La richiesta di aiuto di Alessandro: «Da Globalpress vaghe promesse e la certezza di dover pagare per un lavoro»

Ho 26 anni e sono nato in Umbria, ma vivo a Roma ormai da molto tempo. Mi sono laureato in Scienze della comunicazione alla Sapienza in giornalismo ed editoria. Quella di provare a entrare nel settore dell'informazione è stata una scelta maturata durante la triennale, in cui ho studiato la comunicazione sotto vari aspetti: media, cinema, tv, marketing... Però all'università tutti i giornalisti più o meno affermati che figuravano tra il corpo docente non perdevano occasione per scoraggiare gli studenti che aspiravano ad una professione nell'informazione: «È un mondo chiuso», ci dicevano, «non arriverete mai, per fare il giornalista ci sono le scuole e anche lì non è detto». Ho ritenuto ugualmente che questa fosse la mia strada e adesso, anche se  sono ancora in cerca di un lavoro nel campo, quantomeno l'ho imboccata! Forse il tempo mi darà ragione, per il momento mi mantengo con lavori saltuari (anche come cameriere) e qualche collaborazione per blog professionali.

Scartabellando tra i vari annunci di lavoro a gennaio mi sono imbattuto, sul sito Studenti.it, in quello della Globalpress Italia, dal promettente titolo "La Globalpress Italia cerca giornalisti da assumere in redazione dopo stage". Conoscevo già il nome del service editoriale GlobalPress - Kronoplanet, così come l'omonima agenzia di stampa per gli italiani all'estero e il suo direttore Alfredo Iannaccone, perché avevo incontrato più volte tempo addietro le loro proposte per stage di sei mesi con successiva assunzione, presso la stessa agenzia o presso un'altra di news locali su Roma, Quartierionline. Forse le precedenti selezioni non avevano portato buoni frutti, visto che c'era una nuova offerta. Di nuovo si proponeva uno stage, stavolta però di soli tre mesi, con l'aggiunta di un costo di trecento euro (che io avrei dovuto attingere dai miei risparmi). Ho inviato la mia richiesta di Help alla Repubblica degli Stagisti e ho voluto informarmi ugualmente di persona per fornire la mia testimonianza. Ho quindi inviato una e-mail ad Alfredo Iannaccone, che nell'annuncio veniva segnalato come il responsabile dell'iniziativa: nella sua risposta lui mi ha spiegato chiaramente che la proposta consisteva prima di tutto in tre mesi di intenso lavoro, e non tanto in un corso di formazione. Un tuffo nella pratica giornalistica, con la possibilità di vedere i miei articoli pubblicati e letti da persone importanti. Ha aggiunto che la maggior parte delle “lezioni” ai 20-30 stagisti previsti [ora lievitati addirittura a cento, ndr] sarebbe stata tenuta dai membri della redazione, per spiegare agli stagisti come fare al meglio l'effettiva attività giornalistica, lanci e quant'altro, per tre, quattro ore quotidiane, spesso da casa. E allora, ho chiesto io, i trecento euro a testa? Iannaccone me li ha giustificati come copertura dei costi di qualche lezione tenuta da non meglio precisati giornalisti esterni alla redazione. Insieme alla vaga promessa per un'esigua e non specificata fetta di partecipanti (uno? di più? a seconda dei risultati) – di una qualche possibilità di inserimento lavorativo.

Insomma, sembra che il normale aspetto formativo che qualsiasi stage prevede per definizione, in cui i tutor introducono e seguono i tirocinanti nel lavoro, venga considerato da Globalpress un qualcosa di al di fuori dello stage, ed è quindi venduto a pagamento. Possibile che così spesso in Italia quello che è un lavoro a tutti gli effetti, intenso, prezioso, spesso ingrato, raggiunto a volte faticosamente da laureati stra-competenti, venga liquidato come un favore che l'azienda fa all'aspirante giornalista? In questo modo il tirocinante finisce per pagare il proprio lavoro, imparando non a valorizzarlo ma a svalutarlo. E non è giusto.

[ndr: Il nome "Alessandro" è di fantasia. Il lettore ci ha chiesto di proteggere la sua identità]


testo raccolto da Andrea Curiat


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