Uno stage di tre mesi in Pwc, poi subito il contratto: «La consulenza è un settore pieno di stimoli»

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 21 Feb 2016 in Storie

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Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Massimiliano Meucci, 26 anni, consultant per PricewaterhouseCoopers


Sono nato e cresciuto a Milano e ho 26 anni. Finito il liceo scientifico, ho avuto molti dubbi su cosa fare
all’università: medicina, ingegneria o economia? Alla fine ho scelto di seguire le orme di gran parte della mia famiglia – padre, sorella e cognato erano già tutti ingegneri – e ho scelto ingegneria. Mi sarebbe piaciuto seguire l’indirizzo navale, vista la mia passione per la vela, ma alla fine è prevalsa una migliore prospettiva lavorativa sulla passione e ho scelto Ingegneria gestionale. E visto che il Politecnico è considerata un’ottima università, ho deciso di iscrivermi lì per la triennale, iniziata nel 2008.

Presa la laurea nel luglio 2011, sentivo di avere una formazione ancora parziale, così ho deciso di iscrivermi alla specialistica e di approfondire gli argomenti degli esami che più mi erano piaciuti nel triennio. Mi sono quindi iscritto alla laurea specialistica con orientamento in ambito energetico nell’ottobre dello stesso anno.

Ho cercato di fare uno stage formativo nell’ultimo semestre della specialistica per fare una tesi pratica in azienda, ma questa soluzione all’epoca non fu particolarmente supportata dai miei professori. Mi dicevano tutti che avrei dovuto cercare in autonomia l’azienda. Così ho fatto qualche colloquio ma le aziende che ho contattato, come Eni o Kpmg, non erano interessate a stage curriculari per una tesi. E alla fine ho ripiegato su una più classica tesi accademica, laureandomi nel dicembre 2013 con 110. 

Ho avuto solo un’altra esperienza di stage prima di quella in PwC, nel periodo tra la laurea triennale e l’inizio della specialistica: un tirocinio a Zurigo presso la società di assicurazioni Zurich Insurance Ltd. Per un mese e mezzo, dal 22 agosto al 30 settembre 2011, ho lavorato nella funzione marketing ricevendo per tutto il periodo 3.500 franchi svizzeri (circa 3.200 euro ndr) oltre alla possibilità di stare nella foresteria della società a Zurigo. Ho preso parte a diversi lavori di gruppo, sessioni di formazione, training in ambito finance e marketing nell’ambito assicurativo. Sono stato coinvolto anche su un doppio progetto che prevedeva la predisposizione di una piattaforma online di best practice delle polizze assicurative. Nonostante sia stato breve questo stage è stata un’esperienza positiva per molti aspetti! Ho migliorato l’inglese, ho capito come funzionano le dinamiche all’interno di una grande multinazionale e ho approfondito sia la funzione marketing che il settore assicurativo. 

Un mese prima della laurea specialistica ho caricato il mio curriculum sul portale Career service del Polimi, come è prescritto per la consegna della tesi nelle regole del Politecnico. E poco dopo la laurea, nella prima settimana di gennaio, sono stato contattato da PwC. Ho fatto un colloquio di gruppo per una posizione nel TICE dell’azienda, che sarebbe la parte del Consulting specializzata su media, entertainment e sport. Poi a inizio febbraio un secondo colloquio con il manager di riferimento. Non ho avuto più riscontri fino alla fine del mese, quando l’azienda mi ha ricontattato per una nuova posizione per la sezione Deals – Delivering deal value, che è l’attuale gruppo in cui poi sono stato assunto.

Rispetto a quanto mi era stato prospettato in sede di colloquio, tutto ok: condizioni economiche confermate –  800 euro al mese più 25 ticket restaurant inziali e rimborso a pie di lista nel caso di trasferte – e un miglioramento dal punto di vista della durata (tre mesi anziché sei).


Così ho cominciato, all’inizio supervisionato da un manager di
riferimento che è stato il mio tutor “aggiuntivo”: la maggior parte della formazione, infatti, è stata on the job. Nel primo periodo cercavo di seguire le indicazioni date da questo manager e di apprendere il più possibile. Così, gradualmente, mi è stata concessa sempre più autonomia arrivando anche a seguire alcuni argomenti specifici del progetto da solo – come la previsione dei flussi di cassa o la predisposizione reportistica a supporto delle chiusure mensili aziendali. Finiti i tre mesi di stage mi è stato proposto di prolungarlo fino alla fine del mese di giugno e poi mi è stato offerto a partire dal 1° luglio un contratto di apprendistato, della durata di 24 mesi con una retribuzione annua lorda (RAL) iniziale di 23.900 euro. 

Le mie mansioni oggi cambiano molto da progetto a progetto, però nello specifico il mio team si occupa di entrare in operazioni di finanza straordinaria, quindi acquisizioni, fusioni, scorpori di rami di azienda, e di fornire supporto sia operativo che organizzativo per aiutare i nuovi soci a entrare nel business acquisito e dare continuità al management aziendale. In pratica dobbiamo mantenere relazioni, coordinare le attività dei manager con quelle dei nuovi soci e garantire un piano di integrazione e monitorarlo. E poi c’è una parte più operativa legata ad analisi e verifiche della contabilità generale, industriale e gestionale della società. L’obiettivo è supportare il Cfo/Ceo e capire quali siano le possibili leve per migliorare i risultati aziendali e come metterle in pratica.

Anche se sono ormai già da due anni in PwC, vorrei fare ancora formazione ed esperienza operativa cercando anche di vedere sui diversi progetti tutti i prodotti che il mio gruppo offre. La mia aspirazione nel breve termine, tre – quattro anni, è riuscire a diventare manager all’interno della mia attuale società. E capire se posso provare a fare una nuova esperienza, magari in un ambito diverso dalla consulenza. In alternativa mi piacerebbe anche provare a mettermi in privato e raccogliere una sfida decisamente diversa da quella attuale come dipendente. Non escluderei nemmeno un’esperienza all’estero, ma credo che sia necessario prima fare qualche anno di pratica in Italia. E comunque non vorrei rimanere per un periodo troppo lungo lontano da qui: l’idea sarebbe fare un’esperienza, anche pluriennale, ma per tornare comunque dopo a casa.

Al contrario di molti miei coetanei, per me lo stage è stato uno strumento molto efficace per farmi conoscere e apprezzare dalla società. Per molti, invece, serve per coprire buchi momentanei di organico, è ricompensato in maniera troppo esigua a livello economico e non ha finalità di assunzione, generando incertezza e difficoltà per i neolaureati. Sono stato fortunato con PwC, e ne sono consapevole!

Insomma, lo stage può essere uno strumento efficace di introduzione al mondo del lavoro, ma deve essere usato in maniera virtuosa dalle aziende e non viziosa. Per questo credo che la Carta dei diritti dello stagista possa essere molto utile per un neolaureato e possa servire come punto di riferimento per capire quali siano i diritti e i doveri. Penso anche che andrebbero segnalate le aziende che usano lo stage in modo distorto, così i neolaureati saprebbero a cosa vanno incontro. Ricordo che durante i miei colloqui da neolaureato i responsabili HR vendevano tutto come oro, ma spesso – anche, è bene dirlo, per società con marchi importanti – non era così.

La consulenza in particolare è un ambito difficile che richiede grossi sacrifici e capacità di adattarsi, quindi non lo consiglierei a chi non ha voglia di mettersi in gioco. C’è, però, un altro lato della medaglia. È una realtà molto dinamica, piena di stimoli sia lavorativi che umani: perciò dico sempre che oltre alle competenze che so sviluppano giorno dopo giorno, le relazioni umane che si instaurano stando a contatto con il cliente sono la componente più bella. E sono proprio queste le relazioni che fanno crescere!

Non nascondo che i primi due mesi sono stati per me i più difficili della mia vita. A volte avrei voluto mollare tutto. Ma alla fine ci si abitua agli orari impegnativi e la curva di apprendimento che si ha in consulenza è molto alta, dando secondo me un differenziale rispetto a chi finisce in azienda. Si sviluppano competenze non solo verticali, che sono indispensabili, ma anche orizzontali. Se dovessi descriverlo, direi che l’approccio è quello di essere lanciati in piscina senza sapere bene come si nuota: alla fine si riesce a galleggiare bene e le soddisfazioni sono tante! Secondo me, per tutte queste cose, la consulenza è un settore estremamente stimolante per tutti quelli a cui piacciono le sfide.

Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

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