Youthpass, questo sconosciuto: la sfida europea per il riconoscimento delle competenze non formali

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 13 Lug 2017 in Notizie

Agenzia Giovanicompetenze linguisticheErasmus+formazioneistruzione non formale

Un “passaporto” per i giovani che hanno partecipato a progetti europei di mobilità internazionale. Uno strumento di rappresentazione dell’apprendimento derivato dallo youth work. Sono alcune delle possibili definizioni dello Youthpass, punto chiave della strategia della Commissione europea finalizzata a promuovere il riconoscimento dell’educazione non formale. Ancora sconosciuto ai più, questo strumento esiste in realtà da oltre un decennio: ideato nel 2006, nel 2007 è stato inserito nel Programma Gioventù in Azione. Oggi può essere rilasciato in forma facoltativa ai partecipanti al Programma Erasmus Plus settore Gioventù da tutte le organizzazioni ospitanti, che per farlo devono registrarsi sul sito dedicato.

«Il tema del riconoscimento delle competenze non formali
è cruciale per il futuro dei giovani italiani ed europei» dice alla Repubblica degli Stagisti Giacomo D’Arrigo, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i giovani (Ang), ente attuatore in Italia del capitolo Youth del Programma Erasmus Plus: «Prima il tempo della scuola e il tempo del lavoro erano distanti e non si incrociavano mai, oggi non è più così: sono sempre più vicini e connessi. Essere pronti o non esserlo farà la differenza».

Lo Youthpass è un documento di quattro pagine, di cui due dedicate all’anagrafica del partecipante e alla descrizione del progetto e altre due alle competenze chiave, che si può allegare al curriculum vitae come ulteriore strumento di narrazione. Le competenze chiave sono otto: comunicazione nella lingua madre, comunicazione nella lingua straniera, competenze matematiche di base e scienze tecnologiche, competenze digitali, apprendere ad apprendere, competenze sociali e civili, senso di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale. Per la compilazione il giovane può contare sull’assistenza di una figura di riferimento del progetto, come ad esempio il mentore nel caso del Servizio volontario europeo (Sve).

«Lo Youthpass risponde a due obiettivi» spiega Adele Tinaburri, funzionaria dell’Agenzia nazionale per i giovani e da due anni responsabile per l’Italia della diffusione dello strumento «di cui uno pedagogico, perché invita a ragionare su quello che si è appreso; e un altro funzionale alla visibilità e alla disseminazione delle competenze acquisite, di cui si fa “ambasciatore”».

Il suo punto di forza, ovvero il rilevamento e l’autovalutazione delle competenze, rappresenta allo stesso tempo il suo principale limite. Come si legge nella guida fornita dalla Commissione europea, infatti, lo Youthpass non è “un accreditamento ufficiale delle competenze”. Ciò vuol dire che non è un certificato “spendibile”, perché non è riconosciuto da un ente certificatore.

Lo scorso marzo le trentatré agenzie nazionali europee per i giovani si sono riunite, come ogni diciotto mesi, per discutere dell'implementazione dello strumento. «È emersa, in particolare, la difficoltà di promuoverlo senza poter contare su fondi aggiuntivi» aggiunge Tinaburri, presente in rappresentanza dell’Agenzia italiana «e di poterci lavorare solo nei ritagli di tempo».

Nonostante la scarsità di risorse, il nostro è uno dei paesi europei ad aver maggiormente recepito lo Youthpass. «Gli enti cominciano a rendersi conto che il riconoscimento delle competenze non deve essere solo un obiettivo calato dall’alto» racconta il funzionario Ang «e promuovono il desiderio da parte dei giovani di imparare e di raccontare quello che apprendono. Molti lo fanno sotto forma di attività ludiche, attraverso percorsi animati, come può essere una caccia al tesoro per capire il livello di conoscenza dell’inglese». Inoltre alcune istituzioni, come le università di Padova e Cagliari ma anche molti istituti scolastici, riconoscono crediti formativi per le competenze dichiarate nello Youthpass.

Tuttavia la diffusione dello strumento resta ancora troppo debole. «Attraverso incontri in giro per l’Italia» conclude il dg Ang D’Arrigo «l’Agenzia incentiva gli enti a rilasciarlo e i giovani ad usarlo. È determinante tuttavia fare in modo che sia diffuso attraverso iniziative governative e che cominci ad essere applicato anche ad altri percorsi di educazione non formale, come ad esempio il servizio civile».

A fine aprile l’Agenzia nazionale per i giovani ha lanciato un sondaggio rivolto alle organizzazioni beneficiarie di finanziamenti Erasmus + settore Gioventù, per capire quante di esse rilasciano lo Youthpass, ma anche la qualità del suo utilizzo, così da poter elaborare una strategia efficace e vincere la sfida per il riconoscimento delle competenze non formali.

Rossella Nocca 

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