Come cambia lo stage in Europa: viaggio nei Paesi scandinavi

Annalisa Di Palo

Annalisa Di Palo

Scritto il 14 Set 2012 in Approfondimenti

Nell'immaginario comune i Paesi scandinavi rappresentano una (pen)isola felice: competitivi, con ottimi tenori di vita, welfare solido, all'avanguardia nella ricerca. Per scoprire se anche in fatto di stage il modello scandinavo è vincente, la Repubblica degli Stagisti ha sfogliato le pagine dell'Overview on traineeship disposto dalla Commissione Ue - voci "Svezia", "Finlandia" e "Danimarca".

Per i giovani svedesi l'ingresso nel mondo del lavoro avviene piuttosto tardi, soprattutto perché in molti scelgono l'università - il 45% dei diplomati - rimanendoci anche a lungo: nel 2010 gli universitari erano 370mila, un quarto dei quali sopra i 30 anni. La crisi poi ha generato il tasso di disoccupazione più alto dal secondo dopoguerra, ora al 30% (anche se il periodo medio di inattività è di appena un mese). Esistono quattro tipologie di stage, normati nelle loro linee essenziali dal testo unico sulla formazione entrato in vigore lo scorso primo luglio. Si parte sin dalle superiori: qui i tirocini, destinati a studenti dell'ultimo triennio, sono obbligatori per alcuni corsi, durano circa 15 settimane e non sono pagati, anche se i ragazzi «possono richiedere un contributo per l'intero periodo di stage». Nel 2010 in quasi 200mila hanno fatto questa esperienza. La scuola superiore inoltre è stata recentemente oggetto di un'importante riforma, che punta ad avvicinare il mondo del lavoro; e tra le misure più innovative spicca l'investimento di 85 milioni di euro in tre anni per creare 30mila nuovi posti di apprendistato - l'unica tipologia di cui si ha notizia nel testo. L'apprendistato però, a differenza di molti altri Paesi Ue, in Svezia non costituisce rapporto di lavoro, e lo studente non riceve  alcuna remunerazione.

Pagati ma non sempre, a seconda degli accordi tra istituzioni formatrici e aziende, sono i tirocini inseriti in corsi di formazione professionale, che durano da uno a tre anni, di cui lo stage occupa in genere sei mesi. Ci sono poi naturalmente i percorsi universitari, curriculari e no, rimborsati e no. Dipende molto dalle facoltà scelte: «gli studenti di architettura ricevono anche 2mila euro al mese, mentre gli ingegneri civili non vengono pagati affatto»; fortunati anche gli giornalisti, categoria notoriamente bistrattata, che ricevono la metà della retribuzione minima dall'associazione di riferimento (in Svezia non vige il salario minimo). Chi fa un tirocinio per acquisire la qualifica psicologo, a studi conclusi, riceve invece oltre 2300 euro; e i medici anche di più. Ad ogni modo, se lo stage è gratuito, gli studenti possono sempre chiedere aiuto alle università. Infine ci sono i programmi di Politiche attive per il lavoro. Il Youth employment garantee ad esempio si rivolge ai disoccupati dai 16 ai 25 anni, aiutandoli a trovare un impiego ed erogando un sussidio di disoccupazione. La fascia d'età più rappresentata è comunque quella 25-34, anche in virtù della lunga permanenza sui banchi universitari.

A sovraintendere il sistema dei controlli ci sono due agenzie indipendenti, che fanno capo al ministero dell'Ostruzione
. La Skolverket ad esempio stabilisce rigidi criteri di qualità per le istituzioni scolastiche ed universitarie, da cui riceve report annuali sui percorsi attivati; mentre l'Ispettorato scolastico vigila su municipalità e scuole indipendenti. Nonostante ciò però l'Ocse nel 2008 ha espresso scetticismo sugli standard qualitativi utilizzati nelle scuole superiori, «carenti di credibilità sul mercato del lavoro». Da cui probabilmente la riforma del 2011.

Anche in Finlandia lo scenario appare a tratti problematico. Mai così alta in dieci anni, la disoccupazione giovanile tocca il 20%, a fronte di un dato generale del 7%.
Lo scorso autunno il governo ha lanciato un fondo di garanzia sociale per i giovani, che sarà pienamente attivo solo nel 2013 ma già stabilisce che ad ogni under 25 e laureato sotto i 30 anni disoccupato da più di tre mesi siano fatte offerte di lavoro, tirocinio o studio, così da contrastare il fenomeno Neet. Qui sono circa 60mila su una popolazione di 5 milioni: un dato tutto sommato contenuto.

Gli stagisti godono di diverse tutele, pur mancando un quadro legislativo specifico. Una definizione di tirocinio ad ogni modo c'è, anche se datata: già nel 1972 il ministero dell'Istruzione ne parlava come di «un'esperienza di lavoro legata ad un programma di studio che ha lo scopo di aumentare conoscenze e competenze [del tirocinante] sotto la guida di un datore di lavoro, o di un suo rappresentante, in un reale ambiente di lavoro». Definizione che, quindi, non sembra contemplare la possibilità di percorsi post formazione - ti
pologia che pure esiste.
«In Finlandia le istituzioni formative hanno una lunga tradizione di cooperazione con i datori di lavoro locali, per permettere ai loro studenti di trovare subito lavoro» si legge nel report.

La maggior parte dei percorsi ha appunto luogo all'università; quelli curriculari richiedono un impegno pari ad almeno 30 Ects (cioè 15 cfu, 375 ore) e non sono retribuiti; più lunghi, fino a sei mesi full time (cioè 40 cfu), quelli dei cosiddetti "politecnici", o università delle scienze applicate, corsi che rilasciano titoli equivalenti alle lauree triennali, pur durando un po' di più. Nel 2010 in 82mila si sono laureati con almeno un tirocinio di questo tipo alle spalle.
Gli studenti che invece scelgono in autonomia di diventare stagisti, il più delle volte riceve un aiuto finanziario, in genere erogato dalla Kela, l'istituto nazionale di sicurezza sociale, sotto forma di borsa di studio, contributo sull'alloggio o prestiti; e per chi va all'estero c'è una cifra extra per l'alloggio. Questo per «garantire un introito anche a quanti non possono essere sostenuti dai genitori»; qui lo stagista appartiene quindi ai più diversi contesti sociali. Il sistema di istruzione dà a tutti l'opportunità di formarsi e anzi proprio «l'istruzione è concepita come il modo migliore per prevenire l'esclusione delle fasce giovani».

Per l'inserimento o il reinserimento di giovani e adulti infine anche qui
vengono attivati percorsi AMLP (Active Market Labour Policies), finanziati con soldi pubblici, che privilegiano i settori  sanitario, assistenziale  e  business administration. In questo come in tutti gli altri casi, nessun onere finanziario grava sulle aziende che ospitano stagisti.

Last but non least
- anzi - la Danimarca. Il Paese che a detta di molti giuslavoristi,
senatore Pietro Ichino in testa, possiede il migliore sistema europeo di flexsecurity: lineare, organico, con tutele erga omnes. Secondo l'Ocse è qui che si registra il più alto tasso di mobilità sociale Ue e c'è addirittura chi lo elegge «Paese più felice del mondo». Gli stagisti danesi magari non saranno i più felici del mondo, ma possono contare su una solidissima tradizione di scambi e alternanza tra mondo della formazione e del lavoro: un adolescente su due nella fascia 15-19 anni e i due terzi dei giovani fino a 24 anni risultano occupati, seppure part time; nonostante la crisi abbia avuto anche qui effetti disastrosi sui giovani, richiedendo un intervento statale di 13milioni e mezzo di euro.

Quasi tutti i percorsi di st
udio, anche alle superiori,
prevedono un tirocinio: i principali programmi VET - di stampo tecnico-professionale e che riguardano studenti dai 14 ai 25 anni circa - hanno una quota di formazione lavorativa che va dal 50 al 70% del monte orario complessivo, pagata con somme definite dai vari contratti nazionali di lavoro. Nel 2011 sono partiti 50mila tirocini di questo tipo, tutti regolamentati da un'apposita legge. Anche per conseguire una laurea triennale bisogna quasi sempre "spendere" in tirocinio dai 30 (750 ore) ai 60 cfu (1500 ore, un anno universitario) e «quelli gratuiti sono ammessi solo in circostanze particolari». Un caso a parte, degno di nota, è quello degli aspiranti giornalisti: per loro la formazione dura quattro anni, di cui ben un anno e mezzo sul campo, con un contributo di oltre 1700 euro al mese. Naturalmente uno studente può anche fare uno stage volontario, ma in questo caso di rado riceve rimborso. L'obbligatorietà del tirocinio però, nota l'agenzia di valutazione nazionale Eva, può essere un'arma a doppio taglio e «impedire persino il conseguimento del titolo per abbandono dello studente», se questi non riesce ad individuare il percorso adatto né riceve supporto dall'istituto - circostanza che interessa per lo più gli studenti immigrati. Del resto, i giovani scelgono scuole ed università anche in base alla qualità della formazione lavorativa che sono in grado di offrire, giocando di prevenzione.  Il sistema formatvo danese abitua  suoi giovani, sin da adolescenti, a "pensare doppio": da un lato i libri, dall'altro l'esperienza diretta nel mercato del lavoro, aumentano le probabilità di un ingresso fluido, indolore e spesso precoce rispetto agli standard europei.

Annalisa Di Palo

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
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Paese che vai, stage che trovi: maxi report della Commissione europea
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