L'informatica nelle scuole serve: “Non è vero che i nativi digitali conoscano così bene la tecnologia”

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 10 Lug 2019 in Notizie

Informatica ministero dell'Istruzione programmazione

«Qualunque attività intraprendano in futuro, i ragazzi non potranno mai fare a meno del computer». Da questo assunto parte “Programma il futuro: Maria Assunta Palermo, direttore generale del Ministero dell'Istruzione, ha presentato nei giorni scorsi gli esiti della quinta edizione del progetto che ha l'obiettivo di portare l'informatica nelle scuole, rivolgendosi a studenti di tutte le età dagli istituti primari fino alle superiori. Finora un successo: lo scorso anno a iscriversi è stato l'ottanta per cento degli istituti scolastici italiani con 38 milioni di ore di programmazione svolte nelle aule, con una media di 15 ore per studente; oltre 53mila gli insegnanti e studenti coinvolti.

L'idea è nata nel 2014 su iniziativa del ministero, con la collaborazione del Cini, il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica. E a fiananziarla sono solo fondi di partner privati, tra cui Eni a capofila, e poi altri come Tim e Seeweb. Lo scopo «non è quello di far diventare tutti dei programmatori informatici» precisa il sito dove il progetto viene spiegato in dettaglio «ma diffondere conoscenze scientifiche di base per la comprensione della società moderna». Perché «capire i princìpi alla base del funzionamento dei sistemi e della tecnologia informatica è altrettanto importante che capire come funzionano l'elettricità o la cellula».

La partecipazione è gratuita e aperta non solo alle scuole bensì potenzialmente a utenti di qualunque tipo. Basta iscriversi alla piattaforma e cominciare a usufruire del materiale didattico a disposizione. Due le modalità per aderire, una di base e una avanzata. La prima, “L'Ora del Codice”, consiste «nel far svolgere agli studenti un'ora di avviamento al pensiero computazionale» spiega il sito, ovvero quel tipo di ragionamento che «aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente, qualità importanti per tutti i futuri cittadini». E lo si fa attraverso la programmazione, il cosiddetto coding, in un contesto di gioco.

La modalità più avanzata prevede invece percorsi più articolati strutturati in funzione del livello di età e di esperienza dello studente. Esiste anche un corso preparatorio per l'università, 'Princìpi dell’Informatica' riservato ai ragazzi più grandi. E le lezioni «possono essere fruite sia in modo tecnologico, per le strutture dotate di computer e connessione a Internet, sia con lezioni tradizionali per quelle ancora non supportate tecnologicamente». Per gli insegnanti che partecipano come volontari ci sarà la piattaforma a fare da guida ai vari percorsi.

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Quando si dice che tutti noi siamo in grado di utilizzare un device, e in particolare i giovani, in verità si sminuisce l'importanza della cultura informatica» afferma all'evento Anna Brancaccio, dirigente del Miur. Perché la verità è che «si crede erroneamente che i nativi digitali conoscano la tecnologia, quando invece la sanno per lo più usare in modo materiale», senza sapere cosa ci sia dietro. Quello che devono imparare è che «lo strumento non fa nulla che non sia l'uomo a far fare, che dietro l'oggetto c'è sempre un discorso progettuale, l'elaborazione di un'idea e un problema da risolvere». Sono macchine «a cui si danno istruzioni, e se queste sono sbagliate impediscono alle stesse di fare qualsiasi cosa» le fa eco Enrico Nardelli [nella foto], coordinatore del progetto e professore di Informatica all'università Tor Vergata. I computer insomma «fanno automaticamente delle attività al posto degli uomini ma senza potersi avvalere della nostra intelligenza» è la conclusione del docente.

Scoprire cosa si nasconde dietro questi sistemi può fare inoltre da argine anche «alle situazioni patologiche che si sviluppano per l'uso non corretto di tali dispositivi, da utilizzatori passivi», sottolinea ancora Palermo. Conoscere le “diavolerie informatiche” e gli algoritmi dietro gli smartphone per proteggersi quindi dai rischi a cui ci si espone sul web come danni alla privacy, ciberbullismo, molestie in rete. E proprio per contrastare questi fenomeni, sempre nell'ambito di “Programma il futuro” è stata stilata la guida “Comunicare in rete in modo sicuro”, presentata all'evento come la prima di una serie rivolta alle scuole secondarie di primo grado.

Il progetto bandisce ogni anno anche un concorso. Quello di quest’anno, intitolato “Programma una Storia” chiedeva ai ragazzi di creare un elaborato riferito a un'opera letteraria liberamente scelta e «con una modalità narrativa compatibile con lo specifico strumento previsto per il proprio ordine e grado di scuola, per esempio un’animazione, un quiz o un gioco». All'evento sono state premiate le tredici scuole vincitrici, soprattutto classi primarie. Segno di un progetto che attrae anche i piccolissimi e che «piace a tutti gli studenti» segnala Nardelli. Il cui auspicio è che l'informatica entri in pianta stabile nelle scuole: «Basterebbe anche solo un'ora a settimana».


Ilaria Mariotti 

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