International Intern Leadership Conference, gli stagisti EY di tutto il mondo si incontrano a Orlando

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 29 Lug 2019 in Approfondimenti

Gruppo EY internship

Dal 30 luglio al 2 agosto una selezione di giovani di EY Italia parteciperà alla 23esima edizione della International Intern Leadership Conference presso Walt Disney World a Orlando, in Florida.  "Intern" è il termine inglese che significa "stagista": l’appuntamento annuale riunisce infatti una rappresentanza dei migliori stagisti delle varie sedi EY sparse per il mondo, per dare loro l’opportunità di conoscere la visione e la strategia del gruppo e di entrare in contatto con i colleghi e i leader globali di EY. 

3mila i giovani selezionati ogni anno per partire. Quest’anno a rappresentare EY Italia, e quindi a trascorrere cinque giorni in America con viaggio e permanenza a spese dell'azienda, saranno tre degli “ambasciatori del brand” che hanno partecipato al Campus Ambassador Program 2019, ovvero studenti che sono stati selezionati per diventare testimonial dei valori di EY all’interno delle loro università e poi per svolgere un periodo di stage in azienda.  

«È stata una bellissima esperienza» racconta Antonio Pirozzi, 28 anni, napoletano, laureato in Giurisprudenza, che ha partecipato alla International Intern Leadership Conference 2018 e che oggi è Taxi consultant presso lo staff Global mobility di EY Italia «e un prezioso momento di confronto, non solo con i giovani colleghi ma anche con chi ricopre ruoli apicali nel gruppo. Mi è servito a capire quali sono le prospettive future e perché devo crescere qui dentro». 

«È impressionante perché ti rendi conto solo lì di far parte di qualcosa di enorme» racconta Irene Galletti, 26 anni, bolognese, laureata in Economia aziendale e Assistant nella divisione Advisory, anch'ella reduce dall'edizione 2018 della conferenza «Per me dal punto di vista motivazionale non ha guastato, ed è stato una ventata di aria fresca in un periodo, quello estivo, di stress e scadenze».

Chi lavora in EY ha già a che fare ogni giorno con una dimensione internazionale, per questo esperienze del genere non possono che arricchirne il bagaglio. «Con il mio staff gestiamo posizioni di manager e ruoli apicali che girano il mondo, assistendoli fiscalmente. Si può dire che giriamo il mondo anche noi restando seduti», aggiunge Pirozzi.

Durante la conferenza i partecipanti sono coinvolti in diverse attività, come team working all’aria aperta con business case, e workshop, e, durante le cene di gruppo, assistono a speech di leader aziendali. Tra le attività più apprezzate, ce n’è una in cui ciascun partecipante deve confrontarsi per cinque minuti con un collega straniero e individuare dei punti comuni, con l’obiettivo di far capire che, pur provenendo da una realtà culturale diversa, chi appartiene al EY ha sempre qualcosa in comune. 

«Quella di Orlando è un’opportunità che difficilmente ti danno in altri posti» racconta Mattia Salvioni, 24 anni, di Merate (Lecco), laureato in Economia e management e oggi Consultant nella divisione Financial Business Advisory, tra i dodici giovani della rappresentanza italiana nella scorsa edizione: «e un’esperienza di valore che ti restituisce lo spirito di una realtà globale che, se sei appena entrato, ancora non puoi percepire»

«Ci siamo trovati a parlare dei valori dell’azienda e come si traducevano nella quotidianità degli uffici delle varie nazioni e ci siamo confrontati su cosa facessero i nostri colleghi negli stessi ruoli. Questo ha fatto si che il network si instaurasse veramente», commenta Galletti. Che poi aggiunge: «Ho notato in altre risorse, soprattutto americane e canadesi, una grandissima identità aziendale, forse anche perché ci sono più eventi intorno all’azienda», commenta Galletti. 

Il più spiccato senso di appartenenza è una delle principali differenze individuate dai giovani italiani rispetto ai colleghi internazionali. E ancora, «oltre al gap retributivo rispetto soprattutto ad America e Nord Europa, all’estero risultano più pragmatici e improntati al risultato, mentre noi abbiamo il valore aggiunto della qualità. Probabilmente dall’altra parte si perdono degli aspetti, ma raggiungono una maggiore efficienza», conclude Salvioni. 

Il confronto a qualcuno è servito anche a tornare con un maggiore bagaglio di sicurezza. «Essendo agli inizi, il contributo che mi sentivo di dare era limitato, anche perché sono una persona tendenzialmente timida» aggiunge Galletti «ma un’esperienza così grande ha fatto sì che mi sbloccassi, condividessi di più con il mio team e mi identificassi con l’azienda, cosa che prima non avevo fatto. È stato un bel premio per il primo anno di lavoro!»

Un premio e un'opportunità che quest'anno potranno avere anche i giovani studenti-ambasciatori di EY Italia, valore aggiunto per la loro esperienza di approccio al mondo aziendale. 

Rossella Nocca

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