Mae-Crui sospesi: una pressione per essere esonerati dal (futuro) obbligo di compenso agli stagisti?

Eleonora Voltolina

Eleonora Voltolina

Scritto il 06 Lug 2012 in Editoriali

La notizia che il ministero degli Esteri ha sospeso il II° bando 2012 di tirocini Mae-Crui, gelando oltre 500 studenti e neolaureati selezionati tra migliaia di candidati in primavera, stage lavorogià dichiarati vincitori e ormai convinti di partire il 3 settembre per tre mesi di training on the job alla Farnesina (per circa 350 di loro) o in giro per il mondo tra ambasciate, consolati e istituti di cultura (per i restanti 200) sta facendo il giro del web. Un articolo di Carmine Saviano campeggia oggi in homepage sul sito di Repubblica, e il gruppo su Facebook degli esclusi - arrabbiatissimi per l'opportunità sfumata all'improvviso - si arricchisce di ora in ora di nuovi contenuti.
Partito come sempre dalle pagine di questo sito, il caso è sorprendente ed emblematico per diversi aspetti. Come si evince anche
dal titolo un po' apocalittico dell'articolo su Repubblica («Se la riforma Fornero cancella il futuro»), il Mae sostiene che la colpa è della riforma del mercato del lavoro appena approvata, che avrebbe emanato «nuove disposizioni in materia di tirocini». Lo scrive nero su bianco un funzionario, Vincenzo Palladino, che però non vuole aggiungere altro rimandando al suo superiore, Daniele di Ceglie, responsabile del progetto. Che però guarda caso, proprio nei giorni in cui l'iniziativa a lui affidata finisce nella bufera, risulta in ferie e irraggiungibile. In compenso la Farnesina si affida stamane a una nota per spiegare che reputa «indispensabile disporre di un quadro di riferimento normativo chiaro e preciso» e che «solo a seguito della definizione delle linee-guida sarà possibile rivedere la disciplina degli stage presso il Mae».
stage lavoroLa nota esce a poche ore dalla pubblicazione sul sito ufficiale della Crui, la conferenza dei rettori delle università italiane - partner del Mae per l'organizzazione di questo progetto - di un comunicato che esprime «perplessità all'effetto combinato del comma 34 lettera D e del comma 36 dell'art. 1 del ddl n° 5256 [...] la cosiddetta Riforma Fornero. Al comma 34, fra i criteri previsti per i tirocini formativi e di orientamento si legge: "riconoscimento di una congrua indennità, anche in forma forfetaria, in relazione alla prestazione svolta". D'altra parte al comma 36 si sottolinea come "Dall'applicazione dei commi 34 e 35 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica"». Concludendo con una deduzione logica che definire forzata è un eufemismo: «Le due prescrizioni rendono di fatto impossibile prevedere esperienze di formazione on the job nella Pubblica Amministrazione».
C'è di che restare esterrefatti. O gli avvocati del Mae e della Crui sono digiuni di diritto, e incapaci di differenziare tra una norma di legge e un provvedimento che rimanda ad altro e successivo provvedimento, oppure c'è chi sta montando un caso ad arte: un qualsiasi studente universitario, e non solo di giurisprudenza, si rende infatti conto fin dalla prima lettura dell'articolo in questione che esso non é prescrittivo. Non è assolutamente vero che imponga di erogare un rimborso. L'articolo dice solo che ministero e Conferenza Stato-Regioni dovranno produrre entro sei mesi da oggi (tecnicamente anzi dal 18 luglio) linee guida in questo senso.
Molto chiaro, molto facile capire. Nessuna possibilità di interpretare: l'obbligo di erogare la «congrua indennità» non esiste al momento e non esisterà fintanto che, entro i prossimi sei mesi, ministero e regioni non si accorderanno sul testo delle linee guida. Tutto al momento è esattamente come prima per quanto riguarda i tirocini. La riforma Fornero non ha cambiato nulla: ha espresso un indirizzo e
stage lavoro previsto un successivo provvedimento. Ma non ha introdotto nessuna novità immediata alla normativa sugli stage.
Difficile credere che i vertici degli uffici legali di Mae e Crui non si rendano conto di questo. Che siano caduti in un enorme equivoco. Che abbiano capito male. Difficile che realmente credano che sia possibile che le linee guida vengano stese, discusse e approvate trovando un accordo tra ministero e Regioni in poche settimane, per giunta in periodo estivo, e che entrino in vigore prima del 3 settembre. Quindi, difficile credere alle spiegazioni fornite. E allora? Allora bisognerebbe chiedere «cui prodest»: a chi giova questa polemica. E ragionare non sul breve periodo, ma sul medio e sul lungo.
Mae e Crui gestiscono da oltre un decennio un programma che coinvolge quasi 2mila giovani universitari ogni anno. È una riga prestigiosa da aggiungere al cv, specie per quei ragazzi che sognano una carriera diplomatica. Tanto che il Mae-Crui ha potuto continuare per anni a esistere, registrando a ogni bando migliaia di richieste di partecipazione, pur non prevedendo nemmeno un euro di rimborso a favore degli stagisti. Tutto sulle spalle delle famiglie, anche i viaggi aerei per le sedi più sperdute, addirittura per alcuni Paesi le assicurazioni sanitarie. Dal canto suo, in questo modo il ministero degli Esteri ha potuto garantirsi ogni anno l'apporto prezioso ed entusiasta di centinaia e centinaia di giovani, braccia e cervelli a disposizione e a costo zero, spesso in grado di sopperire alla scarsa produttività dei dipendenti regolarmente assunti (e lautamente pagati) della Farnesina e delle varie ambasciate, o quantomeno di tappare i buchi di organico - sempre più frequenti in tempi di blocco del turn-over. Dunque il Mae-Crui, fuori dai denti, è anche un grande business.
Si pensi allora un attimo a cosa succederebbe se, a ottobre o a novembre o a dicembre, uscissero  - stavolta davvero - le nuove linee guida sui tirocini. E stabilissero - stavolta davvero - che si debba dare obbligatoriamente un rimborso agli stagisti. Il Mae, così come moltissimi altri enti pubblici, si troverebbe di fronte a una scelta drastica. O chiudere il progetto di tirocini, rinunciando a questi 1800-1900 stagisti che per lunghi anni sono stati una vera e propria manna dal cielo, coadiuvando il personale diplomatico in ogni ufficio e funzione. Oppure inserire finalmente (meglio tardi che mai) in bilancio una voce per i rimborsi. Come peraltro hanno già fatto molti altri enti pubblici, tra cui perfino alcuni ministeri.
La Repubblica degli Stagisti porta avanti la battaglia perchè venga intrapresa questa seconda strada da molto, molto tempo. Ormai due anni fa lanciò un appello - rimasto purtroppo senza risposta - all'allora ministro Franco Frattini, dimostrando che sarebbe bastato destinare una frazione molto piccola del bilancio annuale del ministero degli Esteri (solo lo 0,2%) per poter garantire un degno rimborso a tutti gli stagisti Mae-Crui: 500 euro al mese per chi fosse stato destinato alla Farnesina o a destinazioni europee, 1000 euro al mese per tutti gli altri. Questo perchè il Mae dispone di un bilancio poderoso, oltre due miliardi di euro, da cui sarebbe facile - e molto etico - estrapolare quattro milioni all'anno per gli stagisti. Si tratterebbe dunque di spostare risorse da una voce di bilancio all'altra, senza generare «maggiori oneri» per lo Stato. Facendo un po' di pulizia, riducendo gli sprechi (non pochi per esempio conoscono e criticano le cifre folli destinate alle spese di rappresentanza e in particolare ai catering degli eventi), e trovando le risorse necessarie per gli stagisti.
Però questo «prodest» poco ai diretti interessati. Perché, si sa, i tagli piacciono sempre a tutti tranne che a quelli che dovrebbero subirli. E qui il nodo viene al pettine e si può forse cominciare a capire il senso  di questa sospensione. Il Mae non ha paura per adesso. La sospensione del II° bando 2012, così inopportuna, così inutile (i tirocini inizierebbero e con tutta probabilità finirebbero prima ancora che le nuove linee guida abbiano il tempo di vedere la luce - e in ogni caso nessuna legge in Italia è retroattiva), suona dunque come un avvertimento. Una pressione che il Mae rivolge al ministero del Lavoro. Con quale obiettivo? Magari quello di essere esonerato dal rispetto della futura normativa, e in particolare dal rispetto del futuro obbligo di compenso.
Non è fantascienza. C'è un precedente preoccupante. Uno dei pochi Paesi dove il compenso agli stagisti è un diritto, la Francia, prevede che per tutti gli stage di durata superiore ai due mesi al tirocinante venga erogata una somma mensile non inferiore a 430 euro al mese. Una misura di civiltà. Ma non tutti sanno che quest'obbligo vale solo per gli stage svolti in imprese private: gli enti pubblici ne sono esonerati. Quindi perfino in Francia gli stage gratuiti nella pubblica amministrazione sono legali. La ratio è chiaramente quella di non affaticare le casse dello stato: ma il risultato concreto è un'ingiusta differenziazione tra i diritti di chi fa esperienze formative in realtà private e chi le fa in enti pubblici.
Ecco quindi cosa sta probabilmente succedendo anche in Italia. Quegli enti pubblici che hanno maggiore interesse a difendere il proprio programma di tirocini gratuiti, come appunto il Mae, all'indomani dell'approvazione della riforma Fornero stanno cominciando a giocare - preventivamente - le proprie carte. Per mettersi al riparo, assicurarsi la possibilità di poter continuare a non pagare i propri stagisti, e sopratutto di non dover tagliare le proprie spese e i propri diritti acquisiti per trovare i fondi per i rimborsi.

Eleonora Voltolina

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