di amplificare la voce dei protagonisti dell’impegno civile, umanitario, culturale e artistico. Lo viviamo come un impegno molto gratificante perché pensiamo che sia questo il modo migliore di convogliare le nostre competenze», spiega alla Repubblica degli Stagisti Franco Barbano, presidente Unisona. «Noi ci mettiamo al servizio dei partner, attiviamo la nostra rete di cinema, coinvolgendo le scuole e curando l’organizzazione generale, la comunicazione e la supervisione tecnica. Mentre il partner porta la sua testimonianza autorevole e la scrittura dell’evento. È a loro quindi che spetta la scelta delle tematiche».Che quest’anno saranno di stringente attualità: si comincia, infatti, il 20 ottobre in diretta satellitare dalle 10 alle 12, con «Nessuno Escluso. I diritti umani valgono per tutti?», l’evento prodotto da Emergency con Gino e Cecilia Strada. «Se guardiamo alla stringente attualità» osserva Barbano, «non è difficile capire perché abbiano deciso di proporre agli studenti delle scuole superiori proprio una riflessione sulle ragioni dei flussi migratori e sul modo in cui la comunità internazionale, e ciascuno di noi, si confronta con questo problema, con uno sguardo attento ai diritti umani come fondamento di una cultura di pace».Quasi un mese dopo, il 18 novembre, sarà invece la volta di «Che cos’è la giustizia?», in questo caso quarto incontro tra Gherardo Colombo e gli studenti. L’evento è promosso dall’associazione Sulleregole, fondata nel 2010 da Colombo, ex magistrato ora in pensione, con l’obiettivo di stimolare, specie tra le nuove generazioni, la riflessione sul rispetto della legalità e sul senso della giustizia.Mentre l’ultimo appuntamento è con l’evento del 2 dicembre, «Father & Son», lo spettacolo teatrale di Claudio Bisio ispirato ai libri di Michele Serra, «Gli Sdraiati» e «Breviario comico», che racconta il rapporto padri-figli. In questo caso l’evento sarà trasmesso in simultanea satellitare dal teatro dell’Archivolto di Genova e seguito da una conversazione tra gli studenti, i genitori e docenti con Bisio e Serra che vedrà anche l’intervento di psicologi per facilitare il confronto. Ogni evento, infatti, è strutturato come un dibattito aperto, con molto spazio dedicato alle domande e agli approfondimenti. Per questo, spiega Barbano, «per facilitare la partecipazione degli studenti collegati dai cinema di tutta Italia, i ragazzi saranno invitati a inviare domande e riflessioni via social, che saranno selezionate e lette in diretta da gruppi di loro portavoce presenti in teatro. Certo, rispondere a tutti non è possibile, ma in questo modo si può dare voce al più alto numero di ragazzi visto che una sola risposta spesso permette di approfondire molti dubbi».Le scuole che sono interessate a far partecipare i propri studenti devono preiscriverli entro il 30 giugno. Per farlo è necessario compilare il form di preadesione disponibile sul sito per ogni evento. Per chi non ci dovesse riuscire è possibile poi rimediare direttamente a settembre provando a registrarsi allora, ma la priorità nell’assegnazione dei posti è riconosciuta in base alla data di preiscrizione e quindi si potrebbe rimanere fuori. I costi di adesione sono esigui: si va dai tre euro a studente per l’incontro con Emergency ai cinque euro per quello sulla giustizia con Colombo, fino ai sette euro per Father & Son. «Le prime due iniziative si pongono il solo obiettivo della copertura dei costi di produzione, mentre il terzo evento promosso dal Teatro dell’Archivolto e da Solea, con l’organizzazione e la distribuzione di Unisona, costa un po’ di più per la maggiore complessità della produzione», spiega il presidente Unisona. «Non dimentichiamoci che sono iniziative molto complesse per cui l’incasso derivante non è sufficiente e la copertura totale è raggiungibile solo grazie al sostegno economico richiesto a partner e fondazioni». Quest’anno si prevede la partecipazione di oltre 50mila studenti per il totale dei tre eventi, con un trend in continua crescita rispetto agli anni precedenti. Imponendosi quindi nuovamente sul campo nazionale ed europeo come il più importante evento live a scopo didattico mai realizzato. «Altri eventi di questo tipo che utilizzano modalità in streaming non sono del tutto inediti, ma non raggiungono questi numeri. E poi di solito vengono trasmesse proiezioni di film d’autore dedicati a temi chiave o realizzate produzioni specifiche per la valorizzazione del patrimonio artistico». Situazioni, quindi, ben diverse dai tre eventi Unisona, soprattutto perché in questo caso si tratta di live in cui è possibile anche l’interazione tra pubblico e attori.Alle scuole interessate non resta dunque che verificare nell’elenco cinema prenotabili la disponibilità di una struttura vicino al proprio istituto e procedere, il prima possibile, con le preiscrizioni con l’indicazione del numero degli studenti partecipanti. Marianna Lepore

«Siamo diventati il più grande professional network italiano»: Jobyourlife festeggia i suoi primi quattro anni

Un milione di utenti iscritti alla piattaforma, 2milioni e 200mila euro raccolti da parte di angel investor, 900mila iscritti al professional network, oltre 100mila colloqui di lavoro e due sedi, una a Milano e una a Cagliari, con 25 dipendenti di età media sui 26 anni: è il bilancio dei primi quattro anni di Jobyourlife, la start up fondata dal 27enne Andrea De Spirt che ha applicato la geolocalizzazione dei curricula per aiutare le aziende a trovare il candidato ideale. La Repubblica degli Stagisti aveva raccontato la storia di questa start up quando era nata da pochissimo e torna a parlarne oggi per raccontare i traguardi che ha raggiunto. «In quattro anni siamo diventati il più grande professional network fatto in Italia con finanziamenti italiani» dice orgoglioso De Spirt, Ceo di Jobyourlife. «La Francia ha Viadeo, la Germania Xing, e ora anche noi ne abbiamo uno. Questo non vuol dire che siamo meglio di Linkedin, ma credo sia qualcosa di cui andare fieri». Tanto da aver fatto proprio recentemente un nuovo aumento di capitale, all’interno della stessa compagine societaria, di 600mila euro. Un investimento che si prospetta più che positivo, visto che il fatturato 2015 si è chiuso a quota 100mila euro e il trend 2016 è in linea con il business plan che prevede 800mila euro di fatturato. E a parte i guadagni c’è il feedback delle aziende: al momento sono 3.800 quelle iscritte al portale, di cui 1.500 utilizzano costantemente il sito per la ricerca del personale.Un successo che De Spirt spiega nel tipo di approccio al mondo della ricerca di un lavoro: «Quello di Jobyourlife è assolutamente diverso. Tanto che abbiamo avuto spesso il problema di far capire ad alcuni addetti come si utilizzava. Si aspettavano i classici annunci a cui doversi candidare, mentre l’esperienza con il nostro portale è un’altra cosa». Il normale meccanismo di ricerca di un lavoro è invertito: sono le aziende che attraverso la geolocalizzazione dei curricula unita ad annunci mirati riescono a trovare il candidato ideale e a contattare i potenziali dipendenti. Così gli utenti, per cui l’iscrizione è gratuita, ricevono solo gli annunci giusti. «Fondamentalmente anche se si ha un lavoro bellissimo, conviene iscriversi perché si potrebbe ricevere una proposta interessante. E se si accetta si ha un colloquio di lavoro che potrebbe cambiare le carte in gioco nella vita professionale». Oggi Jobyourlife, nominata anche tra le 14 start up più promettenti nel campo del recruiting a livello europeo selezionate da Mind the Bridge per Openjobmetis, festeggia i 100mila colloqui di lavoro. «Vuol dire che abbiamo mandato più di 100mila persone a fare un primo incontro con le aziende» spiega alla Repubblica degli Stagisti De Spirt [nella foto a sinistra] «e per noi è stato un grandissimo obiettivo. Purtroppo non riusciamo ad avere il dato preciso di quanti siano stati poi assunti, ma essendo persone particolarmente standardizzate la possibilità che questo accada è molto alta». L’età media degli iscritti in cerca di lavoro si aggira tra i 28 e i 30 anni anche se proprio perché non è un portale verticale, ma orizzontale, i candidati sono anche ultra trentenni. «Abbiamo però constatato che quelli maggiormente contattati sono tra i 25 e i 35 anni. Comunque quello che ci fa più piacere è ricevere ogni giorno tantissimi ringraziamenti da parte di chi si è iscritto ed è riuscito a trovare un lavoro». Richiestissimi in questo senso sono i programmatori, seguiti dai marketing specialist, dai commerciali e webmaster. Su cosa abbia fatto il successo della start up, De Spirt non ha dubbi: «Sicuramente il software innovativo che noi forniamo alle aziende. Ancora oggi, ogni volta che lo presentiamo sono estremamente contenti di trovare qualcosa di diverso. Sono abituati al solito sito di jobposting, con la pubblicazione dell'annuncio e la speranza che prima o poi arrivi il candidato ideale. Con noi, invece, riescono a individuare in pochi secondi le persone che servono nella zona desiderata, grazie a un software che utilizza la ricerca semantica e la geolocalizzazione dei curricula». Mentre dal lato dei candidati c’è la novità di ricevere delle proposte di lavoro personali, di sapere chi ha visionato il proprio profilo e ne è rimasto talmente colpito da contattarlo per un colloquio. «Non c’è nulla di impersonale: non sono i software ma le aziende ad essere interessate a quel candidato».Oggi, raggiunte le prime soddisfazioni, Jobyourlife pensa ai progetti per il futuro e in particolare ad aprire sul mercato russo. «Siamo stati contattati da un investitore di quel paese, così abbiamo cominciato a studiare il mercato e scoperto che lì ci sono pochi portali come il nostro e c’è un’alta richiesta di manodopera. Ci è sembrata una situazione molto interessante che stiamo portando avanti. Probabilmente sarà lo stesso portale ma solo per russi, per intenderci un jobyourlife.ru. Perciò assumeremo nuovo personale solo da quel Paese». La data fissata per l’apertura è la fine del 2016 e sarà il primo vero banco di prova di Jobyourlife al di fuori dell’Italia. L’esternalizzazione del prodotto è, infatti, uno dei prossimi obiettivi oltre a raggiungere i 2milioni di utenti.E poi ci sono i nuovi servizi su cui si sta lavorando. «Da pochissimo abbiamo lanciato un nuovo servizio per le aziende: l’applicant agent system, un plug in che va a inserirsi nella sezione lavora con noi della pagina dei siti web aziendali, da dove di solito si inviano i curricula, e aiuta le aziende a gestire tutte le candidature spontanee. Di solito le aziende perdono centinaia di cv interessanti, ma con il nostro plug in questo non succede grazie a un’ottima interfaccia web e a un backend attraverso cui l’azienda riesce a gestire le candidature». Avrà poi la particolarità di avere per l’azienda un costo inversamente proporzionale al suo utilizzo: più si usa meno costa. «Per noi sarà un modo per fare marketing e l’azienda avrà interesse a usarlo visto che più candidati avrà più il prezzo per lei scenderà fino a diventare fondamentalmente gratis».De Spirt non dimentica però la fatica fatta per arrivare ai successi di oggi: «Ci sono stati tanti momenti difficili, quasi tutti i giorni». Così Jobyourlife sta pensando di andare incontro alle altre start up innovative dando gratuitamente questo plug in di gestione delle candidature. «All’inizio può sembrare che non sia necessario, ma avere una pagina lavora con noi fatta bene è incentivante e aiuta ad attirare talenti. Così visto che una start up vede questa spesa come superflua, mentre noi siamo consci della sua importanza, glielo daremo gratuitamente», con il vantaggio per Jobyourlife di acquisire comunque nuovi utenti.  Ma nonostante le difficoltà incontrate, Andrea De Spirt è più che sicuro nel suggerire ai giovani di avviare una start up: «Se l’obiettivo è quello di essere indipendenti e non lavorare per altri, assolutamente sì. Ma ricordandosi tre punti fondamentali: concentrarsi benissimo sul team al momento della sua creazione, perché è il team che fa funzionare la start up; l’idea è importante ma non basta perché è solo il 5% del progetto e ha bisogno di un equipe di persone che la porti avanti; interiorizzare la “cultura del fallimento”. Nelle start up la possibilità in percentuale di fallire è molto alta. Può succedere anche a me da un giorno all’altro. Perciò bisogna capire che è qualcosa che può accadere e non deve bloccarci. Al massimo sfidarci ad andare avanti!»Marianna Lepore

2mila opportunità per giovani: per la nuova edizione di “Torno subito” la Regione Lazio mette sul piatto 18 milioni di euro

Torna per il terzo anno consecutivo il progetto “Torno Subito” della Regione Lazio, che finanzia – quest'anno con oltre 18 milioni di euro – 2mila periodi di formazione, master o esperienze lavorative in Italia o all’estero per universitari o laureati dai 18 ai 35 anni.  Il programma, a cui ci si può candidare fino al prossimo giovedì 23 giugno, negli ultimi due anni già ha contribuito “a far partire” dal Lazio oltre 1500 ragazzi per un’esperienza formativa, per poi “farne tornare” già circa 900 per applicare in Lazio quello che hanno imparato – con un tirocinio presso un’azienda, un ente o da quest’anno anche una startup.“Torno subito”, che la Repubblica degli Stagisti aveva già raccontato nelle precedenti edizioni, ha aiutato in totale a realizzare più di 1500 progetti tra il 2014 e il 2015 (con stanziamenti rispettivamente da 5,4 milioni di euro e 15 milioni di euro): solo l’anno scorso ha coinvolto 1100 ragazzi, che prima di tornare a lavorare in Lazio hanno studiato e lavorato in altre regioni di Italia (circa il 50%), in Europa (35%) ma anche in altri paesi: dall’Australia al Canada passando per India, Brasile, Argentina e Nuova Zelanda.Ma in cosa consistono questi progetti? Per esempio, andare a New York per un periodo di tempo a lavorare per un’azienda alberghiera e tornare a Roma per proseguire con un’altra esperienza lavorativa nello stesso settore. È quel che è successo a Elisa, che ha affidato la sua storia a un video pubblicato sulle pagine dei social network della regione. Il suo consiglio: «Armarsi di pazienza, non demordere e contattare il maggior numero di aziende possibili».Il bando per il 2016 prevede tre possibili tipologie di progetto (una in meno rispetto all’anno scorso): “Formazione”, “Work Experience”  e “Cinema”. Se la seconda fase non muta in tutti i percorsi – il vincitore è tenuto a svolgere un tirocinio, extracurricolare o curricolare, o un’attività di startup in un coworking della regione Lazio da 3 a 6 mesi – cambia invece il contenuto della prima. La tipologia “Formazione”, infatti, prevede corsi di specializzazione o di alta formazione dai 3 ai 12 mesi, la “Work Experience” invece offre uno stage di 3 mesi. Infine il progetto “Cinema” prevede una prima esperienza formativa da 1 a 6 mesi (ed è aperto anche a diplomati delle scuole superiori). Tutti i percorsi dovranno iniziare la prima fase a settembre 2016 e terminare la seconda entro aprile 2018.L’esperienza di start up può essere particolarmente interessante per i giovani che hanno intenzione di partecipare quest’anno: infatti in questo caso chi volesse svolgere la seconda fase in un cowoking può, di fatto, sviluppare un’idea propria da sviluppare grazie ai tutor presenti nelle strutture di coworking o dei fablab.Quanto ai requisiti per partecipare al progetto, è necessario essere cittadini italiani e stranieri residenti in Lazio da almeno 6 mesi, essere studenti universitari o laureati (o anche solo diplomati, nel caso in cui si voglia seguire la tipologia “Cinema”) e avere tra i 18 e i 35 anni. Inoltre bisogna essere inoccupati, iscritti ai centri per l’impiego e non essere coinvolti in altri progetti finanziati dall’Unione Europea.La domanda di ammissione va compilata online e inoltrata entro le 10 di mattina del 23 giugno: dopo essersi registrati bisogna compilare le aree relative al proprio curriculum vitae e spiegare la propria idea di progetto – ogni partecipante può inoltrare un solo progetto. Inoltre servono le lettere di adesione dei due partner scelti per le due diverse fasi e un preventivo dei costi nel caso in cui si faccia un master o un percorso formativo (tutti i formulari si trovano sul sito). Una volta iniziato il processo si può entrare nella pagina della domanda online quante volte si vuole, ma una volta completata non sarà più modificabile.Il bando spiega nei dettagli cosa spetti ai vincitori: per la prima fase fuori dalla regione fino a 12mila euro per chi fa corsi di formazione o 600 euro mensili per chi fa esperienze di learning on the job, più un rimborso per il vitto e l’alloggio e per le eventuali spese di visto; è anche prevista specifica assistenza per i disabili. Nella seconda fase un’indennità di 600 euro lordi al mese per i tirocini in regione. Ogni percorso ha sue regole specifiche per quanto riguarda l’erogazione dei rimborsi: di solito, mentre la prima fase è coperta da un acconto, la seconda da rimborsi trimestrali delle mensilità previste. Il bando di quest’anno rende più snella la burocrazia istituendo rapporti diretti tra Laziodisu e gli enti in cui i ragazzi andranno a fare formazione (prima erano coinvolti i centri per l’impiego).Con i 18 milioni di euro verranno finanziati tutti i progetti seguendo la graduatoria fino al raggiungimento delle risorse disponibili: l'obiettivo di quest'anno, spiegano gli organizzatori alla Repubblica degli Stagisti, è di arrivare a finanziare 2000 progetti, con stanziamenti tra i 6mila e i 25mila euro a progetto.Insomma una bella opportunità (la pagina Facebook del progetto è subissata di domande da parte di aspiranti candidati), anche perché è facile comprendere il valore pratico di “Torno Subito”: «La possibilità di andare a lavorare all’estero finanziati dalla regione vi renderà una persona differente dal punto di vista lavorativo» garantisce Elisa: «le aziende vi guarderanno in modo differente».

10mila assunti all'anno nella consulenza: «Settore incredibilmente vivo, ecco la partnership tra Repubblica degli Stagisti e Assoconsult»

100mila giovani ogni anno mandano il cv alle società di consulenza, sperando di poter cominciare una carriera nel management consulting. Per 10mila di loro effettivamente si aprono le porte e vengono assunti, spesso con un passaggio preventivo in stage. Proprio questa estrema vitalità del settore della consulenza a livello occupazionale sta alla base della partnership sottoscritta qualche mese fa tra la Repubblica degli Stagisti e Assoconsult, l'associazione di categoria della galassia Confindustria che raggruppa circa 150 società di consulenza.La partnership è stata presentata e raccontata la settimana scorsa a Milano nel corso di Best Stage, l'evento annuale della Repubblica degli Stagisti dedicato a focalizzare il tema dell'occupazione giovanile in Italia. Alberto Antonietti, manager di Accenture e neo vicepresidente di Assoconsult, è intervenuto accanto a Eleonora Voltolina per raccontare la partnership appena avviata con l'obiettivo di «far conoscere ai giovani il settore della consulenza, che è un settore incredibilmente vivo e assetato di giovani talenti» ha riassunto la fondatrice della Repubblica degli Stagisti. «Nel mondo della management consulting il termine stesso "consulenza" è talvolta un po' abusato, e Assoconsult mira molto a qualificare e a comunicare correttamente cosa vuol dire consulenza di management, consulenza di impresa» ha detto prima di tutto Antonietti. Il settore dà lavoro a 35mila persone ed è composto per una parte importante di piccole e medie imprese che generano il 20% del fatturato e poi da medie, grandi e multinazionali con sede in Italia che alimentano il resto del business. In particolare esistono 35 imprese con oltre 50 dipendenti che realizzano quasi la metà del fatturato del settore e occupano il 27% degli addetti. Perché è importante la consulenza ai fini della RdS? Perché è uno di quei settori che anche in questi anni di crisi complessivamente è cresciuto in maniera rilevante e spesso anche con tassi a doppie cifre. «Stiamo crescendo di oltre il 10% medio all'anno in termini di fatturato» ha confermato Antonietti: «E il settore in Italia è ancora sottodimensionato rispetto a quello che succede in altri Paesi; l'Italia fa circa 3,5 miliardi di fatturato complessivo secondo le stime di Assoconsult, che effettua anche un osservatorio annuale di analisi del settore, con una incidenza dello 0,2% del Pil: è poco rispetto a quello che succede negli altri grandi Paesi europei - sopratutto la Germania, ma anche UK e Francia - dove la percentuale si aggira intorno all'1%. Quindi è un settore che sta crescendo». Per il tipo di business e per i numeri, le aziende di questo settore sono sempre alla ricerca di new entry: «La consulenza ha una struttura di funzionamento in cui i giovani sono un ingrediente fondamentale del motore» ha spiegato Antonietti: «Tipicamente c'è un turnover abbastanza significativo, nell'ordine del 12-15%, e pertanto si creano continuamente spazi significativi per nuovi ingressi». E i numeri lo confermano: «Complessivamente noi come settore riceviamo circa 100mila candidature all'anno, che vengono prevalentemente dal settore di studi economico - tecnologico, e andiamo ad assumere circa il 10% di questi candidati: dunque direi che almeno 10mila nuovi laureati entrano ogni anno in consulenza». E qui entra in gioco l'elemento dello stage: «Prima dell'ingresso, ai laureandi e neolaureati molto spesso offriamo degli internship: per noi è uno strumento alquanto utile e credo che sia anche un servizio importante per i giovani e nel complesso per il Paese. Molto spesso, sopratutto nelle aziende medio grandi, tipicamente entrare in consulenza vuol dire continuare a fare un percorso di formazione però direttamente a contatto e lavorando quotidianamente. Per le tematiche che trattiamo, che sono tipicamente di business e si declinano su marketing, strategia, performance management, IT strategy, si lavora all'interno di gruppi di lavoro, a stretto contatto con il cliente. Gli stage sono effettivamente delle occasioni di crescita professionale e di acquisizione di un metodo di lavoro molto rilevante, che secondo noi completano in maniera significativa quello che è il percorso scolastico, accademico – sicuramente molto approfondito dal punto di vista teorico e che però, sopratutto a confronto con il livello internazionale, talvolta pecca un po' di “limitata pragmaticità”».Da qui l'idea di Assoconsult di stringere una alleanza con la Repubblica degli Stagisti, avviando «con molta gioia e soddisfazione», ha detto Antonietti, una partnership «che consente ad Assoconsult di disciplinare ulteriormente meglio l'utilizzo degli stagisti. Assoconsult si è data un proprio codice di autodisciplina anche sul tema delle assunzione e della gestione del personale in stage».E le aziende che aderiscono al network della Repubblica degli Stagisti garantiscono ai giovani condizioni di miglior favore rispetto a quelle previste dalle varie normative sul tema: «Abbiamo fatto una battaglia per debellare gli stage gratuiti» ha ricordato Eleonora Voltolina: «Ci siamo riusciti solo a metà perché abbiamo ottenuto un quadro normativo più favorevole per quanto riguarda gli extracurriculari, anche se ci sono ancora i curriculari che viaggiano nella vacatio legis. La nostra idea è quella di fare un passo in più» e stimolare le aziende a garantire, per esempio, indennità mensili più alte rispetto ai minimi (mediamente 400 euro al mese) posti dalle Regioni. «Rispetto al settore della consulenza, molto spesso le aziende non devono neanche modificare la loro policy per entrare a far parte del nostro network» ha aggiunto Voltolina «Perché hanno già di per sé una policy che rispetta i nostri criteri» - che per la cronaca prevede, rispetto all'aspetto monetario, di garantire un emolumento di almeno 500 euro al mese per i tirocini per i laureati e di almeno 250 euro al mese per gli studenti universitari. «Noi abbiamo ad oggi circa una decina di società di consulenza nel network: più o meno la metà sono associate Assoconsult» ha continuato Voltolina: «L'idea di stipulare una partnership è stata un'idea dell'ingegner Capé è il presidente di Assoconsult ed è anche uno degli amministratori delegati di Bip, una importante società di consulenza che fa parte del network della Repubblica degli Stagisti. La struttura che noi abbiamo dato alla partnership prevede un incentivo economico: le aziende associate Assoconsult pagano una quota di adesione annuale fortemente scontata». Il che ha prodotto già degli effetti: due società, Lattanzio e Mercer, hanno infatti in questi ultimi mesi aderito al network. E la vitalità del comparto della consulenza è stata confermata all'interno dei premi che la Repubblixca degli Stagisti ha attribuito al termine di Best Stage: «Le società di consulenza dentro l'RdS network hanno fatto incetta dei nostri AwaRDS perché hanno obiettivamente delle condizioni ottime e sopratutto un tasso di assunzione post stage stratosferico». In effetti: Everis ha vinto l'AwaRDS per il “miglior rimborso spese” e anche quello per il “miglior tasso di assunzione post stage” insieme a Bip, Marsh, Mercer, Spindox e Assioma.net; e inoltre l'AwaRDS per la “miglior performance di assunzioni dirette di giovani” è andato ex-aequo a PwC ed EY.Ma qual è il profilo dei giovani che le società di consulenza ricercano così attivamente? «L'identikit sta cambiando un po' nel tempo» ha spiegato Antonietti: «C'è una rivoluzione legata alle innovazioni nell'ambito dell'Information Technology, nel mondo digitale, che sta trasformando anche le nostre esigenze e quelle della nostra clientela». In passato gli addetti HR di questo settore andavano a caccia «principalmente di laureati in Economia, in Business administration, un po' di ingegneri che poi dopo facevano il master, qualche laureato in matematica», e in sostanza il 90% dei giovani inseriti veniva dal mondo dell'economia, oggi il quadro è molto diverso. «Rimane viva la ricerca di giovani che vengono dal mondo della galassia economica, ma sta crescendo molto la gamba della specializzazione più tecnica, quindi degli ingegneri gestionali e di quelli che lavorano in settori più tecnologici come per esempio quelli elettronici. Inoltre oggi cerchiamo anche laureati in materie umanistiche per ciò che riguarda il marketing digitale» per portare avanti attività di «storytelling, marketing digitale, gestione dei social media: questo sicuramente dà delle possibilità anche indirizzi di studi che fino a poco tempo fa non ricercavamo». Caratteristica indispensabile per lavorare nella consulenza, secondo Antonietti, è la passione per l'innovazione: «Noi gestiamo un continuo cambiamento, una continua trasformazione. Aiutiamo i nostri clienti a creare nuovi mercati, nuovi prodotti, nuove soluzioni, nuovi modi di gestire le organizzazioni: quindi devono essere persone tipicamente appassionate del cambiamento, capaci di lavorare in progetti, anche perché noi non lavoriamo mai funzionalmente, non abbiamo una attività ripetitiva. Devono essere persone che vogliono trovarsi a gestire ogni tre mesi situazioni nuove, sopratutto all'inizio: cliente nuovo, contesto nuovo, tematica da affrontare diversa. Ci vuole anche attitudine a collaborare e lavorare in team, non ricerchiamo la superstar che lavora da sola; e inoltre i consulenti devono essere  buoni comunicatori».Appassionati di innovazione e tecnologia, ma non solo: anche proattivi. Questo è l'ultimo elemento, forse il più importante, tracciato dal vicepresidente di Assoconsult: «Cerchiamo sopratutto quelli che hanno dimostrato di saper gestire tante cose insieme oltre al proprio percorso di studio. Io preferisco avere una persona che magari si è laureata con 108, o anche con 105, ma che nel frattempo ha lavorato, ha fatto delle esperienze all'estero, si è già fatta qualche stage, ha già annusato il mondo dell'impresa, e mi trasmette una maggior determinazione rispetto alla persona che magari è perfetta, esce col 110, però effettivamente ha fatto quello tutta la vita». La partnership con Assoconsult ha dunque l'obiettivo di far conoscere ai giovani lettori della Repubblica degli Stagisti le opportunità del mondo della consulenza, e specificamente delle aziende che fanno parte del network. «E la nostra idea è che altri comparti dinamici possano decidere di stipulare partnership simili con noi» ha chiuso Eleonora Voltolina: «Ovviamente non puntiamo ai settori “moribondi”, ma a quelli che hanno delle performance buone di crescita e di espansione anche dal punto di vista occupazionale. L'idea di allearsi con un sito che federa intorno a sé centinaia di migliaia di ragazzi interessati ad entrare nel mondo del lavoro può essere una cosa interessante!».

EY invita i giovani a “Meet the future” per scoprire il mondo della consulenza, due appuntamenti a giugno a Milano e Roma

Il gruppo EY, colosso del settore della consulenza, organizza due giornate dedicate ai giovani, intitolate “Meet the future”. Il 13 giugno a Milano e il 27 giugno a Roma riunirà 100 giovani, studenti e neolaureati, offrendo loro un pomeriggio di full immersion nelle attività di “advisory”.«È la prima volta che lo facciamo» racconta Annalisa Lucarelli, responsabile Recruiting ed employer branding di EY, alla Repubblica degli Stagisti: «L'obiettivo è quello di presentare la nostra service line advisory agli studenti, che potenzialmente potrebbero essere i nostri stagisti e dipendenti di domani. Negli ultimi tempi il nostro settore Advisory ha cambiato pelle: se prima la consulenza che svolgevamo per i nostri clienti era più incentrata in ambito di processo, adesso è più strategica e in ambito digital». EY ha infatti deciso di «cavalcare l'onda del digital: soprattutto in questo momento siamo la società di consulenza che più di tutti si sta specializzando in questo segmento».Ma attenzione a non cadere in errore: per candidarsi per questo tipo di attività non è necessario avere una competenza specifica in informatica. «Noi non cerchiamo programmatori» conferma Lucarelli: «I progetti che seguiamo sono di consulenza strategica in ambito digital. Dunque abbiamo bisogno di ingegneri ed economisti e anche di persone con formazioni diverse, come per esempio studenti di marketing, data scientists. Digital vuol dire anche social media management, analisi di big data.Il lavoro in advisory è molto vario: «Si può andare a fare consulenza in ambito di performance improvement, per migliorare l'efficienza delle performance aziendale» elenca Lucareli «piuttosto che in cyber security, quindi per prevenire gli attacchi hacker. La cosa importante da tenere a mente è che il digital pervade le nostre vite. Non ci riguarda solo quando guardiamo la tv satellitare: per fare un esempio, è anche l'ente sanitario che deve proteggere le analisi del sangue dei propri pazienti da attacchi di hackeraggio! Le imprese ci contattano perché li aiutiamo a digitalizzare i processi, per esempio i procedimenti paperless».Le due giornate “Meet the future” in programma a Milano e a Roma serviranno «a farci conoscere e a incontrare gli studenti: noi abbiamo ogni anno tante posizioni aperte, ed è importante trovare modi per entrare in contatto con le persone in maniera diretta». E attenzione perché “tante posizioni aperte” non è un modo di dire: solo l'anno scorso EY ha ospitato 562 stagisti, assumendone il 71% al termine del percorso formativo, e in aggiunta a questi ha anche assunto 477 giovani senza passare attraverso lo stage. Possono candidarsi gli studenti e i neolaureati (da meno di 12 mesi) di corsi di laurea magistrale in Economia e Ingegneria, Informatica (meglio ancora se con una tesi in ambito digital), nonché studenti di master in Digital communication, Data analytics, Sales and marketing e Data science.Un appello speciale, da donna a donna, Annalisa Lucarelli lo rivolge alle studentesse e neolaureate: «In EY siamo molto attenti ai temi di diversity, e anche nelle nostre assunzioni cerchiamo sempre il gender balance. Ma non dobbiamo nasconderci che le ragazze sono un po' titubanti a candidarsi per posizioni ed eventi di questo tipo. Quindi il nostro consiglio è: credete in voi stesse e nelle vostre capacità, non fate l'errore di autolimitarvi. Noi siamo in cerca di voi, e vorremmo che ci fosse una folta rappresentanza femminile a questi nostri eventi: ma non potremo riuscirci se non riceveremo un congruo numero di candidature da parte di giovani donne. Fatevi sotto, non abbiate timore, e noi sapremo valorizzarvi».Per proporre la propria candidatura per l'evento di Milano, in calendario la prossima settimana - lunedì 13 giugno - il tempo è agli sgoccioli: la deadline è fissata per domani, martedì 7 giugno. Qualche giorno in più invece per candidarsi all'evento di Roma: c'è tempo fino a mercoledì 15 giugno. Ciascuno dei due eventi durerà mezza giornata, dalle 14 alle 19, e «non sarà un convegno, ma una occasione di “lavoro” vero e proprio» assicura Annalisa Lucarelli: «Agli studenti daremo la possibilità di simulare un progetto di advisory come quelli che quotidianamente seguono i nostri consulenti. Gli eventi avranno luogo in spazi di coworking, noi valuteremo le candidature e sceglieremo per ciascuna delle giornate 100 candidati. Durante queste cinque ore i ragazzi ascolteranno una introduzione di Andrea Paliani, partner di EY alla guida della Service line Advisory, e poi verranno divisi in squadre di circa 12 elementi ciascuna e “giocheranno” simulando la risoluzione di un caso. Ad ogni squadra sarà associato un mentor di EY.«Non è una competizione, dunque alla fine del pomeriggio non ci sarà una squadra vincitrice» ci tiene a specificare la Lucarelli: «Tutti i team avranno l'occasione di raccontare come hanno risolto il caso e verrà fatta una sessione di debriefing insieme. L'importante per noi è che sia un momento di apprendimento per i ragazzi, vogliamo dar loro un valore aggiunto per iniziare a conoscere il mondo della consulenza. Riceveranno un ritorno su cosa hanno fatto ben ma anche eventualmente su cosa non è andato, che potrà servire loro anche per eventuali colloqui futuri».L'evento si concluderà con un aperitivo di networking. Che aspettate a candidarvi?