«Questo corso è stato una scommessa: quando siamo partiti non sapevamo bene dove ci avrebbe portato. Le aspettative erano alte, ci avevamo investito, ma non sapevamo che risultati avremmo ottenuto. Ora, dopo due edizioni, posso dire che il bilancio è assolutamente positivo». Così Arturo Magni, partner di Bip e responsabile della divisione PLAS (PLatform Architecture Strategy), annuncia la partenza della terza edizione del corso di perfezionamento in Enterprise Architecture promosso da Bip in collaborazione con Cefriel. Due aziende che da anni collaborano con la Repubblica degli Stagisti, e che dimostrano un'attenzione eccezionale alla qualità delle opportunità che offrono ai giovani.
Quella di enterprise architect è una professione di nicchia, legata a doppio filo alle nuove tecnologie, ma non nuovissima: «Di solito ci si arriva dopo anni di esperienza, avendo visto tanti progetti diversi, lavorato nel business e nell'IT» spiega Magni. La sfida di questo corso invece è quella di dare un'accelerazione, creando un momento di ingresso collettivo e un programma intensivo di formazione intrecciata a pratica sul campo. Risultato: chi segue il corso entra poi «sui progetti con un livello di qualità e di consapevolezza molto più forte».
Il corso dura dieci settimane e non costa: anzi, i selezionati vengono assunti fin dal primo giorno, e quindi in sostanza pagati per affinare la loro formazione su materie come il business modeling, l’IT governance, la strategia tecnologica, la gestione dei sistemi informativi. E da quest'anno anche l'intelligenza artificiale: «È la novità più rilevante» conferma Magni: nelle prime due edizioni «non c'era, quantomeno in maniera esplicita, mentre ora avremo diverse sezioni in cui affronteremo le architetture agentiche: che cosa sono gli agenti, cosa vuol dire costruire un'architettura agentica» (spoiler: si tratta della nuova frontiera delle intelligenze artificiali, quelle dotate di iniziativa propria).
Le prime due edizioni hanno coinvolto complessivamente una ventina di partecipanti: tra loro anche Chiara Ciambellini e Luca Gradia, entrambi romani, della volata dell'anno scorso. Ciambellini è approdata in Bip dopo il liceo classico, una laurea in Economia all'università di Torvergata, e una prima esperienza professionale in un'altra società di consulenza. «Ma il mio percorso di economia e management era molto orientato alla strategia, al business. Quindi non conoscevo tool, integrazioni, linguaggi di programmazione; mi mancava anche il vocabolario dell'ambito tecnologico. Sinceramente, in cinque anni di università le parole "enterprise architecture" non le avevo mai sentite. Per questo ho trovato il corso così utile: perché in questo ambito avevo delle carenze dal punto di vista proprio... accademico!».
«Non ci siamo incontrati sui banchi dell'università perché io ho due anni più di lei: ma quando abbiamo cominciato il corso ci siamo accorti di aver fatto la stessa facoltà, con lo stesso indirizzo, e anche la tesi nella stessa materia con lo stesso relatore. Però io prima avevo fatto il liceo scientifico!» sorride Luca Gradia, che alle spalle ha un'esperienza lavorativa nell'azienda di famiglia e un'altra parentesi in consulenza in ambito bpm (Business Process Management).
E adesso che hanno fatto il corso, e hanno chiare le basi anche teoriche della enterprise architecture, come spiegherebbero il loro lavoro alla nonna al pranzo di Natale? «Innanzitutto molti pensano che quando parli di tecnologia tu stia parlando di programmazione, di codice» si butta Ciambellini: «Quindi la prima cosa da spiegare è che lavorare in ambito tecnologico non significa necessariamente programmare – o entrare nei sistemi governativi come gli hacker. La figura dell'enterprise architect è un po' una via di mezzo tra l'ambito del business – decisioni che devono essere prese, obiettivi strategici che devono essere raggiunti – e l'ambito tecnologico, cioè tutte le applicazioni che l'azienda utilizza. In questo intervallo si pone l'enterprise architect, come un ponte». «Io dico che lavoro in un ambito in cui si studiano le architetture aziendali e l'ecosistema dei software, come si parlano», aggiunge Luca Gradia, «e cerchiamo di trovare la soluzione migliore in base al contesto stando a metà tra il business e il tech... questo lo devo copiare a Chiara!».
Entrambi già conoscevano Bip di fama, e in particolare lei aveva anche partecipato a un intervento che l'azienda – la più grande società di consulenza di matrice europea – aveva realizzato nell'ambito di una lezione universitaria: nessuna esitazione quindi, quando online hanno trovato la proposta del corso, nell'inviare la candidatura. «Il fatto di non essere immediatamente "lanciati" nel mondo del lavoro, della serie "armatevi e partite", è una cosa più unica che rara» riflette Ciambellini: «Nella mia esperienza lavorativa precedente subito ti mettevano in mano cose da fare – senza farti capire bene come fossero collegate tra di loro, come contribuissero alle attività e al funzionamento dell'azienda stessa». Altro punto a favore del corso, la trasparenza e la coerenza tra promessa e realtà: «Tutto quello che c'era scritto sul post su Linkedin, l'abbiamo poi fatto nel corso», niente era stato «gonfiato».
Un valore aggiunto è la collaborazione di Cefriel e del Politecnico di Milano: «La collaborazione con un’università così prestigiosa mi è subito saltata all'occhio» ricorda Luca Gradia (il corso peraltro vale anche 19 crediti formativi universitari). «E poi nella job description dell'annuncio veniva subito specificata questa cosa dell'assunzione a tutti gli effetti fin dal primo giorno». Un'opportunità tanto ghiotta che per un attimo lui aveva perfino temuto fosse «una fake news», perché «collimava perfettamente con le mie esigenze: continuare a formarmi, ma contemporaneamente avere un lavoro e guadagnare. Non pensavo esistesse una roba del genere».
Invece esiste. Per chi volesse tentare la strada del Enterprise Architecture, e candidarsi per partecipare alla terza edizione, basta compilare il form di candidatura sul sito di Bip entro venerdì 10 aprile. L'avvio del corso, con correlata assunzione, è previsto per il 17 aprile. I requisiti sono quello di essere laureati o laureandi magistrali in discipline scientifiche STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics) o in altri percorsi a indirizzo tecnologico e di innovazione, e avere meno di trent’anni (perché la tipologia contrattuale utilizzata per le assunzioni è quella dell'apprendistato).
I selezionati verranno assunti presso la sede territorialmente più vicina a loro, riuniti in gruppetti di tre-quattro. Nelle edizioni precedenti le sedi Bip in gioco sono state quelle di Milano, Bologna e Roma; ma non è escluso che, se in questa selezione si creasse un contingente sostanzioso di partecipanti del Mezzogiorno, possano essere chiamate in causa anche le sedi in Puglia, o Sicilia (che già abbiamo raccontato qui sulla Repubblica degli Stagisti!).
La struttura del corso nelle prime edizioni ha previsto «ogni due settimane un appuntamento in sede»: per i partecipanti un'occasione per conoscersi di persona e «seguire quella giornata di corso insieme in ufficio cominciando a conoscere i colleghi, vedere come funziona la sede, iniziare ad inserirsi. La modalità è ibrida, con le sedi tutte collegate tra di loro» racconta Arturo Magni: «Poi verso la fine del corso abbiamo due giornate di workshop in presenza nella nostra sede a Milano, che i ragazzi passano lavorando, ma anche stando insieme». Per questa terza edizione in partenza Bip punta a «intensificare i momenti in presenza nelle sedi», arrivando a una frequenza di una volta alla settimana. La decisione nasce dalla considerazione che poter «seguire un corso da remoto sicuramente è un elemento di flessibilità, ma diventa impegnativo farlo tutti i giorni così. Quindi una modalità ibrida, con più possibilità di seguire le lezioni insieme, per noi è il modo migliore anche per abituarsi già da subito a quella che poi sarà la modalità di lavoro».
Infine c'è la consegna dei diplomi, di nuovo in presenza a Milano, nella sede di Cefriel; in questo contesto i ragazzi discutono i loro elaborati, ricevono la valutazione dei docenti della commissione, e poi c'è la proclamazione. «Un momento molto bello, che serve a chiudere formalmente e simbolicamente il percorso» conclude Arturo Magni: «Una tappa di chiusura e inizio della fase successiva al corso». E cioè tuffarsi a capofitto nella carriera di enterprise architect. In attesa della prossima volata di futuri apprendisti.
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