Pseudo “volontari” pagati coi rimborsi degli scontrini, la Biblioteca Nazionale non è che la punta dell'iceberg

Gli scontrinisti hanno fatto scalpore per qualche giorno, poi sono subito finiti nel dimenticatoio. Eppure la vicenda finita sui giornali racconta solo una parte – forse la punta dell'iceberg – di un fenomeno ben più vasto. Breve recap: decine di pseudo volontari, tali solo nella forma ma nei fatti impiegati nelle più disparate mansioni della più importante biblioteca capitolina, la Biblioteca Nazionale, protestano per una situazione che li vede coinvolti da anni. Prestano servizio come normali dipendenti, salvo poi ricevere a fine mese un rimborso spese di circa 400 euro che incassano dopo aver racimolato ovunque scontrini: l'importante è trovare giustificativi che consentano di erogare il rimborso. Epilogo della storia: dopo lo scandalo tutti a casa con un sms che mette un punto finale alla storia. O almeno così sembra.

Un caso isolato? Niente affatto, come la Repubblica degli Stagisti ha potuto comprovare. «Ho prestato servizio presso diverse biblioteche romane per un anno, da maggio 2016 a oggi» racconta la ormai ex volontaria C. R., che preferisce restare anonima perché «ancora devo ricevere il dovuto». Per lei, 34enne laureata in Scienze dell'educazione, il pagamento arriva tramite ticket restaurant. «Venivo chiamata in media una volta a settimana, il servizio durava mezza giornata. Mi occupavo di prestiti e riconsegne dei volumi, rispondere al telefono, rinnovo delle tessere» racconta. Mansioni da vera dipendente, altro che volontaria. E a fine mese il compenso in buoni pasto: «Per un totale minimo, dai 40 agli 80 euro, calcolando che ogni giornata veniva retribuita con ticket da dieci euro».

Alla fine decide di interrompere. Sbotta dopo la richiesta arrivata pochi giorni fa: «Mi si chiedeva di portare scontrini, come per la Biblioteca Nazionale, perché i ticket sarebbero stati sospesi». Così «decido di non accettare proprio per principio». E alla RdS spiega come avviene il reclutamento. Si entra a far parte di un'associazione di volontariato pagando una piccola quota, dai 5 ai 10 euro. Si porta il curriculum e poi si viene smistati a seconda delle esigenze delle varie biblioteche. «Ogni associazione ha una lista: io sono sempre stata mandata alla Enzo Tortora a Testaccio o al centro di Trastevere». E quando chiamano «ti dicono che non devi prenderlo come un lavoro: ma la realtà è che siamo disperati». Dentro «ci sono persone di quarant'anni che fanno di tutto per fare più turni possibili e guadagnare di più».

C'è anche chi non avverte alcuno sfruttamento. «Per quanto mi riguarda non c'è nulla da denunciare e trovo ridicolo pretendere di essere messi in regola presso il Ministero, senza un regolare concorso» dice in risposta alla protesta degli scontrinisti un'altra testimone. Anche lei ha «lavorato» come volontaria «per l'Archivio di Stato e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'arte di Palazzo Venezia». Una situazione durata per anni dopo la laurea in Archivistica. Oggi, a 36 anni, ha un contratto a progetto nel suo settore. Ha smesso a 33 anni, al presentarsi di altre opportunità. «Allora per me era solo una piccola collaborazione, un lavoretto part time che potevo associare a altro: grazie agli scontrini arrivavo a 200-300 euro al mese». Quando se ne è andata però lo scontento c'era: «Si era creata una specie di mafia, alla fine il rimborso lo ricevevano solo i figli dei dipendenti».

L'associazione nel suo caso è ancora Avaca, la stessa dietro gli scontrinisti della Nazionale. Il presidente è Gaetano Rastelli [nella foto], che con la Repubblica degli Stagisti si giustifica: «Ho la coscienza a posto. Sono un funzionario del Mibact e presiedo questa associazione a titolo gratuito» racconta. Quando al ministero c'era la Melandri (governo D'Alema, 1998-2001) si firmò un accordo tra dicastero e sindacati, spiega Rastelli, «che consentiva alle associazioni di volontariato di creare convenzioni con le biblioteche». Ma «di 100 che ricevo, 99 lo do ai volontari» assicura. A suo dire niente di illegale dunque: «Ho solo l'obbligo di rendicontare attraverso gli scontrini, ho interi faldoni raccolti negli anni. Non sono tenuto a controllarne il contenuto ma solo a rimborsare i volontari per le spese sostenute».

Avaca è «solo una piccola realtà», fatta di qualche decina di associati. Rastelli fa presente che «ce ne sono altre tipo Auser, Touring Club etc. con giri ben più grossi». E i ragazzi dice di capirli, perché «in mezzo c'è anche mio figlio, che è tra quelli cacciati dalla Biblioteca nazionale». Ma il loro destino «dipende dalla volontà politica del governo, non dal ministero e non da me».

I Beni culturali affidati a volontari o presunti tali sono prassi nel nostro paese. Racconta alla RdS un dipendente della Biblioteca Nazionale di Firenze come l'ente sia pieno di giovani che svolgono «mansioni  simili a quelle dei lavoratori effettivi, quindi si può anche dire che coprano dei buchi di organico». Tutti presi tramite servizio civile, cooperative, talvolta come stagisti. «La differenza con gli scontrinisti è che ci sono regole più chiare, come la durata di un anno senza proroghe: sono una decina-ventina alla volta, per mandate di sei mesi. E le mansioni sì, si sovrappongono a quelle dei dipendenti».

E ancora, denuncia una expat 29enne, di Catania, oggi in Inghilterra come dottoranda in Archeologia: «Ho una borsa di studio da 1300 pound esentasse presso l'Arts and Humanities Research Council e non mi posso assolutamente lamentare: ho accesso a strutture d'avanguardia, servizi efficienti, biblioteche aggiornate aperte notte e giorno, posso fare richiesta per rimborsi per eventuali conferenze, trasferte di ricerca». A questo associa lezioni come assistente, pagate «22 pound l'ora». In Italia, dice sicura «il volontariato è un po' la norma nell'ambito dei Beni Culturali», tanto da far nascere il gruppo di protesta di cui è parte 'MI riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali'. «Io da archeologa mi sono ritrovata a fare scavi da volontaria presso l'associazione Sicilia Antica». Per poi scappare via dall'Italia.

Sono almeno due i bandi usciti ultimamente, entrambi per il reclutamento di 'volontari' da impiegare in istituti dedicati ai Beni culturali. Uno, scaduto il 12 giugno, è del Comune di Cesenatico: un avviso pubblico per la selezione di associazioni di volontariato. Lo scopo è «la ricerca di volontari destinati allo svolgimento di attività di sorveglianza, assistenza al pubblico e attività varie nei musei, spazi espositivi, biblioteche, archivi e centri di documentazione». E a seguire la Biblioteca Nazionale di Roma, che ci ricasca ancora una volta. Campeggia infatti sulla home page della Biblioteca nazionale un 'Avviso per la selezione di un'associazione di volontariato senza scopo di lucro per supporto alle attività di accoglienza, distribuzione e ricollocazione di materiale bibliografico nel periodo dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018'. Cacciati i precedenti volontari, si ricomincia con una nuova tornata.


Ilaria Mariotti 

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