Giovani consulenti del lavoro: «Alle nuove generazioni mancano le informazioni sul mercato occupazionale»

«Fare rete, mettere insieme competenze e informazioni provenienti da diversi soggetti e creare sinergie»: è questa secondo Giacomo D'Arrigo, presidente dell'Agenzia nazionale giovani, «la chiave per avvicinare i giovani al mercato del lavoro e favorire il dialogo tra nuove generazioni e istituzioni». D'Arrigo ha parlato all'incontro «I giovani di oggi e il lavoro di domani» organizzato dall'ente che raccoglie le nuove leve dei giuslavoristi italiani, l'Associazione nazionale giovani consulenti del lavoro.

L'assemblea di fine anno è stata l'occasione per fare il punto sullo stato del mercato lavorativo italiano, da cui è emerso un dato: c'è un distacco tra ragazzi e occupazione causato non solo dalla mancanza di posti di lavoro. A essere lacunose sono soprattutto le informazioni sui diritti, le tipologie di contratti, le tutele. In questo senso l'Ang («ente attuatore in Italia di «Erasmus+, il cui obiettivo è impegnare tutti i fondi che l’Europa mette a disposizione») ha come obiettivo quello di «portare avanti alcune attività con i consulenti del lavoro per fornire ai giovani strumenti per renderli più consapevoli» di fronte alle possibilità di impiego.

Va in questa direzione un piccolo libro edito dalla Fondazione consulenti del lavoro: Ci vediamo al lavoro, dieci risposte per dieci domande, presentato da Giorgia D'Errico, assistente di Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. Gli autori (oltre alla D'Errico anche la direttrice della Repubblica degli Stagisti, Eleonora Voltolina) affrontano in un centinaio di pagine alcune tra le questioni più spinose del mercato del lavoro attuale che possano fare da bussola per un giovane alla ricerca della propria strada.

Nel primo capitolo si parla ad esempio della fortuna come ingrediente basilare per essere reclutato in qualche azienda: ma che «questa nasce dall'incontro tra preparazione e occasione, e non dipende invece dalla mano invisibile del destino». E ancora, «flessibilità non fa (sempre) rima con precarietà», si legge, «perché se il mito del posto fisso è destinato via via a tramontare nel Terzo Millennio, non è detto che un'alternativa occupazionale più elastica sia del tutto negativa». Si passa poi al concreto nei capitoli dedicati alla scelta di emigrare, dove si illustrano le diverse chance a disposizione - da Erasmus a Eures al programma Leonardo -, alla scrittura del curriculum vitae (sottolineando qui l'importanza dei social network), per finire con una panoramica sul funzionamento in Italia dell'apprendistato e dei tirocini, e sui siti da consultare quando si è a caccia di un ingaggio.

Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e oggi presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha raccontato le ultime novità in fatto di politiche per il lavoro destinate ai giovani al momento dell'elaborazione della legge di Stabilità. Nel dibattito, ha riferito, presente anche il nodo Dis-coll (l'indennità di disoccupazione per i collaboratori), di cui è stata chiesta - e poi approvata con il passaggio della legge - l'estensione anche per il 2016. Restano esclusi però – e su questo sono scoppiate le polemiche appena prima di Natale - i dottori di ricerca.

«Si scatenano appetiti attorno a questa legge» ha spiegato Damiano, «perché tutto finisce in commissione Bilancio», dove sulle richieste avanzate viene messa la parola definitiva. E questa volta a soccombere è stato chi fa ricerca.

Sulle pensioni invece a detta di Damiano «si fa terrorismo». Il tema è salito alle cronache nelle scorse settimane per le dichiarazioni del presidente Inps Tito Boeri sulle incertezze a cui vanno incontro i giovani riguardo il loro futuro pensionistico. «Ma se il sistema produttivo è tale per cui si inizia a avere contributi regolari intorno ai 35-40 anni, è chiaro che sarai un nuovo povero». L'obiettivo è dunque «avere carriere continue con una contribuzione relativamente stabile». Di qui l'elogio da parte del deputato al Jobs act e alle tutele crescenti che «possono avere questa caratteristica, a differenza del lavoro autonomo». Gli incentivi fiscali alle assunzioni con questo inquadramento «devono però durare nel tempo». Bisognerà dunque stare a vedere cosa sceglierà di fare il Governo nel 2016 su questo tema.

Ilaria Mariotti 

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