Da operaia a responsabile del reparto Surface mount technology, la storia di una donna in un mondo tutto maschile

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 30 Giu 2019 in Storie

buone opportunità discriminazione girl power ingegneria lavoro femminile meccatronica Meta System occupazione femminile pregiudizi di genere

La scienza è sempre più donna. E c’è un’ampia serie di ragioni per le quali oggi, per una ragazza, può essere conveniente scegliere un percorso di studi in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). La Repubblica degli Stagisti ha deciso di raccontarle una ad una attraverso una rubrica, Girl Power, che ha la voce di tante donne innamorate della scienza e fortemente convinte che, in campo scientifico più che altrove, di fronte al merito non ci sia pregiudizio che tenga. La testimonianza di oggi è quella di Clarissa Bonini, responsabile tecnico SMT in Meta System, azienda dell’RdS network specializzata in sistemi elettronici avanzati per il settore automobilistico. 

Sono di Reggio Emilia, ho quarantuno anni e da oltre veni lavoro in Meta System, la mia prima vera esperienza lavorativa dopo le superiori. Mi sono diplomata in un istituto tecnico professionale con indirizzo abbigliamento, venendo da un territorio fortemente specializzato nel settore. Ero convinta che da grande avrei lavorato per MaxMara, business fondamentale per questa zona. Poi per caso ho scoperto Meta System e oggi sono veramente felice di essere dove sono. 

Ho iniziato a lavorare come operaia di terzo livello da turnista nelle linee di produzione, prima con un contratto a tempo determinato e poi, dopo sei mesi, a tempo indeterminato. Dopo sette anni sono diventata addetta qualità, posizione che ho ricoperto per dieci anni. Quindi, circa tre anni e mezzo fa, mi è stata offerta la possibilità di fare il responsabile tecnico per il reparto SMT (Surface mount technology, tecnologia a montaggio superficiale), un’offerta che ho colto con un misto di paura e di entusiasmo.

Lavoro sui prodotti automotive, e in particolare caricabatterie per auto elettriche e black box per assicurazioni telematiche. Negli anni sono cresciuta, ho seguito corsi di problem solving e sono diventata trainer per la certificazione internazionale IPC-A-610 sull’elettronica applicata. 

Sono “atipica”, perché non ho fatto un percorso formativo scolastico a livello ingegneristico o meccatronico, ma ho sviluppato la mia specializzazione sul campo, in azienda. Meta System mi ha dato le possibilità per crescere e io le ho sapute valorizzare. Oggi gestisco tredici persone e ho un lavoro di grande  responsabilità, che prende in capo tutto il processo produttivo del reparto, ma anche incredibilmente stimolante. 

L’elettronica è in continua evoluzione tecnologica, bisogna studiare tanto, testare per stare al passo, immaginare quello che ancora non ti serve ma di cui avrai bisogno domani. Non ci si annoia mai, non c’è un mese uguale all’altro. 

All’inizio non è stato facile. Non partendo da una formazione meccanica, ho dovuto imparare come lavorano le macchine, cosa serve veramente. È stata una sfida molto grossa e i momenti di scoraggiamento non sono mancati, ma la passione è stata più forte, come anche il supporto del gruppo di lavoro. Un buon gruppo ti porta a crescere, a colmare le lacune. Anche la migliore soluzione è impoverita se non condivisa. Io ho avuto la fortuna di trovare un ambiente positivo e collaborativo. 

Importante è stato anche l’incontro con Gaia, una mia amica che lavora come ingegnere indistrializzatore nel mio stesso settore. Poter parlare con lei del nostro lavoro e avere uno scambio dal punto di vista femminile, che ha sfumature molto più dettagliate, mi ha aiutato molto. Soprattutto all’inizio, quando mi chiedevo se sarei stata in grado di affermarmi in un mondo così fortemente maschile. 

Sulle linee di produzione abbiamo sempre avuto una tradizione molto femminile, ma non a livello verticistico, alle riunioni al massimo siamo un paio di donne e non ho avuto modo di conoscere nessuna altra donna che faccia il mio stesso lavoro. All’esterno mi è successo più volte di essere guardata con stupore e che qualcuno mi dicesse “Non mi capacito che lei faccia il suo lavoro”. Ma diffidenza mai, e alla fine la stima delle altre persone è sempre stata motivo di orgoglio.

L’impressione generale è che nel mondo del lavoro agli uomini si perdonino sempre più cose. Se una donna fa una sfuriata è isterica, se la fa un uomo è un uomo di polso. 

Per fortuna la mia famiglia ha sempre avuto fiducia nelle mie capacità, dai miei genitori a mio marito. Unica “critica” che mi viene mossa è che giro tanto e lavoro molte ore al giorno, ma alla fine riesco a conciliare vita privata e professionale. 

Che l’ambito meccanico ed elettronico siano prettamente maschili oggi è solo un retaggio, non dipende dal fatto che sia più o meno approcciabile per una donna, qui si lavora di concetto e di processo. Auspico, anzi sono certa che questo mondo si aprirà sempre di più alla presenza femminile. Secondo me la società è pronta per far fare alle donne qualsiasi cosa, ad esempio in Ricerca e sviluppo ci sono sempre più donne, molto preparate. Se hai una passione e sai fare una cosa non c’è pregiudizio che te lo possa togliere. L’autorevolezza non è data dal genere ma dalla capacità.

Se dovessi dare un consiglio alle ragazze, direi che le figure più ricercate saranno sempre più i gestionali, perché le strutture sono sempre più complesse e se non sono organizzate rimangono delle isole non interconnesse. La meccatronica è forse l’ambito di studio che abbraccia di più le esigenze attuali, fermo restando che il lavoro va comunque anche imparato sul campo. O almeno questa è la mia storia.

Testimonianza raccolta da Rossella Nocca

Community