In Inghilterra un'impresa su cinque usa gli stagisti come lavoratori a basso costo

Annalisa Di Palo

Annalisa Di Palo

Scritto il 17 Mag 2011 in Approfondimenti

Gli imprenditori inglesi lo ammettono senza troppi problemi: spesso gli stagisti sono dipendenti a basso costo. A fare outing è quasi un'impresa su cinque, il 17% per la precisione, secondo i dati raccolti dalla società di ricerche YouGov per Internocracy, impresa sociale gestita da  giovani che lotta per «cambiare in meglio la cultura dello stage nel Regno unito». Insomma, una sorta di Repubblica degli Stagisti d'oltremanica.
I risultati dell'indagine sono apparsi sul sito del britannico
Guardian in un articolo firmato da Shiv Malik, trentenne giornalista d'inchiesta e co-autore di Jilted Generation, How Britain has bunkrupted its youth, ovvero "Una generazione scaricata: come la Gran Bretagna ha mandato in bancarotta i suoi giovani", per ora disponibile solo in inglese [a fianco, la copertina del libro; sotto, uno screenshot dell'articolo]. Oltre ad ammettere lo sfruttamento, il 95% delle 218 aziende intervistate ritiene poi che gli interns siano effettivamente utili sul posto di lavoro, continua Malik, sfatando il mito dello studentello spaesato e sfaccendato. Non si sa il numero preciso degli stagisti inglesi, ma si può tentare una stima: ell'estate 2010 il Chartered Institute of Personnell and Development nelle sole aziende ne ha stimati 250mila, in gran parte non retribuiti - mentre in Italia, con due milioni di abitanti in meno, nelle imprese ci sono stati quasi 100mila stagisti in più (senza contare quegli negli enti pubblici, che fanno lievitare il totale a circa mezzo milione).
«È scoraggiante che non si apprezzi il loro talento, l'energia e l'entusiasmo che portano in azienda», dice Becky Heath,  trentenne co-fondatrice e capo di Internocracy nonché ex stagista. «Ed è un vero peccato che i ragazzi non conoscano i loro diritti». Solo uno su dieci sa ad esempio che periodi di work experience non retribuiti «potrebbero essere illegali», riporta l'autore dell'articolo. In Gran Bretagna vige il national minimum wage, la retribuzione lavorativa minima garantita per legge, e «chiunque abbia più di 21 anni ed esercita una qualsiasi forma di lavoro ha diritto a un compenso di almeno 6,08 sterline all'ora» - poco meno di sette euro - continua Malik. Ma molti sostengono che lo stage non sia lavoro; e comunque la legge prevede delle eccezioni (ad esempio uno studente che frequenta un tirocinio curriculare inferiore ad un anno non ha diritto ad una retribuzione). «La maggior parte dei ragazzi in stage, soprattutto in un mercato del lavoro così difficile, cercano solo una buona esperienza formativa. Non si aspettano certo di essere pagati», afferma un portavoce della Confederation of British Industry - corrispettivo inglese di Confindustria - ma solo il 9% dell'opinione pubblica è d'accordo. E, sul versante politico il deputato conservatore Nick Clegg sfidala linea del partito e insieme all
a Low Pay Commission invita l'autorità fiscale inglese, la Hmrc, ad usare più polso con le aziende. «Molti manager continuano a fingere di star offrendo opportunità ai ragazzi, per bontà d'animo, affinché possano fare esperienza» afferma Tanya de Grunwald, direttrice del sito Graduate Fog, altro "cugino" inglese della Repubblica degli Stagisti. «Dobbiamo mettere da parte questa falsità. Quello che fanno le aziende è accaparrarsi lavoro senza pagarlo. Gli stagisti non sono lì a fare il thè e a distribuire la posta - lavorano sul serio e hanno diritto a essere pagati».
La pensa così anche la maggior parte dei lettori che hanno commentato l'articolo («Gratis? Se mi dicessero che non mi pagano li manderei al diavolo»), ma c'è anche chi invita a essere più flessibili: «Io ho iniziato lavorando per due soldi, ma ho imparato cose che non hanno prezzo». D'altra parte, nota qualcuno, non tutti possono permettersi di lavorare gratis o quasi, che si impari qualcosa o meno, e gli stage gratuiti necessariamente diventano una forma di discriminazione sociale. Tra i commenti emerge però anche una certa confusione in materia legislativa: quando un tirocinio è fuori legge? Chi ha diritto al salario garantito per legge, chi no? Sono previste sanzioni per le aziende? Domande comuni a tanti stagisti inglesi come italiani.

Annalisa Di Palo

Per saperne di più, leggi anche:
- La denuncia del Financial Times: «Le aziende smettano di prendere stagisti per coprire i loro buchi di organico, e comincino a pagarli»
- Stagisti inglesi, il Guardian svela: un ente vigilerà affinché le aziende non li sfruttino
- Gli stagisti inglesi visti dal Guardian: «carne da macello». E non è solo una metafora
- Il Daily Telegraph mette il naso nella vita degli stagisti inglesi. Conclusione: non se la passano bene neanche loro

Community