«Ecco perché è aperto solo ad alcune lauree», Italia Lavoro spiega i criteri del progetto Neet

Era partita con grandi aspettative la corsa dei giovani, tra i 24 e i 35 anni, laureati disoccupati di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia per riuscire a conquistare uno dei 3mila tirocini che il progetto Amva – giovani laureati Neet offre grazie a finanziamenti del ministero del lavoro. Così tante aspettative da mandare in tilt il sito del ministero che, attraverso Grazia Strano intervistata in esclusiva dalla Repubblica degli Stagisti, aveva rassicurato sul fatto che i giovani non dovessero preoccuparsi di svolgere in fretta le procedure di registrazione.
Le proteste sono arrivate fino in Parlamento, con il deputato di Sel Erasmo Palazzotto che ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro perché spieghi come mai si continua «a fare propaganda sulla pelle di una generazione che vive la precarietà come condizione perenne della propria esistenza» e non si cerca, invece, di pensare a misure che non siano solo degli spot ma abbiano delle ricadute occupazionali reali.
Intanto, m
entre i giovani correvano e corrono a registrarsi su Cliclavoro, sul forum della Repubblica degli Stagisti è partita un’altra corsa: quella per evidenziare le anomalie del progetto. Prima fra tutte l’esclusione di alcuni corsi di laurea. Il bando infatti è aperto solo a chi ha studiato otto materie: lettere, geologia, biologia, giurisprudenza, lingue, psicologia, agraria e scienze politiche. «Mi spiegate com’è possibile che siano escluse le altre lauree come quella in economia? Inutile dire che questo modo di gestire i bandi fa rabbia», scrive sul forum la lettrice Nicom, cui si aggiunge anche Spennylu che dice «Questo bando è fatto con i piedi. Il mio punto dolente è l’esclusione della mia laurea in scienze dell’educazione, in quanto sono stati presi in considerazione i dati Istat. Ma è un tirocinio di Neet, dovrebbero darla a tutti questa opportunità».
La Repubblica degli Stagisti ha quindi contattato Alessandro Vaccari, responsabile rapporti con i media di Italia Lavoro per capire perché sia stata fatta questa scelta. «È stato deciso direttamente dal ministero, sulla base delle statistiche, come quelle di Almalaurea e Unioncamere, riguardanti le lauree che hanno più difficoltà a garantire un’occupazione ai propri studenti. È una sperimentazione e come tale va vista e studiata. Il bacino dei Neet è molto grande, mentre questo è un investimento molto piccolo che ha anche un vincolo sulle solite quattro regioni in cui applicarlo perché i soldi investiti sono della Comunità europea». Un bando che in un certo senso vuole fare da apripista al decreto lavoro del ministro Giovannini, ancora in discussione, in cui «ci sarà un intervento molto significativo verso i Neet che farà tesoro della nostra esperienza e potrà contare su un impegno economico molto più importante, tra i 160 e i 170 milioni di euro».
Certo, resta il fatto che fino ad allora moltissimi giovani saranno esclusi da questo bando, ma «il progetto Neet vuole aiutare il target che, secondo i dati statistici, trova più difficoltà nel riferimento del lavoro. Non discriminiamo, ma non possiamo coprire tutte quante le statistiche», continua Vaccari.
Il punto non è solo che alcune lauree sono state escluse dalla selezione.
Nuove critiche stanno piovendo addosso al progetto perché tra gli annunci inseriti dalle aziende ve ne sono alcuni per commessi e altre posizioni lavorative che non richiedono, per essere svolte, il possesso di una laurea. E altri annunci per figure professionali in cui sarebbero necessarie proprio le lauree "estromesse".
«Ci sono tanti annunci come educatrice, ma io laureata in scienze dell’educazione non posso candidarmi con la mia laurea» scrive sul forum  spennylu, che continua «È assurdo: magari si candida un laureato in biologia mentre io non posso farlo. Altro che Neet, sembra un bando per tirocinanti visti come carne da macello, senza dignità e rispetto per il lavoro». Italia Lavoro quindi non monitora gli annunci inseriti? «Noi interveniamo solo a valle, cioè una volta che tirocinanti e aziende si sono trovati esclusivamente sul sito Cliclavoro. A quel punto l’incartamento passa a noi che attiviamo tutte le verifiche amministrative del caso e, se entrambi hanno i requisiti, si procede», spiega Vaccari.
Italia Lavoro né il ministero,
quindi, controllano preventivamente gli annunci inseriti dalle aziende anche perché questa è una «politica attiva che vuole favorire l’incontro tra domanda e offerta». E siccome tale incontro deve restare libero, in sostanza, poco importa - seguendo il ragionamento -  che si accetti un tirocinio che non ha nulla a che vedere con il proprio percorso di studi, punto dolente e molto dibattutto sul forum della RdS.
Del resto succede normalmente, fa notare Vaccari, che «i tirocini talvolta siano avulsi dal corso di studi dei ragazzi. Noi vogliamo avvicinare i giovani al mondo del lavoro e in questo il tirocinio è determinante per cercare di toglierli da questo piccolo ghetto. Bisogna dare una scossa con questo piccolo contributo economico, ma non è la soluzione del problema. È un inizio per mantenere un collegamento con il mondo del lavoro, perché se lo si perde si rischia l’esclusione sociale. Poi dal 2014 ci sarà la Youth guarantee con molti soldi che saranno destinati unicamente ai giovani».
Ma per quanti sono stati estromessi dalla decisione di restringere l’applicazione del bando solo ad alcune lauree, non si può sperare nemmeno nella possibilità che a 60 giorni, come recita il bando all'articolo 4, si proceda all’allargamento delle lauree ammesse nel caso in cui non tutti i tirocini vengano attivati. Perché le richieste già arrivate sono tantissime e, come Vaccari conferma alla Repubblica degli Stagisti, «andremo molto velocemente a colmare tutta la disponibilità di tirocini prevista dal bando. Un esempio su tutti, secondo i dati disponibili al 3 ottobre solo in Sicilia ci sono state già 3mila richieste».

Ai tanti che per una laurea “sbagliata” non hanno potuto provare, nell'ambito di questo bando Amva-Neet a candidarsi a vacancy che pur rispecchiavano  le loro competenze, ma che richiedevano titoli di studio diversi, non resta che aspettare il decreto del ministro Giovannini. Confidando che questa volta invece di prendere in considerazione, come fatto in questo caso, dati statistici che si riferiscono al 2007 e che non calcolano che oggi, in piena crisi economica, anche le cosiddette lauree “forti” abbiano molte difficoltà di inserimento, si permetta a tutti i laureati giovani disoccupati di partecipare al bando. E che contemporanamente si faccia una verifica iniziale sulle vacancy inserite, evitando che aziende furbe approfittino della disperazione dei giovani per proporre lavori sottoqualificati, sperando pure in un contributo pubblico.


Marianna Lepore


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