“Un'altra prospettiva”, lavorare in consulenza dopo una laurea umanistica: il corso accellerato di BIP e PoliMi

Scritto il 08 Lug 2021 in Notizie

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Torna il corso di formazione intensivo per laureati umanistici che vogliono dare una svolta digitale alla loro carriera. Dopo un anno di pausa, per ovvi motivi “pandemici”, la società di consulenza BIP organizza una nuova edizione del suo Bootcamp: una opportunità costruita insieme al MIP-Politecnico di Milano e dedicata appunto ha chi ha una formazione universitaria umanistica ma desidera buttarsi nel campo – professionalmente molto fertile – della consulenza d’impresa.

stage lavoro bip bootcampPer l’ultima edizione, nel 2019, a Bip erano arrivate ben 200 application: l’azienda aveva poi preselezionato 50 candidati, che avevano svolto l’iter di selezione per poi arrivare alla rosa finale dei 15 ammessi al Bootcamp. Numeri un po’ ridotti per questa edizione 2021, per la quale le candidature sono aperte fino a venerdì 23 luglio: «In questa edizione la classe sarà composta da dieci persone, al fine di garantire un’allocazione ottimale sui progetti di BIP» spiega Ursula Buchmeiser, austriaca, in BIP da quattordici anni e oggi HR Transformation Lead.

Il corso intensivo comincerà il 10 settembre e avrà una durata di un mese:  «Quest’anno concentreremo la didattica in quattro settimane sfruttando l’utilizzo di una innovativa piattaforma di apprendimento digitale (DHUB) sviluppata da MIP su tecnologia Microsoft. Tale approccio ci permetterà di coniugare la fruizione di pillole digitali in modalità asincrona, con live session gestite da docenti MIP e nostri esperti BIP».

Rispetto alle edizioni passate, e forse anche a causa della spinta che la pandemia di Covid-19 ha dato alla didattica a distanza, quest’anno il 100% della formazione “in aula” sarà da remoto: «Siamo riusciti in questa edizione a costruire un approccio didattico estremamente innovativo, che coniuga diverse modalità di apprendimento e fruizione dei contenuti», conferma Buchmeiser, «come live session in digitale, online ed esercitazioni periodiche, per massimizzare l’efficacia della formazione e preparare i partecipanti alle sfide della consulenza».

La fee di partecipazione è fissata a 1.500 euro, che idealmente sono “compensati” dai 2.400 euro di compenso per lo stage trimestrale (BIP, che da anni è una delle aziende virtuose dell'RdS network, offre ai suoi stagisti 800 euro al mese, che salgono a 1000 per i fuorisede) che segue il percorso di formazione in aula [Tutte le informazioni sui costi, il programma e le modalità di candidatura al Boot Camp sono disponibili in questa brochure e video di presentazione].

Complessivamente dei 30 ex “bootcampini” – conteggiando insieme quelli che hanno partecipato alla prima edizione e quelli che hanno partecipato alla seconda – al termine dello stage BIP ha ne ha assunti a tempo indeterminato 22. L’iniziativa è quindi un vero e proprio canale di recruiting per l’azienda, che nel suo organico vuole affiancare ai “classici” neolaureati in economia e ingegneria anche giovani con background formativi e quindi anche una forma mentis differente.  

bip bootcamp stage lavoroE quando si dice “background differenti”, non lo si dice per dire: uno dei partecipanti all’ultima edizione, Paolo Napolitano, per esempio ha una laurea in Scienze Storico-Religiose con una tesi sul «Prototipo del sovrano giusto nella letteratura copta: i casi di Alessandro Mango e Costantino».

«L’egittologia mi appassionava fin da piccolo» racconta lui alla Repubblica degli Stagisti: «Tutta colpa della leggenda della maledizione di Tutankhamun… E del film “La Mummia”! Anche se poi studiando ho scoperto che di veritiero in quel film non c’è quasi nulla, infatti ci sono rimasto un po’ male. Durante i due anni di magistrale mi sono appassionato di coptologia, cioè il mondo cristiano egiziano; ho fatto una tesi sperimentale e ho dovuto tradurre geroglifici».

Passare dai geroglifici alla consulenza aziendale è un passo non da poco, ma Napolitano ha avuto un’intero clan a sostenerlo nella scelta di cambiare rotta: «In famiglia mia tutti sono consulenti e laureati in matematica, tranne mia madre che è avvocata. Tutti mi parlavano di consulenza, di quanto fosse stimolante la relazione con il cliente. I miei conoscevano Bip, mi hanno detto che era ottima e di provarci».

L’impatto con il BootCamp è stato buono: «Ero convinto che la prospettiva manageriale fosse difficile, invece è stata appassionante, mi piaceva e quindi capivo bene l’aspetto strategico – acquisire e gestire clienti. Pensavo fosse una delle materie più difficili… e invece no. Stessa cosa per la settimana dedicata alla finanza: io ho grossi problemi con i numeri, ma il professore ha spiegato concetti difficili in materia molto chiara, anche attraverso esercitazioni e laboratori».

Quando ha iniziato il BootCamp Napolitano aveva 24 anni (oggi ne ha da poco compiuti 26); giusto il tempo di finirlo, fare lo stage di tre mesi, venire assunto, ed è scoppiata la pandemia: «Per amore avevo scelto Milano come sede dello stage, trasferendomi da Pomezia, la mia città. Abbiamo vissuto il primo lockdown a Milano, e poi abbiamo deciso di tornare giù» – in una situazione più confortevole, anche in caso di eventuali lockdown successivi. Il trasferimento nella sede romana di BIP è stato chiesto e ottenuto immediatamente, senza problemi.

bip bootcamp stage lavoroMarta Longo, invece, sembra felice della sua sistemazione milanese: friulana d’origine, laureata alla prestigiosa scuola per Interpreti e traduttori di Trieste, tante esperienze di studio e lavoro anche all’estero nel curriculum, è arrivata al Bootcamp a venticinque anni. Già lavorava ma non era contentissima, «purtroppo mi stufo presto se non ho stimoli» ammette.

«Fortunatamente ho avuto l’opportunità di partecipare a questo progetto e di dare un’altra prospettiva a un percorso che altrimenti sarebbe stato già scritto. Non dico che la scelta di studiare le lingue fosse stata casuale, a me le lingue piacevano!», confida, «Ma a diciott’anni non si hanno forse le idee troppo chiare». Oggi che ne ha ventisei farebbe una scelta diversa: «Mi affascinerebbe molto fare Ingegneria, o Biologia».

Il BootCamp per lei è stata una esperienza entusiasmante: «Mi è piaciuto moltissimo tornare sui banchi perché lo fai con una testa diversa – all’università sei ancora un po’ giovane. Affronti le giornate in maniera diversa. Strategy è stata la materia che mi è piaciuta di più: il professore giovane e bravissimo». Del processo di selezione ricorda di avere fatto «un assessment con altre tre ragazze, una presentazione più un test di inglese, un test di logica e un test di cultura generale. Nel colloquio individuale mi chiesero quante lampadine ci fossero a Codroipo, il mio paese natale: era una domanda di logica. Il feedback della giornata di assessment l’ho avuto quasi subito, la settimana dopo: ero molto felice».

«Per me il Bootcamp è stata una sfida tosta ma bella da affrontare» dice Paolo Napolitano: «Si conoscono persone del tuo stesso livello che stanno affrontando questa sfida con te, si crea team working. E poi Bip non ti lascia mai, qualsiasi problema chiami e ti aiutano». E se «un po’ di rimpianto» c’è nel non essere diventato professore di Egittologia, il mondo della consulenza spalancato da Bip sembra reggere molto bene al confronto.

«Penso che per i laureati umanistici questa del BootCamp sia una possibilità di intraprendere una carriera meno convenzionale rispetto a quella prevista da un percorso come il nostro» chiude Marta Longo: «Io non volevo fare la traduttrice; con queste competenze ci sono molte più prospettive».

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