Lauree più ambite, dimmi che Ingegneria fai e ti dirò che stipendio avrai

«Sono il signor Wolf, risolvo problemi». Il paragone è forse azzardato, ma a pensare agli ingegneri viene in mente Pulp Fiction e in particolare Harvey Keitel, sangue freddo e praticità, nel cult di Quentin Tarantino. Perché gli ingegneri continuano ad essere richiestissimi. Per le competenze scientifiche unite alla capacità di "risolvere problemi". A fare la differenza, la forma mentis: studiare ingegneria assicura basi scientifiche solide ma anche quell'elasticità mentale che rende progettisti e manager capaci di visione globale, abili nel fondere competenze fisico-matematiche, economiche e gestionali. Gente che "risolve problemi", insomma. 

L'ultimo rapporto Almalaurea vede i laureati in ingegneria al secondo posto sul podio della classifica di chi si assicura un posto di lavoro grazie al percorso di studi: a distanza di cinque anni dalla laurea magistrale, sono ben 95 su 100 gli ingegneri occupati, con un contratto a tempo indeterminato nel 68,5% dei casi - si sale a oltre l'80% considerando anche il lavoro autonomo - e una retribuzione netta
che sfiora i 1700 euro mensili.

Qualche distinguo però è necessario, quando è il momento di immatricolarsi. Quali sono, all'interno delle facoltà di Ingegneria, i percorsi di studi che garantiscono più chance di assunzione? Qui entrano in gioco molte variabili, da quelle socio-economiche come gli effetti della crisi e della recessione, a queulle geografiche, con il Nord Italia a fare la differenza nella capacità di assorbire laureati. 

Secondo le ultime statistiche sull'occupazione del Centro studi del Consiglio nazionale dell'Ordine degli ingegneri, nel 2014 le imprese hanno richiesto 17.840 ingegneri, il 9% in più rispetto all'anno scorso, segnando «timidi segnali di ripresa in una congiuntura ancora debole». La parte del leone la fanno gli indirizzi legati al terzo settore, quello dei servizi (ingegneria dell'informazione e ingegneria elettronica, con 8240 assunzioni), e  quello industriale (4980 assunzioni). Insieme raggruppano i due terzi delle opportunità lavorative offerte dalle imprese. Non a caso, anche per quest'anno i profili più richiesti si confermano quelli di progettista meccanico, sviluppatore di software e programmatore informatico

Faticano invece, confermando il trend degli anni scorsi, i percorsi legati all'ingegneria civile ed ambientale, sulla scia della recessione nel settore delle costruzioni: "solo" 1440 le assunzioni registrate. Marcate anche le disparità geografiche, con il sud Italia capace di assorbire appena 2mila ingegneri (con un calo «allarmante» di oltre il 21% rispetto al 2013) mentre quattro regioni  da sole assorbono i due terzi degli ingegneri italiani Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Piemonte. Non è un caso che appartengano a queste ultime due regioni il Politecnico di Torino e l'università di Modena e Reggio Emilia: gli atenei migliori, secondo l'ultima classifica del Censis, dove studiare Ingegneria. 

Indipendentemente da quale ateneo si scelga, comunque, vince la forma mentis che dà il corso di ingegneria: «Dà fondamenta solide e una visione trasversale e multidisciplinare», rimarca Marco Gilli, rettore del Politecnico di Torino (nella foto, a sinistra). Che vede negli indirizzi di ingegneria industriale, dell'informazione, gestionale, nonché nella matematica e fisica applicata quelli più spendibili in assoluto sul mercato del lavoro: «Già ad un anno dalla laurea quasi tutti i nostri laureati trovano lavoro. Nelle primissime posizioni, gli indirizzi legati all'elettronica e ai sistemi produttivi. Pesa in questo senso la vocazione manifatturiera della regione», osserva Gilli. «Ma vanno molto bene anche gli indirizzi di ingegneria aerospaziale, informatica, meccanica e dell'autoveicolo». 

Meccanica e informatica la fanno da padrone anche secondo Alessandro Capra, direttore del Dipartimento di ingegneria dell'università di Modena e Reggio Emilia [nella foto a destra]: «La maggior parte dei nostri laureati trova lavoro sul territorio. È il settore privato, le pmi soprattutto, ad assorbirli. Già a 2-3 anni dalla laurea, non a 5 come registrato da Almalaurea, sappiamo che quasi la totalità dei nostri laureati lavora. La maggior parte di loro ha un impiego da ingegnere, con stipendi intorno ai 1400-1500 euro. Ci sono momenti in cui registriamo una domanda superiore all'offerta e questo non può essere che positivo». I conti sono fatti sui laureati magistrali. D'altra parte, secondo l'indagine Almalaurea, l'82% degli studenti sceglie di continuare oltre il diploma triennale, con il biennio specialistico. Ma tra quelli che si fermano al titolo di ingegnere junior non mancano comunque le possibilità di assunzione, soprattutto nel privato. «Da noi sono soprattutto ingegneri informatici e delle telecomunicazioni. Sono richiestissimi. Trovano lavoro nelle imprese presenti in regione», spiega Capra. 

Entrambi gli atenei top per Ingegneria,
Politecnico di Torino e università di Modena e Reggio Emilia, hanno fatto dell'internazionalizzazione e della collaborazione sul campo con le imprese le loro carte vincenti. Al Polito, su 30mila studenti, «il 18% di loro è straniero e quasi tutti quelli iscritti al biennio magistrale fanno un'esperienza formativa all'estero. Sono più di cento, inoltre, gli accordi con università straniere, quasi tutte quelle europee e le più importanti negli Stati Uniti», spiega il rettore Gilli, per consentire agli studenti di raggiungere il doppio titolo. Una strategia condivisa dall'università di Modena (2900 studenti di ingegneria e 630 nuove matricole nell'ultimo anno, in aumento del 12% negli ultimi cinque anni), che in più ha in piedi accordi internazionali per accogliere da Cina, Brasile e Vietnam studenti che possano formarsi a Modena e Reggio Emilia. «Favoriamo così la mobilità di studenti e docenti, oltre a sviluppare la ricerca e le opportunità per le imprese stesse», dice alla Repubblica degli Stagisti il direttore Alessandro Capra. 

L'altro punto di forza è, infatti, il lavoro con le aziende. Torino ad esempio ha un centro di ricerca interno al campus, con "ospiti" del calibro di General Motors, dove nascono laboratori e corsi congiunti «che consentono agli studenti di fare esperienze aziendali serie prima dell'ingresso nel mercato del lavoro» rimarca Gilli. In Emilia il ritmo lo detta il rombo dei motori. Il dipartimento di ingegneria è intitolato a Enzo Ferrari - e non poteva che essere così: «Fiat Chrysler sta riportando qui la produzione di Alfa Romeo e Maserati. Con quest'ultima e con Ferrari, oltre che con Lamborghini, abbiamo diversi accordi quadro per ricerche sull'aerodinamica e sul motore, ma anche sullo stato di benessere del guidatore o sulle caratteristiche dei materiali, soprattutto nella componentistica e negli impianti». 

A vestire il ruolo di "Cenerentola" delle facoltà di Ingegneria, invece, le specializzazioni in ingegneria civile e ambientale, ancora vittime della recessione di questi anni e dei suoi effetti sul settore delle costruzioni: i dati sul 2014 non sono ancora elaborati nel dettaglio, ma già nello studio 2013 il Centro studi del Consiglio nazionale dell'Ordine stimava una perdita del 60% delle assunzioni per questo percorso di studi, come spiegava un precedente approfondimento della Repubblica degli Stagisti

Il dato complessivo del Centro studi registra 27.300 ingegneri disoccupati nel 2014, cifra record negli ultimi 15 anni e raddoppiata rispetto al 2008, anno di inizio della crisi. Sarà «difficile recuperare in breve tempo quanto si è perduto durante la lunghissima recessione economica, soprattutto in quei settori dell'ingegneria la cui produzione non è destinata all'esportazione» ammette Luigi Ronsivalle, presidente del Centro Studi CNI, riferendosi in particolare al settore delle costruzioni «la cui ripresa è legata, più che a fattori contingenti, a interventi strutturali che per ora stentano a vedere la luce». 


Anche qui, però, bisogna fare qualche distinguo: «Se la cavano ancora gli ingegneri specializzati in impiantistica. A soffrire di più sono gli edili e gli strutturisti», dice Giulio Lavagnoli, delegato della sezione di Verona del Network Giovani Ingegneri, la rete che in seno al Consiglio nazionale collega le commissioni "Giovani ingegneri" dei vari Ordini provinciali e che funge da laboratorio di proposte per la categoria. «Ma il problema più grande che registriamo è quello delle false partite Iva: un fenomeno sempre più dilagante», avverte Lavagnoli. Sulla carta sono giovani ingegneri, liberi professionisti che collaborano con studi di progettazione. «Nei fatti, svolgono un lavoro da dipendenti, con retribuzioni spesso da 1200 euro lordi, lontane dalla media di categoria, e regole contrattuali poco chiare. Per questo, ora come ora, questa scelta rende molto meno che non avere un posto da dipendente». Anche per questo il Network Giovani Ingegneri sta spingendo la proposta per la creazione di un "disciplinare d'incarico", ovvero di un quadro di regole per mettere nero su bianco le clausole lavorative tra professionisti. 

«Nonostante i problemi della categoria, però, condividiamo il quadro sulle chance di occupazione riservate agli ingegneri» aggiunge Lavagnoli. Insomma, la "spendibilità" del titolo resta alta. E del resto l'impegno richiesto alle matricole lo è altrettanto, se non di più. Servono basi solide in matematica, fisica e nelle materie scientifiche in generale: «Abbiamo un accesso programmato fissato a 5mila studenti all'anno e la selezione, al Politecnico, è fortissima: meno della metà passa al secondo anno», spiega Gilli. «Anche questo spiega, sul lungo periodo, perché i dati sull'occupazione degli ingegneri siano così buoni». 

Un consiglio: «Studiare le lingue e studiarle bene»
, conclude Capra. Per poter guardare anche oltre confine: gli ingegneri italiani all'estero sono «tra i più richiesti», rileva il Centro studi, secondo cui al momento il 7% dei laureati in ingegneria lavora fuori dall'Italia. «Le nuove frontiere sono i Paesi dell'Oceania, Australia e Nuova Zelanda in testa», osserva Capra. «La geografia lavorativa è cambiata e bisogna essere disposti a viaggiare». 

Maura Bertanzon
@maura07


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