Belgio, giovane ingegnere assunto dopo lo stage Eurodyssée: «La crisi in Italia massacra le imprese edili»

Silvia Colangeli

Silvia Colangeli

Scritto il 08 Mar 2015 in Storie

Non solo Erasmus. Compie trent'anni il portale Eurodyssée, promosso dall' Assemblea delle regioni, che offre ai ragazzi diplomati dai 18 ai 30 anni l'opportunità di un corso di lingua e di uno stage rimborsato in varie parti d'Europa. Grazie alla sua "Eurodissea", Michele Chieli, giovane umbro laureato in ingegneria, è riuscito a trovare lavoro: la Repubblica degli Stagisti ha raccolto la sua storia.

Ho 28 anni e sono originario di Città di Castello, uno dei comuni più popolosi della provincia di Perugia. Oggi vivo a Namur, il capoluogo della Vallonia, in Belgio e lavoro nell’azienda che mi ha accolto quasi un anno fa come stagista Eurodyssée.

Ho fatto il liceo scientifico e mi sono laureato a Perugia, in ingegneria civile, nell’estate 2012. Ma, al contrario di quanto si potrebbe pensare nemmeno un titolo di studio come il mio, ottenuto quasi in tempo e con una votazione molto alta, in Italia garantisce certezze. A peggiorare la situazione ha contribuito la crisi del settore edile, che sta massacrando le imprese e gli studi che si occupano di costruzioni. Spesso anche chi nel nostro paese vorrebbe assumere non può.

A queste condizioni, come qualsiasi altro neolaureato, ho iniziato con un tirocinio in un’altra città umbra: rimborso minimo e tanto lavoro. Dopo sette mesi ho interrotto lo stage per allargare i miei orizzonti e arricchire il mio curriculum con un’esperienza all’estero e un livello più professionale d’inglese. Ho vissuto un paio di mesi a Londra, ma non mi sono messo a cercare uno studio d’ingegneri: ho fatto il cameriere e un corso, in quel momento volevo migliorare la lingua e vivere fuori dall’Italia. Un’esperienza breve, ma positiva, che mi ha incoraggiato a trovarne altre da fare all’estero.

Non mi ricordo precisamente come sono venuto a sapere di Eurodyssée
: forse me ne ha parlato un amico o avevo letto qualcosa su un giornale locale. Da queste prime informazioni ho capito che la residenza in una delle regioni aderenti costituisce il requisito fondamentale per partecipare. Poi ho dato un' occhiata al sito e ho verificato che fortunatamente l'Umbria è fra le due regioni italiane che aderisce a Eurodyssée. Inizialmente non avevo capito bene come funzionasse: infatti ho mandato la candidatura per il Canton Ticino, che non accoglie italiani perché ha incluso il plurilinguismo fra gli obiettivi dei suoi scambi. A chiarirmi le idee ci hanno pensato i ragazzi dell’Aur, l’ente umbro che si occupa del progetto, che mi hanno aiutato a cercare l’offerta che faceva al caso mio. Oltre all’inglese, avevo anche una conoscenza base di francese e mi sono messo a guardare le offerte delle regioni belghe: quella dello studio dove attualmente lavoro era davvero interessante e ho deciso di mandare l’application. Pochi mesi dopo sono partito.

I
n Belgio gli stagisti Eurodyssée ricevono una borsa di 770 euro e gli stage durano 5 mesi. Il primo mese invece, se non sei francofono, ti coprono il costo dell’alloggio in un ostello e del corso di lingua a Bruxelles. E’ una situazione conviviale che ti mette subito a tuo agio e ti aiuta a superare le difficoltà che chiunque parta da solo si trova ad affrontare il primo periodo all’estero. Dopo il corso a Bruxelles, mi sono spostato a Namur per iniziare lo stage: la città è più piccola e offre meno divertimenti di una capitale, ma a lavoro mi sono trovato davvero bene. In ufficio parlo soprattutto francese e un po' d'inglese con alcuni clienti, in alcuni casi si usa anche il fiammingo.

L'ambiente era giovane e stimolante, fatto di persone serie, disponibili a formare gli stagisti.
Questa è la grossa differenza che noto con l’Italia e non credo di parlare solo del mio settore: ti vedono come un’opportunità su cui investire, non come un peso. La società in cui lavoro conta circa 200 dipendenti, ha altre sedi in Europa e in Africa e non mi dispiacerebbe continuare a crescere al suo interno. Ho fatto capire quasi subito di essermi trovato bene, ho lavorato tanto e, finiti i 5 mesi, mi hanno proposto un contratto a tempo determinato, che scadrà a metà maggio. Prendo circa 1400 euro al mese: niente di esorbitante, ma uno stipendio onesto per una persona che inizia a lavorare. Non penso che uno studio di medie-piccole dimensioni avrebbe potuto offrirmi lo stesso salario in Italia.

So di essere stato molto fortunato.
Ho sentito altri meno soddisfatti di me: infatti conta tantissimo l’ambiente professionale e non sono tutti così accoglienti, magari scrivono che farai una cosa e invece ti ritrovi a svolgere altre mansioni, meno professionalizzanti. Ma Eurodyssée cerca di tutelare al massimo chi parte: pochi altri progetti ti garantiscono un rimborso così alto, un corso di lingua e un controllo sugli enti che ospiteranno i ragazzi. Io consiglierei a chi parte di scegliere più in base all’offerta che al luogo. Dopo non escludo niente, ma di certo non tornerò in Italia a fare uno stage sottopagato. Il mio paese mi manca. Ma ora che con Eurodyssée ho allargato le mie prospettive professionali e di vita, non escludo di trasferirmi in un altro stato per un lavoro che m’interessa.

testo raccolto da Silvia Colangeli


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