Riforma del lavoro, il ministro Fornero: «Non andrà in vigore prima del 2013»

Ilaria Costantini

Ilaria Costantini

Scritto il 02 Mar 2012 in Notizie

Tra le secche della discussione sull'articolo 18 e i difficili equilibrismi politici e sindacali, non è semplice capire che tipo di riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali si stia delineando in queste settimane di trattativa tra governo e parti sociali. stageDue questioni intorno alle quali si concentrano le aspettative di moltissimi giovani lavoratori e aspiranti tali - la vera constituency di questo governo, secondo una recente definizione del presidente Monti. Alcuni tasselli della riforma in fieri stanno tuttavia iniziando a prendere forma: «Nessuno ha mai sostenuto che andrà in vigore nel 2012, ma neppure forse nel 2013» ha anticipato Elsa Fornero intervenendo la settimana scorsa alla presentazione del volume "Giovani senza futuro. Proposte per una nuova politica" (Arel - Il Mulino). Collegata in videoconferenza con la sala del Mappamondo della Camera, il ministro del Welfare ha parlato di fronte ad alcuni interlocutori chiave della trattativa in corso, come Raffaele Bonanni della Cisl, Enrico Letta del Pd) Marco Venturi di Rete imprese Italia, oltre ai curatori del volume, i giuslavoristi Carlo Dell'Aringa e Tiziano Treu.
Giovani senza futuro? raccoglie infatti una serie di analisi e di proposte elaborate da più di trenta esperti in materia di politiche del lavoro, ammortizzatori sociali e questioni demografiche, «contributi importanti alla discussione che il governo sta avendo con le parti sociali» a detta del ministro. Anche la Repubblica degli Stagisti ha partecipato con un saggio scritto a quattro mani da Alessandro Rosina e Eleonora Voltolina. «Abbiamo meno giovani rispetto agli altri paesi, la quota di chi tra essi arriva alla laurea è mediamente più bassa, eppure trovano anche meno possibilità di lavoro» è la diagnosi dei due autori, secondo i quali il problema italiano resta dunque «la scarsa capacità di valorizzare il capitale umano delle nuove generazioni».
Per chi si sta affacciando per la prima volta sul mercato il più importante nodo da sciogliere è trovare il giusto canale di ingresso, evitando di restare impigliati per anni nella trappola dello stage seriale, o comunque in forme contrattuali mal retribuite e prive di adeguate garanzie. 
Sul punto, la strada imboccata da governo
e parti sociali appare ormai segnata e risponde al nome di apprendistato, che nelle  intenzioni del ministro del Welfare dovrà diventare la principale porta di accesso per l'occupazione giovanile: «Un veicolo vero di formazione, con una procedura riconoscibile che attesti la professionalità acquisita e quindi spendibile: se possibile presso la stessa impresa dove è stato svolto, oppure fuori» ha precisato nel corso dell'intervento Fornero. L'apprendistato è oggi declinato in tre tipologie (professionalizzante, diritto-dovere per i minorenni e alta formazione il conseguimento di un titolo universitario o post-laurea), ma l'unica utilizzata - peraltro poco e male - dalle imprese italiane è il professionalizzante. Eppure l'apprendistato rappresenta l'unico contratto in grado di conciliare formazione e lavoro, diritti per il neoassunto e flessibilità per l'azienda. La crisi ha poi ulteriormente assottigliato il ricorso a questo  prezioso strumento. Nell'introduzione a "Giovani senza futuro?" Dell'Aringa e Treu evidenziano «una riduzione, in termini relativi, di oltre il 17% tra l'inizio del 2008 e l'inizio del 2010, a fronte di un calo medio del 14,1% registrato nello stesso periodo tra tutti i lavoratori di età compresa tra 16 e 29 anni. Servirà dunque un grosso sforzo per fare dell'apprendistato il contratto prevalente di ingresso: «Ci sono esperienze in altri paesi che funzionano» ha rassicurato il ministro, «certamente non tollereremo finti percorsi di apprendimento professionale e invece insisteremo molto sul fatto che la formazione venga prima della flessibilità che si associa a questo tipo di ingresso». L'altro punto su cui gli interlocutori sembrano concordi riguarda la necessità di sfoltire l'attuale platea di contratti atipici, distinguendo tra "buona" e "cattiva" flessibilità, a partire da un piano di controlli mirati a verificare l'uso improprio di partite Iva (specialmente quelle in monocommittenza), contratti a progetto e associazioni in partecipazione. 
Resta invece da capire che cosa accadrà nel frattempo a chi non riesce a inserirsi compiutamente nel mercato. Dovrà continuare a dipendere da mamma e papà, rassegnandosi alle periodiche battute della politica sulla scarsa autonomia dei giovani italiani? Dalle posizioni sin qui emerse sembrerebbe di capire di sì: l'ipotesi di garantire un reddito minimo di cittadinanza appare infatti assai poco probabile, almeno in questa fase. Parlando di «una riforma con carattere di universalità», Fornero ha ribadito che i nuovi ammortizzatori riguarderanno «non solo quanti oggi hanno una tutela forte e robusta, ma tutti i lavoratori». «Se universalismo significa dare un salario minimo garantito, io metterei in guardia da azzardi di questo tipo» è stata la replica del segretario della Cisl Bonanni, «non perché sono un conservatore, ma perché so perfettamente che in questo paese sistemi simili aprono a truffe reiterate».
L'altra novità di rilievo riguarda le politiche attive per il lavoro, senza le quali, sostiene la titolare del Welfare, «nessuna riforma può funzionare. E perché queste politiche funzionino servono anche dei servizi per il lavoro. Qui, con poche eccezioni, credo che sia quasi tutto da costruire» ha ammesso il ministro. In questo caso la vera sfida si pone però dinanzi alle regioni che hanno la competenza sulla materia e che sinora, eccetto pochi casi, non hanno lavorato al meglio per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Infine i tempi di entrata in vigore della riforma, collocabile quasi certamente oltre il 2013 e comunque da attuarsi con «gradualità», ha puntualizzato Fornero, ansiosa di rassicurare i suoi interlocutori. Sembra che la constituency del governo debba insomma procedere con molta cautela e senza fretta.

Ilaria Costantini

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