Microcredito anche in Italia, per creare lavoro per i giovani: l'esperienza dell'Emilia Romagna

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 17 Ago 2015 in Approfondimenti

In un periodo di forte disoccupazione tra i giovani in Italia, ci sono progetti che riescono a costruire delle risposte di lungo periodo al problema dell’accesso al credito, limite per le iniziative imprenditoriali. Uno di questi è l’esperienza associativa di Fare lavoro che nell’area della bassa bolognese è ormai diventata un punto di riferimento ed è raccontata dalla ricercatrice Silvia Paglia in «Come fare microcredito per fare lavoro per i giovani» edizioni Homeless book.

«Il testo è nato sulla base dell’obiettivo della Fondazione, espressione del credito cooperativo impresa e delle cooperative dell’Emilia Romagna, di investire sui giovani per dare loro la possibilità di sviluppare delle competenze specifiche» racconta alla Repubblica degli Stagisti Everardo Minardi, presidente della Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche che ha promosso e finanziato la ricerca per farsi raccontare il progetto: «La Fondazione vuole anche tornare all’antica tradizione del prestito sociale. Perciò abbiamo deciso di fare un lavoro di ricerca sull’esperienza che stava nascendo intorno a Bologna da parte di un gruppo di pensionati che si sono posti il problema di cosa potevano mettere a disposizione dei giovani in difficoltà con il mondo del lavoro».

E ha promosso e sostenuto la costituzione dell’associazione Fare lavoro, attiva nell’area bolognese, con al suo interno un gruppo di imprenditori, consulenti, liberi professionisti che cercano di favorire l’avvio al lavoro dei giovani sostenendoli nei primi anni di vita. Fare Lavoro ha quindi stabilito una convenzione, promossa dalla fondazione Giovanni dalle Fabbriche, con la BCC EmilBanca attraverso cui «è stata messa a disposizione una somma consistente, oltre 50mila euro, come garanzia del micro credito concesso dalla banca a casi selezionati, tutorati e garantiti dall’associazione Fare Lavoro», spiega Minardi alla Repubblica degli Stagisti.

È quindi l’associazione ad analizzare le domande e i progetti, a valutarli e ad accompagnare o invitare a rinunciare, se il progetto non regge, i giovani che vogliono fare impresa. Mentre la fondazione Giovanni dalle Fabbriche fornisce i servizi di consulenza, formazione e accesso facilitato alle Bcc.

Nel libro si racconta cosa è avvenuto e si presentano gli 11 progetti avviati - per 10 imprese - attraverso questo microcredito, numero salito oggi a 18. Al momento si stanno esaminando una trentina di idee, tutte riguardanti, come previsto da bando, giovani under 35 residenti a Bologna e provincia da almeno un anno. Circa il 25% delle richieste, però, ha di solito esito negativo perché mancano i requisiti. I progetti al momento finanziati vanno dalla piattaforma di crowdfunding per l’Emilia Romagna, Ginger, il primo ad essere stato finanziato, alla cooperativa Tatami che dopo il primo prestito ha ampliato le proprie aspirazioni e chiesto un secondo aiuto, accordato, per nuovi obiettivi portando a casa anche l’aumento del numero di soci passato da tre a sette. Fino alla gelateria yogurteria Yoog che è stato il nono progetto ad essere finanziato.

I soggetti coinvolti attraverso le nuove realtà create sono, ad oggi, circa una trentina, per un totale di 172mila euro erogati, e arrivano un po’ da tutta Italia: una ventina sono di Bologna o provincia, 2 provengono da altre città dell’Emilia Romagna, poi c’è una romana, un torinese, un milanese, un giovane da Bergamo, uno da Potenza, uno da Trento e uno dall’Abruzzo e anche una signora iraniana residente a Bologna.

Che il microcredito funzioni, almeno quello di Fare lavoro, lo dimostrano i dati: ad oggi le idee finanziate crescono e vanno avanti restituendo in tempo i prestiti e riuscendo anche, in alcuni casi, a creare nuova occupazione. Esempio per tutti è Ginger, sito di crowdfunding che offre aiuto nella costruzione del business plan o del piano di comunicazione e che, ad oggi, è riuscita a far completare ben 23 raccolte fondi.  Eppure questa forma di aiuto, oggi, è poco diffusa nonostante esistano ancora i soggetti in situazione di marginalità. Perché la società moderna, secondo Minardi, è volta al solo mantenimento di se stessa. «Basta guardare i grandi imprenditori: non aggrediscono più il mercato. Stanno mollando. Per questo bisogna trovare una risposta».

Che può essere il microcredito, perché dà autonomia responsabilizzando: «Chi riceve deve restituire. Con il tasso più basso che ci sia, ma tale per fare in modo che non lo usi per altro». Minardi spiega alla Repubblica degli Stagisti il processo che ha portato alla formazione di queste imprese: «In primo luogo si ascoltano i giovani e la loro idea, spesso vaga». Dopo di che l’associazione fa due valutazioni: la prima, informale, con la presentazione del progetto e le previsioni dei costi e ricavi. La seconda vede invece l’approfondimento degli aspetti tecnici del business plan e un’indagine sulle motivazioni che sono alla base di queste future imprese.

Gli ex dirigenti e imprenditori di Fare lavoro fanno quindi i tutor aiutando i giovani nei rapporti con le banche e nel miglioramento del business plan. Aiuto che si concretizza non appena l’impresa chiede il contributo alla banca. Ricevuta la somma, che va fino a 25mila euro, «l’associazione deposita il 30% a garanzia. E questo rende praticabile l’avvio dell’ impresa».
Ed è questo rapporto tra giovani, che hanno l’idea, l’associazione che mette la garanzia e la banca che eroga con tassi bassi che evita si creino situazioni di crisi.

Ma non si pensi al microcredito come panacea per la disoccupazione: «In termini generali non è la soluzione. Il discorso cambia con le micro imprese: lì abbiamo enormi potenzialità, ma nessuno ci crede». Ora il microcredito prova ad allargarsi fino alla Romagna, ma l’associazione non ha interesse ad ampliarsi in altri contesti, nonostante la federazione delle banche di credito cooperativo nazionali abbia proposto questa esperienza come riferimento ai suoi associati. «La nostra idea è che si formino altre associazioni tipo Fare lavoro». Basterebbe, suggerisce il professore, smettere di ragionare per comparti stagni. «Non è vero che solo lo Stato può garantire. Nel nostro caso si sono fatte imprese dove prima non c’era futuro. Altre associazioni potrebbero prendere spunto, in una logica di intervento sociale», perché è bene ricordarlo «Qui non c’è niente da portare a casa. C’è da fare garanzia».

Cosa significa? Che nel momento in cui l’associazione mette il 30% come garante per 30mila euro dati a un giovane, ognuno dei membri versa 3mila euro. Certo, fruttano degli interessi, ma c’è sempre il rischio di perderli. «Non c’è finalità di business. Ci sono delle scelte di valore in campo, che oggi, più di ieri, sono importanti». Si crea una sorta di patto tra le generazioni: qualcuno che ha avuto tanto, per merito, competenza e fortuna nei tempi, aiuta chi ha una buona idea, ma non potrebbe altrimenti realizzarla.

Se quindi un under 35 residente in Emilia Romagna interessato a fare una nuova impresa volesse fare richiesta di questo microcredito dovrebbe allora, per prima cosa, «Prendere contatto con il sito dell’associazione. Poi potrebbe cominciare a orientarsi ai problemi delle comunità territoriali, anche attraverso le bcc. Infine informarsi sulle iniziative messe a disposizione dagli enti locali. E contattare le associazioni di giovani cooperatori all’interno di confcooperative che aiutano chi fa una scelta di questo tipo».

Ecco, infine, tre suggerimenti che il presidente Minardi dà a un ipotetico giovane emiliano interessato al microcredito proposto da Fare lavoro e raccontato in Come fare microcredito per fare lavoro per i giovani: «Avere una buona idea», dice sicuro, «ben documentata e strutturata. Ricordarsi che da soli non si va più da nessuna parte: è necessario mettersi insieme per raggiungere dei risultati. Cominciare dal locale sapendo che se si vuole vincere e crescere è il globale che conta. Anzi il glocale, perché chi opera oggi in un contesto solo localistico non ha futuro».

Marianna Lepore

Community