Selezione di stagisti alla World Bank, per entrare «usate i social network»

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 14 Gen 2015 in Notizie

C'è tempo fino al 31 gennaio per candidarsi alla nuova tornata di tirocini offerti dalla World Bank, l'organizzazione internazionale la cui mission istituzionale è quella di portare entro il 2030 al di sotto il 3% la soglia di persone che nel mondo vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. Obiettivo ambizioso, che la rende luogo di eccellenza per chi abbia mire professionali nella cooperazione internazionale. La sede principale è Washington, quindi è qui che gli stagisti vengono destinati, benché – puntualizza con la Repubblica degli Stagisti Roberto Amorosino, responsabile delle risorse umane alla Banca Mondiale – non possano escludersi altre mete, essendo 120 le sedi distaccate: per esempio la stessa Roma, che però «ha una struttura molto piccola, dunque le possibilità qui sono limitate».

La particolarità di questi tirocini sta anche nel rimborso spese, che è orario: si può andare «da un minimo di 11 a un massimo di 30 dollari l'ora», spiega Amorosino, quindi dai 9 a 25 euro. Alla fine si arriva a un importo medio di circa 2mila dollari al mese, circa 1700 euro, più le coperture per il viaggio di andata e ritorno verso Washington Dc o la destinazione del caso. Per capire però nel dettaglio i criteri adottati nella determinazione dei pagamenti bisogna ricorrere al sito, dove si precisa che «il rimborso dipende da una comparazione di mercato basata sul profilo accademico e sulle esperienze professionali, potendo anche variare di anno in anno in base al budget disponibile». Quel che certo è però che mentre gli interns statunitensi ricevono una borsa lorda soggetta a tassazione, lo stesso non vale per gli stranieri, a cui invece viene versato un importo già al netto dei tributi.

Quanto alla data della partenza, «non ci sono date prestabilite» fa sapere Amorosino. Le candidature attuali sono collegate alla sessione estiva, edizione tra le più antiche essendo cominciata negli anni Settanta, e che va da giugno a settembre. Ed è nell'arco di quei mesi che andranno svolte le settimane di tirocinio, da un minimo di quattro a un massimo di sedici, cioè per tutta l'estate. «Non si accettano proroghe» aggiunge il responsabile del personale. Esiste anche una parallela tranche invernale, da dicembre a marzo, per la quale le application vanno inviate tra settembre o ottobre.

Per i requisiti, rispetto agli stage nelle istituzioni europee vi sono regole abbastanza diverse. Non è più richiesto come titolo base un diploma di laurea triennale, ma si alza il tiro perché è necessario «essere studenti a tempo pieno all'interno di un master post laurea o di un Phd», quindi un dottorato,  come viene chiarito nelle faq. Questo è di fatto l'unico paletto ufficiale. Dopodiché, sottolinea ancora il responsabile delle risorse umane, è fondamentale un'azione di lobbying per «incrementare la propria visibilità attraverso contatti diretti con aree e professionisti che operano nell’ambito di interesse per il candidato». Importante anche «dimostrare familiarità con le problematiche e le sfide che l’organizzazione affronta nel proprio settore di studi e interesse professionale» e quindi sfruttare in questo senso «i blog e i social media». Il messaggio è dunque che i canali informali - al netto del profilo accademico - fanno più di tutto il resto.

E infatti anche le aree di specializzazione più quotate sono tra le più vaste: «economia, finanza, sviluppo, antropologia, sociologia, agricoltura, ambiente» sono alcuni dei campi del sapere citati nel regolamento. Le conoscenze linguistiche sono un punto in più, specie dell'inglese, che deve essere «fluente»; la capacità di parlare lingue come il francese, lo spagnolo, l'arabo, il portoghese o il cinese «può avvantaggiare nella selezione».

La domanda di candidatura va fatta online creando un account sul sito (qui alcuni consigli pratici per la procedura). Per le notizie sul superamento o meno della selezione non si devono nutrire troppe speranze, perché le uniche comunicazioni ufficiali arrivano «in caso di buon esito della candidatura. L'ostacolo è soprattutto rappresentato «dal gran numero di applications ricevute ogni anno, circa 5mila per il programma estivo e circa 2-3mila per quello invernale». Da tenere in conto poi che il numero di selezionati varia di anno in anno, ma si può collocare al massimo fra 8-15 stagisti per il periodo invernale e 25-40 per quello estivo a detta di Amorosino. Non si capisce dunque il motivo per cui sul sito si parli di cifre ben più elevate - ovvero circa 200 persone - e non si provveda a correggere l'informazione.
Certo è che la scrematura è feroce
. Del resto anche le modalità di accesso allo stage lo confermano: si tratta di una graduatoria giustificata sì dai titoli, ma agevolata soprattutto dai contatti che si riescano a creare con i vari manager della Banca Mondiale. Un po' sulla falsariga di quanto accade per la Commissione europea, dopo l'inserimento nel famoso blue book.

Per le prospettive future purtroppo anche per la World Bank le opportunità scarseggiano. L'esperienza «resta comunque disegnata per studenti che devono tornare a continuare o completare il programma di master o dottorato
e perciò è difficile prevedere possibilità di sbocchi immediati» commenta Amorosino. Di sicuro c'è tuttavia che cinque mesi negli States possono pesare molto nella vita professionale di uno studente, se non altro perché – confermano sul sito – si garantisce un «incremento delle proprie competenze» potenziato «dall'esperienza in un ambiente multiculturale».

Ilaria Mariotti 

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